lunedì 31 marzo 2014

Il Lunedì del Locandiere

Purtroppamente il mio PC ha deciso, grazie alle scempiaggini del suo padrone, che era necessaria una formattazione, indi per cui ho avuto diversi contrattempi nella stesura dell'articolo seguente. Giovedì pomeriggio, dopo un duro allenamento in palestra, mi stavo docciando e riflettevo sul significato della vita.
Beh, non esattamente sul significato della vita, ma in un certo qual senso riflettevo su come la vita, o meglio, il caso (perché Dio non giuoca ai dadi - smicit einsteiniana) affidi nelle mani delle persone un quantitativo spropositato di quattrini e questi li investano in attività più o meno di successo. Forse avete capito di chi sto parlando...


Proprio di lui, Mark Zuckerberg. Bimbo prodigio e inventore del soscial netuorc più popolato del World Wide Web (beh mica vero, pare che il primato lo stia via via perdendo). Zuckerberg che spese l'esorbitante cifra di 19.000.000.000 $, o se preferite altre nomenclature più o meno ridondanti:
  • 19 milioni di dollari USA
  • 19 x 10^9 $
  • 19 G$ (perché nel SI il prefisso per miliardo è G = giga. Figo no? 19 GigaDollari)
  • 19000 milioni di dollari
  • L'equivalente di 14683153 once d'oro (approssimato), al prezzo attuale di 1294 $/oncia
  • La cifra sopra equivale a 416260644,54 g di oro, oppure 416260,65 (anche questo approssimato) kg di oro puro.
  • Cioè Mark avrebbe potuto pagare con un camion IVECO Trakker stracarico di oro. Secondo i miei calcoli, per una capacità di carico del cassone posteriore di 22 m^3 e una densità dell'oro di 19320 kg/m^3, il carico totale di oro che può trasportare il camion è circa 425040 kg.
Mark, scaricale pure laggiù le pietruzze d'oro!
  • Compito a casa, rifate il conto con il prezzo del rame e del petrolio.
Chiaro il concetto? Certo che sì. Ora, ci siamo sorbiti anche tutti i vari post del tipo: cosa avrebbe potuto comprare Zuckerberg con tutti quei soldi?
C'è chi sostiene che si sarebbe potuto comprare il telescopio Hubble, chi quattro portaerei atomiche, chi tutta l'acqua della terra eccetera eccetera eccetera.
Ma questo, cari amici, non è il classico post, ah guardate cosa si sarebbe potuto comprare quel bigolo di Zuckerberg!
Beh, tornando brevemente al Trakker...assumendo che 19 miliardi di $ corrispondano a qualcosa come 14 miliardi di euro, approssimativamente, e assumendo anche che un Trakker nuovo di zecca costi...mmm...sulle 107.000 euro (prezzo indicativo trovato a caso sul web), Mark si sarebbe potuto comprare la bellezza di 138041 camion e qualche pezzo sparso...ah la matematica!
E se avesse voluto comprarsi degli autobus di linea?
Anyway, come al solito sto divagando. Per il post di oggi pensavo di ribaltare la domanda posta a Zuckerberg (in senso figurato): Come spenderesti, tu Avventore, 19 miliardi di dollari? Come spenderei io, Locandiere, la stessa somma???

Per quel che vi riguarda, se proprio ci tenete a rispondere, potete farlo nei commenti. Invece, per quel che mi riguarda, e qui entriamo nell'anima dell'articolo, dividerò la risposta in due parti; o meglio, in due ipotesi. Ma andiamo per ordine.

Problema: qualcuno ti ha concesso di spendere la bellezza di 19.000.000.000 $, fino all'ultimo sudicio centesimo, pena l'ascolto forzato del nuovo (improbabile) disco di Gigi d'Alessio feat Pitbull.

Ipotesi (a): spendo tutti i soldi per fini non personali.

Premessa: se non volessi spendere tutti questi soldi per me, li investirei in cose utili per lo Stato, per i miei compatrioti  e per le generazioni future. MA dovremmo assumere il fatto che l'Italia sia un paese per cui valga la pena di investire 19 miliardi di $ per la gloria futura. In realtà parlare dell'Italia e dell'italiano (da italiano ovviamente) non è facile, un po' perché si rischia di scadere nei luoghi comuni (tipo: pizza, mandolino, aperitivo e Grande Fratello), un po' perché si è sempre a disagio a dover sottolineare i difetti che ci accompagnano e sono tanti. Anche se la quintessenza del problema italiano non è la cosiddetta casta politica (come taluni amano urlare alle piazze), ma gli italiani. Ora, non so per quale assurdo sortilegio, ma ultimamente  sto perdendo un sacco di fiducia nel mio prossimo/vicino.
Da popolo di esploratori, scienziati e uomini di cultura ci siamo lentamente trasformati in creduloni, facili da turlupinare sul web o alla TV con programmi credibilissimi, che ci ricordano come una dieta vegan (non ce l'ho coi vegani, ce l'ho con gli estremisti vegani) possa guarire miracolosamente dal cancro; oppure sulle reiterate bufale che il comune di Coccomaro ha concesso ai rom delle case ad uso gratuito & perpetuo, mentre il comune di Sansalino ha deciso di non far pagare più ai rom il biglietto del treno/mezzi pubblici (i nomi ovviamente sono inventati). State scherzando? Volete dirmi che ci credete sul serio solo perché è scritto su internet?
Comunque, la mia premessa non vuole essere un interessante quanto pretenzioso trattato sociologico sul perché l'italiano è da rifare a partire da zero, ma vi dico semplicemente  cosa toglierei dal Bel Paese per far sì che, sempre a mio modesto parere, questi 19 miliardi di cui posso ipoteticamente usufruire siano ben spesi in opere per il bene dell'Italia o, più in generale, dell'umanità. Ma andiamo con la lista degli indesiderati, poi passiamo ai progetti:

  • Estremisti: vegani, animalisti, complottisti, grillini, destra, sinistra, gialli, rossi, arancio e violetto. Tutti coloro che ricorrono alla violenza, alle minacce e soprattutto alla mistificazione e manipolazione delle fonti per i propri loschi scopi.
  • Propugnatori di pseudoscienze: purtroppo la scienza è complicata, ma allo stesso tempo è l'unica capace di spiegare correttamente i fenomeni fisici-chimici che ci circondano. La scienza si evolve, non è mai statica; un esperimento che confuta le teorie precedenti, porta alla formulazione di nuove ipotesi, da cui si ricavano ulteriori esperienze, da cui ancora si può trarre una nuova e più completa teoria. Non mi credete? Vi posso facilmente fare l'esempio della meccanica quantistica. Agli inizi del 1900 c'erano alcuni fenomeni studiati che non potevano essere risolti con la meccanica classica (vedi il problema del corpo nero), cioè quella parte di fisica che comprendeva tra le altre le leggi di Newton; Planck e dopo di lui altre illustri menti inventarono dal nulla questa meccanica dei quanti e, applicandola ai problemi, riuscirono a farla funzionare. La meccanica quantistica è al giorno  d'oggi una teoria più che confermata. Non mi credete ancora? Non spetta a me dimostrarvi che la Terra non è piatta, fatevi voi il calcolo. Purtroppo credere che la luce di un bel mattino d'autunno non sia l'effetto composto di magia e etere, ma una sfilza di equazioni differenziali le cui soluzioni sono la base della teoria dei campi elettromagnetici non è per nulla poetico né elegante; lo so, lo so, però c'est la vie. Non vi piace la scienza? Nessuno vi obbliga a essere dei fisici delle particelle, ma perlomeno tacete se non avete un minimo indispensabile di conoscenza in materia.
  • Creduloni: sì, tutti quelli che si bevono le più assurde stronzate solo perché l'ha messo su FB tizio, o perché l'hanno detto alle Iene o perché, più in generale, sta su internet. Internet come eterna fonte di sapere, sì, se sai da che parte guardare.
La lista potrebbe dilungarsi all'infinito; ma riassumiamo e diamo le condizioni necessarie e sufficienti a farmi investire questi benedetti ipotetici miliardi per il bene comune: assenza di estremisti, assenza di idioti e furbetti, assenza di santoni, urlatori da piazza, guru della fantamedicina miracolosa e presenza di un minimo buon senso civico e di pacifica convivenza. Amen.

