mercoledì 16 settembre 2015

La sera leoni e al mattino...dragoni: le avventure di Ian e compagnia (RECUPERO NUMERI PRECEDENTI).

Festeggiamo la sessantaquattromillesima visita con un post che, a livello molto teorico, dovrebbe metterci in pari con Dragonero.
In effetti immaginavo la situazione molto più disastrosa, ma essendo un mensile ed essendomi assentato per poco più di quattro mesi (eh??? così tanto??), i numeri non sono poi balzati avanti di molto. Non per questo, però dobbiamo lasciarceli alle spalle. Nossignore.
Dunque, riprendiamo il filo del discorso dove l'avevamo lasciato la volta scorsa, ossia al numero 25, che, siamo onesti, non era poi 'sto granché.
Ma nei due numeri successivi che è successo? Quanti manicaretti ha preparato Gmor? A quanta gente ha rotto i coglioni Sera? S'è più vista Myrva? Ian ha pigiato qualche altra bella fanciulla? E Myrva? Eh eh eh eh???

Scopriamolo assieme, va là.

Dragonero #26: L'orda dei non morti


Titolo: L'orda dei non morti
Soggetto e sceneggiatura: Stefano Vietti
Disegni: Alfio Buscaglia
Lettering: Marina Sanfelice

Trama: Ian e Gmor sono a spasso per aggiornare le mappe imperiali. Durante un incontro molto ravvicinato con un'avvenente e nudissima grifoniera, scoprono un sentiero poco battuto, che quindi, merita di essere esplorato. Non sanno, però, che il sentiero li porterà dritti dritti verso un villaggio infestato da un'orda di non morti molto agguerriti.

Parliamone: seconda avventura dark di fila, dopo il deludente La porta sul buio, il ventiseiesimo albo della serie promette di dare maggior sapore ad una serie che, se presa per il verso sbagliato, potrebbe naufragare nell'assoluta insipidità dei personaggi.
Una volta ogni tanto Ian non è preso da qualche missione ufficiale e, quindi, ha tutto il tempo di farsi due domande sulla sua vita, che, per essere onesti, non è poi una gran figata.
Ok, hai donne ovunque, una spada fichissima, nerissima e dai poteri pressoché illimitati, tanto da far sembrare Mjolnir un martelletto del banco da falegname della Fisher-Price. 
Finora, con Ian, ne abbiamo passate di cotte e di crude: dagli abominii, all'inframondo, ai complotti di palazzo, fino ai ghoul assetati di sangue e soldi. Il rischio è quello di far passare il protagonista per una macchina soccorri, squarta e scopa.
In che senso?
Analizziamo brevemente il mio ultimo postulato. Va da sé che Ian è il protagonista indiscusso & l'unico ad avere i poteri necessari per risolvere il 99% delle sfighe che capitano al gruppetto promiscuo di avventurieri. Ora, se ciò non fosse, la serie non si chiamerebbe certo Dragonero. Fino ad ora ho detto solo ovvietà.
Il vero problema di ogni serie a fumetti, da Dylan Dog alle ben più ampie testate Marvel e DC, è quello di caratterizzare il personaggio non solo per le sue gesta, ma anche per la sua personalità. Quindi è necessario metterlo un po' a nudo non solo tra le cosce della strappona di turno; ma anche a livello...uh...psicologico, diciamo. Si devono sottolineare speranze, vizi, virtù, sogni e fobie dell'eroe, perché lo si senta più credibile, più proprio, diciamo.
Se così non fosse, appunto, Ian sarebbe solo una macchina. Una figura soccorri, squarta e scopa, appunto. Soccorri perché costantemente impegnato nelle missioni dell'Impero. Squarta a causa dell'uso continuo e sconsiderato della sua spada brunita. Mentre scopa, beh, l'avete capito no?
Il pregio del numero 26 è che, di nuovo, fa emergere i conflitti interiori di Ian.
Ian, che non è un eroe tapino e tormentato dalla cattiva sorte come Omero, tutt'altro. Si vede affidare missioni delicate e importanti, che non fanno altro che accrescere la sua fama personale. Viene temuto e rispettato. Gode di importanti protezioni e amicizie al palazzo imperiale; ma allora cosa c'è che non va? Perché Ian è tormentato?
A causa della sua spada. Non è normale nel vasto Enochverso avere una Spada Nera. Ma non nera perché è stata forgiata così, ma perché fu intrisa del sangue di un drago. Già altre volte abbiamo intuito il potere della spada, un potere proprio dell'arma, che volente o nolente finisce per scontrarsi e ammorbare l'anima di chi la brandisce. Perché la spada ha una volontà sua che, ahimé, non sempre coincide con quella del proprietario. Questo è il problema fondamentale di Ian: più usa la spada, più essa lo trascina in un vortice oscuro di obnubilante violenza.
Tornando al numero, questa crisi è ben visibile quando Ian si trova di fronte all'orda dei non-morti, pentiti e maledetti a causa della loro cupidigia. Una maledizione che, presto o tardi, potrebbe colpire anche Ian, se non riesce a risolvere il conflitto che alberga nella sua anima.
A questo, quindi, possiamo ricondurre il sugo del numero. Ian si spoglia delle sue vesti e ci mostra un lato piuttosto controverso di sé: cedere o resistere al potere della sua Tagliatrice Crudele?
Sente che quel potere è molto allettante; ma allo stesso tempo tremendo. Anche i non morti lo metteranno in guardia. Pensate che questo è solo uno dei lati oscuri del nostro protagonista.
In realtà, poi, Ian si toglierà davvero le sue vesti, cavalcando la bella grifoniera dai bicipiti grossi come angurie; il tutto mentre un felicissimo Gmor si ingozza di prelibatezze.
Un numero incisivo che ci prepara ad una gelida e psicologicamente debilitante avventura tra i ghiacci.


