mercoledì 30 luglio 2014

Weekly Movie Corner: quando gli osti parlano di cinema.

Facciamo due premesse. La prima è che sto pensando di cambiare l'appuntamento cinematografico con qualcosa di diverso; ma non vi preoccupate, durante quelle due settimane di vacanze definirò meglio le idee. Ecco a cosa servono le vacanze!
Secondo, oggi mi sono sciroppato giusto quelle dieci-dodici volte il trailer del terzo e ultimo episodio della nuova trilogia jacksoniana, c'est à dire Lo Hobbit: la battaglia dei cinque eserciti.


A Dicembre avevamo parlato lungamente de La desolazione di Smaug, abbastanza desolante come pellicola, nonostante i buoni propositi con cui era partita questa nuova trilogia (che, diciamocelo, era davvero necessaria?). Anyway tra elfi inventati, amori impossibili e bruchi usati come sopracciglia, alla fine del film ci siamo detti....eh, mo' manca la ciliegina sulla torta, Peter, cosa ci tirerai fuori? Per scoprirlo date un'occhiata al trailer. Cosa ne penso? In una parola: sigh.
Meglio parlare del film di oggi, va là.

Frankenstein Junior


Titolo: Frankenstein Junior
Titolo originale: Young Frankenstein
Regia: Mel Brooks
Durata: 106 min
Anno: 1972
Genere: Commedia
Cast:  Gene Wilder, Marty Feldman, Peter Boyle, Madeleine Khan, Cloris Leachman

Trama: Il dottor Frederick Von Frankenstein (pronunciato però "Frankenstin"), nipote del più famoso e pazzoide scienziato barone Viktor Von Frankenstein, è ossessionato dall'idea di essere considerato al pari dello schizzato parente. Questo era famoso per i suoi esperimenti volti a rianimare i cadaveri.
Frederick eredita dal nonno il castello in Romania. Lì incontrerà Igor, il nipote dell'assistente di Viktor, e frau Blücher, la governante-amichetta di Viktor (marpione). Una volta giunto al castello del defunto parente, Frederick scopre la biblioteca privata del nonno e, consultandone gli appunti, decide di intraprendere anche lui la strada per riportare in vita i cadaveri.


Parliamone: forse ve lo stavate aspettando, come non tirare in ballo uno dei migliori capolavori del cinema di Mel Brooks? L'oblio sarebbe un delitto tale da gridare vendetta al cospetto dell'umanità tutta.
Ma continuiamo con le domande. Quant'è famoso il mostro di Frankenstein? Quante rivisitazioni e trasposizioni ha avuto la creatura partorita dalla mente della Shelley? 'Na marea.
Ma la pellicola di Brooks è quindi una delle tante rivisitazioni?
Sì e no.


Non ci piove, Frankenstein Junior è tratto dal romanzo della Shelley. Ma bravo oste, hai scoperto l'acqua calda. Sì beh, fosse solo questo però!
Abbiamo definito Frankenstein Junior un film comico; ma cosa rende comica la pellicola?
Parolacce? Battute scontate? Tette e culi? Mica stiamo guardando un cinepanettone!
No, quello che rende divertente questa pellicola è costituito dalle situazioni paradossali in cui si infilano i protagonisti. Sono le battute basate sugli equivoci e sui giochi di parole. Insomma, il bello del film è da cercare nella battuta, nella situazione, non viene presentato da sé con una mazzata sulla testa o un culo presentato così a random.


Ma c'è bisogno di farci pagine e pagine di commenti? No. Che senso avrebbe sviscerare questa commedia brookiana e presentarla, magari, per ciò che non è? No, cari Avventori; mi fermo qui. Anzi, vi invito caldamente (per chi come me è intrappolato in casa dal frizzante clima novembrino) a buttarvi sul divano, magari con un bel tea e il DVD di Frankenstein Junior a manettone.
Non siete contenti? Vi ho risolto lo spleen del pomeriggio.

Matt - Il Locandiere

sabato 26 luglio 2014

Top 10. I migliori videogiochi per PC: Posizione 5.

Ormai siamo al giro di boa, con la quinta posizione ci avviciniamo alla vetta della classifica e la competizione si farà sempre più spietata. Ma ora, prima di introdurre il quinto classificato, riproponiamo una classifica parziale.


Nel menu di oggi ci sta uno sparatutto in prima persona niente male, scoperto per caso mentre ero alla ricerca di qualche gioco di strategia sulla Guerra Civile Americana. Inutile dirvi che non ho trovato nulla di così specifico.

I migliori videogiochi per PC. Posizione 5:
Darkest of Days


Sviluppatore: 8monkeys Labs
Pubblicazione: Phantom FX
Data di uscita: 8 Settembre 2009
Genere: Sparatutto in prima persona
Modalità di gioco: Giocatore singolo

Scoperto per caso, come vi dicevo, mi sono lasciato sedurre dall'ambientazione di gioco e anche dalla trama piuttosto avvincente.
La storia è piuttosto semplice, voi Alexander Morris state per morire durante la battaglia di Little Big Horn. Quando un indiano sta per farvi lo scalpo, all'improvviso si apre un portale spazio-temporale da cui esce un tizio mandato per salvarvi la pelle.
Una volta finiti nel...uh...futuro, dopo avervi rimesso in sesto, sarete arruolati in un'agenzia chiamata KronoteK.
La KronoteK, grazie al Dr Koell, ha reso possibile il viaggio nel tempo. Il quale a sua volta ha permesso di svelare tanti misteri irrisolti, tipo l'usanza di scaccolarsi, o le scie chimiche und so weiter. Ma la KronoteK si occupa anche di preservare gli avvenimenti storici, correggendo anche eventuali imperfezioni (sempre a loro discrezione).
Detto fatto, sarete arruolati e Mother vi darà un paio di missioni da eseguire, accompagnati dall'infaticabile e volgarissimo agente Dexter (un ex pompiere). Nostro compito sarà quello di parare il culo al soldato Welsh ed al capitano Petrovich. Il primo sarà coinvolto suo malgrado nella battaglia di Antietam, mentre il secondo troverà nel mezzo del fottutissimo casino di Tannenberg durante la prima Guerra Mondiale, celebre battaglia che vide la sconfitta durissima dell'esercito russo.


Certo, oltre a dover salvare la pelle dei suddetti, anche voi dovrete portare a casa il culo intatto, onde poter proseguire la vostra missione pericolosissima. Peccato che, ad un certo punto, intervengano dei bellimbusti con armi decisamente futuristiche, tutti intenti a cercare di farvi la pelle, modificando non poco la storia. Chi sono questi tizi? Trattasi forse di un gombloddoh???? (semicit)
Starà a voi e al buon Dexter capire quale mente perversa si cela dietro ai misteriosi aggressori.
Il gioco, come avete intuito, è diviso in livelli, ciascuno con mappe piuttosto ampie e varie. Dai verdi campi di Antietam, alle trincee della Prima Guerra Mondiale, passando per un campo di concentramento e arrivando fino a Pompei, mentre essa sta per essere distrutta dalla furia del Vesuvio. Ogni livello ha degli obiettivi specifici, che noi dovremo portare a termine. Non temete, il gioco si salverà automaticamente ad ogni checkpoint, così, se qualcosa non dovesse andare, potremmo sempre ricominciare da un punto della mappa, anziché rifarcela da capo. Fortunatamente non sarete soli, accanto a voi ci sarà Dexter o, più spesso, altri PNG appartenenti all'esercito in cui combattete. Saranno discretamente precisi, quindi non avrete nulla da temere e potrete fare affidamento su di loro.

Un occhio al gameplay.
Una volta salvati dagli indiani riceveremo un mini tutorial su come muoverci e come usare le armi del gioco. Essendo la KronoteK fissatina con la storia, di certo non ci aspetteremo di muoverci sul campo di Antietam armati di M60 o chissà quale altra arma ultra-fanta-stellare. Ad ogni epoca la sua arma, così ci aggireremo tra i nordisti armati di fucile Springfield e Colt (e qualche altra arma, ma senza scialare troppo); mentre per Tannenberg avremo a disposizione una scelta più ampia: soprattutto tra fucili e pistole. Se poi voleste fare i fini ci sono anche le granate, ma attenzione al loro raggio d'azione, siete stati mandati nel futuro, mica siete invincibili.


