sabato 31 gennaio 2015

Rubrica storica: i generali di Hitler.

Per il portale biografie abbiamo iniziato una serie di articoli dal tema piuttosto controverso. Parliamo di ufficiali generali, ma non di ufficiali qualsiasi, bensì degli strateghi che sfruttarono la potente macchina bellica tedesca, sguinzagliandola per mezzo mondo.
Furono semplicemente dei criminali? Degli assassini? O furono anche dei brillanti strateghi? Cerchiamo di dare una risposta a queste e ad altre domande, proprio qui ed ora.

I generali di Hitler



Karl Dönitz

L'Ammiraglio dei branchi di lupi




Karl Dönitz nacque a Grünau (Berlino) il 16 settembre 1891. Entrò nell'accademia della Marina Imperiale e, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale servì nel Mediterraneo sull'incrociatore Breslau. Ma il destino del giovane cadetto non era il ponte di una grande nave da guerra.
Durante una pausa per delle riparazioni, Dönitz venne trasferito al comando idrovolanti, per poi essere assegnato al comando sommergibili. Nel 1916 venne imbarcato come ufficiale aggiunto sull' U-39; mentre nel 1918 ottenne l'agognato comando dell'Untersee-Boot 68.
All'alba del 4 ottobre dello stesso anno, si verificò un evento che segnò la vita del giovane Karl. Il sommergibile si trovava al largo delle coste della Sicilia e si preparava ad attaccare un consistente convoglio navale.
Dönitz diede l'ordine di immersione, ma subito qualcosa andò storto. Il sommergibile iniziò a scendere troppo velocemente, arrivando pericolosamente alla quota limite di 100 m. Ossia alla profondità necessaria perché la pressione del mare stritolasse l'U-68 come una scatoletta di latta. Solo un rapido contrordine del giovane Dönitz, permise al sommergibile di riaffiorare in tutta fretta (grazie all'immissione di aria compressa nelle casse zavorra).
L'U-69 schizzò fuori dall'acqua come un proiettile, ma capitò caldo caldo in mezzo alla formazione nemica che avrebbe dovuto attaccare silenziosamente. Dönitz ed il suo equipaggio vennero catturati.
Durante la sua prigionia, Dönitz elaborò quello che 20 anni più tardi divenne noto come "tattica del branco di lupi"; ma questa è una storia del futuro. Torniamo al 1918.




Il 28 giugno 1918 veniva firmato il Patto di Versailles, mentre Dönitz restava prigioniero degli inglesi. Solo due anni più tardi il non più giovane ufficiale fece rientro in patria.
La Germania del dopoguerra era ben lontana dal fulgore degli anni imperiali. La debole Repubblica di Weimar dovette piegare il capo davanti alle richieste avanzate, le quali, come conseguenza, ebbero una riduzione drastica delle forze armate tedesche, marina compresa.
Nel 1935 ottiene il grado di Kapitän zur See (che corrisponderebbe al Capitano di Vascello) ed il comando della 1° Flottiglia U-boot. Nel frattempo la Repubblica di Weimar era collassata, cedendo il posto a Hitler. Come molti altri generali, anche Dönitz era iscritto al NSDAP ed era anche uno strenuo sostenitore del nuovo cancelliere.
La Reichsmarine dell'epoca weimariana e, prima ancora, imperiale era stata sostituita dalla nuova Kriegsmarine al cui capo era l'ammiraglio Reader. Dönitz, durante la sua cattività, aveva intuito brillantemente che le tattiche coi sommergibili del Primo Conflitto Mondiale erano pressoché inutili: sparpagliare qualche vascello in giro per l'Atlantico non giovava di certo allo sforzo bellico, sarebbe stato molto meglio concentrare gli attacchi ai convogli atlantici che rifornivano la Gran Bretagna attraverso la tattica del branco. In cosa consisteva questa strategia? Quando veniva identificato un convoglio, per mezzo di un U-Boot o di intercettazioni radio, una squadra composta da vari sommergibili si dirigeva sul bersaglio seminando il panico e affondando il maggior numero di navi possibile, per poi sparire senza lasciare traccia, distanziando rapidamente le goffe navi scorta: in sostanza come fa un branco di lupo che piomba su un inerme gregge di pecore.
La tattica era buona; ma in primis prevedeva un'enorme sforzo per la produzione di parecchi esemplari di sommergibili; inoltre non erano di certo adatti i minuscoli battelli costieri come i modelli IIA e IIB.


Solo con l'avvento del primo sommergibile oceanico (il VII con le sue varianti), la Kriegsmarine fu effettivamente in grado di competere a livello bellico. Sfortunatamente per Dönitz, il grande ammiraglio Reader, così come altri alti ufficiali, non credeva assolutamente nell'efficacia di questa tattica del branco di lupo ideata dal suo sottoposto. Reader era ancora un'eroico sostenitore delle sceniche battaglie navali combattute da possenti battelli di linea come corazzate, incrociatori da battaglia, incrociatori tascabili; mentre i sommergibili venivano relegati a funzioni di supporto e perlustrazione. Dönitz dovette lavorare un bel po' ed entrare in conflitto spesso coi suoi superiori; ma alla fine venne ascoltato da Hitler, e i sommergibili ottennero parte dei fondi assegnati alla marina.
Ben presto, lo scoppio della guerra mise alla prova le rivoluzionare teorie del Contrammiraglio Dönitz (1939).
Il 1 settembre 1939 la Germania dichiarava la guerra alla Polonia, due giorni più tardi Francia e Inghilterra si schierarono con la parte lesa. Solo dieci ore dopo iniziava la guerra sui mari con l'affondamento dell'Athenia. Alle 21 del 3 settembre 1939, il transatlantico Athenia venne silurato e affondato dall'U-30 di Lemp, al largo delle Ebridi. La nave trasportava 1400 passeggeri, i morti furono 112, tra di essi 28 americani. L'incidente dell'Athenia fece riaffiorare lo spettro del Lusitania, che durante il Primo Conflitto Mondiale aveva portato gli USA in guerra. Dönitz andò personalmente ad accogliere Lemp al suo rientro alla base e, con un'indegna opera di falsificazione e mistificazione, fece in modo di far sparire ogni prova di colpevolezza. L'azione fu eseguita su ordine diretto del Führer; ma rese ancora più freddi i rapporti tra Dönitz e Reader.



Prima di proseguire con la storia di Dönitz, forse, è meglio entrare un pochino nel dettaglio della macchina bellica per eccellenza della guerra sui mari. Il sommergibile, o Unterseeboot, ha conosciuto fortune avverse durante la Seconda Guerra, dotato di maggiore indipendenza rispetto al precedente conflitto, se perfezionato ulteriormente, questo apparecchio sarebbe stato in grado di strangolare la Gran Bretagna. Quest'ultima, infatti, nei secoli aveva aumentato le rotte commerciali di rifornimento a scapito di una almeno modesta forma di autosufficienza. Con l'invenzione dell'aereo, poi, l'Inghilterra non era poi isolata come si poteva credere e, infatti, la guerra fece crollare anche questo mito.
Se dall'alto dei cieli Göring e la sua vantata Luftwaffe toglievano il sonno a Dowding, Dönitz ed i suoi lupacchiotti oceanici terrorizzavano letteralmente l'inquilino al numero 10 di Downing Street: Winston Churchill. Solo nel 1940 le perdite inglesi ammontavano a 2.000.000.000 di tonnellate di naviglio silurato; mentre nei primi mesi del 1942 si sfiorarono i 3 milioni! L'U-boot era un'arma micidiale e, se fosse rimasta in funzione; avrebbe presto interrotto ogni rifornimento alla Gran Bretagna, togliendo anche la speranza di resistere ai nazisti.
Fortunatamente per Churchill, però, la forza U-Boot era ben lungi dall'essere efficiente. In realtà i battelli mandati per mare erano del tutto insufficienti e, nell'Atlantico, operavano esclusivamente due "branchi di lupi". Il resto dei natanti era utilizzato per l'addestramento dei sommergibilisti, per il trasporto ed il rifornimento dei branchi di lupi, oppure ancora si trovavano nei cantieri e negli arsenali navali. La superficialità e la pochezza degli assi di Göring, poi, frustrarono le possibilità di successo della tattica dönitziana di guerra sottomarina; infatti la Luftwaffe, terminata la battaglia di Inghilterra, non riusciva a dare una copertura aerea sufficiente, obbligando i comandanti dei sommergibili a sprecare tempo in lunghe perlustrazioni alla ricerca di un bersaglio.
Infine la decodifica dei codici Enigma, utilizzati dalla Kriegsmarine (e non solo) per mandare messaggi cifrati agli equipaggi dei branchi di lupi, fece in modo di ridurre la potenza distruttiva di questi ultimi. Grazie a questo successo, dovuto per la maggior parte a Turing, i convogli alleati potevano aggirare i branchi in attesa, mandando al loro posto le cacciatorpediniere a fare lavoro di bassa macelleria.


