lunedì 22 settembre 2014

Il Lunedì del Locandiere

Tra le tante ostiate che possiamo offrirvi, noi Locandiere, al Lunedì, penso che al momento questa le possa battere tutte. Per la serie "biografie improbabili" eccovi la storia di un genio che, purtroppo, esagerò con l'acqua radioattiva.

Premessa. Sapete cos'è una sostanza radioattiva? Sì. Ma sapete anche che, una volta, si potevano prescrivere tranquillamente delle acque debolmente radioattive, in quanto si pensava potessero fare bene al nostro corpo? No vero, allora quietatevi che mo' vi si racconta tutto.
Ogni millimetro quadrato della terra è radioattivo. Roma è radioattiva, Milano lo è, stessa cosa vale per qualsiasi città, paese, collina o angolo del mondo che voi vogliate considerare. Ma ciò che varia da posto a posto è la quantità di radiazione emessa, ovvero "Quanto è radioattivo Milano?". Facendo un giretto sul sito della UNSCEAR, potremmo scoprire che esistono aree con forte radioattività naturale di fondo, come in Brasile (90 - 90 000 nGy / h su alcune spiagge, dove il "nanogray", nGy è l'unità di misura della quantità di energia assorbita da un corpo per unità di massa, 1 Gy = 1 J / 1 Kg), o come in Francia (20 - 400 nGy/h o 10 - 10 000 nGy/h) oppure ancora in Italia. Nel Lazio troviamo una dose media assorbita pari a 180 nGy/h, mentre ad Orvieto la dose media assorbita dalla popolazione è 560 nGy/h. ( fonte UNSCEAR)
Ma quindi moriremo tutti? No. Gli effetti di questa radiazione di fondo, oltre alla presenza della radiazione introdotta nella nostra atmosfera dai raggi cosmici, sono trascurabili e il nostro corpo si è abituato a sostenere questa energia e ne ha tratto vantaggio, diventando più forte.
Quindi nel mondo esistono zone più o meno radioattive naturalmente (non stiamo parlando di zone contaminate da disastri industriali o militari), ma che non costituiscono un pericolo per l'uomo.
Le aree maggiormente radioattive sono quelle  nei pressi di vulcani in attività. Come mai ciò?
Se la crosta terrestre avesse avuto un livello di radioattività altissimo, molto probabilmente la vita non sarebbe riuscita a svilupparsi. Col passare del tempo, molti radionuclidi presenti nelle prime fasi di vita del pianeta Terra sono decaduti in elementi stabili e non radioattivi. Ma nel nucleo e nel mantello questi elementi sono ancora presenti in quantità elevate! Così si spiega come mai certe pietre vulcaniche sono molto radioattive. Anche alcune sorgenti termali sono debolmente radioattive.
Agli inizi del '900, ovvero quando si scoprì la radioattività, si pensò che piccole dosi di radiazione non solo non fossero dannose, ma avrebbero potuto anche apportare dei grandi benefici. Il tutto secondo l'ormesi, che vanta un'illustre discendenza. Fu, infatti, il fisico-alchimista svizzero Theophrastust Bombastus von Hohenheim, detto Paracelso, a porre le basi dell'ormesi affermando che "Tutte le cose sono veleno e nulla è senza veleno, solo la dose permette a qualcosa di non essere veleno".
Perciò, ai tempi, diciamo che non era inusuale fare uso di sostanze debolmente radioattive, pensate che anche Pierre Curie circolava con del polonio nel panciotto, e si procurò un eritema. Fortunatamente questa pratica fu abbandonata non appena i primi studi furono seguiti da altri che si focalizzarono sugli effetti delle radiazioni sui tessuti viventi.


Ma ora torniamo al nostro pioniere dell'ingurgitazione dei radionuclidi. Eben McBurney Byers visse a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo e fu, suo malgrado, investito dalla convinzione che i farmaci con piccole dosi di radiazione fossero benefici.
Ma chi era il buon Eben?
Figlio di un industriale americano, studiò a Yale, dove ottenne la fama di donnaiolo e atleta. Nel 1906 divenne U.S Amateur Golf Champion e diventò anche dirigente dell'azienda di famiglia, che era stata fondata dal babbo.
I guai per il nostro eroe iniziano nel 1927. Durante un viaggio notturno in treno, Eben casca e si frattura un braccio.


Il dolore è insopportabile. Talmente acuto da spingere un medico a consigliare l'assunzione di Radithor, un farmaco o presunto tale (gli americani lo chiamano patent medicine, ovvero un farmaco che promette di curare certe condizioni, ma alla fine non lo fa...noi lo chiameremmo: trappola per polli, placebo o robetta da ciarlatani) che conteneva degli isotopi del radio sciolti in acqua distillata: il Ra-226 e il Ra-228.
Il "farmaco" era prodotto e venduto da tale William J. A. Bailey, un ex studente di Harvard, che spacciava questo miscuglio letale per un elisir di lunga vita, in grado di curare diverse condizioni tra cui le malattie mentali. Come se non bastasse, questo Vannoni dei tempi che furono, dava una generosa fetta (17%) dei ricavati, a coloro i quali prescrivevano questo miscuglio letale. Ah, a scanso di equivoci, Bailey  non era un medico!


Il radio è un elemento radioattivo che emette radiazioni α, β e γ. La differenza fra questi tipi di radiazioni ionizzanti sono ben note, e se non lo sono, date un'occhiata alla gif sottostante. Le radiazioni α hanno minor potere di penetrazione, mentre le radiazioni γ sono quelle più potenti ed hanno un maggior utilizzo nell'industria, in particolare per sterilizzare prodotti e derrate alimentari.


Come se non bastasse, una volta ingerito, il radio, come del resto molte altre sostanze del genere, si deposita nei tessuti, continuando a emettere radiazioni. Il povero Eben, convinto che il prodigioso rimedio facesse al caso suo, iniziò a consumarne dosi spropositate di Radithor, fino a tre bottigliette al giorno. Nel 1930 cessò di assumere questo prodotto, ma in totale aveva assunto circa 1400 flaconi. Eben aveva oltrepassato di gran lunga la dose assorbita di radiazioni ritenuta letale. Il radio depositato nelle sue ossa iniziò a manifestare i suoi effetti letali. Eben perse la mascella a causa degli effetti delle radiazioni, vennero rinvenuti degli ascessi nel suo cervello, le sue ossa e parti della teca cranica si sbriciolarono. Il 31 Marzo 1932 l'intrepido ingollatore di radionuclidi passava a vita migliore. Il suo corpo devastato, posto in una spessa bara di piombo, riposa ancora a Pittsburgh, Pennsylvania. Il fuffaro Bailey non venne mai condannato per aver intossicato la gente coi suoi prodotti; gli venne solo ingiunto di non farlo più. Morì di cancro alla vescica.

Matt - Il Locandiere

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