Tra un livello e l'altro avremo l'opportunità di potenziare le nostre armi in termini di tempo ricarica, precisione, rapidità di fuoco e quantità di munizioni trasportabili.
I comandi saranno essenzialissimi. Con TAB osserveremo la mappa. Mentre la mira e i movimenti saranno affidati al mouse e ai tasti W,A,S,D. Con R si ricarica e con G lancerete le granate, non vi serve sapere altro.
Anche se non avrete a disposizione la canonica "barra della vita", non potrete certo supporre di essere invincibili. Quando verrete colpiti lo schermo lampeggerà, se riceverete troppo colpi la vista si offuscherà e i margini dello schermo diventeranno rossi. Riparatevi e fate passare un po' di tempo prima di esporvi nuovamente al fuoco nemico; poiché se subirete un altro colpo morirete...e male anche.

Commentone-one-one finale.
Ma, detto in parole povere, cos'ha di diverso questo titolo da, che so, un Time Splitters o simile? Beh, non molto. Nel senso che la modalità di gioco è del tutto simile. Cambiano trama e qualche dettagliuccio.


I limiti ci sono eccome, nel senso che non avremo poi tanta scelta nei nostri viaggi temporali e saremo costretti a seguire (in alcuni punti) la storyline principale.
Certo, non capisco come mai questo titolo venne accolto con estrema freddezza, anche perché tutto sommato è una buona avventura, con una storia che lasciava intendere un possibile seguito, che ovviamente non è mai arrivato.

Matt - Il Locandiere

giovedì 24 luglio 2014

La sera leoni e al mattino...dragoni: le avventure di Ian & Compagnia.

Strano ma vero sono riuscito a ritagliarmi uno spazietto per parlarvi degli ultimi due numeri di Dragonero. Vale a dire il 13 e il 14.



















Dragonero 13
Titolo: Nato dalle fiamme
Soggetto e sceneggiatura: Luca Enoch
Disegni: Alfio Buscaglia
Lettering: Marina Sanfelice

Dragonero 14
Titolo: Lo sguardo della bestia
Soggetto e sceneggiatura: Luca Enoch
Disegni: Alfio Buscaglia e Walter Trono
Lettering: Marina Sanfelice

Trama: Due numeri una storia sola, più una mini storiella. Detta in soldoni, all'improvviso nell'Erondàr compare qualcosa che turba il dolce riposo del caro Ian Aranill. Due bifolchi pecorari ritrovano uno strano sasso caduto dal cielo, su un trabiccolo guidato da un tipo strampalato. Purtroppo questa pietra unica si dimostra essere un uovo di drago. La presenza della bestia, però oltre ad attirare l'attenzione di Ian, attira anche altri personaggi più sinistri: i Bestiarii, dei cacciatori di animali rari e/o pericolosi. Chi arriverà per primo alla pericolosa preda?
In più c'è una mini storiella su Reykart, il capo dei Bestiarii.

Parliamone: ad essere onesti non è che ci sia molto da dire sui due numeri. Essendo una storia piuttosto lineare, come di quelle che avevamo già incontrato ( vedi qui e qui) e, a distanza di un anno, ci serve per continuare ad approfondire il mondo di Dragonero e non solo.
Già, perché fino a qui abbiamo tutti capito, più o meno, chi è Ian Aranill.
A dire il vero no.
Dunque, Ian Aranill, per gli amici Dragonero, è un capitano degli Scout Imperiali, cioè degli avventurieri/rangers/agenti al servizio di questo fantomatico Impero che tutto controlla, non cade foglia che l'Imperatore non voglia. Ma non è questo a rendere così figo il biondone imperiale, bensì i poteri che ha acquisito uccidendo un drago. Le circostanze ci sono ignote, ma possiamo essere sicuri del fatto che accoppando tale bestia, Ian ne bevve il sangue e quindi entrò, di fatto, nel mondo dei draghi.
Ok, detta così sembra che gli è stato rilasciato il passaporto per Skyrim. In realtà la situazione è complessa e non è proprio ben chiara, quello che è certo è che Ian e i draghi possono comunicare telepaticamente.
Detto per gli abitanti di Nerdolandia è come se Ian fosse il Sangue di Drago.
Ma qual è il sugo della storia? Niente di che, Ian salva un drago da morte certa, per mano dei bestiarii. Ma non lo fa perché è una persona di buon cuore e che fa parte della L.P.D (Lega Protezione Draghi); anzi.
Da quello che abbiamo capito del mondo di Dragonero, tanto tempo fa c'è stata un'invasione da parte degli Abominii (esseri infernali?). Ora, se gli Abominii avessero preso il potere, di certo il mondo di Dragonero sarebbe stato diverso. Per cacciare questi esseri dond'erano venuti i draghi si sacrificarono a migliaia, sigillando l'accesso al mondo.
Ciò implicava che a nessun drago vivente era concesso di tornare nell'Erondar, pena una perdita dell'equilibrio che avrebbe riportato gli Abominii nel mondo. Ora si spiega come mai i buoni Ian e Gmor abbiano fatto il diavolo a quattro per ritrovare la bestia e rispedirla da dove era arrivata.


Come per il caso di Sheda, la monaca guerriera che aveva compito di difendere un mago, ma che poi ha fallito miseramente, anche nel numero 14 troviamo una storiella parallela, del tutto indipendente dai fatti narrati nella storyline principale.
Sarà narrata parte della storia di Reykart, dopo che questi ha terminato la caccia al drago. Come per la storia di Sheda, non si aggiunge altro a quello che è già stato detto sulle avventure di Ian. Semplicemente una sorta di spinoff.
E ora, aspettando il prossimo numero, nel quale si annuncia un'avventura tutta ambientata nella capitale imperiale, ci sorge spontanea una domanda: che fine ha fatto quell'affettato di fig...ehm, volevo dire, Myrva, la sorella di Ian??


Matt - Il Locandiere

Weekly Movie Corner: quando gli osti parlano di cinema.

Mi credete se vi dico che è da Sabato che non mi fermo un attimo? Sempre di corsa ora per questa, ora per quella commissione. Robe da matti!
Domenica sono stato quasi tutto il giorno al poligono di tiro dinamico in quei di Brescia per...cazzi miei riguardanti il mio progetto di tesi.
Lunedì commissioni a destra e a manca, Martedì sono uscito di casa alle 10:30 e sono rientrato alle 23:30!
Ieri un altro giorno di passione, tra compiti impellenti, regali alla morosa, elettricista e festicciuole di laurea. Che Locandiere impegnato! direte voi.
E quindi nulla. Mi rammarico un po' di avervi trascurato, non si dica poi che io non mantengo le promesse, sicché vi annuncio che oggi ci saranno due appuntamenti. Uno è questo, quello del Weekly Movie Corner, l'altro è la recensione dei numeri 13 e 14 di Dragonero, che erano in sospeso da un po'.

Addì 24 Luglio 2014 lo dedichiamo alla cinematografia, quindi ho aperto la mia infinita scorta di cassette e DVD, ne ho scelto uno e l'ho recensito. Volete sapere di quale film si tratta?

Il commissario Montalbando - Il cane di terracotta


Titolo: Il cane di terracotta
Regia: Alberto Sironi
Durata: 100 min (circa)
Anno: 2000
Genere: Giallo / Thriller
Cast: Luca Zingaretti, Peppino Mazzotta, Cesare Bocci, Angelo Russo, Roberto Nobile, Katharina Böhm

Trama: Il famoso latitante Tano "U Grecu", stanco della sua vita di perenne fuggitivo, decide di farsi arrestare dal commissario Montalbano. La notte dell'arresto, in un supermercato viene rubata della merce, poi rinvenuta poco lontano da Vigata. Questo furto è molto strano e mette il commissario sulla pista del traffico di armi della mafia. Proprio grazie al superlatitante Montalbano scopre una grotta in cui vengono conservate le armi dei mafiosi. Ad un ulteriore sopralluogo, però, Montalbano rinviene anche due cadaveri a cui fa la guardia la statua di terracotta di un cane. La situazione si complica.

