lunedì 20 marzo 2017

Tutti gli uomini di Adolf Hitler: Hermann Göring (Parte 2 di 2)

Per rendere più snelli e fruibili gli articoli più lunghetti, ho deciso di dividerli in più parti. Così da evitare di propinarvi papponi storici illeggibili e, magari, rendervi un pochino più interessati all'argomento. In ogni caso, nell'articolo precedente stavamo parlando giusto giusto di Göring...

Hermann Göring

Il numero due del Terzo Reich


Nel 1939 inizia la Seconda Guerra Mondiale in Polonia. Come avevamo detto qui, la Luftwaffe era impegnata a far sudare le truppe a terra francesi, inglesi e belghe, soprattutto quando nel 1940 Hitler diede avvio all'invasione dei Paesi Bassi e del Belgio, per poi passare in Francia, aggirando la linea Maginot, grazie alla famosa manovra di Sedan. Durante le operazioni, la preparazione effettuata dall'aviazione militare tedesca fu ineccepibile. Furono soprattutto gli Sturzkampflugzeuge, gli Stukas o bombardieri da picchiata, a gettare il panico tra le fila degli eserciti alleati.
A Göring vennero resi i meritati onori. Venne nominato capo supremo dell'economia tedesca e designato successore di Hitler, nel suo testamento del 29 giugno 1941, dopo che Hess fuggì in Inghilterra, per motivi che sono ancora tutti da stabilire.
Bisogna anche ricordare che Hitler arrestò l'avanzare dei carri di Guderian a una manciata di chilometri da Dunkerque, perché?
Göring si era più volte lagnato con Hitler, perché i suoi assi dei cieli erano avidi di successi che i volgari militi della Heer erano molto poco desiderosi di concedere. Assicurando all'OKW di poter disintegrare il British Expeditionary Corp bloccato a Dunkerque, Göring arringò i suoi piloti, ordinando loro di sterminare il nemico sulle spiagge. Inutile dire che l'Operazione Dynamo, ossia il salvataggio dei superstiti di Dunkerque, fu un grande successo inglese e un totale fallimento tedesco, che dimostrò per la prima volta l'inadeguatezza della sola forze disponibili alla Luftwaffe.
Fu sempre grazie al buon vecchio Hermann, che Hitler abbandonò l'idea di un'invasione immediata del suolo inglese (nome in codice operazione Seelöwe). In particolare il Reichsmarschall promise di mettere in ginocchio la Gran Bretagna, grazie all'abilità dei suoi aviatori. Iniziava così la battaglia d'Inghilterra.
Dalle loro basi francesi, massicce formazioni di bombardieri scaricavano tonnellate di bombe su Londra e sulle principali città inglesi, cercando di piegare col terrore il morale delle popolazioni.


