mercoledì 26 novembre 2014

Wie, bitte? Un allegro Locandiere in vacanza a Berlino (Parte 4)

Phew, che disastro ragazzi miei. Che disastro! Impegni su impegni! Manda il curriculum vitae, vai di qua, vai di la, sopra...sotto...
ASPETTA! Un momento...hai detto curriculum vitae???
Oh yes amicici, finalmente ho deciso di fare qualcosa di utile e di inviare qualche CV nella speranza di essere assunto (non vi dico dove), così da iniziare a guadagnare qualcosina di più nel concreto. Guadagni che le sole ripetizioni non mi faranno, ahimé, avere.
Anyway, oggi si conclude con la quarta parte il dilazionatissimo fotoreportage di Berlino, dopodiché i programmi torneranno alla normalità...o quasi. Voglio ricordarvi anche che a Dicembre si festeggeranno i due anni di attività del blog, indi per cui preparatevi ad un'altra notte dei Locandini!
Bando alle ciance, cominciamo che abbiamo ancora molto da dire...e da visitare!

Se siete interessati alle parti precedenti potrete leggere qui gli eventi del primo giorno, qui i percorsi del secondo giorno e qui la visita al campo di concentramento di Sachsenhausen.
Orbene, per quanto riguarda il terzo giorno di permanenza, mi dimenticai di dirvi che, nel pomeriggio dello stesso giorno, ci recammo (sempre il Locandiere e la sua dolce ragazza) allo Jüdisches Museum, ossia al Museo Ebraico.
Questo luogo raccoglie tutta la storia del popolo ebraico della Germania dall'antichità (più o meno dall'epoca di Costantino) fino ai giorni nostri, passando per il Medioevo, per gli orrori dell'Olocausto e per la divisione e riunificazione della Germania. Oltre ad essere un'enorme arca di conoscenza, il Museo Ebraico di Berlino è un'opera architettonica che non può non essere visitata. Per saperne di più:

  • i controlli sono estremamente minuziosi, quindi non fate gli asini
  • come audioguide riceverete degli iPod touch (mica cazzi)
  • per gli sconti accettano solo tessere universitarie internazionali o la Berlin Welcome Card
  • oltre a saper parlare fluentemente l'inglese, alcuni dipendenti del museo parlano l'italiano (e che culo!).
All'alba del quarto giorno di permanenza nella capitale della Grande Tedeschia le cose da visitare, ormai, sono ridotte all'osso. Quindi procediamo all'esplorazione della Berlin East Side Gallery, ossia di quel km scarso di Muro, che costeggia la Sprea, rimasto intatto e decorato con celebri murales di artisti provenienti da un po' tutto il mondo.
Questo "museo" all'aria aperta è facilmente raggiungibile con la S-Bahn e scendendo a Berlin Ostbahnhof o a Warschauer Straße. Essendo la mia ragazza appassionata di street art chi sono io per negarle uno dei monumenti più famosi al mondo di quest'arte?
Nessuno
Esatto, ecco alcuni dei murales che mi sono piaciuti di più.









Come, infine, non mostrarvi il famoso bacio tra Honecker e Breznev che affresca uno degli ultimi tratti di muro?


Consigli per gli acquisti.
Bene, finora abbiamo parlato del più e del meno, vi ho mostrato posti interessanti e frammenti di passato imperdibili per ogni amante della storia. Ma, a volte, mi rimproverano di essere un po' troppo poco concreto. Della serie: aò, 'ndo se magna???
Come ho avuto modo di dirvi, Berlino è una città estremamente viva, che abbiate fame alle due di notte o alle cinque del pomeriggio non fa alcuna differenza. Ascoltate qua:

