mercoledì 30 aprile 2014

Weekly Movie Corner: quando gli osti parlano di cinema.

Versione pomeridiana dell'appuntamento per gli amanti del cinematografo. Oggi altro frammento d'infanzia del Locandiere, con un film che guardavo spessissimo. Di che pellicola sto parlando?

Il ponte di Remagen


Titolo: Il ponte di Remagen
Titolo originale: The Bridge At Remagen
Regia: John Guillermin
Durata: 115 min
Anno: 1969
Genere: Guerra/Drammatico
Cast: George Segal, Ben Gazzara, Robert Vaughn, E. G. Marshall

Trama: Marzo 1945. Le truppe alleate sono ormai ad un passo dai confini della Germania nazista. L'unico ponte intatto per attraversare il Reno e dilagare così nel cuore del Reich. Da una parte vediamo le vicende della piccola avanguardia delle truppe corazzate americane, che ha la missione di prendere il ponte di Remagen, così da intrappolare 40.000 soldati tedeschi sulla riva occidentale del fiume. Dall'altra abbiamo un ufficiale tedesco che deve impedire a tutti i costi di far cadere il ponte in mano agli Alleati.


Parliamone: a onor del vero ho riscoperto un po' tardi il significato che ha il film. Oddio, non è che poi nasconda chissà quali misteri sconosciuti ai mortali; ma qualche significatuccio ne ha. Ma andiamo per ordine.
Molti di voi si chiederanno: ma davvero, da bambino, guardavi film di guerra tutti i giorni, tutto il giorno??
Ni, vi rispondo io. Ogni genitore influenza i propri figli con le sue passioni, il mio papà ha da sempre avuto una grande passione per i film. Passione che l'ha portato a farmi vedere fin dalla più tenera età, film abbastanza impegnativi (certo, non Apocalypse Now, né tanto meno Donnie Darko) e tra questi c'è stata una batteria di film sulla Seconda Guerra Mondiale. Alcuni più leggeri, altri meno.
Ecco, Il ponte di Remagen si piazza sulla linea dei film critici, ma non così tanto da renderlo simile a: La sottile linea rossa, tanto per citarne uno.


Uno dei pregi di questa pellicola è, tra le altre cose, quello di trasmettere tutto il senso di spossatezza che questa guerra persa (per i tedeschi) e quasi vinta (per gli Alleati) da ai soldati. La stanchezza, poi, è un male che colpisce in prevalenza gli Americani che, nella folle e insensata corsa per prendere Berlino prima dei russi, spesso dimenticano le basilari forme di comportamento civile e si lasciano andare a comportamenti "animaleschi" e poco dignitosi.
Sì, mi sto riferendo all'emblematica scena girata in una cascina, dopo una sparatoria. I soldati americani, una volta eliminati tutti i tedeschi si dedicano alla razzia dell'aia, schiamazzando e inseguendo le galline per catturarle. Alla richiesta di spiegazioni da parte del maggiore, il tenente (Vaughn) risponderà con noncuranza: <Sono tutti stanchi morti, cercano di sfogarsi.>.
La critica della guerra nel film è sottile, ma non assente. Soprattutto quando gli Alleati bombardano il ponte mentre i civili li stanno attraversando per mettersi al riparo sulla sponda orientale del Reno; in alcuni frame si può vedere una bambina che cerca di divincolarsi dalla stretta della madre per recuperare la bambola perduta nel fuggi fuggi.


Infine due curiosità. Dovete sapere che all'epoca le autorità della Germania Occidentale non erano molto d'accordo a girare un film a Remagen, così il regista e i produttori dovettero trovare una nuova location adatta, non troppo dissimile dai luoghi in cui erano avvenute le battaglie. Sicché venne trovato un paesello in Cecoslovacchia che calzava a pennello. Ma ci furono dei problemi, il più grave di tutti fu l'invasione russa di Praga nel 1968. L'azione militare di Breznev costrinse il cast e la troupe ad una fuga precipitosa verso lidi meno burrascosi. Nonostante tutto il film fu completato con successo e uscì nel 1969.

Matt - Il Locandiere

lunedì 28 aprile 2014

Il Lunedì del Locandiere

Come vi si era anticipato, a partire da oggi e per qualche settimana (due...tre...boh, devo vedere), parleremo di cose bruttine a vedersi che, però, non sono poi così rare ai giorni nostri. Gli amanti dell'orrido andranno in visibilio a vedere occhietti vari più o meno prostrati da condizioni patologiche e non.
Ma andiamo per ordine. Si parla di occhi, occhi che non sono nella condizione normale, ma sono andati incontro a fenomeni particolari. Già, perché un occhio rosso, almeno per quello che ci hanno insegnato, può significare qualsiasi cosa: da un raffreddore ad una reazione allergica, da una cheratite microbica ad una lente a contatto stretta. Oggi e i prossimi Lunedì vedremo alcune di queste condizioni, prese dalla galleria degli orrori che ho dovuto studiare per un paio di esami. Siete pronti? Andiamo!

Apologia: prima di iniziare è giusto fare un piccolissimo disclaimer, della serie: "leggete a vostro rischio e pericolo". In primis ci tenevo a dire che il mio corso di laurea (quello di Ottica & Optometria) ci prepara al mondo del lavoro in qualità di ottici e optometristi; cioè una di quelle figure, che in pochi conoscono, che affianca il medico (oculista) ed altre figure professionali (ortottisti) nel seguire persone che possono o non possono avere problematiche agli occhi. Perché vi dico questo? Vi dirò, parlando spesso tra amici o conoscenti esce la classica domanda imbarazzante: ma che cosa studi??? Alla cui il sottoscritto risponde: Ottica e optometria. Successivamente c'è l'affermazione: ah, allora studi per diventare oculista.
Se magari! Nel senso, se in 3-4 anni riuscissi a diventare oculista, no problem; il problema è che il mio CDL ha un altro scopo.
Innanzitutto l'oculista laureato è medico chirurgo, cioè quell'omino che vi può prescrivere il collirio, vi può operare agli occhietti e, quando vi fa la visita, vi mette quelle odiose gocce che vi rendono estremamente fotofobici ed incazzosi. L'optometrista, che in altri paesi europei e non ha un percorso di studi differente da quello italiano, invece è quella figura che "teoricamente" si occupa degli occhi sani; possiamo fare le visite, ma senza l'uso delle suddette gocce, dette anche cicloplegici. Possiamo dare lenti a contatto e occhiali da vista, e abbiamo tutto il diritto di mandare una persona dal medico quando riteniamo che c'è qualcosa che non va. Tuttavia non possiamo fare né diagnosi, né prescrivere terapie. Di operare, poi, non se ne parla nemmeno!
Tutto quello che vi sto dicendo, ahimé, è in versione molto, molto sintetica e semplificata; anche perché in Italia la figura dell'optometrista non esiste! E anche il lavoro dell'ottico è regolato, pensate voi, da un Regio Decreto del 1928. Dopo anni di battaglia in tribunale, però, grazie a delle sentenze della corte di cassazione si è creata questa creatura (l'ottico optometrista) e persino un corso di laurea, il primo è nato a Milano nel 2001. Purtroppo la situazione attuale è complessa, con i nostri docenti ed altri professionisti del campo che chiedono al governo una regolamentazione più completa; ma la strada da fare è ancora lunga e perigliosa. Quello che mi preme dirvi è che, benché qui di seguito vi siano riportate delle condizioni anche patologiche:
a) Prendetele come una descrizione del fenomeno, perciò se notate qualcosa che non va nei vostri occhi andate dal medico e non usate queste informazioni come mezzo per un'autodiagnosi. Non sono responsabile della vostra deficienza.
b) Sempre per i motivi di cui sopra non intendo inserire alcuna informazione riguardo il trattamento medico da usare nei casi che esporrò. Andate dal medico, asini!
Ah, giusto per mettere in guardia i complottari. Perché vi dico di andare dal medico se notate che qualcosa non va? Di certo non ricevo versamenti da nessuna casa farmaceutica, né da nessuna lobby medica; lo so perché sul mio conto corrente non sono mai arrivate misteriose donazioni a più zeri e qualche cifra davanti ad essi. Inoltre io credo fermamente nella medicina, che si basa anche sulla sperimentazione animale, mentre sono poco incline a credere alle terapie omeopatiche. Non siete d'accordo con me? Pazienza. Vi chiedo di rispettare le mie opinioni e di non intasarmi di commenti quali: Assassino! Esistono metodi alternativi alla SA! Basta informarsi!!!! oppure minacce di morte e cose brutte. Vi chiedo di evitare questi commenti fini a sé stessi in primis perché non ho tempo da sprecare con gli idioti, in secundis perché ve li cestino senza nemmeno pubblicarli. Chiaro il concetto?
Tirando un po' le somme. In realtà non è facile parlare da ottico-optometrista, non è facile perché hai sempre paura di sforare in un campo che non ti compete, o che non dovrebbe competerti. Fortunatamente la descrizione dei fenomeni patologici ci compete eccome! La differenza tra diagnosi e descrizione è molto sottile; ma almeno ci è concesso, per esempio, di descrivere tutti i segni di un'ulcera corneale senza necessariamente dire: "Eh, è un'ulcera corneale!". Questo lo si può fare e, credetemi, nella pratica clinica lo farò. Per concludere: il materiale che segue è tratto da manuali appositi, non saranno menzionate terapie o trattamenti chirurgici collegati alle condizioni descritte. Se qualcuno tra voi, magari medico o altro professionista, si sentirà offeso da ciò che scriverò, voglio ricordargli/le che questi articoli hanno solo uno scopo divulgativo. Amen.