Ma com'è che, esattamente, viveva un equipaggio di sommergibili?
I sommergibilisti erano considerati degli eroi in patria, mentre in Gran Bretagna erano visti come sporchi assassini nazisti, che siluravano o speronavano di proposito le navi di paesi neutrali o passeggeri, mitragliando i superstiti. Come sempre gran parte delle notizie che arrivano da una parte o dall'altra sono frutto di un'accurata propaganda, perciò la realtà storica sta ne mezzo.
Dobbiamo pensare al sommergibile come un'enorme scatola per sardine di acciaio, che solcava mari spesso ostili alla ricerca di navi da affondare con le sue temibili armi: i siluri.
I sommergibili, spesso, sono ritratti con dei cannoni Flak posti sul ponte. Questi pezzi d'artiglieria, però erano usati raramente, più che altro per minacciare o finire le navi colpite che stavano affondando; infatti, nei modelli più tardi, i pezzi d'artiglieria vennero sostituiti più facilmente con mitragliere antiaeree, che servivano a difendere il battello dall'attacco degli aerei durante le fasi di ventilazione.
L'interno di un sommergibile doveva essere un incubo di sporcizia e cattivo odore. Gli equipaggi stavano in mare per interi mesi e, con l'acqua e l'aria razionate, possiamo immaginare che la pulizia fosse un lusso. Il capitano o, eventualmente, gli ufficiali comandanti, avevano delle cabinette private; mentre gli uomini di truppa dormivano ammucchiati nelle cuccette, in amache stese alla bell'e meglio, oppure ancora per terra. I cibi imbarcati dovevano poter essere conservati a lungo e dovevano affrontare difficili viaggi per mare. Benché coperti di onori e meritevoli di una paga doppia rispetto a qualsiasi altro marinaio, i sommergibilisti erano consci di avere un'aspettativa di vita bassissima; che si ridusse ulteriormente con l'avvento di nuove e più sofisticate apparecchiature anti-sommergibile. Gli incidenti erano all'ordine del giorno e se non erano le bombe di profondità a far saltare il battello, poteva essere un guasto dei siluri o un'incidente nelle sale macchine.



Ma come mai, allora, Dönitz perse la battaglia nell'Atlantico? Non fu solo colpa della Luftwaffe, né solo merito delle nuove strategie adottate dagli Alleati (cioè la fitta scorta ai convogli navali). Ciò che realmente sconfisse Dönitz fu la mancanza di fondi. Senza finanziamenti al progetto U-Boot, gli ufficiali dovevano far economia e farsi bastare i battelli che avevano a disposizione, mettendo fuori dai ranghi quelli che dovevano sopportare una lunga manutenzione, cosa che di solito avveniva dopo lunghi periodi di navigazione.
Come se non bastasse, la penuria di finanziamenti non consentiva la produzione necessaria di battelli per mantenere i convogli oceanici sotto una minaccia costante. I bombardamenti alleati nei cantieri e negli arsenali dove venivano riparati gli U-Boot, poi, misero in crisi definitiva il sistema.



Avevamo lasciato Dönitz nel 1939, una volta sistemato l'affare Athenia la guerra sottomarina proseguiva a gonfie vele; mentre Churchill diventava sempre più insonne. Nonostante l'entrata in guerra dell'America e il ribaltamento del fronte sulla terraferma, sembrava che la guerra degli U-Boot fosse l'unica a dare i frutti sperati da Hitler. Nel 1943, il Führer congedò Reader e mise al suo posto il nuovo Grande Ammiraglio Karl Dönitz.
Purtroppo nello stesso anno venne infranto il sogno del neo comandante della Kriegsmarine di far operare i propri battelli in acque americane. Il perfezionamento delle tecniche anti-sommergibile portò all'annullamento della caratteristica più saliente di queste macchine di morte: l'invisibilità.
I nuovi radar montati sugli aerei a lungo raggio alleati snidavano i sommergibili in qualsiasi condizione atmosferica e a qualsiasi ora del giorno o della notte.
Il 24 maggio 1943 Dönitz annota sul suo diario: <L'ammontare delle perdite ha raggiunto livelli non più sostenibili e gli insuccessi delle ultime azioni ci costringono ad adottare misure decisive per fare sì che le nostre unità possano difendersi e attaccare meglio.
Il rapido precipitare degli eventi su tutti i fronti diedero al progetto U-Boot ben poche speranze di futuri congrui compensi. Hitler era ossessionato dai tradimenti; mentre i generali della Wehrmacht vivevano nell'orrore di una prossima disfatta imminente. Dönitz solo dava risposte concrete al suo Führer costruendo bunker per difendere i propri battelli e sparpagliando i suoi U-Boot per i mari, nel disperato tentativo di tenere impegnati il più possibile le forze aeronavali alleate.
Durante l'ultimo anno di guerra il Grande Ammiraglio espresse ancora parole di ammirazione per il proprio Führer, il che spiega la quasi mancanza di congiurati nella cospirazione di Von Stauffenberg del luglio 1944. Dopo aver appreso dell'attentato, Dönitz non si tirò indietro nel definire i congiurati dei "vili".
Nove mesi più tardi, alle 18 del 30 Aprile 1945, a Plön (ultimo caposaldo della Kriegsmarine, sul Baltico), il ministro Speer e il contrammiraglio Kummetz sono testimoni della ricezione di un messaggio di Bormann, proveniente dal bunker della cancelleria di Berlino:

Grande ammiraglio Dönitz! Al posto dell'ex-maresciallo del Reich Göring, il Führer nomina voi come suo successore. Segue per iscritto conferma pieni poteri. Prenderete immediatamente tutte le misure richieste dalla situazione attuale. Bormann.

Nemmeno questa volta Dönitz esitò. A mezzanotte, nell'ufficio del comandante della Kriegsmarine e futuro Presidente del Reich piomba nientemeno che Heinrich Himmler, scortato da alcuni ufficiali armati delle SS. Il brillante stratega Dönitz si prepara a vincere anche quella battaglia.
Dönitz sventola davanti al naso del supponente bavarese il messaggio di Berlino. Impallidendo visibilmente, Himmler chiede al Grande Ammiraglio se può essere il suo vice, un atto dovuto. Al rifiuto di Dönitz, l'ormai ex-capo di tutta la polizia tedesca gira i tacchi e fugge di gran carriera. Non lo rivedrà mai più.



