mercoledì 6 agosto 2014

Era una notte buia & tempestosa...la piccola rubrica degli avventori dylaniati.

Parapim, parapam...pare che l'estate si sia decisa a farsi viva, anche se con quel ritardo di un mesetto circa, che volete che sia? Anyway buongiorno a tutti cari Avventori, come state? Ormai alla Locanda fervono i preparativi per la partenza. Si riordina, si spolvera e si iniziano a chiudere le valigie che, ovviamente, sono pronte a esplodere.
Tuttavia eccoci qui, sempre desti pronti a offrire, in qualche modo, il servizio che meritate voi, fedelissimi e non della Locanda. Oggi si parla di fumetti, o meglio si parla di uno dei due fumetti che seguo, c'est à dire Dylan Dog.


Titolo: Il calvario
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Paolo Martinello
Lettering: Ileana Colombo

Trama: Dylan Dog ha un figlio: Johnny. Per Dylan è una situazione tutta nuova e, quando Johnny si ammala, sente su di sé tutto il peso della responsabilità paterna. Nel frattempo una madre cerca il figlio, ma questo è come se fosse sparito nel nulla.

Parliamone: ovviamente mi sono saltato a piè pari gli sproloqui del buon Roberto Recchioni. Per cattiveria? Anche, ma soprattutto perché sono rimasto soddisfatto dal numero e non volevo rovinarm....ehm! volevo dire: aggiungere altro.
Una storia senz'altro fuori dal comune, il che, per un indagatore dell'incubo, vuol dire qualcosa di implementato. Una storia significativissima poiché vediamo il nostro scapolo d'oro nel ruolo di papà a tempo pieno.
Perché? Per come? Ci siamo persi qualcosa?
A dir la verità non si sa il come, o meglio, viene spiegato alla fine. Resta il fatto che vedere Old Boy fare da balia asciutta ad un teenager fin troppo tagliato per la sua età resta una cosa piuttosto divertente.
Dall'altro lato ci sono queste scene piuttosto inquietanti, in cui una donna è alla ricerca disperata del proprio figlio.
Ma per Dylan fare il genitore non sarà poi così facile come può sembrare, poiché Johnny si ammala gravemente di un male sconosciuto e incurabile; nonostante tutti gli sforzi di Old Boy per restare accanto a suo figlio, a quel figlio che non sapeva nemmeno lui di avere, non potrà evitare di assistere al lento declino fisico del ragazzino, ripercorrendo ciò che altri hanno percorso prima di lui.
Già, poiché tutto questo è stato un brutto tiro della Vita, la sorella della Morte. Nel nostro immaginario la Morte è spietata e crudele, non accetta suppliche e non è disposta a concedere tempo a chi la implora; in realtà, in questa storia sarà la Vita ad essere accusata di provocare sofferenza laddove la Morte potrebbe liberare da tutte le sofferenze con uno schiocco di dita: "Perché è la vita e non la morte che non conosce pietà, Dylan Dog".
Morale della storia, la donna alla ricerca del figlio smarrito sarà la madre di Johnny. Questo Johnny morì di una malattia sconosciuta, proprio come quando la Vita decise di darlo in adozione a Dylan, per far sì che la donna potesse dimenticare di avere avuto un figlio e, quindi, riprendere a vivere serenamente. Peccato che l'amore di una madre sia difficile da far morire, così il ricordo del bambino è rimasto ed ha spinto la donna a cercare delle risposte. Dettagliuccio insignificante, la ricerca della verità ha portato la donna dritta dritta in galera, dopo aver torturato e decapitato il marito con un paio di forbici da giardinaggio. E stecatseeeeeeeeeee!
Il fatto che Dylan, poi, sia stato scelto per subire ciò che i genitori di Johnny avevano già subito in passato è solo frutto del suo gran culo, un caso insomma.
Una gran bella storia nel complesso, se non per un difettuccio quasi irrilevante: l'enfatizzazione dell'animalardismo di Dylan.
What do you mean?
Gli animalisti amano gli animali. Ok, ci sta. Ma quando i suddetti iniziano a propugnare tesi del tipo: "Ah, gli animali sono miliardi di volte meglio dell'uomo", facendo leva sul fatto che i rapporti uomo-animale sarebbero in un certo senso idilliaci e migliori di quelli uomo-uomo, allora c'è qualcosina che non va.
Ovviamente ognuno è liberissimo di credere in ciò che vuole, ed è anche vero che, ritornando al fumetto, Dylan è sempre stato vegetariano, ecc ecc. Ma posso dirvi che non ho gradito particolarmente gli atteggiamenti di Old Boy alla proposta del presunto figlio di andare a pranzo ad un fast food.
Ora, ci possono essere miliardi di tesi diverse per dire "mangiare ad un fast food fa male", certo la più assurda è dire che mangiare ad un fast food fa male perché si mangia carne, con le battutine annesse e connesse sulla macellazione dell'animale ( Groucho: "Non esagerare, capo, un po' di carne rossa non ha mai ucciso nessuno..." Dylan: "A parte l'animale a cui apparteneva la carne, giusto?").
Non penso sia sbagliato dare una certa profondità di pensiero al personaggio di Dylan, trovo però di scarso gusto far pronunciare a Old Boy delle battutine buoniste, da nazimalista da tastiera o animalista del week-end. Fine della polemica.

Matt - Il Locandiere

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