sabato 1 febbraio 2014

Speciale Locanda. La grande storia delle armi bianche: La Grecia Classica.

Goooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooood Mooooooooooooooorning Avventori! Un altro ridente sabato mattina in compagnia del vostro Locandiere preferito, cosa tirerò fuori da cilindro oggidì? Che ve lo siete già dimenticato??? Ma c'è il nostro speciale storico sulle armi bianche, che diamine!
Settimana scorsa avevo iniziato a darvi un assaggino un po' disordinato sull'argomento; disordinato perché abbiamo coperto un periodo storico decisamente troppo lungo e con materiale fotografico, ahimé, insufficiente. Del resto si sa, il lavoro dello storico è ingrato; deve attenersi esclusivamente a ciò che riesce a reperire e non sempre è molto. Ma oggi iniziamo ad avvicinarci di più alla civiltà come l'abbiamo imparata alle elementari, indi per cui avremo a disposizione più fonti e, sicuramente, più materiale con cui portare avanti la nostra dissertazione. Mettete le cinture perché oggi torniamo ai tempi della Grecia Classica!
In verità avrei voluto raccontarvi anche qualcosina riguardo a Roma; ma poiché la storia di questa civiltà occupa quasi 1200 anni di dominio e guerre, avrei finito per mettere davvero troppa carne al fuoco, e sarebbe stato anche ingiusto spezzare il racconto così, a metà. 

-La Grecia dell'Età Classica.
Se dovessimo metterci tutti in una stanza, mi riferisco a noi amanti della storia, e se ci mettessimo a fare un intenso brainstorming sulla Grecia Classica e su ciò che ad essa è correlato, prima o poi salterebbe fuori anche l'oplita e la falange (no, non la Merkel). Dei guerrieri e della loro formazione ne scrissero e cantarono drammaturghi, poeti e filosofi di ogni città-stato, in ogni momento e a più riprese (anche Platone). La falange greca era uno schema bellico che univa ciò che c'è di più fondamentale nell'arte della guerra:
- Semplicità
- Efficacia
Una manovra semplice ed efficace permetteva di risolvere i conflitti in tempi relativamente ridotti, certo, il fatto che fosse un sistema di combattimento estremamente crudo non è propriamente del tutto irrilevante. Anche i macedoni, qualche secolo più tardi, usarono la tecnica della falange e la modificarono per conquistare mezzo mondo.
Per i cittadini delle poléis greche (le famose città-stato) la guerra era un'usanza ed un'attività esclusivamente maschile. Sempre nel periodo di affermazione delle poléis, accanto all'idea di partecipazione alla vita politica, si affermarono due altre idee fondamentali, che costituiranno la base sociologica della società greca nei secoli futuri: il possesso di un piccolo appezzamento da coltivare e la partecipazione alla falange cittadina in qualità di oplita.


Ricostruzione di una falange oplitica
La falange, composta da tanti cittadini-soldati, era nata nel periodo che va dal X al VIII secolo a.C. Durante questo frangente di tempo, gli aristocratici eredi dell'élite micenea persero rapidamente potere, in favore della borghesia cittadina. La falange oplitica costituiva uno dei sistemi di combattimento più egualitari della storia, descritta nei poemi omerici, divenne il metodo preferito per risolvere rapidamente i conflitti a partire dal VII secolo a.C. Questo nuovo modo di combattere rese necessaria la forgiatura d nuove armi, in particolare l'enorme scudo, chiamato appunto oplan coniò il termine oplita.
L'oplan era inutilizzabile negli scontri singoli, ma in formazione serrata si creava un muro di scudi pressoché impenetrabile. Anche la forma convessa era studiata ad hoc, infatti:

  • Quando non veniva usato, i fanti potevano portarlo sulla spalla, così da alleviarne il peso considerevole.
  • Durante gli scontri, gli opliti infilavano la spalla dell'incavo dello scudo così da sfruttare tutto il peso del corpo per sfondare le linee avversarie.
Completavano l'equipaggiamento l'elmo corinzio e gli schinieri in bronzo, la corazza (anch'essa in bronzo), la lancia e la spada corta (eventualmente c'era anche un pugnale). Gli opliti ateniesi non erano dei soldati professionisti; ma dei comuni cittadini che mettevano al servizio il proprio tempo alla difesa della città.

