venerdì 15 gennaio 2016

Rubrica storica. I generali di Hitler

Ultimissimo e rimandatissimo post sulla rubrica storica dei generali di Hitler, dopodiché ho in mente altre succosissime novità; ma prima di mettere altra carne al fuoco, finiamo quello che abbiamo cominciato.
Dunque dunque, abbiamo visto da vicino la vita di alcuni dei più abili o dei peggiori strateghi dell'indiscusso capo del Terzo Reich. Ora chiudiamo il ciclo con quello che, forse, è considerato il migliore di tutti. Il generale che tutti gli Alleati temevano di dover affrontare, lo stratega più preparato, capace ed anche l'unico dotato di un sufficiente realismo da comprendere che la guerra di Hitler, soprattutto dopo gli eventi di Stalingrado, non avrebbe condotto da nessuna parte. Signori, stiamo parlando di:

Karl von Rundstedt


Il genio militare

Karl Rudolf Gerd von Rundstedt nacque ad Aschersleben (Sachsen-Anhalt) il 12 dicembre 1875, da una famiglia prussiana nobile dalle forti tradizioni militari. Il padre di von Rundstedt era generale, così anche il figlio venne indirizzato alla carriera militare.
Nel 1892 entrò nell'Esercito Imperiale tedesco, scalandone rapidamente la gerarchia. Già l'anno successivo ricevette il grado di tenente (Leutnant). Grazie alle sue capacità personali, tra cui le buone maniere, un'intelligenza spiccata e la conoscenza dell'inglese e del francese, i suoi superiori capirono che sarebbe stato un talento sprecato sui campi di battaglia; così nel 1903 entrò all'Accademia di Guerra, da cui uscì come uno dei migliori ufficiali da impiegare presso gli stati maggiori.
Nel 1902 si sposò con una giovane di buona famiglia, proveniente da Kessel, Luise von Goetz (Bila). Il loro matrimonio durò ben 50 anni.
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel 1914, von Rundstedt partecipò alla campagna in Belgio come ufficiale di stato maggiore della divisione; ma, a seguito di una malattia ai polmoni, venne promosso a maggiore e inviato ad Anversa. Una volta recuperata la salute, von Rundstedt ottenne altri incarichi sul fronte orientale (in particolare nella Polonia occupata) e nei Carpazi. Nel 1918 venne trasferito in Alsazia, guadagnandosi la Croce di Ferro e la medaglia Pour le Mérite. Qui finì la guerra.


Durante la breve e travagliata vita della Repubblica di Weimar, von Rundstedt, al contrario di molti suoi colleghi ufficiali, rimase nei ranghi del ridottissimo esercito tedesco, scalandone ulteriormente la gerarchia. Nonostante la sua scarsa propensione ad immischiarsi nelle faccende politiche, si ritrovò comunque coinvolto negli intrighi che, poi, portarono all'affermazione del nazionalsocialismo in Germania. Nel 1932 venne nominato generale.
Dopo l'occupazione dei Sudeti (1938), von Rundstedt si ritirò dalla vita militare attiva con il grado di Generaloberst (Colonnello Generale), restando però a disposizione di Hitler, nel caso fosse scoppiata una guerra.
Il pensionamento di von Rundstedt, quindi, non durò a lungo. Con l'invasione della Polonia, il generale prussiano tornò ai posti di combattimento. Furono proprio le sue divisioni a circondare e intrappolare il grosso dell'esercito polacco lungo la Vistola, aprendo la strada per Varsavia e consentendo ai carri di Guderian di correre fino a Brest-Litovsk.
Come fece il generale prussiano ad avere la meglio sui polacchi? Semplice applicazione della strategia: ampio movimento a tenaglia per raggiungere l'obbiettivo principale e, quindi, distruggere le forze nemiche accerchiandole.
Von Rundstedt non era solo dotato di un'abilità tattica non indifferente; ma anche di una profonda conoscenza delle proprie risorse umane e materiali, dell'utilizzo dei carri armati in congiunzione con l'arma aerea e, soprattutto, della capacità di sfruttare l'effetto sorpresa.
I cunei corazzati di von Rundstedt penetrarono a fondo nel territorio polacco, travolgendo ogni cosa. Benché i reparti corazzati della Wehrmacht fossero ben lungi dall'essere quelli rappresentati al cinema, la novità del carro armato lanciato di corsa fu troppo anche per i soldati più esperti. I prigionieri furono 500.000; inoltre vennero catturati 1200 cannoni e 800 furono gli apparecchi aerei distrutti. Hitler non poteva non gioire di ciò; nonostante von Rundstedt fosse l'ufficiale generale meno entusiasta del suo entourage.
Come sappiamo, il 10 maggio 1940 è il turno della Francia, il Generaloberst è ancora in sella e gli viene affidato il compito di sfondare la possente linea Maginot.
Ora, forse i non addetti ai lavori, o almeno, quelli che sono resistiti e che sono giunti fino a questo punto dell'articolo, si staranno chiedendo in cosa consisteva questa linea...