Progetti attuabili in base all'ipotesi (a): roba seria, amicici, roba seria. Altrimenti che fine ne trarrebbe l'umanità? Ho scelto solo due campi d'indagine, giusto per non essere troppo prolisso e che rispecchiano di più il mio ideale di spesa utile.
  • Rifinanziamento dei progetti spaziali. C'è chi dice che il fine ultimo dell'uomo sia la conquista dell'immensità dell'universo. Io sono d'accordo. Allo stato attuale delle cose lo spazio è forse l'unica e ultima frontiera rimasta aperta all'uomo, che quindi dovrebbe accogliere la sfida e lanciarsi verso l'infinito (e oltre). Certo, non dobbiamo dimenticarci che la corsa alla spazio ci ha dato alcuni benefici non da poco, tra cui uno studio approfondito dei laser, l'utilizzo dei satelliti in campo militare e civile; anche se i progressi più evidenti sono stati compiuti in campo aerodinamico e soprattutto in quello energetico. I pannelli solari da dove arrivano? E le celle a combustibile di idrogeno? E i condensatori ad alta capacità? Tutti oggetti che sono arrivati da lassù, o meglio, che sono stati sviluppati per le tecnologie necessarie lassù nell'immensità dello spazio.

  • Rifinanziare gli esperimenti del CERN di Ginevra: dopo l'infinitamente grande, perché non parlare dell'infinitamente piccolo? Leggendo sul sito LHC Italia, ho scoperto senza troppa meraviglia che gli esperimenti sulle particelle elementari costicchiano assai. Ma cos'è il CERN? Si tratta del più grande complesso scientifico per lo studio delle particelle subatomiche e della loro interazione, diventato famoso per la scoperta del famoso bosone di Higgs e per essere sulla bocca di molti complottisti, che lo paragonano un po' ad un'enorme macchina per creare dei buchi neri in grado di ucciderci tutti. Sì come no. Anyway, giusto per darvi un po' di dati reperibili sempre dal sito: nonostante i suoi 27 km di lunghezza, l'LHC (Large Hadron Collider) pesa solo 38.000 tonnellate. Paradossalmente è sia il posto più caldo che quello più freddo della galassia; infatti i 2000 elettromagneti supeconduttivi sono mantenuti a una temperatura di -271°C, mente nei punti in cui le particelle collidono, si arriva a raggiungere una temperatura pari a 100.000 volte superiore di quella che si trova nel centro del Sole, mica cazzi. Ma, detto tra noi, cosa vuol dire che un materiale è superconduttivo?? Onnes, gran fisico e gran mente, vide che abbassando di molto la temperatura in certi conduttori, la loro resistenza si annullava (ricordiamo che la resistenza, misurata in ohm, è data ta R = V/I, dove V è la differenza di potenziale ai capi del nostro tratto di filo di cui misuriamo la resistenza e I è l'intensità di corrente, in Ampère, che ci scorre dentro). Giusto per dare altre cifre, facendo un breve calcolo, i maggiori esperimenti del LHC sono costati la bellezza di 848.085.000 di cucuzze d'euro. Ipotizzando di avere a disposizione la cifra di 14 miliardi di euri (ricavata dai 19 miliardi di $ di cui sopra), potrei finanziare ben 16,5 volte gli esperimenti. Nel caso che si facesse un esperimento all'anno, per quasi 17 anni al CERN potrebbero dormire sonni tranquilli e dorati.

Ipotesi (b): Spendere tutti i quattrini in cose che reputo gaie e necessarie per la mia felicità. Insomma, sii egoista.

Progetti attuabili in base all'ipotesi (b): ce ne sarebbero a quintali e  molti di essi non necessitano di una spiegazione, in quanto espressione di un mero capriccio personale. Perciò preparatevi, dopo le cose serie arrivano le cazzate!
  • Comprare un terreno in qualche zona esotica ed avviare una piantagione di tabacco. La vita agreste non è poi così brutta come sembra, anzi! Il duro lavoro della terra, spesso, può appagare di più in termini di realizzazione personale. Del resto dopo mesi di alzatacce, di cure amorose e di apprensione vedere i propri frutti sorgere dalla generosa terra è un mix di emozioni incalcolabili.
  • Avviare un vivaio di piante carnivore: possiedo una dionea ed un altro tipo di pianta, ma amerei ampliare il mio vivaio.
  • Comprare un autobus per trasporto pubblico. Non fate domande a riguardo.
  • Comprare un enorme castello in qualche sperduta e selvaggia regione della Germania. Un gigantesco maniero da riempire con armature, armi et similia e scaffali pieni di manoscritti polverosi, il sogno di ogni amante della storia.
  • Comprare un'isola greca. Per le vacanze dopo il duro lavoro nella piantagione.
  • Comprare un sottomarino. Perché solcare i sette mari quando si possono carpirne i segreti dei loro fondali???
  • Comprare un piccolo borgo medioevale in Toscana. Pura poesia e godimento del Bel Paese.
  • Comprare tutti i residuati bellici e reperti storici della Seconda Guerra Mondiale
  • Aprire un enorme superstore del fai da te. La conoscete questa mia passione no? Avete ben poco di cui stupirvi.
  • Avviare un'impresa di demolizione e ristrutturazione.
  • Ordinare una statua della mia persona modellata come l'imperatore Augusto. Possibilmente senza il putto ai piedi

  • Aprire una libreria in un vecchio galeone. Il profumo del legno, della salsedine e della carta stampata costituiscono una triade di puro godimento dei sensi. Quindi perché non aprire una magnifica libreria in un antico galeone ristrutturato? Ovviamente ancorato da qualche parte...tipo in qualche città del Nord Europa.
  • Comprare un fortino arroccato su un'isola rocciosa solitaria in mezzo al mare.
  • Comprare tutti i libri possibili e immaginabili
  • Comprare tutte le armi bianche e da fuoco (da esposizione) ed esporle nel museo della Locanda.
  • Comprare un IVECO Trakker.
  • Comprare un computer con caratteristiche tali da permettermi di usare tutti i simulatori presenti sulla piazza.
Probabilmente questa è solo una fettina della "lista dei desideri", ma al momento sono tutti quelli che mi vengono in mente!

Matt - Il Locandiere

domenica 30 marzo 2014

Giusto 2 Parole. Comunicazione di dis-servizio.

Attention please! Cause menate varie il Lunedì del Locandiere non uscirà domani mattina alle 7:30, ma più tardi nel corso della giornata. E niente, visto che sono una persona educata volevo avvisarvi, a domani cari Avventori!


Matt - Il Locandiere

sabato 29 marzo 2014

Speciale Locanda. La grande storia delle armi bianche: l'età dei comuni.

Come avevamo già visto, dall'XI secolo, in alcune aree dell'Europa come le Fiandre o l'Italia, si assistette ad un vero e proprio boom demografico, provocato dalla fine del periodo di incertezza prodotto dalle invasioni dei Vichinghi, dei Magiari e di altri poco accondiscendenti popoli nomadi. Questo evento ebbe come conseguenza quello di fare aumentare la produzione artigianale, che in epoca romana aveva già una certa importanza, a scapito della campagna. Il ripopolamento delle città murate (che erano soprattutto sedi arcivescovili) produsse il fiorire di nuove attività manifatturiere e commerciali, che a sua volta causò la nascita di una nuova e importante classe sociale, composta soprattutto da banchieri, artigiani, mercanti, notai e avvocati: la borghesia. Ben presto questo nuova classe pretese a gran voce i privilegi politici ed economici che le spettavano di diritto.

