sabato 26 aprile 2014

Speciale Locanda. La grande storia delle armi bianche: La svolta del XV Secolo.

Eccoci di nuovo qui, dopo la pausa meritata di settimana scorsa, il circolino degli storici torna alla carica con un nuovo appuntamento.
Per chi si fosse perso qualcosa, qui trovate l'ultimo appuntamento dello speciale storico, con tutti i link agli appuntamenti precedenti (che non sono pochi!!).
Tirando un pochino le somme di quanto detto, possiamo dire che nell'antichità, diciamo dall'Età Ellenica fino ai Regni Romano-Barbarici, la fanteria è stata la protagonista indiscussa dei campi di battaglia europei e non, mentre la cavalleria aveva un ruolo di supporto o comunque assolutamente marginale nel quadro delle operazioni militari. Nel Medioevo, invece, questo equilibrio andò ribaltandosi, con la cavalleria che divenne di fatto il fulcro di tutte le operazioni belliche, mentre la fanteria, perlopiù snobbata e, anzi, tollerata a malapena dai nobili cavalieri, relegata nei ruoli più umili, come semplice comparsa sugli scenari guerreschi europei. Come vi avevo accennato, la situazione era destinata a cambiare ulteriormente, soprattutto a partire dal XV Secolo.

Battaglia di San Romano - Paolo Uccello
Quella che si attuò nel secolo decimoquinto fu, secondo molti storici, una vera e propria rivoluzione militare; come sappiamo i fanti videro la loro influenza accresciuta durante la seconda metà del '300. Questa tendenza aumentò ancora, grazie anche alla comparsa dei primi reparti di tiratori professionisti tra cui:

  • Balestrieri
  • Arcieri (grazie all'esportazione dell'arco lungo in Europa continentale)
  • Utilizzatori di armi da fuoco
Durante il 1400 fecero, quindi, la loro comparsa le primissime armi da fuoco portatili, che, seppur rudimentali e più pericolose per chi le manovrava, erano richiestissime per risolvere rapidamente i conflitti. Accanto a questi si schieravano reparti di fanteria pesante in fila serrata, armati perlopiù di picche o armi in asta; da questi nacquero le fanterie svizzere e lanzichenecche, che furono il modello di progresso tecnologico per tutto il '500. La fanteria, dunque, era il perno attorno a cui ruotavano i reparti di tiratori.
L'introduzione delle artiglierie apportò dei miglioramenti nelle fortificazioni e nelle tattiche d'assedio; in questa stagione gli architetti italiani ebbero fama di esperti costruttori di efficaci fortezze. Con lo sviluppo dell'Umanesimo e delle arti, presto iniziarono a circolare molti e variegati manuali di tattica e strategia militare, i quali contribuirono indubbiamente allo sviluppo culturale e tecnico dei comandanti.

Reparto di balestrieri
- La cavalleria si adatta
Dal nostro punto di vista i cavalieri medievali costituivano un'élite isolazionista, dedita al mestiere delle armi e poco propensa al cambiamento. Tuttavia, per sopravvivere ai nuovi mutati climi bellici, i cavalieri furono costretti a cambiare radicalmente il loro ruolo e, soprattutto, l'equipaggiamento.
La sempre maggiore efficacia dei tiratori e la comparsa delle prime armi da fuoco costrinsero i cavalieri ad appesantire ulteriormente il proprio nécessaire difensivo. Per tutta la durata del XV secolo, l'armatura una continua evoluzione, diventando una protezione completa ed efficace: la cosiddetta armatura bianca.
Questa era una corazzatura formata da piastre d'acciaio, collegate l'un l'altra grazie ad un complesso sistema di cinghie ed articolazioni in grado di consentire al cavaliere, nonostante il peso estremo, una buona mobilità.
Inoltre, i cavalieri iniziarono a specializzarsi in vari ruoli. Una volta abbandonato l'unico scopo di "unità di sfondamento", il cavaliere poteva, ora, essere dotato di una corazzatura più leggera, come gli hobilars inglesi, oppure poteva essere dotato di arco o balestra, come i franc archers, che in origine erano arcieri montati che poi combattevano a piedi, evolvendosi poi in cavalleria leggera nel corso del XV secolo appunto.