  1. Se siete gli amanti del cibo dei fast food, allora non resterete delusi. I Kentucky Fried Chicken, i McDonald's e i Burger King abbondano in ogni luogo. Così come i Dunkin' Donuts et similia. Oppure ancora, se siete di fretta, potete gustare da uno dei tanti venditori ambulanti il celebre currywurst.
  2. Berlino è una capitale multietnica, indi per cui qui, più di ogni altro luogo, è facile trovare ristorantini o locali etnici: dal banalissimo ristorante italiano, al vietnamita take away esistono opportunità per soddisfare le vostre voglie culinarie di...uh...esoticità. Vi consiglio il venditore matto di noodles all'inizio (circa) di Rosenthaler Straße. Scherzi a parte, è un po' esagitato, ma vi spezza dal ridere.
  3. Se siete sempre in ritardo, oppure se amate la colazione in piedi, è del tutto inutile che vi citi Starbucks e Dunkin' Donuts per i vostri spuntini mattutini. Ciononostante esiste alla fermata di Hackescher Markt una caffetteria niente male, piena di dolci e prodotti da forno tipici della cucina tedesca (poi vi do l'indirizzo). 
  4. Se invece siete alla ricerca di qualcosa di più tipico, allora dopo vi indico l'indirizzo di una birreria-ristorante, anch'essa collocata di fronte alla stazione S-Bahn di Hackescher Markt. Pur essendo un locale storico i prezzi sono buoni e le porzioni notevoli.
Sempre per restare nella concretezza: quali sono i negozi in cui si può liberamente fare shopping?
Allora, se siete alla ricerca di qualcosa di un po' particolare spostiamoci nel Mitte. Vi avverto che i rezzi non saranno poi a buon mercato, ma che ci volete fare? Il Mitte è un po' l'equivalente di via Montenapoleone a Milano! Ordunque, dicevo, i negozi in cui dove C-A-T-E-G-O-R-I-C-A-M-E-N-T-E entrare sono tanti; ma solo io e Monica abbiamo selezionato accuratamente i migliori.
Primo fra tutti è, indubbiamente, Fassbender & Rausch, ossia la cioccolateria migliore di tutta Berlino.



Entrati nel negozio vi sembrerà di rivivere le avventure de "La Fabbrica di Cioccolato", con enormi riproduzioni dei più celebri monumenti della capitale (il Reichstag, un pezzo di Muro, la Fernsehturm...) fatti interamente di purissimo cioccolato fondente!!! Potrete comprare cioccolatini di tutte le forme, dimensioni e gusti, assieme ad altri prodotti di alta pasticceria. Veri e propri capolavori gastronomici, quasi un peccato da mangiare...naaaah, stiamo pur sempre parlando del migliore cioccolato di Berlino!


Sempre restando sul cioccolato, ma parlando di un marchio un po' meno di nicchia, nel Mitte ci sta il negozione della Ritter Sport in cui potrete comprare a prezzi irrisori (0,89 euris) i quadrotti di cioccolato più famosi del mondo. Inutile dire che lì potrete trovare gusti che in Italia manco col binocolo vedremo.
Ah, ma non vi ho detto la cosa più faiga! Se siete davvero dei golosi (e se siete anche pazienti) da Ritter Sport avrete l'opportunità di creare la vostra barretta di cioccolato personalizzata. Meglio cioccolato al latte, fondente o bianco? Quante schifezze sarete in grado di ficcarci dentro? Saprà ancora di cioccolato?

Ma siccome io, Locandiere, non sono una persona insensibile alle necessità del gentil sesso, ecco che vi comunico la grande scoperta fatta dalla mia ragazza. Sempre nel Mitte, peraltro poco lontano dal negozio Ritter Sport, troverete un enorme negozio Nivea, forse il più grande d'Europa. Ma devo proprio dirvi cosa ci troverete dentro?

Se, invece, siete più amanti dei regali tradizionali, allora ogni negozio di souvenir ha quello di cui necessitate. Però qualche consiglio. Diffidate di chi vi vende i pezzi originalissimi del muro di Berlino, perché potrebbero essere anche i frammenti del muro del bagno che ha ristrutturato l'anno prima il succitato. Se volete comprare cartoline o souvenir vari meglio che usciate dal Mitte, qualsiasi altro quartiere ha i propri negozi con prezzi piuttosto onesti. Se necessitate di francobolli da collezione è bene rivolgersi all'ufficio postale più vicino che potete riconoscere grazie a questo cartello.


Infine se volete concedervi qualche regalino particolare, esiste una catena di negozi dedicati all'omino dei semafori pedonali: l' Ampelmann.

Nei vari shop sparsi per Berlino troverete gadget e souvenir dedicati al celebre omino di cui sopra, ça va sans dire.
Come se tutto ciò non bastasse, ad Alexanderplatz c'è un enorme negozio Primark su tre piani. Penso che le dame che seguono la pagina abbiano capito di cosa stiamo parlando. N'est-ce pas?
Infine, prima di chiudere le comunicazioni, vi segnalo qualche posticino in cui si è mangiato bene assai e che, quindi, meritano di essere visitati se vi trovate per caso da quelle parti:
  • Stern Bistro - Bernauerstraße, Oranienburg. Di ritorno dal KZ di Sachsenhausen ci siamo fermati a gustare il miglior kebab che io abbia mai assaggiato.
  • Kamps Backstube - Stazione S-Bahn di Hackescher Markt. Una caffetteria-panetteria molto buona, in cui potete fermarvi per colazione o a fare uno spuntino. I prodotti vengono sfornati al momento dal fornaio che, di fatto, vi preparerà praticamente il dolce sotto il naso. La quantità delle cose da mangiare è...è...inimmaginabile e, per dimostrarvi che non dico cazzate vi posto la foto di una parte del bancone espositore

