sabato 31 gennaio 2015

Rubrica storica: i generali di Hitler.

Per il portale biografie abbiamo iniziato una serie di articoli dal tema piuttosto controverso. Parliamo di ufficiali generali, ma non di ufficiali qualsiasi, bensì degli strateghi che sfruttarono la potente macchina bellica tedesca, sguinzagliandola per mezzo mondo.
Furono semplicemente dei criminali? Degli assassini? O furono anche dei brillanti strateghi? Cerchiamo di dare una risposta a queste e ad altre domande, proprio qui ed ora.

I generali di Hitler



Karl Dönitz

L'Ammiraglio dei branchi di lupi




Karl Dönitz nacque a Grünau (Berlino) il 16 settembre 1891. Entrò nell'accademia della Marina Imperiale e, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale servì nel Mediterraneo sull'incrociatore Breslau. Ma il destino del giovane cadetto non era il ponte di una grande nave da guerra.
Durante una pausa per delle riparazioni, Dönitz venne trasferito al comando idrovolanti, per poi essere assegnato al comando sommergibili. Nel 1916 venne imbarcato come ufficiale aggiunto sull' U-39; mentre nel 1918 ottenne l'agognato comando dell'Untersee-Boot 68.
All'alba del 4 ottobre dello stesso anno, si verificò un evento che segnò la vita del giovane Karl. Il sommergibile si trovava al largo delle coste della Sicilia e si preparava ad attaccare un consistente convoglio navale.
Dönitz diede l'ordine di immersione, ma subito qualcosa andò storto. Il sommergibile iniziò a scendere troppo velocemente, arrivando pericolosamente alla quota limite di 100 m. Ossia alla profondità necessaria perché la pressione del mare stritolasse l'U-68 come una scatoletta di latta. Solo un rapido contrordine del giovane Dönitz, permise al sommergibile di riaffiorare in tutta fretta (grazie all'immissione di aria compressa nelle casse zavorra).
L'U-69 schizzò fuori dall'acqua come un proiettile, ma capitò caldo caldo in mezzo alla formazione nemica che avrebbe dovuto attaccare silenziosamente. Dönitz ed il suo equipaggio vennero catturati.
Durante la sua prigionia, Dönitz elaborò quello che 20 anni più tardi divenne noto come "tattica del branco di lupi"; ma questa è una storia del futuro. Torniamo al 1918.




Il 28 giugno 1918 veniva firmato il Patto di Versailles, mentre Dönitz restava prigioniero degli inglesi. Solo due anni più tardi il non più giovane ufficiale fece rientro in patria.
La Germania del dopoguerra era ben lontana dal fulgore degli anni imperiali. La debole Repubblica di Weimar dovette piegare il capo davanti alle richieste avanzate, le quali, come conseguenza, ebbero una riduzione drastica delle forze armate tedesche, marina compresa.
Nel 1935 ottiene il grado di Kapitän zur See (che corrisponderebbe al Capitano di Vascello) ed il comando della 1° Flottiglia U-boot. Nel frattempo la Repubblica di Weimar era collassata, cedendo il posto a Hitler. Come molti altri generali, anche Dönitz era iscritto al NSDAP ed era anche uno strenuo sostenitore del nuovo cancelliere.
La Reichsmarine dell'epoca weimariana e, prima ancora, imperiale era stata sostituita dalla nuova Kriegsmarine al cui capo era l'ammiraglio Reader. Dönitz, durante la sua cattività, aveva intuito brillantemente che le tattiche coi sommergibili del Primo Conflitto Mondiale erano pressoché inutili: sparpagliare qualche vascello in giro per l'Atlantico non giovava di certo allo sforzo bellico, sarebbe stato molto meglio concentrare gli attacchi ai convogli atlantici che rifornivano la Gran Bretagna attraverso la tattica del branco. In cosa consisteva questa strategia? Quando veniva identificato un convoglio, per mezzo di un U-Boot o di intercettazioni radio, una squadra composta da vari sommergibili si dirigeva sul bersaglio seminando il panico e affondando il maggior numero di navi possibile, per poi sparire senza lasciare traccia, distanziando rapidamente le goffe navi scorta: in sostanza come fa un branco di lupo che piomba su un inerme gregge di pecore.
La tattica era buona; ma in primis prevedeva un'enorme sforzo per la produzione di parecchi esemplari di sommergibili; inoltre non erano di certo adatti i minuscoli battelli costieri come i modelli IIA e IIB.