Parliamone: le avventure del commissario Montalbano sono tratte tutte dagli omonimi libri del maestro Camilleri. Ecco, il cane di terracotta non solo fu il primo libro su Montalbano che lessi, ma fu anche il primissimo libro di Camilleri su cui misi le mani.
Tuttavia, avendo visto altri episodi e avendo letto altri libri, il cane di terracotta resta il mio racconto preferito. Ciò è da imputare a diversi fattori:
  • Posso dire di amare le regioni del Sud Italia. Ho visitato Puglia e Calabria e all'appello manca la Sicilia. Non so esattamente spiegare il perché di questa innata passione. Forse perché amo il caldo e i paesaggi brulli e selvaggi (vedi foto sotto). Forse perché trovo interessante la storia e la cultura del Meridione. 

  • Gli scritti del maestro Camilleri sono dei piccoli affreschi di realtà che, in fin dei conti, non sono proprio così irreali. 
  • Per quanto riguarda la trasposizione dei romanzi, credo che il personaggio di Montalbano fosse stato pensato e fatto su misura per Zingaretti, che, sempre a mio modesterrimo parere, è uno dei migliori attori italiani in circolazione.
Quindi nuova avventura per il commissario del paese inventato più famoso di tutta italia: Vigàta. Lo so, gli episodi di Montalbano sono più approssimabili ad una serie TV e, di conseguenza, non dovrei nemmeno citarli nel WMC; ma in fondo chissene, la rubrica è mia e ci faccio quello che voglio. No?


Ma perché hai scelto di proporre proprio questo episodio?
I motivi sono due, di cui uno ve l'ho esposto già sopra: si tratta della primissima storia di Montalbano che ho letto. Il secondo motivo è un filo più personale, mi spiego meglio.
Tra tutte le varie indagini di Montalbano, questa è una delle più particolari. Montalbano non se la vede con i soliti criminali assassini, ma si vede costratto ad indagare su un omicidio commesso 50 anni prima, ai tempi dell'invasione degli Alleati in Sicilia. 
Ma l'indagine non viene effettuata per arrivare ad un colpevole, ma per rendere giustizia alla coppia di innamorati trovati morti nella stessa grotta usata dai mafiosi per nascondere le loro armi. Ne il cane di terracotta, quindi, i veri criminali passano un po' in secondo piano, pur essendo loro che cercheranno di uccidere Salvo.
L'indagine su due moderni Romeo & Giulietta, a cui renderà giustizia un commissario di una città siciliana immaginaria. Io ve lo consiglio in questi pomeriggi estivi poco estivi, giusto per sentire il rumore del mare e immaginarsi il profumo della salsedine.

Matt - Il Locandiere

mercoledì 23 luglio 2014

Giusto 2 Parole

Disastri su disastri! Scusate ma è da Sabato scorso che non mi fermo neanche per andare al cesso, sono stato sempre fuori casa per cazzacci miei, indi per cui non ho avuto tempo neanche per entrare su Blogger (fate voi!).
Queste ed altre disavventure ve le racconterò domani, sempre che non dormirò tutto il santo giorno come un ghiro.


Scusate ancora per le menate.

Matt - Il Locandiere

sabato 19 luglio 2014

Top 10. I migliori videogiochi per PC: Posizione 6.

Ma dico, cari Avventori, è mai possibile beccarsi la soluzione tosse + raffreddore a metà Luglio??? Sarò un pochino sfigato? Sì vero?
Anyway non è dei miei acciacchi che parleremo oggi, bensì di videogames e come ben sapete io sono un grande appassionato di videogiochi per computer. Ormai siamo al giro di boa, sicché sarebbe cosa buona & giusta dare una classifica parziale di questa Top 10 dedicata agli abitanti di Nerdopoli.


Oggi altro giro, altra corsa. Stiamo rapidamente giungendo alla vetta di questa Top 10, e dalla posizione 5 in poi la concorrenza si farà spietata. Ma oggi parliamo di:


I migliori videogiochi per PC. Posizione 6: SWAT 4


Sviluppatore: Irrational Games
Pubblicazione: Vivendi Universal
Data di uscita: 5 Aprile 2005
Genere: Sparatutto in prima persona / Strategico
Modalità di Gioco: Singolo e multiplayer

Grazie al cielo non il solito gioco sulla SWAT, che poi in fin dei conti non è SWAT. Un titolo d'azione niente male, che comunque prevede l'uso di una buona dose di furbizia e tattica, per non venire orribilmente annichiliti dai vari bellimbusti che s'aggirano per gli scenari di gioco.
Ma cos'è la SWAT?
S.W.A.T è l'acronimo di Special Weapons And Tactics. Trattasi perciò di quel reparto di polizia (americana) che si occupa di situazioni ad alto rischio, come scontri a fuoco o persone prese in ostaggio, oppure ancora arresti ad alto rischio. Sicché in questo quarto titolo ci spetta l'onore e l'onere di condurre in azione una squadra, salvando ostaggi in pericolo, arrestando o eliminando i cattivi e, soprattutto, cercando di portare a casa la pelle.


E proprio questo punto sarà fondamentale, poiché se voi morirete la missione fallirà automaticamente. Quindi la tattica del pistolero solitario non è poi buona come può sembrare; anzi, vi darà più grane che altro.
Non pensate, poi, che i vostri compagni di squadra siano un mero decoro! Anzi, saranno proprio loro a salvarvi le chiappe virtuali, quando i cattivoni iniziano a buttare merda a palate nel ventilatore.
Pur essendo uno sparatutto in prima persona, la strategia non solo è importante, ma fondamentale. Già, usare la testa e pianificare le vostre mosse non solo vi eviterà di fare una fine orrenda, ma traccerà la differenza tra un'operazione di successo e un massacro inutile. Non dite poi che non vi avevo avvisato.
Anche ripulire una stanza sparando all'impazzata non è una buona strategia, anche perché potreste correre il rischio di uccidere o ferire chi non c'entra, causandovi grane improponibili.
Di solito si spara quando è necessario, ovvero quando un nemico vi punta addosso un'arma o lo fa con un civile inerme; altrimenti non è il caso, anche perché vi farebbe perdere punti preziosi, necessari per l'avanzamento nella vostra carriera da protettore della legge e dell'ordine.
Già, punti.
Il gioco è diviso in mappe, ogni mappa ha un'obiettivo particolare; ma il numero di nemici può variare (ripetendo la mappa potreste trovare un numero maggiore o minore di avversari), così come il numero di civili presenti. Portando a termine gli obiettivi, riceverete una valutazione finale, la quale verrà influenzata (ovvio) da fattori positivi e negativi:
  • Se arresterete tutti i sospettati, inclusi i civili (eh sì, li dovete ammanettare tutti per farli evacuare in sicurezza), se seguirete le regole e se non combinerete grosse cazzate, avrete solo voti positivi.
  • Sparare senza lanciare un avvertimento, uccidere civili, usare la forza quando non è necessario, farsi uccidere o far uccidere tutti i membri del proprio team vi darà dei punteggi negativi. 
Se pensavate di armarvi di M14, sfondare porte e riempire di piombo i nemici allora avete sbagliato titolo, meglio spostarsi verso altri lidi.
E la nostra squadra? Dicevo che non si trattava di un mero elemento di decoro e infatti i nostri sottoposti non schioderanno il culo a meno che voi non ordiniate loro di farlo. 
Così è la vita dei leader picciotti. Potrete comandare loro di far il lavoro sporco, mentre voi vi godete i frutti della vostra leadership. Ripulire luoghi infestati da nemici non è mai stato così divertente, ma attenzione a non mandare i vostri amici in un'imboscata senza scampo.
Quindi, se volessimo riassumere il gioco con un trittico di regolette utili, potremmo scrivere:

  • Osserva, pianifica e agisci
  • Spara solo se sei costretto
  • Mira bene, sbaglia poco



Un occhio al gameplay
Come dicevamo, il gioco si sviluppa in vari livelli. Non c'è un trait d'union che lega le varie mappe, ogni livello è una storia a sé stante.
Dopo un tutorial molto approfondito, che ci consentirà di testare tutte le tecniche essenziali per condurre al meglio la nostra squadra, potremo iniziare con la prima missione.
Studiare le mappe degli edifici in cui dovremo irrompere sarà essenziale, così come le schede dei sospetti e, eventualmente, degli ostaggi. Inoltre avrete l'opportunità di scegliere l'equipaggiamento vostro e dei compagni di squadra; ricordatevi però che le munizioni sono limitate, per quello il consiglio di mirare bene e sbagliare poco va seguito con particolare attenzione.
L'equipaggiamento sarà vasto ed è composto principalmente da:
- Un'arma principale, generalmente un fucile.
- Un'arma secondaria, una pistola o un taser.
- Granate non letali (lacrimogene, flashbang ecc), cavo in fibra ottica, cariche esplosive per aprire porte e portoni, gas al peperoncino und so weiter.
Inoltre, di default, avremo a disposizione una pinza per scassinare le serrature e delle manette di plastica per mettere in riga anche i cattivoni più riottosi.