Elmo corinzio
Agli opliti non era richiesta un'abilità tattica particolare, né un certo livello di addestramento. La semplicità della falange oplitica consentiva di combattere a chiunque avesse sufficiente sangue freddo. L'unica eccezione a questa regola, cioè la falange composta da opliti-cittadini, era Sparta: gli spartiati lacedemoni, infatti, erano gli unici autorizzati a praticare costantemente il mestiere delle armi, rimanendo così sollevati da altri incarichi di natura più...uh...pratica (non spalavano la merda di capra, diciamocelo). In sostanza, all'epoca della falange oplitica ( VII secolo a.C fino alle guerre persiane) gli scontri tra fantaccini potevano essere riassunti secondo questo schema:

  1. Schieramento degli opliti.
  2. Urto violento tra le falangi (dopo una prima fase di avvicinamento lento e impacciato, causato dagli impedimenti dell'equipaggiamento, quando ormai gli schieramenti erano vicini si lanciavano alla carica usando gli scudi come arieti).
  3. Mischia furibonda in cui si cercava di rompere le fila degli avversari (in questa fase le perdite erano relativamente modeste, ciò che doveva reggere era il coraggio)
  4. Sbandamento di uno dei due avversari.
  5. Inseguimento e massacro dei nemici in fuga (qui avvenivano le perdite maggiori, con la fanteria leggera e i cavalleggeri che inseguivano i fuggiaschi e li uccidevano senza pietà).
Poiché il sistema "falange" si basava esclusivamente su un arruolamento momentaneo, era impensabile per gli strateghi mettere in atto una campagna militare lunga e complessa, ciò a causa dei compiti che i soldati dovevano assolvere come cittadini (agricoltori, artigiani, commercianti e pescatori); questo era il motivo principe per cui era preferibile un unico scontro diretto e determinante.

Focus on: L'equipaggiamento degli opliti greci.
Fino ad ora ci siamo occupati esclusivamente della falange, ma a tutti gli effetti non sappiamo ancora con esattezza qual era l'equipaggiamento usato dagli opliti. Con buona approssimazione possiamo dire che i costumisti di Troy e 300 ci sono arrivati molto vicini. Scopriamo assieme perché.

Oplita
La panoplia era l'equipaggiamento pesante del fante greco, a partire dalla seconda metà dell'VIII secolo a.C, esso era costituito da un elmo in bronzo, da un grande scudo, dagli schinieri, da una lancia, da una spada (xiphos) e da una protezione per il busto. Lo scudo (oplon o aspis) aveva un diametro compreso tra gli 80 e 100 cm (1 metro di scudo!!!), costituito da pannelli di quercia ricoperti da una lamina bronzea o di cuoio. Spesso erano riccamente decorati con gli emblemi della polis a cui apparteneva il combattente, di ciò abbiamo ampia documentazione pittorica (cfr. immagine sopra). L'oplon presentava all'interno un'imbracciatura trasversale per l'avambraccio, con una maniglia che ne rendeva facile il maneggio; pesava all'incirca 9 kg e imbracciato a sinistra poteva avere una cinghia per facilitarne il sostegno. Gli schinieri erano di lamina bronzea, flessibili, si avvolgevano al polpaccio e non necessitavano di metodi di fissaggio (cinghie, lacci et similia). Gli elmi erano in bronzo, in origine di forma conica (presumibilmente di derivazione orientale o assira); il modello più diffuso (anche nella penisola italica) era quello corinzio, in uso a partire dalla metà dell'VIII secolo a.C. ; assicurava una protezione quasi completa del capo e del viso, lasciando scoperti gli occhi e una piccola porzione della bocca; il naso era protetto da un nasale fisso che scendeva dal frontale. Spesso l'elmo corinzio presentava un cimiero riccamente decorato. Dal VI secolo a.C si diffuse l'elmo ionico (o attico), costituito da una calotta con una gronda (per la difesa della nuca) e due paragnatidi (i pezzi di metallo a protezione delle guance) mobili unite alla calotta per mezzo di cerniere; questo modello fu sviluppato ulteriormente nel periodo romano.

Elmo attico (o ionico)
La corazza proteggeva il tronco ed era formata da un petto e una schiena. Nel periodo arcaico (dalla seconda metà dell'VIII secolo a.C. fino alla prima metà del V secolo a.C.) era "a campana", a causa della forma del margine inferiore ed era costituita da due valve di bronzo fissate tra loro per mezzo di lacci. Dal VII secolo a.C. la corazza fu modellata sulla muscolatura (thorax statios), diffondendosi anche in Italia e tra gli etruschi, questo tipo di protezione pesava dai 10 ai 14 kg.
Dal V secolo a.C. comparve anche un modello in cuoio (thorax pholidotòs), a volte rinforzata da scaglie metalliche. Nello stesso periodo si diffuse il linothorax, tunica formata da diversi strati di lino incollati fino a raggiungere lo spessore di mezzo centimetro e costituita da un corsaletto chiuso sul lato sinistro; la protezione delle spalle era garantita da un pezzo aggiuntivo sagomato a "U" i cui terminali venivano assicurati al torace con dei lacci, il basso ventre era rinforzato con un grembiule appeso al margine inferiore della corazza, che venne poi sostituito con delle strisce di cuoio rinforzato, a volte, con placche metalliche.