Anche l'armamento cambiò sostanzialmente. Venne abbandonato lo scudo che, ormai, era inefficace contro i tiri degli avversari; mentre i grandi scudi della fanteria (come il palvese) rimasero in uso, poiché offrivano alle formazioni serrata un utile riparo, soprattutto per i tiratori in fase di ricarica.
Ciò che cambiò, in realtà, furono le armi usate dai cavalieri. Poiché la corazza divenne più spessa e, quindi, difficile da penetrare, fu necessario creare altre armi che risultavano più efficaci. In effetti una spada che colpiva di taglio un armatura bianca era poco efficace.
Sicché la spada, arma principe dei cavalieri, si assottigliò sempre di più, diventando così un'arma micidiale una volta insinuata nelle aperture che le varie piastre formavano, mentre il cavaliere avversario si muoveva. Le fanterie iniziarono a usare spade corte e daghe, con lame più corte e robuste, perfette per colpire e finire un cavaliere disarcionato. Le armi a botta divennero più pesanti: le mazze erano fatte completamente di metallo. Contemporaneamente apparve il martello d'arme, una specie di piccone fissato ad un manico usato dai cavalieri; mentre i fanti lo usavano nella variante montata su una lunga asta.

Mazza d'arme

Focus On: Il martello d'arme.
Veniva usato soprattutto nello scontro tra combattenti a cavallo. Si tratta di un'arma immanicata da botta composta dal manico di metallo, da un ferro con una bocca (l'estremità per colpire) e una penna (la parte opposta alla bocca), terminante spesso con un aguto. Poteva essere adoperato con una sola mano e divenne molto popolare tra i cavalieri. Probabilmente si sviluppò dal mazzapicchio del XIII secolo, arma in asta derivata da strumenti d'uso comune, diffusa specialmente in Dalmazia. Di diverse fogge, la bocca poteva presentare punte, mentre la penna poteva essere dritta o a becco. Il manico ligneo fu sostituito da uno metallico. Quest'arma si sviluppò a partire dal XIV secolo e rimase in uso fino al XVIII secolo.

Martello d'arme

- Nascono gli eserciti permanenti
Il Medioevo aveva conosciuto il professionismo militare, ma in maniera molto limitata. La guerra era sentita come il destino ultimo dei cavalieri e la loro unica prerogativa; perciò fin dall'infanzia i rampolli delle famiglie nobiliari venivano addestrati alla guerra. Il fenomeno del mercenariato era rimasto diffuso in tutte le aree del continente e, dalla fine del XIII secolo, aveva raggiunto dimensioni notevoli sia dal punto di vista quantitativo (cioè quanti mercenari erano impiegati nei vari conflitti), sia dal punto di vista qualitativo (ovvero la professionalità sempre maggiore che acquistavano questi gruppi). In questo scenario estremamente eterogeneo, le monarchie feudali, che pian piano cominciavano a riacquistare il loro potere spezzettato tra i vari signori feudali, non erano riuscite a creare un esercito permanente.
La situazione cambiò, appunto, nel corso del XV Secolo, soprattutto in Francia e nel ducato di Borgogna, che si posero sulla scena internazionale come due superpotenze militari. In Inghilterra, Germania e Italia il fenomeno fu meno evidente e tardò ad affermarsi.
In particolare l'Inghilterra, uscita sconfitta dalla Guerra dei Cent'anni, si trovò invischiata nell'ultima grande guerra feudale europea: la Guerra delle Due Rose, e posticipò la creazione di un esercito permanente di almeno un secolo.
In Italia e in Germania la crisi del Sacro Romano Impero, la frammentazione del potere politico in ducati, contee, repubbliche e signorie, non consentirono la costituzione di strutture militari a carattere nazionale. L'unica eccezione era costituita dai possedimenti austriaci degli Asburgo; mentre in Italia, il perenne stato di guerra a cui erano sottoposte le regioni, consentì lo sviluppo delle compagnie di ventura.

Carlo il Temerario, duca di Borgogna
In Francia e in Borgogna, invece, la situazione era alquanto diversa. Lo stato si era definitivamente liberato dal giogo delle consuetudini feudali, iniziando a costituire dei veri e propri eserciti permanenti. I sovrani legarono a sé i cavalieri della piccola nobiltà, mettendoli sotto paga e integrandoli coi cavalieri mercenari nelle Compagnies de l'ordonnance du roi, formate grazie all'ordinanza di Carlo VII nel 1445.
Tre anni più tardi venne emanata un'ordinanza anche per le truppe appiedate; quindi si andarono a formare le compagnie di arcieri, di balestrieri e di fanti pesanti muniti di picca. Grazie a questo esercito Carlo VIII scese in italia nel 1495 con tutte le intenzioni di dare una lezione al papa Alessandro VI.