A questo punto potreste pensare che la gestione di una squadra SWAT potrebbe non essere così facile come ve la sto raccontando. Ebbene sbagliate.
Tramite un'interfaccia semplificata potremo gestire tutti gli ordini da impartire alla squadra nella sua totalità (GOLD) o nelle due sotto-squadre di due uomini di cui è composta (RED e BLUE). Questa ulteriore partizione ci consente di sviluppare tattiche più sopraffini, attaccando una stanza da più fronti, per esempio. Certo, non potete nemmeno presumere che i vostri compagni siano immortali, quindi, piuttosto che farli irrompere in una trappola mortale con esito scontato, sarebbe meglio trovare altre vie per risolvere la situazione.
Inoltre, come se ciò non bastasse, avremo anche l'opportunità di usare momentaneamente i cecchini appostati attorno agli edifici che dovremo assaltare. Quando uno di essi ci avviserà che un sospetto è entrato nella sua visuale potremo decidere se eliminarlo, prendendo appunto il controllo del suddetto, oppure agire diversamente.


Commentone-one-one finale.
Tirando un po' le somme cos'è SWAT 4? Di sicuro è un gioco non comune, che richiede un certo impegno agli user; impegno che sarà certamente ripagato dalle forti emozioni che da ogni singolo livello.
Da un ristorante cinese, ad una casa isolata, da una garage a una stazione di servizio: gli scenari operativi saranno molteplici e mai banali; portare a termine la missione non è solo un'opzione, ma una necessità.
Dedicato agli amanti dell'azione, ma che non disdegnano affatto la pianificazione e l'applicazione di un minimerrimo di tattica. Astenersi Rambo occasionali o abitudinari.

Matt - Il Locandiere

giovedì 17 luglio 2014

Weekly Movie Corner: quando gli osti parlano di cinema.

Riparate le grane tecniche eccoci di nuovo qui, buondì cari Avventori
Doveva starci settimana scorsa, ma l'asfaltata brasileira è stata funnier; quindi recuperiamo il tempo perduto. Che poi, a voler ben vedere, c'ho novità...uuuuuuh che novità! Ma...
Basta, ve le dirò prossimamente, visto che sono novità e per il blogghe e per la mia vita privata. Basta, non vi dico altro davvero!

Independence Day


Titolo: Independence Day
Titolo originale: Independence Day
Regia: Roland Emmerich
Durata: 147 min
Anno: 1996
Genere: Apocalittico / Fantascienza
Cast: Will Smith, Jeff Goldblum, Bill Pullman, Randy Quaid, Margaret Colin

Trama: Terra, Stati Uniti d'America, vigilia del 4 Luglio. Tanto per cambiare il Mondo sta per essere invaso da una potente e terribile razza aliena; tanto per cambiare lo fa pochi giorni prima del quarto giorno del mese di Luglio, data significativissima per il popolo americano. Ce la farà la Terra (e l'America) a respingere un nuovo attacco alieno?


Parliamone: lo so, sono già stato sufficientemente sarcastico esponendovi la trama, devo proprio farlo anche qui? Sì.
Tanto per cambiare siamo in America, tanto per cambiare saranno i portatori di Libertà & Democrazia a salvare le chiappe a tutto il mondo. Come se salvare gli Iracheni da altri Iracheni non fosse stato abbastanza; ma vabbé, la Seconda Guerra del Golfo era ancora cosa ben lontana e le Torri Gemelle spiccavano ancora nello skyline newyorkese, poi radicalmente...uh...appiattito da un'astronave aliena.
Sicché eccoci qua, un'altra pellicola catastrofica?
Certo.
La solita pellicola catastrofica con alieni?
Sì e no.


Se guardiamo la presenza aliena allora sì, è una delle classiche pellicole catastrofiche, su alieni brutti e cattivi che attaccano la terra per asfaltarla e fare il bello e il cattivo tempo. Ovviamente si tratta di razze elette, superiori, dotati anche di poteri telepatici, come purtroppo noterà il caro presidente U.S.A.
Ma diamo un'occhiata al circo equestre che anima questa pellicola di dubbio gusto, ma comunque vincitrice di un paio di premi Oscar:

  • Will Smith - Capitano "Steve" Hiller: un pilota dell'aviazione niente male, che sogna le missioni spaziali; sogno, ahinoi, irrealizzabile. Ama la sua ragazza (spogliarellista) e i suoi compagni di squadra, che verranno tutti abbattuti come mosche durante un attacco alla nave aliena. Inutile dire che rappresenta un po' quella spacconeria un po' tanto caciarona dei soldati americani, che in fin dei conti ci piace tanto anche a noi europei, no?
  • Jeff Goldblum - David Levinson: Cervellone, informatico e salutista. Oltre al fallimento professionale, raggiunse anche il fallimento personale dopo un matrimonio infelice con l'attuale segretaria tuttofare del presidente degli U.S.A. Inutile dire che sarà il man of the movie, ossia colui il quale risolverà il rebus degli alieni prevedendo il loro attacco, trovando anche il modo per distruggere i loro scudi protettivi. Disattivati gli scudi, l'aviazione americana avrebbe pensato a penetrare analmente (in modo figurato s'intende) gli inopportuni invasori.
  • Bill Pullman - Presidente Whitmore: Bill Pullman è ricordato soprattutto per questo ruolo pregno di significato, quindi fatevi voi due conti. Presidente non tanto abile come ci si poteva aspettare. Alcuni maligni l'hanno paragonato ad Oliver Twist che va a chiedere un piatto di minestra, quando il povero presidente si rivolge al Congresso. Ah che cattiveria! Ma in tempi di crisi ecco tirar fuori nuovamente tutta la grinta, ordinando un'inutile attacco nucleare sul L.A. onde scacciare gli alieni abusivi. Il risultato? Un parcheggio radioattivo e gli alieni sempre lì. Non pago dei disastri provocati, cerca di riscattarsi (e ce la fa!) partecipando all'assalto finale contro la nave aliena. Del resto lui era un fantastico cacciapilota superstellare, avendo partecipato a due terzi di non so quali guerre per la democrazia.
  • Randy Quaid - Russel Casse: alcolizzato, pilota veterano del vietnam, alcolizzato, pilota di aereo spargi-concimi, alcolizzato e fallito. Ve l'ho già detto che è alcolizzato? Povero Quaid, interpreta un personaggio davvero problematico! Se contate anche che sostiene di essere stato rapito dagli alieni, forse proprio da quelli che adesso (3 Luglio dell'epoca) stanno facendo il bello e il cattivo tempo dappertutto. Anche lui si riscatterà alla fine, gettandosi col suo aereo dentro contro il raggio della morte dell'astronave aliena; l'unico modo per distruggerli. Riferimento o tributo alla saga del Sommo Leader Lucas? Ai posteri l'ardua sentenza. Siano sparate venti salve di champagne in onore del veterano caduto.

