sabato 10 maggio 2014

Speciale Locanda. La grande storia delle armi bianche: la Guerra dei Trent'anni.

Facciamo un salto in avanti di qualche decina d'anni e arriviamo ad un momento cruciale per la storia del Vecchio Continente. In realtà avremmo potuto lanciarci in un'accurata e interessante digressione sugli Ottomani e, soprattutto, sulla conquista del nuovo continente. Tuttavia dopo una profonda riflessione mi sono detto: cui prodest? Cioè a chi gioverà? Anche se in effetti Ottomani, Spagnoli e Portoghesi rientrano a pieno merito nelle superpotenze militari ed economiche dell'epoca; ma in fin dei conti sono scelte, se volessimo parlare di tutto tutto, allora non ne verremmo fuori più. Spero che chi si aspettava un articolo a riguardo mi perdonerà, e se non otterrò il perdono richiesto, sinceramente, fottesega.
Anyway, torniamo a noi.

Sappiamo che nella prima metà del XVI secolo (vedi anche Sabato scorso) la Chiesa Cattolica Romana attraversò un periodo di profonda crisi a causa della riforma luterana; questa, a sua volta, aveva avuto come effetto quello di dare il via ad una sorta di "guerra fredda" tra le carie confessioni, mentre le tensioni religiose e politiche si intrecciavano tra loro. Se volessimo riassumere  in due parole la storia politica e militari di questi anni, possiamo dire che si trattò di un tentativo  di alcuni stati sovrani (Francia, Danimarca, Svezia, Inghilterra e Province Unite) di opporsi con successo alla formazione e al consolidamento di un vasto impero dominato dagli Asburgo, che all'inizio del secolo detenevano sia il trono di Spagnolo che quello Imperiale (tedesco). Con la fine della guerra dei Trent'anni tramonta definitivamente il dorato sogno asburgico dell'Impero universale; contemporaneamente iniziarono ad affermarsi tanti stati nazionali, che diventeranno i protagonisti dei secoli a venire.

Gustavo Adolfo di Svezia, protagonista militare indiscusso della Guerra dei Trent'anni
Sul piano militare, la prima metà del secolo decimosesto è ricca di fervore innovativo. Già nel secolo scorso  le nuove tecnologie avevano modificato il modo di fare la guerra, soprattutto per quanto riguardava le modalità di impiego e le tattiche utilizzate dagli eserciti. Ciò che concluse questa "rivoluzione militare" a cui abbiamo accennato fu, senza dubbio, l'affermarsi delle armi da fuoco leggere (con l'adozione dello schieramento in linea) e dell'artiglieria da campo. In più ci fu il ritorno, seppur con altre mansioni, delle unità montate.
Questi furono, in linea di principio, i cambiamenti finali introdotti dalla rivoluzione militare e che restarono in uso presso gli eserciti europei fino al XX Secolo, con l'avvento della meccanizzazione. Le esperienze disastrose della guerra dei Trent'anni, col loro carico funesto di saccheggi, epidemie e devastazioni operate dai vari eserciti mercenari, sollevarono un'importante questione sul modo di condurre le campagne militari. Così, a partire dalla fine del XVII Secolo, le guerre vennero combattute esclusivamente da eserciti professionisti, duramente addestrati e mantenuti ben lontano dalle popolazioni civili, così da ridurre al minimo i danni collaterali.

- Una lunga guerra
Tra il 1576 e il 1612, i problemi religiosi, all'interno del Sacro Romano Impero, si erano aggravati ulteriormente a causa di un tentativo vano di restaurazione cattolica. Nel 1608 i principi tedeschi protestanti formarono una lega difensiva-offensiva chiamata Unione Evangelica, a cui risposero i cattolici nel 1609 con la Lega Cattolica, ponendo le basi di futuri conflitti.
In Boemia la politica intollerante sostenuta da Ferdinando II d'Asburgo, possibile erede al trono imperiale, spinse alcuni gentiluomini e nobili protestanti boemi a fare irruzione nel palazzo reale e a gettare dalla finestra alcuni legati imperiali (Defenestrazione di Praga - 23 Maggio 1618), dando il via ad un'insurrezione politico-religiosa su vasta scala.