Federico I Hohenstaufen detto Barbarossa
Il potere politico, che nelle città fu affidato alle magistrature comunali, era affidato ad un interessante connubio tra classi sociali: da una parte c'era la "vecchia aristocrazia" che, toltasi la paglia dal culo, si misero anche loro in affari e iniziarono l'antica arte del commercio; dall'altra c'erano i "nuovi ricchi", come notai, mastri artigiani und so weiter, che assumevano i costumi degli aristocratici pur non possedendo, di fatto, titoli nobiliari. A completare il quadretto non v'era più la servitù della gleba, relegata ormai nella negletta e quasi fastidiosa campagna, ma una classe media composta da operai, bottegai (raggruppati in arti medie o minori), garzoni e apprendisti che, spesso e volentieri, divennero protagonisti di furibonde lotte intestine, sociali, religiose (specie quando inizieranno a circolare le prime eresie importanti) o di fazione.
Sul piano militare le città, spesso in lotta tra loro o contro l'impero o il Papa, dovettero immediatamente munirsi di una soluzione efficace sia per difendersi dalle aggressioni di altri bellimbusti, sia per espandere la loro sfera di influenza verso le altre città limitrofe.

Il giglio di Firenze
- Le milizie cittadine
In un certo senso la cavalleria pesante, ovvero quel raggruppamento di soldati a cavallo equipaggiati di armatura, spada e lancia, continuò a mantenere la sua importanza anche all'interno delle mura cittadine. Le milizie potevano contare infatti solo sulla grande professionalità guerresca e sull'addestramento dei cavalieri pesantemente corazzati, che andavano anche a costituire la spina dorsale dell'esercito, se volevano risultare vittoriosi. I cavalieri cittadini, in realtà, non erano molto diversi dai loro colleghi campagnoli; spesso provenivano dallo stesso ceto sociale, ovvero la piccola nobiltà feudale che, nel corso del XII secolo di amalgamò sempre di più alla vita cittadina. Sul finire dello stesso secolo, ma soprattutto a partire dal XIII le famiglie mercantili più abbienti riuscirono ad equipaggiare i loro rampolli e a farli partecipare alle attività guerresche come cavalieri.

Lo stemma di Siena
Anche i piccoli, però, contribuivano alla difesa. La fanteria cittadina era arruolata tra gli umili: artigiani, piccoli commercianti, maniscalchi, garzoni e stallieri. Questi soldati usavano un equipaggiamento molto variegato che consisteva soprattutto in: balestre e archi, ma anche spade corte, daghe, pugnali, scuri, picche ed altre armi in asta. Le protezioni erano essenziali e di gran lunga inferiori rispetto a quelle dei cavalieri, consistevano in giachi di cuoio o giubboni imbottiti; mentre per il capo le protezioni potevano variare da una semplice cuffia imbottita a caschi o cervelliere metalliche.

Immagine di milite con cervelliera (casco blu)
Fondamentale era l'uso dei palvesi, grande scudo rettangolare in legno che poteva essere fissato nel terreno. Gli specialisti nell'uso di questo scudo potevano fornire ai picchieri e ai balestrieri la protezione necessaria per formare un vero e proprio muro da contrapporre alle cariche della cavalleria pesante avversaria. La balestra, di cui ne avevamo parlato sabato scorso, micidiale, potente, precisa, riusciva ad imprimere un'energia cinetica tale al quadrello (il proiettile lanciato) che a media e breve distanza poteva perforare una corazza.

Il palvese
La solidità della fanteria era assicurata anche dai picchieri, con le loro armi in asta lunghe fino a 3 m. Quest'ultime avevano quasi sempre una derivazione contadina ed erano di varie forme e dimensioni. Le lunghe picche, poi, con al protezione dei palvesi erano in grado di far rinunciare i cavalieri pesanti ad una carica, creando di fatto un fitto porcospino di ferro. L'esprit de corps dei combattenti comunali era espresso anche negli sgargianti e variopinti gonfaloni, bandiere e vessilli che i vari distretti, associazioni o quartieri si portavano dietro in battaglia. Ma non dobbiamo pensare che fossero vano vessillo di vanità (semicit V), infatti ogni corporazione o quartiere aveva la propria bandiera, che quindi identificava i vari appartenenti alla milizia e facilitava il compito di gestire gli uomini o di riconoscerli durante i concitati momenti della battaglia.

Focus On: le armi in asta.
Con lo sviluppo dei comuni le milizie cittadine acquisirono di diritto un'importanza estrema; compito di questa milizia era quello di sorvegliare le mura e le porte della città, di difendere la città stessa e, eventualmente, di partecipare ad una campagna militare volta a difendere i propri interessi economici, politici, religiosi o commerciali (in realtà gli interessi potevano anche essere quelli del Papa o dell'Imperatore, come si suol dire: bisogna fare di necessità virtù!).

Il puntone a piattello
La presenza di guarnigioni cittadine non era una novità, anzi questa usanza fu introdotta ai tempi delle invasioni longobarde e bizantine; ma si rafforzò ulteriormente con l'arrivo dei Vichinghi e dei Saraceni sulle coste italiane. Parallelamente al processo di costruzione dei castelli e all'avvento dei cavalieri, nacque una figura che avrebbe dovuto presidiare queste opere sia in presenza che in assenza del cavaliere-signore (spesso impegnato in lunghe campagne al di fuori dei propri territori e che, certamente, non si degnava di passare tutto il giorno alle porte del suo castello per vedere chi entrava o chi usciva), nacque cioè la figura del fante. Accanto ad archi e balestre le armi in asta assunsero un'importanza crescente, acquisendo nuove funzioni e, possiamo ripeterlo per la centesima volta, derivavano quasi tutte da attrezzi di uso comune. Ma prima, grazie a San Paint, un'immaginetta breve, concisa e compendiosa delle key words dell'armaiolo:

I primi esempi di arma in asta risalgono alla seconda metà del IX secolo, come lo spiedo da guerra; nel corso del X si afferma la roncola inastata e impugnata. Ma nel XV secolo (dopo un continuo sviluppo dall'XI secolo in poi) si raggiunge il massimo dell'inventiva; da quel momento in poi non nasceranno più nuovi modelli e durante il XVI secolo si modificarono quelli già esistenti. Per l'economia della nostra esposizione, le armi in asta derivate dagli attrezzi sono:
  • La grande ascia
  • La vouge svizzera
  • La bardica
  • La ronca (e i suoi derivati: roncola, roncone)
  • La falce da guerra
  • Il falcione
  • Il coltello da breccia
  • La forca da guerra
  • L'alighiero da guerra
  • Il martello d'arme
  • Il tridente da guerra
Nate come armi, invece, sono la picca, la lanza longa, il quadrellone, il puntone a piattello (questi ultimi con azione di stocco e perforante).

Alcune armi in asta
Altre armi in asta, riconosciamo la forca da guerra (22) e il coltello da breccia (20)
- Il reclutamento
Accadeva, ahinoi, che i nostri concittadini al governo decidessero di mettere le mani addosso a qualcuno, allora si organizzava il reclutamento delle truppe. Il sistema di arruolamento era basata su una struttura complessa, ma molto simile tra i vari comuni. La mobilitazione generale, cioè il richiamo alle armi di tutta la popolazione, era estremamente raro e vi si ricorreva esclusivamente in caso di estrema necessità, per esempio quando la città era seriamente minacciata. Ciò non deve stupire l'Avventore lettore, infatti per una città di mercanti e artigiani, richiamare tutta la popolazione maschile compresa tra i 15 e i 70 anni (sì, questa era l'età utile per l'arruolamento) significava toglierle ogni possibilità di sostenersi economicamente. Gli "obiettori di coscienza" erano puniti con multe molto salate, pubblico discredito e interdizione dagli uffici comunali; insomma venivano ostracizzati ed estromessi dalla vita cittadina, il che per un artigiano equivaleva alla rovina economica e personale. I cittadini erano organizzati per contrade o parrocchie, ed erano divisi in raggruppamenti per terzi, sesti o quarti a seconda della suddivisione adottata in città. La mobilitazione variava in proporzione all'impegno militare che si doveva affrontare e spesso i fanti mobilitati erano molto pochi; mentre i cavalieri erano i primi a partire. Assieme all'esercito venivano chiamate altre figure, che non necessariamente prendevano parte ai combattimenti; tra essi vi erano preti e frati, per dire messa prima di una battaglia o per sostenere spiritualmente i nemici, suonatori e operai che fungevano da genieri o da guastatori.