Dragonero #27: Gli artigli del cervo.

Titolo: Gli artigli del cervo
Soggetto e sceneggiatura: Luca Enoch
Disegni: Luca Malisan
Lettering: Luca Corda

Trama: Ian è inviato in una pericolosa missione solitaria, per soccorrere un gruppo di soldati imperiali rimasti bloccati nell'enclave della montagna. Purtroppo lo scout non sa che gli uomini da salvare sono inseguiti da un essere con un unico scopo nella sua vita: la vendetta.

Parliamone: dopo tre numeri, torna Enoch a prendere in mano il pallino della situazione. Il ventisettesimo albo della serie si presenta come un'altra perla tra scenari mozzafiato, egregiamente ritratti da Luca Malisan, e momenti di pura tensione alla Il Fuggitivo.
Un numero letteralmente da brividi, visto che vede il nostro Ian, ripresosi parzialmente dalle proprie crisi di coscienza, andare in soccorso di un gruppo di tapini soldati imperiali piuttosto...uh...omertosi.
Già, perché, per chi non l'avesse ancora capito, in Dragonero l'Impero non è un'entità granitica, immota e inamovibile; tutt'altro...
Nei romanzi fantasy si tende a mitizzare gli imperi, figurando i regnanti o come personaggi totalmente positivi o totalmente negativi. L'impero enochiano, invece, è una cosa più complessa: fatta di intrighi, sotterfugi e manovre politiche degne del miglior Martin. Viene da sé, quindi, che esistono missioni-fregature, come quella che affronterà Ian nella sua ennesima avventura.
Fallita la missione di assassinare un capo delle tribù dell'Enclave della Montagna (perennemente in lotta con l'Impero), i soldati ammazzeranno la moglie e i figli del succitato, il quale, ovviamente, non la prende tanto bene e decide di vendicarsi.
La vendetta, però, non si consuma come un: adesso vi inseguo, vi accoppo, vi scuoio e vi metto vivi nel sale. Infatti seguirà dinamiche molto, ma molto più articolate.
Come vi dicevo il numero si snoda come un buon misto tra Il Fuggitivo e The Grey (avete visto il film con Liam Neeson? No?), mentre Ian cerca di spezzare il muro omertoso creato dai sopravvissuti soldati imperiali.Questo numero, in sostanza, ci mostra il lato un po' dark dell'Impero. Il lato che non esita a massacrare donne e bambini per soddisfare i propri programmi politici.
Bene, ora è tempo di lasciarci, anticipandovi che ben presto parleremo del ventottesimo albo di Dragonero (tempi tecnici di lettura + stesura articolo).

Matt - Il Locandiere

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