mercoledì 26 febbraio 2014

Giusto 2 Parole.

Acquistato oggidì l'ultimo numero uscito del nostro indagatore dell'incubo: Dylan Dog #320 - La magnifica creatura.


Ne parleremo prossimamente, soon!

Matt - Il Locandiere

Weekly Movie Corner Special: Star Wars Marathon.

Dopo la bigiata della scorsa settimana torniamo alla care vecchie & sacre abitudini, il che implica che oggi c'è l'appuntamento per voi cinefili abitués della Locanda. Un appuntamento che, per chi si fosse collegato solo ora, ha qualcosa di particolare in questi frangenti; in parole povere stiamo facendo una maratona...non una corsa (anche perché non tengo il fisico) vera e propria, ma una serie di articoli che ha come tema comune la passione che ho nei confronti di un'altra delle più importanti saghe cinematografiche, c'est à dire Star Wars.
Settimana scorsa avevamo introdotto il primo episodio della trilogia più vetusta, oggi, di conseguenza, si andrà a spulciare proprio il quinto episodio della esalogia lucasiana. Adoro coniare neologismi, voi no? Vai con la sigla, maestro.



Vediamo subitissimo cosa bolle in pentola, dopo esserci lasciati con l'Alleanza Ribelle che mette a segno la prima meta, distruggendo la Morte Nera e facendo svolazzare Fener, solo, in giro per la Galassia.

Star Wars - Episodio V: L'Impero colpisce ancora.


Titolo: L'Impero colpisce ancora
Titolo originale: The Empire Strikes Back
Regia:  Irvin Kershner
Durata: 124 min.
Anno: 1980
Genere: fantascienza
Cast: Harrison Ford, Carrie Fisher, Mark Hamill, Alec Guinness, Peter Cushing, Peter Mayhew, David Prowse,  Anthony Daniels, Kenny Baker, Billy Dee Williams.

Trama: dopo la sorprendente vittoria ottenuta contro l'Impero, l'Alleanza Ribelle è costretta a difendersi dalla flotta imperiale che, nonostante abbia perduto la sua letale stazione spaziale, ha mantenuto intatta la sua forza distruttrice. Sul remoto e gelido pianeta di Hoth, i ribelli tentano un'altra disperata resistenza; mentre Dart Fener è alla strenua ricerca del giovane ardimentoso che ha provocato la distruzione della Morte Nera, cioè Luke Skywalker.


Parliamone: tre anni più tardi, la LucasFilm era in forte crescita e il suo Grande Leader decise di intraprendere la scalata al secondo film. Erano gli inizi dei magnifici '80 e tutto sembrava andare per il verso giusto, o quasi...
In quei tempi, a Nerdolandia, molti reclamavano a gran voce un ritorno al grande schermo delle tette di Carrie Fisher...cioè la continuazione della Guerra Civile Galattica che, pare, avesse gasato più o meno tutti. Purtroppo la Death Star (che in italiano è stata resa sapientemente col nome di Morte Nera e non Stella della Morte) era esplosa in miliardi di pezzettini, comportando due...anzi tre effetti collaterali:
  • Una bruciante delusione delle forze imperiali, battute da quattro bifolchi con forconi e caccia X - Wing.
  • Un morboso interessamento da parte di Dart Vader nei confronti del coraggioso quanto bifolco pilota di X-Wing che osò disintegrare la suddetta superstazione spaziale.
  • Una cospicua incazzatura dell'Imperatore Palpatine che sulla Morte Nera ci stava ancora pagando il mutuo.
Ma la Flotta Imperiale non era certo a corto di risorse, eh no! I famosi Star Destroyer (che in italiano sono stati resi col nome di incrociatori stellari e non come cacciatorpediniere stellari) erano sempre pronti in prima linea...


Lo stesso valeva per il gioiellino della Flotta, la nave ammiraglia su cui Fener scorrazzava da una parte all'altra della Galassia in cerca del giovane Skywalker, ovvero lo Star Destroyer Executor. Un'astronave talmente pro da far sembrare tutti gli altri Star Destroyers degli ignobili cacatoi.


Ora che abbiamo capito quanto fosse figo l'Impero, e nella pellicola viene ribadito ancora...

...e ancora...


...e ancora...


eeerrrrr...stavo dicendo? Ah sì! Stavamo dando un'analisi del film! L'epicità della saga raggiunge il suo apice, in quanto il V Episodio  introduce altri leitmotiv e altre leccornie che sono diventate molto care ai fans worldwide. Eccone alcuni esempi:

Po-po-po-po-polaretti!
Hoth è, al contrario di quello che possa far presumere il nome, il pianeta più freddo della Galassia di Star Wars, talmente freddo e talmente congelato che, pare, fosse stata scelto come luogo in cui erigere una nuova fabbrica dei Polaretti concessa in franchising ai Tauntaun; progetto accantonato a causa dello scoppio della Guerra dei Cloni.


Su Hoth non c'è niente, non c'è mai stato niente e mai ci sarà, eccezion fatta per una vecchia base ribelle, qualche rottame di AT-AT, di quei ridicoli abomini bipedi, frutto dell'incesto tra un canguro e un montone, comunemente conosciuti col nome di Tauntaun e...purtroppamente...un abominevole essere delle nevi senza un braccio, gentile ricordo di Luke Skywalker che, catturato dal suddetto mostro, non bramava di diventarne lo spuntino. Su Hoth ci fu una battaglia tra ribelli in fuga e Imperiali inseguitori. Scena epica, tanta neve ed esplosioni a non finire.