Leggete bene l'apologia prima di proseguire nella lettura.

Cenni di anatomia oculare: eh sì amicici, dopo tutto lo spiegone di prima, eccone in arrivo un altro. Del resto ve lo potevate aspettare no? Mica si può costruire una casa senza fare le fondamenta. Però prometto di essere breve, conciso e compendioso. l'occhio è uno degli ambienti più complessi e affascinanti di tutto il corpo umano. Data la particolare struttura potremmo star qui a parlarne per mesi, but it's not the case.
Partiamo a descrivere i tessuti principali del globo oculare in senso antero-posteriore.


La cornea è una struttura complessa, stratificata, formata da (sempre in senso antero-posteriore):
Epitelio
- Membrana limitante anteriore o Membrana di Bowman
- Stroma
- Membrana limitante posteriore o Membrana di Descemet
- Endotelio
Per la contattologia (cioè quella branca che si occupa dell'applicazione delle lenti a contatto), indubbiamente la cornea è la porzione oculare più importante, ma non l'unica. L'epitelio è formato da cellule non-cheratinizzate, cioè non come quelle della pelle. Lo stroma costituisce il 90% dello spessore corneale, conferisce la trasparenza ottica alla struttura ed è composto da lamelle di collagene incrociate tra loro a vari angoli; queste lamelle sono immerse in una matrice di glicosaminoglicani (GAG), a sua volta secreta dai cheratociti. Lo spessore medio di una cornea umana sana è circa 535 micron, cioè circa mezzo centimetro (0,54 mm); anche se c'è estrema variabilità da individuo ad individuo, perciò il range normale è compreso tra 0,445 e 0,6 mm. La cornea trapassa nella sclera, cioè la parte bianca del globo oculare, che a sua volta è costituita da collagene e fibre elastiche, nella zona detta limbus. Al limbus terminano le arterie e le vene che assicurano la circolazione nell'occhio; inoltre in questa zona è presente un nutrito gruppo di cellule staminali.
Ci tengo a precisare che sulla cornea non deve essere presente alcun tipo di vaso sanguigno, poiché se ciò avvenisse non saremmo più in condizioni fisiologiche e ci troveremmo nella condizione detta neovascolarizzazione.
Dietro la cornea troviamo la camera anteriore, in cui si trova l'umor acqueo, si trova tra la cornea e il cristallino, la lente naturale dell'occhio. Questa "acquetta" (che è uno dei tanti mezzi rifrattivi dell'occhio) viene prodotta dal corpo ciliare, attraversa la pupilla ed entra in  camera anteriore dove verrà assorbita nei pressi del canale di Schlemm, all'angolo irido-corneale, cioè l'angolo formato dall'incontro della cornea con l'iride. L'iride funziona un po' come il diaframma di una macchina fotografica, regolando il flusso di luce in entrata grazie alla sua muscolatura (involontaria); in particolare si ha la condizione di miosi quando la pupilla si restringe, mentre si ha la condizione di midriasi quando la pupilla si dilata. La sua pigmentazione varia tra i soggetti.


Il cristallino è la lente naturale dell'occhio. Può modificare la sua forma grazie a (a) le fibre di Zinn e (b) la sua elasticità intrinseca. Il cristallino ha una struttura simile a quella di una cipolla e la sua funzione è quella di mettere a fuoco l'immagine sulla retina. A causa dell'avanzare dell'età il cristallino perde la sua elasticità (e si ha il fenomeno della presbiopia) e può diventare opaco (cataratta), ciò è più probabile nei soggetti con certe patologie o che seguono terapie farmacologiche.
Dietro al cristallino, nella camera posteriore, troviamo il corpo vitreo, una sorta di gel che da consistenza all'occhio e garantisce il passaggio della luce, poiché è trasparente. In fondo all'occhio troviamo la retina.
Questa può essere considerata, non a torto, una parte del SNC (Sistema Nervoso Centrale) giacché è collocata molto vicina al cervello umano. Sulla retina, che è composta da diversi strati, troviamo i fotorecettori: i coni e i bastoncelli. I bastoncelli sono presenti soprattutto nella retina periferica e sono deputati alla visione scotopica (cioè con le basse illuminazioni). I coni, che sono divisi a loro volta in tre tipi, ognuno sensibile a delle particolari lunghezze d'onda luminose, sono più concentrati in una piccola zona di circa 1,5 mm detta fovea. Nella fovea si ha la massima acuità visiva (i canonici 10/10), mentre basta spostarsi di qualche mm fuori da questa zona e l'acuità cala vertiginosamente, anche < 1/10. Dai fotorecettori partono le fibre retiniche che, passando per gli strati superiori, si uniscono a formare il nervo ottico. Nella zona della papilla del nervo ottico, ovvero dove i vasi e le fibre nervose escono dalla retina, non c'è sensibilità, sì ha quindi lo scotoma fisiologico.

Immagine di un fondo retinico. La zona scura è la macula, al cui centro c'è piccolissima la fovea. Sulla sinistra è possibile vedere la papilla del nervo ottico (giallo pallido), da cui fuoriescono i vasi retinici.
Tra la retina e la sclera c'è la coroide, la tonaca vascolare dell'occhio responsabile di portare il sangue con i vari nutrimenti ai tessuti. Ora torniamo all'occhio visibile. La sclera è rivestita dalla congiuntiva, una membrana riccamente vascolarizzata responsabile, tra le altre cose, della secrezione delle componenti della lacrima (strato mucinico, acquoso e lipidico). Sulla superficie congiuntivale si aprono anche i dotti di alcune ghiandole (di Zeis e di Wolfring). La congiuntiva forma un sacco, cioè si chiude su sé stessa partendo dal limbus e giungendo al margine palpebrale dove si trasforma in epitelio cheratinizzato.
Le palpebre sono molto sottili e sono composte da uno strato epiteliale molto fine, da uno strato di tessuto connettivo e da uno strato di muscolatura. Nella membrana tarsale delle palpebre ci sono le ghiandole di Meibomio, responsabili della costruzione della fase lipidica del film lacrimale. I dotti delle ghiandole sono visibili ad occhio nudo come dei buchini lungo la rima palpebrale.
Bene, questa è a grandissime linee, sintetizzata, brutalizzata e compressa l'anatomia essenziale dell'occhio. Meno di così non si poteva scrivere e, fidatevi, ho tagliato come un forsennato, per non farvi crollare esausti sulla tastiera.
Ma ora...che lo spettacolo abbia inizio.

Nota finale: le condizioni di seguito descritte sono tratte da manuali di letteratura scientifica. In particolare io mi appoggio ai miei due libri di testo:
Speedwell, Phillips - Contact Lenses
Manuale delle malattie dell'Occhio - May, a cura di Allen
(Quest'ultimo non è proprio un libro del mio corso, ma mi è stato utile per preparare un esame). Si tratta di appunti presi dai suddetti libri, quindi non ho copia-incollato nulla, ma ho rielaborato i testi presenti. Le immagini sono prese random da internet. Giusto perché non devo dire grazie a nessuno.

Cose brutte da vedersi

Patologie oculari e altre condizioni poco piacevoli (Parte I)

Blefarite.