Focus On: Spade e pugnali.
Durante il XIII secolo la spada subì delle modifiche sostanziali per poter recare danno agli usberghi di nuova fabbricazione. La lama di questa nuova arma è allungata e a punta acuta, a sezione romboidale, triangolare o quadrata. Il cavaliere la portava appesa alla sella, il poco era piccolo e affusolato, mentre l'elsa era semplice a crociera. L'usbergo aveva aggiunto una protezione di lamine di ferro al busto, mentre altre protezioni in cuoio bollito venivano aggiunte al corpo del cavaliere. Lunga fino a 120 cm (di cui 100 solo di lama) aveva un'eleganza eccezionale ed era il segno distintivo per eccellenza di coloro che occupavano le classi sociali più elevate.

I fendenti non erano più efficaci contro le nuove protezioni, così la spada del XIII secolo era efficace di stocco.
Se da una parte i cavalieri avevano chi procurava loro nuove e più efficienti spade, dall'altra nemmeno i miserrimi fantaccini rimasero inoperosi, anzi si armarono di daghe e soprattutto di pugnali.
Il baselardo è un'arma larga corta (tipo daga) con un'impugnatura a T. Due bracci sono presenti sia nell'elsa che nel pomo e il loro andamento è vario. La lama ha due fili e a ha una costolatura centrale. Il baselardo ha corrispondenze con una daga in uso tra gli svizzeri nel tardo XIII secolo, diffondendosi dagli inizi del XIV secolo e rimanendo in uso per gran parte del XV secolo in Italia e in Germania. Benché completasse l'armamento del cavaliere, il baselardo divenne la weapon of choice anche dei fanti.

Vari tipi di baselardo
Da questo si svilupparono altri pugnali, come quello a rognoni, con lama dritta, stretta e robusta (diffuso in Europa centro-settentrionale dal XIV fino al XVII secolo); oppure il pugnale a dischi (dal XIV al XVI secolo); oppure ancora il pugnale a orecchie, di derivazione orientale fu in uso dalla fine del XV secolo.

(1) Pugnale a rognoni e (5) Pugnale a dischi

Matt - Il Locandiere

venerdì 28 marzo 2014

Giusto 2 Parole

Avviso ai gentili Avventori, da oggi il Locandiere ci mette la faccia! Se vi siete mai chiesti chi io possa essere, ora potete trovarmi su Google+. Perché? chiederete voi stupefatti. Perché di sì, vi rispondo io! A Domani cari Avventori con il post sulla storia! Btw, a che mi servirà mai Google+ proprio non so!


Matt - Il Locandiere

mercoledì 26 marzo 2014

Weekly Movie Corner: quando gli osti parlano di cinema.

Esistono filmoni (come quello di settimana scorsa) seri, impegnativi e via dicendo. Poi ci sono film un po' meno impegnativi, ma pur sempre di gran pregio. Ebbene sì cari Avventori, dopo la serietà di settimana scorsa approdiamo a lidi un po' più leggiadri. Tipo un migliaio di anni fa avevamo parlato di uno delle quattro pellicole dell'archeologo più famoso e avventuroso di sempre, c'est à dire Indiana Jones.


Indiana Jones e l'ultima crociata


Titolo: Indiana Jones e l'ultima crociata
Titolo originale: Indiana Jones and the Last Crusade
Regia: Steven Spielberg
Durata: 121 min
Anno: 1989
Genere: Avventura
Cast: Harrison Ford, Sean Connery, Alison Doody, Julian Glovers, John-Rhys Davies, Michael Byrne, Denholm Elliott.

Trama: dopo aver recuperato in modo rocambolesco (come al solito diciamo) un'altra importante reliquia storica, Indy si ritrova sul tavolo del suo studio un pacchetto proveniente da Venezia. Il mittente? Il padre del suddetto, il professor Henry Jones. Nel frattempo il miliardario Walter Donovan contatta il nostro archeologo per continuare le ricerche sul Santo Graal, interrotte proprio col rapimento del padre di Indiana.


Parliamone: terzo film, in ordine di uscita, della tetralogia. Le pellicole dal numero pari, invece (cioè Il tempio maledetto e Il regno dei teschi di cristallo), verranno ostracizzati in quanto indegni della mia attenzione. Ma quanta roba c'è da dire su questo film? Tanta. Partiamo dall'inizio.
Spielberg, che è tanto nobile e generoso, dopo due pellicole di successo decide di darci un po' più di informazioni sul nostro archeologo preferito. E infatti:
  • All'inizio della pellicola, ambientata nello Utah nel 1912, vediamo un giovanissimo Indy scout che metterà alacremente i bastoni tra le ruote ad un gruppo di ladri di tombe. Giovane Indiana Jones che ha il volto del compianto River Phoenix (il fratello di Joaquin Phoenix), morto di overdose nel 1993.
  • Vi ricordate che ne I predatori dell'arca perduta Indy non aveva poi così tanta voglia di calarsi nel Pozzo delle Anime, poiché era brulicante di viscidi e velenosissimi aspidi? Ebbene, sempre nel preambolo ci viene spiegata la fobia per i rettili che accompagna Henry Jones Jr in ogni angolo del pianeta. Infatti, il giovane Indy, scappando dai suddetti razziatori, finirà per salire su un treno del circo e, nella foga della fuga (perdonate il gioco di parole), cascherà in un'enorme vasca di rettili causandogli, comprensibilmente, una forte strizza e delle difficoltà a relazionarsi con i tedeschi.
  • E la frusta? Non trattandosi di un mero orpello decorativo, ma di un vero e proprio strumento para-culo-in-situazioni-disperate vogliamo dare una spiegazione anche per la benedetta frusta? Sempre sul treno circense, Indy fa un brutto incontro con una grossa bistecca miagolante (cfr anche Panthera leo) e verrà salvato per il rotto delle brache proprio da...
  • Dal mascalzone, brigante capo dei tombaroli da cui Indy prenderà spunto per il suo look futuro. Mascalzone che, dopo aver beffato il nostro giovane avventuroso recuperando il giusto maltolto, spinto da un paterno moto di orgoglio, consacra Indiana a futuro e intraprendente tombarolo al servizio dell'archeologia imponendogli sul capo la fedora.

Ma L'ultima crociata è anche una parata di personaggi interessanti. Primo fra tutti Henry Jones Senior, professore carogna e padre di Indiana Jones che, nel nostro caso, ha il volto di Sean Connery.


Perché proprio Connery è stato scelto per rappresentare il vegliardo genitore dell'archeologo? Mah, voci di corridoio dicono che sia un omaggio all'agente 007; in quanto c'è chi sostiene (sempre le voci di corridoio) che Indiana Jones sia in qualche modo figlio dell'agente segreto di Sua Maestà.
Altro personaggino a modo (non vi preoccupate, poi ci sarà il piatto forte) è il colonnello Vogel, nazista carogna, ancor più carogna del professor carogna Jones.


Bastardo di categoria AAA+, con risparmio energetico e licenzia di cagare il cazzo solo ed esclusivamente ai Jones per tutta la durata del film. Nonostante il suo essere come un frammento di pop-corn infilato tra i molari, Vogel verrà pestato e defenestrato in patria, e pestato e precipitato col suo tank in trasferta; 2 a 0 per i Jones con il sottoscritto che assiste alla scena della disfatta finale dell'infido nazista così:


Un cameo importante è quello di Adolf Hitler. E cosa c'entra Adolf Hitler adesso? Direte voi. Beh, c'entra perché, stando a quello che ci dice la pellicola, il buon Indy ha avuto un incontro ravvicinato col Fuhrer nel tentativo di recuperare il libretto del padre, su cui erano segnati tutti gli studi e i barbatrucchi a difesa del Santo Graal. Hitler che poi lascerà gentilmente un autografo al nostro archeologo...


Volto che ricorda vagamente quello di Michael Sheard, cioè lo sfortunato e strangolato ammiraglio imperiale Ozzel.


Ma ora arriva il piatto forte, ovvero la dolce fanciulla che, come in ogni pellicola che si rispetti, deve allietare il protagonista con le sue forme, il suo acume...e qualcos'altro. Signore e signori stiamo parlando del teutonico splendore incarnato in Elsa Schneider, impersonata dalla Venere bionda Alison Doody.


