lunedì 30 giugno 2014

Il Lunedì del Locandiere

Oh noes! Ma è già il 30 Giugno! Il che vuol dire che da domani sarà Luglio, il che, a sua volta, implica che non ci sarà più il Lunedì del Locandiere!
Beh, cerchiamo di farla un po' meno tragica. Come sapete, o forse no, durante i mesi di Luglio e Agosto, il Lunedì del Locandiere viene sospeso, perché? Perché sono una brutta persona svogliata.
Ma riceverete maggiori informazioni domani con le news del mese.

Come articolo di commiato in vista della pausa estiva, oggi parliamo di calcio. E alla buon'ora, direte voi!
Con le acque parzialmente calme possiamo farlo, tanto ormai non si parla d'altro che di politica e del semestre italiano di presidenza dell'UE (per quanto riguarda giornali e telegiornali seri), oppure ci si sollazza con argomenti ad alto contenuto scientifico, tipo complotti del NWO, vivisezione che non esiste, cucciolotti pucciosi, le sirene, le scie chimiche, i piagnistei del buon Mario Balotelli e i tarzanelli di Dudù.
Inoltre, siccome io sono un po' una brutta persona, che non si identifica per niente col popolino della rete, detto anche la ggggente, oggi vi spiego in 5 punti perché a me, di questi mondiali e del calcio in genere, non è importato una santissima e laudatissima fava. Tutte considerazioni estrapolate da esperienze personali.



