venerdì 19 dicembre 2014

Rubrica storica: I generali di Hitler (Novità!)

Dunque, scrivere articoli con un minimo di rigore scientifico è molto time consuming, proprio perché si vuole dare un minimo di rigore per non far finire tutto a tarallucci e vino assieme ad Adam Kadmon (brrrrrrrrrr).
Visto che, un po' per il tempo, un po' per pigrizia, non sempre riesco a preparare gli articoli tra una settimana e l'altra, allora ecco che vi propongo una nuova rubrica a sfondo storico.
Lo scopo è quello di diversificare un pochino gli argomenti trattati nel week-end e, quindi, di darmi un po' più di tempo per preparare gli articoli sulle 10 scoperte scientifiche che hanno rivoluzionato il mondo.
Avrei potuto introdurre qualsiasi argomento, ma ho avuto modo di notare che il portale biografico è sempre molto gettonato, quindi perché non rispolverare una vecchia rubrica, lasciata da parte in favore di altri progetti più ambiziosi? Eccoci qua, dunque.

Penso che sia ben evidente che tipo di storia tratteremo e di che periodo parleremo. Comunque, a scanso di equivoci, questa rubrica sarà una carrellata dei migliori/peggiori generali che hanno guidato le truppe tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale.
Ora, è necessaria una piccola precisazione. Voi conoscete me e la mia passione per la storia, se vi propongo una serie di articoli di un certo calibro sapete, bene o male, che verranno trattati con la massima serietà possibile. Non per questo, però, dobbiamo abolire il "bello" che possiamo trovare nella storia, utilizzando un linguaggio troppo tecnico o eccessivamente formale. Vedrete che anche questa rubrica, pur trattando di argomenti delicati e piuttosto controversi, quale è appunto il Terzo Reich, saprà soddisfarvi come sempre, anzi forse di più!

I generali di Hitler


Wilhelm Keitel

Il generale "Signorsì!"




Nato Wilhelm Bodewin Johan Gustav Keitel il 22 Settembre 1882, fu un generale tedesco che scalò i ranghi del potere fino a raggiungere il ruolo di comandante dell'OKW, Oberkommando der Wehrmacht.  Keitel fu anche uno degli ufficiali del Terzo Reich più insultato sia da parte dei suoi superiori, che da parte dei suoi sottoposti.
Wilhelm crebbe in un'agiata famiglia di proprietari terrieri dell'Hannover, il padre era un ex-ufficiale dell'esercito imperiale tedesco; mentre la madre morì quando il futuro generale del Terzo Reich aveva solamente sette anni. La scomparsa della madre rese l'infanzia del giovane Keitel arida e solitaria, condizionata dall'autorità paterna e sotto la rigida guida di un precettore.
Solo nel 1901, compiuti diciannove anni, il giovane Wilhelm ha la possibilità di lasciare l'agiata, ma tetra, vita famigliare entrando nell'esercito del Kaiser. Entrò come aspirante ufficiale nel 46° reggimento d'artiglieria da campagna stanziato a Wolfenbüttel e lì attende...
Il 1914 vede lo scoppio della Grande Guerra, Wilhelm Keitel viene spedito al fronte col grado di capitano; si distingue nelle battaglie di Namur e della Marna.
L'anno successivo comanda una batteria sul fronte occidentale; mentre nel 1916 è collocato per poco tempo su quello orientale. Tornato a occidente viene ferito per la seconda volta, ricevendo l'ordine di Hohenzollern.