Si tratta di uno stato generale delle palpebre. Può essere provocata sia dallo Stafilococco che da uno stato seborroico più generale (blefarite seborroica) che interessa fronte, viso, cuoio capelluto, ecc. Possono esserci delle alterazioni delle ghiandole di Zeis e Moll, unite a problematiche delle ghiandole di Meibomio. Non è una condizione particolarmente dolorosa, ma è molto fastidiosa poiché causa prurito, sensazione di corpo estraneo (la classica "ciglia nell'occhio"), bruciore, secchezza e, per i portatori, una certa intolleranza alle lenti a contatto. I segni sono bene evidenti con croste alla base delle ciglia, vasi dilatati a livello del bordo palpebrale, perdita delle ciglia, edema, ed infiltrati nella cornea periferica (gli infiltrati non sono batteri che si autoinvitano ai rave party sulla cornea, ma sono cellule del sistema immunitario).

Orzaiolo.


Trattasi di un'infiammazione acuta del brodo delle palpebre causata dallo Stafilococco. I primi sintomi sono rossore e rigonfiamento lungo la linea delle ciglia al margine palpebrale, accompagnati da dolore, senso di tensione ed edema della cute, in particolare se l'orzaiolo è localizzato al canto (a lato) dell'occhio. Molto presto si nota la comparsa di un apice giallastro, il che indica la presenza di pus. Sono molto più frequenti nei giovani o nelle persone che hanno già condizioni sfavorevoli come la blefarite e la meibomite.

Meibomite o disfunzione delle ghiandole di Meibomio (MGD).

Dotti delle ghiandole di Meibomio occlusi.
Al giorno d'oggi si osserva frequentemente, soprattutto in età avanzata. Può essere causata da una problematica legata alle ghiandole di Meibomio (desquamazione delle cellule epiteliali), oppure può essere un effetto secondario di una blefarite, di un trauma o di una contaminazione da parte di microbi o cosmetici. Si possono vedere in prossimità dei dotti delle ghiandole di Meibomio delle piccole, discrete elevazioni color giallo pallido o biancastro. Spesso si rimuovono da sole o per mezzo dell'espressione delle suddette ghiandole (no, non fanno gli integrali, ma si strizzano tipo brufoli). I sintomi sono perlopiù lievi con prurito, secchezza e intolleranza alle lenti a contatto. In particolare, il clinico può osservare che, in queste condizioni, una lente a contatto presenta molti depositi e il film lacrimale è molto instabile.

Phthitiasis palpebrarum.

Infestazione dei pidocchi
Una condizione piuttosto infrequente, ma parecchio bruttina a dirsi e a vedersi. Si tratta di un'affezione, riscontrabile perlopiù nei bambini, in cui le ciglia sono ricoperte dalle lendini del pidocchio. Il margine palpebrale risulta arrossato e il soggetto riporta un fastidiosissimo prurito.

Altri pidocchi su ciglia

Herpes zoster ophtalmicus.


L'herpes zoster è un'infezione virale del ganglio di Gasser o del tronco del nervo trigemino caratterizzato da un'eruzione vescicolare limitata al territorio di distribuzione della seconda o della prima branca del quinto nervo cranico (il trigemino appunto). Dopo forti dolori alla testa inizia l'eruzione vescicolare sulla cute infiammata. Inizialmente le vescicole sono piene di liquido limpido che diventa subito torbido; si formano delle croste che, cadendo, lasciano cicatrici permanenti. La cute diventa rossa ed edematosa.
Se viene interessata la branca nasale del trigemino, allora anche l'occhio può essere colpito; in questi casi la cornea perde sensibilità e presenta delle vescicole che si trasformano in ulcere. Colpisce in prevalenza persone anziane, ma può essere riscontrata anche in bambini e giovani adulti.

Tumori maligni delle palpebre.


Mentre il sarcoma è raro, più frequente è il carcinoma. Le palpebre sono quasi sempre interessate dal carcinoma basocellulare. Di solito sono le persone anziane che vengono colpite da questo male, in genere al canto interno della palpebra inferiore. Inizia con una piccola escrescenza, ricoperta da una crosta che ben presto si ulcera. Si può diffondere ai tessuti circostanti se non viene curato. La sua crescita è lenta e possono passare molti anni prima che raggiunga dimensioni considerevoli.

Matt - Il Locandiere

sabato 26 aprile 2014

Speciale Locanda. La grande storia delle armi bianche: La svolta del XV Secolo.

Eccoci di nuovo qui, dopo la pausa meritata di settimana scorsa, il circolino degli storici torna alla carica con un nuovo appuntamento.
Per chi si fosse perso qualcosa, qui trovate l'ultimo appuntamento dello speciale storico, con tutti i link agli appuntamenti precedenti (che non sono pochi!!).
Tirando un pochino le somme di quanto detto, possiamo dire che nell'antichità, diciamo dall'Età Ellenica fino ai Regni Romano-Barbarici, la fanteria è stata la protagonista indiscussa dei campi di battaglia europei e non, mentre la cavalleria aveva un ruolo di supporto o comunque assolutamente marginale nel quadro delle operazioni militari. Nel Medioevo, invece, questo equilibrio andò ribaltandosi, con la cavalleria che divenne di fatto il fulcro di tutte le operazioni belliche, mentre la fanteria, perlopiù snobbata e, anzi, tollerata a malapena dai nobili cavalieri, relegata nei ruoli più umili, come semplice comparsa sugli scenari guerreschi europei. Come vi avevo accennato, la situazione era destinata a cambiare ulteriormente, soprattutto a partire dal XV Secolo.

Battaglia di San Romano - Paolo Uccello
Quella che si attuò nel secolo decimoquinto fu, secondo molti storici, una vera e propria rivoluzione militare; come sappiamo i fanti videro la loro influenza accresciuta durante la seconda metà del '300. Questa tendenza aumentò ancora, grazie anche alla comparsa dei primi reparti di tiratori professionisti tra cui:

  • Balestrieri
  • Arcieri (grazie all'esportazione dell'arco lungo in Europa continentale)
  • Utilizzatori di armi da fuoco
Durante il 1400 fecero, quindi, la loro comparsa le primissime armi da fuoco portatili, che, seppur rudimentali e più pericolose per chi le manovrava, erano richiestissime per risolvere rapidamente i conflitti. Accanto a questi si schieravano reparti di fanteria pesante in fila serrata, armati perlopiù di picche o armi in asta; da questi nacquero le fanterie svizzere e lanzichenecche, che furono il modello di progresso tecnologico per tutto il '500. La fanteria, dunque, era il perno attorno a cui ruotavano i reparti di tiratori.
L'introduzione delle artiglierie apportò dei miglioramenti nelle fortificazioni e nelle tattiche d'assedio; in questa stagione gli architetti italiani ebbero fama di esperti costruttori di efficaci fortezze. Con lo sviluppo dell'Umanesimo e delle arti, presto iniziarono a circolare molti e variegati manuali di tattica e strategia militare, i quali contribuirono indubbiamente allo sviluppo culturale e tecnico dei comandanti.

Reparto di balestrieri
- La cavalleria si adatta
Dal nostro punto di vista i cavalieri medievali costituivano un'élite isolazionista, dedita al mestiere delle armi e poco propensa al cambiamento. Tuttavia, per sopravvivere ai nuovi mutati climi bellici, i cavalieri furono costretti a cambiare radicalmente il loro ruolo e, soprattutto, l'equipaggiamento.
La sempre maggiore efficacia dei tiratori e la comparsa delle prime armi da fuoco costrinsero i cavalieri ad appesantire ulteriormente il proprio nécessaire difensivo. Per tutta la durata del XV secolo, l'armatura una continua evoluzione, diventando una protezione completa ed efficace: la cosiddetta armatura bianca.
Questa era una corazzatura formata da piastre d'acciaio, collegate l'un l'altra grazie ad un complesso sistema di cinghie ed articolazioni in grado di consentire al cavaliere, nonostante il peso estremo, una buona mobilità.
Inoltre, i cavalieri iniziarono a specializzarsi in vari ruoli. Una volta abbandonato l'unico scopo di "unità di sfondamento", il cavaliere poteva, ora, essere dotato di una corazzatura più leggera, come gli hobilars inglesi, oppure poteva essere dotato di arco o balestra, come i franc archers, che in origine erano arcieri montati che poi combattevano a piedi, evolvendosi poi in cavalleria leggera nel corso del XV secolo appunto.