Solo con l'avvento del primo sommergibile oceanico (il VII con le sue varianti), la Kriegsmarine fu effettivamente in grado di competere a livello bellico. Sfortunatamente per Dönitz, il grande ammiraglio Reader, così come altri alti ufficiali, non credeva assolutamente nell'efficacia di questa tattica del branco di lupo ideata dal suo sottoposto. Reader era ancora un'eroico sostenitore delle sceniche battaglie navali combattute da possenti battelli di linea come corazzate, incrociatori da battaglia, incrociatori tascabili; mentre i sommergibili venivano relegati a funzioni di supporto e perlustrazione. Dönitz dovette lavorare un bel po' ed entrare in conflitto spesso coi suoi superiori; ma alla fine venne ascoltato da Hitler, e i sommergibili ottennero parte dei fondi assegnati alla marina.
Ben presto, lo scoppio della guerra mise alla prova le rivoluzionare teorie del Contrammiraglio Dönitz (1939).
Il 1 settembre 1939 la Germania dichiarava la guerra alla Polonia, due giorni più tardi Francia e Inghilterra si schierarono con la parte lesa. Solo dieci ore dopo iniziava la guerra sui mari con l'affondamento dell'Athenia. Alle 21 del 3 settembre 1939, il transatlantico Athenia venne silurato e affondato dall'U-30 di Lemp, al largo delle Ebridi. La nave trasportava 1400 passeggeri, i morti furono 112, tra di essi 28 americani. L'incidente dell'Athenia fece riaffiorare lo spettro del Lusitania, che durante il Primo Conflitto Mondiale aveva portato gli USA in guerra. Dönitz andò personalmente ad accogliere Lemp al suo rientro alla base e, con un'indegna opera di falsificazione e mistificazione, fece in modo di far sparire ogni prova di colpevolezza. L'azione fu eseguita su ordine diretto del Führer; ma rese ancora più freddi i rapporti tra Dönitz e Reader.



Prima di proseguire con la storia di Dönitz, forse, è meglio entrare un pochino nel dettaglio della macchina bellica per eccellenza della guerra sui mari. Il sommergibile, o Unterseeboot, ha conosciuto fortune avverse durante la Seconda Guerra, dotato di maggiore indipendenza rispetto al precedente conflitto, se perfezionato ulteriormente, questo apparecchio sarebbe stato in grado di strangolare la Gran Bretagna. Quest'ultima, infatti, nei secoli aveva aumentato le rotte commerciali di rifornimento a scapito di una almeno modesta forma di autosufficienza. Con l'invenzione dell'aereo, poi, l'Inghilterra non era poi isolata come si poteva credere e, infatti, la guerra fece crollare anche questo mito.
Se dall'alto dei cieli Göring e la sua vantata Luftwaffe toglievano il sonno a Dowding, Dönitz ed i suoi lupacchiotti oceanici terrorizzavano letteralmente l'inquilino al numero 10 di Downing Street: Winston Churchill. Solo nel 1940 le perdite inglesi ammontavano a 2.000.000.000 di tonnellate di naviglio silurato; mentre nei primi mesi del 1942 si sfiorarono i 3 milioni! L'U-boot era un'arma micidiale e, se fosse rimasta in funzione; avrebbe presto interrotto ogni rifornimento alla Gran Bretagna, togliendo anche la speranza di resistere ai nazisti.
Fortunatamente per Churchill, però, la forza U-Boot era ben lungi dall'essere efficiente. In realtà i battelli mandati per mare erano del tutto insufficienti e, nell'Atlantico, operavano esclusivamente due "branchi di lupi". Il resto dei natanti era utilizzato per l'addestramento dei sommergibilisti, per il trasporto ed il rifornimento dei branchi di lupi, oppure ancora si trovavano nei cantieri e negli arsenali navali. La superficialità e la pochezza degli assi di Göring, poi, frustrarono le possibilità di successo della tattica dönitziana di guerra sottomarina; infatti la Luftwaffe, terminata la battaglia di Inghilterra, non riusciva a dare una copertura aerea sufficiente, obbligando i comandanti dei sommergibili a sprecare tempo in lunghe perlustrazioni alla ricerca di un bersaglio.
Infine la decodifica dei codici Enigma, utilizzati dalla Kriegsmarine (e non solo) per mandare messaggi cifrati agli equipaggi dei branchi di lupi, fece in modo di ridurre la potenza distruttiva di questi ultimi. Grazie a questo successo, dovuto per la maggior parte a Turing, i convogli alleati potevano aggirare i branchi in attesa, mandando al loro posto le cacciatorpediniere a fare lavoro di bassa macelleria.