Truppe tedesche durante la battaglia della Marna
Con l'armistizio del 1918 ed il crollo degli imperi centrali, anche Keitel uscì momentaneamente dalla scena militare. Ma l'amore per la campagna e la famiglia durò ben poco, poiché nel 1922 diventa maggiore della Reichswehr e 11 anni dopo è maggior generale (per noi equivale al grado di generale di divisione).
In realtà l'esercito tedesco non aveva molta stima per quell'insignificante reduce della Grande Guerra, che ora berciava dai pulpiti e che aveva fallito il cosiddetto putsch della birreria. Nemmeno quando salì al potere, i militari gli diedero piena fiducia; anzi ci furono momento di alta tensione
Il generale Keitel, invece, accorse scondinzolando ai richiami del carismatico futuro Führer della Germania. Una cortesia che non verrà certo dimenticata. Le simpatie di Keitel divennero una vera e propria collaborazione per la corsa al riarmo tedesco. Nel 1935 Hitler lo nomina cap dell'Ufficio Forze Armate al Ministero della Guerra; mentre due anni dopo venne promosso a tenente colonnello generale. Ma tutto ciò non bastava.
Chi separava Hitler e Keitel dai loro propositi erano due generali, i quali non condividevano le teorie espansionistiche nazionalsocialiste e si mostravano poco entusiasti nei confronti del nuovo cancelliere del Reich: il feldmaresciallo Werner von Fritsch e Werner von Blomberg.
Il primo era il comandante dello stato maggiore dell'esercito (Oberkommando des Heeres); mentre il secondo era il ministro della guerra.

Werner von Fritsch

L'affare Blomberg-Fritsch merita una particolare menzione, visto che fu l'evento che consentì la scalata al potere definitiva di Keitel.
Blomberg e Fritsch non erano certo degli ammiratori di Hitler, nonostante l'avessero appoggiato in tutti i suoi piani di riarmo e ricostituzione dell'esercito. Ciò che meno andava a genio ai due generali, peraltro di lunga tradizione militare prussiana, era la subordinazione dell'esercito (e di altre forze armate) alla politica e, quindi, al cancelliere.
Da sempre la Heer aveva gelosamente custodito la sua indipendenza da qualsiasi ingerenza esterna ed era pronta a farlo ancora.
Hitler, che aveva grandi progetti per le forze armate, non poteva permettersi simili contrattempi e, grazie ad Himmler e la sua Gestapo, montò delle accuse contro i sommi capi dell'esercito per metterli fuori gioco. Contro Fritsch vennero sbandierate presunte tendenze omosessuali, grazie ad alcune confessioni estorte e pilotate nientemeno che da Heydrich, l'inquietante braccio destro di Heinrich Himmler. Werner von Fritsch fu costretto a dimettersi, con la promessa che non sarebbe più stato reintegrato nel suo ruolo. Una commissione di inchiesta, però, appurò che le accuse mosse contro von Fritsch erano in realtà fasulle. Il generale reintegrato nel grado, ma non nel ruolo, Morì durante i primi giorni della campagna polacca in circostanze più che sospette.
Werner von Blomberg era, invece, il ministro della guerra. Ruvido soldato navigato, si innamorò della sua giovane e avvenente segretaria. Il matrimonio venne celebrato e gli sposini si recarono in viaggio di nozze in Italia.

Werner von Blomberg

Durante l'assenza del ministro, gli uomini delle SS e della polizia di Himmler si mossero, andando a ripescare un vecchio dossier il quale provava con certezza matematica che la moglie di von Blomberg, in gioventù, aveva esercitato la professione di prostituta.
Himmler mandò un ufficiale a Capri, dove von Blomberg si trovava in un viaggio di nozze. Qui annunciò al ministro della guerra che le sue dimissioni erano state accolte e che gli si raccomandava di divorziare. Ma lo show non era ancora finito, infatti l'ufficiale consegnò intenzionalmente a von Blomberg una pistola, sul cui scopo non ci potevano essere dubbi. Le alternative imposte dai suoi superiori non davano spazio a dubbi, per poter lavare l'onta arrecata alle forze armate von Blomberg  poteva: dimettersi, uccidersi o divorziare. Il militare scelse saggiamente le dimissioni; visse il resto della sua vita, sposato, lontano dai turbinosi eventi bellici e si spense nel 1946.
Avendo di fatto decapitato i vertici del potere militare, Hitler non aveva che una cosa da fare: riorganizzare il tutto in modo tale da mettere al comando delle truppe un uomo di fiducia.
Dalle ceneri del ministero della guerra (sciolto), nacque l'OKW, cioè il comando supremo di tutte le forze militari tedesche. A questo erano sottoposti il già citato OKH, l'OKM (Oberkommando der Kiregsmarine) e l'OKL (Oberkommando der Luftwaffe).