La linea Maginot prende il nome da André Maginot, il ministro della guerra francese che, dopo il Trattato di Verrsailles, appoggiato dal maresciallo Pétain, diede il via alla costruzione di una serie di opere difensive poste lungo il confine franco-tedesco. Queste opere consistevano in bunker sotterranei, nidi di mitragliatrice, casematte fortificate, postazioni d'artiglieria e fortini atti a contenere l'ingente numero di personale che la linea richiedeva per il suo corretto funzionamento. Tutte le opere erano collegate tra loro per mezzo di ferrovie sotterranee, così che i soldati di presidio potevano muoversi da un punto all'altro della linea fortificata in poco tempo e a seconda dell'esigenza.
Quindi, la linea Maginot fu ideata come l'estrema opera difensiva francese, da impiegare contro un eventuale riarmo tedesco; anche perché, all'epoca (anni '40) l'esercito francese avrebbe impiegato non meno di tre settimane a mobilitarsi, in caso di dichiarazione di guerra.
Benché le opere difensive della linea fossero veramente poderose, esistevano due enormi falle nella loro progettazione:

  • Le fortificazioni della linea non seguivano i confini della Francia con Belgio e Lussemburgo, considerati di fatto paesi alleati. Questo dimostra come la Francia non abbia imparato niente dall'offensiva tedesca del 1914, in cui l'esercito imperiale invase rapidamente il Belgio, anche se si era schierato tra i paesi neutrali.
  • La linea Maginot era un'opera difensiva imponente, che richiedeva un continuo afflusso di uomini altamente addestrati e risorse. Senza le truppe necessarie al funzionamento delle torri difensive, la linea diventava inservibile. Inoltre le truppe impiegate all'interno delle difese ricevevano un addestramento particolare, tale per cui non potevano essere impiegati come semplici soldati di fanteria.
Ma torniamo al Generaloberst von Rundstedt ed al suo compito. Il generale dispone di 44 divisioni, per la maggior parte corazzate o motorizzate. I suoi uomini sono altamente addestrati, motivati e dispongono anche del prezioso appoggio aereo della Luftwaffe. Tutto è pronto, bisogna solo decidere dove attaccare.
Von Rundstedt aggredisce il Belgio, aggira le difese della linea Maginot e, come consuetudine, con un ampio movimento a tenaglia prende alle spalle i difensori francesi e, spingendosi a sud, riesce a incastrare anche il Corpo di Spedizione Britannico. Il successo è totale, la linea Maginot non ha sparato nemmeno un colpo contro l'odiato nemico tedesco ed è inutilizzabile. Tre armate francesi sono accerchiate, compresi gli alleati inglesi, belgi e olandesi. La strada per Parigi è aperta in meno di due settimane.


