sabato 17 gennaio 2015

Era una notte buia e tempestosa...la piccola rubrica degli avventori dylaniati.

Siamo in ritardo! Siamo in ritardo! Siamo in ritardo! Meglio darsi da fare a sto punto! Oggi pubblico i due articoli fumettistici ancora nella to do list, mentre se riesco domani pubblicherò l'articolo sulle LAC. Attacca con la recensazio di Dylan Dog. Poi, in giornata, vi beccherete anche quella di Dragonero. Ma andiamo con ordine, va.


Titolo: Benvenuti a Wickedford
Soggetto e sceneggiatura: Michele Medda
Disegni: Marco Nizzoli
Lettering: Ileana Colombo

Trama: Trasferta in campagna per il nostro Old Boy. Durante una visita al caro e pensionato ispettore Bloch, la scomparsa di alcuni ragazzi avvia un'indagine dagli inquietanti retroscena.

Parliamone: Sfogliare questo numero è un po' come guardare Dead Snow, all'inizio pensi che sia un film piuttosto pregevole (in questo caso un fumetto); ma poi ti rendi conto di trovarti davanti ad un qualcosa di un po'...un po'...
Un po' buttato lì ecco.
Ad essere davvero onesto, questo trecentoquarantesimo numero è piuttosto difficile da interpretare. Non che contenga verità assolute, piuttosto che dialoghi al limite del nietzschiano; bensì non è chiaro l'intento di chi scrive la storia. In base a quali elementi dico tutto ciò? Beh, partiamo dal fatto che dell'indagine vera e propria se ne parla poco e dalla metà in poi del numero, mentre il resto delle pagine vede per protagonista più Bloch che il vecchio Old Boy, il quale, tra l'altro, non ha nemmeno tempo di concludere con la tizia di turno su cui ha posato gli occhi (vegana, animalista, attivista e qualcos'altro di -ista).
Amica, che peraltro lavora in un'associazione con volontari dal look decisamente improbabile, ma di questo ne parliamo dopo.
La cosa importante è che, come Recchioni ci aveva promesso, il pensionamento di Bloch non avrebbe significato seppellire il personaggio, ma anzi valorizzarlo.
Quindi troviamo un ex ispettore tutto intento a godersi la pensione a Wickedford, ridente paesino della campagna inglese: 500 anime e 6000 pecore, una cosa così. Dylan, dopo l'ennesima sfuriata con quel gran simpaticone di Carpenter, decide di andare a fare visita al caro Sherlock Holmes Bloch.
Sì, avete capito bene, quello che conosciamo tutti semplicemente come ispettore Bloch, in realtà di nome fa Sherlock Holmes. Non mi stupirei se i suoi genitori l'avessero anche picchiato da piccolo.
Comunque, la vera storia investigativa si aggiudica una minuscola fettina del numero. Detto in parole povere un tizio affetto da una grave deformità viene sospettato di far sparire la gente.
In realtà il caso è praticamente risolto fin da subito, questo ometto deforme commette la scemenza di lasciar scappare l'unica testimone oculare in grado di disegnare perfettamente. Ma, ehi, sono dettagli.
Ciononostante non ho per niente gradito l'enorme sparatoria finale tra poliziotti, mostro tentacolato e mostro stesso. Scena davvero patetica.
Unico fatto "carino" è stato quello di battezzare un pub Hot Fuzz, si vede in una scena ed è un riferimento per pochi intenditori cinematografici.
Detto questo, ribadisco: se l'intento del numero era quello di fornire una storiella rilassata sulla vita da Coldiretti dell'ex-ispettore Bloch, allora può andare. Viceversa se chi ha ideato la storia pretendeva di fornire un racconto emozionante e alternativo, beh, costui ha toppato. Anche perché, come vi ho già detto, la vera indagine occupa davvero uno spazio misero.

Matt - Il Locandiere

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