Defenestrazione di Praga
I protestanti boemi ottennero delle facili vittorie, queste ebbero l'effetto di scatenare altre rivolte nei domini asburgici. Nel 1619, i nobili protestanti boemi arrivarono ad offrire all'elettore del Palatinato Federico V, calvinista, la corona del regno; tuttavia l'Unione Evangelica era composta prevalentemente da nobili di confessione luterana, sicché, una volta appresa la notizia dell'offerta, lasciarono la coalizione. Ferdinando secondo, che nel frattempo era diventato imperatore nel 19, approfittò di questi dissapori e dell'invasione spagnola nell'Alto Palatinato per passare al contrattacco. L'8 Novembre 1620, l'esercito della Lega Cattolica, comandato dal conte di Tilly, sconfissero i protestanti nella battaglia della Montagna Bianca.
Da quel momento, in Boemia, l'unico credo ammesso fu quello cattolico, mentre le sconfitte subite nel Palatinato portarono allo scioglimento dell'Unione Evangelica (1621) e alla perdita dei diritti e della dignità di elettore da parte di Federico, in favore di Massimiliano I di Baviera.

La battaglia della Montagna Bianca

Così i principi protestanti si rivolsero al re di Norvegia e Danimarca, interessato a porre fine al controllo degli Asburgo sull'Holstein (Germania settentrionale).
Cristiano IV, il re danese, invase la Sassonia con un poderoso esercito, grazie anche all'aiuto dei suddetti principi protestanti, incontrando poca resistenza, almeno fino a quando non si trovò di fronte l'esercito di von Wallenstein e le truppe della Lega Cattolica. I danesi vennero sconfitti ripetutamente a Dessau e a Lutter; costretti alla ritirata, ripiegarono fino alla penisola dello Jutland. La vittoria cattolica venne sancita il 6 Marzo 1629, con l'editto di restituzione dei territori dei principi protestanti tolti ai cattolici, e il 22 Maggio con il trattato di Lubecca, in cui Cristiano IV perdeva la maggioranza dei possedimenti tedeschi.
Questa repentina affermazione dell'imperatore Ferdinando II preoccupò non poco Jean Armand Duplessis, cardinale di Richelieu e primo ministro del re Luigi XIII. Il cardinale promise a Gustavo Adolfo di Svezia (luterano) il pieno appoggio militare, se il sovrano avesse attaccato gli Asburgo.
Così, nel 1630, Gustavo Adolfo si presentò alle porte della Pomerania affiancato dai principi di Brandeburgo, Sassonia, Assia, Kassel e Brema, infliggendo poderose sconfitte alle truppe cattolico-imperiali, ormai comandate unicamente dal conte di Tilly.
Il 17 Settembre 1631 gli Svedesi sconfissero gli imperiali a Breitenfeld e il 14 Aprile 1632 replicarono nei pressi del fiume Lech. Il 16 Novembre, Gustavo Adolfo trionfò nuovamente a Lutzen, ma cadde sul campo di battaglia mentre guidava i suoi uomini.
Il comando passò, quindi, al duca di Sassonia, che non aveva né il genio, né la fortuna del sovrano svedese; i protestanti subirono diverse sconfitte durante il 1633. Dopodiché ci fu una breve sospensione delle ostilità.
Il 6 Settembre 1634 i protestanti subirono un'altra sconfitta, che spinse i principi tedeschi a chiedere la pace; questa venne stipulata a Praga in Aprile, mentre gli svedesi rientravano in patria.
A questo punto la rivalità tra Francia, che aveva appoggiato ogni tentativo anti-imperiale, e Asburgo scoppiò violentemente. Ferdinando II dichiarò guerra a Luigi XIII.
Così Richelieu attaccò senza successo la Spagna, il dominio asburgico non austriaco più grande, ma senza successo. Mentre i suoi alleati, tra cui vi erano Svezia e principi protestanti tedeschi, raccoglievano due successi sulle truppe imperiali di Ferdinando III, da poco proclamato imperatore.
I protestanti dilagarono in Boemia, Sassonia, Moravia e Danimarca, che nel frattempo si erano schierate dalla parte dell'imperatore.