Professoressa Elsa Schneider per la precisione, archeologa ninfomane ehm appassionata delle ricerche sul Santo Graal che affiancherà con estremo affiatamento entrambi i Jones...già...un affiatamento che proprio più di così non si può...affiatamento sì. 


Nonostante tutta questa polvere addosso, la Doody del '93 era una gran bel pezzo di signorina...


...mentre la Doody del 2013 ha mantenuto inalterato il suo gran fascino.


Per il resto la storia si sa come va a finire. I Jones ritrovano il Graal e l'unione familiare, minata proprio dall'essere carogna del vetusto genitore; purtroppo quest'ultima unione necessita un sacrificio...o meglio due sacrifici: la bionda valchiria infoiata e, ovviamente, il Graal.
La ricerca della coppa del Cristo è un po' la quintessenza della ricerca della risposta alla proverbiale curiosità umana. Curiosità che nella pellicola ha due volti:
  • Utilitaristica: come quella di Elsa e di Donovan, che cercano il Graal per fini personali (l'immortalità) o per la gloria di un impero terreno (il Terzo Reich).
  • Conoscitiva: come quella di papà e figlio Jones. Entrambi anelano al Graal per capirne i segreti e renderli accessibili a tutta l'umanità, senza interessi o fini personali.
A volerla buttare sul religioso, poi, c'è anche il fatto che un'eventuale (ma improbabile) scoperta del Santo Graal, con tutte le caratteristiche che possiede secondo leggende e testimonianze, sarebbe per la Chiesa un elemento definitivo per affermare la propria legittimità in materia spirituale. Un po' come lo è l'Arca dell'Alleanza per gli Ebrei (ma anche per i cristiani beninteso).
D'altra parte sarebbe anche pretenzioso per la Chiesa o per chiunque altro, ai giorni nostri, affermare la propria autorità ventilando il possesso di una reliquia del Cristo o di altri profeti; anche perché la grande maggioranza delle storie sul cosiddetto Graal sono frutto di leggende e mistificazioni.
Graal come emblema dell'esasperata ricerca dell'uomo di risposte, Graal come ricerca della Fede o come strumento per rompere i dogmi della Fede stessa, ma che è destinato ad andare perduto, dimenticato e sacrificato (come lo è stata l'Arca dell'Alleanza ne I predatori dell'arca perduta).
Tornando a bomba, e magari concludendo, al film. Vi lascio con un paio di chicche divertenti:
  • Quando Indy, Elsa e Brody vanno nella chiesa sconsacrata a Venezia, trovano l'accesso alle catacombe dove è sepolto il templare trovando sul pavimento della biblioteca un'enorme X (che è anche il numero romano 10), con Indy che dice tutto trionfante " la X segna il punto!". Qualche tempo prima, sempre nella pellicola, il professor Jones dice ai suoi alunni che nel lavoro dell'archeologo la X non indica mai il punto in cui scavare per recuperare i reperti.
  • Mentre Elsa e Indy sono nelle catacombe, su un muro si nota una figura. Alla richiesta di spiegazioni da parte di Elsa, Indy risponde che si tratta proprio dell'Arca dell'Alleanza; ma alla domanda della bella tedesca: <Ne è sicuro?>, Jones risponde abbastanza seccato: <Abbastanza...>. Questo è un riferimento alla prima pellicola in cui, appunto, Indiana Jones è impegnato a strappare la preziosa reliquia dalle mani dei nazisti.

  • Quando Elsa e Indiana Jones si infiltrano nel castello Austriaco in cui è rinchiuso il professor Jones Sr., scoprono una sala operativa nazista e Indi mormora scocciato: <Nazisti! Odio questa gente!>. Questo è un altro riferimento a I predatori dell'Arca Perduta, in cui più volte Indy affrontò i soldati tedeschi.
  • Nel film ci sono alcune inesattezze storiche. Anche in questo caso viene usato il simbolo dell'Afrikakorps sui camion tedeschi (simbolo che non sarebbe stato adottato prima del 1941).
  • Inoltre il corpo del crociato, sul cui scudo vi era l'iscrizione per trovare il Graal, non avrebbe dovuto essere collocato in una catacomba (come era d'uso tra i primi cristiani), poiché nell'anno 1000 Venezia era cristiana.
  • Quando Indiana Jones e suo padre scappano dalla Germania, lo fanno a bordo di uno zeppelin. Ciò sarebbe stato materialmente impossibile, poiché dopo il disastro dell'Hindenburg (1937), nessun dirigibile tedesco faceva servizio passeggeri, e come sappiamo il film è ambientato nel '38.
  • Ah, purtroppo per voi amici della Serenissima, sotto il suolo di Venezia non c'è petrolio. L'acqua sì...il petrolio no! Questo è un riferimento al fatto che nelle catacombe veneziane Indie ed Elsa trovano proprio l'oro nero (ah, americani!).
Matt - Il Locandiere

lunedì 24 marzo 2014

Il Lunedì del Locandiere

Gooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooood Morning Avventori! Nonostante questo inizio settimana non sia all'inizio del bel tempo, il Locandiere e il suo cilindro magico (da cui tira fuori gli argomenti più improbabili) è sempre qua!
Oggi vi ripropongo una domanda che vi avevo fatto un po' di tempo fa. Ma voi leggete? 
E se sì, quanto? Quando? Che tipo di libri?



Per quanto mi riguarda, a rischio di ripetermi, posso dirvi con tutta sincerità che la lettura è una delle costanti fondamentali nella mia vita. Posso passare dei mesi senza leggere; poi però faccio come il figliol prodigo e ritorno alla mia straripante libreria. Quanti libri leggo? Non tanti quanto ne vorrei. Quando? Quando capita, sul treno, sul cesso, sul letto, mentre aspetto che i miei manicaretti vengano pronti. Che tipi di libri leggi? Soprattutto romanzi o saggi storici, sono un fan degli autori classici (Svetonio, Plauto); ma non disdegno anche roba più recente: da Zola a Verga, da Dumas a Hugo, da Shakespeare a Baudelaire, da Seneca a Tsunetomo, fino a Sun Tzu e Freud; come vedete vanto un mio piccolo curriculum vitae del lettore, che copre una fascia storica ampissima. L'unico autore che non ho saputo apprezzare è stato Pirandello, forse perché ho ricevuto la lettura imposta delle sue opere al liceo? Magari.
Oggi si parla di libri, cari amici. O meglio dei tre libri che mi sono scofanato in serie in meno di due mesi, circa. Passato l'esame di Fisica II la maggior parte del mio riacquistato tempo libero (perché strano ma vero uno studente di Ottica ha anche del tempo libero!) l'ho occupato leggendo. Quindi di seguito vi riporto i tre (e dico tre) libri che ho divorato in questo brevissimo lasso di tempo.


Simon Scarrow - Roma o morte


Devo confessarvi che sono sempre stato un po' scettico sui romanzi storici moderni, forse perché temevo di leggervi un po' di bestialità, come quelle propinateci in quei fantacacai cinematografici che portano il nome di Pompeii e il Gladiatore (sì, anche il Gladiatore non è esente ticket-stronzate). Senza contare che di Roma e delle sue gesta se n'è scritto così tanto da tappezzarci la Salerno-Reggio Calabria così da chiudere forever and ever i cantieri. Il libro di Scarrow, però, è stato una piacevole sorpresa.
Certo, dal titolo possiamo evincere che si tratti di una delle tante lotte fratricide che hanno segnato l'Impero dopo la caduta della dinastia Giulio-Claudia. Niente di più errato!
Siamo nel 44 d.C, tutta la Gallia era occupata. Tutta? Tutta. Così le legioni imperiali muovevano i loro passi marziali in Britannia, fronteggiando il temibile capo ribelle Carataco. Ai centurioni Catone e Macrone spetta l'ingrato compito di addestrare due coorti di truppe ausiliarie per difendere le linee di rifornimento delle legioni. Ma un sinistro complotto rischierà di catapultare i nostri in un enorme, fetente e profondo mare di merda.
Come vi dicevo, sono (o meglio ero) piuttosto scettico su questi romanzi storici moderni; tuttavia, leggendone un paio, sono riuscito a cambiare opinione piuttosto rapidamente. Cosa c'è da dire a riguardo? Beh in primis, se voleste leggerlo, vi deve piacere la storia. Non ci piove. In secundis, lo stile è molto essenziale, non si dilunga troppo in varie descrizioni inutili di cose, reparti, uniformi e tattiche militari romane; insomma non si perde tempo in artifizi che possono spaventare il lettore.
Inoltre la storia (che di per sé ha una trama piuttosto semplice) è ben sviluppata, con un giusto mix tra scene di azione e dialoghi; mai retorica e piena di parolacce.
Vi ho segnalato questa costante del turpiloquio proprio perché aumenta il realismo storico. Si sa, i romani non erano propriamente dei seguaci del bon-ton e, soprattutto i soldati, ficcavano imprecazioni e parolacce in ogni luogo, anche quando si rivolgevano ai propri superiori col dovuto rispetto.