  • Weihenstephaner - di fronte alla stazione S-Bahn di Hackescher Markt. Se volete gustare le prelibatezze della cucina tipica tedesca (bavarese), meglio che facciate un salto in questa birreria-ristorante allora!
Matt - Il Locandiere

lunedì 24 novembre 2014

Wie, bitte? Un allegro Locandiere in vacanza a Berlino (Parte 3)

Se nei primi due giorni di permanenza le condizioni atmosferiche berlinesi sono state discrete, questo non è valso per il nostro terzo giorno. Fu come se il clima sapesse esattamente quali erano le nostre intenzioni per quella giornata. Se nella parte 1 e nella parte 2 abbiamo trovato dei momenti per ridere un po', per quanto riguarda l'articolo di oggi ci sarà davvero ben poco di cui stare allegri, visto che si parlerà di uno dei luoghi simbolo della follia nazista.

Col cielo del colore del piombo, che certo non giova all'umore, siamo pronti giunti alla stazione S-Bahn di Friedrichstraße. Destinazione: Oranienburg.
Non uno spiraglio di sole, non un piccolo squarcio nella coltre pesante che copre il cielo. Hai la sensazione di soffocare, come se delle mani crudeli ti avessero messo addosso un fardello pesante che fatichi a sopportare; la situazione, poi, è peggiorata dal fatto che sai dove stai per finire.
Con ogni probabilità Oranienburg è una delle cittadine più ridenti della periferia berlinese, se solo ci fosse stato un po' di sole. Giungiamo al capolinea praticamente nel silenzio, fuori dalla stazione non c'è quasi nessun cartello che ci indica il luogo prescelto per la nostra visita; ma nonostante tutto, io e Monica riusciamo a raccapezzarci. Inizia la nostra marcia.
Dopo circa un chilometro e spicci giungiamo di fronte al primo ed inequivocabile segno che la nostra meta è ormai prossima.


Poi, alla fine di un'anonima stradina di una zona residenziale, lo vediamo: l'ingresso del Konzentrationslager Sachsenhausen.


Notate il colore del cielo, perché rimarrà così praticamente per tutte e 5 le ore in cui siamo rimasti all'interno del campo di concentramento. Tra tutte le bestialità che mente umana poteva concepire quella dei campi di  concentramento e sterminio non troverà mai una spiegazione plausibile. A volte mi piacerebbe tanto prendere tutti i propugnatori delle tesi secondo cui l'uomo è peggiore degli animali (quelli che gioiscono per la morte di un cacciatore, proprio loro), farne un bell'autobus e portarli a fare un giro in questi luoghi.
Certo, alcuni di voi potrebbero pensare che una visita ad un campo di concentramento non farà altro che rafforzare le deboli tesi di questi soggetti. Invece io ritengo che la visita a questi luoghi di orrendo supplizio non può far altro che instillare almeno un piccolo barlume di pietà umana. Pietà verso le vittime e pietà verso i carnefici, dalle cui mani il sangue non verrà mai lavato via completamente.

Quella di Sachsenhausen è una storia, a suo modo, unica. Infatti fu il primissimo konzentrationslager progettato a tavolino, in modo da tale da essere considerato il meglio del meglio; il modello da cui prendere spunto. Non a caso, infatti, era stato collocato nelle immediate vicinanze della capitale del Reich. Ivi erano collocati gli uffici destinati alla gestione degli altri lager tedeschi e, dopo lo scoppio della guerra, anche di quelli europei. Insomma Sachsenhausen doveva fornire un riferimento costante a tutti gli altri campi.
Nel 1933 ad Oranienburg le SA occuparono una vecchia fabbrica, costituendo di fatto il primo campo di concentramento in Prussia, ove vennero stipati tutti gli oppositori politici, soprattutto comunisti e socialisti.
Solo quando le SA caddero in disgrazia, dopo all'epurazione dei vertici e la morte di Röhm, il lager finì nelle grinfie delle SS. Nel 1934 nel nuovo lager di Oranienburg vennero stipate non meno di 3000 persone, di cui 16 morirono in circostanze non troppo sospette. Questo campo si trovava all'interno della città, lungo la strada principale che conduceva a Berlino. Nonostante la visione edulcorata che la propaganda nazista diede dei lager, ben presto vennero a galla le prime testimonianze degli abusi dei sorveglianti.
Solo due anni più tardi venne eretto il vero e proprio campo campo di Sachsenhausen, poco dopo la nomina di Heinrich Himmler a Capo della Polizia Tedesca (Luglio 1936).
Un architetto delle SS studiò accuratamente la costruzione del campo, il cui scopo era trasmettere la visione del mondo nazista a livello architettonico e esprimere la sottomissione dei prigionieri davanti allo strapotere assoluto delle SS: A causa di questo suo triste primato, ossia di essere un campo modello, come dicevamo, ad Oranienburg venne trasferito l'Ispettorato dei Campi di Concentramento e lì ci rimase fino alla fine della guerra.
Quelle che riporto di seguito sono alcune delle foto fatte all'interno del campo con le rispettive descrizioni.