Millennium Macinino
Che il fantomatico Millennium Falcon non fosse al top della forma lo si era desunto già dall'Episodio IV. Ma in questa pellicola, l'astronave da il meglio di sé, passando il 90% del tempo in riparazione...anche mentre svolazza per un campo di asteroidi.


Il catorcio spaziale verrà smontato e rimontato da più mani tra cui: Chewbacca, Ian Solo e i tecnici di Bespin. Morale? Frizione andata e iperspazio altalenante; fortuna che R2D2 ci mette una pezza col tuning dei circuiti.

Caccia grossa
Venti e passa anni fa c'era un piccolo clone di Jango Fett che aveva assistito alla morte del padre in diretta. Vent'anni dopo, lo stesso clone, lo troviamo a bordo dello Star Destroyer di Vader, intento a ripercorrere le orme di papà: ossia guadagnandosi la pagnotta facendo il cacciatore di taglie.


Non una vita allegra, soprattutto se ci guardiamo intorno e guardiamo con che razza di colleghi hai a che fare. Il tutto per catturare una misera astronave e portare il comandante davanti ad un vermone ruttofono, leader di una grande associazione a delinquere.

Yayyyyy!

Un po' pirata un po' signore
Il fascino di Ian Solo è indiscutibile, nonostante il cognome non faccia presagire chissà quali romantiche avventure, il nostro capitano, contrabbandiere e canaglia a tempo perso riesce a ingraziarsi le grazie della bella principessa Leila.


Sarà il fascino del mascalzone, sarà che sulla sua testa pende una taglia con diversi zeri, sarà che la grafite mantiene giovani e apre i pori della pelle, sarà quel che volete...ma la principessina se la pigerà solo Solo...o forse no...


Vatti a fidare degli wookie...

Figlio di NN
La paternità di Luke Skywalker è sempre stata un po' dubbia e avvolta nel mistero. Nel quinto episodio sappiamo che il mistero di NN viene prontamente svelato. Durante l'epicissimo duello di spade laser, dopo aver mozzato la mano a suo figlio, Dart Fener annuncia a Luke di essere il suo tanto adorato paparino.


Forse non il migliore degli approcci data la risposta del figlio. Anyway, l'epicità della rivelazione ha scosso le fondamenta di Nerdopoli e, una volta inventato l'internet come lo conosciamo noi, ha iniziato a popolarlo con una serie di immagini diventate in breve tempo virali. Giusto a titolo d'esempio:


Ma ora veniamo ad alcune note dolenti. Già, sebbene L'Impero colpisce ancora sia considerato il miglior capitolo della saga e del genere fantascientifico, il suo concepimento fu segnato da non poche crisi, da ritardi e da problematiche finanziarie non da poco.
Innanzitutto Lucas era talmente preso dalla crescita della sua creatura, la LucasFilm, che dovette cedere il timone ad un altro regista. La scelta del successore del Grande Leader fu lunga e sofferta, alla fine si diede il lavoro a Kershner, professore della USC School of Cinematic Arts, noto per dare una profonda caratterizzazione ai personaggi. In un primo momento Kershner rifiutò, convinto che non si potesse fare qualcosa di meglio; ma poi cedette alle lusinghe del Grande Leader e di Kurtz (produttore).

Non conosci il potere del Lato Oscuro della LucasFilm, Irvin!
Il fatto che, almeno nelle prime battute, il film dovesse riprendere un pianeta completamente coperto di neve e ghiaccio pose un forte punto interrogativo sulla location adatta...il vero Hoth era effettivamente troppo lontano, quindi si decise di utilizzare la Norvegia come luogo delle riprese, più in particolare ci si accontentò del ghiacciaio di Hardangerjøkulen. Ma accaddero diversi imprevisti:
  • Uno degli scenografi, John Barry, collassò sul set e morì a causa di una meningite fulminante.
  • Come se non bastasse questo lutto, le riprese al ghiacciaio si dilungarono enormemente a causa delle condizioni climatiche estremamente avverse, coi meteorologi che confermarono le previsioni dell'inverno peggiore degli ultimi 50 anni!
  • Agli Elstree Studios, dove si girarono le altre parti del film, non andò certo meglio! Le ambientazioni di Dagobah (dove viveva Yoda) rovinavano i macchinari e le pellicole, allungando ulteriormente i tempi di ripresa.
  • Questi continui ritardi ebbero come effetto quello di far levitare esponenzialmente i costi di produzione; quando Lucas, visibilmente sfibrato, si vide chiudere le porte in faccia dalle banche che non volevano concedergli più prestiti, allora si rivolse alla 20th Century Fox che, in cambio di una quota sugli incassi, rifinanziò il progetto, evitando la catastrofe e il naufragio della saga.
  • Un altro incidente di percorso vede protagonista il celebre regista Stanley Kubrick. A Stanley era andato distrutto il set in cui stava girando Shining, così venne ospitato momentaneamente da Lucas. Ahimé si suol dire: amici amici e poi ti rubano la bici. Infatti Kubrick colse la palla al balzo e sfruttò l'ospitalità per girare da capo alcune scene del suo film, facendo incazzare non poco gli addetti ai lavori di Star Wars.
  • Gli attriti, i dissapori e le incomprensioni tra il team si acuirono così tanto che Kurtz, produttore e amico del Grande Leader, si licenziò sua sponte alla conclusione dei lavori.
Matt - Il Locandiere

lunedì 24 febbraio 2014

Giusto 2 Parole. Onori a chi ci ha lasciato.