Gli ultimi giorni del Reich sono prossimi. Döntiz forma un governo nazista provvisorio e, il 23 maggio, si consegna agli Alleati assieme ai suoi ministri. Dopo una breve cerimonia a bordo del piroscafo Patria, Dönitz scompare dalla scena politica, per poi riapparire in occasione del processo di Norimberga. Anche l'ultimo presidente di quello che doveva essere il Reich Millenario finisce sul banco degli imputati, proprio dietro a Hermann Göring, colui che doveva essere il vero erede di Hitler.
Assolto dall'accusa di crimini contro l'umanità, Karl Dönitz viene condannato a 10 anni di prigione nel carcere di Spandau, poiché ritenuto colpevole di aver preparato una guerra di aggressione. Uscito di galera, l'ex Grande Ammiraglio si ritirò a vita privata.
Durante questo periodo la figura dell'ex stratega degli U-Boot venne largamente riabilitata e Dönitz si occupò di rispondere all'imponente corrispondenza che riceveva. Morì per un attacco cardiaco la Vigilia di Natale del 1980 ad Aumhüle, nei pressi di Amburgo (Schleswig-Holstein).


Matt - Il Locandiere

giovedì 29 gennaio 2015

30 Days of Simulators. Giorno 7: The Sims 4

Buonasera cari Avventori. In primis volevo ringraziarvi tanto, anzi tantissimo per le continue visite in questi giorni, la Locanda sta crescendo a vista d'occhio e tutto questo grazie a voi, fedelissimi e carissimi, oppure occasionali e saltuari. Grazie grazie grazie, 40000 volte grazie.
In secundis, torniamo all'argomento principale, direi che è il caso di riprendere in mano questa "maratona videoludica" lì dove l'avevamo lasciata, ovvero con Construction Simulator 2015.


Una rivoluzione sim-tastica.
Mi stavo giusto chiedendo, qualche tempo fa, che fine avessero fatto i progetti per The Sims 4; anche perché non se ne sentiva parlare da un po'. In effetti l'uscita di questo titolo non ha fatto poi grande scalpore e, diciamolo, se l'ha fatto io manco me ne sono accorto.
Anyway, le novità sono tante succose e soprattutto aspettano giusto me per essere scritte giù. Scusate se ci ho messo un po' a scrivere, ma il gioco andava tritato ben bene prima di mettere nero su bianco qualcosa di decente.
In primis c'è da sottolineare che Maxis ha ripreso in mano le redini del titolo, contrariamente a quanto accaduto per la serie precedente, c'est à dire The Sims 3.
Dici: che differenza fa?
Mò ve lo spiego io.

Mmmmh, da dove iniziare? Beh, dall'inizio inizio, ossia dalla sezione Crea un Sim.
Qui vediamo subito la rivoluzione attuata da Maxis. Vi ricordate il pezzìo subito durante la creazione dei personaggi? Tramite quel dannato sistema di pulsantini da spostare in su e in giù, potevamo passare secoli a modificare i tratti somatici dei nostri alter ego virtuali e dalla parlantina sciolta. Il fisico poteva essere modificato solo variando la percentuale di massa muscolare o di massa grassa, volete un fisico asciutto e un petto possente? Cazzi vostri, non si poteva fare. Volete creare una Sim con un vitino da vespa e due tette...ehm seni, volevo dire seni! Dicevo, volete con due seni grossi come un satellite artificiale? Cazzi vostri, non si poteva fare.
Ma adesso si può fare?
Sì e no. Tutto dipende dal vostro buon gusto. Di primo acchito posso dirvi che la creazione del personaggio è la parte più divertente e che più mi ha stimolato. Semplicemente cliccando sulla parte desiderata potremo decidere dove spostarla, quanto spessore dargli, quanto allargarla e via dicendo. Come degli abili scalpellini modelleremo il corpo dei nostri amici incomprensibili semplicemente interagendo direttamente su di essi. Sì, se volete saperlo potete creare degli omoni supermuscolosi e delle donne col vitino da vespa e con due...beh, ci siamo capiti. Chiaro, esistono già dei modelli pre-impostati, per gli Avventori con pochissima fantasia, ma dove sta tutto il divertimento allora?


Che poi il fatto di plasmare direttamente i nostri alter-ego perde totalmente di significato se non ci trovassimo di fronte a dei modelli tridimensionali pazzescamente dettagliati. I volti, le espressioni e il modo di camminare, i gesti, tutto ha subito un'implemento inaspettato.
Questo tool di creazione è stato semplificato e reso essenziale, credo, per venire in contro alle esigenze di pigroni come me, che non hanno l'ambizione di sprecare le ore di cui sopra nella creazione del personaggio. Anche il sistema delle aspirazioni è reso più semplice, benché la possibilità di scelta non sia poi vastissima. Dopodiché passeremo a dare un carattere al nostro personaggio scegliendo (solo) tre tratti, tra cui: allegro, solitario, romantico, amante dell'arte und so weiter.
Anche qui si è sacrificata un po' la varietà in favore della semplicità di gestione. Ciò rappresenta un notevole passo avanti rispetto a The Sims 3 o The Sims Medieval, in particolare, in quest'ultimo capitolo, bisognava scegliere ben tre caratteristiche positive e una negativa obbligatoria; mica male, del resto nemmeno i Sim sono perfetti, o no?


Creato il Sim, siamo pronti a muovere i nostri primi incerti passi nei due mondi disponibili. I soldi a disposizione saranno pochini e, nel caso volessimo costruirci una casa da zero, sarà necessaria parecchia economia.
Ordunque, anche le sezioni Costruisci/Compra sono state semplificate e arricchite. Ora non dovremo più passare da una modalità all'altra, ma sarà più o meno tutto accorpato, con in più la possibilità di scegliere e collocare dei kit "prefabbricati" di varie stanze, ognuna con stili diversi. Preferite un bagno ultramoderno o una cucina in stile country?
Se invece preferite lavorare esclusivamente d'ingegno allora sentite qua. Come per i personaggi, anche la vostra umile dimora può essere allungata, allargata o ristretta semplicemente cliccando e interagendo sui muri, tetti, recinzioni e quant'altro. Agli amanti del lusso spiacerà sentirsi dire che le piscine non esistono in questo capitolo...o meglio, non sono ancora state inserite. Al loro posto, però, potrete costruire maestose e Versaillane (si dirà poi così?) fontane. Magra consolazione, lo so.
Con un Sim bello pronto e un tetto sulla testa, direi che è il momento di guadagnarsi il pane.

Poche opportunità.
La seconda cosa che ho notato di The Sims 4, è che si tratta di un titolo un po'...hipster. Basta dare un'occhiata a buona parte dei look disponibili e alle opportunità di lavoro. Più che sulla concretezza dei capitoli precedenti (poliziotto, militare, atleta), questi fanno leva sulle passioni artistiche dell'individuo. Il che, per carità, non è male; ma non vedo perché io non possa intraprendere la carriera da militare o da politico e debba, invece ridurmi alle professioni di:

  • Cuoco
  • Pittore
  • Scrittore
  • Astronauta (???)
  • Criminale
  • Agente segreto
  • Intrattenitore
  • Guru della tecnologia (una sorta di Sheldon Cooper, che il diavolo se lo porti via)
Per me, l'impossibilità di far indossare un'uniforme ai miei Sim è stata una tragedia. Fortunatamente ho rimediato approdando su altri lidi, comunque la limitatezza è abbastanza allarmante e non è un incentivo al progresso del gioco.
Quello che invece ho apprezzato riguarda l'introduzione degli stati umorali. A seconda di come interagiremo con gli oggetti circostanti e gli altri Sims, di come sarà l'ambiente e di quello che berremo-mangeremo-osserveremo, potremo guadagnare uno stato umorale positivo o negativo: per esempio uno stato "Imbarazzato" ci avvertirà che, per il nostro Sim, sarebbe meglio evitare delle conversazioni per un po'; mentre uno stato "Ispirato" ci consiglierà caldamente di metterci all'opera su di un quadro o su di un pezzo che il nostro alter ego sta elaborando. Come nei precedenti capitoli sarà opportuno andare al lavoro di ottimo umore per aumentare il nostro rendimento.
Sempre parlando di lavori: si otterranno degli aumenti semplicemente completando dei "compiti" che compariranno alla fine di ogni giornata lavorativa, finché non li completeremo, non avanzeremo di livello.
Il che può essere un bene o un male. Un male se il compito richiede un certo livello di impegno che il nostro Sim da solo difficilmente riesce ad avere; un bene nel caso in cui un livello ci piace così tanto, che non ci interessa più avere promozioni.
Anche le abilità del Sim sono state implementate, oltre ai classici come Logica, Carisma e Cucina, avremo altre abilità come Mixologia (l'abilità di mixare i cocktail), Pianoforte e Violino (in contrasto coi capitoli precedenti, che raggruppavano l'abilità di suonare vari strumenti in un'unica sezione: Musica).