Al campo di concentramento di Sachsenhausen si accede tramite quella che era la strada percorsa dai prigionieri, sotto la costante minaccia dei loro carcerieri, quando giungevano ad Oranienburg. La strada costeggia parte del muro perimetrale del campo, dove erano destinati gli alloggi delle Totenkopfverbände, ossia delle unità "testa di morto", le guardie dei campi di concentramento.


Lungo la strada sono presenti una serie di cartelloni in cui vengono mostrate le scene della liberazione del campo. Non oso immaginare cosa abbiano trovato davanti ai loro occhi i soldati dell'Armata Rossa.
Sulla sinistra c'è il primo ingresso, dove i prigionieri stazionavano prima di entrare dalla torre A. Nel piazzale subivano le angherie dei sorveglianti e, spesso, venivano brutalmente interrogati dal capo del campo. Neve, pioggia, caldo torrido, con qualsiasi condizione meteo i prigionieri dovevano restare fermi, in piedi, fino a quando i loro carcerieri non avessero deciso della loro sorte. Inutile dire che spesso le SS facevano apposta a far attendere i prigionieri per ore.


In questo spazio è possibile visitare un museo del campo di concentramento (da poco aperto) e i vari monumenti a persone o gruppi depositati fuori dalle mura del lager; questi segni di ricordo sono dedicati ai prigionieri uccisi, tra essi molti sono polacchi.
Per inciso, l'unico essere vivente che abbiamo incontrato all'interno del KZ (ad eccezione dei visitatori) è stato uno scoiattolo.


Al campo vero e proprio si accedeva tramite la cosiddetta Torre A. Un edificio rettangolare, chiuso da un cancello.



Cancello su cui vennero affisse per la prima volta le tristemente note parole: Il lavoro rende liberi.



Del campo di concentramento restano relativamente pochi edifici. Devo confessarvi che nella nostra visita di cinque ore, io e la mia ragazza abbiamo saltato alcune tappe, un po' per motivi di tempo, un po' perché, come potete ben immaginare, non ce la facevamo più.

Sono ancora visibili parti dei vari sistemi di sicurezza che, oltre all'alto muro di cinta esterno, comprendevano un reticolato elettrificato (centrale) ed uno sbarramento fitto di filo spinato (interno).
Dunque, dovete sapere che la pianta del campo vero e proprio era un triangolo equilatero o isoscele (ci sono due opinioni diverse), nella cui base si apriva l'ingresso al campo. All'interno di questo spazio le baracche erano poste lungo anelli semicircolari, così come il resto degli edifici e degli spazi destinati ai prigionieri. La foto successiva ritrae la piazza dell'adunata, qui, ogni mattina, i prigionieri dovevano recarsi per l'appello. Alla sera si ripeteva la procedura, solo che gli internati avevano l'obbligo di trascinare nelle ultime file anche i loro compagni che, nel frattempo, erano morti durante la giornata. Le pene per chi saltava gli appelli erano severissime.


Con l'aumentare dell'afflusso dei prigionieri, specie dopo lo scoppio della guerra e dell'occupazione dei vari territori (1939 e oltre), le strutture del lager si dimostrarono inadeguate e venne costruito quello che è chiamato Piccolo Lager. Questo non era altro che un'appendice del campo nel quale vennero stipati in prevalenza gli ebrei, prima della loro deportazione definitiva ad Auschwitz.
Sempre nel Piccolo Lager si possono visitare due baracche ricostruite con parti delle baracche originali del lager.


