sabato 5 settembre 2015

Speciale storia: i generali di Hitler

Liquidati KeitelDönitz e Galland, torna la rubrica biografica per i ficcanaso (in senso buono ovviamente) e gli amanti della storia, o per tutti e due.
Di personalità che hanno orbitato attorno all'universo hitleriano ce ne sono state molte, nel bene o nel male. Come vi ricordo questa è una rubrica storica. Per storica si intende il fatto di prendere varie fonti, le confrontarle e poi ricostruire i fatti, evitando il più possibile speculazioni e opinioni personali. Ahimé mi rendo conto che spesso non riesco a esimermi dal fornire qualche giudizio sprezzante.
In ogni caso, oggi parleremo di un grande teorico e stratega della guerra corazzata moderna, un vero genio tattico ed un soldato fino al midollo.

Heinz Guderian

Il generale della Blitzkrieg


Heinz Wilhelm Guderian nasce il 17 Giugno 1888 a Kulm ad der Weichsel, in Baveria. Discendente di una famiglia prussiana, come ci si poteva aspettare da lui intraprende la carriera militare e si diploma nel 1907 in una scuola militare. Nello stesso anno viene assegnato ad un reparto di fanteria leggera (cacciatori), che lascia nel 1911 per partecipare ad un corso da radiotelegrafista. Dopodiché entra nella 5° Divisione di Cavalleria.
Nel 1914 riesce ad entrare nella prestigiosa accademia militare di Potsdam, ma lo scoppio della Grande Guerra lo costringe a rientrare nella divisione. Durante il conflitto, il giovane Heinz si distinguerà sia per atti di eroismo che per i frequenti litigi con i suoi superiori. Stare vicino a Guderian non doveva essere semplice; a parte il carattere poco duttile, il futuro generale delle Panzertruppen aveva frequenti problemi di insubordinazione verso i suoi superiori.
Finita la guerra, il difficile Guderian rimase nell'ordine fino al 1922, cioè fin quando venne proposto per studiare la costruzione di una forza corazzata in seno all'esercito della Repubblica di Weimar.
Nel 1933 divenne colonnello e l'anno successivo venne trasferito alle unità corazzate.
Nel 1937 in Spagna infuria la guerra civile, accanto agli assi dell'aviazione tedesca i primi carri armati fanno la loro comparsa. I carristi tedeschi guidati da Von Thoma sconfiggono un raggruppamento di repubblicani appoggiati da carri armati sovietici. Una vittoria tutto sommato modesta nell'ottica globale della guerra civile, ma che in Germania desta l'interesse di Guderian, appena investito dell'altisonante titolo di Ispettore delle truppe celeri.

Hitler e Franco. Il dittatore tedesco resterà deluso dal mancato appoggio del suo alleato spagnolo dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale
Già nel 1936 Guderian aveva teorizzato la nuova guerra con i corpi corazzati nel suo libro "Achtung, Panzer!". Qui espose l'idea che una massa compatta di carri armati poteva facilmente avere la meglio su una solida linea difensiva, indipendentemente dall'aiuto che poteva fornire la fanteria.
Secondo Guderian, quindi, la guerra del futuro si sarebbe combattuta tra carro contro carro, una sorta di letale giostra medievale tra mostri di metallo pesanti svariate tonnellate. In un certo qual senso le idee di Guderian erano rivoluzionarie! Come ben sapete i primi tanks comparvero verso la fine del primo conflitto mondiale; ma nonostante ciò il loro impiego fu piuttosto modesto e comunque sempre subordinato alla fanteria, che era ancora considerata l'arma principale degli scontri terrestri.
In sostanza l'artiglieria preparava l'attacco delle truppe, la fanteria sfondava le linee e, se restava spazio per i carri, davano una mano.
In Achtung, Panzer! le cose cambiano, i carri armati, o meglio, le truppe corazzate (quindi anche fanteria e l'artiglieria motorizzate) fornivano il cuneo d'acciaio adatto a sfondare le linee nemiche, la fanteria, poi, aveva il compito di infilarsi nei buchi lasciati dalla marea di carri e di prendere le posizioni chiave. Si stavano già gettando le basi della Blitzkrieg; ma i tempi non erano ancora maturi, bisognava prima che si riconoscesse l'importanza tattica del carro armato.
Ora può sorgerci un dubbio lecito: fu solamente Guderian ad avere l'intuizione del carro armato come arma definitiva?
La risposta è no. In Francia, Charles De Gaulle metteva in guardia lo stato maggiore arrivando a conclusioni simili a quelle del collega tedesco; ma. come spesso accade, la storia ha un'ironia tutta sua. I vincitori della Grande Guerra non solo ritenevano le idee del focoso De Gaulle balzane, ma le rifiutarono in toto. La Francia aveva l'esercito più potente d'Europa, esercito che purtroppo si basava soprattutto sulle grandi unità di fanteria appiedata, che richiedevano tempistiche assai lunghe per gli spostamenti. Inoltre la costruzione della celeberrima e inutile Linea Maginot aveva costruito l'errata convinzione che, qualora i tedeschi cercassero di attaccare con i carri, in ogni caso sarebbero stati fermati dalle potenti opere difensive della Linea.
Anche in Inghilterra Hobart aveva idee molto simili; ma anch'egli fu largamente inascoltato: l'arma principale restava la fanteria, l'idea di un'unità operativa composta soltanto da carri armati sembrava pura e assoluta follia.