Conte di Tilly

Alla morte di Richelieu, si assistette all'ascesa del cardinale Mazarino, contemporaneamente i francesi sconfissero gli spagnoli a Rocroi (19 Maggio 1643); successivamente le truppe bavaresi e austriache vennero sconfitte nuovamente a Friburgo e a Nordlingen (1644 e 1645 rispettivamente) dai francesi. Ma l'imperatore Ferdinando III era ostinato e rifiutava la resa; sporadici scontri proseguirono nel 1647. L'assedio di Praga e Monaco, e la disfatta imperiale a Lens, costrinsero Ferdinando a cedere.
Il 24 Ottobre 1648 venne siglata la pace di Westfalia, con cui di fatto terminava la Guerra dei Trent'anni. Francia e Svezia ottennero vaste fette di territorio, sgretolando il blocco asburgico e indebolendone l'influenza nei territori tedeschi. Svizzera e Province Unite vennero riconosciute come indipendenti; mentre i principi tedeschi reclamarono per sé ampia autonomia dal potere imperiale, ritardando di fatto l'unificazione della Germania. Se la pace di Westfalia aveva ristabilito la tranquillità nei territori germanofoni, ciò non valeva per la Francia, nuova potenza emergente in contrasto con la Spagna. Questo conflitto tra le due nazioni si sarebbe concluso solo nel 1659, con la pace dei Pirenei.

Cardinale Mazarino
- Il genio svedese
Durante la prima fase della guerra era il tercio spagnolo a dettare legge sul campo di battaglia. Questa formazione consisteva in un gruppo di picchieri disposto fittamente a quadrato e circondato ai quattro angoli da un gruppo di moschettieri (le cosiddette maniche). Il ruolo centrale era affidato ai picchieri, che avevano scopo offensivo e difensivo, avanzando a picche spianate. I moschettieri avevano un ruolo subordinato, legato più che altro alla bassissima cadenza di tiro delle bocche da fuoco disponibili.
L'esercito svedese, però, costituiva una brillante e letale eccezione a questa regola.
Le riforme introdotte dal lungimirante Gustavo Adolfo, ispirate dalle tattiche usate dagli olandesi nelle loro eterne lotte contro gli Spagnoli, rivoluzionarono sia le tre armi (fanteria, artiglieria e cavalleria), che il loro coordinamento.

Ricostruzione di un tercio
Per quanto riguarda la fanteria, gli armati di moschetti costituivano la spina dorsale dell'esercito svedese; vennero disposti su più file, in genere sei, e addestrati a sparare salve controllate per fila, mentre le altre ricaricavano il più velocemente possibile. La cavalleria, passata in secondo piano a causa dell'avvento della picca, tornava alle originarie funzioni, eseguendo cariche all'arma bianca.
L'artiglieria, invece, era sempre stata considerata secondaria in uno scontro; ma grazie a Gustavo Adolfo guadagnò la posizione che le spettava sui campi di battaglia: alleggerita e maneggevole, l'artiglieria svedese era in grado di compiere rapidi spostamenti sul campo di battaglia al limite dello sbalorditivo. I cannoni appoggiavano l'avanzata della fanteria, grazie al loro tiro rapido.
Queste innovazioni, che magari ai nostri occhi possono sembrare piuttosto limitate, fecero la differenza fondamentale in importanti scontri come a Breitenfeld e a Rocroi.