Anche l'armamento cambiò sostanzialmente. Venne abbandonato lo scudo che, ormai, era inefficace contro i tiri degli avversari; mentre i grandi scudi della fanteria (come il palvese) rimasero in uso, poiché offrivano alle formazioni serrata un utile riparo, soprattutto per i tiratori in fase di ricarica.
Ciò che cambiò, in realtà, furono le armi usate dai cavalieri. Poiché la corazza divenne più spessa e, quindi, difficile da penetrare, fu necessario creare altre armi che risultavano più efficaci. In effetti una spada che colpiva di taglio un armatura bianca era poco efficace.
Sicché la spada, arma principe dei cavalieri, si assottigliò sempre di più, diventando così un'arma micidiale una volta insinuata nelle aperture che le varie piastre formavano, mentre il cavaliere avversario si muoveva. Le fanterie iniziarono a usare spade corte e daghe, con lame più corte e robuste, perfette per colpire e finire un cavaliere disarcionato. Le armi a botta divennero più pesanti: le mazze erano fatte completamente di metallo. Contemporaneamente apparve il martello d'arme, una specie di piccone fissato ad un manico usato dai cavalieri; mentre i fanti lo usavano nella variante montata su una lunga asta.

Mazza d'arme

Focus On: Il martello d'arme.
Veniva usato soprattutto nello scontro tra combattenti a cavallo. Si tratta di un'arma immanicata da botta composta dal manico di metallo, da un ferro con una bocca (l'estremità per colpire) e una penna (la parte opposta alla bocca), terminante spesso con un aguto. Poteva essere adoperato con una sola mano e divenne molto popolare tra i cavalieri. Probabilmente si sviluppò dal mazzapicchio del XIII secolo, arma in asta derivata da strumenti d'uso comune, diffusa specialmente in Dalmazia. Di diverse fogge, la bocca poteva presentare punte, mentre la penna poteva essere dritta o a becco. Il manico ligneo fu sostituito da uno metallico. Quest'arma si sviluppò a partire dal XIV secolo e rimase in uso fino al XVIII secolo.

Martello d'arme

- Nascono gli eserciti permanenti
Il Medioevo aveva conosciuto il professionismo militare, ma in maniera molto limitata. La guerra era sentita come il destino ultimo dei cavalieri e la loro unica prerogativa; perciò fin dall'infanzia i rampolli delle famiglie nobiliari venivano addestrati alla guerra. Il fenomeno del mercenariato era rimasto diffuso in tutte le aree del continente e, dalla fine del XIII secolo, aveva raggiunto dimensioni notevoli sia dal punto di vista quantitativo (cioè quanti mercenari erano impiegati nei vari conflitti), sia dal punto di vista qualitativo (ovvero la professionalità sempre maggiore che acquistavano questi gruppi). In questo scenario estremamente eterogeneo, le monarchie feudali, che pian piano cominciavano a riacquistare il loro potere spezzettato tra i vari signori feudali, non erano riuscite a creare un esercito permanente.
La situazione cambiò, appunto, nel corso del XV Secolo, soprattutto in Francia e nel ducato di Borgogna, che si posero sulla scena internazionale come due superpotenze militari. In Inghilterra, Germania e Italia il fenomeno fu meno evidente e tardò ad affermarsi.
In particolare l'Inghilterra, uscita sconfitta dalla Guerra dei Cent'anni, si trovò invischiata nell'ultima grande guerra feudale europea: la Guerra delle Due Rose, e posticipò la creazione di un esercito permanente di almeno un secolo.
In Italia e in Germania la crisi del Sacro Romano Impero, la frammentazione del potere politico in ducati, contee, repubbliche e signorie, non consentirono la costituzione di strutture militari a carattere nazionale. L'unica eccezione era costituita dai possedimenti austriaci degli Asburgo; mentre in Italia, il perenne stato di guerra a cui erano sottoposte le regioni, consentì lo sviluppo delle compagnie di ventura.

Carlo il Temerario, duca di Borgogna
In Francia e in Borgogna, invece, la situazione era alquanto diversa. Lo stato si era definitivamente liberato dal giogo delle consuetudini feudali, iniziando a costituire dei veri e propri eserciti permanenti. I sovrani legarono a sé i cavalieri della piccola nobiltà, mettendoli sotto paga e integrandoli coi cavalieri mercenari nelle Compagnies de l'ordonnance du roi, formate grazie all'ordinanza di Carlo VII nel 1445.
Tre anni più tardi venne emanata un'ordinanza anche per le truppe appiedate; quindi si andarono a formare le compagnie di arcieri, di balestrieri e di fanti pesanti muniti di picca. Grazie a questo esercito Carlo VIII scese in italia nel 1495 con tutte le intenzioni di dare una lezione al papa Alessandro VI.

Ve lo ricordate Carlo VIII di Valois? Col suo naso che faceva provincia? No, ne abbiamo parlato qui e qui.
Seguendo l'esempio del vicino, il duca di Borgogna Carlo il Temerario emanò delle ordinanze nel 1469, anch'esse volte a formare un esercito permanente che vedeva integrate unità di cavalleria pesante assieme a reparti di fanteria (arcieri, picchieri e archibugieri). L'esercito di Carlo di Borgogna era un piccolo prodigio di funzionalità multinazionale, infatti poteva contare su:

  • Soldati che maneggiavano il longbow
  • Gens d'arme francesi (termine da cui nacque la parola "gendarme")
  • Condottieri e balestrieri italiani
  • Picchieri fiamminghi
  • Tutto il meglio che la tecnica del '400 poteva offrire
Questo esercito ideale ed estremamente eterogeneo, però, venne sconfitto dalle rozze formazioni di fanteria svizzera, subendo gravi sconfitte a Grandson e Morat (1476), e a Nancy (1477). Il secolo decimosesto avrebbe visto come protagonisti i grandi quadrati di fanteria, il secolo degli Svizzeri e dei Lanzichenecchi.

Focus On: La cinquedea
Si tratta di un termine che indica un'arma bianca di medie dimensioni, con la lama molto larga che si restringe per finire bruscamente in una punta. La cinquedea era un'arma strana, essendo essenzialmente da ostensione e non da guerra, che rimase di moda per tutta la fine del XV secolo. Tipicamente italiana, veniva decorata raffinatamente con incisioni, dorature a fuoco o veniva riccamente intarsiata. L'azione della cinquedea era solo di stocco e, perciò, l'effetto perforante doveva essere devastante, se si considera la larghezza considerevole della lama.


Approfondimento: Compagnie di ventura e condotte
L'usanza di ricorrere a truppe mercenarie, perlopiù straniere, era diffusissimo in Italia fin dal XII secolo. Dalla prima metà del XIV secolo questi gruppi di uomini d'arme si organizzarono in compagnie e, in Italia, si affermarono quelle più strutturate e comandate da capitani originari del Bel Paese. Non si sa come mai i signori decisero di non affidarsi più alle compagnie di mercenari stranieri: si pensa che l'opera della Chiesa contro le peregrine spade straniere e, soprattutto, lo scoppio di di grandi conflitti nell'Europa occidentale (seconda metà del '300) contribuirono in maniera drastica al calo della richiesta di mercenari stranieri.
Nella penisola italiana, tuttavia, iniziò un reclutamento mirato degli uomini, il cui addestramento dipendeva esclusivamente dal capitano, il quale forniva anche l'equipaggiamento necessario al combattimento e dava un salario. Tutto ciò in virtù della condotta, che è definibile come un contratto di appalto fra tre soggetti: il condottiero (o capitano), lo stato o il signore che assolda il condottieri e gli armigeri.

Bartolomeo Colleoni, celebre condottiero italiano
Il sistema di ingaggio era piuttosto complesso, ma vediamo di renderlo il più semplice possibile. In una prima fase il condottiero/capitano mostrava al signore gli uomini che aveva a disposizione (la "mostra"), questo a sua volta scartava quelli non idonei al servizio. Se la prima fase andava a buon fine, al capitano si versava una sorta di "caparra" e si iniziava la trattativa. Esistevano due tipi di contratto:
  • A soldo disteso: in pratica il condottiero si metteva al servizio del signore con tutti i suoi uomini senza limitazioni nell'impiego delle forze.
  • A mezzo soldo: gli armigeri combattevano sotto il comando di un ufficiale nominato dalla signoria o dal comune.
Ma che differenza c'è tra i due tipi di condotta? Semplice: il compenso e i rischi. Mentre la condotta "a soldo disteso" era tecnicamente la più rischiosa in termini di perdite, era anche la più remunerativa in termini economici. Il contrario valeva per la condotta "a mezzo soldo". Il periodo di durata del contratto era detto ferma, durante il quale il condottiero restava vincolato giuridicamente al proprio "datore di lavoro", che aveva il diritto di prelazione su futuri ingaggi.
Terminata la ferma il condottiero era libero, nonostante la clausola per cui non avrebbe potuto combattere contro la signoria/comune che lo aveva precedentemente ingaggiato per i successivi due anni.

