sabato 8 febbraio 2014

Speciale Locanda. La grande storia delle armi bianche: Roma, ascesa e caduta di un impero.

Roma, la civiltà che ebbe la forza e la capacità di arrivare dove nessun altro era mai riuscito a giungere, dalle coste dell'Africa alla Scozia, dalla Spagna alle sponde del Danubio, fino al Medio Oriente, in Palestina, in Egitto, in Grecia. La romanitas conquistò e modificò radicalmente il modo di vivere dei popoli che caddero sotto la sua influenza, soprattutto di coloro che caddero sotto l'efficace e spietata macchina da guerra romana: la legione.
Per chi, come me, si approccia alla storia a livello amatoriale, o per chi ne ha fatto il suo modo per guadagnarsi da vivere, due date sono estremamente fondamentali e non possono (e devono) essere dimenticate con tanta leggerezza: la prima è il 753 a.C, data della fondazione di Roma, la seconda è il 476 d.C anno della deposizione dell'ultimo imperatore romano Romolo Augustolo.
Come dicevamo non fu solo la cultura a conquistare i popoli, cultura che derivava in gran parte dalla Grecia, in termini di concetti e parole che erano totalmente ignote; ma la straordinaria espansione territoriale di Roma ed il mantenimento dei possedimenti stessi fu reso possibile grazie alla continua evoluzione degli armamenti e delle tattiche militari che videro protagonista la legione per quasi 1230 anni.

- La Roma della monarchia
Dando ascolto alle leggende, fu Romolo in persona a costituire il primo prototipo di legione, prendendo esempio con ogni probabilità dalla falange oplitica. La legione era proposta da circa 3000 fanti (pedites) e da 300 cavalieri (equites), messi a disposizioni dalle tre tribù più antiche: Titienses, Ramnes e Luceres.  Le tribù fornivano i soldati in proporzione alle curie, cioè in base alla partizione della popolazione: la tribù con più curie forniva più soldati. Inoltre, ogni tribù eleggeva un proprio comandante (tribunum militum). Un'organizzazione così capillare, in realtà, sembra piuttosto impossibile per l'epoca, di conseguenza gli storici sono più propensi a credere che l'organizzazione militare della Roma dell'VIII secolo a.C fosse di tipo tribale. Si dovrebbe a Servio Tullio (578 - 535 a.C) l'organizzazione militare dividendo i cittadini in base al censo. In realtà si pensa che la divisione in cinque classi sociali emerse durante la dominazione etrusca.
Il criterio economico influiva enormemente sulla formazione della milizia cittadina; infatti ognuno  provvedeva al proprio equipaggiamento da sé e, quindi, in base alle sue capacità finanziarie. Quindi, è logico dedurre che i cittadini benestanti si potessero permettere l'equipaggiamento migliore ed una posizione più alta nei ranghi dell'esercito. In realtà, far parte dell'esercito costituiva un privilegio; i capite censi, cioè colo che non avevano possedimenti, non potevano partecipare alla vita militare.


Il servizio di leva durava dai 17 ai 47 anni, così le mansioni all'interno dell'esercito vennero divise in base all'età di ciascun soldato. La fanteria venne divisa in centurie e la cavalleria in decurie, mentre i cittadini più ricchi occupavano i ranghi della cavalleria e della fanteria pesante, i cittadini meno abbienti facevano parte della fanteria leggera. Alla nascita di Roma l'esercito era schierato secondo lo schema della falange oplitica, che fu introdotto nel Lazio dagli etruschi.

- L'esercito fino al III secolo a.C
Quando Roma passò alla Repubblica l'esercito fu diviso in due legioni, ognuna al comando di un console. In caso di estrema necessità entrambe passavano nelle mani del dictator, un magistrato straordinario che aveva poteri quasi illimitato per sei mesi (Roma ricorse al dictator quando Annibale calò in Italia). Secondo Polibio una legione repubblicana era composta da 4500 soldati, 4200 fanti più 300 cavalieri. Le file dei cavalieri vennero presto rinforzate dagli alleati di Roma; mentre il contingente formato da soli cittadini romani era diviso in tre parti secondo l'età:
  • Hastati
  • Princeps
  • Triarii
I triarii erano i veterani ed i meglio equipaggiati. Dopo le guerre contro Pirro venne costituito il manipolo, formato da due centurie. Il sistema manipolare rimase per lungo tempo l'unità tattica fondamentale della legione romana. Ogni centuria era comandata da un centurione, così che ogni manipolo aveva due centurioni, uno dei quali aveva la funzione di comandante, mentre l'altro ne faceva le veci.
Ora consideriamo questo schema, l'ho costruito basandomi sui contenuti del libro La grande storia delle armi bianche (Barlozzetti - Matteoni).