Banditi anche i mezzi di trasporto, per viaggiare da un lotto all'altro potremo usare solo il nostro telefono. Già, il telefono. Sarà uno strumento più che indispensabile, dato che ci consentirà anche di pagare le bollette.
Quest'ultime, per nostra fortuna, saranno più congrue al nostro stile di vita. Infatti, per case molto lussuose, saranno piuttosto elevate e non i 1000-2000 Simoleon di una volta. Del resto anche in The Sims 4 è stata imposta l'IMU. Ultimo tocco deludente, non si potrà più sfogliare il giornale consegnato dall'orrido/a bambino/a demente ogni mattina.
Il cartaceo è destinato a diventare giurassico, quindi è stato eliminato definitivamente anche nel mondo virtuale dei Sims. Per leggere le notizie c'è Internet ora! Chissà se anche qui potrei trovare il blog di Beppe Grillo...mmmmmh...

Commentone-one-one-one finale.
Beh, le prime impressioni sono più che ottime. Con le opportune DLC questo titolo potrebbe diventare tranquillamente il The Sims che tutti si aspettano, un simulatore di vita reale più reale che ci sia, con tanti posti da frequentare, tanti oggetti da sbloccare e tante famiglie da costruire.
Ho apprezzato particolarmente la coraggiosa scelta di rivoluzionare e stravolgere gli editor di personaggi e delle case; in effetti fanno sembrare i vecchi tool dei programmi difficilissimi e inavvicinabili.
Il tutto è stato fatto per consentire una maggior giocabilità, consentendo al titolo di poter essere installato anche su piattaforme per PC un po' meno potenti. Quindi i requisiti di sistema non saranno poi assurdi, bell'idea Maxis!

Matt - Il Locandiere

mercoledì 28 gennaio 2015

L'uomo per bene.

Ok, lo ammetto, sono una brutta persona. Ieri vi avevo promesso l'articolo su Dönitz, ma vi ho lasciato a bocca asciutta.
Poco male, oggi recupero in extremis con un paio di articoli, uno più giocoso e uno, invece, più serio. Partiamo quindi dalla serietà con la mini-recensione del docu-film L'uomo per bene.


Premessa fondamentale. Se siete interessati e non avete ancora avuto modo di vedere questa pellicola, allora sappiate che oggi sarà l'ultimo giorno utile in cui potete farlo! L'uomo per bene, infatti è una proiezione speciale, in vista proprio delle commemorazioni per la Giornata della Memoria.

Ora, non voglio fare il polemico...no, a dir la verità un pochino lo faccio. Sto cercando di disintossicarmi dai social network (nella fattispecie FB), proprio per evitare di leggere bestialità o comunque per lasciar cadere nell'oblio che merita l'infinita superficialità di certi miei conoscenti virtuali.
Ordunque, voi non immaginate la scia di polemiche che il trailer di questo film ha suscitato. Polemiche al limite dell'ottusità, da relegare assolutamente in quelle conversazioni da bar senza capo né coda. Oltre ai soliti negazionisti dello sterminio in generale (quindi che non credono siano mai esistiti camere a gas, campi di concentramento, lavoro e sterminio ecc ecc.), c'erano i soliti afecionados del "Ma i comunisti hanno ucciso molte più persone!". Commenti che lasciano il tempo che trovano, non perché contengono dei falsi storici, ma semplicemente perché esulano dal contesto in cui ci si trova. In ogni caso, di cosa mi lamento? Internet non è la cosa più democratica che esista al mondo??


Ma torniamo a noi. Alla domanda "chi era Heinrich Himmler?" non si può rispondere in maniera breve. Di Himmler, tendenzialmente, ci ricordiamo l'alacre impegno nella selezione e formazione delle Schutzstaffeln, i temuti uomini vestiti di nero con le S runiche sulle mostrine.
Così come il film, noi ripercorreremo brevemente le fasi salienti della vita di questo "Uomo per bene", marito e padre affettuoso e mandante degli ordini più spietati.
Heinrich nacque a Monaco (Baviera) il 7 ottobre 1900, in una famiglia cattolica molto devota. Il padre, che vanta legami con la famiglia reale bavarese, è un precettore severissimo, che si occupa minuziosamente dell'educazione dei suoi figli.
Dai diari che il giovane teneva scrupolosamente, possiamo ricavare degli indizi piuttosto inquietanti sull'io di Heinrich, che possono in parte spiegare le atrocità compiute da adulto.
Il giovane Himmler, gracile e spesso malato, era uno studente modello; ma era anche petulante e non veniva apprezzato quanto avrebbe desiderato. Estremamente duro con sé stesso, si rimproverava ogni minima deviazione dai suoi programmi e, soprattutto, mal sopportava la mancanza di disciplina nelle altre persone.


Allo scoppiare della guerra Heinrich, come altri suoi connazionali, erano al colmo dell'entusiasmo. Il giovane futuro Reichsfuhrer-SS annotava con cura le vittorie dell'esercito imperiale, indicando anche il numero dei prigionieri russi catturati, verso i quali nutriva il più profondo disprezzo.
Nel 1918, finalmente, Heinrich raggiunse l'età adatta per arruolarsi e venne inquadrato come aspirante ufficiale nell'11° reggimento di fanteria bavarese. Con sua grande delusione la guerra finì proprio al termine del suo addestramento.
Il giovane Himmler era al colmo della frustrazione: aveva lavorato duro, sopportato le fatiche dell'addestramento e il distacco dai genitori; ma ora la guerra era finita, cos'altro poteva fare?
Con l'avvento della Repubblica di Weimar le cose non migliorarono. Heinrich perse la fiducia nei nobili che, una volta, governavano la grande Germania imperiale. Nonostante le sue aspirazioni a rimanere nel Reichswehr (l'esercito), Heinrich dovette accettare un posto come assistente tecnico presso una ditta di fertilizzanti. Il sogno della vita militare era andato anch'egli in frantumi.
Queste ed altre cause contribuirono all'avvicinamento di Heinrich Himmler ai partiti di ultradestra e violenti. Così accadde che Heinrich Himmler incontrò Röhm, il turbolento e pluridecorato capo delle SA. Da qui in poi, come si suol dire, il resto è storia.
Per tutti gli anni 20, Himmler si diede da fare tantissimo per il partito nazionalsocialista, organizzando raduni, propagandando a destra e a manca; mentre in lui cresceva l'odio nei confronti degli ebrei e di Röhm.
Questo era un uomo energico, capace di trascinare le masse solo con un cenno del capo; tuttavia la sua omosessualità manifesta costituiva una spina nel fianco maggiore di quanto si pensasse, così che Himmler ebbe l'idea di creare una guardia pretoriana ciecamente fedele a Hitler, in grado di contrastare lo strapotere delle turbolente SA. Nasceva l'embrione delle SS.