Guido Cervo - La setta dei mantelli neri


Secondo libro, secondo romanzo storico. Siamo in quella fettina di Prussia che durante il XIII secolo conobbe gli scontri maggiori e più aspri tra i reduci della Terra Santa dell'Ordine Teutonico e le popolazioni indigene pagane.
Benché il titolo del libro faccia riferimento a questa fantomatica setta, in pratica per la prima metà abbondante del libro se ne parla ben poco, con tutta l'attenzione concentrata su altri eventi, tra cui la ribellione dei Galindi e l'intervento dei Pomerani, che proprio di buon occhio non vedevano i buoni teutonici. Mentre nella seconda parte di questo racconto si parla anche di questi mantelli neri, con scene che ricordano tanto Apocalypse Now.
Stavolta autore italianissimo che ci racconta un po' come andavano le crociate contro i pagani nelle fredde e innevate terre del Nord. Descrizione di surreali paesaggi innevati e un pizzico di riflessione per quanto riguarda la misera vita che conducevano i cavalieri che, abbandonati i piaceri del mondo, si dedicavano alla mortificazione della carne e allo spargimento di sangue in nome di Cristo. Ne vale, si chiede il protagonista Eustachius Von Felben, quindi la pena?


Puskin - La figlia del capitano


Terzo e ultimo libro consigliatomi dalla mia attuale ragazza (ma come? Oste della malora! Hai trovato una dolce fanciulla da tediare con le tue ciance e non ci dici nulla????Vergogna! Mascalzone! Teppa! Brigante!) e letto in poco più di dieci giorni.
Vi dirò, sono sempre stato poco attratto dalla letteratura russa in generale, ciò per vari motivi:
  • Tendenzialmente non la si studia né la si accenna al liceo.
  • Spaventa la proverbiale prolissità degli autori.
  • Spaventa anche il luogo comune che tutte le storie sono tragiche o finiscono in totali e immensi bagni di sangue.
Certo, avvicinarsi alla letteratura russa con un'Anna Karenina o con un Guerra e Pace, forse, non è la scelta più adatta. Per questo mi hanno presentato questo piccolo gioiello di Herr Puskin, che ho peraltro intenzione di consigliarvi caldamente.
La trama è piuttosto semplice, un giovane nobile, Piotr Griniov (perdonatemi ma davvero non so come inserire i caratteri speciali), viene mandato dal padre a intraprendere la carriera militare in una remota fortezza russa. Qui incontra, appunto, la figlia del capitano di questa fortezza e se ne innamora piano piano. Ma la perfidia di un amante rifiutato e, soprattutto, la preoccupante rivolta di Pugaciov si frapporranno tra i sentimenti dei giovani.
Romanzo storico-realista, ma di un realismo ironico. Il lettore non si spaventi delle ripetizioni, del repentino passaggio dal tu al voi e viceversa, dell'uso di vezzeggiativi o termini non tradotti: tutto normale amministrazione.

Matt - Il Locandiere

sabato 22 marzo 2014

Speciale Locanda. La grande storia delle armi bianche: Le Crociate.

Il concetto di Crociata è strettamente correlato al feudalesimo. Con il termine Crociate, però, si identifica un periodo di tempo che va dal 1095 al 1291 e riguarda le spedizioni militari che vennero compiute in Terra Santa per liberare i luoghi di culto del cristianesimo, prima, e per difendere i capisaldi latini che vi si erano formati, poi.
Ma in sostanza, chi ordinava la crociata? Semplice, il Papa. Il termine crociata venne coniato successivamente, quello che è certo è che fu Urbano II, al concilio tenutosi a Clermont, ad invitare i regnanti dell'Occidente cattolico a unirsi per portare soccorso all'imperatore d'Oriente Alessio I Comneno.



In realtà il fenomeno delle crociate fu così sociologicamente e culturalmente complesso che richiede, da parte vostra, cari Avventori, un minimo di riflessione. Queste spedizioni militari non avevano il solo scopo di riconquistare la Terra Santa, ma vennero usate anche per evangelizzare le terre dell'Europa del Nord (grazie all'impegno dei cavalieri teutonici) e per combattere le eresie degli Albigesi e dei Catari nel Sud della Francia. Spesso, però, i militi dimenticavano gli alti scopi morali della loro missione e, come accadde durante la quarta crociata, attaccavano coloro che dovevano essere difesi (per chi non lo sapesse, Costantinopoli venne espugnata dai crociati a causa di motivi commerciali e politici). Il termine crociata iniziò a circolare in ambito storico durante il XIII secolo, cioè quando le spedizioni stesse erano praticamente concluse, mentre nel XVIII secolo gli storici introdussero il termine coniandolo dall'uso che facevano i soldati di cucirsi addosso alle vesti delle croci in stoffa (i crucesignati).




Focus On: la balestra europea.
La balestra comparve in Europa nei conflitti tra cristiani e musulmani. Con ogni probabilità era di origine cinese, ma nel 1139, a causa della sua letalità, venne bandita dal papa nei conflitti tra cristiani; tuttavia venne rispolverata e recuperata per i conflitti in Terra Santa.

L'arma è costituita da un arco di legno (ma anche di acciaio) montato su un fusto di legno (teniere).  La corda dell'arco è bloccata da un meccanismo detto noce ( un disco fissato al fusto che funge da meccanismo di blocco per la corda). La balestra poteva lanciare diversi tipi di proiettili: dai quadrelli, alle frecce, fino a palle di piombo o ceramica (vi giuro, non lo sapevo!).



La tensione della corda era fondamentale, il sistema per caricare la balestra variava da un semplice gancio (per i modelli più semplici) a un martinetto. I balestrieri genovesi reclamavano di poter lanciare un proiettile al minuto fino a distanze superiori a 300 m; anche se gli storici sono più propensi a credere che il raggio effettivo di quest'arma letale fosse attorno ai 70 m usata a tiro diretto (cioè il proiettile era scagliato direttamente contro l'avversario). La balestra, e coloro che la adoperavano, era richiestissima nei vari eserciti europei; tuttavia gli operatori necessitavano di protezione: dopo il tiro, il balestriere doveva essere coperto da qualcuno durante la procedura di ricarica, che non era rapida come per l'arco e lasciava l'addetto inerme di fronte ai colpi dei nemici. Tuttavia, la balestra consentiva al soldato un addestramento di gran lunga più breve a quello necessario per istruire un buon arciere; fu proprio per questo motivo che divenne quindi l'arma preferita delle milizie comunali durante la seconda metà del XIII secolo.