Panzer I
Nel 1936 Hitler, affascinato dalle idee roboanti di Guderian, lo nomina generale e gli da carta bianca per applicare il più liberamente possibile le sue nuove idee sulla guerra di movimento.
Ma c'è un problema logistico non indifferente. Il trattato di Versailles, di fatto, impediva alla Germania la produzione di carri armati, oltre a porre ulteriori limiti sull'armamento e la quantità di soldati impiegati nell'esercito.
Così la Germania nazista si preparava a cestinare platealmente il trattato, ricostruendo le sue forze corazzate praticamente da zero. Ora accade una cosa strana.
Tutti sappiamo che il 1 Settembre 1939 la Blitzkrieg (guerra lampo) erompe in Polonia, stravolgendo le linee difensive dei polacchi, i quali, a loro volta, si ritenevano talmente forti da poter marciare direttamente su Berlino qualora fosse scoppiata la guerra. In qualche settimana i polacchi sono sconfitti, grazie anche all'intervento del nuovo, temporaneo e pericoloso alleato di Hitler: Stalin.
Nel frattempo, sappiamo anche che Francia e Gran Bretagna dichiarano guerra alla Germania, preparando le grandi divisioni di fanteria a nuove e più impegnative campagne.
La cosa veramente strana è che agli inizi del 1940, ossia poco prima che iniziasse l'invasione della Francia, per dieci divisioni corazzate tedesche si avevano solo 600 buoni carri armati con cannoni da 75 mm, il resto delle forze era costituito da carri leggeri con corazze sottilissime e cannoncini da 30 mm. Le forze corazzate alleate, invece, erano decisamente più consistenti: 3600 mezzi.
I carri alleati sono più veloci, meglio corazzati (come i Matilda inglesi con una corazza spessa 7 cm) e, spesso, meglio armati.

Un tank inglese Matilda
Davanti a questa lampante inferiorità numerica e tecnica come poteva spuntarla il teorico assoluto dei panzer?
La chiave di volta del successo di Guderian come comandante di truppe corazzate risiede pertanto nella strategia adottata. Poc'anzi vi accennavo alla tattica della Bltitzkrieg, ossia della guerra lampo.
Sebbene le altre nazioni possedessero un maggior numero di veicoli corazzati, vi dicevo, questi erano aggregati alle unità di fanteria ed utilizzati come pesanti scudi.
Il problema è che le grosse unità appiedate avevano lunghe tempistiche di spostamento, il legare i carri alle truppe di fanteria creava un paradosso notevole: si riduceva notevolmente l'efficacia operativa. Era come se una lumaca scortasse una frotta di formiche.
Ciò che rivoluzionò l'esercito tedesco, invece, fu l'invenzione di una nuovissima unità operativa: la divisione corazzata. I plotoni dei carri erano organizzati in brigate meccanizzate e, quindi, in divisioni. Così si creavano le primissime unità composte solamente da veicoli, estremamente veloci e dotate di una capacità di manovra pressoché illimitata.
Lo scopo di queste unità corazzate era quello di sfondare le linee della fanteria, penetrando in profondità per tagliare le linee di rifornimento, gettando scompiglio e panico tra i nemici. Le unità di fanteria tedesche, di fatto, erano scollegate dalle loro controparti motorizzate. Finalmente i dinamici generali di Hitler non dovevano più aspettare l'arrivo delle truppe appiedate, avevano finalmente a disposizione un'arma efficace, che garantiva risultati straordinari, senza dover essere legata a qualcuno.
La lezione polacca, purtroppo, non era stata recepita. Agli alleati non era bastato vedere il XIX Panzerkorps sfondare le linee e travolgere i difensori polacchi. Il 6 settembre cade Cracovia, l'8 le avanguardie di Hitler combattono già nei sobborghi di Varsavia. In una settimana di guerra lampo Guderian arriva fino a Brest-Litovsk, il mondo è sotto shock.
Dopo il Fall Weiss (Piano Bianco, cioè l'invasione della Polonia), Hitler e i suoi strateghi passano al Fall Gelb. In maggio tocca alla Francia.

