domenica 9 marzo 2014

Speciale Locanda. La grande storia delle armi bianche: L'età della cavalleria.

Lo ammetto amicici Avventori, l'ho presa molto larga, ma finalmente siamo giunti al periodo che, assieme alle crociate, è il più caratteristico del Medioevo, ovvero l'età della cavalleria.
Se gli altri popoli vedevano la cavalleria come un utile mezzo per compiere ricognizioni o rapide scorrerie (ad eccezione dei catafratti bizantini), in Europa, ben presto, si venne a creare una nuova e, a suo modo, innovativa idea di combattente: il cavaliere.
Tra l'VIII e il IX secolo la figura del guerriero mutò da contadino-soldato a combattente professionista. Tale cambiamento può avere diverse giustificazioni: da quelle a carattere strettamente bellico (le minacce di Vichinghi e Arabi) a quelle a carattere politico, con l'affermazione di una politica imperiale forte e fortemente conquistatrice, inaugurata proprio dal celebre Carlo Magno e che durò per i secoli successivi.



L'esercito franco che, grazie al maggiordomo di palazzo Carlo Martello, sconfisse gli Arabi a Poitiers nel 732 era sostanzialmente un'armata di fanti; pur essendo abili nel cavalcare, quasi certamente affrontarono i loro nemici a piedi sul campo di Poitiers.
Ma nel 955, quando Ottone I divenne imperatore, i magiari furono respinti sulle rive del fiume Lech da un esercito composto da cavalieri corazzati e montati (non appiedati e con la configurazione del "muro di scudi" come a Poitiers). I cavalieri di Ottone erano discendenti dei fantaccini di Carlo, così come Ottone ne era discendente. Eppure in due secoli i cambiamenti sociali, culturali ed economici favorirono questa evoluzione dell'arte della guerra.

- L'Impero carolingio
L'epoca carolingia iniziò quando Pipino "il Breve", nipote di Carlo Martello, salì sul trono francese nel 751, deponendo l'ultimo dei "re fannulloni" merovingi. L'idea per cui l'esercito franco di quel periodo si trasformò in un'armata di cavalieri improvvisamente è accettata, ma non è totalmente esatta. Il crescere dei pericoli e delle minacce esterne fu un fattore chiave nel cambiamento; la rapidità e l'imprevedibilità degli attacchi Arabi, Vichinghi o delle popolazioni dell'Est costrinsero gli strateghi imperiali a dare delle risposte rapide ed efficaci ai nuovi problemi strategici che, sfortunatamente, l'esercito di soldati-contadini non poteva dare. Del resto radunare ed armare un esercito di popolani non era facile e, soprattutto, richiedeva tempi più lunghi.
Ma la portata di questa trasformazione, in fin dei conti, ridisegnò l'intera struttura sociale, politica ed economica (oltre a quella militare beninteso), prima della società franca e poi di tutta l'Europa.




- La rivoluzione militare carolingia.
Lo stato franco giunse la stabilità definitiva con la proclamazione a imperatore di Carlo Magno, la notte di Natale dell'anno del Signore 800. Le necessità militari mutarono in funzione del nuovo e più importante ruolo che il regno si era assunto. Il vecchio sistema militare composto da "uomini liberi" prevedeva una riunione delle milizie ogni primavera, così da poter effettuare rapide incursioni e fare un bottino consistente. Ovviamente questo schema non consentiva di eseguire delle vere e proprie conquiste territoriali, pur essendo perfettamente adatto agli scopi dei re merovingi. Certo questo sistema mal si adattava ad una politica imperiale aggressiva e necessitava, quindi, di una radicale modifica; quest'ultima rese possibile le imprese di Carlo Magno, tra cui le impegnative campagne oltre il Reno, le Alpi e i Pirenei, volte a consolidare ed espandere il potere carolingio in nuovi paesi. Di fronte, dunque, a queste nuove necessità il contadino-soldato del VII secolo divenne ben presto il guerriero professionista del IX, subendo una totale modifica dell'equipaggiamento, che divenne più complesso e costoso.
I periodi di impegno del guerriero professionista divennero più lunghi (anche indefiniti); ma soprattutto gli uomini iniziarono a ricevere un addestramento sistematico che, di fatto, durava per tutta la vita e consentiva loro di accrescere le loro capacità tattiche e strategiche, acquisendo anche l'abilità di combattere a cavallo.
Con tale evoluzione si passò ad un'organizzazione tale da prevedere un gruppo di persone che perdevano il diritto di portare e usare le armi, con lo scopo di fornire le risorse necessarie per nutrire ed equipaggiare un singolo guerriero professionista, armato di tutto punto. Si venne così a formare una sorta di "casta" coesa di specialisti del mestiere delle armi.



Focus On: La sella ad arcione.
Una delle novità introdotte, di origine prettamente orientale, fu sicuramente l'uso delle staffe; queste avevano migliorato le capacità combattive del guerriero a cavallo, consentendogli un miglior controllo della cavalcatura e una maggiore stabilità. Dal VII - VIII secolo in poi, il ruolo tatticamente sempre più importante che la cavalleria andava assumendo e l'accresciuta pesantezza della protezione portata dal cavaliere, condussero ad un ulteriore sviluppo della struttura della sella. Gli archi anteriore e posteriore vennero rialzati, offrendo un sostegno più efficace. Dal X secolo, però, divenne disponibile la sella ad arcione; essa consisteva in una struttura lignea con archi anteriore e posteriore talmente rialzati da essere quasi verticali.
L'arco posteriore sorreggeva la schiena, consentendo al cavaliere di applicare una forza maggiore nell'uso della lancia e della spada; l'arco anteriore, che nell'XI secolo venne modificato in modo da offrire maggior stabilità alle cosce, dava maggior stabilità laterale al cavaliere, fondamentale nei combattimenti ravvicinati.
Grazie a questi sviluppi tecnici, il cavaliere dellXI secolo fu in grado di usare la lancia "in resta" come si suol dire, guadagnando una forza d'urto mai ottenuta prima d'ora.