  • Punto 1: lo ammetto, non sono uno che mangia pane e sport alla mattina presto. Né tanto meno uno che non vede l'ora di assistere ad una qualsivoglia competizione sportiva. D'altro canto non rientro nemmeno in quella, ahimé, ampia categoria di hater insoddisfatti da qualsiasi attività sportiva. Il calcio mi interessa relativamente, non mi piace guardarlo; ma, se viene fuori durante uno dei tanti discorsi casuali con conoscenti, so dire la mia senza particolari difficoltà. Di conseguenza la mia è una posizione al limite del paradosso, dell'assurdo: non guardo il calcio, non seguo nessuna squadra in particolare, eppure ne parlo. C'è molto poco di assurdo, perché in realtà la mia è semplice educazione, nuda e cruda. Anziché piantare scenate del tipo "ah, che merda che è il calcio", preferisco darne una mia opinione pacata, senza scendere in sterili diatribe.
  • Punto 2: tornando brevemente ai mondiali. Del nostro girone mi sono sciroppato solo una partita (per inciso quella dell'Inghilterra), perché? Beh, perché si era in compagnia e mi pareva particolarmente ingiusto mettere il muso agli altri, poiché avevano preso la decisione di vedere il match. Per il resto avevo già intuito di mio che questi mondiali brasileiri non sarebbero stati niente di che per noi, chiamatelo "senso 3/4 π", chiamatelo disfattismo, o se volete potete anche chiamarla "semplice intuizione": io sentivo che l'Italia avrebbe rimediato una figuraccia. Sentivo questi mondiali lontani, troppo remoti per essere considerati con maggiore interesse. Inoltre ero già sufficientemente annoiato dalle polemiche e dei malumori nati in seno all'organizzazione dei mondiali stessi e, anche, nella formazione della squadra azzurra.
  • Punto 3: sempre parlando di casa azzurri. Osservando la primissima partita, non ho potuto godere delle tanto ventilate capacità tecniche tattiche dei nostri mirabili giocatori; con il Mario nazionale che pascolava per il campo di Manaus, mente Buffon e Cassano si raccontavano le barzellette sulle tette della Seredova dalla panchina. Conclusione: vincere 2-1 è stata una mera questione di culo. Di conseguenza mi sono astenuto dal guardare le partite successive, conscio che un mondiale non lo si può far progredire cavalcando quella puledra imbizzarrita e scostante che è la fortuna. E giustappunto sticazzi.
  • Punto 4: ora si torna in Italia, analizzando la fenomenologia del mondiale tra i tifosi medi e accaniti e tra quelli che, come me, hanno accolto la notizia (e del mondiale e dell'uscita dal mondiale) in maniera piuttosto tiepida, se non addirittura gelidamente. Il tifoso medio, da non confondere con l'italiano medio, si interessa q.b del calcio, della sua squadra del cuore e non disdegna di scambiare qualche opinione con amici e conoscenti al bar o dove gli capita. Questa è una razza in via d'estinzione. Razza che sta venendo soppiantata dal ben più pericoloso tifoso accanito. Questa categoria non è pericolosa in quanto vive la sua vita calcistica in modo più intenso di altri individui, è pericolosa per le dimostrazioni violente e improvvise del succitato. Esempio pratico: vince l'Italia sull'Inghilterra, il tifoso ultraccanito è l'immagine dell'orgoglio per la propria Patria, condivide tricolori ovunque ed è pronto a vendere la mamma ai pirati per farsi tumulare con la maglia di Paletta sulla bara. Tuttavia, alla sconfitta dell'Italia, il neo-baluardo si trasforma nel peggior avversatore della nazionale, che nemmeno ai tempi dei conflitti tra cristiani e musulmani. All'improvviso tutti diventano allenatori, abili strateghi e leoni da tastiera. Sono pronti a riprendersi la mamma dai pirati per rivenderla ai trafficanti di organi, solo per avere la possibilità di insultare il Balo nazionale (con gente che è arrivata a scrivergli persino una lettera indignata). La débâcle azzurra, poi, ha scatenato la stampa sensazionalista italiana, pronta a cogliere il peggio anche del meglio delle notizie, e non sto parlando di quelle sportive. Certo, all'italiano piace tantissimo il calcio, piace talmente tanto che più si arrabbia con i propri beniamini, o presunti tali, meglio è. Chi se ne frega se poi il dottor Ubaldi gli dice che non fa bene per le coronarie. Tanto anche i medici sbagliano, le Iene dicono che le diete veg-crudiste-alcalino-salcazzo guariscono dal cancro!
  • Punto 5: viste le condizioni esposte nei punti 1,2,3 e 4; viste anche le aggravanti della pochezza e della facilità con cui gli italiani cari (a cui orgogliosamente appartengo) si lasciano turlupinare e trasportare dalle notizie sensazionaliste di cui sopra; dichiaro che il calcio non è uno sport che fa per me. Vedere 90' di gente che corre dietro ad un pallone non mi entusiasma particolarmente, ma mettici una birra, una masnada di amici e un etto e mezzo di ignoranza, allora mi posso anche sacrificare. Detesto invece le invettive dei tifosi accaniti, dei giornalisti sportivi, degli allenatori da bar, dei leoni da tastiera e degli eterni malcontenti. <Si doveva fare di meglio!>, allora vai alla FIGC, presenta la tua candidatura come allenatore e datti da fare; altrimenti limitati ad un più onesto <Si poteva fare di meglio!>. Detesto i soggetti che si sentono italiani per 90 insulsi minuti ogni due anni (europei e mondiali, via); mentre per il resto del tempo sono pronti a calpestare il proprio fratello in favore del cagnolino pelosino, che è come un secondo figlio per loro. Vi prego, andate a vivere sul fondo della Fossa delle Marianne. Detesto il gran polemizzare su fatti puramente irrilevanti, sempre correlati al calcio; esempio: Ma Balotelli ha giocato male perché aveva solamente la figa in testa? Ma Paletta non ha dato il meglio a causa della calvizie precoce? Mistero. Il calcio m'annoia, perché di sugo ormai ce n'è poco, mentre c'è troppa gente senza titoli o, almeno, senza cognizione di causa che parla a sproposito, riporta notizie false o tendenziose col solo pretesto di aumentare il proprio prestigio. Il calcio m'annoia e andrà avanti ad annoiarmi. Questione di gusti. Preferisco guardarmi una partita di rugby.
Un po' a spizzichi e bocconi vi ho detto la mia. Comunque non pensiate che io faccia parte di quelli che abolirebbero il calcio, Dio non voglia!

Matt - Il Locandiere

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