Più Himmler si impegnava per il partito, più gratifiche e responsabilità riceveva. Sempre in questo periodo, Heinrich incontrò Margarete Boden. Donna ideale, dal fiero aspetto ariano, lei e Himmler condividevano ben più di quanto ci si potesse aspettare e, infatti, nel 1928 si sposarono.
Nel 1933 l'NSDAP vinse le elezioni in Germania e, con Hitler cancelliere, il potere di Himmler crebbe a dismisura. Questa è, in sostanza, la parte più consistente della pellicola.
Infatti, nelle prime parti si parla della giovinezza e dell'adolescenza di Heinrich attraverso il suo pugno, cioè prendendo estratti dei suoi diari; mentre dagli anni 30 in poi, e anche un po' prima, il materiale utilizzato nella pellicola è piuttosto vario: dalle lettere frequenti tra Heinrich e Margarete, alle comunicazioni ufficiali degli organi del Reich, alle lettere di suppliche ricevute dal padre, ai frammenti di diario della figlioletta Gudrun, fino alle lettere del padre.
La narrazione segue l'evolversi della vita di Himmler sia come uomo politico, che come padre di famiglia.
Noi siamo abituati, quando ci approcciamo ad un testo storico, a vedere i gerarchi nazisti come semplici burocrati della morte, incuranti del valore di una singola vita e abbruttiti dai concetti razziali che si sono costruiti per giustificare bestialità come la Soluzione Finale. Le lettere di Himmler, che in realtà poco hanno di segreto, invece mostrano un lato nascosto di questi personaggi.
Il che, comunque, non da assolutamente l'assoluzione plenaria ai suddetti aguzzini, in particolare a Himmler che fu prima capo della polizia della Baviera, poi della Germania.
Può essere di particolare interesse lo studio di come Himmler avesse la capacità di scindere la vita lavorativa dalla sfera privata. Ricordo, infatti, che il Reichsfuhrer delle SS firmò tutti i documenti ufficiali che riguardavano ogni aspetto dei programmi messi in campo dalle SS, visitò personalmente vari campi di sterminio e diede l'ordine per i grandi sgomberi dei ghetti.
L'Himmler privato, invece, era un uomo pieno di premure nei confronti della figlia e della moglie, almeno fino a quando non si fece un'amante.
Le prime lettere scambiate con Marga passano dalla serietà alla giocosità, fino a sfociare nel ridicolo. Lo stesso vale per le lettere scambiate con l'amante segreta, che Himmler ha avuto la premura di non firmare.
La lettura di questi brani, nella pellicola, è accompagnata da una serie di filmati di repertorio, alcuni inediti, montati in maniera fluida e intervallati da schermate nere che riportano il "tema" delle sequenze successive ed il periodo in cui sono state girate. I filmati non riguardano solo Himmler; ma dipingono i grandi raduni populisti del NSDAP, gettano uno sguardo sulla guerra sul fronte orientale e, per ultimi, sui campi di concentramento e sterminio.
Il film si chiude con i filmati di Himmler cadavere. Catturato dagli inglesi nel 1945, Himmler si ucciderà dopo due giorni di prigionia, ingerendo una capsula di cianuro. In particolare la pellicola si apre e si chiude con le domande rivolte da un magistrato a Marga Himmler, domande che riguardano il coinvolgimento del marito nella costruzione del programma di sterminio tedesco.

Se vi aspettate un docufilm alla History Channel, allora potreste anche rimanere delusi. La pellicola è scarna ed essenziale in fatto di narrazione di eventi storici, i quali vengono relegati a delle semplici schermate nere con delle scritte. Di grande valore storico sono, invece, i brani estratti dalle lettere di Heinrich Himmler mostrano palesemente un lato mai immaginato, gettando ombre ancora più oscure sulla figura del Reichsfuhrer.
Com'era possibile organizzare e mettere in atto lo sterminio di centinaia di migliaia di "indesiderabili", restando un tenero amante? Com'era possibile costruire dal nulla una forza paramilitare (le SS) votata allo sterminio dei più deboli e alla cieca fedeltà a Hitler, pur restando un affettuoso padre di famiglia? Come faceva Himmler a considerarsi un uomo per bene?

Matt - Il Locandiere

sabato 17 gennaio 2015

Alla sera leoni e al mattino...dragoni: le avventure di Ian & Compagnia.

Come promesso, ecco il secondo articolo fumettistico. Adesso, invece, facciamo un salto spazio temporale e ci rituffiamo nel mondo di Enoch e Vietti, che ha per protagonista il bel biondone nazionale senza filtro conosciuto col nome di Ian Aranill.


Titolo: Faccia d'osso
Soggetto e sceneggiatura: Luca Enoch
Disegni: Giuseppe De Luca
Lettering: Marina Sanfelice

Trama: vittima di un naufragio al largo delle coste del Margondàr, Ian è solo in balia degli elementi. Quando ogni speranza di uscirne vivo si affievolisce, ecco spuntare all'orizzonte una nave che porterà un provvidenziale soccorso al nostro eroe; ma questi non sa che, in realtà, la nave appartiene al temuto e spietatissimo corsaro Faccia d'Osso.

Parliamone: Gennaio è stato il mese dei numeri un po' buffer. Prima il Dylan Dog 340, adesso Dragonero 20. Se, però, la storia che coinvolgeva l'Indagatore dell'Incubo è stata molto più che marginale, ciò non vale per Ian.
Dunque, vediamo di andare con ordine.
Innanzitutto nell'Impero non scorrono fiumi di latte e miele, gli unicorni non scoreggiano arcobaleni e l'indice di criminalità non è approssimabile a zero. Beh, tutto ciò dovrebbe esservi più o meno chiaro. Tra complotti, ribellioni, pressioni ai confini da parte di popoli senza senso dell'umorismo, è un miracolo che questo Impero sia rimasto intatto, nonostante i ripetuti attacchi dei marosi degli eventi.
Anyway, uno dei problemi che affligge le regali chiappe dell'Imperatore e la sua Guardia Costiera è costituito senza dubbio dai pirati. Quanti sono? Chi sono? Da dove vengono?
Beh, sappiamo che sono tanti, sono cattivi, sono sfrontati e, soprattutto, si fanno beffe delle minacce della Guardia Costiera imperiale. Tra tutti, però, il più merda è sicuramente Faccia d'Osso. Un nome, un programma.
Così compito del nostro Ian è attirare in una trappola il temibile pirata, così da studiarne le mosse per poi far intervenire la Guardia Costiera con tutto il circo equestre al seguito. Ok, detta così sembra un po' la storia del "Dovevano portare in salvo l'antico vaso", ma giuro su Sithis che è così che andò...o meglio...è così che sarebbero dovute andare le cose...
Una tempesta catastrofica ha fatto naufragare il bel biondo e le sue speranze di mettere Faccia d'Osso nel sacco. Ma il fortunato figliolo di Enoch e Vietti mica poteva farsi fermare da una siffatta tragedia, giusto? Complici di Khame (gli dei) il buon Ian viene accolto più morto che vivo sulla nave di Faccia d'Osso. In fin dei conti tutti gli oceani sono solo una goccia d'acqua paragonati alla vastità dell'Universo.
Sappiamo che Ian è uno sciupafemmine mica male; tanto per cambiare il cattivissimo capitano pirata si rivelerà essere un'antica conoscenza femminile del buon Ian. Beh, almeno non sarà una conoscenza come quelle che intendiamo di solito, visto che tendenzialmente il bel biondo scout se le pigia tutte lui le femmine imperiali. A sto giro non siamo tra le grinfie di una ex amante, magari pure abbandonata; bensì di una fanciulla salvata da una orribile esecuzione, che l'ha trasformata nel pirata più temuto di tutto l'Impero.
Beh, diciamocela tutta cari Avventori, è stato proprio Ian a mettere Faccia d'Osso nella condizione di essere Faccia d'Osso. Infatti, se lo scout si fosse fatto giusto un'etto e qualcosa di cazzi suoi qualche tempo prima, Dhara (la fanciulla condannata al supplizio, che poi è Faccia d'Osso) sarebbe morta e, a questo punto della narrazione, ci sarebbero meno rotture di coglioni.
Ma gli dei amano Ian, in particolare amano il modo in cui si cava fuori dagli impicci; quindi perché non far incontrare i due vecchi conoscenti?
Il numero si chiude così com'è iniziato: un pareggio. Ian porta a casa la pelle per un soffio, mentre Faccia d'Osso/Dhara riesce a fuggire grazie ad un trabiccolo, andando ad ingrossare le fila di quelli che vorrebbero vedere la testa del capitano scout imperiale su una picca.