La Linothorax
Se ora prendiamo le foto di Brad Pitt in Troy...



E quelle di Gerard Butler in 300...


Eliminando le incongruenze storiche e ponendo uguali a zero le cazzate, possiamo dire che a livello di armamento siamo molto fedeli alla realtà: in effetti molte volte gli opliti andavano in battaglia solo con scudo, lancia ed elmo, poiché la corazza era d'impaccio per i loro movimenti (come in 300); mentre se osserviamo la dotazione di Pitt, essa è molto simile all'equipaggiamento standard di un oplita; non identica, ma simile...close enough.

Ma torniamo a bomba su dove ci eravamo fermati. Durante la guerra del Peloponneso (431 - 404 a.C.) l'approccio tattico dei belligeranti subì delle modifiche sensibili, sebbene la falange oplitica rimase di diritto il fulcro delle operazioni militari. Il conflitto vide contrapposte le due superpotenze elleniche Atene e Sparta, coi loro alleati, più tardi al conflitto si aggiunse anche Tebe. In questo periodo emersero esigenze nuove che la sola falange non poteva soddisfare in toto; la guerra fratricida necessitava di lunghe e complesse manovre militari, di rapidi colpi di mano in territorio nemico, di operazioni anfibie e di tattiche di guerriglia. Insomma, tutte cose che non erano previste dal lento e metodico schema della falange. Que faire?
Gli opliti di Atene videro diminuire il loro prestigio pian piano, venendo sistematicamente imbarcati a bordo delle trireme e venendo trasformati in una specie di "marines" greci; altri furono destinati alle scorrerie in qualità di incursori. In generale la fanteria pesante si vide spogliare dell'aggettivo "pesante", la corazza venne sostituita con la linothorax o con delle protezioni di cuoio, mentre venne abbandonato definitivamente il pesante elmo corinzio, in favore di modelli più leggeri, come l'elmo attico e quello frigio.
Anche la composizione sociale degli eserciti mutò sensibilmente. Finora la falange era composta da comuni cittadini, tutti uguali e tutti con lo stesso ruolo; con lo stato di guerra perenne causato dalla guerra del Peloponneso, invece, si rese necessaria la presenza di contingenti armati fissi, che potevano essere impiegati immediatamente in caso di bisogno; insomma il modello di cittadino-soldato era diventato inadeguato. La risposta a questa necessità venne dai reparti di opliti mercenari che, sempre più spesso, offrivano i propri servigi alle varie poleis in lotta.

Opliti
Focus on: La spada greca.
La spada, xiphos, era un'arma a lama dritta di circa 65 cm con due fili e punta, il profilo a foglia di salice (circa, ma i più la possono approssimare a Pungolo, l'arma usata Bilbo e Frodo Baggins); in grado di colpire di stocco o con fendenti. Il termine è molto antico, ma sembra di origine per-indoeuropea.

Xiphos

L'oplita poteva anche avere una kopis, concepita per i fendenti, con caratteristico tagliente concavo. Quest'arma risulta diffusa in tutto il bacino mediterraneo tra il VI e il III secolo a.C. ed è molto simile alle spade di origine iberica (queste ultime però potevano colpire anche di punta, la kopis no).

Kopis
Infine, i fanti e i cavalieri potevano essere dotati di un coltellaccio appuntito con un solo taglio concavo: la machaira. Veniva usato soprattutto dagli Spartani e dai Persiani.