I 4200 fanti erano divisi in 1200 hastati, 1200 princeps e 600 triarii, accanto a questi c'erano 1200 fanti leggeri detti velites. Questi ultimi erano, in genere, di bassa estrazione sociale, in quanto non potevano permettersi un equipaggiamento pesante.
La cavalleria, invece, era suddivisa in 10 manipoli da 30 uomini ciascuno. Al comando della legione c'erano sei tribuni, che svolgevano la funzione di stato maggiore; essi rispondevano del loro operato direttamente al console.
La legione si disponeva a scacchiera su tre ordini. Il primo era formato dagli hastati, mentre tra una formazione e l'altra c'era uno spazio equivalente a quello occupato da un manipolo. Dietro agli hastati si schieravano i princeps e, alla fine, venivano i triarii che fungevano da riserva.
All'inizio di uno scontro i velites bersagliavano il nemico coi giavellotti, quindi si ritiravano alle spalle dei triarii. La disposizione a scacchiera veniva modificata a seconda delle esigenze dello scontro, inoltre potevano essere schierati in caso ci fosse bisogno di incalzare il nemico.
In ogni legione c'era un ufficiale (centurione) di grado più elevato rispetto ai suoi pari, si chiamava centurio primo pilus, cioè il comandante del primo manipolo di triarii. Durante la Seconda Guerra Punica (219 - 202 a.C.) questo sistema si scontrò contro il genio militare di Annibale ed andò in crisi. Lo stratega cartaginese adottava tattiche nuove e sconosciute, affidandosi alla cavalleria. Tattiche che lo condussero a vittorie strabilianti anche contro nemici numericamente superiori, come a Canne (216 a.C.).

Scutum
Scipione l'Africano, mentre era a combattere i cartaginesi in Spagna, realizzò la necessità di apportare modifiche consistenti alla legione manipolare, così da consentirle di combattere ad armi pari contro i cartaginesi. Per questo motivo venne introdotta la coorte, unità che riuniva tre manipoli (uno di hastati, uno di princeps e uno di triarii) per dare maggiore profondità e per uniformare l'impiego tattico dei vari reparti; ricordiamoci che i triarii se partecipavano allo scontro lo facevano in pochi casi, in genere quando c'era bisogno di rinforzi freschi, oppure quando l'esito dello scontro era incerto. Con il sistema coortale si creò un apparato più omogeneo ed elastico, che ebbe ben presto la meglio su Cartagine.

- La riforma di Gaio Mario (107 - 101 a.C.)
Ad un certo punto della nostra storia, cosa piuttosto inedita per l'epoca, lo stato si fece carico di fornire l'equipaggiamento dei soldati, consentendo anche ai nullatenenti di arruolarsi.
L'età minima per l'arruolamento fu portata a 17 anni. I volontari entravano a far parte della struttura militare professionale più invidiata, meglio addestrata e con una disciplina ferrea. A livello interno ci furono diversi cambiamenti:

  • Vennero eliminate le distinzioni dei vari ranghi manipolari (cioè non ci fu più la distinzione tra hastati, princeps e triarii).
  • Vennero incorporati permanentemente reggimenti ausiliari, perlopiù di fanteria leggera e cavalieri delle popolazioni alleate.
Il numero effettivo dei legionari fu portato a 4800 e le coorti vennero numerate secondo la numerazione romana (da I a X). Non si sa che durante questo periodo o durante la riforma imperiale alla prima coorte fu raddoppiato il numero di effettivi (1000 unità).

Gaio Mario, il fautore della prima grande riforma militare.
 La riforma di Mario fu sorprendente sotto diversi aspetti. Innanzitutto si creava un esercito di professionisti (non si aveva più quindi la leva); inoltre ai soldati veterani in congedo si garantiva il possesso di alcune proprietà nelle colonie fondate nei territori conquistati, così da potersi garantire una rendita una volta finito di servire Roma. Tuttavia la riforma fu la principale causa delle future guerre civili che contrassegnarono il definitivo tramonto della Repubblica.

