domenica 29 novembre 2015

Rubrica storica. I generali di Hitler

Good afternoon amicici Avventori. Scusate l'assenza; ma ho vissuto tempi un filino di panico lavorativo, che tuttavia hanno dato i loro frutti. Ebbene sì, amici carissimi, finalmente posso dire di essere entrato anch'io a pieno titolo nel mondo dei lavoratori con un contratto decente. In pratica sono stato rinnovato a tempo indeterminato per l'azienda in cui ho iniziato a lavorare questa primavera. Cose non da poco direte voi. Non posso non dirvi quanto io sia fottutamente contento di aver ricevuto questa bella notizia, tra l'altro mentre mi trovavo a far shopping all'Ikea (il male). Un contratto a tempo indeterminato non è un punto di arrivo, ma la partenza per rimettere in discussione un po' tutto e anche una solida base economica su cui progettare il proprio futuro. Tanti o pochi che siano, i soldi fanno comunque comodo, no? E avere un contratto del genere a venticinque anni, beh, non è cosa da tutti insomma.
Ma ora basta parlare di me. Ho lasciati indietro parecchie cose, tesi compresa (argh!!!), quindi è tempo di recuperare il recuperabile e pensare al Natale in arrivo.
Inoltre, i vari impegni (lavorativi e non) mi hanno fatto ripensare un po' alla programmazione. Gli argomenti ci saranno, quello che cambierà sarà praticamente il giorno di pubblicazione. Vedete anche voi che, nelle scorse due settimane, praticamente non mi sono fatto nemmeno vivo. Trovo quindi più utile lanciare gli argomenti che verranno trattati e, poi, pubblicarli quando ho tempo. Come oggi appunto. Indi per cui si va avanti a scrivere, quello che cambia è il quando. Non ci saranno più giorni fissi per i vari argomenti, ma aprendo la pagina della Locanda potreste avere tutti i giorni una bella sorpresa, non si sa mai! Ma torniamo a noi, adesso.


Penultimo appuntamento sulla vita e le gesta dei più abili generali che, ahinoi, servirono l'infausto Terzo Reich. Oggi parliamo di un generale che, tendenzialmente, viene identificato come il miglior stratega di tutta la Wehrmacht. L'uomo al posto giusto al momento giusto, che ottene fama nella celebre campagna in Africa del Nord, soccorrendo le truppe mussoliniane in difficoltà. Avete capito, forse, di chi stiamo parlando?


Erwin Rommel

La volpe del deserto


Erwin Johannes Eugen Rommel nacque il 15 novembre 1891 ad Heidenheim (Württenberg). La famiglia Rommel era piuttosto agiata, tant'è che il padre era insegnante di matematica ad Aalen, mentre la madre era la figlia di un importante funzionario politico della regione. Nonostante la sua spiccata propensione all'ingegneria aeronautica, Rommel si arruolò come ufficiale cadetto nel 1910. Allo scoppio della Grande Guerra il giovane Erwin era già tenente.
Combatté in Francia, in Romania e anche in Italia, nell'equivalente tedesco delle nostre truppe alpine. 
Nel 1916 si sposò con l'unica donna della sua vita:Lucie Maria Mollin (di origini italiane), dalla quale avrà un figlio, Manfred. Pochi sanno però che tutte le potenzialità di Rommel emersero durante la battaglia di Caporetto. Con sei compagnie, Rommel scalò il Monte Matajur, cogliendo alle spalle gli italiani e  aprendo le porte di Caporetto agli eserciti imperiali. Grazie a quest'azione si guadagnò la medaglia Pour le Mérite, concessa di solito agli ufficiali superiori.
Ma nel 1918 la guerra finì, così come finirono le probabilità di Rommel di compiere ulteriori consistenti passi avanti nella sua carriera.
Tornato a casa, Rommel rimase sconcertato dallo stato di caos e disordine in cui versava la sua Germania. Come altri suoi colleghi e commilitoni non riusciva a comprendere l'esatto significato socio-politico che si trovava dietro alle manifestazioni e, soprattutto, dietro alla debole Repubblica di Weimar.
Come altri militari si avvicinò ai gruppi d'azione (i Freikorps), di cui facevano già parte Hess, Rhöm, Bormann e Göring. Questi Freikorps si proponevano di riportare l'ordine nella società e, soprattutto, di rivalersi sui fautori della cosiddetta Dolchstoß, ossia della pugnalata alla schiena.


