sabato 1 marzo 2014

Speciale Locanda. La grande storia delle armi bianche: il Medio Oriente.

Dopo la carrellata del Nord e del Centro-Europa, adesso è d'uopo soffermarsi su quei popoli che, pur affacciandosi sul bacino del Mediterraneo, presentavano caratteristiche assai diverse rispetto ai vicini. In effetti, uno studio dell'Impero Bizantino e dei popoli Arabi e Turchi è necessario ai fini della nostra dissertazione; come non citare, per esempio, la Battaglia di Poitiers, in cui gli eserciti dei Franchi arrestarono l'avanzata islamica in Europa? O, per restare più in generale, che mi dite delle Crociate? Tutti eventi che videro per protagonisti i popoli e i domini di cui stiamo per parlare. Ma, come sempre, andiamo per ordine!



Nel periodo che va dal crollo dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C, ricordarlo serve!) alla fine del primo millennio emersero nuove e profonde spaccature tra Oriente e Occidente, tra Europa e Medio Oriente. L'Occidente era agitato e si stava frantumando sotto i colpi dei barbari invasori, i quali instaurarono una serie di regni romano-germanici (cfr anche qui) spesso politicamente instabili e in perenne lotta tra loro. L'Impero Romano d'Oriente o Impero Bizantino, tuttavia, raccoglieva in sé gli eredi e le poche briciole di romanitas che i barbari non erano riusciti a spazzare via; Costantinopoli mantenne intatti i suoi apparati statali, creando un dominio fortemente centralizzato.
A livello militare, se in Europa i contingenti militari permanenti vennero meno, in favore di un'organizzazione più "popolare" (formata cioè da milizie provvisorie, composte perlopiù da contadini-soldati che combattevano per il proprio re), in Oriente l'esercito bizantino mantenne la tradizione militare romana e, nonostante le modifiche tattiche-organizzative introdotte, restò un'armata uniforme, ben equipaggiata e rigidamente controllata dall'Imperatore per mezzo dei suoi abili e fedeli generali.
Ben presto, però, le potenze arabo-islamiche, prima, e turche, poi, si affacciarono sul Mediterraneo, reclamando il posto che spettava loro sulla scena mondiale. Le capacità tattiche e le complesse strutture organizzative dei popoli islamici restarono ancorate ancora al metodo "classico" di esercitare il mestiere delle armi; metodo contrapposto all'affermazione della cavalleria in Europa.



- L'esercito bizantino.
Subito dopo il crollo dell'Impero d'Occidente, l'Impero Romano d'Oriente mantenne inalterata la propria struttura militare, identica peraltro a quella dell'epoca tardo-romana. In questo periodo, i bizantini furono costantemente impegnati in sanguinose guerre contro l'impero persiano sasanide (Siria). Grazie al reciproco indebolimento di queste due potenze (Costantinopoli e i Persiani), i popoli arabi iniziarono a espandere con successo la propria influenza a partire dal VII secolo.
Ma dal VI secolo, grazie a nuove condizioni politiche ed economiche, l'esercito di Bisanzio subì una nuova e radicale riforma.



- La grande riforma burocratica dell'Impero d'Oriente.
Esiste una teoria (Ostrogorsky) che fa risalire ad Eraclio I, imperatore bizantino che regnò dal 610 al 641, la riorganizzazione delle provincie dell'Impero in temi.
Il punto chiave della presunta riforma eracliana era la semplificazione della burocrazia provinciale e la condensazione dei poteri civili e militari in una sola persona. Oggi questa teoria è stata messa in discussione; pur ammettendo che fosse stato proprio l'imperatore Eraclio a dare il via, gli storici sono d'accordo che questa venne completata parecchi anni dopo la morte dell'imperatore.
Il modello su cui poi si basò effettivamente questa riforma fu l'esarcato (come quello di Ravenna o quello di Cartagine di cui Eraclio fu, appunto, esarca) in cui l'autorità politica e militare convivevano in una sola persona. La necessità di una figura del genere era più urgente di quanto voi poteste immaginare; ai governatori di provincia necessitavano poteri sufficienti per difendere la popolazione locale, specialmente in quei territori come l'Anatolia, l'Armenia e la Siria, minacciate dagli Arabi, oppure come la Grecia (minacciata dagli Slavi e dagli Avari) e i domini in Italia (contesi coi Longobardi). In questa fase concitata, a causa proprio della lontananza delle provincie di confine dal centro dell'Impero, vennero assegnate ai soldati che vi combattevano le terre dei temi in cui prestavano servizio. Di conseguenza si venne a creare, per un certo periodo di tempo, una sorta di vassallaggio militare, diverso da quello che si formò in Europa. In tempo di pace, i soldati coltivavano la terra e versavano le tasse allo stato, con la particolarità che la terra assegnata veniva tramandata di generazione in generazione.