Il Fall Gelb, ossia l'invasione della Francia passando da Belgio e Olanda.
L'originale "Piano Giallo" era una versione imbellettata dell'offensiva Schlieffen del 1914, partorito stavolta da Hitler, stratega dilettante e dannatamente fortunato. Caso volle che un aereo tedesco che portava mappe e carteggi del Fall Gelb, in una tremenda giornata di nebbia sbagliasse zona di atterraggio, finendo caldo caldo nelle mani degli increduli francesi.
Lo stato maggiore, convinto ormai dell'impossibilità di attuare il piano, che i francesi avevano ormai accuratamente studiato, dovettero rivoluzionarlo completamente. Fu mantenuta solo la denominazione, giusto per cercare di trarre in inganno il nemico.
Secondo le nuove direttive Parigi non era più la priorità dell'azione. Sfondando dalle intricate foreste delle Ardenne e da Sedan attraverso Belgio e Lussemburgo, le truppe tedesche avrebbero iniziato una manovra avvolgente tagliando la via del mare di Calais e Dunkerque agli anglo-francesi.
I tedeschi schierano tre grandi unità: A, B e C, guidate rispettivamente da Von Rundstedt (di cui parleremo), Von Bock e Von Leeb. Guderian, che si trova sotto il comando di Von Rundstedt, è pronto all'azione.
In 5 giorni cade l'Olanda; mentre il Belgio ha l'ardire di resistere ben 5 settimane. Gli francesi schierano ben 120 divisioni, in aggiunta all'agguerritissimo corpo di spedizione inglese e alle truppe belghe e olandesi sfuggite ai tedeschi. Sulla carta questo schieramento sembra impenetrabile, imbattibile. Ma sul terreno la situazione è capovolta.
Tutti i calcoli francesi si rivelano aria fritta: le insuperabili Ardenne, con le loro intricate foreste e le strade che si perdono per chilometri in mezzo agli alberi, sono vinte da Guderian, che comanda due divisioni corazzate (I e X). Sempre secondo queste stime, l'azione di Guderian davanti a Sedan si protrarrà per almeno una decina di giorni; mentre al generale bastano poco meno di tre giorni per affacciarsi alla Mosa e superarla. Assieme ai carri, un'altra terribile arma annienta il morale delle truppe nemiche: lo Stuka, il bombardiere da picchiata tedesco, che in queste prime fasi delle operazioni sopperisce brillantemente al mancato concentramento dell'artiglieria tedesca.
Gli alleati sono sotto shock, le truppe sono sfibrate dalle marce e confuse dagli ordini contraddittori. Il morale è inesistente e la maggior parte dei reparti va in pezzi di fronte all'avanzata tedesca, anche se gli atti di puro eroismo non mancano. I panzer macinano una media di 40 km al giorno, che per i tempi e le strategie dell'epoca era qualcosa di impensabile.
Gli schieramenti francesi cadono uno dopo l'altro. Investiti dall'uragano di fuoco delle panzertruppen, i superstiti si trovano a difendersi anche dalle manovre avvolgenti degli stessi, che hanno lo scopo di prendere il nemico alle spalle.
Ma a Moncornet Guderian riceve una prima spiacevole sorpresa: per la prima volta i carri francesi disposti a cuneo, avanzano contro il fianco della sua colonna corazzata, riuscendo anche a sfondarla in un punto. Ma sono solo tre battaglioni, riavutisi dalla sorpresa i carri tedeschi li spazzano via e riprendono ad avanzare. Chi mai osò sfidare l'ira del generale dei mostri di acciaio? Un semplice colonnello che, come Guderian, aveva teorizzato l'importanza della guerra meccanizzata: Charles De Gaulle.