Che poi, sarà davvero questa l'America che ci viene rappresentata??? C'è chi dice di sì. Del resto erano anche gli anni '90. Fateveli un po' voi i conti.
Non a caso la pellicola venne fatta uscire il 3 Luglio 1996, non a caso un giorno prima del Giorno dell'Indipendenza. Non a caso, poi, fu un grande successo.
Autocelebrazione di un popolo autocelebrante e celebrato? Probabilmente.
Tuttavia la pellicola del papone di Godzilla (Emmerich partorirà un discutibile Godzilla solo due anni più tardi) s'è presa, devo dire meritatamente, un Oscar. Quale? Beh, possiamo facilmente indovinarlo: Oscar come Migliori Effetti Speciali, più una Nomination come Miglior Sonoro.
Ed in effetti, a distanza di una decina d'anni, Independence Day ha degli effetti speciali che sono abbastanza ammirevoli. 


Matt - Il Locandiere

mercoledì 16 luglio 2014

Giusto 2 avvisi.

Gooood Morning popolo internettiano della Locanda, perdonate ma sono di fretta. Quindi, a me gli occhi e le orecchie, cercherò di essere breve, conciso e compendioso.



  • Primo: l'articolo cinematografico di oggi uscirà domani, credo. Stavolta sicuramente. Scusate, ma la mia connessione internet ha deciso di scioperare.
  • Secondo: due bozze delle storie di cui vi avevo parlato tempo fa sono pronte ed un'altra è work in progress. Quindi a breve mi dedicherò alla loro correzione e, una volta ultimate, le pubblicherò qui sul blog.
  • Terzo: per non farvi mancare nulla sto preparando una bella teoria, calda calda, sul perché, dal punto di vista fisico-scientifico, Magneto è il personaggio più figo dei fumetti. Lo so, lo so, sono un eretico da questo punto di vista, ma datemi un po' di tempo per lavorarci e vedrete che ne resterete soddisfatti.
  • Quarto: finalmente, a tre-due esami dalla fine, ho deciso che è giunto il momento di darmi da fare col tirocinio. In base a quello che sceglierò, magari, vi potrò raccontare qualcosina di più. Certo non pubblicherò dati e quant'altro, sapete com'è: sono pure cazzi miei. Inoltre il mio impegno per il tirocinio + tesi mi costringerà a togliere tanto tempo alla Locanda, spero mi perdonerete.
  • Quinto: preso oggi, con notevole ritardo il numero 14 di Dragonero. Contando i tempi tecnici di lettura e recupero, penso che per fine settimana lo recensiremo.
Matt - Il Locandiere

sabato 12 luglio 2014

Top 10. I migliori videogiochi per PC: Posizione 7.

Se la volta scorsa aveva presentato l'ottavo classificato, oggi è tempo di parlare del settimo. Cosa mai vi avrò fatto bollire in pentola? Scopriamolo assieme.

I migliori videogiochi per PC. Posizione 7: 
Real Warfare Anthology


Sviluppatore: FX Interactive, 1C Company, Unicorn Game Studio
Pubblicazione: FX Interactive
Data di uscita: 2011
Genere: Strategia in tempo reale
Modalità di gioco: Single e Multiplayer


Gli amanti dello strategico purissimo andranno in visibilio con questo titolo che, coi dovuti se e coi dovuti ma, resta comunque una buona alternativa a tanti altri del suo genere, certo non siamo ai livelli di Medieval Total War, ma che ci volete fare? Nella vita bisogna anche accontentarsi un pochino.
Questo titolo comprende due giochi in uno, sapete no? I classici pacconi tipo: gioco base + espansioni fiche + (eventualmente) gioco del cazzo che non si caga nessuno.
Real Warfare Anthology, però, comprende il gioco originale (Real Warfare XIII Secolo) e una sua espansione ufficiale (Real Warfare 1242).
La trama è piuttosto semplice, o meglio, non c'è trama.
Il che, in giochi estremamente strategici come questi, non è poi un gran problema. Esiste un background storico, che riguarda più che altro i maggiori conflitti combattuti lungo l'arco temporale che copre il XIII Secolo, cioè il Medioevo.


Sicché ci troveremo impegnati in varie battaglie-troiai al fianco di questa o quella nazione giocabile (e ce ne saranno un bel po'); col conflitto che sarà spostato prevalentemente in Europa Nord-Occidentale e in Europa Nord-Orientale (con qualcosina che riguarda i Mori).
Dunque modalità di gioco Single o Multiplayer. Per il giocatore singolo potremo decidere se avviare una partita casuale, scegliendo le proprie truppe e quelle dei nemici, scegliendo anche il terreno in cui vogliamo affrontare il nemico, l'ora del giorno e la stagione. Oppure potremo cimentarci  in varie campagne, le quali, a loro volta, sono composte da tante singole battaglie senza una storia che le collega. Prima pecca del gioco.
Le campagne principali sono cinque, più una che ci farà da tutorial: un po' approssimativa, ma abbastanza utile.
Portate a termine le 5 campagne, verranno sbloccati degli scontri bonus (in totale 5) tra fazioni minori. Quindi di roba ce n'è da fare! Ma di che fazioni parliamo?
In totale saranno ventuno, quindi una buona scelta anche per i più schizzinosi tra voi, e comprendono: Ordine Teutonico, Francesi, Inglesi, Gallesi, Tedeschi, Polacchi, Ungheresi, Scozzesi, Mongoli, Mori e Russi. Ogni fazione ha degli eroi caratteristici, quindi troveremo Federico II Hohenstaufen per i Tedeschi, Alessandro Nevskij per i Russi und so weiter. Questi personaggi avranno il ruolo di capi militari, quindi la loro presenza sul campo di battaglia influenzerà e motiverà le truppe vicine; ma la loro sconfitta o morte determinerà un crollo del morale dell'esercito.


E le unità disponibili? Non sono poi tantissime e sono più o meno le stesse per tutti gli eserciti, con le opportune eccezioni: infatti gli stati europei avranno ottime unità di cavalleria pesante e buone truppe di fanteria; mentre i Mongoli avranno le migliori unità di cavalleria (leggera soprattutto) del gioco.
Detto questo per le unità di fanteria avremo i cavalieri e i sergenti a piedi, cioè le unità di fanteria pesante migliori di tutti gli eserciti, e anche le più costose, ça va sans dire. Seguono i balestrieri e gli arcieri, le unità di picchieri, gli spadaccini, gli uomini armati di asce a due mani e, per terminare, fanti e milizie irregolari, che puntano più sulla quantità che sulla qualità. Per la cavalleria si hanno dei casi del tutto analoghi: le potenze europee utilizzano cavalieri corazzati e sergenti montati come unità d'élite; ma dispongono anche di irregolari a cavallo. Alcune fazioni, però, hanno anche unità di arcieri montati...giusto per non farsi mancare niente.
Questo è quanto: unite due eserciti in un campo di battaglia e divertitevi mettendo alla prova le vostre abilità tattiche.

Un occhio al gameplay.
La limitatezza delle campagne pesa di certo, soprattutto perché, tra una battaglia e l'altra, non potremo reclutare direttamente i nostri soldati; ma ci dovremo accontentare dei set precostruiti dall'AI, senza possibilità di modifica. Quindi, per fare un paragone cattivo, è una copia mal riuscita di Medieval Total War.
Purtroppo anche la gestione delle truppe in campo non sarà facilissima: per dirne una, se vorreste spostare le vostre truppe di cavalleria da un lato all'altro dello schieramento non basta solo cliccare sul punto desiderato, ma dovrete costruire un percorso per le vostre truppe montate, affinché esse non travolgano i vostri fanti (questo vale anche per le truppe appiedate, che possono intralciare gli altri combattenti).
Altra pecca, e mica da poco, riguarda l'impossibilità di schierare l'esercito prima dell'inizio di una battaglia. Per chi, come me, ha avuto l'onore e l'onere di guidare un esercito a MTW, saprà che le truppe possono essere schierate come meglio ci conviene o meglio si adatta al nostro stile di gioco poco prima dell'inizio della battaglia. In Real Warfare non si può.


