lunedì 12 gennaio 2015

Il Lunedì del Locandiere

Scusate l'assenza di settimana scorsa, ma sono stato un po' preso con del lavoro, quindi ho avuto di fatto poco, anzi, pochissimo tempo per scrivere.
Anyway, prima di darvi un perché alla domanda del sondaggione, a cui nessuno ha risposto (ingrati!), volevo fare un pochino il punto della situazione, ossia quali articoli usciranno questa settimana?

Abbiamo un pochino di cose da fare, domani, verosimilmente, uscirà la recensione di Dylan Dog 340; mentre Mercoledì parleremo di un film...che film? Non ve lo dico, sorpresa.
Giovedì o venerdì, invece, parleremo di Dragonero 20; mentre sabato uscirà un articolo a tema scientifico (quello delle grandi scoperte della scienza) in cui parleremo un po' di lenti a contatto.

Ma torniamo a noi...

Il quesito posto: "Ma secondo voi il sole è un pianeta o una stella?" non ha trovato risposta. Beh, chiaramente il nostro sole, quello che ci accoglie ogni mattina, ogni volta che la Terra compie un giro sul proprio asse, non è un pianeta, bensì una stella. E fin qui, ci arrivano tutti. O forse no?
In realtà no. Perché se volessimo tener fede a questo articolo, il quale è un estratto da Scienze e Ricerche n° 2 (che vi potete trovare qui), il 40% degli italiani è convinto che il Sole sia un pianeta. Logico no? La Luna emette la luce e sappiamo, più o meno, che è un pianeta (un satellite), quindi anche il Sole, che emette luce un po' più intensa, è per estensione anch'esso un pianeta. Sillogismi da Aristotele ubriaco fradicio.
Ma l'alfabetizzazione..o meglio...analfabetismo scientifico mostra dati ancor più significativi: per esempio un italiano su due non sa che un elettrone è più piccolo di un atomo. Cose abbastanza da cultura generale, da Superquark potremmo dire. In realtà l'autore guarda piuttosto con orgoglio questi dati, visto che solo 5 anni prima (nel 2010), ben il 50% della popolazione italiana non sapeva "cosa" fosse il Sole.
Dati preoccupanti? Abbastanza. In effetti, l'articolo prosegue sottolineando come mai in una società così tecnologicamente proiettata verso il futuro non esiste una conoscenza delle nozioni base della Scienza. Come mai, poi, non viene data la giusta rilevanza alla comunicazione scientifica? Sì, esistono gli anni di questa o quella disciplina, così come le settimane della fisica, della ricerca, eccetera. Ma nonostante questi sforzi, come mai l'alfabetizzazione scientifica stenta a decollare?
Secondo l'articolo il problema risiede tanto nella cattiva capacità comunicativa delle università e degli istituti di ricerca; detto altrimenti, non riescono ad accattivarsi la gente.
A mio parere, invece, la colpa va divisa 50 e 50.
Da una parte, giustamente, le università, soprattutto le facoltà scientifiche, non fanno molto per scrollarsi di dosso questo problema comunicativo. Ciò poi si ripercuote sui "non addetti ai lavori" che guardano con diffidenza un'istituzione troppo impegnata e che utilizza un linguaggio specifico impraticabile. Perché è vero, la Scienza usa un linguaggio universale, ma che non è sempre accessibile a tutti.
D'altra parte però anche noi comuni cittadini ce la mettiamo tutta per allontanarci dalla divulgazione scientifica. La maggior parte delle informazioni sulle scoperte può essere ricavata tramite la consultazione di articoli di settore, che però, spesso, non sono di agile lettura. Pur tuttavia esistono blog, pagine su social network, siti e libri di "addetti ai lavori" o semplicemente seri appassionati, in cui vengono presentati vari articoli, anche in chiave abbastanza ironica. Purtroppo i dati sulla lettura e l'acquisto di libri sono decisamente sconfortanti. Il Sole 24 ore ci presenta dei dati abbastanza sconfortanti per il triennio 2010 - 2013 (teniamo però in considerazione che i dati si riferiscono a due anni fa e sono stati pubblicati nel Marzo 2014). Nel periodo considerato, complice giustamente anche (ma non solo) la crisi economica, si stima che i 2/3 della popolazione italiana al di sopra dei 14 anni non legga assolutamente niente. Né libri, né e-book, quest'ultimi, sempre nel triennio, hanno subito una lieve flessione positiva (2%), ma del tutto insufficiente a colmare questo enorme vuoto culturale.
Detto altrimenti, viaggiamo felici e beati con strumenti in grado di concederci la stragrande maggioranza del sapere scientifico (e non solo); ma li utilizziamo per postare le foto dei nostri animaletti inebetiti, link della pagina di Grillo o di Salvini e articoli contenenti bufale cosmiche (provenienti da ben note pagine di dubbia utilità quali TzeTze, Sputtaniamolitutti, Adesso fuori dai coglioni et similia) contribuendo a diffondere la pratica dell'allarmismo e dell'ignoranza, piuttosto che dello sviluppo culturale dei nostri concittadini.
Il problema non è recente; ma si è acutizzato senza dubbio negli ultimi tempi, con l'aumento delle pratiche demagogiche in tutti i settori: dalla politica alla scienza, con lo sviluppo di fantasiose ed erronee teorie fanta-complottare, che raccolgono proseliti più facilmente di una semplice verità dedotta dalla rigorosa logica scientifica. Quella vera, non quella delle scie chimiche.
Ma perché s'è perso l'amore della conoscenza? Solo perché adesso tutti hanno una connessione internet?

Matt - Il Locandiere

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