Il governatore politico-militare del tema, che peraltro non amministrava mai la regione da cui proveniva, era chiamato strategos, o capatano; termine che cambiava a seconda della regione assegnatagli. In particolare:

  • Il governatore del tema dell'Opsikion (Balcani e Nord - Anatolia) era chiamato komes.
  • Il governatore del tema Optimaton (Corno d'Oro, cioè la zona di Costantinopoli) era chiamato domestikos.
Queste due cariche erano ereditarie. In tempo di pace, lo strategos raccoglieva la tasse, versandole in proporzione all'Impero, e fungeva da governatore provinciale. Inoltre, nelle province marittime non di confine vennero create flotte militari permanenti, su cui i soldati prestavano servizio come marinai.

Focus On: Il fuoco greco.
Chiamato anche "fuoco liquido" o "fuoco marittimo", era usato specialmente dalla flotta bizantina o dai difensori delle città assediate, quest'arma segreta (rimasta gelosamente custodita dai bizantini fino al XIV secolo) cominciò a essere usata dal 672 ed ebbe un ruolo fondamentale nella difesa di Costantinopoli durante i due grandi assedi arabi (674 - 678 e 717).


Pare che fosse stato inventato dall'architetto siriano Callinico ed era (secondo la formula più probabile) composto da stoppa, zolfo, resine e calce viva, il tutto mescolato con la nafta che i Bizantini estraevano dai depositi di idrocarburi superficiali. Espulso da particolari sifoni sulla prua delle navi bizantine, il composto si incendiava a contatto con l'aria o con l'acqua. Questa specie di napalm del Medioevo, oltre ad essere efficace contro uomini e strutture, devastandone le file, aveva un impatto decisamente devastante sul morale dei nemici, i quali vedevano le loro navi bruciare senza poter fare nulla per spegnere gli incendi.

Con il passare del tempo l'Anatolia divenne sempre più sicura, poiché gli assalti degli arabi diminuirono e i soldati-contadini (stratiotai) poterono dedicare la maggior parte delle loro energie alla terra. Dal X secolo le condizioni dell'impero mutarono di nuovo; i contadini-soldati vennero ridotti di numero a vantaggio dei contingenti mercenari. L'Imperatore formò una sua guardia personale composta da guerrieri rus (guardia variaga), mentre i Normanni, dall'Italia, fornirono reparti mercenari di cavalieri pesanti. Popoli di etnia turca (Cumani e Peceneghi) inviarono a Costantinopoli reparti di arcieri leggeri a cavallo.
Queste unità si affiancavano ai reparti di fanteria pesante di linea (skoutatoi), alla cavalleria armata di lancia e arco (kaballairoi) e ai cavalieri corazzati (katafractoi), meglio conosciuti col nome di catafratti.
Questo tipo di struttura tagmatica (da tagma reggimento o reparto mercenario) rimase l'organizzazione militare bizantina definitiva, fino alla presa di Costantinopoli da parte dei crociati (ironia della sorte, i liberatori si erano trasformati in tiranni) nel 1204, data che segnò l'inizio del declino dell'Impero Romano d'Oriente.

Cavaliere catafratto
Focus On: I catafratti e i clibanarii bizantini.
Nel corso del III secolo, dalla letteratura militare, iniziamo a riscontrare il termine clibanarius, attribuito alla cavalleria pesante sasanide prima, poi dal IV secolo a quella romana. L'etimologia di questa parola è ancora discussa e non si è ancora giunti ad una conclusione univoca. Durante le guerre tra Impero Bizantino e Impero Persiano sasanide, la cavalleria romana ebbe uno sviluppo pazzesco, introducendo un nuovo tipo di protezione di cuoio all'interno e di metallo all'esterno: il klibanion. Era una corazzatura estremamente efficace, completata da un gonnellino di cuoio imbottito ed era in grado di resistere ai colpi di spada, di lancia e alle frecce.



