sabato 7 novembre 2015

Rubrica storica: I generali di Hitler.

Forse, con Jodl, pensavate che avessimo finito di parlare dei principali strateghi del Terzo Reich. E invece no! No, cari miei Avventori diletti. Stavo giusto pensando, infatti, di aggiungere al personaggio di oggi, altre due figure. Il che, rende Friedrich Paulus il terzultimo personaggio della nostra carrellata storica.
Chi?




Friedrich Paulus

La più grande delusione di Hitler


Friedrich Wilhelm Ernst Paulus nacque a Breitenau, Assia, il 23 settembre 1890. Il padre, Ernst, era contabile presso un istituto di correzione. Da lui erediterà la mentalità minuziosa e metodica, inadatta alle improvvisazioni e ai rapidi colpi di mano che, molto presto, la guerra lampo avrebbe imposto. La madre di Paulus si dice fosse bellissima.
Paulus aveva un carattere che, forse, era poco affine alla classe militare: taciturno, con il volto perennemente assorto in chissà quali speculazioni e gli occhi profondi. Nonostante ciò, presentò domanda per entrare nell'Accademia della Marina del Reich; domanda che fu respinta a causa del modesto lavoro del padre. Quindi, il bel giovane Paulus finì per entrare nell'Accademia di Fanteria.
La carriera di Paulus sarà caratterizzate da lunghissime elucubrazioni su strategie e tecniche di rifornimento, insomma niente che farà presagire la tragedia di Stalingrado.
Forse potreste pensare che, dato il suo carattere, Friedrich Paulus si sarebbe mai avvicinato a Hitler e ai suoi deliranti propositi. Eppure Paulus sorprende sempre.
Non solo accoglie il Führer come suo capo, ma accetta anche l'idea del genio militare del caporale dal quoziente intellettivo inarrivabile.
Quando scoppia la guerra, il bel Paulus è capo di stato maggiore della Sesta Armata del Reich, agli ordini di von Reichenau.


L'uno, von Reichenau, roboante e mondano, l'altro, Paulus, l'esatto contrario. Durante la campagna di Francia, il futuro eroe tragico di Stalingrado passava il tempo in una tenda piena di telescriventi e cartine dettagliatissime, elaborando sofisticati piano per il suo comandante.
Von Reichenau, prima di firmare gli ordini delle operazioni, redatti da Paulus, usava dire: <Beh, vediamo un po' che ordini ho impartito stavolta>.
Grazie alla sua laboriosità Paulus diventa Intendente generale. Viaggia fino a Zossen, al fianco di Hitler, da cui riceve l'incarico di curare i dettagli del Piano Barbarossa.
Nel frattempo la guerra scoppia in Africa del Nord. Rommel e il suo Afrikakorps si lanciano all'inseguimento degli inglesi nel deserto; la Volpe del Deserto compie balzi in avanti fenomenali, stiracchiando fino all'inverosimile le sue linee di rifornimento.
Paulus impallidisce. Come può, Rommel, essere così sconsiderato? Cosa succederebbe se le sue linee vitali venissero tagliate? Paulus, indignato, protesta, chiede di sostituire Rommel sul campo; ma quest'ultimo è intoccabile.
Così, l'Intendente generale torna alle sue sudate carte, diventa un comandante da tavolino.
Solo nel gennaio 1942, viene indicato da Reichenau come suo successore al comando della Sesta Armata in Russia. Subito, ad agosto, riceve l'ordine di puntare sul Volga e prendere Stalingrado, collaborando con la Prima Armata Corazzata.
Finora abbiamo fatto una carrellata degli eventi salienti che hanno caratterizzato la vita di Paulus; ma adesso è il momento di rallentare. Già perché gli eventi più significativi e, al contempo, tragici del nuovo comandante della Sesta Armata tedesca si svolgeranno in gran parte a Stalingrado.


