venerdì 4 aprile 2014

Era una notte buia & tempestosa: la piccola rubrica degli Avventori dylaniati.

Ed eccoci qua a parlare dell'ultimo numero disponibile di Dylan Dog. Un numero che, a onor del vero, non mi lasciava presagire niente di buono. Perché? Mah, semplicemente non riuscivo a spiegarmi il perché della copertina alla Warhol e del titolo vagamente alla 007. Ma ve lo immaginate? Dylan Dog: The death is not enough! Di sicuro farebbe più successo di quell'ignobile cumulo di sterco che è quel fiasco di pellicola su Old Boy.


Titolo: La morte non basta
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Di Gregorio
Disegni: Gianluca e Raul Cestaro
Lettering: Luca Corda

Trama: dopo la tragica morte dell'ennesima fidanzata di turno di Dylan, qualcosa di strano sta accadendo a Londra. Alcune persone morte da pochi giorni ritornano dall'oltretomba per uccidere gente a caso, morendo nuovamente poche ore dopo il delitto. Gli assassini e le vittime non hanno alcun legame tra loro e, come sempre, Scotland Yard brancola nel buio, con la pensione del povero Bloch in bilico. Ce la farà Dylan Dog a scoprire il mistero che si cela dietro a questi ritorni?

Parliamone: Di Gregorio aveva brillantemente dato prova di sé anche nel numero 329, quindi anche a questo giro ci si potevano aspettare grandi cose.
Premessa fondamentale, questa volta mi sono cimentato immediatamente nella lettura del fumetto saltando di proposito il mini-editoriale all'inizio del numero; perché? Semplice, perché spesso quell'editoriale mi causa più grattacapi che gioie. Ma ne parliamo più tardi, prima vediamo di dire qualcosa di questo numero.
Di per sé la storia non è granché, di gran lunga migliori di altre; ma la conclusione, pur toccando l'assurdo, resta comunque di assai pregio.
Per dirla in due parole, questi ritornanti (di cui si era letto qualcosa a riguardo nel numero 319, non recensito) sono degli stagisti della morte. In che senso? La Mietitrice, costantemente impegnata nel suo tristo lavoro ha deciso di assumere della bassa manovalanza per facilitarsi la vita, un esperimento per dirla tutta. Esperimento destinato a naufragare miseramente, poiché solo la Morte è in grado di compiere il proprio dovere.
Ah, ma forse vorreste saperne un pochino di più sull'editoriale? In realtà non c'è molto da dire; a parte l'ammissione di Recchioni di spacciare come sua invenzione la Ballata della Morte di Sclavi, il tutto con il solo scopo di far colpo sulle gaie fanciulle e, sempre secondo lui, ci cascavano. Ma ci crediamo? Va beh dai, crediamoci!

Matt - Il Locandiere

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