sabato 17 maggio 2014

Speciale Locanda. La grande storia delle armi bianche: la nascita della baionetta.

Goooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooood Morning Avventori! Come state? Io sono carichissimo per due, no anzi, tre ovvi motivi. Il primo: oggi si parla di storia e, come ben sapete ormai, è la mia passione più grande, assieme alla fisica, alla chimica, alla letteratura e alla cura delle piante carnivore...e al fai da te, certo, mica me l'ero scordato. Il secondo: ieri sera ho visto il nuovissimo Godzilla feat Walter White, ne parliamo con più calma domani. Il terzo: ho dato il catrame, di nuovo, sul tetto. Certo, forse vi potrà sembrare una cosa banale, superflua, anche stancante; tuttavia non c'è niente di meglio che un po' di sano lavoro duro per svagarsi un po'.
Ma torniamo a noi. Stavo facendo qualche calcolo e, posso confermarvelo, questo è il terzultimo appuntamento storico che riguarda le armi bianche. Cosa implica ciò? Niente, che concluderemo il ciclo entro il mese di maggio e da giugno sfodereremo qualcos'altro. Non temete.

Svariati anni dopo la morte di quel genio militare che fu Gustavo Adolfo di Svezia, i teorici dell'arte della guerra erano ben lungi dal far coesistere due importanti punti: l'urto e la potenza di fuoco. Detto altrimenti, come si poteva avere una fanteria in grado di vomitare una discreta pioggia di fuoco sull'avversario e, al tempo stesso, che fosse altrettanto abile nello scontro copro a corpo?
In realtà la storia militare che finora abbiamo visto è un continuo compromesso tra i due punti. I romani, prima di combattere con scudo e gladio, lanciavano i pilum sui nemici; mentre durante la Guerra dei Cent'anni fu raggiunto un equilibro tra reparti di longbowmen  (fuoco) e uomini d'arme (urto). Giusto per citare un paio di esempi.
Tuttavia con l'avvento della polvere da sparo (XVI Secolo), archi e balestre trovarono posto solo nelle armerie e nelle collezioni dei nobil signori, venendo soppiantate dalle ben più promettenti armi da fuoco portatili (moschetti, archibugi e cannoni da campo). Inoltre, settimana scorsa, abbiamo visto l'ascesa e la caduta del tercio, e la conseguente affermazione del "metodo svedese".


- Problemi e costi
Come sappiamo, gli eserciti secenteschi combatterono grazie alla collaborazione tra picchieri e moschettieri. Molti e a lungo dibatterono su quale fosse la giusta proporzione tra picche e moschetti; mentre le riforme tattiche segnarono l'inizio dell'era delle formazioni lineari. Ma la chiave operativa dei fanti rimase ancorata a due concetti essenziali:

  • Con la picca si teneva a bada la cavalleria nemica, per poi impegnarsi nella mischia coi fanti nemici.
  • Con i moschetti si sperava di scompigliare le fila nemiche con un volume di fuoco consistente e costante nel tempo.
Purtroppo i picchieri (prima in rapporto 1:1 coi moschettieri, abbassato fino a 1:2) ponevano un forte limite alla capacità di fuoco del reparto. La picca era anche un'arma scomoda da usare; la sua lunghezza la rendeva difficile da maneggiare, pesante da trasportare e diventava praticamente inutile in ambienti che non fossero i campi aperti. Senza contare che mantenere una formazione ordinata mentre si maneggiava la picca era un'impresa quasi impossibile. Infine, non meno importante, c'era la questione dell'addestramento: se formare un moschettiere abile richiedeva meno tempo e denaro, ciò non valeva per un picchiere. Per quest'ultimo l'addestramento era lungo, complesso e richiedeva costi abbastanza onerosi. Inoltre l'armato di picca doveva addestrarsi costantemente, quindi il suo servizio era "a vita", cosa che gravava ulteriormente sulle spese dei neonati stati nazionali. Da queste necessità nacque l'idea di mandare in pensione la picca, favorendo lo sviluppo di un'arma dall'uguale efficacia da consegnare ai moschettieri: nacque quindi la baionetta.