Ognuno ha i suoi miti d'infanzia. Assieme ai Blues Brothers, alla Storia Infinita e ai film animati di Asterix & Obelix, i Ghostbusters hanno contribuito enormemente a rendere splendida e felice la mia infanzia. Sicché è con sommo dispiacere che apprendo la notizia della prematura scomparsa di Harold Ramis ( articolo del New York Times qui), comico, sceneggiatore, regista e attore di un certo calibro; che al pubblico non americano è noto per aver interpretato proprio l'occhialuto Acchiappafantasmi Egon Spengler.


Pertanto, poiché non siamo barbari incivili, gli si tributino tutti gli onori dovuti alla sua persona. La Locanda, il Locandiere e, eventualmente, i suoi Avventori, vogliono ricordare Ramis con affetto e rispetto, non perché è un atto dovuto, ma perché voglio sottolineare quanto è stato importante per me e, spero, anche per voi. Si suoni il silenzio.


Matt - Il Locandiere

Il Lunedì del Locandiere

Quanto è vasto il mondo videoludico? Quanto è lecito addentrarsi nell'internet per sondarlo? Abbastanza da scoprire certe chicche come quella che andremo a vedere assieme, vi rispondo io.
Innanzitutto Good Morning, buon Lunedì e buon inizio settimana a tutti voi, pendolari o meno che vi appropinquate al luogo del quotidiano travaglio, che sia esso università/lavoro/scuola o altro. Io tornerò in palestra ad allenarmi, anche per far passare sto cazzo di dolore alla spalla, che si è acuito dopo le mie sorprendenti e ballerine performances a Just Dance 4. Robe da matti.


Come avete avuto modo di intuire sagacemente, oggi, si parlerà di videogames. Molto probabilmente andremo avanti a parlarne anche settimana prossima, forse anche quella dopo...ultimamente sto sondando così tanto a fondo l'internet da spremerci qualche articoletto interessante.
Indi per cui, cari utenti e Avventori, è d'uopo introdurre il titolo del ludo virtuale di cui vogliamo parlare.


Simulatore? Sì, simulatore. La Excalibur Publishing (già nota agli afecionados della Locanda) sfornò un altro dei suoi titoli, stavolta con un pizzico di pepe in più.
In sostanza questo titolo ci mette nei panni di due semplici poliziotti da strada, in prima linea al servizio del cittadino. Probabilmente potreste dirmi che questo gioco deficita di fantasia, ma datemi retta qualche minuto e vi dimostrerò che le vostre sono mere illazioni (voi criticoni).

Per servire e proteggere.
Compito principale di ogni poliziotto è mantenere l'ordine pubblico, essendo sempre disponibile a proteggere e aiutare gli inermi cittadini. Per quanto ci riguarda, appena lanciato il gioco, dovremo dare un nome alla nostra coppia di piedipiatti: un uomo e una donna. Così, per par condicio.
Battezzati i suddetti, ci ritroveremo alle prese con un semplicistico e, a mio parere, insufficiente tutorial che si concluderà quasi immediatamente, svelandoci meno del minimo sindacale necessario per giostrarci tra le viuzze del quartiere a noi assegnato.
Terminato il tutorial potremo ricevere il nostro primo, vero incarico da reclute fresche fresche di accademia. Partendo dal grado di Rookie il nostro turno, che durerà circa 12 ore virtuali (24 minuti per noi internauti), si svolgerà così:

  • Missione principale: nel briefing iniziale, durante la schermata di caricamento, ci verrà evidenziata la zona in cui passeremo il turno di pattuglia, ci sarà detto se il turno sarà compiuto in uniforme o in borghese e ci verrà assegnata una particolare missione da portare a termine entro la durata del turno. Questa "missione speciale" di solito comprende: cercare e fermare una determinata persona, arrestare un tot numero di spacciatori presenti nell'area, controllare un tot numero di veicoli/persone, cercare e fermare una macchina rubata, e via discorrendo.
  • Missioni secondarie: mentre saremo intenti a pirlare per le strade della nostra zona di competenza, ci verranno assegnati dei compiti random, dalla classica rissa tra barboni ubriachi, alla rapina al distributore di benzina, fino all'omicidio a cui porre soluzione.
Ovviamente, partendo come dei rookies le missioni saranno molto semplici, così come le chiamate d'emergenza che riceveremo ad intervalli abbastanza regolari. Per intenderci, all'inizio avremo più spesso a che fare con risse tra barboni o ragazzini, incidenti stradali e via dicendo. Anche il nostro campo d'azione sarà molto ridotto, infatti si limiterà ad un singolo quartiere.


Sempre per esemplificare, vi descrivo una delle più comuni chiamate tipo. Attenzione Agenti Bibì e Bobò, qualcuno ha rubato il portafogli della sciura Teresa! A bordo della nostra fiammante automobile, ci precipiteremo a sirene spiegate sul luogo del misfatto, giusto in tempo per pescare il malandrino a correre, troppo intimorito dalla nostra rude dimostrazione di forza. Così partirà l'inseguimento a piedi che potrà concludersi in due...no anzi, in tre modi:
  • Il malandrino fugge: se non siamo abbastanza celeri, il furfante potrebbe uscire dal nostro territorio di competenza (o dal territorio in cui è avvenuto il crimine), facendoci perdere le sue tracce e riuscendo a farcela sotto il naso. La missione sarà fallita e, oltre a vedere un segno rosso in alto allo schermo, non riceveremo alcun punteggio per i nostri sforzi.
  • Il malandrino viene raggiunto e arrestato: una volta acciuffato e ammanettato, dovremo chiamare la centrale per farlo venire a recuperare dal cellulare della Polizia, che accompagnerà il criminale verso la sua giusta punizione.
  • Il malandrino viene raggiunto, ma resiste all'arresto: noi avremo una barra della vita, se il furfante è riottoso, molto probabilmente cercherà di vendere cara la pelle prima di venire ammanettato e tranquillizzato. Di conseguenza, per noi, si aprirà un ventaglio di possibilità: estrarremo la nostra pistola di ordinanza e impallineremo il succitato, fino a ridurlo un colabrodo. Stordirlo col nostro powerful sfollagente per poi (se non verrà eccessivamente fracassato di mazzate) provvedere al suo arresto. Oppure, e sarebbe la scelta più oculata, lo inonderemo di spray urticante al peperoncino, per poi tentare l'arresto.

