sabato 29 marzo 2014

Speciale Locanda. La grande storia delle armi bianche: l'età dei comuni.

Come avevamo già visto, dall'XI secolo, in alcune aree dell'Europa come le Fiandre o l'Italia, si assistette ad un vero e proprio boom demografico, provocato dalla fine del periodo di incertezza prodotto dalle invasioni dei Vichinghi, dei Magiari e di altri poco accondiscendenti popoli nomadi. Questo evento ebbe come conseguenza quello di fare aumentare la produzione artigianale, che in epoca romana aveva già una certa importanza, a scapito della campagna. Il ripopolamento delle città murate (che erano soprattutto sedi arcivescovili) produsse il fiorire di nuove attività manifatturiere e commerciali, che a sua volta causò la nascita di una nuova e importante classe sociale, composta soprattutto da banchieri, artigiani, mercanti, notai e avvocati: la borghesia. Ben presto questo nuova classe pretese a gran voce i privilegi politici ed economici che le spettavano di diritto.

Federico I Hohenstaufen detto Barbarossa
Il potere politico, che nelle città fu affidato alle magistrature comunali, era affidato ad un interessante connubio tra classi sociali: da una parte c'era la "vecchia aristocrazia" che, toltasi la paglia dal culo, si misero anche loro in affari e iniziarono l'antica arte del commercio; dall'altra c'erano i "nuovi ricchi", come notai, mastri artigiani und so weiter, che assumevano i costumi degli aristocratici pur non possedendo, di fatto, titoli nobiliari. A completare il quadretto non v'era più la servitù della gleba, relegata ormai nella negletta e quasi fastidiosa campagna, ma una classe media composta da operai, bottegai (raggruppati in arti medie o minori), garzoni e apprendisti che, spesso e volentieri, divennero protagonisti di furibonde lotte intestine, sociali, religiose (specie quando inizieranno a circolare le prime eresie importanti) o di fazione.
Sul piano militare le città, spesso in lotta tra loro o contro l'impero o il Papa, dovettero immediatamente munirsi di una soluzione efficace sia per difendersi dalle aggressioni di altri bellimbusti, sia per espandere la loro sfera di influenza verso le altre città limitrofe.

Il giglio di Firenze
- Le milizie cittadine
In un certo senso la cavalleria pesante, ovvero quel raggruppamento di soldati a cavallo equipaggiati di armatura, spada e lancia, continuò a mantenere la sua importanza anche all'interno delle mura cittadine. Le milizie potevano contare infatti solo sulla grande professionalità guerresca e sull'addestramento dei cavalieri pesantemente corazzati, che andavano anche a costituire la spina dorsale dell'esercito, se volevano risultare vittoriosi. I cavalieri cittadini, in realtà, non erano molto diversi dai loro colleghi campagnoli; spesso provenivano dallo stesso ceto sociale, ovvero la piccola nobiltà feudale che, nel corso del XII secolo di amalgamò sempre di più alla vita cittadina. Sul finire dello stesso secolo, ma soprattutto a partire dal XIII le famiglie mercantili più abbienti riuscirono ad equipaggiare i loro rampolli e a farli partecipare alle attività guerresche come cavalieri.

Lo stemma di Siena
Anche i piccoli, però, contribuivano alla difesa. La fanteria cittadina era arruolata tra gli umili: artigiani, piccoli commercianti, maniscalchi, garzoni e stallieri. Questi soldati usavano un equipaggiamento molto variegato che consisteva soprattutto in: balestre e archi, ma anche spade corte, daghe, pugnali, scuri, picche ed altre armi in asta. Le protezioni erano essenziali e di gran lunga inferiori rispetto a quelle dei cavalieri, consistevano in giachi di cuoio o giubboni imbottiti; mentre per il capo le protezioni potevano variare da una semplice cuffia imbottita a caschi o cervelliere metalliche.