Hitler era raggiante. I successi ottenuti dalla Wehrmacht erano più che incoraggianti e, senza l'aiuto di von Rundstedt, con tutto il suo bagaglio di conoscenze strategiche e militari, non avrebbero potuto essere conseguiti. Qui risiede un paradosso enorme, però.
Von Rundstedt, quel von Rundstedt che tanto bene incorporava la filosofia marziale della casta degli ufficiali prussiani, quest'ultima odiata da Hitler, era l'idolo del Führer. Questi premia il suo generale della Blitzkrieg con il bastone da Feldmaresciallo.
Il riposo del guerriero è ancora lontano, perché mentre si combatte in Francia, Hitler prepara i piani per l'invasione della tanto temuta e odiata Unione Sovietica staliniana. Il 5 dicembre 1940 è tutto pronto; ma von Rundstedt non è d'accordo, dichiarandolo apertamente a Hilter nell'aprile del '41.
Confidandosi con Blumentritt, capo di Stato Maggiore della IV Armata, disse: Questa guerra contro la Russia è un'idea assurda che avrà certamente un esito disastroso.
Forse che la lezione impartita a Napoleone sia stata recepita?
Qua ci fermiamo un microsecondo, perché, cari miei Avventori, voglio farvi notare una cosa.
Era opinione diffusa, specialmente tra i lecchini del regime, che Hitler fosse un genio tattico e strategico praticamente infallibile. Infatti, la leggenda vuole, che si debba proprio all'intelligenza superiore del Führer la vittoria tedesca a Sedan, col crollo definitivo e totale degli eserciti alleati.
In realtà gli storici sono portati a ridimensionare molto quest'aura di grandezza. Hitler era dotato di una certa preparazione militare, avendo comunque combattuto durante il primo conflitto mondiale.
Ciononostante, non aveva certo le capacità di un ufficiale che aveva frequentato le migliori accademie di guerra tedesche, o che aveva servito presso i comandi di divisione o di armata. Insomma, benché Hitler avesse il dono del carisma e di una certa intuizione strategica, non era certo alla pari con un von Rundstedt. L'Alto Comando tedesco, d'altra parte, era in balìa totale delle deliranti teorie di Hitler.
Ciononostante il Führer era più che convinto che i successi ottenuti in Polonia, prima, e in Francia, dopo, si sarebbero ripetuti anche in Russia. Del resto, sempre secondo Hitler, era solo questione di mettere in pratica la semplice tattica degli accerchiamenti fulminei, per costringere il nemico ad una rapida resa, prima del sopraggiungere dell'inverno.
Von Rundstedt, però, non era della stessa opinione. Anzi, non mancò di sottolineare davanti a Hitler, non senza un certo grado di realismo, che le manovre attuate nelle campagne precedenti non potevano essere ripetute altrettanto efficacemente sul terreno russo. Perché? Le distanze.
Già, perché se le divisioni corazzate di Hitler poterono correre di gran carriera fino alla Manica (coprendo una distanza di circa 400 km), in Russia gli spazi si dilatavano ulteriormente, col rischio di vedersi sfuggire le unità nemiche dalle mani, prima di poter portare a termine la manovra avvolgente a tenaglia.
Inoltre, se siete stati attenti, ma soprattutto se siete dei fedeli avventori, ho sottolineato più di una volta con quale scarsità di mezzi aerei e terrestri si fosse imbarcata nella campagna di Russia la Wehrmacht (se invece non ve lo ricordate, pigiate qui). Ma questo a Hitler non importava, il fante tedesco era diventata una figura mitologica e imbattibile.
Ma i dissapori tra il feldmaresciallo e Hitler non si limitarono solo all'ideazione dell'Operazione Barbarossa.
Il Führer voleva infliggere un duro colpo all'economia sovietica lanciando il grosso delle forze tedesche a Sud. L'obiettivo: l'Ucraina e le sue riserve alimentari, le zone industriali del Don e, infine, i pozzi petroliferi del Caucaso.
Von Rundstedt, e anche altri generali, dissentiva. In primis, se la direttrice principale dell'attacco tedesco si fosse spostata a Sud, il grosso delle forze sovietiche sarebbe rimasto intatto, in quanto schierato di fronte alle principali città "politiche"; inoltre, se si fosse conquistata Leningrado (San Pietroburgo), ci si sarebbe potuti unire ai finlandesi ed eliminare la flotta russa nel mar Baltico.
In secundis, secondo la logica del feldmaresciallo, il Gruppo Armate Sud si sarebbe potuto muovere in supporto dei due gruppi più a Nord, spingendosi al massimo fino alla linea Kiev-Odessa. Nel frattempo il Gruppo Armate Nord, una volta presa Leningrado, con un'ampia manovra avvolgente, si potrebbe spostare a Sud, verso Mosca. Quest'ultimo obiettivo primario del Gruppo Armate Centro. A questo punto, molto cautamente, von Rundstedt consigliava di rinforzare le posizioni ed aspettare la primavera del 1942 per riprendere, eventualmente, l'offensiva.

Ma Hitler, com'era da aspettarsi, era contrario.


Così, all'inizio, l'Operazione Barbarossa filò liscia come l'olio (22 giugno 1941), con i carri armati tedeschi che correvano per l'immensità russa, senza trovare praticamente alcuna resistenza. A von Rundsetdt, ironia della sorte, venne affidato il comando del Gruppo Armate Sud, ossia delle forze tedesche che avrebbero dovuto infliggere il colpo mortale all'Unione Sovietica.
Sul settore meridionale si accendono subito aspri scontri. Von Rundstedt ha a disposizione quattro armate, più il corpo corazzato del generale Kleist e, successivamente, il contingente italiano, l'ARMIR.
Dopo la Battaglia di Kiev (25 agosto - 26 settembre 1941) fu chiaro che, nonostante la fenomenale vittoria della Wehrmacht, si era ben lungi dall'aver ottenuto l'esito definitivo dei combattimenti. Così Hitler diede ordine agli altri gruppi di armate di accelerare il passo e di puntare su Mosca. Troppo tardi.
Le battaglie nel settore orientale avevano logorato a fondo uomini e mezzi; inoltre, il 1941 segnò un arrivo assai prematuro dell'inverno, anticipato dalla tremenda "Stagione del Fango", trasformando le immense e riarse pianure russe in acquitrini infidi, in grado di bloccare carri e mezzi in una morsa letale. Hitler smaniava, gli obiettivi non erano stati raggiunti, così, per guadagnare tempo, anziché aspettare il bel tempo e il disgelo, ordinò di riprendere immediatamente le operazioni, in pieno inverno. Von Rundstedt, che era nettamente più pratico dell'inverno russo di Hitler, si oppose ferocemente; anzi, osò persino chiedere un ripiegamento del fronte a Minsk, per sistemare i soldati sfiniti negli acquartieramenti invernali. Hitler, furibondo, rigettò il piano del suo feldmaresciallo, tracciando una linea in Ucraina che sarebbe stata difesa ad oltranza.
Von Rundstedt, incapace di sopportare di più, chiese di essere esonerato. Hitler lo accontentò.