Schema (home made) della struttura dei vertici militari del Terzo Reich
Ora fermiamo un attimo il cronometro della storia e fermiamoci ad analizzare un pochino la personalità di questo generale.
Ciò che colpisce maggiormente di Keitel è che si trovò ai vertici del potere militare non per meriti personali, né per la particolare capacità tattica e strategica; ma, come diremmo noi, grazie ad una spintarella.
Non solo. La sua particolare indole, che lo spingeva a  "eseguire con cadaverica obbedienza qualsiasi ordine, anche il più idiota" (John Wheeler-Bennett, storico), gli costò molto caro alla fine della guerra; ma per il momento era tutto ciò di cui Hitler aveva bisogno: un "generale fedele come un cagnolino". Ed era proprio così che veniva trattato dall'uomo a cui aveva venduto praticamente l'anima; il quale, durante i suoi colloqui con gli amici più intimi, definiva il suo braccio destro come "un uomo col cervello di una maschera da cinematografo".
Gli ambienti militari non erano meno spietati nei confronti del feldmaresciallo. Superiori e subordinati non nascondevano il loro disprezzo e, nei salotti, associavano al suo nome la parola idiota. Un altro epiteto usato con frequenza era Lakeitel; il termine è una storpiatura voluta della parola Lakai che significa "lacchè".Albert Speer, il ministro degli armamenti del Reich, lo chiamava "general Jawohl" (= generale signorsì). Ludwig Beck, un generale giustiziato come cospiratore nel 1944, lo chiamava Gummilöwe (= leone di gomma). Più Keitel gongolava dall'alto della sua posizione, più si attirava il disprezzo dei connazionali e degli alleati del Reich. Galeazzo Ciano riporta nei suoi diari che l'ambasciatore tedesco a Roma definiva il comandante della Wehrmacht un imbecille; mentre il commento di Mussolini, seppur affine, era molto più pacato: "Keitel è un uomo felice di essere Keitel".

Manifesto di propaganda
Keitel pagò molto caro il prezzo del comando. Non era solo costretto a subire gli insulti da parte dei suoi sottoposti; ma era costantemente costretto a subire le sfuriate e le angherie del Führer senza batter ciglio. Keitel, incredibile a dirsi, subiva il fascino dell'uomo politico Hitler; davanti anche al piano più folle e visionario di Hitler, Keitel chinava il capo acconsentendo. Si rendeva conto di ciò che questo comportava davvero troppo tardi. Dirà di sé stesso "Ero feldmaresciallo e capo dell'OKW, ma in realtà non comandavo che all'autista e alla mia ordinanza".
Hitler proponeva e disponeva, Keitel firmava. Questa fu la sua rovina.

Ci siamo fermati nei turbinosi eventi a cavallo tra il 1937 e il 1938. Eliminati i bersagli dell'affare Blomberg-Fritsch, come dicevamo, Keitel venne collocato opportunamente a capo del nuovo Oberkommando der Wehrmacht, il quale eliminava il vecchio Ministero della Guerra e consegnava, ufficiosamente, nelle mani del cancelliere tutto il potere che derivava dal controllo delle tre armi della Germania. Keitel è il capo, ma chi comanda è il Führer.
Il 1 settembre 1939, con l'invasione della Polonia, inizia di fatto il Secondo Conflitto Mondiale in Europa (sappiamo che in Asia le cose si erano fatte complicate già dalla prima metà degli anni '30). Keitel è il braccio destro del Führer e nulla poteva andare storto. In poco tempo la Polonia fu piegata, poi venne il turno di Belgio, Olanda e, in una fulminea campagna che affossò definitivamente la superbia degli strateghi d'oltralpe, Francia.
L'Inghilterra è virtualmente sola e deve affrontare le agguerrite e sopravvalutate squadriglie di bombardieri di Göring. Solo gli Spitfire di Dowding difendono strenuamente il suolo inglese.

