sabato 22 marzo 2014

Speciale Locanda. La grande storia delle armi bianche: Le Crociate.

Il concetto di Crociata è strettamente correlato al feudalesimo. Con il termine Crociate, però, si identifica un periodo di tempo che va dal 1095 al 1291 e riguarda le spedizioni militari che vennero compiute in Terra Santa per liberare i luoghi di culto del cristianesimo, prima, e per difendere i capisaldi latini che vi si erano formati, poi.
Ma in sostanza, chi ordinava la crociata? Semplice, il Papa. Il termine crociata venne coniato successivamente, quello che è certo è che fu Urbano II, al concilio tenutosi a Clermont, ad invitare i regnanti dell'Occidente cattolico a unirsi per portare soccorso all'imperatore d'Oriente Alessio I Comneno.



In realtà il fenomeno delle crociate fu così sociologicamente e culturalmente complesso che richiede, da parte vostra, cari Avventori, un minimo di riflessione. Queste spedizioni militari non avevano il solo scopo di riconquistare la Terra Santa, ma vennero usate anche per evangelizzare le terre dell'Europa del Nord (grazie all'impegno dei cavalieri teutonici) e per combattere le eresie degli Albigesi e dei Catari nel Sud della Francia. Spesso, però, i militi dimenticavano gli alti scopi morali della loro missione e, come accadde durante la quarta crociata, attaccavano coloro che dovevano essere difesi (per chi non lo sapesse, Costantinopoli venne espugnata dai crociati a causa di motivi commerciali e politici). Il termine crociata iniziò a circolare in ambito storico durante il XIII secolo, cioè quando le spedizioni stesse erano praticamente concluse, mentre nel XVIII secolo gli storici introdussero il termine coniandolo dall'uso che facevano i soldati di cucirsi addosso alle vesti delle croci in stoffa (i crucesignati).




Focus On: la balestra europea.
La balestra comparve in Europa nei conflitti tra cristiani e musulmani. Con ogni probabilità era di origine cinese, ma nel 1139, a causa della sua letalità, venne bandita dal papa nei conflitti tra cristiani; tuttavia venne rispolverata e recuperata per i conflitti in Terra Santa.

L'arma è costituita da un arco di legno (ma anche di acciaio) montato su un fusto di legno (teniere).  La corda dell'arco è bloccata da un meccanismo detto noce ( un disco fissato al fusto che funge da meccanismo di blocco per la corda). La balestra poteva lanciare diversi tipi di proiettili: dai quadrelli, alle frecce, fino a palle di piombo o ceramica (vi giuro, non lo sapevo!).



La tensione della corda era fondamentale, il sistema per caricare la balestra variava da un semplice gancio (per i modelli più semplici) a un martinetto. I balestrieri genovesi reclamavano di poter lanciare un proiettile al minuto fino a distanze superiori a 300 m; anche se gli storici sono più propensi a credere che il raggio effettivo di quest'arma letale fosse attorno ai 70 m usata a tiro diretto (cioè il proiettile era scagliato direttamente contro l'avversario). La balestra, e coloro che la adoperavano, era richiestissima nei vari eserciti europei; tuttavia gli operatori necessitavano di protezione: dopo il tiro, il balestriere doveva essere coperto da qualcuno durante la procedura di ricarica, che non era rapida come per l'arco e lasciava l'addetto inerme di fronte ai colpi dei nemici. Tuttavia, la balestra consentiva al soldato un addestramento di gran lunga più breve a quello necessario per istruire un buon arciere; fu proprio per questo motivo che divenne quindi l'arma preferita delle milizie comunali durante la seconda metà del XIII secolo.

- L'Europa delle crociate.
L'Europa aveva conosciuto un periodo di grandissima espansione economica e demografica. Conclusosi il periodo delle incursioni normanne e dei popoli dell'Est, l'Occidente era stato in grado di organizzarsi sia socialmente che militarmente in una struttura solida che tutti conosciamo. Tuttavia, tra Occidente cristiano e Oriente musulmano si era andata a formarsi una spaccatura acuita dall'intolleranza religiosa che, specie per i cattolici, era causata dall'impossibilità di convertire i popoli caduti sotto il dominio arabo.
Ora si veniva a creare una condizione particolare. Nell'Europa feudale, solo i primogeniti delle famiglie nobili potevano ambire a prendere il posto del patriarca, mentre gli altri figli (maschi, perché per le femmine la situazione era ancora più incasinata) cadetti, benché esperti nel mestiere delle armi e della guerra, non avevano questi diritti e i più finivano per intraprendere la carriera ecclesiastica. 
Questo nucleo di cavalieri senza terra e del tutto indifferenti alla vita ecclesiastica fu ben lieto di accorrere in aiuto dei regni di Navarra, Castiglia e Aragona che si apprestavano a mettere in azione il loro piano per la reconquista. Contemporaneamente la curia romana sollecitava in continuazione i vari imperatori e re europei ad accorrere in Terra Santa per i liberare i luoghi della nascita e della passione di Cristo; così facendo lo sforzo bellico che i suddetti usavano l'uno contro l'altro era convogliato in obiettivi religiosamente, economicamente e politicamente più utili.