Ma Göring aveva sbagliato i suoi conti. I due principali aerei da bombardamento tedeschi, l'He 111 e lo Ju 87 (lo Stuka, appunto), erano inadatti per il compito che era stato loro affidato, il primo perché troppo lento; mentre il secondo, che costituiva l'unico aereo in grado di bombardare con precisione gli obiettivi, era troppo vulnerabile al fuoco dei caccia nemici e aveva un'autonomia piuttosto limitata. Stesso problema si riscontrava con gli aerei da caccia tedeschi; benché condotti da formidabili aviatori, i caccia avevano un'autonomia che consentiva loro di volare poco oltre la Manica, per poi dover fare bruscamente marcia indietro e tornare verso le basi di partenza, onde evitare di atterrare in mare. I caccia inglesi, ben consapevoli di queste falle nelle scorte dei bombardieri nemici, attaccavano senza pietà le formazioni, abbattendo numerosi apparecchi. Ciò era reso possibile ai so few di Dowding grazie all'avvento del radar, ma anche grazie ad una sua distribuzione capillare lungo le coste inglesi. Risultato? La battaglia di Inghilterra pareva irrimediabilmente persa.
Il Maresciallo cercò di scaricare la colpa su Udet, un ufficiale veterano della prima guerra mondiale e stretto collaboratore di Göring. Udet si suicidò poco dopo.
Poco tempo dopo, Göring ebbe a pentirsi amaramente di un'affermazione che fece davanti alla stampa: "Non chiamatemi più Göring, ma signor Meier (cognome ebreo), se un solo aereo nemico riuscirà a bombardare Berlino". Gli Alleati iniziarono a bombardare regolarmente il suolo tedesco, arrivando a radere al suolo città intere, come a Dresda. Con l'inizio dell'operazione Barbarossa, poi, le cose non migliorarono di certo e il signor Göring-Meier venne messo di fronte all'inevitabile realtà: la Luftwaffe aveva perso il suo smalto ed era inadeguata a far fronte agli impegni che le si richiedevano.
Le disfatte a Mosca, Stalingrado e El-Alamein convinsero Göring che l'ora della disfatta era ormai vicina. Nel 1943 il Reichsmarschall si trovava in Sicilia per ispezionare le truppe lì dislocate, Cercò di rimproverare il generale Silvio Scaroni, comandante dell'aeronautica dell'isola; ma questi, tenne testa all'ospite indesiderato, ricordandogli di come i suoi assi evitassero di volare sull'isola di Malta senza protezione aerea. Göring incassò, ormai non godeva più del prestigio di una volta.


Nel luglio del 1944, Hitler scampò fortunosamente all'attentato di von Stauffenberg. Furioso, ordinò una dura repressione nei confronti dei suoi generali oppositori, o presunti tali. Il Führer iniziò a fidarsi più del sinistro Himmler, che del "troppo tenero" Göring. Nel dicembre dello stesso anno, il Reichsmarschall, ormai spaventato dai disastrosi rovesci che la Wehrmacht stava subendo un po' ovunque, cercò di far capire a Hitler che la guerra era ormai irrimediabilmente persa. Bisognava chiedere l'armistizio agli alleati e rivolgere ogni sforzo contro il nemico mortale della Germania: l'Unione Sovietica. Ovviamente il Führer mise in piedi una scenata delle sue, cacciandolo malamente.
Hitler viveva in uno stato di perenne alienazione, da molto prima ancora che fosse vittima del complotto di von Stauffenberg. Divenne più cupo e irascibile di quanto non fosse prima, attribuendo i rovesci dell'esercito tedesco all'incapacità della casta dei generali, ai quali aveva sempre rimproverato una profonda ostilità nei suoi confronti. Nel frattempo, però, le cose peggioravano.
Il 23 aprile 1945 riparato sulle montagne di Obersalzberg, Göring si convinse che Hitler era finalmente disposto a mettersi da parte. Gli inviò il seguente messaggio radio: 

"Mio Führer! Dopo la sua decisione di rimanere nella fortezza di Berlino, mi autorizza, in conformità al suo testamento del 29 giugno 1941, ad assumere immediatamente, come suo rappresentante, la responsabilità totale del Reich con assoluta libertà d'azione all'interno e all'esterno? Nel caso non mi pervenga alcuna risposta prima delle 22 di oggi, ne concluderò che lei è stato privato della sua libertà d'azione. Riterrò allora realizzati i presupposti del suo testamento e agirò per il bene del popolo e della patria. Quello che io provo per lei in queste ore gravissime della mia vita, lei lo sa; né io posso esprimerlo a parole. Dio la protegga, e le consenta di giungere tra noi nonostante tutto, nel minor tempo possibile. Il suo fedele Hermann Göring"

La risposta giunse laconica, gelida:

"Il testamento del 29 giugno 1941 non ha alcun valore per mia speciale volontà. La mia libertà d'azione è fuori discussione. Le proibisco qualsiasi iniziativa nel senso da lei accennato. Adolf Hitler"