Matt - Il Locandiere

Era una notte buia e tempestosa...la piccola rubrica degli avventori dylaniati.

Siamo in ritardo! Siamo in ritardo! Siamo in ritardo! Meglio darsi da fare a sto punto! Oggi pubblico i due articoli fumettistici ancora nella to do list, mentre se riesco domani pubblicherò l'articolo sulle LAC. Attacca con la recensazio di Dylan Dog. Poi, in giornata, vi beccherete anche quella di Dragonero. Ma andiamo con ordine, va.


Titolo: Benvenuti a Wickedford
Soggetto e sceneggiatura: Michele Medda
Disegni: Marco Nizzoli
Lettering: Ileana Colombo

Trama: Trasferta in campagna per il nostro Old Boy. Durante una visita al caro e pensionato ispettore Bloch, la scomparsa di alcuni ragazzi avvia un'indagine dagli inquietanti retroscena.

Parliamone: Sfogliare questo numero è un po' come guardare Dead Snow, all'inizio pensi che sia un film piuttosto pregevole (in questo caso un fumetto); ma poi ti rendi conto di trovarti davanti ad un qualcosa di un po'...un po'...
Un po' buttato lì ecco.
Ad essere davvero onesto, questo trecentoquarantesimo numero è piuttosto difficile da interpretare. Non che contenga verità assolute, piuttosto che dialoghi al limite del nietzschiano; bensì non è chiaro l'intento di chi scrive la storia. In base a quali elementi dico tutto ciò? Beh, partiamo dal fatto che dell'indagine vera e propria se ne parla poco e dalla metà in poi del numero, mentre il resto delle pagine vede per protagonista più Bloch che il vecchio Old Boy, il quale, tra l'altro, non ha nemmeno tempo di concludere con la tizia di turno su cui ha posato gli occhi (vegana, animalista, attivista e qualcos'altro di -ista).
Amica, che peraltro lavora in un'associazione con volontari dal look decisamente improbabile, ma di questo ne parliamo dopo.
La cosa importante è che, come Recchioni ci aveva promesso, il pensionamento di Bloch non avrebbe significato seppellire il personaggio, ma anzi valorizzarlo.
Quindi troviamo un ex ispettore tutto intento a godersi la pensione a Wickedford, ridente paesino della campagna inglese: 500 anime e 6000 pecore, una cosa così. Dylan, dopo l'ennesima sfuriata con quel gran simpaticone di Carpenter, decide di andare a fare visita al caro Sherlock Holmes Bloch.
Sì, avete capito bene, quello che conosciamo tutti semplicemente come ispettore Bloch, in realtà di nome fa Sherlock Holmes. Non mi stupirei se i suoi genitori l'avessero anche picchiato da piccolo.
Comunque, la vera storia investigativa si aggiudica una minuscola fettina del numero. Detto in parole povere un tizio affetto da una grave deformità viene sospettato di far sparire la gente.
In realtà il caso è praticamente risolto fin da subito, questo ometto deforme commette la scemenza di lasciar scappare l'unica testimone oculare in grado di disegnare perfettamente. Ma, ehi, sono dettagli.
Ciononostante non ho per niente gradito l'enorme sparatoria finale tra poliziotti, mostro tentacolato e mostro stesso. Scena davvero patetica.
Unico fatto "carino" è stato quello di battezzare un pub Hot Fuzz, si vede in una scena ed è un riferimento per pochi intenditori cinematografici.
Detto questo, ribadisco: se l'intento del numero era quello di fornire una storiella rilassata sulla vita da Coldiretti dell'ex-ispettore Bloch, allora può andare. Viceversa se chi ha ideato la storia pretendeva di fornire un racconto emozionante e alternativo, beh, costui ha toppato. Anche perché, come vi ho già detto, la vera indagine occupa davvero uno spazio misero.

Matt - Il Locandiere

mercoledì 14 gennaio 2015

Il gioco dell'imitazione (speciale cinema)

Tra i vari titoli meritevoli d'attenzione di questi giorni, s'impone proprio The Imitation Game, film circa biografico su alcuni importanti spezzoni della vita di Alan Turing.
Non sapete chi è Turing? Dopo ne parliamo.



Trama: Inghilterra, Alan Turing si presenta a Bletchley Park dove inizierà a lavorare con un team di colleghi alla decodifica di Enigma, l'incomprensibile codice usato dai tedeschi per coordinare i loro attacchi coi sottomarini durante la battaglia dell'Atlantico e non solo. Il film, poi, presenta altre scene della vita di Alan, sia da ragazzo che dopo la fine del conflitto mondiale.


Parliamone: Dunque, il film è tratto da una storia vera, il che implica che tutto quello che viene messo sullo schermo non è realmente accaduto. Il succo c'è. Turing ha davvero lavorato a Bletchley Park ed ha davvero aiutato gli Alleati non solo decodificando il codice enigma; ma facendo sì che esso venisse elaborato in tempi ridotti, così da rendere utilizzabili le informazioni scoperte.
Il fatto è che, contrariamente a quanto dice la pellicola, Turing non fece tutto da solo.
Progettò da solo la sua macchina, ma questa venne costruita da Harold Keen. Inoltre la macchina "anti-enigma" non si chiamava Christopher, come la pellicola vuole farci credere, bensì Bombe.
Che significa tutto ciò?
Enigma era un grattacapo enorme per i servizi di intelligence britannici. I messaggi intercettati dalle radio erano incomprensibili e, con una guerra importante in corso, non capire di cosa stava parlando il nemico è un guaio. Così Winston Churchill decise di spremere le menti dei migliori crittografi e matematici del Regno Unito. Ma il problema era insormontabile, anche avendo in mano la macchina (che assomigliava vagamente ad una macchina da scrivere) non bastava reinserire il messaggio, sperando nella buona sorte. Bisognava capire l'esatto funzionamento della macchina infernale.
A metterci una pezza, in realtà, c'erano già le migliori menti polacche. La Polonia, durante il Secondo Conflitto Mondiale, non aveva fatto poi gran bella figura a livello militare; infatti aveva capitolato dopo una manciata di settimane.
Tuttavia Enigma,che era un progetto commerciale miseramente naufragato nel nulla, era già in circolazione dal 1923, prodotta dalla ditta Schrebius & Ritter.