Battaglia di Valmy

- La baionetta a tappo
Molto probabilmente il termine baionetta indicava un'arma bianca francese (bayonnette) dalla grossa lama, tipica della città di Bayonne, nella Francia sud-occidentale; pare che queste lame vennero applicate alle armi da fuoco a partire dal XVII Secolo. Con il termine "baionetta a tappo" si intende una lama la cui impugnatura era inserita a pressione nella canna dell'arma da fuoco, così da trasformarla in una specie di "picca". Questo tipo di arma ebbe il merito di consentire ai fucilieri (o moschettieri) di addestrarsi per difendersi dalle cariche della cavalleria, come fecero un tempo i picchieri, ormai obsoleti; mentre dal punto di vista offensivo, garantiva di giocarsela ad armi pari nello scontro corpo a corpo con i fanti nemici. Dagli ultimi decenni del XVII Secolo, la baionetta iniziò a entrare in uso presso i contingenti francesi, per poi venire adottata dagli eserciti europei. Certo, la baionetta a tappo era un'innovazione sotto tutti i punti di vista, ma non aveva fatto altro che creare un nuovo problema: con la lama inserita il moschetto non poteva sparare.

Baionetta "a tappo"

- Soluzioni moderne: dalla baionetta a ghiera alla baionetta a incastro
Così gli studiosi di tattica militare si lambiccarono nuovamente il cervello per ovviare ai problemi introdotti dal modello "a tappo"; tornare alla picca era ormai impossibile, bisognava avanzare sulla strada della baionetta. Negli ultimi anni del XVII Secolo, l'architetto militare Sebastien le Preste, trovò la soluzione al problema posto applicando un manicotto cavo, circolare, da infilare come una ghiera sulla canna del moschetto. La lama, grazie ad un archetto, era posizionata su un asse parallelo alla linea di tiro dell'arma; ma era anche sufficientemente lontano da non essere d'intralcio durante la fase di caricamento.

Baionetta "a ghiera"
In questo, dunque, consisteva la baionetta a ghiera nella sua forma più semplice. Questo modello fu, a sua volta, superato da un altro detto "a incastro", che permetteva alla baionetta di avere un'impugnatura simile ad una daga o un lungo pugnale. Questo sistema prevedeva un blocchetto di fermo sulla canna del fucile e un aggancio, tramite bottone a molla, sull'impugnatura della baionetta; nell'impugnatura era inserita una sorta di "guida" per rendere più stabile l'unione dell'arma bianca con quella da fuoco. Successivamente la guida fu eliminata e sostituita con un anello che si innestava sulla bocca della canna per irrobustire il fissaggio.
Il XIX Secolo vide la comparsa di baionette di varie e fantasiose fogge (a sega, dritte, curve, ad aculeo, a sezione piatta o triangolare, ecc.); mentre le impugnature variavano sia per l'estetica che per i materiali con cui venivano costruite (dal legno alla bachelite).
Così nacque l'immagine della baionetta come sinonimo di fantaccino; l'uso di contare i soldati in base al numero di baionette disponibili rimase fino alla Seconda Guerra Mondiale e divenne protagonista di una serie di immagini quasi mitiche, che diverse pellicole hanno immortalato (vedi anche il Patriota, Gettysburg, La Grande Guerra ecc. ecc.).
Solo l'avvento delle armi a canna rigata, o meglio, delle armi a ripetizione (come mitragliatrici e fucili mitragliatori) segnò il tramonto definitivo dell'uso delle armi bianche nei campi di battaglia, nonostante i generali della Prima Guerra Mondiale tardarono a comprendere questo passaggio, rendendo il conflitto un inutile bagno di sangue. Al giorno d'oggi la baionetta ha posto solo nei revival storici, nelle pellicole e, ovviamente, nelle parate militari.

Modello di baionetta "a incastro"

Matt - Il Locandiere

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