- Nuova struttura sociale
I cambiamenti introdotti portarono, ovviamente, ad una modifica del tessuto sociale del nuovo impero franco. I guerrieri erano collocati ad un livello nettamente più alto rispetto alla massa di lavoratori, considerati né più né meno di subordinati, così come il loro ruolo: coltivare la terra affinché l'élite militare continuasse ad esistere e prosperare per proteggerli dalle minacce eventuali. Presso la casta guerriera si andò elaborando un particolare esprit de corps ed un senso di coscienza del proprio ruolo; sentimento che era allo stesso tempo apprezzamento della propria funzione ed ideologia di classe e che si sviluppò andando a costituire il ben noto "ordine" dei cavalieri.
Un processo simile coinvolse l'organizzazione politica e l'amministrazione statale: il potere venne affidato alle classi dei colti, cioè a coloro che erano in grado di leggere e scrivere (perlopiù membri dell'alto clero come chierici, monaci, vescovi e cardinali) che diventarono l'asse portante della struttura amministrativa presso la corte dell'Imperatore.
A livello locale si adottarono soluzioni diverse; da un lato c'era la necessità di stabilire i guerrieri presso la comunità lavoratrice che aveva lo scopo di mantenerli, dall'altro si cercò di insediare uomini con esperienza militare abituati al comando e in grado di mobilitarsi rapidamente in caso di emergenza. Di conseguenza il potere amministrativo venne affidato a questi guerrieri che videro rafforzato il loro legame gerarchico con le terre che li mantenevano e con i contadini che le lavoravano. Questa influenza si accrebbe ulteriormente dopo la morte di Carlo Magno (814), quando l'Impero attraversò un periodo di profonda crisi che sfociò nel suo smembramento. Durante questa crisi i titolari delle cariche amministrative, che in origine erano a tempo determinato, compresero che potevano facilmente estendere la durata della carica a piacimento. La prima e più decisiva usurpazione fu il trasformare in proprietà della terra e della ricchezza l'incarico amministrativo, con la conseguente ereditarietà del titolo amministrativo di cui sopra. Questo fenomeno ebbe la conseguenza di frammentare irrimediabilmente il potere solo nominalmente nelle mani del Re; potere che di fatto restava saldamente nelle mani dei signori della guerra.
Questo processo si completò in Europa con la fine del X secolo e portò al sistema sociale che viene comunemente chiamato Feudalesimo.

Focus On: La spada e la lancia del cavaliere.
Tra il IX e il X secolo l'arte dei fabbri conobbe degli straordinari progressi, con il conseguente miglioramento della qualità dell'acciaio. In epoca carolingia le parti dell'impugnatura specializzarono la loro funzione: la piastrina si trasformò in una barretta quadrotta lunga circa 10 cm: l'elsa. L'impugnatura in legno veniva chiusa da un pomo a base rettangolare più grande delle versioni merovingie.
La spada carolingia mostra di essere stata progettata per un uso di taglio che consentiva ampi fendenti a chi la impugnava. Più grande e più lunga delle spade precedenti, misurava dai 90 ai 100 cm.


Nonostante fosse meno efficace della scure, dello spiedo o della lancia, la spada acquisì un ruolo significativo nella simbologia cristiana-imperiale, ruolo ampiamente decantato nelle varie chansons de geste.
La lancia era formata da un ferro con cuspide con differenti sagomature, sviluppata con ogni probabilità dalla kontos tardo romana. La lancia aveva un profilo adatto alla penetrazione ed era montata su una lunga asta di legno resistente (frassino). La sua caratteristica era quella di essere impugnata verso il piede, così da presentare la cuspide il più lontano possibile dalla mano. Il vero problema era quello di tenere lontano l'avversario e opporsi al suo avanzare. A volte era fissata una piccola banderuola come segno di riconoscimento, ma anche per evitare che il ferro si conficcasse troppo in profondità nel bersaglio.


Una lancia penetrata troppo in profondità avrebbe potuto spezzarsi, lasciando disarmato il cavaliere o, peggio, avrebbe potuto destabilizzarlo e farlo cadere da cavallo.

Focus On: L'equipaggiamento del cavaliere carolingio.
Il cavaliere portava un pesante giaccone di cuoio ricoperto da lamelle metalliche (broyne), che costituiva l'elemento più importante dell'equipaggiamento. Questa era una parte estremamente costosa, tanto che solo i combattenti più ricchi potevano permettersela. Dall'anno 805, il possesso della broyne fu reso obbligatorio a tutti i cavalieri che disponevano di almeno dodici famiglie di lavoratori per il proprio mantenimento.


Più tardi la corazza e il resto dell'equipaggiamento fu fornita dal sovrano o dagli eminenti esponenti del clero anche ai guerrieri del seguito, che non essendo insediati sulla terra dipendevano in toto dai loro signori. 

Matt - Il Locandiere

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