Agenti Bibì e Bobò a rapporto, Signore!
Sebbene la personalizzazione dei nostri avatar sia praticamente nulla (eccezion fatta per il nome), esistono infinite possibilità di approccio ai vari casi che ci verranno proposti. Partiamo dalle basi. Innanzitutto l'agente Bobò (l'uomo), avrà un equipaggiamento leggermente diverso dall'agente Bibì (la donna). Il primo avrà a disposizione, manganello, pistola, manette, walkie-talkie e PDA; mentre la seconda disporrà di spray al peperoncino, manette, walkie-talkie, PDA, paletta e autovelox/fotocamera. Di alcuni oggetti non ci sarà nemmeno bisogno di discutere, ma di altri vediamo più in dettaglio la loro funzione.
  • Walkie-talkie: la nostra inseparabile radiolina per trarci d'impiccio nelle situazioni complesse. Grazie ad essa potremo chiamare un'ambulanza per portare via i feriti, un carro attrezzi, il cellulare della polizia e la nostra automobile, nel caso in cui l'avessimo lasciata in un posto dimenticato da Dio e dagli uomini.
  • PDA: in sostanza si tratta di un palmare che ci consentirà di identificare veicoli e persone, così da verificare lo status di ogni NPC presente nel gioco.
  • Paletta: servirà a fermare i veicoli mentre voi sarete a piedi, il conducente uscirà automaticamente dall'automezzo e attenderà pazientemente i vostri comodi prima di rientrare (eventualmente).
Dicevamo, equipaggiamenti diversi approcci diversi. Sarà importante padroneggiarli tutti, così da saper rispondere efficacemente alle varie emergenze. Ma in sostanza a cosa servono le emergenze/missioni?
Portando a compimento il turno ci verrà assegnato un punteggio, ottenuto durante il turno in base a quante emergenze risolte positivamente e, soprattutto, in funzione della missione che dovremo compiere; più la missione sarà complessa, più punti potremo guadagnare, ammesso e non concesso che gli obiettivi verranno portati a compimento entro il turno. Oltre ai punteggi avremo anche degli achievement sbloccati se saremo particolarmente brillanti nel compiere il nostro dovere o se sbloccheremo un determinato obiettivo (es: completa una pattuglia a piedi, completa 10 pattuglie senza sparare un colpo, arresta tot persone). Aumentando il punteggio avanzeremo di grado, sbloccando nuove emergenze secondarie e nuovi quartieri da pattugliare. Dal semplice poliziotto al sovrintendente, la lotta al crimine da strada non avrà quartiere e sarà spietata.


Meriti, demeriti e affini.
Se quanto detto sopra non bastasse a voi palati fini sappiate che, durante le pause tra le chiamate, in cui pirleremo in giro per la città, avremo di che tenerci occupati. Oltre a fermare macchine e gente a caso potremo:
  • Far rimuovere le auto posteggiate alla cazzo di cane in divieto di sosta.
  • Arrestare e condurre via le persone in palese stato di ebbrezza o in stato confusionale (riconoscibili perché i primi camminano storti con in mano una bottiglia, i secondi camminano storti e basta).
  • Cercare e inseguire i rei di non avere auto registrate (avranno le targhe bianche).
Benché possa sembrare fin troppo semplicistico all'inizio, una volta giunti ad un grado elevato (tipo ispettore o sovrintendente), in cui ci vedremo costretti a tenere sotto controllo quattro quartieri contemporaneamente, le cose si faranno davvero complesse e sarà difficile mantenere la nostra scoppiettante coppia di piedipiatti in vita e incolume e, soprattutto, portare a termine i compiti assegnatici.
Ben lungi dall'essere un capolavoro, questo titolo si dimostra comunque piuttosto longevo, vario e che ricalca (molto marginalmente invero), altri titoli sui generis tipo True Crime: NYC, capolavoro per PS2 che, oltre alla componente free roaming (che in PF la fa da padrone), aveva una componente investigativa non indifferente.
I comandi sono affidati quasi esclusivamente al mouse e ai tasti W,A,S,D per i movimenti, Q,E per il controllo della telecamera e Shift per la corsa. Purtroppo questi comandi molto semplificati, a volte, saranno d'intralcio, specie nelle situazioni più concitate, in cui sarà una pena immensa dover cambiare angolatura, per far sì che l'agente Bobò insegua il marrano per assicurarlo alla giustizia.
L'AI non è male, anche se la gestione del traffico a volte fa ridere, con le auto che vi si metteranno in mezzo alla strada, di traverso, quando passerete a tutta velocità con le sirene spiegate.
Altro demerito è l'impossibilità di s-manettare chi avete arrestato per errore, si sa, nella foga del punta-e-clicca, potreste mettere i ceppi anche a chi è capitato nel posto sbagliato al momento sbagliatissimo. Non una grande tragedia questa, poiché arrestare un innocente non vi recherà alcun danno, però a livello etico può essere un po' noioso.