Mentre Göring riceveva questo messaggio, un reparto armato di SS irruppe nella stanza in cui trovava, dichiarandolo in arresto. C'era la pesante accusa di alto tradimento, che gli pendeva sul capo. Venne trasferito con la famiglia nel castello di Mautendorf, in Austria, e venne sottoposto ad una severa sorveglianza. Nonostante la morte di Hitler, le SS erano decise a rispettare gli ordini ricevuti, ossia fucilare il Reichsmarschall e tutta la sua famiglia.
Fu grazie ad un ingegnoso stratagemma di due ufficiali della Luftwaffe, che permise a Göring di abbandonare il castello (8 maggio) e consegnarsi indenne alle truppe americane del generale Stack.


Come altri, fu imputato durante il Processo di Norimberga. Per il numero due del Terzo Reich, le accuse erano piuttosto pesanti: oltre ad essere un membro del partito, delle SA, delle SS, di essere stato Ministro dell'Interno in Prussia durante le repressioni contro gli oppositori del regime, di aver  creato la Gestapo e di aver creato un trust industriale che fatturava milioni di Reichsmarks all'anno, Göring fu accusato di aver approfittato delle situazioni di cui sopra, della sua influenza personale e delle sue relazioni di stretta amicizia con Hitler per favorire l'accesso al potere e la loro dittatura sulla Germania; favorendo la preparazione militare ed economica della guerra, partecipando al piano e ai preparativi dei nazisti in vista della guerra d'aggressione e delle guerre scatenate in violazione dei trattati internazionali; autorizzando e dirigendo, prendendo parte a crimini di guerra e crimini contro l'umanità, nonché a una grande varietà di crimini contro beni e persone.
Morti Hitler, Himmler e Goebbels, tutti e tre suicidi, era proprio Hermann Göring il pezzo da novanta alla sbarra di Norimberga. Durante il processo si difese con tenacia, anche al di fuori di ogni logica, confermando la sua fede assoluta nella dottrina nazionalsocialista. Non rinnegò mai le sue responsabilità nella guerra, cercando però di cambiare angolatura di giudizio.
Il 1 ottobre 1946 giunse il verdetto: Tod durch den Strang (morte per impiccagione). Venne pronunciata anche per Sauckel, Jodl, Seyss-Inquart, von Ribbentrop, Keitel, Kaltenbrunner, Rosenberg, Frank, Frick, Streicher e Bormann (in contumacia).
Invano scrisse alla corte, chiedendo di essere fucilato. Gli fu negata anche quest'ultima richiesta. Durante un colloquio con la moglie disse:

"Questi stranieri possono uccidermi ma non giustiziarmi. Non ne hanno il diritto."

Onde evitare i crudeli precedenti di Himmler, che si era avvelenato con una fialetta di cianuro, tutti i maggiori esponenti del nazismo venivano regolarmente perquisiti. Nelle due settimane precedenti all'esecuzione Göring era stato messo in una cella in isolamento, guardato a vista dal comandante del servizio di sicurezza americano Andrus.
Questi, alle 23:50 del 15 ottobre, a poco più di un'ora dall'esecuzione, ispezionò personalmente le celle degli undici "uomini morti che camminano" e il loro percorso fino alla forca. Pochi istanti prima di mezzanotte, la sentinella americana si accorse attraverso lo spioncino che Göring, apparentemente addormentato, aveva il corpo scosso da sussulti. Venne dato l'allarme.
Il Reichsmarschall venne portato fuori e ci si accorse che era privo di sensi, con del sangue che gli colava dalla bocca. Morì qualche istante più tardi, tra le braccia del reverendo Gerecke. Sotto la branda della cella venne rinvenuto un piccolo cilindro, che conteneva lo stesso veleno con cui si era ucciso Himmler. In una lettera lasciata ad Andrus, Göring spiegò che aveva con sé almeno tre fiale di veleno. Una l'aveva fatta trovare di proposito, così da sviare ogni altro sospetto; mentre le altre due erano state ben nascoste all'interno dei suoi effetti personali.


Matt - il Locandiere

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