Dopo quasi 30 anni di spargimenti di sangue insensati la guerra del Peloponneso terminò lasciando la Grecia spossata e disfatta, facile terreno di conquista per una nuova, grande potenza che si stava affermando poco oltre i suoi confini settentrionali: il Regno di Macedonia.
La Macedonia era retta da clan familiari aristocratici perennemente in lotta l'uno contro l'altro, nell'esercito prestavano servizio nella cavalleria pesante; infatti i cavalli macedoni erano universalmente riconosciuti come migliori, così come i loro cavalieri. Filippo II (382 - 336 a.C.) fu l'artefice dello strumento bellico che permise ad Alessandro Magno di far entrare la Macedonia nella storia politica e militare. Filippo aveva appreso i pregi e i difetti della falange oplitica mentre si trovava a Tebe come ostaggio; tornato in patria e riunito il regno decise di mettere a punto una nuova formazione, che potesse raccogliere tutti i pregi della falange di cui sopra, ma senza i difetti riscontrati. Nacque, così, la falange macedone.
I fanti macedoni erano armati con delle nuove lance lunghe ben 6 metri, le sarisse, impugnate con entrambe le mani. I combattenti erano disposti in 16 file e, quando completa, la formazione assomigliava ad un enorme istrice avanzante.
Molto più flessibile della falange oplitica, divenne lo strumento militare per eccellenza nel mondo mediterraneo ormai divenuto una comunità di lingua greca; solo l'avvento delle legioni romane riuscì a distruggere questa possente macchina da guerra.

Focus on: La Sarissa.
Si tratta di una picca lunga 5,5 m, con un peso che varia dai 5,5 ai 6,5 kg, munita di punta di ferro di 50 cm e di calzuolo di metallo. A causa delle sue dimensioni, di solito, la sarissa veniva portata divisa in due o più parti che venivano poi montate al momento dello scontro, grazie a delle ghiere metalliche.


Poiché la falange era disposta su più ranghi, veniva maneggiata a seconda della profondità delle file. Tenute dritte con la punta in alto, le sarisse dei prime sei ranghi venivano abbassate in un sol colpo, così che gli attaccanti si trovavano di fronte un muro di punte di ferro insuperabile. Si presume che la sarissa sia rimasta in uso anche durante il regno di Alessandro Magno, fino al 168 a.C, data della battaglia di Pidna e del tramonto definitivo della falange di fronte alla legione romana.

A confronto: falange oplitica vs falange macedone.
Finora abbiamo parlato di falangi, ma non le abbiamo ancora confrontate per capire bene in cosa i Macedoni riuscirono e in cosa i Greci (di conseguenza) fallirono.
Una falange di opliti si schierava con un corpo di fanti pesantemente corazzati (anche se più tardi vennero abbandonate le difese bronzee) disposti su varie file, dalle 8 alle 12, fino alle 16 dei Tebani. Gli uomini si posizionavano spalla contro spalla riparandosi dietro agli scudi rotondi. La pesantezza della panoplia (l'equipaggiamento) rendeva lenti i movimenti e gli scontri consistevano in un faticoso avvicinamento, seguito da una breve carica che si concludeva con uno scontro frontale. Gli opliti delle file retrostanti spingevano i compagni delle file anteriori con lo scudo, nel tentativo di disgregare gli avversari; questa fase era il momento saliente dello scontro tra falangi e può essere vista con una ragionevole approssimazione come una mischia del rugby. Quando una falange si sbandava, i fuggiaschi venivano inseguiti e massacrati dai fanti leggeri e dalla cavalleria dello schieramento opposto, così il tutto terminava in un orribile bagno di sangue.

Falange macedone
Lo schema falangitico macedone, pur discendendo direttamente da quello oplitico se ne distaccava per certi versi. In primis per la lunghezza delle lance (le sarisse) e in secundis per la profondità dello schieramento e per il maggiore spazio lasciato tra gli uomini, il che dava alla formazione notevole stabilità. Le prime cinque file di fanti (i pezetairoi) tenevano le sarisse in posizione orizzontale facendole sporgere dal fronte dello schieramento (cfr. l'immagine sopra), mentre le undici retrostanti le tenevano verticali. Ogni falangita disponeva nello schieramento di un metro quadro di spazio, sufficiente a consentirgli maggiore libertà d'azione rispetto ad un oplita. Una falange tipica era formata da sei battaglioni (taxis) di 1536 volte, a loro volta suddivisi in sei reparti da 256 uomini (syntagma). L'elemento tattico di base era la fila (lochos), composta da 16 elementi, che determinava la profondità della formazione.
I pezetairoi avevano un equipaggiamento molto più leggero di quello degli opliti dell'età classica: portavano uno scudo più piccolo che veniva tenuto sospeso alla spalla sinistra (così si potevano usare entrambe le mani), un corsaletto di lino pressato o cuoio (anziché una corazza di bronzo) e, al posto dell'elmo corinzio, veniva indossato un elmo leggero che permetteva ai soldati una maggiore visione del campo di battaglia.

Le falangi di Alessandro Magno contro gli eserciti di Re Dario - Pompei, Casa del Fauno
Matt - Il Locandiere

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