L'appello di Urbano II, tuttavia, non era dettato dal mero fervore religioso. In quei tempi la Chiesa iniziava a sentirsi messa in disparte dal crescente strapotere dell'imperatore del Sacro Romano Impero; le crociate, quindi, divennero un modo per legittimare il proprio potere non solo davanti al popolo credente, ma anche di fronte al popolo "politico" che occupava le corti feudali; soprattutto dopo l'applicazione della riforma gregoriana e con lo scisma d'Oriente (cioè la definitiva rottura tra Chiesa di Roma e Chiesa di Costantinopoli - 1054).
Altro fattore che diede il via alle crociate fu la rinnovata aggressività delle città costiere (come Genova e Pisa), che in più di un'occasione intrapresero delle piccole spedizioni contro i popoli arabi. Anche i Normanni diedero il loro contributo, fondando in Sicilia un regno indipendente strappandolo dalle mani dei Saraceni

- Guerra.
I primi crociati ebbero vita relativamente facile in Terra Santa, poiché riuscirono ad ottenere rapide e significative vittorie contro gli eserciti arabi dall'equipaggiamento molto ridotto. Questi successi diedero ai cristiani la convinzione che la cavalleria pesante fosse praticamente imbattibile (convinzione rafforzata anche dal credo religioso). In realtà la vittoria di Dorileo (1097), e tutte le altre conquiste che portarono alla presa di Gerusalemme (1099), sui selgiuchidi non furono dovute a questa presunta superiorità tattica; ma all'effetto sorpresa che i cavalieri cristiani ottennero sui nemici, travolgendo le fila con le cariche della loro possente cavalleria.




Mi preme ricordare che i successi dei crociati, che permisero tra l'altro la formazione del regno di Gerusalemme e degli stati latini satelliti, furono indubbiamente figli della profonda crisi politica e militare che i popoli arabi stavano attraversando in quel momento. Se ciò non fosse non si spiegherebbe come mai, due secoli più tardi, l'ultima roccaforte cristiana ad Acri cadde nelle mani dei musulmani. I crociati dimostrarono, durante il loro periodo di permanenza in Terra Santa, non solo di non riuscire ad adattarsi alle nuove condizioni climatiche e geografiche, ma anche di non riuscire a tenere testa alle nuove tattiche imposte dai nemici.
Le novità tattiche introdotte furono ben poche:
  • I turcopoli, unità di cavalleria leggera ad imitazione di quelle arabe.
  • Reparti di arcieri di origine siriana, usati al fianco dei balestrieri europei.
C'è da dire che queste innovazioni non furono radicali, ma riguardarono i singoli reparti degli ordini e, spesso, non furono ben visti dai comandanti stessi. A voler bene vedere, poi, l'effetto sorpresa sugli arabi passò e la riorganizzazione militare fu fulminea, soprattutto con l'avvento delle dinastie ayyubide e mamelucche. Tirando qualche conclusione (perché di queste spedizioni si potrebbe parlare quasi in eterno) si può dire che, sul piano militare,  le Crociate furono un'occasione mancata per gli strateghi occidentali. Sebbene fossero venuti in contatto con l'arte della guerra orientale (in parte ispirata alle tattiche bizantine e romane), i crociati non trassero gli opportuni insegnamenti dalle sconfitte subite, mantenendo praticamente immutato il loro modo di combattere per secoli.




Focus On: gli ordini monastico-cavallereschi.
Gli ordini dei monaci-cavalieri sono l'immagine ricorrente della Crociata. Ma chi erano questi cavalieri crociati?
Questi ordini nacquero in maniera del tutto spontanea in Terra Santa, dai gruppi di cavalieri che lì proteggevano i domini d'Oltremare. Presto, queste associazioni furono legalizzate dall'autorità papale che impose loro una regola autonoma, cioè differente dalle regole che valevano per gli altri ordini religiosi. Nel corso del XII e XIII secolo queste strutture divennero fondamentali per mantenere l'equilibrio tra le potenze occidentali stanziate in Terra Santa.
Il primo tra gli ordini fu quello degli Ospitalieri di Gerusalemme (conosciuti poi col nome di Cavalieri di Rodi, Cavalieri di San Giovanni e Cavalieri di Malta), che avevano un ospedale a Gerusalemme, a cui seguirono i cavalieri Templari e Teutonici nel 1118.



Sempre verso la fine del XII secolo e l'inizio del XIII in altre zone d'Europa nacquero degli ordini militari anch'essi dedicati all'espansione del credo cristiano: in Europa orientale nacquero i Portaspada di Livonia (inglobati poi nell'Ordine Teutonico), con lo scopo di combattere le popolazioni autoctone nei territori della Polonia e della Lituania; mentre nella penisola iberica i primi successi della reconquista favorirono la nascita degli ordini di Calatrava (1158), di Santiago (1175) e dei Mercedari (1218).