Matt - Il Locandiere

mercoledì 23 aprile 2014

Weekly Movie Corner Deluxe Edition

Ma quanto sono state lunghe queste vacanze di Pasqua? Tanto! E quanto credete che io mi sia portato avanti nella stesura degli articoli??? Poco! E perché? Make an educated guess.
Sarà mica ancora per gli esami, oste della malora?!
Ahimé sì, settimana prossima ne avrò due lo stesso medesimo giorno, al mattino uno scritto e al pomeriggio un orale. Almeno ciò che c'è da dare lo do e via! Tolto il pensiero.
Anyway, non voglio darvi l'impressione che io vi stia trascurando, perché non è per nulla vero! Tant'è che oggi, a furor di popolo, torna il WMC ma con un quid in più. Con una coccola diciamo.
Spiegati subito, venditore di birra da quattro soldi!
Semplice...al Mercoledì, in genere, parliamo di un film; oggi, per farmi perdonare il lungo esilio, ve ne illustrerò ben due!!!


Il patto dei lupi


Titolo: Il patto dei lupi
Titolo originale: Le Pacte des loups
Regia: Christophe Gans
Durata: 142 min
Anno: 2001
Genere: azione / thriller
Cast: Samuel Le Bihan, Vincent Cassel, Emilie Duquenne, Monica Bellucci, Jérémie Renier, Emilie Duquenne, Mark Dacascos

Trama: Francia, 1764. Nelle campagne del Gévaudan una bestia feroce e inafferrabile terrorizza gli abitanti, uccidendo fanciulle e bambini. Le voci giungono alla corte di Parigi, così il re decide di inviare il cavaliere Gregoire de Fronsac e il suo fratello di sangue Mani, un nativo delle Americhe.


Parliamone: Tratto da una storia verissima, o quasi. Infatti la Bestia del Gévaudan è esistita davvero! O almeno così ci dicono le cronache dell'epoca.


Per farla breve. La storia ufficiale ci dice che questa "bestia" tormentò la popolazione del Gévaudan tra il 1764 e il 1767, con attacchi via via più frequenti; tanto da costringere il Re ad inviare un reparto di dragoni, affiancati da milizie volontarie, per porre un rimedio alla situazione. I militari, però, fecero cilecca e il capitano dei dragoni, tale Duhamel, affermò che la bestia era un orribile ibrido delle fattezze di un lupo, ma dalla stazza di un vitello. Nonostante l'avvicendarsi di altri personaggi che, a turno, asserirono di aver eliminato definitivamente la bestia, gli attacchi proseguirono fino al 1767, anno in cui cessarono, dopo che un tizio uccise quella che probabilmente era la vera bestia. Ma quindi, cos'era la vera bestia???
Non si sa con precisione, ma furono avanzate varie ipotesi:
  • Si trattò di un serial killer che, travestendosi da animale, flagellò la popolazione a lungo?
  • Oppure si trattò di qualche ibrido?
  • Oppure ancora di qualche lupo o di un branco divenuto antropofago?
Non lo sapremo mai con esattezza, per questo c'è il film di Gans!
Allora, a onor del vero la prima ora e spicci di film non è per nulla male, un mix tra horror e investigativo davvero fico, anzi quasi vi si da l'impressione che si stia parlando del nulla e che la bestia, in realtà, è un'invenzione dei villici ignoranti. Poi però...
A) Compare 'sta roba qua..


B) Mani (l'indiano strambo) si mette in testa di fare il ninja ignudo con un tomahawk davvero fantasioso...


Dunque, per quanto riguarda (A), sì, avete intuito bene, si tratta della terrrrrrrrrrrrrrrrrrribbbbbile bestia del Gévaudan, cioè un enorme leone corazzato che Vincent Cassel allevava per terrorizzare la popolazione locale. Ma a che pro?
Giacché le cronache ufficiali dell'Affaire Gévaudan non si sono sbilanciate sulla sorte del lupomostro, ci pensa Gans a fornire, appunto, la sua versione. Si sa, Luigi XV non era il campione del popolo, tanto meno dei nobili; quindi perché non sfruttare il malcontento religioso per ficcarci dentro una strampalata e losca cospirazione per obbligare il re a fare gli interessi di una cricca di fanatici religiosi?
Non scherzo, è finita davvero così. In pratica un gruppetto di nobili bigotti ha deciso di usare il leone di cui sopra per seminare il panico e addossare al re le colpe varie ed eventuali della collera di Dio. Per fortuna Gregoire de Fronsac e la splendida Monica Bellucci, che è un agente della Santa Sede (srsly?????) intervengono, sgominando la cospirazione dei malandrini, uccidono la bestia e tutti sono felici e contenti...o quasi. Vincent Cassel lo è un po' meno.
Ma quindi è una strisciata di merda sul muro?
No dai, come film è piuttosto godibile (se avete due ore e venti da spendere); ai maschietti piaceranno le scene d'azione e pestaggio alla Mortal Kombat, con tanto di slo-mo vagamente ridicolo; mentre alle femminucce piaceranno sicuramente i tatuaggi dello statuario e mutanghero Mani (aka Mark Dacascos), il quale, in verità, dell'indiano ha ben poco, con tutte quelle tecniche di arti marziali alla Kung Fu Fighting. Trama interessante, con una conclusione un po' tanto fantascienza e arrabattata qua e là, anche perché dopo più di un'ora qualcuno si aspetta progressi e, magari, vorrebbe capire se l'assassino è il maggiordomo o il colonnello Kilgore. Per gli amanti dei complotti (sarà nei film preferiti di Grillo & cumpa??) e degli ambienti estremamente piovosi.

Commando


Titolo: Commando
Titolo originale: Commando
Regia: Mark L. Lester
Durata: 90 min
Anno: 1985
Genere: azione
Cast: Arnold Schwarzenegger, Rae Down Chong, Rae Dawn Chong,  Dan Hedaya, David Patricl Kelly, Alyssa Milano, Bill Duke.

Trama: Un manipolo di mercenari e tagliagole rapisce Jenny, la figlia del colonnello in congedo John Matrix (Schwarzenegger), con lo scopo di obbligarlo a compiere un assassinio a Val Verde per conto loro.


Parliamone: che bello, nel 1985 non ero nemmeno nella mente di Dio, ma questo film lo era eccome! 90 minuti di puro...puro...puro che? Non è azione come la definiremmo noi uomini del 2013; ma è meglio!
Già perché Commando, con quel fisicaccio di Schwarzy prima che la politica e il tempo facessero il loro corso, è uno di quei film che, pur essendo poco più che un'overdose di proiettili, è anche un cult.