Alcuni neonazisti diedero fuoco alle baracche, ma fortunatamente scamparono all'incendio con danni tutto sommato modesti. Al loro interno ospitano una ricca collezione di documenti, foto e oggetti di chi transitò per il lager. Si può sentire ancora l'odore stantio che aleggiava all'interno delle baracche.
Dalle baracche ci siamo spostati, poi, verso la prigione del campo, dove la Gestapo portava gli "indagati". Dell'edificio, la cui pianta forma una T, rimane una sola ala; le celle non sono tutte accessibili e, in alcune, sono state poste fotografie di illustri detenuti. Sempre nel carcere è possibili visitare una mostra sui tipi di tortura che le SS infliggevano quotidianamente agli internati, per punire le infrazioni più piccole.


Mentre nel cortile della prigione, ben isolato dal resto del campo, sono rimasti i tre pali a cui i carcerieri appendevano i prigionieri. Questi erano costretti per ore a restare appesi per i polsi, ben legati dietro la schiena, causando dolori lancinanti e, a volte, anche la morte del malcapitato.


Tornando verso la piazza dell'appello, si può notare una strada che divide l'ingresso dalla prima fila di baracche, composta da diversi tipi di terreno. Questa era la cosiddetta pista di testaggio per le scarpe, su cui i prigionieri selezionati dovevano marciare o correre per 30-40 km al giorno, indossando prototipi di calzature che poi sarebbero stati destinati alle SS o alla Wehrmacht. Questa pista era una sorta di percorso per il controllo della qualità. Le SS che sorvegliavano i prigionieri, spesso, obbligavano quest'ultimi ad indossare calzature troppo larghe o strette, così da infliggere loro altre sofferenze. Chiaramente chi cadeva o non riusciva a completare il percorso veniva percosso a morte.


Nel campo di concentramento di Sachsenhausen le esecuzioni tramite impiccagione avvenivano di frequente e per i motivi più futili. Questa strategia del terrore serviva ai sorveglianti per scoraggiare qualsiasi tentativo di fuga o rivolta. Lì dove venivano impiccati gli uomini, sotto Natale, le SS usavano installare un grande abete.


Ora prendiamo un attimo di tempo per parlare della storia del campo dopo il 1945.


Il campo di Sachsenhausen fu liberato dagli Alleati nell'Aprile del '45. Dal 1945 al 1950 i servizi segreti russi lo utilizzarono come campo di prigionia col nome di Lager Speciale N°7. Ironia della sorte nel campo ci finirono tutti gli ex-funzionari del regime nazista o coloro che erano sospettati di essere stati nazisti militanti. All'interno di questo campo provvisorio furono stipati 60.000 prigionieri, dei quali 12.000 morirono per malnutrizione o malattie.
Queste, in realtà, sono cifre piuttosto modeste se paragonate agli oltre 200.000 internati di Sachsenhausen durante il suo periodo di attività ('36-'45), tra questi più di 10.000 furono i soldati dell'Armata Rossa uccisi con un colpo alla nuca.
Nel 1961 la DDR compì una parziale opera di riqualificazione inaugurando uno speciale monumento ai comunisti morti nel campo di concentramento di Sachsenhausen durante il regime; ciò nonostante la memoria delle altre vittime si perse e, per tutta la durata della Guerra Fredda, rimase ignorata.


Solo negli anni '90, con la riunificazione della Germania, furono avviati i lavori per la costruzione del memoriale di Sachsenhausen così come è adesso. Grandi aree del campo sono ancora chiuse, poiché presto verranno allestite altre mostre permanenti.
Dal monumento dedicato ai caduti politici del campo ci siamo spostati (io e Monica), in quella che, secondo me, è la zona più toccante del campo: la Stazione Z.
Prima di accedere al memoriale della Stazione Z, esiste ancora la fossa per le fucilazioni. Questa è una trincea scavata nella sabbia, con annessa camera mortuaria, in cui venivano fucilati gli oppositori politici, i disertori della Wehrmacht e tutti coloro che erano stati condannati a morte da un tribunale militare nazista.


Il muro che vedete dietro alla trincea ospita i resti della Stazione Z, ossia del complesso di sterminio e di smaltimento dei cadaveri degli internati. Dell'edificio restano solo le fondamenta e gli scheletri dei forni crematori. Anche Sachsenhausen aveva una piccola camera a gas, la quale era collocata proprio in questo edificio.


In realtà il campo aveva già un forno crematorio; ma per stare al passo coi ritmi richiesti dal progetto della cosiddetta soluzione finale, il vecchio forno crematorio venne demolito e fu costruita la cosiddetta Stazione Z.

Qui c'erano le fondamenta del vecchio forno
Ultima tappa l'istituto di patologia del campo, con annessa cantina mortuaria, e le baracche dell'infermeria.