Infine, nel corso del XIV secolo nacquero altri ordini cavallereschi, ma non di tipo religioso, per unificare le élite dominanti di uno stato, in un momento in cui il ruolo militare e socio-economico del cavaliere stava conoscendo una profonda crisi. Sorsero così l'Ordine della Giarrettiera in Inghilterra (1347), l'Ordine della Stella in Francia (1351), l'Ordine del Toson d'Oro in Borgogna (1429) e quello dell'Annunziata in Savoia (1364).
Molti degli ordini monastico-cavallereschi che abbiamo descritto non esistono più al giorno d'oggi; con la perdita dei territori d'oltremare venne meno la loro funzione e, quindi, alcuni vennero sciolti. Altri, come i cavalieri Teutonici e quelli di Malta sopravvissero alla caduta dei territori d'Oltremare, dopo le Crociate i primi vennero impiegati nell'Europa Baltica e Slava per combattere le popolazioni non credenti e, purtroppo, anche quelle credenti (Russi, Polacchi). Mentre l'Ordine dei Cavalieri Templari fu sciolto nel 1312 da papa Clemente V, su ordine del re di Francia Filippo il Bello, che voleva impossessarsi delle enormi ricchezze accumulate dai cavalieri. Alcuni dei membri più importanti dell'ordine vennero torturati e giustiziati. Al giorno d'oggi sia l'Ordine Teutonico che quello dei Cavalieri di Malta continuano la loro opera, più che altro improntata sulla carità e sull'assistenza dei bisognosi.

Focus On: Le macchine d'assedio.
Caratteristiche del periodo feudale, furono senz'altro indispensabili per espugnare le munitissime roccaforti arabe in Terra Santa. L'uso delle macchine d'assedio venne introdotto con ogni probabilità nel IV secolo avanti Cristo, coi romani che fecero dell'assedio un'arte (ricordiamo quello di Gerusalemme nel 70 d.C per opera delle legioni di Tito Vespasiano). Per l'economia della nostra discussione divideremo le macchine d'assedio in tre categorie:

  • Macchine a torsione: Furono le primissime armi da lancio inventate dall'uomo. Le prime vere tecniche d'assedio vennero inventate dai Greci; ma allora come si assaltavano le città fortificate prima? Semplice, si raggiungevano le mura del nemico con scale e funi e ci si arrampicava come se non ci fosse un domani, sperando di soverchiare gli assediati con relativa facilità. Poi, stufi di essere bersagliati, i soldati scoprirono che al nemico si poteva fare danno anche da lontano, nacquero così i primi modelli di catapulte (l'eutione ed il palintone), sviluppate successivamente dai Romani. Queste macchine, tuttavia, erano piuttosto difficoltose da manovrare e da costruire (di certo gli abitanti di una città fortificata non lasciavano in giro i materiali adatti per costruirle!), senza contare che chi le usava doveva conoscere un minimo di balistica, sicché durante il Medioevo il loro uso fu piuttosto limitato.
  • Macchine a contrappeso: erano macchine molto diffuse, data la loro semplicità di manovra e costruzione. La loro efficacia era dovuta all'applicazione di alcuni concetti fisici fondamentali: le leve e la forza di gravità. Erano costituite da un'asta di legno imperniata ad un supporto; ad un'estremità era posta una sacca in cui era alloggiato il proiettile, dall'altra erano posizionate delle funi che consentivano agli operatori, aggrappandosi energicamente, di imprimere un momento al braccio della leva, che a sua volta portava al rilascio del proiettile. Nel XIII secolo nacque il celeberrimo trabucco; le funi vennero sostituite con un contrappeso (in genere pietre) e la sua portata era decisamente maggiore dei modelli più antichi. Tuttavia richiedeva molti uomini per essere manovrato e le tecniche di costruzione all'avanguardia per i tempi lo rendevano molto ambito, ma anche molto costoso.
  • Macchine d'assalto: nonostante la pioggia di proiettili, nonostante le maledizioni degli assedianti, nonostante le malattie, la carenza di cibo, di acqua, le diserzioni e l'aria di morte che aleggia sul nemico la roccaforte nemica resiste. Allora cosa bisogna fare per espugnarla definitivamente? La si assalta!
    Per scalare una cinta muraria il mezzo più semplice ed economico è la scala. Certo, c'era l'inconveniente che una scala poteva essere anche troppo corta, inoltre i soldati che la usavano erano vulnerabili ai tiri dei difensori; per questo motivo quel gran geniaccio di Filippo II di Macedonia inventò le prime torri mobili d'assalto (le elepoli - letteralmente "espugnatrici di città") e gli arieti. Le torri d'assedio erano vere e proprie torri, della stessa altezza delle mura nemiche, montate su ruote e sospinte in prossimità dei bastioni nemici per consentire ai soldati di attaccarli. Più economiche erano le tettoie spioventi ricoperte di materiale ignifugo, che di solito servivano per portare guastatori e arieti in prossimità delle mura senza che subissero danno alcuno. Se poi gli assedianti erano particolarmente tenaci, potevano scavare delle gallerie puntellate sotto le mura nemiche, per poi farle crollare dando fuoco alle suddette con delle fascine. Insomma, l'arte dell'assedio era 20% scienza, 80% fantasia.

Matt - Il Locandiere

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