lunedì 24 marzo 2014

Il Lunedì del Locandiere

Gooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooood Morning Avventori! Nonostante questo inizio settimana non sia all'inizio del bel tempo, il Locandiere e il suo cilindro magico (da cui tira fuori gli argomenti più improbabili) è sempre qua!
Oggi vi ripropongo una domanda che vi avevo fatto un po' di tempo fa. Ma voi leggete? 
E se sì, quanto? Quando? Che tipo di libri?



Per quanto mi riguarda, a rischio di ripetermi, posso dirvi con tutta sincerità che la lettura è una delle costanti fondamentali nella mia vita. Posso passare dei mesi senza leggere; poi però faccio come il figliol prodigo e ritorno alla mia straripante libreria. Quanti libri leggo? Non tanti quanto ne vorrei. Quando? Quando capita, sul treno, sul cesso, sul letto, mentre aspetto che i miei manicaretti vengano pronti. Che tipi di libri leggi? Soprattutto romanzi o saggi storici, sono un fan degli autori classici (Svetonio, Plauto); ma non disdegno anche roba più recente: da Zola a Verga, da Dumas a Hugo, da Shakespeare a Baudelaire, da Seneca a Tsunetomo, fino a Sun Tzu e Freud; come vedete vanto un mio piccolo curriculum vitae del lettore, che copre una fascia storica ampissima. L'unico autore che non ho saputo apprezzare è stato Pirandello, forse perché ho ricevuto la lettura imposta delle sue opere al liceo? Magari.
Oggi si parla di libri, cari amici. O meglio dei tre libri che mi sono scofanato in serie in meno di due mesi, circa. Passato l'esame di Fisica II la maggior parte del mio riacquistato tempo libero (perché strano ma vero uno studente di Ottica ha anche del tempo libero!) l'ho occupato leggendo. Quindi di seguito vi riporto i tre (e dico tre) libri che ho divorato in questo brevissimo lasso di tempo.


Simon Scarrow - Roma o morte


Devo confessarvi che sono sempre stato un po' scettico sui romanzi storici moderni, forse perché temevo di leggervi un po' di bestialità, come quelle propinateci in quei fantacacai cinematografici che portano il nome di Pompeii e il Gladiatore (sì, anche il Gladiatore non è esente ticket-stronzate). Senza contare che di Roma e delle sue gesta se n'è scritto così tanto da tappezzarci la Salerno-Reggio Calabria così da chiudere forever and ever i cantieri. Il libro di Scarrow, però, è stato una piacevole sorpresa.
Certo, dal titolo possiamo evincere che si tratti di una delle tante lotte fratricide che hanno segnato l'Impero dopo la caduta della dinastia Giulio-Claudia. Niente di più errato!
Siamo nel 44 d.C, tutta la Gallia era occupata. Tutta? Tutta. Così le legioni imperiali muovevano i loro passi marziali in Britannia, fronteggiando il temibile capo ribelle Carataco. Ai centurioni Catone e Macrone spetta l'ingrato compito di addestrare due coorti di truppe ausiliarie per difendere le linee di rifornimento delle legioni. Ma un sinistro complotto rischierà di catapultare i nostri in un enorme, fetente e profondo mare di merda.
Come vi dicevo, sono (o meglio ero) piuttosto scettico su questi romanzi storici moderni; tuttavia, leggendone un paio, sono riuscito a cambiare opinione piuttosto rapidamente. Cosa c'è da dire a riguardo? Beh in primis, se voleste leggerlo, vi deve piacere la storia. Non ci piove. In secundis, lo stile è molto essenziale, non si dilunga troppo in varie descrizioni inutili di cose, reparti, uniformi e tattiche militari romane; insomma non si perde tempo in artifizi che possono spaventare il lettore.
Inoltre la storia (che di per sé ha una trama piuttosto semplice) è ben sviluppata, con un giusto mix tra scene di azione e dialoghi; mai retorica e piena di parolacce.
Vi ho segnalato questa costante del turpiloquio proprio perché aumenta il realismo storico. Si sa, i romani non erano propriamente dei seguaci del bon-ton e, soprattutto i soldati, ficcavano imprecazioni e parolacce in ogni luogo, anche quando si rivolgevano ai propri superiori col dovuto rispetto.

Guido Cervo - La setta dei mantelli neri


Secondo libro, secondo romanzo storico. Siamo in quella fettina di Prussia che durante il XIII secolo conobbe gli scontri maggiori e più aspri tra i reduci della Terra Santa dell'Ordine Teutonico e le popolazioni indigene pagane.
Benché il titolo del libro faccia riferimento a questa fantomatica setta, in pratica per la prima metà abbondante del libro se ne parla ben poco, con tutta l'attenzione concentrata su altri eventi, tra cui la ribellione dei Galindi e l'intervento dei Pomerani, che proprio di buon occhio non vedevano i buoni teutonici. Mentre nella seconda parte di questo racconto si parla anche di questi mantelli neri, con scene che ricordano tanto Apocalypse Now.
Stavolta autore italianissimo che ci racconta un po' come andavano le crociate contro i pagani nelle fredde e innevate terre del Nord. Descrizione di surreali paesaggi innevati e un pizzico di riflessione per quanto riguarda la misera vita che conducevano i cavalieri che, abbandonati i piaceri del mondo, si dedicavano alla mortificazione della carne e allo spargimento di sangue in nome di Cristo. Ne vale, si chiede il protagonista Eustachius Von Felben, quindi la pena?


Puskin - La figlia del capitano


Terzo e ultimo libro consigliatomi dalla mia attuale ragazza (ma come? Oste della malora! Hai trovato una dolce fanciulla da tediare con le tue ciance e non ci dici nulla????Vergogna! Mascalzone! Teppa! Brigante!) e letto in poco più di dieci giorni.
Vi dirò, sono sempre stato poco attratto dalla letteratura russa in generale, ciò per vari motivi:
  • Tendenzialmente non la si studia né la si accenna al liceo.
  • Spaventa la proverbiale prolissità degli autori.
  • Spaventa anche il luogo comune che tutte le storie sono tragiche o finiscono in totali e immensi bagni di sangue.
Certo, avvicinarsi alla letteratura russa con un'Anna Karenina o con un Guerra e Pace, forse, non è la scelta più adatta. Per questo mi hanno presentato questo piccolo gioiello di Herr Puskin, che ho peraltro intenzione di consigliarvi caldamente.
La trama è piuttosto semplice, un giovane nobile, Piotr Griniov (perdonatemi ma davvero non so come inserire i caratteri speciali), viene mandato dal padre a intraprendere la carriera militare in una remota fortezza russa. Qui incontra, appunto, la figlia del capitano di questa fortezza e se ne innamora piano piano. Ma la perfidia di un amante rifiutato e, soprattutto, la preoccupante rivolta di Pugaciov si frapporranno tra i sentimenti dei giovani.
Romanzo storico-realista, ma di un realismo ironico. Il lettore non si spaventi delle ripetizioni, del repentino passaggio dal tu al voi e viceversa, dell'uso di vezzeggiativi o termini non tradotti: tutto normale amministrazione.

Matt - Il Locandiere

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