All'esercito tedesco la macchina piacque così tanto che decise di adottarla. Quel che però non sapevano i craponi berlinesi era che i polacchi stavano già lavorando su un calcolatore in grado di decifrare i criptici messaggi della primissima Enigma. Nacque così la Bomba, frutto degli studi del matematico polacco Rejewski che per primo decrittò i messaggi cifrati tedeschi nel 1932. Ma con lo scoppio della guerra e la capitolazione della Polonia, il progetto Bomba venne trasferito prima in Francia e, poi, in Inghilterra. Lì Turing si mise al lavoro con la sua equipe, sfruttando poco il lavoro dei colleghi polacchi, con l'intento di far nuovamente breccia nei codici tedeschi, che erano stati modificati e resi più complessi dopo la violazione polacca.
Fu proprio grazie al Bombe di Turing e colleghi, che i messaggi cifrati di Enigma vennero decrittati con successo. Contrariamente a quanto viene mostrato nella pellicola, Turing scrisse abbondantemente del mondo in cui sconfisse quella macchina infernale, e lo fece in vari articoli scientifici usciti, per ovvie ragioni, dopo la fine della guerra.
Nella pellicola, però, viene svelato un presunto complotto legato alla decrittazione definitiva di Enigma. Pare infatti che Turing e colleghi non avessero avvertito l'intelligence della Royal Navy della loro scoperta, bensì l'MI 6, il quale provvide a tenere occultato il fatto. Perché?
Nel film viene proposta una spiegazione semplice, logica; ma che mette in cattiva luce l'operato del celebre matematico britannico: se all'improvviso tutti gli attacchi tedeschi avessero fatto fiasco, l'alto comando avrebbe intuito che il codice Enigma era stato violato e, quindi, avrebbero provveduto a sostituirlo con uno nuovo e più complesso, vanificando gli sforzi alleati ottenuti.
Sarà poi questa la verità? Non si sa. Il film, comunque, viaggia sul confine tra la fantasia e la biografia nuda e cruda. Pregevoli sono i continui flashback-flashforward, in cui ci vengono presentati un Turing ragazzo, molto eccentrico e vittima del bullismo dei suoi malefici compagni, ed un Turing maturo, invecchiato dalla guerra e vittima di nuovo di un "bullismo di Stato": l'accusa per indecenza legata al suo essere omosessuale.
Come sappiamo all'accusa seguirà la condanna con la "castrazione chimica" di Turing. Questa castrazione avvenne tramite l'assunzione di farmaci (ormoni), che dovevano avere lo scopo di ridurre la sua libido e quindi "curarlo" dalla sua omosessualità. L'effetto collaterale più significativo fu lo sviluppo delle ghiandole mammarie.
Prostrato da questa umiliante condizione, Turing si tolse la vita a soli 41 anni mangiando una mela avvelenata con del cianuro di potassio. Le scuse ufficiali del governo inglese arrivarono troppo tardi (2009); mentre la vecchia Betsy, la Regina, gli concesse la grazia postuma solo nel 2013.
Nel film troviamo tutti gli elementi (anche il cianuro di potassio!) che segnarono la vita di Turing: dalla scoperta della crittografia, alla prima amicizia intima, allo sviluppo della sua macchina (chiamata erroneamente Christopher), fino alla denuncia per la sua omosessualità e la frustrazione causata dalla terapia ormonale. Di Turing c'è tutto: il suo genio, la sua eccentricità e le sue debolezze.
E benché molti poco tollerino Benedict Cumberbatch come attore, io sostengo che in questa pellicola egli abbia dato tantissimo; riuscendo a convogliare tutta la sua emotività in una parte davvero delicata. Forse non sarà adatto per interpretare il Dottor Strange (non voglio sollevare polemiche coi marvelisti); ma almeno concedetegli il merito che deriva dalla recitazione nei ruoli molto empatici.
Ma tipo Keira Knightley?
Diciamo che se anche non ci fosse stata non avrei certo pianto lacrime amare, ecco. Questione di simpatia e la Knightley non rientra nella strettissima cerchia degli attori che godono della mia benevolenza. Ciononostante devo ammettere che non è una cattiva attrice e la parte di Joan Clarke è stata recitata in modo piuttosto soddisfacente.
Oh, ultima nota prima di chiudere, fortunatamente la pellicola si conclude qualche tempo prima del suicidio di Turing. calando un decoroso e saggio sipario sulla vita di un uomo straordinario, un genio ed un pioniere della scienza

Matt - Il Locandiere

lunedì 12 gennaio 2015

Il Lunedì del Locandiere

Scusate l'assenza di settimana scorsa, ma sono stato un po' preso con del lavoro, quindi ho avuto di fatto poco, anzi, pochissimo tempo per scrivere.
Anyway, prima di darvi un perché alla domanda del sondaggione, a cui nessuno ha risposto (ingrati!), volevo fare un pochino il punto della situazione, ossia quali articoli usciranno questa settimana?

Abbiamo un pochino di cose da fare, domani, verosimilmente, uscirà la recensione di Dylan Dog 340; mentre Mercoledì parleremo di un film...che film? Non ve lo dico, sorpresa.
Giovedì o venerdì, invece, parleremo di Dragonero 20; mentre sabato uscirà un articolo a tema scientifico (quello delle grandi scoperte della scienza) in cui parleremo un po' di lenti a contatto.

Ma torniamo a noi...

Il quesito posto: "Ma secondo voi il sole è un pianeta o una stella?" non ha trovato risposta. Beh, chiaramente il nostro sole, quello che ci accoglie ogni mattina, ogni volta che la Terra compie un giro sul proprio asse, non è un pianeta, bensì una stella. E fin qui, ci arrivano tutti. O forse no?
In realtà no. Perché se volessimo tener fede a questo articolo, il quale è un estratto da Scienze e Ricerche n° 2 (che vi potete trovare qui), il 40% degli italiani è convinto che il Sole sia un pianeta. Logico no? La Luna emette la luce e sappiamo, più o meno, che è un pianeta (un satellite), quindi anche il Sole, che emette luce un po' più intensa, è per estensione anch'esso un pianeta. Sillogismi da Aristotele ubriaco fradicio.
Ma l'alfabetizzazione..o meglio...analfabetismo scientifico mostra dati ancor più significativi: per esempio un italiano su due non sa che un elettrone è più piccolo di un atomo. Cose abbastanza da cultura generale, da Superquark potremmo dire. In realtà l'autore guarda piuttosto con orgoglio questi dati, visto che solo 5 anni prima (nel 2010), ben il 50% della popolazione italiana non sapeva "cosa" fosse il Sole.
Dati preoccupanti? Abbastanza. In effetti, l'articolo prosegue sottolineando come mai in una società così tecnologicamente proiettata verso il futuro non esiste una conoscenza delle nozioni base della Scienza. Come mai, poi, non viene data la giusta rilevanza alla comunicazione scientifica? Sì, esistono gli anni di questa o quella disciplina, così come le settimane della fisica, della ricerca, eccetera. Ma nonostante questi sforzi, come mai l'alfabetizzazione scientifica stenta a decollare?
Secondo l'articolo il problema risiede tanto nella cattiva capacità comunicativa delle università e degli istituti di ricerca; detto altrimenti, non riescono ad accattivarsi la gente.
A mio parere, invece, la colpa va divisa 50 e 50.
Da una parte, giustamente, le università, soprattutto le facoltà scientifiche, non fanno molto per scrollarsi di dosso questo problema comunicativo. Ciò poi si ripercuote sui "non addetti ai lavori" che guardano con diffidenza un'istituzione troppo impegnata e che utilizza un linguaggio specifico impraticabile. Perché è vero, la Scienza usa un linguaggio universale, ma che non è sempre accessibile a tutti.
D'altra parte però anche noi comuni cittadini ce la mettiamo tutta per allontanarci dalla divulgazione scientifica. La maggior parte delle informazioni sulle scoperte può essere ricavata tramite la consultazione di articoli di settore, che però, spesso, non sono di agile lettura. Pur tuttavia esistono blog, pagine su social network, siti e libri di "addetti ai lavori" o semplicemente seri appassionati, in cui vengono presentati vari articoli, anche in chiave abbastanza ironica. Purtroppo i dati sulla lettura e l'acquisto di libri sono decisamente sconfortanti. Il Sole 24 ore ci presenta dei dati abbastanza sconfortanti per il triennio 2010 - 2013 (teniamo però in considerazione che i dati si riferiscono a due anni fa e sono stati pubblicati nel Marzo 2014). Nel periodo considerato, complice giustamente anche (ma non solo) la crisi economica, si stima che i 2/3 della popolazione italiana al di sopra dei 14 anni non legga assolutamente niente. Né libri, né e-book, quest'ultimi, sempre nel triennio, hanno subito una lieve flessione positiva (2%), ma del tutto insufficiente a colmare questo enorme vuoto culturale.
Detto altrimenti, viaggiamo felici e beati con strumenti in grado di concederci la stragrande maggioranza del sapere scientifico (e non solo); ma li utilizziamo per postare le foto dei nostri animaletti inebetiti, link della pagina di Grillo o di Salvini e articoli contenenti bufale cosmiche (provenienti da ben note pagine di dubbia utilità quali TzeTze, Sputtaniamolitutti, Adesso fuori dai coglioni et similia) contribuendo a diffondere la pratica dell'allarmismo e dell'ignoranza, piuttosto che dello sviluppo culturale dei nostri concittadini.
Il problema non è recente; ma si è acutizzato senza dubbio negli ultimi tempi, con l'aumento delle pratiche demagogiche in tutti i settori: dalla politica alla scienza, con lo sviluppo di fantasiose ed erronee teorie fanta-complottare, che raccolgono proseliti più facilmente di una semplice verità dedotta dalla rigorosa logica scientifica. Quella vera, non quella delle scie chimiche.
Ma perché s'è perso l'amore della conoscenza? Solo perché adesso tutti hanno una connessione internet?