Capite bene che, tatticamente parlando, rivoluzionare l'assetto delle truppe, durante la battaglia, vi rende estremamente vulnerabili ad un nemico intraprendente. Del resto non potete nemmeno passare i primi momenti dello scontro a far correre a destra e a manca i vostri poveri soldati, che, al momento di sguainare le spade, saranno stanchi morti e, quindi, meno letali.
Del resto a noi veri strateghi da tastiera piace sperimentare, perciò questa forzata immobilità frustra le nostre possibilità di manovra, rendendo lo scontro, spesso, una prova di muscoli e nient'altro.
Sì beh, ma ci sono solo pecche??? Direte voi.
Grazie al cielo no. Se da una parte la gestione delle truppe poteva essere migliorata, dall'altra l'interfaccia di gioco, essenziale e semplificata al massimo, ci agevola non poco negli scontri. Avremo la possibilità di formare raggruppamenti (che so, tutte le unità di arcieri rispondono ad un tasto), così da risparmiarci l'inutilità di premere 20.000 tasti. I controlli sono essenzialmente lasciati al mouse, con uno stile che ricorda il già citato Medieval Total War.
Se poi volessi fare il precisino, allora potrei dirvi che, a livello di ricostruzione storica, Real Warfare si becca un 10 e lode. Armi, armature, equipaggiamenti e scenari sono stati ricostruiti con una cura, oserei dire, quasi maniacale. Colpisce la grafica, colpiscono gli scenari epici, colpiscono le grandi battaglie all'epoca della cavalleria. Peccato che, a volte, sia tutto fumo e niente arrosto.
Giusto per spezzare un'altra lancia in favore di questo titolo, posso dirvi che parte del suo bello risiede nella possibilità di giocare mappe casuali. Insomma, è divertente prendere parte a battaglie ignorantissime, tipo 10000 fanti che combattono in campo aperto come se non esistesse un domani. Scontri che di tattico non hanno nulla, ma guadagnano miliardi di punti scena e che potrebbero essere scritturati per un prequel de i Mercenari. Stupidità allo stato puro.
Peccato che il titolo non è stato sviluppato per questo.


Commentone-one-one finale.
In un mondo videoludico vasto quasi come l'universo, ormai è difficile trovare qualcosa che non si adatti ai nostri gusti. Questo strategico, ben lungi dall'essere un capolavoro, risulta tuttavia piuttosto godibile, ben fatto; ma che poteva essere portato a livelli maggiori. Detto altrimenti un'occasione mancata.
Complice la presenza di altri titoli più famosi, Real Warfare verrà sempre relegato a posizioni più che secondarie, bollato come difficile, noioso, incomprensibile perfino! (Ah che gente).
In realtà, e questa è l'opinione che mi sono costruito, questo gioco strategicamente asettico è destinato a quel piccolo gruppetto di fanatici della tattica militare nuda e cruda, senza fronzoli di abbellimento e che aborriscono totalmente la parte gestionale. Prendi le truppe, organizzale, sferra il tuo attacco e ottieni la vittoria. Oppure, se mi permettete una citazione: torna con lo scudo o sopra di esso.
Questa è la bella complessità di Real Warfare. Purtroppo non a tutti piace complicarsi la vita e non tutti pasteggiano a pane e libri di Von Clausewitz a pranzo.
La conoscenza dei capisaldi della strategia militare dell'epoca (chiaro) è essenziale se si vuole affrontare seriamente la competitiva intelligenza artificiale. Grazie al cielo la presenza di una campagna-tutorial, un po' approssimativa invero, ci fornirà a grandi linee le soluzioni generali ai problemi tattici più frequenti: come e dove schierare i vari tipi di unità e come e dove affrontare determinate formazioni nemiche. Solo con la pratica e lo studio si diventerà dei buoni comandanti. Sconsigliato a chi non ha pazienza.

Matt - Il Locandiere

mercoledì 9 luglio 2014

Opinioni eretiche di un apostata calcistico

Come annunciato ieri sera oggi si parla di calcio.
Ma di quel calcio?
Sì, non dell'omonimo elemento chimico dal peso atomico di 40 u.m.a. Oggi si parla di sport.
Ma mica lo schifavi il calcio? Cos'è, oste della malora, ti sei ravveduto?
Per niente, continuerò a mal tollerare il calcio  finché il tristo mietitore non reclamerà la mia anima peccatrice. Comunque, come vi accennavo nell'ultimo appuntamento del Lunedì del Locandiere, prima della pausa estiva, non disdegno di darne un'opinione pacata. E, quindi, eccoci qua.
Come potete evincere dal titolo si tratta di opinioni di un eretico, cioè di qualcuno che, secondo l'opinione comune, sbaglia. Un eretico apostata per di più! Quindi non prendete le mie parole come se fossero oro colato.


Una domanda vi sorgerà spontanea: hai mica guardato la partita???
In un certo qual senso, sì. Ieri sera mi stavo giusto lambiccando il cervello su quale film recensire oggi; ma alla fine, l'argomento è venuto da sé, sentendo mio padre sbraitare dalla cucina: QUATTRO A ZERO! QUATTRO A ZERO! CHE IMBARCATA!
Pensavo si riferisse alla Germania...e invece.
E invece i verdeoro subivano una Surprise Anschluss dai discendenti del Sacro Romano Impero; penetrazione anale ancor più dolorosa per i cari amici brasileiri se contiamo che, ahinoi, al mattino si alzano e mangiano pane e calcio (non l'elemento chimico), prima di giocare una partita al campetto.
La conclusione? Palese, 7 a 1 per gli ospiti e umiliazione scottante per i padroni di casa.
Questa mattina, mentre cercavo degli articoli di ben altro taglio, m'è salita la curiosità e ho dato un'occhiata alle prime pagine virtuali di alcuni dei maggiori quotidiani mondiali, tipo Il Corriere della Sera, il Süddeutsche Zeitung, il Daily Mail ed il Folha de S. Paulo (tanto per dare voce a tutti). Inutile precisare che le home sono piene zeppe di articoli, foto ed editoriali sulla débâcle sportiva dei poveri verdeoro nazionali.
Una sconfitta che brucia e sgomenta per vari motivi:
  1. Nell'immaginario collettivo eretico (cioè del suddetto), il Brasile è IL calcio. Probabilmente i bimbi del Brasile nascono abbracciati ad un pallone, piuttosto che avvinghiati al cordone ombelicale. Del resto non ci si può nemmeno stupire: il Brasile è uno stato in forte crescita, ma che, purtroppo, vive tutte le contraddizioni di quelle nazioni che acquistano rapidamente un certo benessere, c'est à dire: criminalità, droga e povertà. Il bimbo brasiliano che vive sulla sua pelle tutte queste problematiche, di certo, non sogna di fare l'astronauta o il fisico delle particelle, no. Sogna una vita rincorrendo perennemente un pallone, sogna di vincere e, soprattutto, sogna di fare tanti soldi, ça va sans dire. Non perché sia spregevole, non perché sia avido; ma perché tutti i sogni, specialmente quelli delle persone meno abbienti, sono imbellettati da fiorenti conti bancari, fama, successo e, se non guasta, belle donne. Da qui nasce l'ideale del brasiliano come esperto giocatore di calcio. Cosa che, per certi versi, vale ancora in molte squadre.
  2. La Germania è uscita da un europeo così così, battuta dall'Italia, col Balo nazionale (ai tempi osannato e ora denigrato) che si toglieva la maglietta, ostentando potenza e addominali scolpitissimi ad una Merkel stupefatta. Ricordiamo anche che il mondiale sudafricano si era concluso abbastanza positivamente per i calciatori teutonici, che avevano raggiunto un non deprecabile terzo posto. E nel 2014? Tutti dicevano che la Germania era forte, a cazzodurissimo proprio; ma era poi vero? Le fasi a gironi sembravano così infinite e guarda dove siamo arrivati...
  3. Una nazionale che gioca in casa dovrebbe essere avvantaggiata; sia per il terreno di gioco, che dovrebbe conoscere come le proprie tasche, sia per il tifo, accanito sicuramente (vedi anche punto 1). Così ci si aspettano grandi gesta dai padroni di casa e, a fronte di un'eventuale sconfitta, ci si aspetta un minimo di dignità. Che so: 1-0, 2-0. Perdere ai rigori, ai minuti supplementari. Ci poteva stare, si poteva dare la colpa al caso, alla sfortuna, alla stanchezza o al tifoso brutto che c'era in curva. Certo un risultato così negativo, oltre ad essere quasi impossibile da digerire, è anche molto, ma molto difficile da giustificare. Detto in breve, per la stampa nazionale il Brasile era favorito, non perché tatticamente o fisicamente superiore; ma perché era cosa dovuta: è la nazionale che gioca in patria, come puoi non vincere? Si può.
Morale della storia, al calar delle bande alemanne nell'area avversaria, i poveri giocatori tutti samba e carnevale han pensato bene di fare come don Abbondio, ossia scappare sgomenti. Conclusione: i tedeschi se ne vanno, alzandosi dal fiero pasto satolli dopo sette portate; mentre i brasileiri non hanno preso altro che un caffé. Il contentino insomma.
Come se l'umiliazione non fosse sufficiente, la nazionale brasiliana ha affrontato e dovrà affrontare nei prossimi mesi critiche e maledizioni varie ed eventuali; nonché la disperazione dei propri sostenitori, i quali, dopo una prima fase di costernazione e delusione, sono passati alla rabbia e al risentimento, dando il via ad una serie di pericolosi disordini. Vi immaginate se fosse successa una cosa del genere in Italia?

