giovedì 5 novembre 2015

La sera leoni e al mattino...dragoni: le avventure di Ian & Compagnia

Tra una storia e l'altra, ci siamo ciulati via anche ottobre. Questo non implica però che le news del mese scorso sono obsolete. Nossignore.
Ordunque, torniamo in pista (stavolta per davvero eh!) riprendendo in mano quelli che sono gli ultimissimi numero di Dragonero, che ci eravamo lasciati un filo indietro, più che altro per vedere come andava a finire la nuoverrima storia sfornata da Enoch e Vietti.

Dragonero #28: I cacciatori di Kraken


Titolo: I cacciatori di Kraken
Soggetto e scenggiatura: Stefano Vietti
Disegni: Francesco Rizzato
Lettering: Marina Sanfelice

Trama: Un enorme e mostruoso kraken attacca e distrugge Awantart, un insediamento umano sull'isola degli orchi. Quel che è peggio è che questo mostro viene guidato da un manipolo di Draughen particolarmente agguerriti. Ian si reca da alcuni cacciatori di kraken per  eliminare la minaccia definitivamente.

Parliamone: ogni numero di Dragonero introduce qualcosa di interessante. Nella fattispecie, il ventottesimo numero della saga enochiana è pregnante per almeno un significato: conosciamo la madre di Ian.
Dici poco.
Infatti, dalle avventure di Ian è trapelato poco o nulla della sua famiglia, sempre se non contiamo qualche flashback o accenno. In ogni caso, fisicamente, non s'è mai visto alcuno della gens Aranil.
A sto giro, però, le cose cambiano. Dopo l'intrigante inizio in cui succedono le peggio sfighe alla città di Awantart, o come cazzo si scrive, guardacaso tocca proprio al caro Ian (strano vero) andare a metterci una pezza.
Per metterci una pezza intendiamo fare un volo scomodo fino alla città imperiale, prendere istruzioni e volare fin dai cacciatori di Kraken.
Ok, ora fermiamoci un microsecondo. In questo frangente incontriamo la mammà bella di Ian: Elara Nomenille, di professione botanica imperiale a tempo pieno.
Perché?
Voglio dire, perché far conoscere solo adesso il personaggio? Elara, come Alben in un certo senso, funziona da valvola di sfogo per il nostro personaggio amatissimo. Se Alben, infatti, è il confidente principale di Ian per quanto concerne la "comprensione di essere Dragonero"; Elara è la più naturale e semplice figura che possiamo inserire per far maturare il nostro personaggio: la figura materna.
Quante volte siamo andati dalla mamma a esprimere i nostri dubbi, le nostre paure e per, magari, cercare anche un po' di conforto?
Ecco, sebbene Ian sia un uomo tutto d'un pezzo, è giusto anche che apra il suo cuore e la sua mente alla madre; la quale, ciononostante, non si dimostra particolarmente colpita dal suo essere Dragonero. Elara, infatti, accetta questa situazione quasi con rassegnazione, avendo già udito tante storie sul conto del proprio bel bagaj. L'unico dubbio che permane è quello che, sostanzialmente, affligge sia il protagonista che Alben: Ian è davvero pronto ad essere ciò che sta diventando? Ian è in grado di essere Dragonero?
Purtroppo non si sa. I timori di Elara, infatti, si fondano soprattutto sulla mancanza della figura del nonno di Ian, il quale non ha potuto completarne l'addestramento ritenuto necessario. Sarà questo un fatale tassello mancante? E che...mica ce lo dice Vietti.
Il resto della storia prosegue più o meno tranquillamente, con Ian che fa conoscenza degli eccentrici cacciatori di kraken: gente che vive di caccia, piroettando su fantasmagoriche bagnarole volanti (tipo mongolfiere/dirigibili a peto di vacca). Ian incontrerà il capo di questi cacciatori, l'eccentrico e burbero Queman, il quale si circonda di una ciurma di valenti quanto bislacchi personaggi, dai nomi improbabili (Uncino, Arpione und so weiter).
Il bel biondo scout incontrerà un'atletica cacciatrice (Arpione), ma per l'amor della trama non se la pigerà nemmeno nei suoi sogni erotici più spinti; anche perché la succitata, a livello teorico, potrebbe essere più maschio di Gmor. Così, tanto per dirne una.
Finale un po' amarcord, coi cacciatori che partono assieme a Ian verso la caccia grossa. Ian e Arpione osservano l'alba, traboccanti di eccitazione (non sessuale).


Dragonero #29: Il nido del draughen


Titolo: Il nido del draughen
Soggetto e scenggiatura: Stefano Vietti
Disegni: Francesco Rizzato / Antonella Platano

Lettering: Marina Sanfelice

Trama: Ian, Queman ed i suoi uomini arrivano alle isole galleggianti dei kraken dove si consumerà lo scontro finale. Nel frattempo, nella capitale imperiale, Sera ed Elara avranno modo di conoscersi meglio.

Parliamone: in sostanza è la conclusione che tutti si aspettavano; ma che nessuno avrebbe voluto vedere. Nel ventottesimo numero il mistero attorno al kraken comandato dai draughen s'è infittito. nel ventinovesimo vi pare che non si indaghi un po' di più sul mistero di cui sopra?
E certo che si indaga, ma le conclusioni sono un po' meh.
Ordunque. In primis, cosa diavolo sono i draughen?
Non sono i draugr di bethesdiana memoria, bensì dei...cosi...tipo orchi, con una pelle a scaglie piuttosto spessa, che ricorda quella dei draghi. Giustappunto i draughen nell'enochverso erano i servitori dei draghi; ma quando quest'ultimi sono stati esiliati, beh, diciamocelo, si sono ritrovati piuttosto disoccupati.
Ma quindi, 'sti draughen da dove arrivano?
Dalle isole dei Kraken. Ebbene sì, pare che alcuni di questi esseri abbiano costruito una fiorente colonia su un'isola volante supermassiccia, da cui poi sono riusciti a richiamare il kraken gigante, il quale a sua volta è responsabile di tutto l'incommensurabile macello scoppiato nella città sull'isola degli orchi (vedi sopra). Eh, che storie di gomma!
A complicare relativamente la situazione ci si mette anche una sorta di...uh...super-draughen, chiamato anche Draugha-mhor. Questi ha l'abilità di comandare il titanico kraken.
Finale scontato e, secondo me, un filino approssimativo; benché si lasci intuire che questo potrebbe essere solo l'inizio di qualcosa di più succoso.
La storiella con Sera e la mammà di Ian, invece, ha un che di patetico. Niente di più, niente di meno.

Matt - Il Locandiere

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