Panzer IV

Nonostante la brevissima battuta d'arresto, Guderian avanza. Ciò causa qualche perplessità nell'alto comando. Hitler richiama subito il suo focoso generale, ordinandogli di mantenere le posizioni in attesa della fanteria, lo fa scegliendo come tramite Von Kleist. il diretto superiore di Guderian.
Quest'ultimo, che ha una visione d'insieme ben chiara e che comprende la portata del collasso delle truppe alleate, s'infuria, minaccia persino le dimissioni; ma interviene List, il comandante dell'armata, a mediare. Si trattò del primo screzio che Guderian ebbe col Führer, ma non fu di certo l'ultimo.
Guderian trovò un modo per aggirare gli ordini dell'alto comando (lasciò indietro il suo quartier generale mettendosi alla testa delle sue colonne corazzate!!!) e si dirige a tutta velocità verso le coste della Manica. Il 20 Maggio, dopo una settimana di furiosa galoppata, il Panzerkorps vede la Manica. Dall'altra parte, Rommel sta per chiudere la sacca che ha appena circondato 400.000 francesi, più i superstiti belgi e olandesi ed il famigerato corpo di spedizione inglese. Sta per iniziare l'esodo di Dunkerque. Le maglie della sacca si infittiscono, a Berlino si urla al trionfo e si concede a Göring di sprecare un'occasione mandando la Luftwaffe a compiere una missione impossibile: distruggere il nemico nella sacca di Dunkerque.
Guderian deve restare a guardare mentre il nemico fila via da sotto il suo naso. Tatticamente la campagna di Francia è un successo insperato, ma praticamente è una vittoria mutilata. Se solo avessero precluso agli anglofrancesi la strada per il mare! Probabilmente la guerra avrebbe avuto un esito assai diverso.
Il "generale dei Panzer" è idolatrato da Hitler, che gli perdona anche il fatto di aver disubbidito ad un suo preciso ordine. Jodl pensa che pace e vittoria giungeranno presto, ma non è così. Sta per cominciare la campagna di Russia.

Veicoli abbandonati lungo la spiaggia di Dunkerque.
I preparativi per il cosiddetto Piano Barbarossa iniziarono già nell'estate del 1940.
Ma la Russia è immensa. Se in Francia le distanze potevano essere accorciate dalle truppe corazzate, nella terra dell'Armata Rossa le cose non funzionano altrettanto bene: c'è bisogno di linee di rifornimento efficaci e di capacità di manovra praticamente illimitate. Ciò causa gravi conflitti all'interno dello stato maggiore, poi largamente risolti.
I grandi attuatori del piano saranno gli stessi vittoriosi della campagna di Francia: a nord Von Leeb condurra il Gruppo di Armate composto dalla 18°Armata (Von Küchler), il 4° gruppo corazzato (Höpner) e la 16° Armata (Busch), cioè 29 divisioni e 570 carri armati, affiancati dalla 1° flotta aerea di Keller. Al centro sarà il generale von Bock a guidare la 9° Armata (Strauss), il 2° gruppo corazzato (Hoth), il 3° gruppo corazzato (Guderian), la 4°Armata (von Kluge), per un totale di 49 grandi unità, 930 carri armati e la 2° flottiglia aera di Kesselring. A sud, infine, vi è Von Rundstedt, che comanda la 6°Armata (von Reichenau), il 1° gruppo corazzato (von Kleist), la 17°Armata (von Stülpnagel), l'11°Armata (von Schobert), 42 divisioni in tutto e 750 carri armati, supportata dalla 4° flottiglia aerea di Löhr.
Il Gruppo Armate Nord aveva come obiettivo la direttrice Riga-Dvinsk-Leningrado. Il Gruppo Armate Centro, più numeroso, aveva il compito di spezzare le linee nemiche e prendere Mosca. Infine il Gruppo Armate Sud deve conquistare l'Ucraina.
L'aspetto esteriore della Wehrmacht è scintillante: in totale ci sono 208 divisioni, 21 divisioni corazzate e 17 divisioni motorizzate. Si contano 6.673.000 effettivi, di cui 4.900.000 costituiscono la Heer, 1.485.000 la Luftwaffe, 298.000 la Kriegsmarine e 80.000 le Waffen SS (solo l'1,1%!!!).
La realtà è molto più dura: anche se il numero delle divisioni corazzate è raddoppiato, il numero dei battaglioni è salito solamente a 57. L'industria tedesca stenta a star dietro al fabbisogno bellico, consegnando solo 227 carri armati al mese, contro i 600 richiesti per mantenere funzionali le unità.
La Germania sta per lanciarsi nella più ambiziosa operazione militare della sua storia con soli 3300 carri armati, e la Luftwaffe non se la passa meglio.
In totale, le tre flotte aeree schiereranno solo 720 caccia, 1160 bombardieri e 120 ricognitori. Numeri del tutto irrisori se paragonati alla vastità del terreno.
Ma il morale è alto e le truppe sono convinte che il loro Führer non può sbagliare. O forse può?
Il 22 Giugno 1941 (come Napoleone quasi centotrenta anni prima) Guderian avanza con il Gruppo Armate Centro in direzione della Beresina. Non mancano feroci diverbi col suo collega Von Kluge, troppo cauto nell'uso dei suoi carri. I russi vengono sbaragliati; il 3 Luglio la 4°Armata prende Smolensk.