Immagine di milite con cervelliera (casco blu)
Fondamentale era l'uso dei palvesi, grande scudo rettangolare in legno che poteva essere fissato nel terreno. Gli specialisti nell'uso di questo scudo potevano fornire ai picchieri e ai balestrieri la protezione necessaria per formare un vero e proprio muro da contrapporre alle cariche della cavalleria pesante avversaria. La balestra, di cui ne avevamo parlato sabato scorso, micidiale, potente, precisa, riusciva ad imprimere un'energia cinetica tale al quadrello (il proiettile lanciato) che a media e breve distanza poteva perforare una corazza.

Il palvese
La solidità della fanteria era assicurata anche dai picchieri, con le loro armi in asta lunghe fino a 3 m. Quest'ultime avevano quasi sempre una derivazione contadina ed erano di varie forme e dimensioni. Le lunghe picche, poi, con al protezione dei palvesi erano in grado di far rinunciare i cavalieri pesanti ad una carica, creando di fatto un fitto porcospino di ferro. L'esprit de corps dei combattenti comunali era espresso anche negli sgargianti e variopinti gonfaloni, bandiere e vessilli che i vari distretti, associazioni o quartieri si portavano dietro in battaglia. Ma non dobbiamo pensare che fossero vano vessillo di vanità (semicit V), infatti ogni corporazione o quartiere aveva la propria bandiera, che quindi identificava i vari appartenenti alla milizia e facilitava il compito di gestire gli uomini o di riconoscerli durante i concitati momenti della battaglia.

Focus On: le armi in asta.
Con lo sviluppo dei comuni le milizie cittadine acquisirono di diritto un'importanza estrema; compito di questa milizia era quello di sorvegliare le mura e le porte della città, di difendere la città stessa e, eventualmente, di partecipare ad una campagna militare volta a difendere i propri interessi economici, politici, religiosi o commerciali (in realtà gli interessi potevano anche essere quelli del Papa o dell'Imperatore, come si suol dire: bisogna fare di necessità virtù!).

Il puntone a piattello
La presenza di guarnigioni cittadine non era una novità, anzi questa usanza fu introdotta ai tempi delle invasioni longobarde e bizantine; ma si rafforzò ulteriormente con l'arrivo dei Vichinghi e dei Saraceni sulle coste italiane. Parallelamente al processo di costruzione dei castelli e all'avvento dei cavalieri, nacque una figura che avrebbe dovuto presidiare queste opere sia in presenza che in assenza del cavaliere-signore (spesso impegnato in lunghe campagne al di fuori dei propri territori e che, certamente, non si degnava di passare tutto il giorno alle porte del suo castello per vedere chi entrava o chi usciva), nacque cioè la figura del fante. Accanto ad archi e balestre le armi in asta assunsero un'importanza crescente, acquisendo nuove funzioni e, possiamo ripeterlo per la centesima volta, derivavano quasi tutte da attrezzi di uso comune. Ma prima, grazie a San Paint, un'immaginetta breve, concisa e compendiosa delle key words dell'armaiolo:

I primi esempi di arma in asta risalgono alla seconda metà del IX secolo, come lo spiedo da guerra; nel corso del X si afferma la roncola inastata e impugnata. Ma nel XV secolo (dopo un continuo sviluppo dall'XI secolo in poi) si raggiunge il massimo dell'inventiva; da quel momento in poi non nasceranno più nuovi modelli e durante il XVI secolo si modificarono quelli già esistenti. Per l'economia della nostra esposizione, le armi in asta derivate dagli attrezzi sono:
  • La grande ascia
  • La vouge svizzera
  • La bardica
  • La ronca (e i suoi derivati: roncola, roncone)
  • La falce da guerra
  • Il falcione
  • Il coltello da breccia
  • La forca da guerra
  • L'alighiero da guerra
  • Il martello d'arme
  • Il tridente da guerra
Nate come armi, invece, sono la picca, la lanza longa, il quadrellone, il puntone a piattello (questi ultimi con azione di stocco e perforante).