Ma com'è che, esattamente, viveva un equipaggio di sommergibili?
I sommergibilisti erano considerati degli eroi in patria, mentre in Gran Bretagna erano visti come sporchi assassini nazisti, che siluravano o speronavano di proposito le navi di paesi neutrali o passeggeri, mitragliando i superstiti. Come sempre gran parte delle notizie che arrivano da una parte o dall'altra sono frutto di un'accurata propaganda, perciò la realtà storica sta ne mezzo.
Dobbiamo pensare al sommergibile come un'enorme scatola per sardine di acciaio, che solcava mari spesso ostili alla ricerca di navi da affondare con le sue temibili armi: i siluri.
I sommergibili, spesso, sono ritratti con dei cannoni Flak posti sul ponte. Questi pezzi d'artiglieria, però erano usati raramente, più che altro per minacciare o finire le navi colpite che stavano affondando; infatti, nei modelli più tardi, i pezzi d'artiglieria vennero sostituiti più facilmente con mitragliere antiaeree, che servivano a difendere il battello dall'attacco degli aerei durante le fasi di ventilazione.
L'interno di un sommergibile doveva essere un incubo di sporcizia e cattivo odore. Gli equipaggi stavano in mare per interi mesi e, con l'acqua e l'aria razionate, possiamo immaginare che la pulizia fosse un lusso. Il capitano o, eventualmente, gli ufficiali comandanti, avevano delle cabinette private; mentre gli uomini di truppa dormivano ammucchiati nelle cuccette, in amache stese alla bell'e meglio, oppure ancora per terra. I cibi imbarcati dovevano poter essere conservati a lungo e dovevano affrontare difficili viaggi per mare. Benché coperti di onori e meritevoli di una paga doppia rispetto a qualsiasi altro marinaio, i sommergibilisti erano consci di avere un'aspettativa di vita bassissima; che si ridusse ulteriormente con l'avvento di nuove e più sofisticate apparecchiature anti-sommergibile. Gli incidenti erano all'ordine del giorno e se non erano le bombe di profondità a far saltare il battello, poteva essere un guasto dei siluri o un'incidente nelle sale macchine.



Ma come mai, allora, Dönitz perse la battaglia nell'Atlantico? Non fu solo colpa della Luftwaffe, né solo merito delle nuove strategie adottate dagli Alleati (cioè la fitta scorta ai convogli navali). Ciò che realmente sconfisse Dönitz fu la mancanza di fondi. Senza finanziamenti al progetto U-Boot, gli ufficiali dovevano far economia e farsi bastare i battelli che avevano a disposizione, mettendo fuori dai ranghi quelli che dovevano sopportare una lunga manutenzione, cosa che di solito avveniva dopo lunghi periodi di navigazione.
Come se non bastasse, la penuria di finanziamenti non consentiva la produzione necessaria di battelli per mantenere i convogli oceanici sotto una minaccia costante. I bombardamenti alleati nei cantieri e negli arsenali dove venivano riparati gli U-Boot, poi, misero in crisi definitiva il sistema.