Stalingrado, oggi Volgograd, era una città costruita lungo il Volga. A quei tempi, ossia durante gli anni '30 e '40 del Novecento, Stalin l'aveva trasformata in un immenso polo per l'industria pesante. Grazie ai suoi collegamenti ferroviari e fluviali (il Volga è un fiume piuttosto ampio, sapete!), Stalingrado era in grado di produrre armi, veicoli e munizioni per i soldati dell'Armata Rossa, gettati al fronte dopo lo spiacevole voltafaccia dell'ex alleato di Stalin.
Si capisce bene che, quindi, Stalingrado era tatticamente ed economicamente un obiettivo assai ghiotto per le forze dell'Asse, la cui campagna in Russia assorbiva ingenti risorse umane e materiali.
Inoltre, Stalingrado offriva anche un'occasione unica per dare il colpo di grazia definitivo al regime di Stalin, ciò grazie al particolare nome che la città portava.
In sostanza Stalingrado era, per l'asse, un duplice vitale obiettivo, sia dal punto di vista meramente economico, che da quello ideologico; una preda che non poteva essere mancata.
Ecco perché il Führer decise di affidare al suo stratega dei rifornimenti la delicata missione.
L'ordine di battaglia della Sesta Armata era il seguente:

  • XIV Corpo Corazzato (Hube): composto dalla 16. Divisione corazzata (Angern), dalla 60. Divisione di fanteria motorizzata (Kohlermann) e dalla 3. Divisione di fanteria motorizzata (Schlömer).
  • XI Corpo d'Armata (Strecker): composto dalla 44. Divisione di fanteria (Deboi), dalla 376. Divisione di fanteria (von Daniels) e dalla 384. Divisione di fanteria (von Gablenz).
  • VIII Corpo d'Armata (Heitz): composto dalla 76. Divisione di fanteria (Rodenburg) e dalla 371. Divisione di fanteria (von Arnim).
  • IV Corpo d'Armata (Jaenecke): composto dalla 29. Divisione di fanteria motorizzata (Leyser), dalla 297. Divisione di fanteria (Pfeffer) e dalla 371. Divisione di fanteria (Stempel).
  • LI Corpo d'Armata (von Seydlitz-Kurzbach): composto dalla 71. Divisione di fanteria (von Hartmann), dalla 79 Divisione di fanteria (von Schwerin), dalla 94. Divisione di fanteria (Pfeiffer), dalla 100. Divisione cacciatori (Sanne), dalla  295. Divisione di fanteria (Korfes), dalla 305. Divisione di fanteria (Steinmetz), dalla 389. Divisione di fanteria (Magnus) e dalla 24 Divisione corazzata (Arno von Lenski).
  • Infine, le riserve d'armata erano composte dalla 14. Divisione corazzata e dalla 9. Divisione contraerea
Questi erano gli uomini, ora vediamo come essi marciarono verso la trappola di Stalingrado.
Dopo il terribile inverno del 1941, Hitler era più che mai deciso a riprendere le operazioni contro l'Armata Rossa a est. Con la direttiva 41, Hitler dava il via al piano Blu, ossia ad una serie di complesse operazioni nella Russia meridionale che avevano come scopo finale l'acquisizione dei pozzi petroliferi del Caucaso e la distruzione delle fabbriche di armamenti a Stalingrado.
Questa risoluzione era dettata dall'erronea convinzione che l'Armata Rossa fosse ormai, materialmente e moralmente, alla frutta.
Dunque, il Fall Blau avrebbe dovuto cominciare in maggio, ma le operazioni preliminari di consolidamento e l'assedio di Sebastopoli costrinsero gli strateghi a posticipare la data dell'inizio delle manovre al 28 giugno.
Grazie ad una serie di errori tattici grossolani, i due gruppi di armate A e B, di cui faceva parte la Sesta di Paulus, inflissero una serie di pesanti sconfitte, costringendo le truppe sovietiche ad una precipitosa ritirata. In particolare questi due gruppi di armate erano nati dallo smembramento del Gruppo Armate Sud; il Gruppo d'armate A avrebbe avuto come obiettivo primario i pozzi petroliferi del Caucaso, mentre il Gruppo d'armate B si sarebbe lanciato a folle velocità verso il Volga, spazzando via i nemici e prendendo Stalingrado.