- La riforma augustea.
Con l'assassinio di Cesare nel 33 a.C. si aprì un periodo di atroci guerre civili che finirono quando Ottaviano Augusto venne dichiarato imperatore romano. Augusto introduesse alcune importanti innovazioni nell'esercito, tra cui l'innalzamento degli anni di servizio da 16 a 20 anni per i legionari e a 20 - 25 anni per le milizie ausiliarie. Oltre a ricevere un premio ed una proprietà terriera, i veterani congedati delle truppe ausiliarie ottenevano automaticamente la cittadinanza romana, meta estremamente ambita dalle popolazioni barbare "romanizzate". A livello di equipaggiamento venne introdotto lo scudo rettangolare e la lorica segmentata.

Lorica segmentata
Inoltre il pilum venne modificato e il gladio divenne dotazione standard di tutto l'esercito. La riforma augustea permise l'imposizione della cosiddetta pax romana per tre secoli all'interno del bacino del Mediterraneo, fino alla crisi del III secolo d.C.

Focus on: Gladius e Pilum.
Nel III secolo a.C i Romani vennero in contatto con la cultura iberica e ne apprezzarono le spade, tanto da adottarle come armi per i legionari. Il gladius subì un'evoluzione e fu sviluppato in modelli differenti che mantenevano comunque le caratteristiche dell'arma originaria. All'inizio del primo secolo avanti Cristo il gladio di Magonza (chiamato così perché fu rinvenuto nell'omonima città tedesca) era il tipo più diffuso; la parte centrale della lama era rastremata e una punta molto lunga. Le lunghezze delle lame variano da 40 a 55 cm con una larghezza compresa tra 5,4 e 7,4 cm nella parte superiore e tra 4,6 e 6 cm nella parte inferiore prima della punta. Sul finire dello stesso secolo il gladio venne modificato nuovamente (modello Pompei), la lama era dritta e la punta corta; le dimensione variavano dai 42 ai 50 cm con una larghezza compresa tra i 4,2 e i 4,5 cm. Quest'ultimo modello era adatta a causare ferite di taglio e di affondo.


Il pilum è un'arma da getto anch'essa di origine iberica o, più presmibilmente, sannitica; era in dotazione ai primi due ranghi e rimase l'arma tipica dei legionari fino almeno il III secolo d.C. Era un'asta di legno lungo 130 cm su cui si innestava una parte di ferro di 70 cm terminante con una punta. I legionari disponevano di due pila, uno dei quali era munito di un peso collocato all'inizio della parte metallica.  Negli attimi che precedevano lo scontro tra le formazioni, la pioggia di pila avrebbe dovuto smorzare l'impeto nemico, così, quando un pilum si conficcava nello scudo di un nemico, questo diventava inutilizzabile, essendo troppo pesante. Inoltre la punta del pilum aveva una conformazione tale che non poteva essere tolto dallo scudo o dall'arto colpito.


- Il declino di un impero
Durane il III secolo d.C l'Impero conobbe una profonda crisi politica e militare. Alle frontiere nord i barbari si facevano sempre più minacciosi; mentre a Oriente le pressioni dei Sasanidi si facevano sempre più intense. Gli imperatori di quel periodo avevano vita fin troppo breve, ogni legione eleggeva il proprio aspirante, così se un imperatore avesse voluto governare doveva temere sia i nemici di Roma che i suoi rivali interni. Nel 260 d.C. l'imperatore Valeriano, sconfitto in battaglia, venne catturato dai Sasanidi e morì prigionieri; nel frattempo i germani invasero la Gallia e la sottoposero ad anni di saccheggi e devastazioni. Grazie alla vittoria di Naissa (268 d.C.) sui Goti e grazie all'impegno di Aureliano, le minacce dei barbari e dall'Oriente vennero contenute, l'impero ritrovò la sua unità; ma le lezioni del III secolo d.C. insegnarono agli strateghi romani che la legione era ormai tatticamente inadeguata, si rendeva necessaria una nuova strategia.