Avevamo lasciato Dönitz nel 1939, una volta sistemato l'affare Athenia la guerra sottomarina proseguiva a gonfie vele; mentre Churchill diventava sempre più insonne. Nonostante l'entrata in guerra dell'America e il ribaltamento del fronte sulla terraferma, sembrava che la guerra degli U-Boot fosse l'unica a dare i frutti sperati da Hitler. Nel 1943, il Führer congedò Reader e mise al suo posto il nuovo Grande Ammiraglio Karl Dönitz.
Purtroppo nello stesso anno venne infranto il sogno del neo comandante della Kriegsmarine di far operare i propri battelli in acque americane. Il perfezionamento delle tecniche anti-sommergibile portò all'annullamento della caratteristica più saliente di queste macchine di morte: l'invisibilità.
I nuovi radar montati sugli aerei a lungo raggio alleati snidavano i sommergibili in qualsiasi condizione atmosferica e a qualsiasi ora del giorno o della notte.
Il 24 maggio 1943 Dönitz annota sul suo diario: <L'ammontare delle perdite ha raggiunto livelli non più sostenibili e gli insuccessi delle ultime azioni ci costringono ad adottare misure decisive per fare sì che le nostre unità possano difendersi e attaccare meglio.
Il rapido precipitare degli eventi su tutti i fronti diedero al progetto U-Boot ben poche speranze di futuri congrui compensi. Hitler era ossessionato dai tradimenti; mentre i generali della Wehrmacht vivevano nell'orrore di una prossima disfatta imminente. Dönitz solo dava risposte concrete al suo Führer costruendo bunker per difendere i propri battelli e sparpagliando i suoi U-Boot per i mari, nel disperato tentativo di tenere impegnati il più possibile le forze aeronavali alleate.
Durante l'ultimo anno di guerra il Grande Ammiraglio espresse ancora parole di ammirazione per il proprio Führer, il che spiega la quasi mancanza di congiurati nella cospirazione di Von Stauffenberg del luglio 1944. Dopo aver appreso dell'attentato, Dönitz non si tirò indietro nel definire i congiurati dei "vili".
Nove mesi più tardi, alle 18 del 30 Aprile 1945, a Plön (ultimo caposaldo della Kriegsmarine, sul Baltico), il ministro Speer e il contrammiraglio Kummetz sono testimoni della ricezione di un messaggio di Bormann, proveniente dal bunker della cancelleria di Berlino:

Grande ammiraglio Dönitz! Al posto dell'ex-maresciallo del Reich Göring, il Führer nomina voi come suo successore. Segue per iscritto conferma pieni poteri. Prenderete immediatamente tutte le misure richieste dalla situazione attuale. Bormann.

Nemmeno questa volta Dönitz esitò. A mezzanotte, nell'ufficio del comandante della Kriegsmarine e futuro Presidente del Reich piomba nientemeno che Heinrich Himmler, scortato da alcuni ufficiali armati delle SS. Il brillante stratega Dönitz si prepara a vincere anche quella battaglia.
Dönitz sventola davanti al naso del supponente bavarese il messaggio di Berlino. Impallidendo visibilmente, Himmler chiede al Grande Ammiraglio se può essere il suo vice, un atto dovuto. Al rifiuto di Dönitz, l'ormai ex-capo di tutta la polizia tedesca gira i tacchi e fugge di gran carriera. Non lo rivedrà mai più.



Gli ultimi giorni del Reich sono prossimi. Döntiz forma un governo nazista provvisorio e, il 23 maggio, si consegna agli Alleati assieme ai suoi ministri. Dopo una breve cerimonia a bordo del piroscafo Patria, Dönitz scompare dalla scena politica, per poi riapparire in occasione del processo di Norimberga. Anche l'ultimo presidente di quello che doveva essere il Reich Millenario finisce sul banco degli imputati, proprio dietro a Hermann Göring, colui che doveva essere il vero erede di Hitler.
Assolto dall'accusa di crimini contro l'umanità, Karl Dönitz viene condannato a 10 anni di prigione nel carcere di Spandau, poiché ritenuto colpevole di aver preparato una guerra di aggressione. Uscito di galera, l'ex Grande Ammiraglio si ritirò a vita privata.
Durante questo periodo la figura dell'ex stratega degli U-Boot venne largamente riabilitata e Dönitz si occupò di rispondere all'imponente corrispondenza che riceveva. Morì per un attacco cardiaco la Vigilia di Natale del 1980 ad Aumhüle, nei pressi di Amburgo (Schleswig-Holstein).


Matt - Il Locandiere

1 commento:

  1. vivissimi complimenti per l'articolo. L'ho divorato!

    mark riese

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