Qualche mese più tardi, più precisamente nel marzo del 1942, Hitler richiama von Rundstedt.
Questo è profondamente cambiato, ormai non crede più ai vaneggiamenti di Goebbels, né tanto meno alle servili rassicurazioni di Keitel. Von Rundstedt non crede più nell'Idea, non crede più al nazionalsocialismo, non crede più a Hitler. L'idea della Vittoria Finale è mera illusione.
Hitler, dal canto suo, vive in un mondo che si è costruito per sé. Odia i generali disfattisti e codardi, ma ne ha bisogno, affinché essi eseguano i suoi brillanti piani. Ha anche bisogno dello scontroso von Rundsetdt, al quale assegna il comando del Vallo Atlantico. Lo slogan della Festung Europa viene strombazzato un po' ovunque dalla propaganda del Reich.
Von Rundstedt si impegnò poco nel suo nuovo compito. Nel 1943, arrivò Rommel, in qualità di comandante del gruppo di Armate che avrebbe dovuto opporsi allo sbarco Alleato. Tra i due sorsero subito aspri contrasti. Rommel sosteneva che le divisioni corazzate andassero schierate in prossimità della costa, così da poter stroncare l'invasione sul nascere. Von Rundstedt, invece, propugnava l'idea di tenerle concentrate presso i più importanti punti di comunicazione, così da poterle impegnare rapidamente dove più servivano e in gran numero.
Il 6 giugno 1944, ossia al momento dell'inizio dell'operazione Overlord, Rommel non c'è; ma von Rundstedt sì. Sarà sempre lui a telefonare a Keitel, dandogli dell'imbecille e consigliandogli, per il bene della Germania, di pensare di siglare una pace. Hitler, che di resa non voleva sentirne nemmeno parlare, sostituì von Rundstedt col più malleabile von Kluge.
Nel settembre del 1944, il feldmaresciallo viene richiamato al fronte Ovest per la terza e ultima volta. Anversa è caduta, gli Alleati si avvicinano pericolosamente alla Germania, la quale, a causa dei continui e intensivi bombardamenti, versa in uno stato di spaventosa prostrazione.
Il morale delle truppe era inesistente, il caos regnava nei comandi: solo la mano ferma di von Rundstedt avrebbe potuto mettere una pezza alla situazione, ormai ingestibile.
Il feldmaresciallo prussiano, con tutte le forze di cui dispone, da l'ultima brillante prova di sé durante l'offensiva delle Ardenne, la quale, nonostante tutto, si risolve in un disastro.
Accerchiati a Bastogne, gli americani resistono tenacemente, fino all'arrivo dei carri armati di Patton.
Dopo questo episodio, von Rundstedt fece sapere al Führer che riteneva ingiustificato un simile spreco di uomini, in riferimento ai fatti delle Ardenne.
Hitler, sempre più alieno alla condizione reale in cui versa il Reich e fiducioso del contrattacco risolutivo, esonera nuovamente il suo tanto amato, quanto odiato, feldmaresciallo. Per l'ultima volta.
Il Reich è in piena agonia. Von Rundstedt cadde in mano degli Alleati, i quali lo portarono prigioniero in Inghilterra.
Nonostante il parere fortemente contrario degli alleati, nel 1949 venne prosciolto da ogni accusa a suo carico e liberato.
Purtroppo, il dopoguerra per i coniugi von Rundstedt non fu proprio felice: costretti a vivere praticamente in mezzo alla strada, solo grazie all'aiuto del vecchio aiutante del feldmaresciallo, il generale Blumentritt, e della nuova repubblica tedesca (che nel 1951 iniziò a erogare una pensione militare a von Rundstedt), riuscirono a trovare una sistemazione decorosa ad Hannover.
Nel 1952, però, la moglie di von Rundstedt ebbe un grave ictus, che le paralizzò metà corpo, morì nell'ottobre dello stesso anno. Il marito, il grande feldmaresciallo von Rundstedt, stremato dalla perdita della compagna di una vita intera, si lasciò morire piano piano, spegnendosi all'età di 77 anni, per un'insufficienza cardiaca, il 24 febbraio 1953.

Matt - Il Locandiere

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