- Le riforme di Diocleziano e Costantino
L'imperatore Diocleziano fu fautore di una delle riforme militari più consistenti, che sarebbero perdurate fino alla fine dell'Impero Romano d'Occidente. Le nuove necessità difensive imponevano di puntare sulla quantità, anziché sulla qualità dell'esercito. L'esercito venne diviso in unità più piccole, così da ridurre il suo peso politico; lo stesso che aveva portato al periodo di anarchia militare da cui ci si era faticosamente ripreso. Le truppe vennero divise tra legiones (eredi delle antiche legioni e costituita da 1000 uomini con armamento pesante pesante e adatte agli scontri in campo aperto) e auxilia (unità ausiliarie di differente origine etnica). Le auxilia erano costituite da 500 uomini, generalmente con equipaggiamento leggero ed erano più versatili delle legionis. Dopo Diocleziano le legioni vennero aumentate di numero, ma ridotte negli effettivi. Pur non essendo il principale strumento di conquista di Roma, le legioni imperiali restavano un nemico ancora potente; erano divise in palatinae (reparti scelti al seguito degli imperatori), comitatenses (truppe di confine e di manovra) e limitaneae (truppe stanziate definitivamente alle frontiere).



Questa suddivisione venne mantenuta fino almeno al V secolo a.C. Sotto Costantino le legioni subirono una nuova classificazione. Le legioni palatinae formavano la guardia imperiale, mentre quelle stanziate stabilmente ai confini presero il nome di ripenses. Le legioni comitatenses, insieme a numerosi reparti di cavalleria pesante e leggera erano dislocate nelle grande città fortificate e costituivano il grosso dell'esercito, a cui si univano le legioni palatinae in caso di bisogno.

- La crisi finale: l'esercito germanizzato
Dopo Costantino, e soprattutto dopo la sconfitta subita dai Goti ad Adrianopoli (378 d.C), il fenomeno iniziato con l'inserimento nell'esercito di soldati e ufficiali di origine germanica o, più in generale, "barbari" divenne pratica comune. L'esercito imperiale venne formato per la metà degli effettivi da contingenti barbari, soprattutto alleati. Anche gli effettivi delle unità romane erano però costituiti per la maggioranza da uomini di origine germanica o romanizzati da poche generazioni. Questo esercito di immigrati venne comandato da uomini di ogni provenienza e che avevano ricevuto un addestramento anche da popoli barbari.
Fu questo tipo esercito che difese gli ultimi resti della romanitas, vista ormai come retaggio storico-culturale piuttosto che come istituzione. Difesa strenua che venne meno con la deposizione dell'ultimo imperatore romano, correva l'anno 476 d.C. e una nuova epoca stava per iniziare.

Focus On: La Spatha e i Mattiobarbuli.
La dissertazione sulla storia di Roma è stata lunga e ho dovuto, nei limiti, accorciarla il più possibile, per renderla snella e accessibile a tutti. Non per questo, però, abbiamo dimenticato il nostro scopo principale, ovvero parlare di armi! 
La cavalleria aveva in dotazione una spada (ensis) più lunga del gladio, che nel corso del I secolo a.C. fu adattata alle misure di quella gallica. Dalla fine del III secolo d.C. all'inizio del del IV secolo d.C. i legionari sostituirono il gladio con la spatha, usata prima dagli ausiliari, poi dai Franchi, dai Visigoti e da altri popoli barbari. La spatha era lunga da 80 cm a 1 metro; la lama con codolo sottile, era ottenuta da strati d'acciaio compensato, ossia con zone di diversa durezza per la presenza di carbonio, e con lavorazione a forgia della barra multistrati.


I mattiobarbuli erano dei dardi (detti anche plumbatae) da scagliare manualmente, formati da un'asticciola lunga dai 10 ai 20 cm che sostiene una punta di ferro atta a ferire della stessa dimensione, munita di alette per mantenere la direzione e appesantita dal piombo fino ad arrivare al peso di 100 - 200 g. Tali dardi, diffusi fino alla fine del III secolo d.C., erano facilmente trasportabili dai combattenti a piedi nell'incavo dello scudo, che potevano essere usati anche contro formazioni a cavallo e, avendo la stessa funzione dei giavellotti, scagliarli rimanendo in ordine chiuso.


Matt - Il Locandiere

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