mercoledì 5 marzo 2014

Era una notte buia & tempestosa: la piccola rubrica degli Avventori dylaniati.

Procrastinato, perso e ricuperato! Finalmente abbiamo l'opportunità di ritagliarci, magari davanti ad una bella tazza di Earl Grey, un po' di spazio tutto per noi, discutendo sull'ultima avventura del nostro Old Boy.


Trecentotrentesimo numero che, dopo le tanto strombazzate dichiarazioni di cambiamenti, forse sta muovendo la testata nella giusta direzione. Ma ho imparato a non cantare vittoria troppo presto.


Titolo: La magnifica creatura
Soggetto e sceneggiatura: Giancarlo Marzano
Disegni: Marco Nizzoli
Lettering: Diana Rocchi


Trama: Mentre su Londra cade una copiosa nevicata, davanti all'auto di Dylan si para una tizia misteriosa, completamente nuda (non pensate male pervertiti) se non per uno straccio che si porta appresso. Incapace di parlare una qualsiasi lingua, senza documenti, senza passato né presente. Chi è questa enigmatica persona?

Parliamone: anche stavolta il nostro fido Roberto Recchioni ci regala una delle sue preziose perle di saggezza (non sarcastico), introducendo il numero facendo un interessante parallelismo tra la nostra Neve (poiché così si chiamerà la tizia venuta dal nulla) e la creatura nata dalla fantasia di Mary Shelley, ovvero Frankenstein. Un parallelismo che, seppur degno di nota (bravo Robè!) non è propriamente esatto...Ma su questo ci arriveremo a breve.
Innanzitutto cerchiamo di capire chi è Neve e cosa c'entra con Dylan.


Dopo l'iniziale sbigottimento (vorrei vedere voi se mentre zuzzurellate in giro in macchina e all'improvviso vi si para davanti una bella fanciulla come mamma l'ha fatta), Neve, così ribattezzata visto che nessuno sapeva chi fosse, nemmeno alla sempiternamente denigrata Scotland Yard, viene portata all'ospedale e, dopo una serie di accurati esami si scopre che essa è un clone.
Non uno di questi...



...ma un clone in carne e ossa. Potete immaginare qual ricco bottino possa essere un clone per la comunità scientifica e infatti...
Qualche tempo dopo la conferma della notizia che Neve è proprio un clone umano, un commando di stronzi la fa in barba a tre quarti di Met (la Metropolitan Police N.d.L) parcheggiata fuori dall'ospedale, con lo scopo di proteggere proprio Neve.
Polemiche e disastri, del clone non c'è più traccia e per un mese il povero Bloch brancola nel buio, temendo sempre di più per la sua agognata pensione che sembra come Godot. Fino a quando una tizia dall'aspetto vagamente malandrino si presenta a casa di Dylan. Questa tale, Gladys Scottfield, è una dei capoccia della fantomatica casa farmaceutica Pharmapix (che a dire il vero dal nome sembra una ditta di componenti elettroniche, ma vabbé) e sostiene di essere in possesso della povera Neve, minacciando di farla diventare cibo per i vermi se il nostro Old Boy non si metterà a collaborare al caso.
Eh sì, perché benché la Pharmapix sia un'azienda leader nel campo delle merendine...cioè, volevo dire nel campo della ricerca farmaceutica, in un mese di esami ed esperimenti non è riuscita a cavarne fuori un ragno dal buco. Compito di Dylan Dog sarà scoprire chi e come ha creato la povera Neve. Ce la farà Old Boy? Sicuro.
Il finale del fumetto è un po' la solita tiritera con i cattivi che vengono arrestati e condannati, Neve che si salva, ma muore per cause legate alla sua condizione di clone e un altro groppone da mettere nel cassetto dei ricordi tristi di Dylan. Due, giusto due, cose che vorreste sapere prima di chiudere le comunicazione.
In primis, chi è Neve? Un clone, d'accordo; ma in particolare, secondo l'ideatore della storia, si tratta di un homunculs alchemico, un personaggio leggendario creato proprio dagli alchimisti in base a processi non ben definiti.


In secundis c'è l'ahimé triste leitmotiv delle case farmaceutiche come lobby di criminali, indifferenti alle sofferenze umane e molto più propense al guadagno e alla vivisezione che alla produzione di medicinali efficaci. Tema che poteva benissimo essere evitato, soprattutto in periodi come questi in cui la gente preferisce non credere a ciò che la comunità scientifica sostiene ad alta voce. Del resto si sa, molti sono più propensi a credere alle scie chimiche che alla spiegazione della luce attraverso integrali di superfici, circuitazioni, derivate parziali e operatori vettoriali. Too bad!
Non male come numero, anche se mi aspettavo un quid in più. Cadrà nei numeri un po' meh della serie.

Matt - Il Locandiere

1 commento:

  1. Sono quasi-d'accordo. Nel senso che sono d'accordo sul discorso della case farmaceutiche: poteva essere evitato, ma perchè è stato sviluppato giusto negli ultimi cinque minuti, se magari ci spendevano un pò di più magari sarebbe saltato fuori qualcosa di carino.

    Però non sono d'accordo sul fatto che sia "meh". Più che altro, secondo il mio personalissimo e smontabilissimo parare, è un numero che divide un pò i fan; quelli che sono stati abituati dai primi 100 numeri della serie a storie del genere, lo vedranno come una specie di ritorno amarcorde di quei giorni. Chi invece no lo vedrà appunto come semplice "one shot, one kill, avanti un altro". Di certo, in tutto il decantato processo di ristrutturazione e restaurazione di Dylan Dog, questo numero riesce più di altri a mescolare Bonelli Old School e New Bonelli Style nel tentativo di recuperare e/o appassionare nuovi/vecchi lettori. Poi oh, gusti.

    E poi digiamogelo...che copertina!

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