Qui, come in ogni altro campo di concentramento che poteva fruire di medici, venivano condotti gli esperimenti dal personale sanitario delle SS e non solo. All'interno della baracca è possibile visualizzare sia la cantina mortuaria in cui venivano ammassati i cadaveri, sia la stanza delle autopsie, dove i medici sezionavano i cadaveri su cui avevano compiuto gli esperimenti più inumani.


Nelle baracche che costituivano il complesso dell'infermeria è possibile visitare un'esposizione in cui vengono narrate non solo la vita degli ammalati, con un'aspettativa di vita estremamente ridotta, ma anche gli esperimenti che i medici del campo effettuavano, soprattutto sui bambini.
Prima di lasciarci alle spalle il campo, ci siamo fermati un momento sulle lapidi che ricordano le fosse comuni, in cui furono seppelliti circa una cinquantina di detenuti, morti subito dopo la liberazione del campo, a causa del loro quadro clinico estremamente compromesso.


La visita del campo di concentramento di Sachsenhausen mi ha concesso il privilegio di aumentare il mio bagaglio culturale. Non basta leggere libri o vedere documentari sui campi di sterminio e sulla Shoah, non basta ricordarsi dei milioni di morti, uccisi dalle folli logiche di un regime totalitario. A volte è meglio lanciare un messaggio chiaro, inequivocabile; un messaggio che può essere recepito solo toccando con mano le vicende storiche passate. Quindi, se ne avete la possibilità, la voglia e, soprattutto, la capacità di sopportare, vi consiglio di effettuare una visita di questo tipo il prima possibile. Sono esperienze che, pur non cambiandoti radicalmente, ti lasciano un segno.

Matt - Il Locandiere

sabato 22 novembre 2014

Wie, bitte? Un allegro Locandiere in vacanza a Berlino (Parte 2).

Ok, perdonate un attimo la défaillance dei giorni scorsi, ma come sempre meno esami hai da dare, meno tempo hai comunque.L'altra volta abbiamo lungamente parlato del primissimo giorno nella capitale del Currywurst. Dopo una giornata estenuante eccomi di nuovo pronto ad affrontarne un'altra certo non meno faticosa della precedente. Almeno avevo nello stomaco le ciambelle di Dunkin' Donuts.


Già, perché di caffetterie di questa catena ce ne sono una caterva; anche a distanza di poche centinaia di metri. Piccoli negozietti "to go" (pure questi), con giusto un paio di tavoli su cui consumare un caffè estremamente lungo e ciambelle glassate. Ecco, in questi 5 giorni di vacanza l'unica cosa che ho rimpianto di casa è stata un caffè ristretto, quello sì. Del resto come fai a non rimpiangerlo quando ordini un Kaffee e ti portano quello che da noi è considerato un cappuccino molto annacquato??
Anyway, preparatevi che oggi si gira più o meno metà Mitte.

Dopo un tentativo un po' fallimentare di visitare qualche museo della Insel, si è deciso di recarsi alla Brandeburger Tor, ossia la Porta di Brandeburgo. Ma perché non abbiamo visitato qualche museo della Museuminsel? Beh, in primis perché i prezzi non erano poi tanto abbordabili, anche con la Berlin Welcome Card. In secundis, i musei contenevano perlopiù esposizioni di statue egizie o etrusche; ok, culturalmente sarebbe stata una gran figata visitarle, ma abbiamo preferito qualcosa di più...uh...locale ecco.
Dicevamo, la Porta di Brandeburgo, assieme alla Fernsehturm è un po' il simbolo di Berlino così come la conosciamo. Costruita attorno alla fine del XVIII secolo, c'è una storiella carina sulla quadriga posta sulla sommità della porta stessa. Napoleone Bonaparte, mentre faceva il bello e il cattivo tempo per l'Europa, se l'era portata in quel di Parigi nel 1807. Sette anni più tardi i prussiani se la riportarono a casa, aggiungendoci la croce di ferro sull'asta, tenuta dalla statua della Pace.


Sulla sinistra cosa c'era? L'Ambasciata degli Stati Uniti d'America, non riuscite a sentire il profumo della libertà?


Forse non tutti sanno che dietro alla Brandeburger Tor ci stava il muro. Ma quel muro?? Sì, proprio il Muro di Berlino. Purtroppo durante la nostra visita, i cari operai stavano finendo di smontare palchi e transenne, servite la settimana prima per le varie manifestazioni in occasione del 25 Anniversario del Crollo del Muro. Nonostante ciò, una colonnina e una striscia di sanpietrini ricordano che da quelle parti, circa venticinque anni fa, ci stava ancora il Muro. E infatti:


Dall'altra parte della strada (transennata), sono collocate delle croci bianche. Queste ricordano il sacrificio delle persone, perlopiù giovani, che sono morte nel tentativo di "passare dall'altra parte".