Matt - Il Locandiere

domenica 23 febbraio 2014

Giusto 2 Parole. 6 Nazioni - Round 3.

Gooood Afternoon Avventori! Buona Domenica e buon riposo per colo che se lo meritano e lo hanno desiderato così tanto durante la settimana trascorsa tra carte, libri o al lavoro. Week-end troppo corto e all'insegna dello sport con il ritorno, dopo la pausa di settimana scorsa, della mia nuova passione, c'est à dire il terzo girone del torneo del 6 Nazioni. Celebre competizione rugbistica che vede contrapposte, appunto, sei nazioni: Italia, Francia, Inghilterra, Galles, Irlanda e Scozia.
Dalla trincea di casa del vostro Locandiere, ecco le impressioni di un profano (cioè non aspettatevi commenti tecnici esosissimi) che ha passato tutto il Sabato pomeriggio, e il Venerdì sera, nell'assetto tattico fantozziano a base di: tifo indiavolato, bestemmia facile, stuzzichini, birra e (dovere morale) rutto libero!


A mente fredda si ragiona molto meglio, fortunatamente la notte ha ristabilito il mio equilibrio emotivo oltre ad avermi consigliato qualche parola su come commentare le partite dell'Italia e dell'Irlanda (cioè le mie due squadre del cuore; l'Italia per spirito nazionale e l'Irlanda...beh...sono adorabili gli ilrandesi!) che, prima che ve lo chiediate, posso dirvi che sono state le più grandi delusioni della settimana. Ma andiamo per ordine:

Venerdì 21: Galles - Francia. Coi pugnali tra i denti.


I cugini d'oltralpe smargiassi, reduci dalla vittoria schiacciante contro di noi settimana scorsa (ricordo un 30 - 10 umiliante, con un'Italia che non ha brillato particolarmente, anzi) sono scesi in campo a Cardiff con la quasi certezza di ottenere un altro buon risultato. Dall'altra parte della barricata, però, c'erano i Gallesi, campioni della scorsa edizione del 6 Nazioni e memori della bruciante umiliazione inflitta loro dai vicini di casa irlandesi; ce lo si poteva quindi aspettare che quest'ultimi volessero rifarsi in tempo zero.
E infatti quello di Venerdì sera è stato un Galles scoppiettante che poco o nulla ha concesso agli ospiti, travolti dalla marea rossa, che già alla fine del primo tempo entra negli spogliatoi con notevole vantaggio (20 - 6), vantaggio ottenuto quasi immediatamente dopo il fischio iniziale. Non è bastata la fisicità di Bastareaud, ai francesi è stata persino annullata una meta che, probabilmente, avrebbe ridato loro quella testa sufficiente da restare in partita; ma così non è stato. A Cardiff la sera s'è mangiato galletto allo spiedo e i gallesi rientrano in corsa per il titolo.


Sabato 22: Italia - Scozia. Delusione parte I.


Molti non sono stati soddisfatti della prestazione dei ragazzi di capitan Parisse, per quanto mi riguarda (parlando da profano sempre) posso dire di non essere rimasto totalmente deluso, ma neanche soddisfatto. Abbiamo concesso troppo, sbagliato troppo, ma in mischia ordinata abbiamo saputo tenere duro. All'Olimpico i discendenti di William Wallace sono scesi per ammirare il panorama del foro romano, ricordandosi ogni tanto di giocare. Nel primo tempo c'è stata l'italia col cuore, quella che ci mette grinta e combatte peggio dei gladiatori. L'avversario scozzese non era facile, reduce da due sconfitte cocenti e bramoso di ottenere qualche punto facile facile. Certo i ragazzi azzurri avrebbero dovuto vendere la pelle a ben più caro prezzo di quello che hanno imposto, ma vabbé, cerchiamo di vederla dal punto di vista sportivo. Shall we?
Nonostante qualche erroraccio possiamo dire con serenità che il primo tempo è stato nostro mentre gli scozzesi aravano l'Olimpico e restavano abbagliati dal fascino della Capitale, non sto scherzando ragazzi. Ad un certo punto ho smesso di contare le punizioni fischiate contro la Scozia, senza contare le mischie ordinate (o meglio disordinate), di cui gli scozzesi improvvisamente hanno dimenticato l'esistenza e le giocavano nella maniera peggiore possibile. Sicché il risultato parziale alla fine dei primi 40' (13 - 3) faceva ben sperare, il morale era alto e se la Scozia avesse continuato ad arare avremmo potuto trovar loro una nuova occupazione nelle aziende agricole che sorgono attorno alla mia cittadina. Tra le altre cose, decisamente notevole è stata la meta realizzata dal giovanissimo Allan (ex giocatore della Scozia e adesso azzurrissimo fino al midollo), resa possibile grazie anche all'azione determinante di capitan Parisse.
Ma ecco che arrivano i dolori. Non so quale dio maligno abbia stramaledetto la nostra squadra, non so neanche con quanta disperazione sono scesi in campo gli scozzesi, ma resta il fatto che ci siamo fatti riprendere per il naso in tempo zero e ci siam fatti menare in giro come dei pollastri fino all'ultimo quarto di gioco, in cui abbiamo trovato una discreta voglia di rivalsa segnando i punti del 20 - 18. Sarebbe mancato davvero poco e, nonostante perdessimo costantemente terreno sotto i colpi dei blu, ce l'avremmo anche fatte se la sorte maligna non avesse deciso di buttarcela in culo senza troppi complimenti.
Al 79' un drop di Weir consente alla Scozia di smuovere il tabellone. 20 - 21 e gli ospiti festeggiano. Sconfitta amara, resa ancora più acre dagli errori stupidi commessi e dal fatto che la vittoria è stata mancata per un soffio. 