Ai tempi dell'imperatore Niceforo II (963 - 969) il cavaliere pesante era conosciuto col nome di kleibanopohoros ed era dotato di una lancia lunga 4 m, di un arco e di una spada (lunga circa 1 m) o di una mazza. Con la sconfitta bizantina di Manzikert (1071), il klibanion venne sostituito, restando in uso solo tra gli ufficiali, il tutto per ragioni di costo.

- I popoli arabi.
La penisola arabica non fu mai coinvolta nelle vicende politiche oltre i propri confini geografici; sebbene un tentativo di conquista dello Yemen fu fatto durante il dominio di Augusto per mano del prefetto dell'Egitto, all'epoca le vittoriose legioni romane dovettero rinunciare all'impresa a causa delle condizioni climatiche estremamente avverse.
Tuttavia molti Arabi erano stati inclusi nell'impero e ne erano divenuti alleati, tanto che nel III secolo Filippo l'Arabo, appartenente a una nobile famiglia, divenne imperatore.
Ma la situazione era destinata a cambiare con l'avvento di Maometto.
Il profeta riuscì a riunire politicamente e religiosamente il variegato scenario che si presentava nella penisola arabica; alla sua morte (8 Giugno 632), alcune tribù cercarono di rivendicare la propria autonomia, ma vennero ricondotti su più miti consigli dal generale Halid ibn al-Walid. Il califfo Omar, successivamente, fece un'accurata pulizia etnico-religiosa, cacciando dall'Arabia tutti i cristiani e gli ebrei.
Approfittando dell'indebolimento dell'Impero Bizantino e di quello Sasanide, gli Arabi riuscirono in pochi decenni a occupare e convertire all'Islam la Persia e a sottrarre al controllo di Costantinopoli l'Egitto e tutto il Nord Africa (senza contare alcune regioni dell'Italia meridionale).



L'efficacia degli eserciti islamici colse di sorpresa le élite militari bizantine e sasanidi che non tenevano in alcun conto le capacità belliche arabe, nonostante numerosi reparti di quei popoli militarono per secoli sotto le loro stesse bandiere.
Sotto il triplice potere del califfo (autorità politica, religiosa e militare), gli eserciti arabi basavano la loro efficienza sull'uso della cavalleria leggera. Durante il movimento delle armate nelle regioni desertiche, gli Arabi utilizzavano i dromedari sia come mezzo di trasporto per gli equipaggiamenti e rifornimenti, sia per il trasporto dei soldati.
A partire dal VII secolo gli islamici cominciarono a perdere la loro uniformità etnica. Tutti i convertiti dovevano servire nell'esercito, quindi, via via che si convertivano, le varie regioni che furono sottoposte all'autorità bizantina o persiana iniziarono a fornire all'esercito dei conquistatori contingenti specializzati. Questo processo di integrazione portò con sé l'uso e l'adozione di armi e armamenti differenti. La maglia di ferro o la corazza lamellare si fusero assieme alle leggere spade arabe, alla lancia pesante da cavalleria e all'arco composito proveniente dalle steppe. La capacità di integrare armamenti e tradizioni militari differenti fece dell'esercito musulmano del VII e X secolo una macchina da guerra formidabile.

Focus On: La Scure e la Mazza Araba.
Gli eserciti arabi avevano un equipaggiamento semplice, ma non primitivo:

  • Spade dalla robusta lama d'acciaio yemenita o indiano, dalla corta impugnatura.
  • Lancia lunga
  • Arco in legno di nabka.
La mazza poteva essere considerata l'emblema del rango. Assicurata al polso per mezzo di un laccio di cuoio o tessuto, nell'età abbaside (750 - 1055 circa) sono state identificate due tipi di mazza: la dabbus col manico in legno o in ferro, con l'estremità di metallo e di differenti forme; e la 'amud, interamente in ferro, dal peso tra i 4 e i 6 kg e alta 50 cm. In seguito, dalla dabbus si sviluppò la latt, un'altra mazza con l'estremità dalla caratteristica forma oblunga (tipo una zucchina).


La parola tabarzin identificava una scure dalla grande lama, con un lungo manico da maneggiare con due mani (ciò secondo un poeta del 718 d.C). Un secolo più tardi la scure si sviluppò in dimensioni più ridotte, tali da essere portata nella sella, come arma per il combattimento ravvicinato dei cavalieri.


Matt - Il Locandiere

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