mercoledì 19 marzo 2014

Weekly Movie Corner: quando gli osti parlano di cinema.

Il Mercoledì alla Locanda è sempre dedicato ai film, leggeri o pesanti, maratone o singoli episodi, tutto fa brodo. Non si è schizzinosi qui, tant'è che oggi ho deciso di proporvi una pellicola di assai gran pregio, forse una delle mie preferite (e presto capirete bene il perché!) stiamo parlando di:

Il mestiere delle armi


Titolo: Il mestiere delle armi
Regia: Ermanno Olmi
Durata: 100 min
Anno: 2001
Genere: Storico/Biografico/Guerra
Cast: Hristo Jivkov, Desislava Tenekedjieva, Sandra Ceccarelli, Sasa Vulicevic, Franco Palmieri.

Trama: XVI secolo, Italia. Infuria la guerra tra la Lega di Cognac, che vede alleati Francia, Repubblica di Venezia e il Papato di Clemente VII, e Carlo V, re di Spagna e imperatore del Sacro Romano Impero. Giovanni de' Medici, figlio di Giovanni de' Medici (no, non è uno scherzo!), detto anche Giovanni delle Bande Nere, condottiero e difensore dello Stato Pontificio è l'unico a contrapporsi alla calata dei lanzichenecchi protestanti guidati dal generale von Frundsberg.


Parliamone: film biografico e chiaramente iperrealista. Si raccontano gli ultimi giorni di vita di Giovanni delle Bande Nere, dei suoi tentativi di arginare il von Frundsberg e di come sopportò da soldato la ferita e la lenta morte che gli provocò.
Per chi non lo sapesse, la figura di Giovanni de' Medici fu piuttosto importante per l'economia della guerra contro i lanzichenecchi di Carlo V, infatti nel 1526 gli venne affidato il comando delle truppe pontificie. Purtroppo, nonostante una splendida vittoria diportata sul von Frundsberg, Giovanni non era in grado di far fronte alle forze soverchianti; se contiamo poi che Federico Gonzaga (marchese di Mantova) lasciò passare le truppe alemanne per evitare conflitti sul suo territorio, si capisce bene la difficoltosa situazione in cui si era ritrovato nel Novembre dello stesso anno.


Costretto a tattiche evasive e di disturbo, per interferire in qualche modo con l'avanzata del Frundsberg, la sera del 25 Novembre, durante un'aspra battaglia contro i lanzichenecchi Giovanni dalle Bande Nere venne ferito ad una coscia da un colpo di falconetto. Ma cos'è un falconetto?
Qua dobbiamo spolverare i manuali di guerra. Un cannone è un cannone, ma come avevamo visto nel post sulla battaglia di Gettysburg, le bocche da fuoco si classificano soprattutto in base al loro calibro. Per esempio, i famosi cannoni da dodici libbre, usati anche dagli eserciti napoleonici, erano bocche da fuoco che sparavano palle da 5 kg o poco più. Ricordate? Allora ripassate un po' passando da qui.
Ecco, nel XVI secolo si era proprio agli inizi della rivoluzione della polvere nera e di conseguenza le armi da fuoco disponibili erano piuttosto rudimentali e consistevano nei primi modelli di archibugi e nei succitati falconetti. Accanto ad esse vi erano armi più tradizionali, come picche, spade, corazze ed elmi in dotazione della fanteria e della cavalleria.


Come sapete le condizioni igieniche dell'epoca erano alquanto...scadenti...così come le conoscenze mediche. Inoltre, quando fu ferito, Giovanni dovette aspettare di essere portato fino a Mantova per vedere un dottore; quest'ultimo decise sbrigativamente di amputargli la gamba ferita.
Purtroppo la cancrena non poteva essere fermata, questa portò Giovanni alla morte il 30 Novembre.
Tornando alla pellicola, dicevamo che questa riproduce con una cura quasi maniacale gli ultimi giorni di vita di Giovanni dalle Bande Nere, dalla scena dello scontro con i lanzichenecchi del Frundsberg, alla scena dell'amputazione della gamba, fino alla morte; con qualche accenno alla sua vita privata e, soprattutto, alle avverse condizioni che i semplici soldati pativano. Particolarmente emblematica la scena in cui alcuni soldati bruciano un crocifisso per scaldarsi.


Ah, tra le altre tematiche presenti, ricordiamo quella più celebre, cioè la fine della cavalleria. Già con l'introduzione della balestra (che venne bandita con una bolla da Innocenzo II) le metodologie di ingaggio degli eserciti erano notevolmente mutate, per dirne una: i quadrelli della balestra potevano perforare come burro le corazze dei nobili cavalieri cristiani, facendone gran strage sul campo di battaglia. L'avvento della polvere nera e delle armi da fuoco, in generale, rivoluzionarono totalmente il modo di fare la guerra, segnando il tramonto definitivo dei cavalieri corazzati a cavallo, in favore di truppe appiedate armate di picche e archibugi, prima, e di fucili poi (ma qui stiamo già sforando nel XVIII secolo).
A mio parere un piccolo capolavoro, un po' plumbeo come solo la Lombardia in autunno-inverno sa esserlo, per gli amanti delle biografie e dei periodi storici controversi.

Matt - Il Locandiere

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