sabato 11 ottobre 2014

Era una notte buia & tempestosa: la piccola rubrica degli Avventori dylaniati

Good Heavens! Ma guardate che giorno è oggi! Ma mica ci avevi detto che non avresti pubblicato niente? Sì, ma siccome c'è ancora l'ultimo numero di DYD da recensire, perché non farlo oggi? Così voi siete contenti, miei adorati quattro Avventori fedeli, e io spunto dalla lista delle cose da fare un altro articolo.
Dunque, oggi si parla di fumetti, più precisamente si parla del numero 337 di Dylan Dog, quello che era stato annunciato come il grande rivoluzionario. Vediamo assieme perché.


Dyland Dog #337


Titolo: Spazio profondo
Soggetto e sceneggiatura: Roberto Recchioni
Disegni: Nicola Mari
Colore: Lorenzo De Felici
Lettering: Marina Sanfelice

Trama: 2427. Dylan Dog ed una squadra di suoi cloni, potenziati e programmati per svolgere specifiche mansioni, viene inviata in uno sperduto angolo dello spazio; dove vaga alla deriva la nave UK-THATCHER. Compito della squadra di soccorso è capire cosa stia accadendo e, possibilmente, recuperare la nave, senza cadere vittima degli spettri dello spazio.

Parliamone: ce l'avevano promessa da mò e alla fine eccola qua, il caro, buon, vecchio Roberto Recchioni, per gli amici Robè, ci regala quello che dovrebbe essere l'inizio di un nuovo corso per Dylan Dog.
Se ne sono dette tante, no, troppe! C'è chi sosteneva che l'indagatore dell'incubo era (a livello di testata fumettistica) morto da tempo, senza nemmeno arrivare al numero 100. C'era chi diceva che Dylan non aveva più spazio e che questo gli veniva rubato da Groucho e dalle sue battute, le quali diventavano sempre più scadenti.
C'era anche chi pronosticava una fine certa, dato che l'indagatore dell'incubo stava ormai diventando un indagatore e basta. Troppo banale, troppo buonista. Insomma, a molti Dylan stava dando una noia paurosa.
Così, poco più di un anno fa, Recchioni aveva preso il comando della testata.
Dopo un po' di numeri insipidi, carini o, come il 336, decisamente no, eccoci qui. La svolta è arrivata.
Premettiamo che questo numero, stando a quello che ci racconta Roberto, attinge a piene mani da grandi classici del cinema fantascientifico, in particolare 2001 Odissea nello spazio e Alien.
Ma prima vediamo cos'ha di speciale questo numero.
Prima di tutto Dylan Dog non è esattamente Dylan Dog. E questo che mi viene a significare?? Direte voi.
Beh, in sostanza Dylan Dog è morto quattro secoli prima (circa eh) e quelli che vengono usati sono dei suoi cloni.
Perché?
Sempre secondo la storia, sappiamo che, più l'uomo si è spinto verso i margini del sistema solare, più è andato incontro a problemi paranormali. Della serie: anche nello spazio ci sono i fantasmi. Sicché, per risolvere la situazione, s'è ben pensato di costruire varie squadre di Dylan Dog composte come segue:
  • Un Dylan organizzatore, dai capelli bianchi e dalle eccellenti doti di pianificazione.
  • Un Dylan distruttore, tutto muscoli, poco cervello e un'innata passione per le armi. L'opposto del Dylan Dog vero.
  • Una Dylan (sì è una donna!) sensitiva, dotata di poteri psichici.
  • Un Dylan modificato in tutto e per tutto, in grado di comunicare direttamente con i computer e di sopravvivere nello spazio senza bisogno alcuno di attrezzature.
  • Infine c'è una copia dell'originale Dylan Dog, coi suoi pregi e coi suoi difetti. 
Queste sono le squadre standard create per indagare sugli spettri dello spazio. Ma, ora, voi potete chiedervi: con tutto quel popò di conoscenze scientifiche, perché mettere una copia dell'originale Dylan Dog, quando potevano creare altri organismi geneticamente modificati e superfighi???
Beh, semplice: non avrebbero avuto il quinto senso e mezzo. Il celeberrimo tratto che contraddistingue il buon Old Boy e che, spesso e volentieri, l'ha cavato fuori dai guai, portandolo alla soluzione delle sue indagini.
Fatta la squadra, ora bisogna partire alla volta della UK-Thatcher, una nave penitenziario, per fare pulizia e risolvere una volta per tutte questa storia degli spettri spaziali.
Inutile dire che, all'interno di questa nave, Dylan incontrerà mostri provenienti dal suo passato e amici trasformati in mostri. Particolarmente emblematica è la sua lotta contro l'alieno Groucho, sconfitto grazie ad uno dei suoi cliché più famosi: "Groucho lanciami la pistola". Il finale è molto angosciante, con Dylan che viene risucchiato in un buco nero e qui, il nostro buon Robé, ci regala un'interpretazione tutta sua di quello che potrebbe accadere oltre l'orizzonte degli eventi. Siamo, cioè, nell'ipotesi in cui un uomo, poniamo in questo caso Dylan, venga risucchiato in un buco nero. Noi sappiamo che da un buco nero niente può uscire, neanche la luce, che è la cosa che viaggia più veloce in assoluto. Quindi, cosa ci sarà oltre? Per Dylan Dog ci sarà un'altra realtà parallela, assurda e totalmente deviante: l'Inferno.
Infine diamo un'occhiata al volo a quelle che, secondo me, sono le influenze che hanno portato alla realizzazione del fumetto.
In primis, c'è Alien. Qualcuno un po' più maligno di me potrebbe scrivere che Recchioni abbia preferito omaggiare Ridley Scott, piuttosto che l'indagatore dell'incubo. Io mi limito a giudicare quel che ho letto: le ambientazioni claustrofobiche ci sono, una enorme nave abbandonata in un punto tra qui e Dio solo sa dove c'è, ma ci sono anche dei mostri aberranti che ricordano molto le bestie del film La Cosa. A onor del vero i mostricciattoli del film sopracitato erano effettivamente forme aliene...
Terza e ultima, ma non meno importante, influenza che ho riscontrato è senza dubbio quel capolavoro kubrickiano che è 2001:Odissea nello spazio. Capolavoro visto da tanti, ma apprezzato da pochi.
Allora, vediamo di fare il punto della situation. Storia tutta nuova, regole tutte nuove, ambientazione tutta nuova; ma vuoi vedere che...?
Nah, Dylan resterà ancorato nella sua epoca, non verrà sballottato in giro nello spazio. Tuttavia c'è di buono che la tanto ventilata rivoluzione doghiana stia per prendere il volo. Sperando solo che non sia un canto del cigno.

Matt - Il Locandiere

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