Soldati tedeschi in marcia durante l'Operazione Barbarossa

L'Agosto del 1941 è caldissimo nei palazzi del potere di Berlino. Si discute sulla "questione Mosca".
Secondo il Führer la capitale dell'Unione Sovietica non è nient'altro che un nome, perciò non avrebbe senso correre a prendersela. Sono innegabilmente importanti, invece, gli altri obiettivi primari: Leningrado, che aprirebbe la strada all'aiuto finlandese, la Crimea (per il carbone) ed il Caucaso (per il petrolio). In realtà Mosca è l'obiettivo politico per eccellenza, oltre che strategico, presa la capitale del comunismo, i russi avranno ben pochi motivi per cui combattere ancora.
Guderian fa la spola tra il fronte orientale e Berlino, cercando di convincere Hitler a non spostare la direttrice d'attacco da Mosca. Inutile dire che ogni volta viene ignorato.
Durante uno degli ultimi tentativi, il generale Von Brauchtisch lo ammonisce, consigliandogli vivamente di non menzionare il discorso Mosca col Führer. Ovviamente Guderian disubbidisce, assistendo poi ad una scena che diventerà sempre più frequente. Hitler gli getta in faccia la cartina che stavano studiando assieme gridando: <<Voi non capite nulla! Voi generali non sapete niente degli aspetti economici di una guerra!>>.
Tuttavia, la cosa che colpirà maggiormente il generale dei Panzer, e che annoterà scrupolosamente nel suo diario, sarà il meccanico e servile annuire di Jodl e Keitel davanti alle sfuriate del Führer.
Nonostante le proteste Hitler esegue gli ordini e sposta i suoi uomini in direzione sud, Kiev capitola.
Il 2 ottobre Hitler impartisce l'ordine di attaccare Mosca, forte delle posizioni consolidate a nord e a sud. Per venti giorni l'avanzata tedesca sembra inarrestabile. Il 20 Ottobre le avanguardie corazzate di Guderian sono a soli 40 km da Mosca; ma poi tutto cambia.
Dopo le prime fasi iniziali baciate dalla fortuna, la campagna di Russia s'impantana nel fango della stagione delle piogge. Le strade diventano impraticabili, i campi si trasformano in maligne pozze di fango della stessa consistenza del cemento. Come se non bastasse l'intelligence militare tedesca prese un abbaglio: anziché fronteggiare 200 divisioni russe, i tedeschi se ne ritrovarono di fronte più di 360.
Inoltre, i temibili T-34 sovietici iniziavano a dimostrare tutta la loro superiorità sui carri tedeschi.
Il grande esercito meccanizzato tedesco arranca nel fango che ingoia carri, cannoni e autocarri carichi di carburante, munizioni e viveri. I partigiani tormentano giorno e notte le colonne in difficoltà.