Formazione di aerei inglesi
Keitel gongolava. Gongolava sempre davanti ai generali italiani, quando questi vennero a elemosinare truppe, dopo le sciagurate sconfitte provocate dall'altrettanto sciagurato progetto di guerra mussoliniano in Grecia e in Egitto.
Badoglio deve sopportare la tracotanza di Keitel, quando viene inviato a Innsbruck per elemosinare una collaborazione militare italo-tedesca.
Keitel gli annuncia che la guerra contro l'Inghilterra è ormai vinta, basta solo costringerla a riconoscere la sconfitta, peccato che l'inquilino al 10 di Downing Street non sia dello stesso parere. Dopodiché presenta un esaltante quadro dell'esercito tedesco: 230 divisioni da impiegare, di cui 185 di prima linea, delle quali 20 corazzate e 12 motorizzate. In realtà anche una divisione di serie B tedesca vale molto di più di una divisione scelta italiana. Questa dimostrazione di forza prostra ulteriormente Badoglio, il quale si vede costretto ad ammettere che in Libia gli restano solamente una settantina di carri armati. A nome del Duce chiede che gli vengano consegnati, in amicizia, i 700 carri armati presi durante la campagna di Francia. Keitel, compiaciuto, nega all'italico alleato questo favore. Così che si arriva ad un punto morto.
Ma Lakeitel ha ben poco di cui rallegrarsi e andare fiero. Non è lui a compiere miracoli in Francia, bensì Heinz Guderian. Non è lui a guidare l'esercito, bensì von Brauchtisch. Non è nemmeno lui a organizzare i piani di battaglia, a quelli ci pensa Jodl. Keitel dice solamente .
Ma perché preoccuparsi? In fin dei conti la guerra sta andando bene, no?
La Germania si trova impegnata su più fronti. Nel maggio 1941 inizia la celeberrima Operazione Barbarossa, con l'invasione dell'Unione Sovietica. All'arrivo del freddo, però, è chiaro che tutto il piano per annichilire l'Armata Rossa sta lentamente naufragando. In dicembre la maggior parte dei generali realizza che le posizioni conquistate durante l'estate sono indifendibili. Keitel raccoglie le drammatiche ed insistenti richieste dei comandanti militari e, trovando il coraggio sotto la suola delle sue scarpe, si presenta al Führer per consigliare una ritirata generale da Mosca, così da salvare il salvabile dell'esercito impegnato. Inutile dire che Hitler non prese bene questa osservazione, che anche un'idiota come Keitel trovò di una logica lampante. Infuriato, urlò come solo lui sapeva fare e gridò: <Lei è un imbecille!> in faccia al povero Keitel.
Alfred Jodl, suo diretto collaboratore, lo trovò poco più darti mentre scriveva una lettera di dimissioni, con una pistola posata sul tavolo, accanto a lui. Jodl portò via l'arma al feldmaresciallo e lo convinse a restare al suo posto.