La leggenda della pugnalata alla schiena (Dolchstoßlegende, appunto), divenne il leitmotiv dei nazionalisti tedeschi e, in particolare, di Hitler; i cui seguaci non tardarono a identificare come autori della "pugnalata" ebrei, comunisti, obiettori di coscienza e, più in generale, disfattisti.
Non si sa esattamente a quale livello sia giunto il coinvolgimento di Rommel all'interno di questi corpi franchi. Quello che è noto è che non abbandonò l'esercito, insegnando in alcune delle più prestigiose accademie militari tedesche.
Nel 1933 Hitler è cancelliere del Reich, mentre Erwin Rommel è solo maggiore. La sua carriera è finita? Non esattamente.
Hitler detesta la casta militare prussiana, di cui Von Rundstedt ed altri illustri esponenti ne fanno parte. Di conseguenza, è usanza del cancelliere valorizzare tutti quegli ufficiali che, in tempi non sospetti, si fossero dimostrati molto entusiasti per il partito. Sembra fatta, Rommel è uno dei nazisti della prima ora.
Goebbels lo convoca a Berlino e Hitler, il quale nutre fin da subito una spiccata simpatia per questo oscuro maggiore di fanteria, lo nomina comandante della sua guarda personale e capo del suo Stato Maggiore. Un inaspettato balzo in avanti.
Poco dopo gli viene presentata una proposta: diventare comandante delle SA o istruttore della Hitlerjugend (gioventù hitleriana). Rommel sceglie la seconda opzione, non senza un certo fiuto politico, visto che poi sappiamo tutti come sono andate a finire le SA.
Da questo momento parte la carriera politica di Rommel, parallela e intrecciata a doppio filo con quella militare. Rapidamente si fa conoscere tra i ranghi del partito, mentre i suoi commilitoni mormorano per il disappunto.
Mormorano anche quando Hitler gli consegna le foglie di quercia da generale; ma hanno poco di cui lagnarsi, è il 1940 e la macchina da guerra nazista gira a pieno regime, pronta ad investire la Francia.
Al comando della 7 Panzerdivision è sulle prime pagine dei quotidiani tedeschi, sfonda il fronte ed arriva alla Manica. Rommel è imprendibile e imprevedibile, talmente sfuggente che ai suoi carri viene affibbiato il sinistro nome di "divisione fantasma".
In realtà il talento di Rommel venne enormemente ingigantito dall'efficace macchina della propaganda tedesca, di cui Goebbels conosceva fin troppo bene i meccanismi. Essendo un protetto del Führer, Rommel aveva raccolto solo i frutti di ciò che altri avevano seminato.


In realtà, Rommel è conosciuto soprattutto per i suoi exploit militari in Africa del Nord. In Libia Rommel si costruì la figura del generale combattente, sempre in prima linea al fianco dei suoi soldati, dando prova di tutte le sue capacità di comando.
Ora, lo sappiamo un po' tutti, Rommel ha infranto ampiamente l'immagine stereotipata del generale chino sulle carte a studiare le mosse dell'avversario, programmando maniacalmente ogni spostamento e spostandosi da una parte all'altra assieme ad un seguito di attendenti, telescriventi e quant'altro. Ecco, possiamo dire che Erwin Rommel non fu totalmente alieno al fronte, tutt'altro.
Immaginate di vedere il feldmaresciallo là, in prima linea in mezzo ai suoi soldati, arrampicato sulla torretta di un carro armato mentre scruta l'orizzonte infuocato del deserto libico, mentre pianifica la sua prossima mossa così, su due piedi.
Rommel, infatti, era solito cambiari i piani durante il loro stesso svolgimento, saltellando da una parte all'altra del fronte, ideando diabolici stratagemmi con cui turlupinare l'avversario. In realtà, l'eroico comportamento del comandante dell'Afrikakorps non va affatto considerato in termini positivi; sebbene questi fatti alzassero notevolmente il morale delle truppe combattenti, dall'altro lato lasciavano lo Stato Maggiore dell'Afrikakorps nell'anarchia più totale. Senza il loro ufficiale comandante, i sottoposti di Rommel erano spesso obbligati a prendere delle decisioni da soli, con tutti i rischi che ciò comportava.
In ogni caso il 31 marzo 1941, dopo essere stato battuto e umiliato da un nemico assai debole, il Regio Esercito riceve l'aiuto di Rommel e del suo corpo di spedizione.
Il DAK o Deutsches Afrikakorps fu un corpo di spedizione composto proprio per dare una mano agli italiani in difficoltà in Libia. Esso era composto da:

  • 21. Panzerdivision
  • 15. Panzerdivision
  • 90. leichte Afrikadivision (fanteria leggera)
  • 164. leichte Afrikadivision
  • 10. Panzerdivision
  • Brigata paracadutisti "Ramcke"
La DAK si presentava, quindi, come una forza di terra dotata di estrema mobilità, grazie alle sue 3 divisioni corazzate. Nel marzo del 1942 Rommel inizia l'offensiva in Libia, convincendo Hitler a mettere temporaneamente da parte i piani per la conquista di Malta, fastidiosa spina nel fianco per i convogli dell'Asse nel Mediterraneo. Forse fu il suo eccessivo ottimismo a spingere i suoi soldati fino ad El-Alamein senza garantirsi fianchi e spalle sicure. Anche quando le proteste di Cavallero, Kesselring e Bastico si dimostreranno fondatissime, Erwin Rommel persevererà nel suo errore.
Totalmente insabbiato nel deserto libico-egiziano, a 600 km dalle sue linee di rifornimento più avanzate, Rommel si troverà di fronte un nemico ben preparato e, soprattutto, ben equipaggiato, comandato da celebre Montgomery.
A questo punto Rommel inveisce contro gli alleati italiani, che non riescono a garantirgli i rifornimenti di cui abbisogna, ciò proprio a causa di Malta, mai domata e sempre pericolosa.


Allora Rommel si trincera. Costruisce quelli che sono chiamati i giardini del diavolo, estesi campi minati pieni di reticolati, nidi di mitragliatrici, postazioni per cecchini e piazzole per i temibili pezzi anticarro Flak da 88 mm. I giardini del diavolo furono per i genieri britannici un vero e proprio incubo: estesi per chilometri e chilometri nel deserto libico, essi contenevano non solo le convenzionali mine anticarro o antiuomo, ma anche tutta una serie di trappole, come mine collegate alla spoletta di una bomba d'aereo; così che quando un incauto artificiere avesse tentato di disinnescare la prima, la seconda sarebbe esplosa, uccidendo chiunque nel raggio di parecchi metri.
Questi campi della morte venivano accuratamente seminati ogni volta che il vento sollevava la sabbia ed esponeva le mine, così da favorire l'operato dei genieri alleati.
In ogni caso, quello che si sa è che ad El Alamein, alla fine di ottobre del 1942, Rommel non c'era. Era da poco rientrato a Berlino per curare una non ben specifica malattia, che poi si rivelò essere un'infezione contratta durante la sua permanenza sul fronte africano. Al suo rientro al comando, la situazione era piuttosto incerta; ma con la sconfitta ottenuta durante la seconda battaglia di El Alamein, Rommel dovette ripiegare per circa 2000 km in Tunisia.
Qui lo aspettava il Secondo Corpo Americano, col quale Rommel si scontrò duramente, ottenendo tuttavia dei buoni successi, soprattutto al passo di Kasserine.
Svanito, però, lo shock iniziale, le truppe statunitensi costrinsero la volpe del deserto a ripiegare. Quando capì che non c'era più nulla da fare, Rommel si ammalò nuovamente e lasciò la Tunisia una volta per tutte, qualche mese più tardi gli uomini dell'Afrikakorps si arresero agli Alleati.
Nell'estate del 1943 Rommel si trova in Italia Settentrionale, dove aspetta di succedere a Kesselring nel comando del settore. Purtroppo l'armistizio dell'8 settembre sconvolge un po' i piani di tutti e Kesselring si trova a dover fronteggiare lo sbarco Alleato a Salerno.
Rommel suggerisce a Hitler di abbandonare l'Italia centromeridionale, spostando le truppe tedesche sulla linea Gotica, così da costituire un fronte di resistenza più saldo. Hitler acconsente e Kesselring viene lasciato solo.