Trama lineare, vestiti orrendi, pistole, pistoloni, inseguimenti, scazzottate, sparatorie ed esplosioni. Cos'è? Certamente non il programma dell'Arena di Cucuzza, ma trattasi proprio della trama di Commando. La pellicola, poi, raccoglie tutti i cliché tipici dei personaggi schwareneggeriani. Ovvero:
  • Il protagonista (ovvero Arnold) è un ex-militare, militare o comunque qualcuno che sa maneggiare armi ed esplosivi molto bene.
  • Sempre il protagonista ha un aiutante che può essere un pavido cacasotto o una fanciulla graziosa, a scelta.
  • I nemici del protagonista sono, numericamente parlando, più o meno la metà della popolazione della Danimarca e affrontano il protagonista in forze. Si stima che per ogni attacco il numero degli antagonisti è compreso tra una squadra di rugby a quindici e un reggimento di fanteria. Ma a volte anche di più.
  • Il protagonista ha armi potentissime. Trasforma una scacciacani in una 44. Magnum e un fucile di precisione in cannone da 88 mm.
  • Oltre ad avere armi fichissime, il protagonista ha anche munizioni pressoché infinite.
  • I nemici più acerrimi del protagonista muoiono di morte violenta e molto, molto male.
  • I nemici sfidano il protagonista a delle epiche e violente scazzottate, col solo scopo di perdere.
  • In ogni film di Schwarzenegger viene girata almeno una scena in un mall o in un grande centro commerciale. Sempre.
  • I nemici del protagonista non possono mai trionfare, ma perdono sempre. Nonostante le loro macchinazioni.
  • Il protagonista ha un senso dell'umorismo dubbio; ma tutti ridono lo stesso alle sue battute, per non incorrere nelle sue ire e, di conseguenza, finire squartati come un pesce.
  • Il protagonista non viene mai ferito gravemente, schiva tutte le pallottole e i danni che gli provocano sono sempre graffietti superficiali.
  • Pur essendo un armadio a quattro ante il protagonista riesce ad essere agile e silenzioso come una faina.
  • Pur essendo inseguito dai tre quarti della forza pubblica dell'intero globo terracqueo, il protagonista riesce a sfuggire all'arresto, facendo perdere le sue tracce e riuscendo persino a scappare dal paese in cui ha commesso crimini con estrema facilità. Tipo Dell'Utri insomma.
  • Le basi del nemico esplodono e bruciano, quand'anche si trovassero sul fondo della Fossa delle Marianne.
  • Il protagonista ha dei nemici molto cattivi e molto potenti; ciò si ricollega al suo senso dell'umorismo dubbio.
  • Manco a dirlo il protagonista è dotato di una forza sovrumana, è infatti in grado di sradicare cabine telefoniche (con un uomo dentro), portare tronchi di sequoia a spalla come se niente fosse, uccidere gente a gomitate, ribaltare camion, far partire macinini volanti a forza di cazzottoni.
  • Il protagonista appare, almeno in una scena, a torso nudo, con i muscoli statuari in bella mostra e oliati. Giusto per far sentire delle cacchine insignificanti i nemici e per prepararli mentalmente alla dose di mazzate che, prima o poi, subiranno.
  • Arnold Schwarzenegger, nei suoi film, "mente sempre", ma alla fine "ritorna" (quest'ultime sono per veri intenditori).
  • Il protagonista non scende mai a patti coi nemici.
  • Il protagonista può uccidere i nemici semplicemente guardandoli male a lungo.

Che poi, oltre ai cliché, Commando è il film dell'improbabile. Non tanto per le pallottole in aria che, anche se il nemico non fosse morto piombato, sarebbe comunque deceduto per avvelenamento da metalli pesanti; quanto per il nemico di John Matrix/Arnold Schwarzenegger...c'est à dire Michael Bennet.


Un coglionotto rachitico, con la panzetta da cinquantenne amante del quartino di vino col club della briscola, col baffetto da pornodivo sudamericano anni 80 e la maglietta retinata...


Come vedete non sto scherzando. Ma che ci volete fare? Erano gli anni 80! Anyway, questo campione dell'assurdo riuscirà in un paio d'occasioni a dare un paio di graffietti al nostro eroe, giusto per far vedere che anche per lui (Arnold) la vita non è tutta in discesa. La morte di Bennet sarà qualcosa di epicamente demoralizzante, ma allo stesso tempo destinata a rimanere consacrata per sempre negli Annali delle Morti Stupide. Vedo già l'epitaffio:

A Michael Bennet
eroe del porno softcore dei Magnifici,
propugnatore della maglietta retinata,
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Due di Coppe,
caduto precocemente trapassato da un tubo.
Monito per le future generazioni di idraulici,
la cittadinanza pietosa pose.

Amen. Concludiamo, indi, la rassegna con un ultimo video che riassume le battute pregne di significato di questa commedia...ehm, pregevole pellicola d'azione dei Magnifici Anni Ottanta.


Il video è da guardare, fidatevi.

Matt - Il Locandiere

lunedì 21 aprile 2014

Pasquetta la Locanda si rassetta!

Data la quantità industriale di stronzate ingollate e la grigliata impellente, via, la Locanda sta chiusa anche oggi. Giurin giurella Mercoledì ci si vede! Non scappate né!


Questa è per farmi perdonare.

Matt - Il Locandiere

lunedì 14 aprile 2014

CHIUSURA DELLA LOCANDA PER VACANZE PASQUALI. DAL 13 AL 20 APRILE.

Buona Pasqua a tutti, cari amici! Festeggiamo con un'immaginetta un po' blasfema. Ci rivediamo il 21 con Il Lunedì del Locandiere.


Matt - Il Locandiere

sabato 12 aprile 2014

Uova di Pasqua

Lo so, non è propriamente Pasqua, ma in fondo manca solo una settimana. Che volete che sia? 7 giorni, ossia 168 ore, ossia 10080 minuti, ossia 604800 s, ossia 6,048 x 10^14 ns. Beh avete capito no?
Anyway, nelle News del mese mi ero totalmente scordato di dirvi che la Locanda resterà chiusa per ferie dal 13 al 20 Aprile.
Why?
Because anche io ho bisogno di riposarmi un po', maremma maiala.


Via, siamo più fini! Eh sì, ogni tanto un po' di vacanza è necessaria, che sia finalizzata a rilassare il sottoscritto o ad altro, questo non v'è dato da sapere. Quello che invece vi è concesso conoscere è la data di chiusura e riapertura della Locanda e qualche progetto futuro.
Dunque dunque. Questi 7 giorni di pausa serviranno anche per riorganizzare e buttare giù decentemente un po' di progetti che avevo in ballo (vi ricordate il discorso delle storie? ecco, quello ma anche altro), preparare gli altri articoli sulla storia delle armi bianche e, soprattutto, creare una serie di articoli a sfondo "medico" da pubblicare il Lunedì.
Ora, chiariamo subito una cosa, la mia facoltà mi ha concesso il lusso e il privilegio di aver a che fare con patologie oculari, e mi ha fornito un corso di Patologia oculare proprio per saperle riconoscere e, quindi, sapere se è il caso di mandare la persona dal medico o no. Io non sono un dottore (nel senso di medico chirurgo), né tanto meno mi sognerei mai di effettuare la diagnosi ad una persona, nemmeno se questa si presentasse con un cartello con scritto: "Ciccio, guarda che ho la congiuntivite!".
Allora a che pro questi articoli "medici"?
In verità, in verità vi dico che questi articoli sono volti un po' a solleticare il gusto per l'orrido o per il patologico di taluni frequentatori e, in più, per farvi un pochino vedere come certe situazioni possono essere provocate dal cattivo uso di lenti a contatto (sto parlando proprio con voi! Che usate lenti scadute o che le tenete a dormire anche la notte quando non potreste!).
Sicché se tra voi lettori ci sarà qualche medico/aspirante medico/oculista/infermiere non si crucci! Non voglio rubargli il lavoro, ma solo mostrare qualche occhio un po' arrossato! Riceverete istruzioni più dettagliate una volta uscito il primo dei post incriminati, in cui, giusto per pararmi il culo bene bene, farò un'accurata e veemente apologia.
Altra comunicazione importante che volevo darvi riguarda la Storia secondo la Locanda. Si tratta di otto racconti che riguarderanno fasi piuttosto importanti della storia umana viste dagli occhi della gente comune (semplici soldati, monaci ecc ecc) a confronto coi grandi che finirono per inserire i loro nomi nei libri di storia. I racconti sono:

  1. La rivolta di Spartaco. Un manipolo di soldati comandati dal centurione Lucio Domizio Bibulo, al servizio del generale Crasso ha l'ordine di inseguire, arrestare e crocifiggere un gruppo di schiavi fuggiaschi, tra cui si potrebbe nascondere Spartaco, dopo la battaglia presso il fiume Sele nel 71 a.C.
  2. In Nomine Patris. Un anziano inquisitore ed uno zelante apprendista vengono incaricati di indagare sull'operato di un parroco che, sopra i monti del lago di Como, ha acquistato una certa fama per "aver acceso così tanti roghi da illuminare a giorno le notti d'inverno".
  3. La battaglia dei giganti. 1356. L'esercito di Edoardo, il Principe Nero, sta per affrontare il re francese Giovanni II coi suoi cavalieri, nei pressi di Poitiers.
  4. Niente di intentato. Luglio 1492. La salute del Santo Padre Innocenzo VIII è rapidamente peggiorata; Benedetto Faini viene incaricato dal figlio di Innocenzo, Franceschetto Cybo, di portare a termine una terribile missione, con lo scopo salvare la vita del pontefice
  5. Revolution! Autunno 1774, a pochi giorni dalla firma della Dichiarazione di Indipendenza a Philadelphia, un giovane ufficiale inglese dovrà confrontarsi con un gruppo di coloni ribelli lungo la frontiera americana. Il preludio alla Guerra di Indipendenza.
  6. L'esercito dell'Anticristo. Le truppe di Gustavo Adolfo di Svezia sono schierate sul campo di battaglia di Breitenfeld (1631). I soldati protestanti ripercorrono i momenti felici della loro vita prima di ingaggiare battaglia con i cattolici guidati dal conte di Tilly.
  7. I lanzichenecchi. Durante il Sacco di Roma (1527) i destini di un Doppelsoldner lanzichenecco e di una giovane serva della famiglia Orsini si intrecceranno indissolubilmente, tra razzie, rapine e violenze.
  8. La vendetta del Vichingo. Tra gli Jomvichinghi corre voce che un loro vecchio compagno, cacciato dalla congregazione per aver portato una donna con sé dopo una razzia, stia radunando ingenti forze, grazie all'aiuto dei danesi, per farla pagare ai suoi vecchi amici.
Queste sono le storie papabili e che mi sono venute in mente; alcune le sto già sviluppando, altre invece necessitano di un minimo di riflessione per essere messe giù decentemente. Del resto creare è un lavoro estremamente complesso e time consuming. Benché io sia completamente negato per la scultura e abbia due mani sinistre quando si parla di disegno, a volte mi piace paragonarmi ad uno scultore o ad un pittore che pian piano, colpo dopo colpo, pennellata dopo pennellata, compone la sua personale opera, pronto per condividerla, poi, col mondo intero. Anche la scrittura è simile alla scultura o alla pittura, è un continuo labor limae per sistemare le parti tortuose, per ampliare le fasi banali e per condensare l'azione a sufficienza per non risultare noiosa, ma neanche troppo, evitando che diventi banale.
Presto potreste trovare una di queste storie nella home! Chissà! Ah se avete dei consigli, dei suggerimenti, delle critiche (costruttive), sono sempre bene accette.
Se ve lo state domandando, sì, oggi salta l'appuntamento con la storia. Dato che dal XV secolo in poi il modo di fare la guerra subì un nuovo e sostanziale cambiamento, non ho voluto (anche per pigrizia, lo ammetto) mettere troppa carne al fuoco; ma posso riproporvi il link dello scorso appuntamento, per chi si fosse perso qualcosa! 
Ora, quello che c'era da dire è stato detto, non mi resta quindi che salutarvi dandovi appuntamento a Lunedì 21 col Lunedì del Locandiere. A presto, cari Avventori e Buona Pasqua!



Matt - Il Locandiere

giovedì 10 aprile 2014

Alla sera leoni e al mattino...dragoni: le avventure di Ian & Compagnia.

Eccoci qua, pronti a finire quello che s'era iniziato il mese scorso, sempre Ian e Gmor, sempre Dragonero; ma stavolta saranno cazzi amarissimi per il nostro duo d'eroi.


Titolo: La regina degli Algenti
Soggetto e sceneggiatura: Luca Enoch
Disegni: Gianluigi Gregorini / Luca Malisan (per il racconto della monaca)
Lettering: Marina Sanfelice

Trama: L'ora della verità è giunta, dopo aver preparato il diversivo da usare contro gli Algenti, l'esiguo gruppo di Guardie Rosse, capitanato da Ian e Gmor, il mago luresindo Arèntel e la sua Madre Guardiana Sheda si preparano a fuggire in groppa ad un mastodontico Fargh. Ma una minaccia ben più grave degli Algenti insidia la fuga dei nostri eroi.

Parliamone: L'undicesimo numero di Dragonero conclude, in un certo senso, un ciclo di missioni e lascia parecchi punti interrogativi aperti, tutti spunti per più storie future. Ma partiamo dalle cose semplici. Chi sono gli Algenti?


Trattasi di una popolazione antropomorfa, albina che abita nelle deserte lande della Terra dei Draghi. Enoch e Vietti ci lasciano poi intuire che si tratta, presumibilmente, di Elfi che sono passati dalla parte degli Abominii secoli fa. Dopo la sconfitta e l'esilio di quest'ultimi, gli Algenti si sono sviluppati indipendentemente creando una società molto compatta e che odia tutto ciò che le è estraneo, da qui i continui attacchi al Vallo e alle Guardie Rosse. Gli Algenti non hanno una lingua propria, ma pare che riescano a comunicare telepaticamente, tant'è vero che è praticamente impossibile coglierli di sorpresa. Infine, degli Algenti si sa che per sopravvivere, le varie tribù seguono le mandrie di Fargh, enormi bestie simili a rino-mammuth-bantha.
Ma poiché nel mondo di Dragonero la spiegazione giusta non è mai quella più semplice, ecco che tornano dei morti che, in effetti, non sono poi così morti come ci si aspettava. Ma di chi stiamo parlando? Di Ecuba, la cosiddetta regina degli Algenti.
Ora, si sa che chi è amico di Ian e compagnia bella ha vita davvero, davvero troppo corta per vantarsene, soprattutto se quel/quella amico/a finisce a letto col succitato (vedi anche qui), quindi se io fossi nei panni di Briana passerei alla friendzone brutale.
Ma torniamo a noi. Codesta Ecuba altri non è che la ex-Madre Guardiana di Alben, lo scorbutico e isolazionista mago amico di Ian; monaca guerriera creduta morta durante la missione in cui proprio il nostro bel biondone acquisì i poteri dal drago che uccise. Povera Ecuba, sapete, non è che abbia preso proprio bene la decisione dei suoi amici di lasciarla indietro pensando che fosse carne peri giga-vermi della sabbia. Lei ci rimase male, parecchio male. Tanto da venire curata dagli Algenti e da assumerne di fatto il controllo...forse perché con tutto quel metallo sulla faccia è molto affidabile? Vallo a sapere cosa passa per la testa degli Algenti...


Brutta faccenda quella di Ecuba, ancora più brutta se consideriamo che il Luresindo creperà proprio per mano sua, nonostante la povera Sheda, la monaca guardiana, ci rimetta spalla e maschera (non temete, tra poco ne parliamo). Ok, Ian è tanto figo da riportare indietro quasi tutti i soldati vivi, ma a che prezzo? Senza contare che Ecuba è ancora là fuori, oltre il Vallo, pronta a tessere le sue oscure trame.

In verità il pregio di questo numero consiste in uno spin off davvero carino, che fa luce su un personaggio secondario che, a mio avviso, potrebbe tornare in pompa magna in un futuro non troppo lontano, ho ragione? (Enoch e Vietti, parlo con voi perdiana!)
Ve la ricordate Sheda, la graziosa e letale Madre Guardiana che accompagna il vecchio e calvo luresindo nella terra degli Algenti?? Massì dai, quella con la maschera del wrestler Kane!

Prima di parlare dello spin-off meglio rispondere ad alcune domande che, sicuramente, vi starete ponendo:
a) Chi cazzo sono le Madri Guardiane?
b) Perché Sheda porta una maschera?

Alla domanda (a) si risponde abbastanza facilmente. Le Madri Guardiane sono una specie di guardia del corpo dei luresindi, sono monache guerriere, particolarmente graziose quanto letali, addestrate a difendere il mago anche a costo della loro vita. Se il mago dovesse morire, per morte violenta si intende, loro sarebbero punite severamente.
Mentre per la domanda (b) la risposta richiede un minimo di fantasia. Sappiamo che l'elegantissima maschera di Kane non è solo un vano vessillo di vanità della succitata e tapina Sheda; quanto una protezione per una deturpazione infamante: a Sheda è stato mozzato il naso. Non si sa perché e per come; ma nello spin-off si evince che fu una punizione inflittale dal mago che serviva. Oppure ancora, che secondo me è l'ipotesi più plausibile, la povera Sheda ha voluto strafare con il bel Elliah, altro personaggio di cui non ci importa quasi nulla, ma che citiamo lo stesso perché adesso vi spiego ancora qualcosa sulle Madri Guardiane.
Ora, tutte le informazioni che vi do prendetele con beneficio di inventario, visto che non provengono dalle labbra di Enoch, né tanto meno sono incise a caratteri cubitali da qualche parte.
Le Madri Guardiane si addestrano ad una vita di rinunce e sacrifici in una zona dell'Impero (?). Oltre ad essere belle, letali e terribili, le Monache sono organizzate in vari ordini gerarchici.