Alcune armi in asta
Altre armi in asta, riconosciamo la forca da guerra (22) e il coltello da breccia (20)
- Il reclutamento
Accadeva, ahinoi, che i nostri concittadini al governo decidessero di mettere le mani addosso a qualcuno, allora si organizzava il reclutamento delle truppe. Il sistema di arruolamento era basata su una struttura complessa, ma molto simile tra i vari comuni. La mobilitazione generale, cioè il richiamo alle armi di tutta la popolazione, era estremamente raro e vi si ricorreva esclusivamente in caso di estrema necessità, per esempio quando la città era seriamente minacciata. Ciò non deve stupire l'Avventore lettore, infatti per una città di mercanti e artigiani, richiamare tutta la popolazione maschile compresa tra i 15 e i 70 anni (sì, questa era l'età utile per l'arruolamento) significava toglierle ogni possibilità di sostenersi economicamente. Gli "obiettori di coscienza" erano puniti con multe molto salate, pubblico discredito e interdizione dagli uffici comunali; insomma venivano ostracizzati ed estromessi dalla vita cittadina, il che per un artigiano equivaleva alla rovina economica e personale. I cittadini erano organizzati per contrade o parrocchie, ed erano divisi in raggruppamenti per terzi, sesti o quarti a seconda della suddivisione adottata in città. La mobilitazione variava in proporzione all'impegno militare che si doveva affrontare e spesso i fanti mobilitati erano molto pochi; mentre i cavalieri erano i primi a partire. Assieme all'esercito venivano chiamate altre figure, che non necessariamente prendevano parte ai combattimenti; tra essi vi erano preti e frati, per dire messa prima di una battaglia o per sostenere spiritualmente i nemici, suonatori e operai che fungevano da genieri o da guastatori.

Focus On: Spade e pugnali.
Durante il XIII secolo la spada subì delle modifiche sostanziali per poter recare danno agli usberghi di nuova fabbricazione. La lama di questa nuova arma è allungata e a punta acuta, a sezione romboidale, triangolare o quadrata. Il cavaliere la portava appesa alla sella, il poco era piccolo e affusolato, mentre l'elsa era semplice a crociera. L'usbergo aveva aggiunto una protezione di lamine di ferro al busto, mentre altre protezioni in cuoio bollito venivano aggiunte al corpo del cavaliere. Lunga fino a 120 cm (di cui 100 solo di lama) aveva un'eleganza eccezionale ed era il segno distintivo per eccellenza di coloro che occupavano le classi sociali più elevate.

I fendenti non erano più efficaci contro le nuove protezioni, così la spada del XIII secolo era efficace di stocco.
Se da una parte i cavalieri avevano chi procurava loro nuove e più efficienti spade, dall'altra nemmeno i miserrimi fantaccini rimasero inoperosi, anzi si armarono di daghe e soprattutto di pugnali.
Il baselardo è un'arma larga corta (tipo daga) con un'impugnatura a T. Due bracci sono presenti sia nell'elsa che nel pomo e il loro andamento è vario. La lama ha due fili e a ha una costolatura centrale. Il baselardo ha corrispondenze con una daga in uso tra gli svizzeri nel tardo XIII secolo, diffondendosi dagli inizi del XIV secolo e rimanendo in uso per gran parte del XV secolo in Italia e in Germania. Benché completasse l'armamento del cavaliere, il baselardo divenne la weapon of choice anche dei fanti.

Vari tipi di baselardo
Da questo si svilupparono altri pugnali, come quello a rognoni, con lama dritta, stretta e robusta (diffuso in Europa centro-settentrionale dal XIV fino al XVII secolo); oppure il pugnale a dischi (dal XIV al XVI secolo); oppure ancora il pugnale a orecchie, di derivazione orientale fu in uso dalla fine del XV secolo.

(1) Pugnale a rognoni e (5) Pugnale a dischi

Matt - Il Locandiere

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