Sabato 22: Inghilterra - Irlanda. Delusione parte II.


La delusione dell'Italia avrebbe potuto essere smorzata con Guinnes e pop-corn, mentre assistevo al combattimento tra rose e trifogli. Ovviamente dalla vita non si può avere mai una gioia e, così, la sconfitta dell'Irlanda ha concluso il Sabato nero della sportività alla Locanda.
A onor del vero questo è stato un match davvero emozionante, con le due squadre che non hanno tolto il piede dall'acceleratore per un solo istante, combattendo aspramente per ogni spanna di terreno. Davvero, nonostante l'esito infausto per i nostri ginger preferiti, posso dire che è stata una grande partita tra due grandi squadre. Tra le altre cose la sconfitta dell'Irlanda ha rimesso tutto in discussione, pertanto i prossimi turni saranno fondamentali per decidere il vincitore finale del torneo.
Dopo un primo tempo di lotta serrata, con l'Inghilterra leggermente in vantaggio (3-0) grazie ad un calcio piazzato, il secondo tempo ha regalato ancora tanto spettacolo e gli irlandesi non si sono dati per vinti, lottando aspramente fino al fischio finale. Un peccato, ma una grande partita. Agonismo ai massimi livelli.

Matt - Il Locandiere

sabato 22 febbraio 2014

Speciale Locanda. La grande storia delle armi bianche: I Vichinghi.

Sopravvissuto a una sfibrante sessione d'esami, eccomi qui, di nuovo, cari amici Avventori, vittorioso e trionfante, dopo aver incassato un bene accetto 24 in Fisica 2 (considerando che partivo da uno scritto insufficiente è tutto grasso che cola questo) mi aspettano svariati giorni di riposo, pronto a riprendere col terzo e ultimo appuntamento fisico, sperando che non sia così pesante come i due precedenti...o forse lo sarà???
Anyway, oggi per il circolino degli storici analizzeremo proprio quel popolo di abili marinai e guerrieri che passarono alla storia con il nome di Vichinghi.
A partire dalla seconda metà dell'VIII secolo, fino alla fine dell'anno 1000, l'Europa settentrionale dovette subire appunto una serie di attacchi violenti da parte dei razziatori che, con le loro lunghe navi, giungevano dalla Scandinavia,  piombando su città e villaggi inermi.
Questi guerrieri erano proprio i Vichinghi, nome derivato probabilmente dal termine vik che indicava la parola "baia" o "fiordo".

Leif Erikson, esploratore e (presumibilmente) primo europeo a mettere piede sul suolo nordamericano.
Proteggici, Signore, dalla furia degli uomini del Nord...
All'inizio le scorrerie vichinghe erano poco più che semplici incursioni piratesche, ma ben presto, proprio a causa della loro efficacia, divennero vere e proprie spedizioni di conquista, attraverso cui si installarono in Francia e nelle isole britanniche dei regni retti da signori della guerra nordici.
I Norvegesi si stabilirono in Irlanda e fondarono Dublino. I Danesi conquistarono gran parte del Nord-Est dell'Inghilterra a scapito dei regni anglosassoni, mentre gli Svedesi arrivarono al principato di Kiev, dove furono conosciuti col nome di rus. Ma che si trattasse di predoni o vere proprie armate vichinghe, ciò che è certo è che questi popoli, nei due secoli di scorrerie, mostrarono un'efficacia militare e una capacità nell'uso delle armi a dir poco strabiliante. Nel 911, il re carolingio Carlo il Semplice, con il trattato di Saint-Clair-sur-Epte, cedette a Hrolf, il capo norvegese noto anche come Rollone, l'area attorno alla foce della Senna, da cui per quindici anni aveva razziato la Francia, saccheggiando Orléans e minacciando perfino Parigi. Da quel momento nacque il ducato di Normandia, dal quale i normanni partirono alla conquista dell'Inghilterra e dell'Italia meridionale un secolo più tardi.



Le armi dei Vichinghi.
Certo, un guerriero può essere prode e valoroso quanto volete, può cavalcare gli orsi e abbattere abeti a rutti, ma senza l'equipaggiamento adeguato resterà sempre un boscaiolo a metà e un fantino un po' eccentrico. I Vichinghi, in questo senso, passavano la maggior parte del loro tempo a dedicarsi al complesso mestiere delle armi che, con la benedizione di Von Clausewitz, mi accingo a descrivere succintamente tutto l'armamentario che si portavano dietro i barbari del Nord.
Le armi, come è facile intuire, accompagnavano il vichingo per tutta la sua vita, erano segno della sua forza e del suo valore. Attraverso la qualità e la raffinatezza delle stesse, il guerriero affermava il suo ruolo predominante all'interno della comunità a cui apparteneva. Proprio dalle sue armi migliori il guerriero ucciso si faceva accompagnare durante il suo ultimo viaggio verso il Walhalla, tenendole al proprio fianco nella tomba.
Due sono le armi emblematiche del vichingo: la scure e la spada. In realtà la spada era prediletta, essendo un oggetto prezioso e ricercato proprio per la sua difficoltà di produzione; come già accennato settimana scorsa, anche i Vichinghi spesso investivano le proprie armi di poteri religiosi o mistici. Nonostante fossero diffuse ancora le lame a taglio singolo ad una mano (sax), poiché nell'altra il guerriero portava uno scudo, ben presto si affermarono anche le spade a doppio taglio. La lunghezza variava dai 60 ai 90 cm, anche se quelle più comuni erano lunghe 70-80 cm (una buona via di mezzo!).


