venerdì 2 gennaio 2015

Capodanno al cinema

Non so voi, ma il mio 31 Dicembre non si è concluso con particolare brillantezza. Ah, a proposito ringrazio e auguro buon anno al povero Cristo di carabiniere della guardiola, il quale avrebbe sicuramente preferito passare diversamente l'ultimo dell'anno, che ci ha gentilmente dato tutte le informazioni necessarie. Niente di serio bagais, solo uno smarrimento di documenti...il che, come ben sapete, implica un'infinita sequela di rotture di cabbasisi [cit.].
Detto questo, con una fine decisamente meh, ci possiamo davvero aspettare un inizio migliore? Massì dai, ci hanno già pensato un buon film e la mia ragazza a farmi passare le noie di ieri sera. Quale film? Scopriamolo assieme.


Trama: Un orsetto rimasto praticamente orfano parte dal Perù con destinazione Londra. Qui incontrerà i Brown, una normalissima famiglia in cui la madre è una donna molto sensibile e illustratrice di storie per bambini, il padre è un uomo che evita in tutti i modi possibili i pericoli che possono colpire la famiglia e, beh, due figli cresciuti all'ombra un po' soffocante dei genitori. Niente di irrimediabile però. A sconvolgere positivamente le loro vite arriva l'orsetto parlante peruviano, trovato tutto solo alla stazione di Paddington.

Parliamone: dunque, andare al cinema è un vero e proprio rito. Ma cosa ne so io? Non è la stessa cosa schiaffare un dischetto in una scatola e vedersi un film su di un maxi televisore LCD, comodamente spiaggiato sul divano? Ovviamente no!
Il rito dell'andare al cinema è composto da tante piccole cose, da un codice piuttosto rigido e inconsapevolmente adottato da chi ha ancora questo pallino. Me compreso.
Parti con largo anticipo, non si sa mai quanta coda c'è alle casse. Passi a prendere la morosa e, durante tutto il tragitto da casa al posteggio del cinematografo, si discute del film che si sta per andare a vedere; oppure, nel malaugurato caso in cui la decisione non è stata ancora presa, si cerca di mettere ordine alle idee e si avanzano proposte. Il tutto è condito anche da frasi tipiche del momento "Sì, ma poi potremmo andare a vedere anche..." oppure "Oh, prossima volta ci spariamo tipo...". Poi c'è tutto la sequenza del parcheggio, ingresso e coda per i biglietti (niente di fantozziano, è la pura verità...e la coda non era nemmeno poi così lunga). Morale della favola, chi con la sua riserva energetica necessaria di porcherie, chi no, si entra in sala, dove siamo accolti dal caldo e morbido abbraccio della chaise longue adottata per farci godere meglio dello spettacolo. Le risatine dei più piccini, lo scambio di battute degli adulti, il comfort e l'inconfondibile odore di pop-corn, caramelle e pastrugni esalato dalla moquette della sala ci cullano in un dolce sogno cinematografico, disponendoci bene a qualsiasi pellicola...più o meno.


Torniamo a noi. Dopo il rituale dell'arrivo e del regale appoggiamento del culo sulla poltrona cerco di figurarmi un po' come sarà questa storia.
Paddington è il tipico film natalizio per famiglie. Con questo non sto dicendo che sia brutto, tutt'altro! Questa è la storia di un tenero orsetto, dai modi garbati e che parla correttamente l'inglese. Strano vero? Ma, ehi, siamo a Natale.
In realtà Paddington non è una trovata commerciale dell'ultimissimo momento; anzi. La storia dell'orsetto con il cappello di feltro rosso e il cappottino-montgomery blu è ben più vetusta.
Nato nel 1958 dall'immaginazione di Michael Bond, il tenero orsetto amante della marmellata, con la marmellata stessa (rigorosamente alle arance),sono diventati un po' le icone dei bambini britannici. Un po' come la Pimpa per noi, sort of.


La vicenda, che ricalca un po' la prima apparizione libresca del tenero orso, è ambientata nei giorni nostri, in una Londra decisamente troppo poco ospitale e ben lontana dalle aspettative di Paddington. Gli unici ad accorgersi dell'orsetto solo sono proprio i Brown.
Paddington porta al collo un cartellino che reca la scritta "Per favore prendetevi cura di quest'orso. Grazie". Non è casuale nemmeno la scelta di queste parole e del modo in cui vengono messe addosso al protagonista; infatti questo è un voluto riferimento ai bambini londinesi, che, durante la Seconda Guerra Mondiale, venivano sfollati verso le campagne. Al collo portavano cartellini simili, soprattutto quelli che erano rimasti senza genitori; morti sotto i bombardamenti della Luftwaffe.
Nel film Paddington cerca anche lui una casa, visto che un terremoto ha distrutto la sua nel misterioso Perù. Saranno i Brown ad ospitarlo e, ovviamente, tutti trarranno un grandissimo beneficio dalla cosa.
Dicevamo che è un film natalizio, che è un film adatto alle famiglie. Tutto qua?
Nope. Paddington, come altri predecessori, fa leva su quei sentimenti umani che, tendenzialmente, si ridestano in periodi emotivamente delicati come questi. L'accoglienza, l'aiuto dello straniero solo e abbandonato, la compassione, la comprensione e l'importanza di mantenere viva la famiglia, senza irrigidirla con comportamenti schematici volti a salvaguardarne l'ordine, sono solo alcuni dei temi toccati dalla pellicola. Già, perché pur essendo un film dedicato, direi, ai più piccini, Paddington non si tira certo indietro, dandoci un po' di sane bacchettate morali sulle orecchie a noi adulti musoni e diffidenti.
Scene emotive e gag per le strade di Londra (che peraltro coinvolgono anche i celebri granatieri di guardia a Buckingham Palace) sono ben mischiate, così il film non risulta né troppo lacrimoso, ma neanche troppo sbarazzino. Ah, ma voi sapete chi è il cattivone, o meglio, la cattivona di turno?
Tà-daaaaaaaaaaaaaaaaaaaan!


Nicole Kidman, nella parte di una gelida esperta di tassonomia col vizio di impagliare gli animali in via d'estinzione. No commenti animalardi pls.

Matt - Il Locandiere

Nessun commento:

Posta un commento