Ufficialmente, il 17 luglio 1942 è il giorno in cui i tedeschi sono in vista del grande Volga. Stalin ha radunato alla bell'e meglio uomini e mezzi per contrastare la marea d'acciaio hitleriana. Generali del calibro di Timošenko, Čujkov e Žukov saranno i protagonisti del dramma di Stalingrado.
Dopo aver accuratamente rastrellato la regione del Don, Paulus si getta sulla città che porta il nome dell'odiato dittatore socialista. Il 21 agosto i tedeschi gettano teste di ponte dall'altra parte del Volga, mentre le Panzer-divisionen di Paulus si muovevano a tutta velocità verso la città. Due giorni più tardi Stalingrado subì un massiccio bombardamento da parte della Luftwaffe. Le vittime fra i civili, come c'era da aspettarsi, furono incalcolabili.
Ciononostante l'arma aerea di Göring portò più danni che benefici.
Immaginate una città totalmente sventrata dalle bombe, edifici mezzi pericolanti, strade interrotte da crateri grossi quanto una berlina e invase dai calcinacci dei succitati palazzi crollati. Riuscireste a manovrare un carro armato in mezzo a quel ginepraio? Non credo.
In poche parole, Stalingrado era stata trasformata in una vera e propria delizia del cecchino.
Ora, non ci vuole un genio militare per capire che Stalingrado stava diventando una causa persa: per quanto la Sesta Armata ci si mettesse d'impegno, non riusciva a schiacciare i russi asserragliati nelle rovine, i quali stavano iniziando a riversarsi lì da ogni parte del paese.
I russi si avvicinarono alla sconfitta definitiva a Ottobre, ma la loro determinazione sfiancò le truppe tedesche, tra le quali era iniziato a circolare un certo nervosismo.
Arriva Novembre. Paulus è alla testa di un cuneo che si infilza a Stalingrado, alla sua destra lo schieramento è composto da italiani, romeni e ungheresi, mentre quello sinistro da tedeschi e romeni. Le unità della Wehrmacht più vicine sono distanti 300 km più a sud.
Hitler si impunta, vuole la città a qualsiasi costo; i capi di stato maggiore dell'esercito tremano. Zeitzler, fra tutti, capisce la gravità della situazione che si sta creando lungo il volga, in caso di sfondamento la Sesta verrebbe completamente accerchiata: bisogna lasciar perdere la città ed appiattire il cuneo che s'era creato. Hitler rifiuta di vedere l'ovvio: <Il soldato tedesco resta dovunque metta piede!!>


Mentre i russi preparano una massiccia controffensiva, noi torniamo da Paulus.
Il meditabondo comandante della settima armata, sotto il fuoco delle Katiuscia e dei bombardieri sovietici, riflette. Rischia l'accerchiamento, ne è consapevole; ma per questo deve forse disubbidire agli ordini del suo Führer?
Le ricognizioni aeree della Luftwaffe portano notizie sempre più preoccupanti: ci sono grandi manovre di mezzi e uomini. Il 19 novembre, con venti gradi al di sotto dello zero, l'artiglieria russa scatena un uragano di fuoco sul settore romeno. Quindi arrivano i carri e il fronte si spezza. I russi hanno a disposizione qualcosa come un milione di uomini e una breccia in cui riversarsi.
E la Sesta Armata?
Un comandante più impulsivo si sarebbe subito disimpegnato per fronteggiare la nuova e più concreta minaccia di accerchiamento; ma gli ordini di Hitler sono categorici: Stalingrado non va abbandonata.
Il 23, il Führer comanda alla Sesta Armata di chiudersi a riccio attorno alla città. Il 24 le truppe tedesche sono accerchiate. In quello che forse può essere considerato il momento più tragico della storia militare tedesca, Hitler lancia il suo ennesimo slogan militaresco: La fortezza Stalingrado.
Secondo questo concetto, i soldati della Sesta Armata faranno della città un fortino, in cui resisteranno fino all'avvio di una nuova e definitiva controffensiva tedesca. Paulus comunica quotidianamente con Hitler, le radio funzionano a meraviglia; ma i rifornimenti scarseggiano.
Alla fine di novembre, i tedeschi hanno viveri per dodici giorni al massimo. Paulus confida ancora nel genio militare e politico del suo Führer.
Manstein corre da Hermann Göring: solo la sua Luftwaffe può salvare il salvabile. Il maresciallo dell'aria lo rassicura, quei prodi di Stalingrado riceveranno tutto l'aiuto di cui necessitano.
Ora, vi ricordate le cifre con cui la Luftwaffe si era presentata all'inizio del piano Barbarossa? No? Allora date un'occhiata qui.
Sono necessari rifornimenti per 500 tonnellate al giorno, trasportati da basi aeree lontane 200 km da Stalingrado, in un cielo carico di neve. Gli aerei di Göring, ovviamente, non riescono a soddisfare le richieste.