- L'Europa delle crociate.
L'Europa aveva conosciuto un periodo di grandissima espansione economica e demografica. Conclusosi il periodo delle incursioni normanne e dei popoli dell'Est, l'Occidente era stato in grado di organizzarsi sia socialmente che militarmente in una struttura solida che tutti conosciamo. Tuttavia, tra Occidente cristiano e Oriente musulmano si era andata a formarsi una spaccatura acuita dall'intolleranza religiosa che, specie per i cattolici, era causata dall'impossibilità di convertire i popoli caduti sotto il dominio arabo.
Ora si veniva a creare una condizione particolare. Nell'Europa feudale, solo i primogeniti delle famiglie nobili potevano ambire a prendere il posto del patriarca, mentre gli altri figli (maschi, perché per le femmine la situazione era ancora più incasinata) cadetti, benché esperti nel mestiere delle armi e della guerra, non avevano questi diritti e i più finivano per intraprendere la carriera ecclesiastica. 
Questo nucleo di cavalieri senza terra e del tutto indifferenti alla vita ecclesiastica fu ben lieto di accorrere in aiuto dei regni di Navarra, Castiglia e Aragona che si apprestavano a mettere in azione il loro piano per la reconquista. Contemporaneamente la curia romana sollecitava in continuazione i vari imperatori e re europei ad accorrere in Terra Santa per i liberare i luoghi della nascita e della passione di Cristo; così facendo lo sforzo bellico che i suddetti usavano l'uno contro l'altro era convogliato in obiettivi religiosamente, economicamente e politicamente più utili.




L'appello di Urbano II, tuttavia, non era dettato dal mero fervore religioso. In quei tempi la Chiesa iniziava a sentirsi messa in disparte dal crescente strapotere dell'imperatore del Sacro Romano Impero; le crociate, quindi, divennero un modo per legittimare il proprio potere non solo davanti al popolo credente, ma anche di fronte al popolo "politico" che occupava le corti feudali; soprattutto dopo l'applicazione della riforma gregoriana e con lo scisma d'Oriente (cioè la definitiva rottura tra Chiesa di Roma e Chiesa di Costantinopoli - 1054).
Altro fattore che diede il via alle crociate fu la rinnovata aggressività delle città costiere (come Genova e Pisa), che in più di un'occasione intrapresero delle piccole spedizioni contro i popoli arabi. Anche i Normanni diedero il loro contributo, fondando in Sicilia un regno indipendente strappandolo dalle mani dei Saraceni

- Guerra.
I primi crociati ebbero vita relativamente facile in Terra Santa, poiché riuscirono ad ottenere rapide e significative vittorie contro gli eserciti arabi dall'equipaggiamento molto ridotto. Questi successi diedero ai cristiani la convinzione che la cavalleria pesante fosse praticamente imbattibile (convinzione rafforzata anche dal credo religioso). In realtà la vittoria di Dorileo (1097), e tutte le altre conquiste che portarono alla presa di Gerusalemme (1099), sui selgiuchidi non furono dovute a questa presunta superiorità tattica; ma all'effetto sorpresa che i cavalieri cristiani ottennero sui nemici, travolgendo le fila con le cariche della loro possente cavalleria.




Mi preme ricordare che i successi dei crociati, che permisero tra l'altro la formazione del regno di Gerusalemme e degli stati latini satelliti, furono indubbiamente figli della profonda crisi politica e militare che i popoli arabi stavano attraversando in quel momento. Se ciò non fosse non si spiegherebbe come mai, due secoli più tardi, l'ultima roccaforte cristiana ad Acri cadde nelle mani dei musulmani. I crociati dimostrarono, durante il loro periodo di permanenza in Terra Santa, non solo di non riuscire ad adattarsi alle nuove condizioni climatiche e geografiche, ma anche di non riuscire a tenere testa alle nuove tattiche imposte dai nemici.
Le novità tattiche introdotte furono ben poche:
  • I turcopoli, unità di cavalleria leggera ad imitazione di quelle arabe.
  • Reparti di arcieri di origine siriana, usati al fianco dei balestrieri europei.
C'è da dire che queste innovazioni non furono radicali, ma riguardarono i singoli reparti degli ordini e, spesso, non furono ben visti dai comandanti stessi. A voler bene vedere, poi, l'effetto sorpresa sugli arabi passò e la riorganizzazione militare fu fulminea, soprattutto con l'avvento delle dinastie ayyubide e mamelucche. Tirando qualche conclusione (perché di queste spedizioni si potrebbe parlare quasi in eterno) si può dire che, sul piano militare,  le Crociate furono un'occasione mancata per gli strateghi occidentali. Sebbene fossero venuti in contatto con l'arte della guerra orientale (in parte ispirata alle tattiche bizantine e romane), i crociati non trassero gli opportuni insegnamenti dalle sconfitte subite, mantenendo praticamente immutato il loro modo di combattere per secoli.




Focus On: gli ordini monastico-cavallereschi.
Gli ordini dei monaci-cavalieri sono l'immagine ricorrente della Crociata. Ma chi erano questi cavalieri crociati?
Questi ordini nacquero in maniera del tutto spontanea in Terra Santa, dai gruppi di cavalieri che lì proteggevano i domini d'Oltremare. Presto, queste associazioni furono legalizzate dall'autorità papale che impose loro una regola autonoma, cioè differente dalle regole che valevano per gli altri ordini religiosi. Nel corso del XII e XIII secolo queste strutture divennero fondamentali per mantenere l'equilibrio tra le potenze occidentali stanziate in Terra Santa.
Il primo tra gli ordini fu quello degli Ospitalieri di Gerusalemme (conosciuti poi col nome di Cavalieri di Rodi, Cavalieri di San Giovanni e Cavalieri di Malta), che avevano un ospedale a Gerusalemme, a cui seguirono i cavalieri Templari e Teutonici nel 1118.



Sempre verso la fine del XII secolo e l'inizio del XIII in altre zone d'Europa nacquero degli ordini militari anch'essi dedicati all'espansione del credo cristiano: in Europa orientale nacquero i Portaspada di Livonia (inglobati poi nell'Ordine Teutonico), con lo scopo di combattere le popolazioni autoctone nei territori della Polonia e della Lituania; mentre nella penisola iberica i primi successi della reconquista favorirono la nascita degli ordini di Calatrava (1158), di Santiago (1175) e dei Mercedari (1218).



Infine, nel corso del XIV secolo nacquero altri ordini cavallereschi, ma non di tipo religioso, per unificare le élite dominanti di uno stato, in un momento in cui il ruolo militare e socio-economico del cavaliere stava conoscendo una profonda crisi. Sorsero così l'Ordine della Giarrettiera in Inghilterra (1347), l'Ordine della Stella in Francia (1351), l'Ordine del Toson d'Oro in Borgogna (1429) e quello dell'Annunziata in Savoia (1364).
Molti degli ordini monastico-cavallereschi che abbiamo descritto non esistono più al giorno d'oggi; con la perdita dei territori d'oltremare venne meno la loro funzione e, quindi, alcuni vennero sciolti. Altri, come i cavalieri Teutonici e quelli di Malta sopravvissero alla caduta dei territori d'Oltremare, dopo le Crociate i primi vennero impiegati nell'Europa Baltica e Slava per combattere le popolazioni non credenti e, purtroppo, anche quelle credenti (Russi, Polacchi). Mentre l'Ordine dei Cavalieri Templari fu sciolto nel 1312 da papa Clemente V, su ordine del re di Francia Filippo il Bello, che voleva impossessarsi delle enormi ricchezze accumulate dai cavalieri. Alcuni dei membri più importanti dell'ordine vennero torturati e giustiziati. Al giorno d'oggi sia l'Ordine Teutonico che quello dei Cavalieri di Malta continuano la loro opera, più che altro improntata sulla carità e sull'assistenza dei bisognosi.