Alt, momento. Forse vi state chiedendo quale razza di percorso ha fatto il muro nella sua poco più che ventennale storia. Beh eccolo qua:


Tutto quello che c'è a destra del muro era "sovietico", diciamo così. Tutto quello che c'era a sinistra, invece, era degli Alleati. Come potete vedere il Mitte (cioè il centro) apparteneva a Berlino-Est; mentre il Tiergarten già apparteneva a Berlino-Ovest. Dov'è la Porta? Dove ci sta la stellina:

Però stava in territorio sovietico. Anyway, a fare angolo col Tiergarten c'è proprio lui: il Reichstag.


Costruito nel 1894, divenne tristemente famoso nella notte del suo incendio ad opera dei nazisti, i quali, però, diedero tutta la colpa ad alcuni comunisti facinorosi. Questo evento (27 Febbraio 1933) vide l'affermazione totale del Nazionalsocialismo in Germania. Durante gli ultimi anni della guerra e durante la battaglia di Berlino nel 1945 venne gravemente danneggiato dai bombardamenti alleati. Il palazzo del Reichstag ospitava la sede del governo tedesco in quegli anni, bombardarlo e raderlo al suolo era il minimo per cercare di abbattere ulteriormente il morale del popolo tedesco.
Molto nota è la foto in cui un soldato russo mette la bandiera rossa su una delle torri del palazzo; anche se alcuni fanno risalire l'evento al 2 maggio del '45, in realtà la bandiera sovietica fu issata qualche giorno più tardi.


Dopo la guerra il Reichstag è stato ricostruito e proprio qui, nel 1990, venne celebrata la riunificazione della Germania. Fortunatamente adesso sulle torri del Reichstag sventolano ben altro tipo di bandiere.


Fuori dal palazzo esiste anche un piccolo monumento che ricorda i membri del parlamento uccisi dai nazisti, perché oppositori.


Finito il tour esterno del Reichstag (visto che il palazzo si può visitare solo previa prenotazione, che vi consiglio di effettuare con larghissimo anticipo), ci siamo spostati verso il Tiergarten, dove abbiamo cercato di visitare il memoriale per i Rom e Sinti trucidati durante il nazismo.


Purtroppo l'accesso ci è stato precluso a causa dei lavori di s-transennamento della zona del Tiergarten di fronte alla porta di Brandeburgo; sempre a causa delle manifestazioni dei giorni precedenti. Non scoraggiati, dopo alcuni tentativi falliti di raggiungere altre zone di interesse, abbiamo attraversato il parco e siamo giunti all'Altare per i caduti russi durante la battaglia di Berlino.


Immaginatevi un colonnato a semicerchio immenso, sormontato da una statua di un soldato dell'Armata Rossa. Ecco, ci siamo quasi. Questo memoriale raccoglie i soldati che hanno combattuto per le strade di Berlino devastata e che sono morti. Tra essi ci sono soldati semplici e, a quanto mi disse la mia ragazza che di russo ne mastica assai, anche alti ufficiali.


A guardia di questo imponente monumento troviamo due carri T-34, di cui uno in fase di restauro:


E due pezzi d'artiglieria di cui sto cercando di identificare ancora il calibro.


Momento poetico. Mentre eravamo in visita al monumento, abbiamo colto l'istante in cui un inerme passerotto si è poggiato per qualche breve momento sull'estremità superiore della bocca da fuoco dell'arma. Ecco la foto del volatile sovversivo, chiamate il KGB!


Dopo la visita al memoriale ritorniamo sui nostri passi e, dopo varie deviazioni, giungiamo al Memoriale per gli Ebrei europei uccisi durante il nazismo.


Una piazza dal terreno irregolare, da cui sporgono questi blocchi di pietra di varia altezza. La loro conformazione sembra costituire un labirinto molto claustrofobico, provare per credere.


Clima reso ancora più pesante dall'improvvisa comparsa di una cornacchia, che si è messa a zampettare tranquillamente su una delle pietre.