Von Manstein, che nel frattempo era diventato comandante del Gruppo di Armate del Don, pensa allora ad un colpo di mano per liberare la Sesta dalla stretta d'acciaio dei russi. Il 18 dicembre i panzer del generale Hoth si precipitano di gran carriera verso Stalingrado, si prepara una manovra a tenaglia.
Mentre i carri avanzano, gli italiani sono sotto attacco e iniziano a vacillare. A 48 km dalla città, Von Manstein da ordine a Paulus di venire incontro a Hoth con le sue truppe corazzate. Abbandonare Stalingrado? Mai! Hitler lo vieta.
Così Paulus si tormenta nuovamente nell'isolamento più totale: a chi deve la sua lealtà? A Hitler, i cui ordini condanneranno i suoi uomini alla prigionia e alla morte, o a Von Manstein, i cui sforzi possono liberare la Sesta dalla sacca? Alla fine Paulus si sottomette e obbedisce a Hitler, resterà assieme ai suoi uomini a Stalingrado. Lo slancio di Hoth si esaurisce e l'ARMIR crolla. Siamo alle battute finali di una tragedia da tempo annunciata.
Ora Paulus è solo, per modo di dire, all'interno della sacca di Stalingrado. La Luftwaffe cede il dominio dell'aria alla controparte sovietica. Come se ci fosse mai stato un vero e proprio dominio dei vasti cieli russi. Il sogno della vittoria finale è definitivamente tramontato assieme al sole su Stalingrado. Il 20 gennaio, Paulus telegrafa a Hitler la situazione drammatica che stanno vivendo i soldati tedeschi; ma Hitler è irremovibile: vietata la capitolazione.
Che fare quindi? Rassegnarsi e lasciar morire tutti i suoi soldati? Impossibile. Rifiutando il tacito suggerimento di Hitler di suicidarsi, il comandante della Sesta Armata, per la prima e ultima volta, decide da sé. Il 31 gennaio 1943, assieme al suo stato maggiore, Paulus si arrende ai soldati dell'Armata Rossa.
Friedrich Paulus viene mandato assieme ad altri generali nel campo di prigionia 7048, nega di collaborare coi russi. Hitler teme che, presto o tardi, il suo feldmaresciallo inizierà a parlare contro di lui alla radio sovietica.
Così accade; ma solo dopo ripetuti tentennamenti e rinvii. Portato a Mosca Paulus, non si sa bene perché, comincia a collaborare coi russi; forse per evitare di essere giudicato come criminale di guerra.
Nel frattempo la guerra termina. L'11 febbraio 1946 Paulus rientra in Germania, dove parteciperà come testimone al processo di Norimberga. Finiti i processi rientrerà a Mosca, dove vive in una dacia con Erwin Schulte (attendente) e Georg Low (cuoco). Da lì scrive articoli per Stella Rossa, va periodicamente al Bolshoi, dipinge e impara il russo. Solo nel 1953, quattro anni dopo la morte della moglie, gli è concesso di rientrare in Germania. Il 25 ottobre, Friedrich Paulus arriva a Berlino Est, da cui poi si muoverà verso Dresda, nella DDR. Ha forse paura dell'ovest?
Durante questo periodo viene nominato sottosegretario alla Difesa, pur non essendo iscritto al partito comunista.
Nel 1956 gli viene diagnosticata la sclerosi laterale amiotrofica, di cui poi morirà l'anno successivo, solo. Il generale che ha deluso Hitler, ora, può andare a raggiungere i compagni morti a Stalingrado, là nel nibelungico paradiso dei gloriosi caduti.

Matt - Il Locandiere

Nessun commento:

Posta un commento