Focus On: Le macchine d'assedio.
Caratteristiche del periodo feudale, furono senz'altro indispensabili per espugnare le munitissime roccaforti arabe in Terra Santa. L'uso delle macchine d'assedio venne introdotto con ogni probabilità nel IV secolo avanti Cristo, coi romani che fecero dell'assedio un'arte (ricordiamo quello di Gerusalemme nel 70 d.C per opera delle legioni di Tito Vespasiano). Per l'economia della nostra discussione divideremo le macchine d'assedio in tre categorie:

  • Macchine a torsione: Furono le primissime armi da lancio inventate dall'uomo. Le prime vere tecniche d'assedio vennero inventate dai Greci; ma allora come si assaltavano le città fortificate prima? Semplice, si raggiungevano le mura del nemico con scale e funi e ci si arrampicava come se non ci fosse un domani, sperando di soverchiare gli assediati con relativa facilità. Poi, stufi di essere bersagliati, i soldati scoprirono che al nemico si poteva fare danno anche da lontano, nacquero così i primi modelli di catapulte (l'eutione ed il palintone), sviluppate successivamente dai Romani. Queste macchine, tuttavia, erano piuttosto difficoltose da manovrare e da costruire (di certo gli abitanti di una città fortificata non lasciavano in giro i materiali adatti per costruirle!), senza contare che chi le usava doveva conoscere un minimo di balistica, sicché durante il Medioevo il loro uso fu piuttosto limitato.
  • Macchine a contrappeso: erano macchine molto diffuse, data la loro semplicità di manovra e costruzione. La loro efficacia era dovuta all'applicazione di alcuni concetti fisici fondamentali: le leve e la forza di gravità. Erano costituite da un'asta di legno imperniata ad un supporto; ad un'estremità era posta una sacca in cui era alloggiato il proiettile, dall'altra erano posizionate delle funi che consentivano agli operatori, aggrappandosi energicamente, di imprimere un momento al braccio della leva, che a sua volta portava al rilascio del proiettile. Nel XIII secolo nacque il celeberrimo trabucco; le funi vennero sostituite con un contrappeso (in genere pietre) e la sua portata era decisamente maggiore dei modelli più antichi. Tuttavia richiedeva molti uomini per essere manovrato e le tecniche di costruzione all'avanguardia per i tempi lo rendevano molto ambito, ma anche molto costoso.
  • Macchine d'assalto: nonostante la pioggia di proiettili, nonostante le maledizioni degli assedianti, nonostante le malattie, la carenza di cibo, di acqua, le diserzioni e l'aria di morte che aleggia sul nemico la roccaforte nemica resiste. Allora cosa bisogna fare per espugnarla definitivamente? La si assalta!
    Per scalare una cinta muraria il mezzo più semplice ed economico è la scala. Certo, c'era l'inconveniente che una scala poteva essere anche troppo corta, inoltre i soldati che la usavano erano vulnerabili ai tiri dei difensori; per questo motivo quel gran geniaccio di Filippo II di Macedonia inventò le prime torri mobili d'assalto (le elepoli - letteralmente "espugnatrici di città") e gli arieti. Le torri d'assedio erano vere e proprie torri, della stessa altezza delle mura nemiche, montate su ruote e sospinte in prossimità dei bastioni nemici per consentire ai soldati di attaccarli. Più economiche erano le tettoie spioventi ricoperte di materiale ignifugo, che di solito servivano per portare guastatori e arieti in prossimità delle mura senza che subissero danno alcuno. Se poi gli assedianti erano particolarmente tenaci, potevano scavare delle gallerie puntellate sotto le mura nemiche, per poi farle crollare dando fuoco alle suddette con delle fascine. Insomma, l'arte dell'assedio era 20% scienza, 80% fantasia.

Matt - Il Locandiere

mercoledì 19 marzo 2014

Weekly Movie Corner: quando gli osti parlano di cinema.

Il Mercoledì alla Locanda è sempre dedicato ai film, leggeri o pesanti, maratone o singoli episodi, tutto fa brodo. Non si è schizzinosi qui, tant'è che oggi ho deciso di proporvi una pellicola di assai gran pregio, forse una delle mie preferite (e presto capirete bene il perché!) stiamo parlando di:

Il mestiere delle armi


Titolo: Il mestiere delle armi
Regia: Ermanno Olmi
Durata: 100 min
Anno: 2001
Genere: Storico/Biografico/Guerra
Cast: Hristo Jivkov, Desislava Tenekedjieva, Sandra Ceccarelli, Sasa Vulicevic, Franco Palmieri.

Trama: XVI secolo, Italia. Infuria la guerra tra la Lega di Cognac, che vede alleati Francia, Repubblica di Venezia e il Papato di Clemente VII, e Carlo V, re di Spagna e imperatore del Sacro Romano Impero. Giovanni de' Medici, figlio di Giovanni de' Medici (no, non è uno scherzo!), detto anche Giovanni delle Bande Nere, condottiero e difensore dello Stato Pontificio è l'unico a contrapporsi alla calata dei lanzichenecchi protestanti guidati dal generale von Frundsberg.


Parliamone: film biografico e chiaramente iperrealista. Si raccontano gli ultimi giorni di vita di Giovanni delle Bande Nere, dei suoi tentativi di arginare il von Frundsberg e di come sopportò da soldato la ferita e la lenta morte che gli provocò.
Per chi non lo sapesse, la figura di Giovanni de' Medici fu piuttosto importante per l'economia della guerra contro i lanzichenecchi di Carlo V, infatti nel 1526 gli venne affidato il comando delle truppe pontificie. Purtroppo, nonostante una splendida vittoria diportata sul von Frundsberg, Giovanni non era in grado di far fronte alle forze soverchianti; se contiamo poi che Federico Gonzaga (marchese di Mantova) lasciò passare le truppe alemanne per evitare conflitti sul suo territorio, si capisce bene la difficoltosa situazione in cui si era ritrovato nel Novembre dello stesso anno.


Costretto a tattiche evasive e di disturbo, per interferire in qualche modo con l'avanzata del Frundsberg, la sera del 25 Novembre, durante un'aspra battaglia contro i lanzichenecchi Giovanni dalle Bande Nere venne ferito ad una coscia da un colpo di falconetto. Ma cos'è un falconetto?
Qua dobbiamo spolverare i manuali di guerra. Un cannone è un cannone, ma come avevamo visto nel post sulla battaglia di Gettysburg, le bocche da fuoco si classificano soprattutto in base al loro calibro. Per esempio, i famosi cannoni da dodici libbre, usati anche dagli eserciti napoleonici, erano bocche da fuoco che sparavano palle da 5 kg o poco più. Ricordate? Allora ripassate un po' passando da qui.
Ecco, nel XVI secolo si era proprio agli inizi della rivoluzione della polvere nera e di conseguenza le armi da fuoco disponibili erano piuttosto rudimentali e consistevano nei primi modelli di archibugi e nei succitati falconetti. Accanto ad esse vi erano armi più tradizionali, come picche, spade, corazze ed elmi in dotazione della fanteria e della cavalleria.


Come sapete le condizioni igieniche dell'epoca erano alquanto...scadenti...così come le conoscenze mediche. Inoltre, quando fu ferito, Giovanni dovette aspettare di essere portato fino a Mantova per vedere un dottore; quest'ultimo decise sbrigativamente di amputargli la gamba ferita.
Purtroppo la cancrena non poteva essere fermata, questa portò Giovanni alla morte il 30 Novembre.
Tornando alla pellicola, dicevamo che questa riproduce con una cura quasi maniacale gli ultimi giorni di vita di Giovanni dalle Bande Nere, dalla scena dello scontro con i lanzichenecchi del Frundsberg, alla scena dell'amputazione della gamba, fino alla morte; con qualche accenno alla sua vita privata e, soprattutto, alle avverse condizioni che i semplici soldati pativano. Particolarmente emblematica la scena in cui alcuni soldati bruciano un crocifisso per scaldarsi.


Ah, tra le altre tematiche presenti, ricordiamo quella più celebre, cioè la fine della cavalleria. Già con l'introduzione della balestra (che venne bandita con una bolla da Innocenzo II) le metodologie di ingaggio degli eserciti erano notevolmente mutate, per dirne una: i quadrelli della balestra potevano perforare come burro le corazze dei nobili cavalieri cristiani, facendone gran strage sul campo di battaglia. L'avvento della polvere nera e delle armi da fuoco, in generale, rivoluzionarono totalmente il modo di fare la guerra, segnando il tramonto definitivo dei cavalieri corazzati a cavallo, in favore di truppe appiedate armate di picche e archibugi, prima, e di fucili poi (ma qui stiamo già sforando nel XVIII secolo).
A mio parere un piccolo capolavoro, un po' plumbeo come solo la Lombardia in autunno-inverno sa esserlo, per gli amanti delle biografie e dei periodi storici controversi.

Matt - Il Locandiere