sabato 5 aprile 2014

Speciale Locanda. La grande storia delle armi bianche: Arcieri inglesi e picchieri fiamminghi.

Giunti a questo punto, cioè molto prossimi ad una svolta nella storia delle armi, è necessario fare un riassunto di tutte, ma tutte tutte eh!, le puntate precedenti, partendo dall'alba dei tempi.
Preistoria e i popoli della Mezzaluna Fertile.
La Grecia ellenica.
Roma: ascesa e caduta.
I regni romano-barbarici.
I vichinghi.
I popoli del Medio Oriente.
L'età della cavalleria.
L'età feudale.
Le Crociate.
L'età dei comuni.

Oggi, invece, non avanzeremo di molto in termini di epoca storica, ma studieremo due armi che, a loro modo, rivoluzionarono il modo di fare la guerra verso la fine del Medioevo. 
A partire dalla fine del XIII secolo e nel corso del XIV, sui campi di battaglia d'Europa i corpi di fanteria recuperarono rapidamente la loro importanza perduta. In particolari i protagonisti di questo grande ritorno sulle scene belliche furono gli arcieri (in particolare i celebri arcieri inglesi, dotati di arco lungo, che seminarono il panico durante la Guerra dei Cento Anni) e le fanterie comunali armate di lance o picche (le fanterie scozzesi, svizzere e fiamminghe), che riuscivano a tenere testa alle cariche della cavalleria. I motivi di queste modifiche nel modo di combattere sono da ricercare nell'evoluzione delle tattiche militari.


Scena della battaglia di Azincourt, pur essendo combattuta nel XV secolo rientra nel quadro più ampio della Guerra dei Cent'Anni.
- La crisi del cavaliere
Tra il 1200 e il 1300 la società medievale cambiò a ritmi mai visti prima di allora, nonostante la grande pandemia di peste del 1348. L'aumento dell'autorità dei mercanti, l'apertura di nuove vie commerciali, l'avvio delle grandi fiere, che presto divennero mercati internazionali e il miglioramento delle vie di comunicazione e della sicurezza, ma soprattutto il passaggio definitivo ad una forte economia monetaria, resero l'Occidente medievale una piazza dinamica e competitiva, sia a livello economico-commerciale che politico. In questo contesto, che ormai non si affidava più alle forme isolazioniste delle singole comunità contadine, la prima figura a subire una crisi radicale fu proprio il cavaliere insediato sulle terre del signore in cambio del servizio militare. La volta scorsa avevamo visto che, tatticamente parlando, questa figura era già stata ampiamente arginata dalle nuove armi a disposizione delle milizie comunali; tuttavia la crisi fu accelerata dalla crescita della circolazione di beni e merci, cosa che, quando si instaurò il regime feudale, non era possibile a causa delle invasioni dei Musulmani, dei popoli dell'Est e del Nord. Il ruolo dominante dell'aristocrazia non venne meno, ovviamente; ma la sovranità assoluta di cui godevano i nobili nei loro feudi venne ampiamente messa in discussione da altri e nuovi centri di potere: le città. Sempre in questo periodo, i Re ritrovarono il loro orgoglio cercando, sia tramite la forza delle armi che tramite legami di sangue, di ridurre lo strapotere dei nobili per ricostruire uno stato forte e unitario, strettamente controllato dal potere centrale reale.



- I longobowmen
Nelle campagne contro il Galles i re anglo normanni prima e plantageneti poi impararono a loro spese a rispettare la perizia degli arcieri gallesi, armati di potenti archi lunghi. L'arco lungo era frutto di profondi e complessi studi da parte degli artigiani del Galles, che nel XIII secolo giunsero a ideare un'arma lunga 190 cm prima di essere messo in tensione e capace di scagliare a quasi 300 metri frecce ad alto potenziale di penetrazione. Ben presto gli eserciti inglesi adottarono quell'arma micidiale, così come venne adottato il metodo di addestramento e di formazione degli arcieri.
L'arco lungo non era facile da usare; l'arciere doveva avere una grande forza fisica e la tecnica di tiro veniva appresa dopo lunghi e continui periodi di addestramento, che non potevano essere interrotti nemmeno durante i periodi di pace. Un arciere perfettamente formato, grazie alla sua arma, era in grado di perforare le maglie di ferro e, a distanza ravvicinata, anche le piastre metalliche di un'armatura.



Questa capacità di penetrazione, peraltro di poco inferiore a quella della temibile balestra, era unita ad una cadenza di tiro di circa 12 frecce/min, facendo dell'arciere una macchina da guerra temibile. Durante la prima fase della Guerra dei Cent'Anni, combattuta dai plantageneti sul suolo di Francia, l'arco lungo mostrò tutto il suo potenziale mortifero sui campi di battaglia.
Una combinazione di longbowmen (cioè i soldati armati di arco lungo - longbow), picchieri e cavalieri appiedati, assieme alla scelta di forti posizioni difensive (anche se la situazione richiedeva un approccio offensivo), garantì agli inglesi il predominio sui campi per tutto il XIV secolo e il primo quarto del XV secolo, infliggendo ai nemici francesi importanti e pesanti sconfitte. Le capacità belliche degli arcieri inglesi, assieme al loro gran numero, formavano una "killing zone" (cioè una zona utile in cui si potevano uccidere gli avversari) profonda non meno di 200 m. Zona in cui piovevano centinaia di frecce al minuto, rendendo l'attacco alle postazioni inglesi un'impresa disperata.
In effetti le battaglie di Crécy (1346), Poitiers (1356) e Agincourt (1415), avallano perfettamente la nostra testi. In questi scontri la cavalleria francese, il fiore all'occhiello degli eserciti europei, venne decimata dai longbowmen e dai loro micidiali strumenti di guerra, segnando il tramonto definitivo del primato del cavaliere corazzato sulla scena bellica mondiale.