Eh...e in Italia? Fortunatamente il tifoso medio italiano quaglia quaglia, ma non fa mai a bottigliate e sprangate per la propria nazionale, il malcontento è sempre perenne, quindi non ha senso agitarsi poi tanto. Meglio accoltellarsi per i giocatori di qualche club, passando poi per bravi ragazzi che andavano semplicemente a vedere una partita (ogni riferimento a fatti o persone vive/decedute è puramente casuale, non me ne vogliate).
Quindi lasciamo il Brasile e la sua nazionale nelle grane per tornare a bombazza qui, nel Bello Stivale spaccato in due dal maltempo.
Come l'hanno presa i miei connazionali la sconfitta del Brasile?
Stranamente bene. A quanto pare quest'anno rosicavamo talmente tanto che qualsiasi grande sconfitta ci avrebbe portato beneficio. Ma benefici di che?
Certo, non sono mancati i sostenitori dei verdeoro, tutti impettiti e intenti a difendere i loro pseudo-beniamini dall'altra parte dell'Oceano. Brutta Germania, cattiva Germania!
C'è ovviamente anche chi l'ha buttata in chiave politica paneuropeista. Difficile vedere una manovra merkeliana in una débâcle sportiva, ma tant'è. La Merkel comanda anche il NWO a quanto pare. Non sarebbe stato più onesto dire: "Beh dai, la Germania ha giocato alla grande; si vedeva che il Brasile senza Neymar era come perso"?
Ovviamente no.
Troppo facile tagliare corto, dove starebbe poi tutto il divertimento delle discussioni da baretto?
Ma poi, a che pro godere di questa sconfitta?
Ad un onesto fan del calcio una sconfitta brasiliana sarebbe parsa quasi dovuta (certo, forse avrebbe riflettuto un po' sul risultato ma tant'è), nulla di più. Ma, putroppo, la nostra abitudine di far finire le questioni a tarallucci e vino ci spinge a gufare e a godicchiare delle pesanti sconfitte degli avversari. Ma cosa resta dopo? Qualche battuta al vetriolo sulla home di FB, un cattivo divertimento passeggero e, ahinoi, il fegato un po' roso dall'invidia di non essere stati al posto del vincente. Non credete? Io sì, pur essendo eretico.

Matt - Il Locandiere

Giusto 2 Parole.

Attenzione attenzione, domani dovrebbe esserci il post sulla cinematografia, giusto? Giusto.
Sbagliato, domani, live from Università degli Studi di Milano Bicocca (o UNIMIB per gli amici), spendiamo due paroline sulla débâcle brasileira e sul perché gli italiani abbiano godicchiato un tantino, nonostante l'avversione totale per i cari Landsknechte. E il film? Tutto a Giovedì miei buoni amici.

Scusa eh, ma a te il calcio mica faceva schifo?
Un tantino sì, ma se vi aspettate un commento sportivo sull'evento allora avete sbagliato proprio a capire quale sarà l'argomento di domani. Fate una capatina e vedrete che, forse, non resterete delusi.

Matt - Il Locandiere

sabato 5 luglio 2014

Top 10. I migliori videogiochi per PC: posizione 8.

Più ci avviciniamo alla vetta più la figaggine dei videogiochi sale. Buongiorno abitanti di Nerdopoli, di cui peraltro ho la cittadinanza onoraria, eccoci qui a parlare ancora una volta di videogiochi. Dopo il botto di Sabato scorso, cosa vi tirerò fuori? 
Ma, prima, una veloce, anzi, velocissima classifica parziale:



All'ottavo posto della classifica troviamo un videogiochino piuttosto datato, che comunque riserva parecchie sorprese e, diciamolo, può allietare gli amanti della storia tanto quanto gli amanti dello sparatutto.


I migliori videogiochi per PC. Posizione 8: 
Battlefield 1942


Sviluppatore: DICE
Pubblicazione: EA Games
Data di uscita: 10 Settembre 2002
Genere: sparatutto in prima persona
Modalità di gioco: Giocatore singolo / Multiplayer

Oh dear, torniamo ancora indietro di 12 anni. Questi salti temporali mi fanno venire un nodo alla gola, oltre che causarmi scombussolamenti intestinali. Anyway, penso che tra il mio beneamato pubblico qualcuno si sarà preso un coccolone vedendo questo titolo. Già, perché trattasi del capostipite della pluripremiata e gossippata serie di videogiochi chiamata, appunto, Battlefield. Certo, dal 2002 al 2014 n'è passata di acqua sotto i ponti; ma comunque non si rinnegano mai le proprie origini e BF 1942 fece intuire fin da subito le proprie capacità.
Oh, tanto per cambiare c'entra la storia e tanto ancora per cambiare c'entrano le armi. 
Che scarsa fantasia che ho.
Ma cos'ha reso questo titolo il gioco dell'anno 2002? La sua copertina? L'ambientazione storica?
Manco po' cacchio. La vera rivoluzione del titolo consisteva nella modalità di combattere. Pensate ad un classico gioco di guerra o sulla Seconda Guerra Mondiale (un Medal Of Honor a caso o un Wolfenstein va bene) e pensate alla modalità di gioco.
Single player, ok. E allora?
Beh, mettiamola così: in un MOH siete voi, il vostro fucile e un esercito di nemici agguerrito e pronto a farvi la pelle. E basta.
Si beh, ma i PNG dove li metti?
Solo sulle spiagge della Normandia e in qualche livello random. I PNG di Medal Of Honor saranno veramente utili solo nei titoli più recenti; parlando di Frontline, per esempio, i vostri compagni d'arme saranno degli utili attira-fuoco, spareranno a caso al nemico e, se non gli è di troppo disturbo, lo potranno anche uccidere...forse. 
Dunque, dove vuoi andare a parare oste da strapazzo?
Un attimo, un attimo. Adesso ci arrivo! Dunque il bello di BF 1942 e dei suoi successori è che voi sarete un mero numerino, uno dei tanti fantaccini senza particolari abilità e verrete schiaffato in prima linea assieme ai vostri amici bot, con munizioni e vita limitatissime. Insomma: sarete dei "veri" soldati virtuali.
Secondo punto di forza del titolo è, senza ombra di dubbio, la cura maniacale con cui sono stati ricostruiti gli scenari e gli equipaggiamenti dei belligeranti; dall'isola di Guadalcanal, alle strade di Berlino bombardate, dai carri panzer tedeschi alle jeep Willis alleate, per passare dai T-34 sovietici, tutto è stato ricostruito con il materiale dell'epoca.
Perciò i tedeschi avranno a disposizione le loro armi caratteristiche (Karabiner 98K, MP40 ecc ecc), i sovietici le loro, gli alleati le loro...e i giapponesi? Le loro armi. Che domande.
Se questo non vi bastasse, sappiate che potrete anche guidare o controllare anche una vasta gamma di veicoli, di terra, di mare e di aria. Per quanto riguarda i mezzi di terra potrete mettere le mani su:

  • Panzer di vario tipo, dai IV ai temibili Tiger; oltre che a mezzi più leggeri per il trasporto truppe e da ricognizione. Avrete la possibilità di manovrare anche un cacciacarri (il Waspe) utile soprattutto nelle battaglie in campo aperto, dove i veicoli abbondano.
  • Carri Sherman, Priest, Jeep e altri veicoli semicingolati per gli alleati. Purtroppo non c'è molta distinzione tra mezzi inglesi e americani. Ok che sono alleati però l'assenza dei Matilda anglosassoni è una cosa che proprio non riesci a mandare giù.
  • Diciamo che per i russi, il carro più appagante e più terribile su cui potrete mettere le mani è senz'altro il T-34. Certo, ci sono altri veicoli, c'è un carro leggermente più pesante di questo. Ma la versatilità e la potenza di del beneamato T, farà sembrare gli altri carri delle Micromachines.
  • Eh, i giapponesi non dispongono poi di una grande varietà di veicoli. Sono tutti carri molto leggeri, versatili e poco armati. Certo, questo influisce positivamente sulla rapidità di spostamento, che potrete sfruttare a vostro vantaggio, aggirando gli Sherman o le formazioni nemiche, colpendoli alle spalle coi vostri pezzi leggeri.
Per quanto riguarda la marina o l'aviazione, la scelta non sarà così ampia. Sul mare potrete controllare le torrette dei cacciatorpedinieri o delle corazzate e bombardare le posizioni fisse nemiche rendendo la vita più semplice ai vostri amici. Inoltre potrete controllare direttamente i mezzi da sbarco, con cui attaccare le spiagge delle isole del Pacifico e della Normandia. C'è chi dice, anche, che si possano controllare i sommergibili. Io non ne ho visto manco uno e, vi assicuro, che BF l'ho finito per ben due volte, ripetendo più e più volte varie mappe. Vabbé, vi concedo il beneficio del dubbio.


Per quanto riguarda gli aerei la scelta si limiterà a due categorie caccia o bombardieri/cacciabombardieri; tutto in funzione della mappa giocata. Nonostante io abbia provato a modificare i comandi di gioco, gli aerei saranno la cosa più difficile da pilotare. Ah, attenzione alla contraerea eh!

Ma ora diamo un'occhiatina alla trama, poi parliamo di gameplay.

Grossomodo la trama ripercorre le maggiori battaglie della Seconda Guerra Mondiale partendo dal 1942 con l'Operazione Battleaxe in Nord Africa, passando poi per altre operazioni militari più o meno note, tra cui: la battaglia di Kursk, di Guadalcanal, di Stalingrado, di Iwo Jima, con le operazioni Overlord e Market Garden, tutto per arrivare poi a Berlino. Insomma, per farla breve, si coprono gli ultimi tre anni della Seconda Guerra Mondiale.  Ma forse l'avevate già intuito!

Un occhio al gameplay.
In soldoni, il gioco sarà diviso in mappe, in ognuna delle quali avremo degli obiettivi da portare a termine. Il che, di solito, implica il dover catturare e tenere un determinato numero di checkpoint. Ovviamente una mappa può essere vinta o persa, se riuscirete ad annichilire l'avversario, oppure se sarà l'avversario ad asfaltare voi.
Vi ricordo, però, che la vostra barra della vita è forse un decimo di quella dei ben più noti sparatutto in prima persona come MOH et similia; sicché gli atti di eroismo non solo sono sconsigliati, ma sono anche stupidi. Attaccare un bunker da soli è una follia inutile, soprattutto se questo è ben munito. Verrete fatti a pezzi dai difensori prima ancora di riuscire a lanciarci dentro una bomba a mano. Molto meglio attaccare dove ci sono tanti bot alleati; un po' perché riceverete del sano fuoco di copertura, un po' anche perché i vostri commilitoni vi faranno da scudi umani, mentre voi potrete stabilire con tutta calma dove e quando attaccare.




Certo, la sfiga è che un assembramento troppo numeroso di persone può essere il bersaglio ideale per cecchini e altra gente simile; quindi una buona tattica è quella del: spara e spostati. Perciò, se tenete alla pelle del vostro soldato virtuale, mettetevi in una posizione ( a seconda della classe che avete scelto) sparate qualche colpo e spostatevi subito. Se resterete troppo a lungo in una certa posizione, magari totalizzerete un buon numero di uccisioni, ma presto verrete scoperti ed eliminati senza pietà. Ciò vale anche nelle battaglie tra mezzi corazzati. Continuate a muovervi! Un carro fermo è un bersaglio troppo facile da colpire, e la corazza è spessa solo nella parte frontale, quindi occhio alle spalle.
Altro errore che potete commettere è quello di prendere così tanto slancio da ritrovarvi poi soli in mezzo ai nemici, inutile dirvi che durerete molto poco. Avanzate per gradi, assicurandovi di avere un minimo di copertura da parte dei vostri alleati, meglio se questi vi vengono dietro con dei carri armati, i nemici si concentreranno su di loro e voi potrete scegliere il bersaglio che più vi aggrada. Della stessa specie è l'errore di credersi sempre e totalmente al sicuro all'interno di un bunker. Le casematte offrono una certa protezione da cecchini e proiettili di cannoni, ma state attenti a non farvi aggirare o vi staneranno a colpi di bazooka e bombe a mano. Inoltre, a parte poche eccezioni, i bunker non offrono un armamento difensivo pesante, accontentatevi di qualche feritoia da cui sparare e, se vi va bene, di una mitragliatrice.



Oh, ma avevamo parlato di classi. Ebbene sì, la vita del miserrimo fantaccino è piuttosto triste, per fortuna che ci sono le specializzazioni:

  • Medico: armato di mitra, pugnale, pistola, qualche bomba a mano e, grazie al cielo, di qualche medikit.
  • Ingegnere: è un soggetto interessante e dall'armamento vario: fucile, pugnale, pistola, mine anticarro ed esplosivi (al posto delle inflazionate bombe a mano).
  • Anticarro: è un soldato molto simile al medico, solo che non ha i medikit e, come arma principale, ha un letale bazooka o panzerschreck.
  • Cecchino: la morte dove meno  te l'aspetti. Tenete il cecchino fuori dal centro dell'azione e vi farà faville. Può chiamare l'attacco dell'artiglieria grazie alla radio che si porta appresso.
  • Mitragliere: è il soldato d'assalto per eccellenza, agguerrito e armato di mitragliatrice pesante e bombe a mano, la scelta ideale per espugnare le fortificazioni.
Detto questo, entrando nel vivo dell'azione, i comandi sono semplici ed essenziali. Col mouse spostate la mira e sparate, mentre con i tasti WASD e i numeri della tastiera vi sposterete e selezionerete le varie armi. Tutto qui.



Commentone-one-one finale.
Essendo il capostipite della serie, essendo vecchiotto di 12 anni, resta comunque qualcosa approssimabile ad un capolavoro. La grafica, per i tempi, non era niente affatto male, così come la giocabilità. Inoltre, la possibilità di vivere le battaglie da tutte e due le parti (cioè con l'Asse o con gli Alleati) è un valore aggiunto.
Certo, le pecche non mancano: per esempio, a volte le battaglie si ridurranno ad uno scontro tra bazooka, con l'intelligenza artificiale che, spesso, sceglie di prendere tantissimi soldati con l'arma più potente e non di far fronte con una formazione più variegata. Inutile dire che spesso i vostri compagni vi abbandoneranno di fronte al nemico, dispersi nelle loro scampagnate chissà dove cazzo, mentre voi subirete penetrazioni anali e non, da destra e sinistra. Inoltre, dovrete correre di gran carriera a mettere una pezza alle cazzate combinate dai vostri compagni d'arme. Peggio ancora quando un singolo soldato avversario inizierà a conquistare i vari checkpoint e voi non sapete dove diavolo si possa nascondere il merda. La classica condizione del "conquistatore fantasma".
Anyway, giocateci se potete, giocateci se volete; ma non v'aspettata il giocone del 2014; per quello vi consiglio un Battlefield più recente. Dedicato agli amanti della storia militare.


Matt - Il Locandiere