Purtroppo per Rommel, Kesselring resiste: argina l'avanzata degli Alleati e rimprovera al giovane feldmaresciallo che, se questi gli avesse concesso anche solo due divisioni corazzate usate per la caccia ai partigiani, lui (Kesselring) sarebbe riuscito a ributtare gli Alleati in mare. Anche gli Alleati concordarono con quest'ultima affermazione.
Hitler, di fronte al miracolo di Kesselring, inizia a dubitare delle capacità di Rommel e, quindi, gli nega il comando del settore italiano. Viene inviato in Francia come ispettore delle difese, subordinato al capace von Rundstedt.
In Francia, Rommel si prodiga nel propagandare quello che viene definito Vallo Atlantico, ossia una serie di poderose difese costiere antisbarco, che andava dalla Norvegia al sud della Francia. Rommel è ovunque, presenta le opere di difesa costiere e, in qualità di ispettore, ne dispone la costruzione di nuove: come i cancelli in acciaio lungo le coste della Normandia il cui scopo era quello di squarciare lo scafo dei mezzi da sbarco durante l'alta marea o di bloccare l'accesso dei tanks alle spiagge durante la bassa marea; oppure ancora i cosiddetti asparagi di Rommel (Rommelspargel), dei pali di quattro o cinque metri piantati nei campi normanni, così da impedire l'atterraggio degli alianti alleati.
Di questi Rommelsparge ne esisteva una variante costiera, sulla cui cima erano poste mine o esplosivi.
Nonostante la sua speranza nella vittoria finale sia ormai ridotta ad un lumicino, Rommel alimenta la macchina della propaganda di Goebbels, invitando i giornalisti al Vallo Atlantico e mostrando loro le difese munitissime della Festung Europa hitleriana.
<< Ora siamo pronti, vengano pure! Noi siamo in grado di accoglierli>> dichiarò nel marzo del '44, poi aggiunse: <<Se ci sarà uno sbarco, tutto si deciderà sulla spiaggia. Quello sarà il giorno più lungo della guerra>>.


Nel frattempo, presso lo stato maggiore di von Rundstedt, alcuni alti ufficiali della Wehrmacht iniziarono a ordire complotti contro Hitler. Qualcuno propose addirittura di mettere al corrente della cosa Rommel, per sfruttarne il prestigio. Pochi si fidano, però, del maresciallo più giovane e politicizzato del regime; tant'è vero che nell'entourage dello stesso von Rundstedt, Rommel viene definito spesso il clown del circo nazista.
Quando viene messo al corrente del piano per rovesciare il Führer, il feldmaresciallo mostra un atteggiamento ambiguo: rifiuta l'idea di uccidere Hitler, cercando di convincere i congiurati che egli possa essere in grado di convincerlo a fare un passo indietro. Va ricordato anche, però, che la voce di Rommel non fu mai tra quelle critiche nei confronti del regime, anzi.
Il 6 giugno del 1944 gli Alleati sbarcano in Normandia. Rommel non c'è, non avrebbe avuto motivo di esserci. Si trovava infatti a Herrlingen, per festeggiare il compleanno della moglie.
Ferito durante un attacco aereo dopo la metà del luglio del 1944, Rommel torna nella sua casa di Herrlingen per la convalescenza. Il 20 luglio l'attentato di von Stauffenberg fallisce. I congiurati vengono trovati, arrestati e, quasi tutti, fucilati. Rommel è tranquillo nella sua casa, ignora totalmente che von Stulpnagel, nel delirio seguito al tentato suicidio, fa il suo nome.
Il 14 ottobre Erwin Rommel riceve la visita dei generali Burgdorf e Meisel, i quali hanno compito drammatico. Hitler ha scoperto i legami dei congiurati con Rommel e gli propone due vie d'uscita.
La prima, attraverso un processo pubblico, il cui esito di colpevolezza è più che scontato. Dopodiché Rommel sarebbe stato fucilato, sul suo nome e sulla sua famiglia sarebbe caduta l'onta dell'infamia e la vendetta degli aguzzini del Reich.
La seconda, più drammatica, ma di gran lunga più conveniente: il suicidio. Se Rommel si fosse suicidato, nessuno avrebbe toccato lui o la sua famiglia, avrebbe ricevuto i più fastosi funerali di stato e avrebbe conservato il suo buon nome di soldato.
Quello stesso giorno, Erwin Rommel ingerì una capsula di cianuro e scelse di eseguire l'ultimo, perentorio ordine di Hitler.
La causa ufficiale per la sua morte venne ricollegata alle ferite riportate in guerra, dopodiché il Reich si prodigò a mettere in scena i più fastosi funerali di stato della storia militare tedesca.


La storia ha fornito giudizi contrastanti sia sul Rommel comandante, che sul Rommel uomo. Il suo genio militare è indiscusso, benché esso sia minato dal troppo ottimismo. Infine, suicidandosi, Rommel non ha fatto sì che gli storici potessero salvarlo dall'onta del nazismo. Suicidandosi, Rommel ha reso a Hitler il suo ultimo servizio.

Matt - Il Locandiere

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