Era un'arma maneggevole, ma richiedeva comunque una forza considerevole per essere brandita con efficacia. Una spada del genere poteva pesare un paio di kg, con l'elsa riccamente lavorata, sulla quale potevano anche essere incisi simboli religiosi e rune. Le lame vichinghe, secondo i cronisti dell'epoca, erano eccezionalmente resistenti e micidiali. Spesso se si rompevano venivano riparate dagli abili fabbri che le avevano prodotte con estrema perizia. Queste spade venivano usate per sferrare poderosi fendenti, mentre per i colpi di stocco venivano usati i ben noti scramasax. Seconda arma simbolo della panoplia vichinga era, come accennato, la scure. Derivata da un attrezzo di uso domestico, venne reintrodotta presumibilmente a partire dal IX - XI secolo in Irlanda e Inghilterra (irlandesi e inglesi sapevano come farsi a pezzi con stile) proprio grazie alle incursioni vichinghe. Esistevano tre tipologie d'ascia: la skeggox, o ascia barbuta, caduta in disuso dal VII secolo, era la più antica; un'altra ascia era utilizzata nei combattimenti corpo a corpo sulle navi a causa della sua dimensione ridotta e, infine, v'era la breidox, la grande ascia maneggiata dagli huscarls anglo-danesi ad Hastings. Ultima, ma non meno importante, componente dell'equipaggiamento vichingo era la lancia in frassino. In realtà esistevano due tipologie di lance: una che veniva scagliata contro il nemico e l'altra era usata come arma da urto. La prima aveva una punta a forma di foglia spessa e pesante, mentre la seconda aveva una punta sottile e molto più lunga.



Focus On: La scure.
La scure era caratteristica degli Scandinavi. Non c'erano protezioni efficaci contro i suoi fendenti e, usata con due mani, era in grado di tagliare la testa di un cavallo di netto. Attorno all'XI secolo il filo della scure fu ampliato fino a 23 cm, così la lama assunse una forma lunata.


Guerrieri capaci e ben motivati.
La capacità di scagliare una lancia era tenuta in grande in considerazione nel mondo vichingo, forse per gli scontri tra navi. Il guerriero era munito di scudo rotondo piatto, in legno, con un diametro compreso tra i 75 e 100 cm. Gli scudi erano dipinti a colori vivaci ed erano ricoperti in cuoio, mentre i bordi erano rinforzati da una striscia di ferro o da placche di bronzo, al centro vi era un umbone metallico, emisferico o conico, che proteggeva l'impugnatura. Pare che quasi tutti i guerrieri vichinghi portassero un elmo in ferro, di solito si trattava di rudimentali protezioni di forma conica, senza nasale; tuttavia, alcuni elmi avevano protezioni frontali a maschera o a occhiali.


Nella prima fase dell'era vichinga le cotte di maglia erano poco usate o comunque non avevano le maniche ed arrivavano al massimo all'altezza delle anche. Dopodiché vennero adottate maglie sempre più robuste e lunghe, fino ad arrivare ai polpacci (alcuni guerrieri vantavano di possedere cotte praticamente impenetrabili!).
Nonostante tutto, checché ne possano dire i defunti storiografi dell'epoca, non fu certo la superiorità tecnica, o presunta tale, delle armi a consegnare ai Vichinghi le chiavi del ducato di Normandia. Bensì il successo si deve senz'altro all'aggressività con cui questi popoli scandinavi portavano un turbinio di morte e distruzione lungo le coste inglesi e francesi, metodologia che ricorda tanto la blitzkrieg tedesca e che, senz'altro, contribuì a forgiare il mito dei "furiosi uomini del Nord". Questa rapidità dei movimenti e questa aggressività consentirono agli assalitori di sfruttare le divisioni e le debolezze dei propri nemici.

Focus On: Gli Jomvichinghi.
Tra i Vichinghi nacquero delle confraternite indipendenti di guerrieri dette vikingelag. Gli associati prestavano un giuramento e vivevano nella comunità rispettando un rigido codice etico. Le confraternite offrivano i propri servigi ad un capo, in cambio di denaro o preziosi; sì, in sostanza agivano come dei mercenari, molto efficaci tra l'altro. Una delle confraternite più famose fu proprio la Jomsvikingelag o Jomvichinghi, di cui parla diffusamente una saga islandese. Secondo vari racconti, gli Jomvichinghi nacquero nel X secolo, grazie ad Harald Denteazzurro (un re danese cacciato dal suo regno dal figlio). Harald fondò una fortezza a Jomborg per ospitare i suoi guerrieri. Qui gli Jomvichinghi vivevano la loro vita regolata da norme molto dure. L'appartenenza alla confraternita era limitata a soli uomini tra i 18 e i 50 anni di età e solo se dotati di notevoli capacità fisiche.