  • Madre superiora: manco a dirlo è colei che comanda tutte le altre. Che ve lo dico a fa?
  • Consiglio delle anziane: si tratta di vecchie Madri incartapecorite che aiutano la Madre superiora a sbrogliare i cazzi della congregazione.
  • Madri grigie: non si capisce con esattezza chi siano. In pratica sono le monache più letali, addestrate a eseguire le sentenze capitali o le punizioni corporali contro le loro sorelle disobbedienti, danno la caccia alle fuggiasche e non sono viste di buon occhio. Sono una sorta di "gendarmeria" delle Madri Guardiane.
  • Madri Guardiane: la bassa manovalanza di cui conosciamo abbondantemente le imprese.
  • Infime: le serve che operano presso le Madri Guardiane. Pare che si tratti proprio di monache guerriere cadute in disgrazia che hanno subito il supplizio del taglio dei tendini (per farle diventare storpie e quindi più sottomesse) e non è concesso loro di praticare le arti marziali o del combattimento. Sono al gradino più basso della scala sociale.
Oh, ma prima vi avevo parlato di Elliah! E chi cazzo è Elliah?
Certo, la vita delle Madri Guardiane può sembrarvi poco attraente, sempre di corsa, rischia il collo per un mago che, con ogni probabilità, se ne catafotte altamente di te, a pranzo un panino...und so weiter. L'unico piacere, e che piacere!, che viene loro concesso è quello di giacere con un bellone di turno nel Bosco dello sposo. Elliah era uno "sposo" (cioè un gigolò, ah che vita grama!) che si era innamorato della tapina Sheda. Qual è il problema? direte voi.
Dé, la sfiga delle Monache è che non possono mettere su famiglia, visto che seguono il loro luresindo in lungo e in largo, né tanto meno possono concedersi il lusso di giacere quando e quanto vogliono con lo sposo, ve lo immaginereste altrimenti che casino?
Quindi i turni vanno rispettati. E chi non li rispetta? Zack! Via il naso! (suppongo).
Inutile dirvi che la situazione per Sheda era criticissima, Elliah morto (chissà perché), lei caduta definitivamente in disgrazia a causa della morte del suo mago, pronta a ricevere la sua tremenda punizione e cosa succede? Scappa e fugge con un medaglione consegnatole per vie traverse dalla Madre superiora. Un antico medaglione di una casata dell'Enclave dei Grandi Laghi, un territorio in perenne lotta con l'Impero.
Sheda, che ormai ha abbandonato la sua grama vita da Madre Guardiana, è pronta a iniziarne una nuova nella sua terra d'origine. Cosa mai accadrà? La rivedremo? Io ne sono abbastanza sicuro.

Matt - Il Locandiere

mercoledì 9 aprile 2014

Weekly Movie Corner: quando gli osti parlano di cinema.

Un Mercoledì come un altro? Un Mercoledì che ci avvicina sempre di più ai riti della Settimana Santa e alla tanta attesa Pasqua & Pasquetta per le eventuali grigliate? Forse.
Ma il Mercoledì alla Locanda è tutto dedicato al cinema e agli amanti del cinema, quindi quale modo migliore per rendervi giustizia se non recensire uno dei tanti che compongono la mia videoteca personale? Vai col titolo maestro.

Pomi d'ottone e manici di scopa


Titolo: Pomi d'ottone e manici di scopa
Titolo originale: Bedknobs and Broomsticks
Regia: Robert Stevenson
Durata: 117 min
Anno: 1971
Genere: fantastico
Cast: Angela Lansbury, David Tomlinson, Roddy McDowall, Sam Jaffe, Ian Weighill, Roy Snart, Cindy O'Callaghan. 

Trama: Agosto 1940. Il governo inglese cerca di sfollare nelle campagne il maggior numero possibile di bambini dalle città bombardate dai tedeschi. Così i tre fratelli Rawlins (Charlie, Paul e Carrie), vengono assegnati all'eccentrica e riservata signora Eglantine Price. Durante la loro noiosa permanenza, però, i fratelli scopriranno che Miss Price è una strega e che necessita di un ultimo incantesimo del suo professore per corrispondenza Emelius Browne, l'unico mancante per attuare il suo grande piano per proteggere l'Inghilterra da una possibile invasione tedesca.


Parliamone: non esistono trailer che riescano a comunicare tutta la frizzantina bellezza di questo capolavoro Disney che è, tra le altre cose, uno dei più pregevoli frammenti della mia infanzia.
In realtà il film era di straordinario pregio per l'epoca in cui era stato girato, ovvero ben lontano dai fasti dell'ILM, soprattutto per una delle scene finali di cui parleremo a breve.


La pellicola, targata Walt Disney, ha chiaramente l'intento di intrattenere i bambini più che gli adulti. Certo, se fossimo nel mondo in cui i film per bambini sono solo per bambini e quelli per adulti, solo per adulti. Pomi d'ottone e manici di scopa, invece, ha l'innaturale pregio di essere godibile quasi di più da un pubblico maggiorenne, come di solito succede per la maggior parte dei cartoni animati (vedi Frozen, Le follie dell'imperatore et similia).
Il bello di questo film è che riesce a cavare da una storia di per sé tragica, un viaggio divertente, spensierato e quasi edificante.
La tragedia della guerra, che peraltro ha lasciato (presumibilmente) orfani i tre fratelli Rawlins, resta permanentemente sullo sfondo dell'azione e viene richiamata in un paio di occasioni, prima dello sbarco di prova dei soldati tedeschi.


La prima occasione è, ovviamente, quando Miss Price arriva nel paese in palese stato di guerra; col vecchietto che oscura i cartelli stradali e gli ufficiali inglesi che vanno e vengono, mentre tutti temono un'invasione tedesca via mare. La seconda occasione si ha a Londra e possiamo dividerla in due parti:
  • Prima parte. Quando il gruppetto composto dai fratelli Rawlins, da Miss Price ed Emelius Browne si trasferisce nella "casa momentanea" del malandrino ciarlatano, fuori dalla suddetta magione il quintetto trova una bomba d'aereo inesplosa. Alle pressanti richieste di spiegazioni da parte della Price, il brigante Browne si affretta a rispondere che quella bomba è la sua migliore amica, dato che tiene lontana sbirri e militari dalla casa, salvandolo dall'accusa di essere un vile topo d'appartamento (questo lo deduciamo noi).
  • Seconda parte. Ad un certo punto il quintetto si sposta a Portobello Road alla ricerca della metà di un vecchio libro, fondamentale per recuperare l'ultimo incantesimo di cui abbisogna Jessica Fletcher...cioè Miss Price. Qui passano gai momenti tra le bancarelle, iniziando uno spettacolino coi vari soldati in divisa. La particolarità di questo momento consiste nel fatto che vengono dipinti tutti i soldati del Commonwealth secondo le loro usanze musicali. Ma poiché le immagini sono più esplicative delle parole, eccovi il video:

Notate la versione originale lunga più o meno il doppio della versione italiana. Anyway, se non è per la storia di sfondo per cosa è ricordato il film? Beh innanzitutto, possiamo considerarlo un po' il precursore di Harry Potter, coi dovuti se e coi dovuti ma.
Come per il mondo del celeberrimo maghetto, la magia opera nelle retrovie per mantenere al sicuro i poveri imbe-babbani scettici o miscredenti dalle orde fameliche di Hitler. Certo, la magia che scaturisce da Pomi d'ottone e manici di scopa poco o nulla ha a che vedere con quella della saga della Rowlings, anche perché si tratta di una messa in musica di filastrocche o fanfaluche (come le riteneva a torto il caro Emelius Browne); ma in ogni caso sortiscono il loro effetto, trasformando Browne in un coniglio bianco e facendo naufragare il progetto tedesco di un'invasione. Come? Guardate qui.


Dovete sapere che ottenere l'effetto "armature vuote, ma deambulanti e incazzate" per i tempi fu un'impresa titanica. Tale da fargli ottenere un Oscar (1972) proprio come film dai Migliori effetti speciali.


Immancabile la presenza dei personaggi a cartoni che occupano le acque e l'isola di Naboombu, animali senzienti, con la propria organizzazione sociale e amanti del calcio. Una passione bruciante che il caro Emelius Browne proverà sulla sua pelle. 

Matt - Il Locandiere