Una colonna di T34 russi
Al sud von Rundstedt non riesce a tenere Rostov, telegrafa a Hitler della ritirata imminente. La risposta del Führer è categorica: <Restate dove siete>, a cui Rundstedt risponde: <Questo è un ordine folle. Se non lo revocate, trovate qualcun altro per farlo eseguire!>. Hitler non aspettava altro, Rundstedt viene rimpiazzato e la disfatta viene rimandata a costo di gravissime perdite.
Dopo il fango arriva il gelo. A 30 o 40 gradi sotto zero i carri sono altrettanto inutilizzabili, la benzina sintetica si scinde nei suoi componenti chimici, il combustibile gela e il petrolio diventa una colla. Gli uomini muoiono di freddo, poiché non furono correttamente equipaggiati; del resto l'alto comando aveva preventivato una rapidissima campagna estiva, nessuno si aspettava di affrontare il gelo mortale del Generale Inverno.
Il 2 dicembre le forze tedesche convergono per l'assalto finale: Guderian da Sud, von Kluge al centro, Hoth e Höpner da nord. Un battaglione del 258° fanteria giunge ai sobborghi di Mosca, da cui si vedono scintillare le cupole del Cremlino. I combattimenti infuriano per tre giorni senza conquistare né perdere terreno.
Il 5 dicembre Guderian informa il comando di essere stato costretto alla ritirata. Non è il solo, 300 km di linea tedesca inizia a barcollare. Il 6 dicembre Zukov sferra un contrattacco micidiale, gettando 100 divisioni sul nemico. Il fronte si spezza e l'esercito invincibile di Hitler assapora l'amaro della sconfitta.
Von Brauchtisch, comandante supremo, si dimette. Hitler elimina altri 35 generali dal fronte orientale, Guderian è uno di questi, viene congedato dall'esercito per aver ordinato una ritirata senza previa autorizzazione. Pare che il fascino destato dall'abile comandante non abbia più effetto sul Führer. Dal 1941 al 1943, Heinz Guderian vive un'esistenza defilata, da pensionato oseremmo dire. Accusa l'OKW di mollezza, per aver assecondato gli errori strategici di Hitler. Ma non se la prende col Führer, nonostante tutto quello che gli ha fatto, Guderian lo ammira ancora.
Nel frattempo la strategia dei Panzer tramonta; passato l'effetto sorpresa che incutevano, ormai i carri tedeschi e le loro manovre avvolgenti non spaventano più nessuno. Anzi, dal 1941 in poi, le divisioni Panzer lanciate all'attacco saranno più spesso vittime di accerchiamenti e di durissime perdite date dai cannoni anticarro e dalle molotov.
Nel 1943 Hitler lo richiama in servizio come Ispettore generale delle forze corazzate e dei semoventi. La guerra va male, l'esercito tedesco perde sempre più terreno e i russi si fanno sempre più vicini al cuore dell'Europa. Nel frattempo gli Stati Uniti sono entrati in guerra e, ormai, sono palesi le intenzioni di aprire un secondo fronte contro la Germania nazista. Speer, il ministro degli armamenti, e Guderian lavorano incessantemente per trovare una soluzione alla mancanza cronica di mezzi per le divisioni corazzate. Vengono presentati i progetti più strampalati (come un carro armato pesante 150 tonnellate). Secondo Guderian l'ideale sarebbe copiare il T34, ma l'industria tedesca ormai è a corto di risorse: non possiede le leghe finissime d'acciaio impiegate dai russi, né tanto meno un motore diesel così prestante. Quindi Speer e Guderian ripiegano sulla produzione di massa di due cavalli di battaglia dell'industria bellica: i Panzer Panther e Tiger.


Il successo è strepitoso. Nel 1944 l'industria bellica tedesca sforna più di 15.000 Panzer; un miracolo se confrontati ai 3-4.000 del 1942. Guderian torna alle luci della ribalta, viene nominato capo di Stato Maggiore da Hitler; ma ormai la situazione su tutti i fronti è compromessa, nemmeno il genio dei Panzer riuscirà a capovolgerla. Dopo l'ennesimo violento alterco con Hitler, nel gennaio del 1945 Guderian viene esonerato nuovamente dal comando, al suo posto viene messo Krebs.
La guerra è persa. Guderian non viene processato durante i procedimenti di Norimberga, benché in qualità di capo di stato maggiore sia stato coinvolto nei processi contro gli ufficiali tedeschi ritenuti da Hitler indegni di portare l'uniforme.
Heinz Guderian si ritira nell'isolamento di Schwangau, in Baviera. Cura il suo frutteto e scrive libri, permeati da un intenso sentimento anticomunista. Il 15 maggio 1954, nella quiete di Schwangau, moriva il tattico dei panzer per un attacco di cuore. Heinz Guderian aveva 66 anni.

Matt - Il Locandiere

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