Ve lo ricordate Carlo VIII di Valois? Col suo naso che faceva provincia? No, ne abbiamo parlato qui e qui.
Seguendo l'esempio del vicino, il duca di Borgogna Carlo il Temerario emanò delle ordinanze nel 1469, anch'esse volte a formare un esercito permanente che vedeva integrate unità di cavalleria pesante assieme a reparti di fanteria (arcieri, picchieri e archibugieri). L'esercito di Carlo di Borgogna era un piccolo prodigio di funzionalità multinazionale, infatti poteva contare su:

  • Soldati che maneggiavano il longbow
  • Gens d'arme francesi (termine da cui nacque la parola "gendarme")
  • Condottieri e balestrieri italiani
  • Picchieri fiamminghi
  • Tutto il meglio che la tecnica del '400 poteva offrire
Questo esercito ideale ed estremamente eterogeneo, però, venne sconfitto dalle rozze formazioni di fanteria svizzera, subendo gravi sconfitte a Grandson e Morat (1476), e a Nancy (1477). Il secolo decimosesto avrebbe visto come protagonisti i grandi quadrati di fanteria, il secolo degli Svizzeri e dei Lanzichenecchi.

Focus On: La cinquedea
Si tratta di un termine che indica un'arma bianca di medie dimensioni, con la lama molto larga che si restringe per finire bruscamente in una punta. La cinquedea era un'arma strana, essendo essenzialmente da ostensione e non da guerra, che rimase di moda per tutta la fine del XV secolo. Tipicamente italiana, veniva decorata raffinatamente con incisioni, dorature a fuoco o veniva riccamente intarsiata. L'azione della cinquedea era solo di stocco e, perciò, l'effetto perforante doveva essere devastante, se si considera la larghezza considerevole della lama.


Approfondimento: Compagnie di ventura e condotte
L'usanza di ricorrere a truppe mercenarie, perlopiù straniere, era diffusissimo in Italia fin dal XII secolo. Dalla prima metà del XIV secolo questi gruppi di uomini d'arme si organizzarono in compagnie e, in Italia, si affermarono quelle più strutturate e comandate da capitani originari del Bel Paese. Non si sa come mai i signori decisero di non affidarsi più alle compagnie di mercenari stranieri: si pensa che l'opera della Chiesa contro le peregrine spade straniere e, soprattutto, lo scoppio di di grandi conflitti nell'Europa occidentale (seconda metà del '300) contribuirono in maniera drastica al calo della richiesta di mercenari stranieri.
Nella penisola italiana, tuttavia, iniziò un reclutamento mirato degli uomini, il cui addestramento dipendeva esclusivamente dal capitano, il quale forniva anche l'equipaggiamento necessario al combattimento e dava un salario. Tutto ciò in virtù della condotta, che è definibile come un contratto di appalto fra tre soggetti: il condottiero (o capitano), lo stato o il signore che assolda il condottieri e gli armigeri.

Bartolomeo Colleoni, celebre condottiero italiano
Il sistema di ingaggio era piuttosto complesso, ma vediamo di renderlo il più semplice possibile. In una prima fase il condottiero/capitano mostrava al signore gli uomini che aveva a disposizione (la "mostra"), questo a sua volta scartava quelli non idonei al servizio. Se la prima fase andava a buon fine, al capitano si versava una sorta di "caparra" e si iniziava la trattativa. Esistevano due tipi di contratto:
  • A soldo disteso: in pratica il condottiero si metteva al servizio del signore con tutti i suoi uomini senza limitazioni nell'impiego delle forze.
  • A mezzo soldo: gli armigeri combattevano sotto il comando di un ufficiale nominato dalla signoria o dal comune.
Ma che differenza c'è tra i due tipi di condotta? Semplice: il compenso e i rischi. Mentre la condotta "a soldo disteso" era tecnicamente la più rischiosa in termini di perdite, era anche la più remunerativa in termini economici. Il contrario valeva per la condotta "a mezzo soldo". Il periodo di durata del contratto era detto ferma, durante il quale il condottiero restava vincolato giuridicamente al proprio "datore di lavoro", che aveva il diritto di prelazione su futuri ingaggi.
Terminata la ferma il condottiero era libero, nonostante la clausola per cui non avrebbe potuto combattere contro la signoria/comune che lo aveva precedentemente ingaggiato per i successivi due anni.

Matt - Il Locandiere

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