6 giugno 1944, il D-Day
I fronti vennero ribaltati e le cose per il glorioso Reich non si stavano mettendo per il meglio. Keitel incassò il terzo e ultimo "imbecille" ufficiale da Von Rundstedt. Questi, nel giugno 1944 si convinse che la guerra era ormai persa, quando gli Alleati consolidarono la testa di ponte in suolo francese.
Rundstedt telefonò a Keitel dipingendo la situazione con le tinte più fosche possibili. Finita l'esposizione il comandante della Wehrmach pose un solo quesito: <Cosa dobbiamo fare, dunque?>, un Rundstedt palesemente seccato rispose: <Fate la pace, imbecilli!>. Il 30 giugno, Rundstedt venne destituito dal comando del fronte Ovest, solo Hitler poteva dare dell'imbecille al suo braccio destro.
Nonostante le cose si stessero mettendo al peggio, Keitel rimase fedele come solo lui poteva fare.
Quando von Stauffenberg, il 20 luglio del '44, fece detonare la bomba che avrebbe dovuto uccidere l'odiato Führer, Keitel era anch'egli nella Wolfsschanze.
Dopo la deflagrazione, il comandante dell'OKW, con le vesti stracciate, si precipitò verso Hitler e lo abbracciò strillando: <Siete salvo, siete salvo mio Führer!!>.
Fu Keitel a far parte del tribunale speciale che condannò i congiurati, scegliendo anche gli ufficiali che avrebbero dovuto "suicidare" Rommel. Ma l'esito della guerra era scontato. Dopo il suicidio di Hitler, il 9 maggio 1945 Keitel subisce l'onta di dover firmare la resa della Wehrmacht a Karlshorst.

Keitel firma la capitolazione
Il Reich era crollato; ma era tempo di presentare il conto e quello di Keitel fu piuttosto salato. Al processo di Norimberga dovette difendersi dall'accusa di crimini contro l'umanità.
Se Wilhelm Keitel fosse rimasto ligio al suo dovere di generale, sul piano tattico, allora davanti alla corte alleata avrebbe potuto scamparla.
Ma Keitel era il comandante supremo della Wehrmacht. Non pensiamo che il feldmaresciallo fosse un unico  a Hitler. Sì all'invasione della Polonia, sì all'invasione della Norvegia, della Danimarca. Sì all'invasione della Russia. Sì all'Anschluss. Sì all'invasione della Cecoslovacchia. Sì al piano Leone Marino (ideato da Keitel e rimasto sulla carta, ironia della sorte).
Il feldmaresciallo Keitel emetteva anche degli spietati ordini. Fu lui che dispose, in Polonia e in Russia, le terribili rappresaglie "per ogni tedesco ucciso, da cinquanta a cento comunisti verranno fucilati", onde prevenire attentati contro le truppe germaniche.
Fu sempre Keitel a zittire Canaris, quando questi protestava per le stragi dei prigionieri russi, perlopiù commissari politici, perpetrate dalle SS. Fu ancora lui, nel '42, a ordinare la consegna dei paracadutisti angloamericani catturati alle SS, per subire giudizi sommari.
Porta la sua firma anche il decreto Nacht und Nebel Erlass, col quale potevano essere arrestati nei territori dell'Ovest tutte le persone "pericolose per la sicurezza dei tedeschi". Queste persone dovevano essere fatte sparire senza lasciar traccia, nella notte e nella nebbia dell'ignoto.

Keitel, davanti a tutte queste prove, si ostinò a dichiararsi innocente. In fin dei conti stava solo eseguendo (ed emanando) dei semplici ordini. Ma la corte non fu persuasa e il verdetto fu unanime: morte per impiccagione.
Tornato nella sua cella, anziché sottoscrivere una domanda di grazia, Keitel chiese che l'esecuzione avvenisse per fucilazione e non per impiccagione, come un volgare ladro. Non fu accontentato.
Alla 1:20 del 16 ottobre 1946, la botola, fatta scattare dal boia americano Woods, si aprì sotto i piedi del generale signorsì.

La salma di Keitel dopo l'esecuzione il 16 ottobre 1946
I testimoni confermano che la morte di Keitel fu la più tranquilla e dignitosa. Il corpo non rimase appeso al nodo scorsoio, ansimante, dibattendosi per lunghi minuti come in altri casi. La botola della forca troppo piccola aveva causato a Keitel, e ad altri, le ferite al volto che si vedono in foto.
Il commento del Generale Lehmann, presidente del tribunale supremo, circa la sentenza di Keitel fu sprezzante: "Con Hitler, Keitel raggiunse il grado di feldmaresciallo, ricevette gli onori e le decorazioni più elevati del Terzo Reich e finalmente arrivò alla forca. Servì bene e fu servito bene".

Matt - Il Locandiere

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