Matt - Il Locandiere

martedì 6 gennaio 2015

Sondaggione (novità!)

Lo confesso, m'è punta vaghezza e ho deciso di proporvi un piccolo sondaggio (stupido in realtà), a cui spero vogliate darmi un parere vostro.
Non c'è bisogno di studiarvi una parte, non c'è bisogno di andare a ripassare l'operatore nabla, basta solo leggere la domanda e, se volete, rispondere:

Il Sole (quello nostro) è un pianeta o una stella?

Che cazzo di domande! Direte voi. Beh, iniziate a rispondere, poi domani vi spiego il perché della domanda. A voi la parola cari avventori, non abbiate paura di inchiostrare queste pagine virtuali!

Matt - Il Locandiere

venerdì 2 gennaio 2015

Capodanno al cinema

Non so voi, ma il mio 31 Dicembre non si è concluso con particolare brillantezza. Ah, a proposito ringrazio e auguro buon anno al povero Cristo di carabiniere della guardiola, il quale avrebbe sicuramente preferito passare diversamente l'ultimo dell'anno, che ci ha gentilmente dato tutte le informazioni necessarie. Niente di serio bagais, solo uno smarrimento di documenti...il che, come ben sapete, implica un'infinita sequela di rotture di cabbasisi [cit.].
Detto questo, con una fine decisamente meh, ci possiamo davvero aspettare un inizio migliore? Massì dai, ci hanno già pensato un buon film e la mia ragazza a farmi passare le noie di ieri sera. Quale film? Scopriamolo assieme.


Trama: Un orsetto rimasto praticamente orfano parte dal Perù con destinazione Londra. Qui incontrerà i Brown, una normalissima famiglia in cui la madre è una donna molto sensibile e illustratrice di storie per bambini, il padre è un uomo che evita in tutti i modi possibili i pericoli che possono colpire la famiglia e, beh, due figli cresciuti all'ombra un po' soffocante dei genitori. Niente di irrimediabile però. A sconvolgere positivamente le loro vite arriva l'orsetto parlante peruviano, trovato tutto solo alla stazione di Paddington.

Parliamone: dunque, andare al cinema è un vero e proprio rito. Ma cosa ne so io? Non è la stessa cosa schiaffare un dischetto in una scatola e vedersi un film su di un maxi televisore LCD, comodamente spiaggiato sul divano? Ovviamente no!
Il rito dell'andare al cinema è composto da tante piccole cose, da un codice piuttosto rigido e inconsapevolmente adottato da chi ha ancora questo pallino. Me compreso.
Parti con largo anticipo, non si sa mai quanta coda c'è alle casse. Passi a prendere la morosa e, durante tutto il tragitto da casa al posteggio del cinematografo, si discute del film che si sta per andare a vedere; oppure, nel malaugurato caso in cui la decisione non è stata ancora presa, si cerca di mettere ordine alle idee e si avanzano proposte. Il tutto è condito anche da frasi tipiche del momento "Sì, ma poi potremmo andare a vedere anche..." oppure "Oh, prossima volta ci spariamo tipo...". Poi c'è tutto la sequenza del parcheggio, ingresso e coda per i biglietti (niente di fantozziano, è la pura verità...e la coda non era nemmeno poi così lunga). Morale della favola, chi con la sua riserva energetica necessaria di porcherie, chi no, si entra in sala, dove siamo accolti dal caldo e morbido abbraccio della chaise longue adottata per farci godere meglio dello spettacolo. Le risatine dei più piccini, lo scambio di battute degli adulti, il comfort e l'inconfondibile odore di pop-corn, caramelle e pastrugni esalato dalla moquette della sala ci cullano in un dolce sogno cinematografico, disponendoci bene a qualsiasi pellicola...più o meno.


Torniamo a noi. Dopo il rituale dell'arrivo e del regale appoggiamento del culo sulla poltrona cerco di figurarmi un po' come sarà questa storia.
Paddington è il tipico film natalizio per famiglie. Con questo non sto dicendo che sia brutto, tutt'altro! Questa è la storia di un tenero orsetto, dai modi garbati e che parla correttamente l'inglese. Strano vero? Ma, ehi, siamo a Natale.
In realtà Paddington non è una trovata commerciale dell'ultimissimo momento; anzi. La storia dell'orsetto con il cappello di feltro rosso e il cappottino-montgomery blu è ben più vetusta.
Nato nel 1958 dall'immaginazione di Michael Bond, il tenero orsetto amante della marmellata, con la marmellata stessa (rigorosamente alle arance),sono diventati un po' le icone dei bambini britannici. Un po' come la Pimpa per noi, sort of.


La vicenda, che ricalca un po' la prima apparizione libresca del tenero orso, è ambientata nei giorni nostri, in una Londra decisamente troppo poco ospitale e ben lontana dalle aspettative di Paddington. Gli unici ad accorgersi dell'orsetto solo sono proprio i Brown.
Paddington porta al collo un cartellino che reca la scritta "Per favore prendetevi cura di quest'orso. Grazie". Non è casuale nemmeno la scelta di queste parole e del modo in cui vengono messe addosso al protagonista; infatti questo è un voluto riferimento ai bambini londinesi, che, durante la Seconda Guerra Mondiale, venivano sfollati verso le campagne. Al collo portavano cartellini simili, soprattutto quelli che erano rimasti senza genitori; morti sotto i bombardamenti della Luftwaffe.
Nel film Paddington cerca anche lui una casa, visto che un terremoto ha distrutto la sua nel misterioso Perù. Saranno i Brown ad ospitarlo e, ovviamente, tutti trarranno un grandissimo beneficio dalla cosa.
Dicevamo che è un film natalizio, che è un film adatto alle famiglie. Tutto qua?
Nope. Paddington, come altri predecessori, fa leva su quei sentimenti umani che, tendenzialmente, si ridestano in periodi emotivamente delicati come questi. L'accoglienza, l'aiuto dello straniero solo e abbandonato, la compassione, la comprensione e l'importanza di mantenere viva la famiglia, senza irrigidirla con comportamenti schematici volti a salvaguardarne l'ordine, sono solo alcuni dei temi toccati dalla pellicola. Già, perché pur essendo un film dedicato, direi, ai più piccini, Paddington non si tira certo indietro, dandoci un po' di sane bacchettate morali sulle orecchie a noi adulti musoni e diffidenti.
Scene emotive e gag per le strade di Londra (che peraltro coinvolgono anche i celebri granatieri di guardia a Buckingham Palace) sono ben mischiate, così il film non risulta né troppo lacrimoso, ma neanche troppo sbarazzino. Ah, ma voi sapete chi è il cattivone, o meglio, la cattivona di turno?
Tà-daaaaaaaaaaaaaaaaaaaan!


Nicole Kidman, nella parte di una gelida esperta di tassonomia col vizio di impagliare gli animali in via d'estinzione. No commenti animalardi pls.

Matt - Il Locandiere