Dopodiché, sempre a piotti, ci siamo diretti verso il tristemente noto Tiergartenstraße 4.
Non sapete cos'è??
Un po' di storia allora. Dovete sapere che al numero 4 di Tiergartenstraße ci stava un'anonimissima villetta, talmente anonima che, fino alla fine della guerra, nessuno seppe mai quali orrori vennero perpetrati.
All'oscuro della popolazione, nella casa venne organizzata a tavolino la celebre Aktion T4, dove T4 stava per Tiergartenstraße 4. Lo scopo dell'Aktion era quello di eliminare tutti quei soggetti considerati socialmente inutili, ossia malati di mente, bambini nati con malformazioni genetiche, asociali, persone affette dalla Sindrome di Down, eccetera.
Questi venivano portati in appositi "centri di cura" e poi assassinati senza pietà, oppure venivano uccisi durante il trasporto, grazie a dei particolari gaswagen.


L'eccidio degli Ebrei europei viene sempre, e giustamente, ricordato ogni anno; tuttavia è bene anche ricordare le vittime "meno famose" del nazismo, vittime che altrettanto silenziosamente hanno subito l'insulsa violenza di un regime oppressivo, che ventilava argomenti scientifici totalmente errati, coi quali giustificare queste inumane epurazioni. Tra queste vittime vanno ricordati, chiaramente, coloro che sono stati coinvolti nell'Aktion T4; ma anche Rom, omosessuali, oppositori politici, senzatetto, disoccupati, criminali o semplicemente coloro considerati troppo poco entusiasti del Führer. Affinché la giornata della memoria sia davvero tale, forse, è bene aggiungere anche questi nomi accanto a quelli degli ebrei barbaramente massacrati nei campi di sterminio.

Visto che eravamo in zona, ci siamo spostati brevemente nei pressi di quello che, una volta, era il celebre Bunker di Hitler. Il sito, adesso, è occupato da un parchetto con annesso parcheggio.


Eh???? E allora che fine ha fatto il bunker? Esploso, distrutto, saccheggiato e demolito. La storia del tristemente celebre bunker del Führer è molto controversa e, per certi aspetti, ancora poco chiara. Quello che si sa è che il bunker venne fatto saltare dai genieri dell'Armata Rossa. Lo imbottirono con così tanto esplosivo che il tetto speciale in calcestruzzo (ideato per resistere ai bombardamenti alleati più intensi, cosa che non poteva fare il vecchio bunker del Reichstag) si sollevo di diversi centimetri al momento dell'esplosione. Dopodiché venne riempito e scoperto più volte; furono iniziati lavori di riqualificazione e, infine, ci venne costruito sopra un parcheggio. È certo, oggi, che del bunker non rimane più alcuna traccia, se non un cartellone che ne ricorda l'ubicazione approssimativa.


Ultime tappe di questo giorno, che stava rapidamente volgendo al termine, sono entrambe nel Mitte. La penultima tappa ci ha condotto all'altrettanto terribile luogo che sorgeva a Prinz-Albrecht Straße 8, ossia in quella che era la sede della Geheime Staatspolizei (Gestapo), la polizia segreta del Reich. Sempre in quelle zone era anche collocato il comando delle SS e del Sicherheitdienst.


Dove sorgeva la sede della Gestapo ora c'è un museo: Topographie des Terrors. Al suo interno possiamo ripercorrere la storia della temuta creatura di Himmler, dai primi anni fino alla fine. Ci verrà mostrato fin dove si spinsero i suoi tentacoli, rendendo visibili anche i volti dei peggiori aguzzini del Reich. Scusate ma non ho avuto il cuore di fare fotografie. Se siete interessati vi ricordo che l'ingresso è gratuito e che all'esterno è possibile visitare i resti del seminterrato in cui erano collocate le celle e le stanze degli interrogatori. Non adatto ai deboli di stomaco, diciamo.
All'esterno è possibile visionare un'altra porzione intatta del celeberrimo Muro.


Proseguendo sulla ex Prinz-Albrecht Straße, ora rinominata Niederkirchnestraße, si arriva al Checkpoint Charlie, il noto punto di transito tra le due Germanie a Berlino.


Ma ci sono i soldati al CC? Chiaramente...ma per farci la foto assieme dovete pagarli. E che è? Anche loro hanno una famiglia e i tagli al personale si fanno proprio sentire, visto che sono solo in due!


Yep, questo è uno dei tanti mattoncini che segnalano la presenza del muro un po' di tempo fa. Nei pressi del Checkpoint Charlie potrete fare una fichissima foto in un varco del Muro; piazzato apposta per attirare i turisti. Beninteso.


E, con delle Trabant dai colori e dai motivi improponibili, chiudiamo questo secondo (su cinque circa) articolo fotoreportage, chiedendovi scusa per questo silenzio immotivato. Vedrò di recuperare prontamente tutto il tempo perso! Prometto!

Matt - Il Locandiere