- Il tercio spagnolo e imperiale
Tercio significa, più o meno, reggimento. Di questa formazione abbiamo visto i costituenti, cioè, per chi di voi non fosse stato attento, un nucleo centrale di picchieri disposti a quadrato, ai cui angoli stavano delle formazioni di moschettieri. Questo tipo di tattica venne sviluppato nel XVI secolo da Gonzalo di Cordova durante le guerre in Italia (1453 - 1515) e suggellarono il passaggio definitivo dalle tattiche medievali a quelle moderne.

Resa di Breda - Velàzquez
Ma da chi era formato il tercio? In sostanza da combattenti professionisti, disciplinati e famosi per la loro invincibilità durante il XVI e i primi anni del XVII Secolo. I tercios erano talmente temuti che la loro apparizione o semplicemente la notizia della loro eventuale presenza scatenava diserzioni di massa tra gli avversari. In realtà queste formazioni non erano composte solamente da soldati spagnoli, per quanto riguarda i tercios degli Asburgo di Spagna, ma anche da mercenari tedeschi, italiani e valloni; anche se i gli ufficiali erano tutti iberici e si distinguevano per disciplina e professionalità.
Combinando la rigidità della linea dei picchieri con la potenza di fuoco dei moschettieri, il tercio si rivelò formidabile sia in difesa che in offesa. Solo l'avvento delle innovative tattiche lineari svedesi riuscì a distruggere quest'aura di invincibilità; il tercio si dimostrò fin troppo statico e dotato di scarsissima potenza di fuoco.
Dopo la battaglia di Rocroi e, in generale, verso la fine del XVII Secolo, gli eserciti europei abbandonarono l'ormai obsoleta formazione del tercio, in favore di altre più moderne ed efficaci.

Focus On: Squadrona e striscia
La squadrona era un'arma bianca lunga con lama dritta larga, con un filo e una punta; l'elsa era semplice, mentre la guardia (cioè quella porzione metallica che serve a proteggere la mano che impugna l'arma) poteva avere più rami. La squadrona era in dotazione ai cavalieri svedesi (le "corazze"), che, verso la fine degli anni venti del XVII Secolo, si dimostrò tremendamente efficace nella Guerra dei Trent'anni, tanto da venire "adottata" da tutti gli eserciti europei. Quest'arma si sviluppo dal paloscio, un'arma di media lunghezza (60-70 cm) con lama dritta o poco curva a un filo e punta, di origini slave. Un'arma simile era la vallona, spada a lama larga, in uso dalla seconda metà del XVII Secolo nell'Europa centro-settentrionale.

Varie spade dell'epoca. (1) Squadrona, (2) Striscia e (6) Vallona (presumibilmente).
La striscia era una spada d'uso prettamente civile, dalla lama stretta e punta acuminata. Era nota anche col nome francese di rapier. Dagli inizi del XVI Secolo, con il nome di striscia si indicavano le spade che portavano i gentiluomini durante le loro uscite pubbliche. Erano spade adatte ai duelli, con azione essenzialmente di stocco, erano meno efficaci di taglio.
Il sistema di protezione venne, quindi, progressivamente aumentato e complicato; i rami e i bracci vennero sviluppati nei modelli "alla spagnola" o "a tazza". Il suo uso decadde dopo la seconda metà del XVII Secolo in Europa; mentre in Italia e in Spagna restò di moda fino agli inizi del XVIII Secolo. Lunga 133 cm e pesante 1,2 Kg, la striscia era l'arma prediletta dei duellanti e dei "bravi". Durante il XV Secolo sorsero le prime scuole di scherma, che insegnavano ai gentiluomini l'arte della spada; un'arte che veniva tramandata di generazione in generazione e di cui conserviamo alcuni fondamentali trattati.

Vari tipi di spade. Dall'alto al basso: Striscia, Squadrona e un pugnale.

Matt - Il Locandiere

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