Focus On: L'arco lungo.
Costituito da un lungo listello di legno (tasso, acero o bosso), era teso fino all'orecchio di chi lo manovrava, a differenza dell'arco corto che si tendeva fino al petto. Sembra che venne introdotto dai Vichinghi nelle isole britanniche, ma i Gallesi lo perfezionarono consentendo una trazione di quasi 50 kg. Con diverse ordinanze, a partire dal 1242, i liberi agricoltori del regno, gli yeomen, vennero obbligati ad addestrarsi all'uso dell'arco lungo nei giorni di festa presso le chiese locali. Gli arcieri inglesi sconfissero duramente i riottosi Scozzesi, ma soprattutto umiliarono i cavalieri di Francia durante la Guerra dei Cent'Anni.



La sezione dell'arco lungo è a D, i puntali, cioè le parti terminali dei flettenti, potevano essere rinforzati. La lunghezza tra gli estremi dell'arco poteva variare, ma comunque era maggiore delle controparti continentali, essendo dai 152,5 ai 157,5 cm o anche fino ai 182 cm. Nessuna freccia del XIV secolo è stata trovata integra, gli storici sono concordi nell'affermare che erano lunghe circa 90 cm e pesanti 700 - 800 g; la foggia delle punte poteva variare a seconda dell'impegno richiesto. La gittata utile dell'arma è stimata tra i 165 e i 183 m, anche se fonti del periodo attribuiscono un gittata di 228 - 320 cm. Un arciere addestrato, fresco e riposato poteva lanciare da 10 a 12 frecce al minuto; mentre un balestriere non necessitava di particolare addestramento e nemmeno di ottima forma fisica. 

- Il ritorno delle picche
Sempre settimana scorsa avevamo iniziato a parlare del ritorno in auge delle armi in asta. Il XIV secolo non vide solo l'aumento della potenza di fuoco delle armi da lancio, ma anche l'affermazione delle armi in asta che accompagnavano la nuova fanteria pesante, capace di ridimensionare l'importanza tattica della cavalleria nobiliare. La picca non occupava un ruolo di primaria importanza fin dai tempi della sconfitta della falange macedone da parte delle legioni romane. Le aree geografiche in cui si sviluppò l'uso della picca possono essere individuate nelle Highlands scozzesi e nelle Fiandre, dove le gilde mercantili e artigianali fornirono alle città una fanteria robusta addestrata ad affrontare le cavallerie nobiliari imperiali e francesi. Gli eserciti scozzesi si confrontarono con gli inglesi (dalla seconda metà del XIII secolo fino all'inizio del XIV secolo). La Scozia aveva mantenuto l'antica struttura sociale delle genti celtiche; questo aveva reso molto difficile il processo di feudalizzazione della società, impedendo la formazione di quel ceto cavalleresco che si era affermato un po' ovunque in Europa. Consci di questo deficit, i patrioti scozzesi (tra cui William Wallace) schieravano le proprie fanterie pesanti in formazioni chiuse a quadrato o a cerchio, spesso posizionate in luoghi rialzati e strategicamente vantaggiosi. Armati di lancia lunga o mezza picca, lunga fino a 4 m, i fanti di questi schiltrons resistettero in più di un'occasione alle cariche della cavalleria inglese (come a Stirling Bridge e Bannockburn, rispettivamente 1297 e 1314); il loro punto di forza era anche la loro debolezza, la compattezza e l'immobilità degli schieramenti li rendeva estremamente vulnerabili ai tiri dei longbowmen.



Le milizie fiamminghe, nello stesso periodo, mettevano in campo vaste formazioni di picchieri appoggiate a reparti di balestrieri.
Un tipo di arma usato dai fanti delle Fiandre era la goedendag, un bastone sulla cui sommità era fissata una punta o una lama, a formare un'arma efficace nella mischia contro i cavalieri, il cui impeto si era notevolmente smorzato attraverso la selva di lance lunghe che sbarrava loro la strada. Sfruttando anche la conformazione del terreno, le truppe fiamminghe ottennero una strepitosa vittoria a Courtrai (1302) contro i francesi. Ancora una volta una tattica difensiva ebbe la meglio sui cavalieri; il contrattacco fiammingo, poi, fece gran strage di cavalieri (che vennero gettati nei canali, dove affogarono).
Risulta evidente che questo ritorno della fanteria sul campo fu limitato esclusivamente ad un impiego tattico difensivo, unito spesso alla scelta di un terreno che sfavoriva i cavalieri corazzati. Per vedere come protagoniste assolute le grandi formazioni di fanteria dovremo attendere almeno fino alla fine del XIV secolo e gli inizi del XV, quando fecero la loro comparsa i fanti svizzeri.

Focus On: La goedendag
La parola goedendag, pare, sia una forma condensata e arcaica delle due parole  Guten Tag, che significano "buongiorno". Vi sono molte interpretazioni di quest'arma in asta; anche se in generale possiamo dire che si presentava con un pesante manico di legno lungo dai 120 ai 180 cm, leggermente ingrossato verso la cima, dalla quale emergeva una grossa punta di metallo.



L'asta serviva per disarcionare i cavalieri, mentre la punta aveva la funzione di frantumare loro il cranio e le ossa. Quest'arma fu usata solo dai fiamminghi e cadde in disuso dopo l'inizio del XV secolo.

Matt - Il Locandiere

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