Oltre a dover evitare di massacrarsi a vicenda, gli Jomvichinghi dovevano:

  • Impegnarsi al 100% in battaglia, anche quando la situazione diventava difficoltosa.
  • Essere immuni alla paura.
  • Combattere un nemico di pari forza, senza la possibilità di ritirarsi.
  • Restare a combattere anche quando non c'era via di scampo.
  • Dividere il bottino equamente coi proprio compagni.
Inoltre non potevano assentarsi per più di tre giorni dalla fortezza senza permesso, non potevano introdurvi donne, né farle prigioniere. I trasgressori venivano espulsi immediatamente dalla confraternita con disonore. Attorno alla fine del X secolo, la confraternita degli Jomvichinghi conobbe il suo periodo di massimo splendore. Nel 1043 gli eserciti norvegesi assediarono e distrussero Jomburg, ponendo di fatto termine all'esistenza nella confraternita; tuttavia si pensa che gli Jomvichinghi si dispersero molto tempo prima, alla morte del loro grande leader Sigvald, che li condusse attraverso gli anni di gloria, fama e ricchezza.

Matt - Il Locandiere

venerdì 21 febbraio 2014

Giusto 2 Parole.

Mi rifaccio vivo dopo l'esilio forzato dalla mia Locanda, esilio che è stato fruttifero e foriero di buone nuove per me...spero anche per voi. Anyway, domani vi narrerò meglio dell'esito fausto dei miei esami, ora vi volevo avvertire che uh...presumibilmente Domenica, spenderemo due parole sulla mia nuova crescente passione per il 6 Nazioni, ne parleremo da profani, cioè senza scendere in tecnicismi che ignoro e ne parleremo perché è bello parlarne...partendo da questo risultato:


In attesa delle partite di domani, vi lascio così...con solo una considerazione numerica e poco più. Ah, ricordatevi di dare un'occhiata allo Speciale Storico del Sabato mattina, eh! Mi raccomando!

Matt - Il Locandiere

domenica 16 febbraio 2014

Comunicazione di dis-servizio.

Ultimamente ce ne sono state un po' tante, alcune per cause di forza maggiore, altre per cattivo investimento del mio tempo libero. Ciò che vi sto comunicando oggi rientra in più o meno tutte e due le categorie. Poiché questa settimana ho un esame piuttosto importante che devo a tutti i costi passare se non voglio laurearmi nel duemilamai, mi vedo costretto a interrompere momentaneamente la consueta programmazione fino almeno...uhmmmm...direi giovedì, riprendendo poi il sabato con la storia delle armi bianche.
Lo so, lo so, avrei dovuto studiare prima...il fatto è che ho studiato, però sapete come sono gli orali di Fisica II, no? Delle rogne tremende.
Indi per cui, per concentrarmi anima e corpo in preparazione di questo esame, salteranno gli appuntamenti del Lunedì del Locandiere di questa settimana e del Weekly Movie Corner, che riprenderanno normalmente settimana prossima.
Mi scuso ancora del disservizio e auguratemi tutta la fortuna possibile. A presto, cari Avventori!



Matt - Il Locandiere

sabato 15 febbraio 2014

Speciale Locanda. La grande storia delle armi bianche: I regni romano-barbarici.

Nel 476 d.C cadeva di fatto l'Impero Romano d'Occidente (mentre quello d'Oriente sarebbe sopravvissuto a lungo, fino alla conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi nel 1453), aprendo le porte ad un periodo che, nell'immaginario collettivo, è sinonimo di barbarie, oscurantismo e decadenza intellettuale e sociale: il Medioevo.
Ormai le poche briciole di romanitas, che tanto avevano affascinato e acceso moti d'odio negli invasori, si stavano dissolvendo come neve al sole. 
Differentemente dal mondo romano, i regni cosiddetti romano-barbarici, nati durante il V secolo nell'Europa latina, non avevano una classe di guerrieri professionisti. Nel mondo germanico non esisteva l'idea del soldato al servizio dello stato, infatti ogni individuo, indipendentemente dalla sua estrazione sociale, doveva essere in grado di armarsi e difendere la sua tribù o il suo villaggio da qualsiasi aggressione esterna, il tutto raccogliendo la chiamata dei propri capi militari.




Nella società germanica era in un certo senso molto "eroica", ancorata al mito dell'onore tribale e della fedeltà incondizionata al re-capo; questi erano i valori fondamentali che andavano a costituire il cemento sociale delle popolazioni di cui sopra. Dando uno sguardo alla multiculturale, variopinta e arrivista società romana non possiamo non chiederci come fu possibile a questa gente, questi barbari, di demolire la sofisticata ed efficiente macchina burocratica/bellica romana.
Di conseguenza, l'esercito dei popoli germanici era un'armata eterogenea composta da contadini guerrieri al servizio del proprio re, un'usanza che venne mantenuta almeno fino all'età carolingia. Per quanto riguarda l'equipaggiamento individuale non si poteva certo pretendere l'uniformità vista durante le gloriose avanzate delle legioni romane, essendo di fatto decaduto l'apparato produttivo romano (le fabriacae). Quindi ogni elemento doveva armarsi secondo le proprie capacità economiche, con i nobili che si potevano permettere equipaggiamenti ed armi più raffinate.




Un crogiolo di armi ed equipaggiamenti.
La spada era considerata l'arma d'eccellenza per i popoli germanici che calarono sulla penisola italica, simbolo di libertà e diritto di portare le armi, infatti gli schiavi non potevano portarle. Tuttavia, dagli scavi effettuati in Italia, in Francia ed in Inghilterra, si può verificare che il possesso delle spade era estremamente limitato (circa una su dieci sepolture).
La spada era un'arma estremamente costosa, difficile da costruire, pertanto spesso era tramandata di padre in figlio, tanto da possedere un nome (come la spada dell'eroe mitologico Beowulf), spesso possedeva una complessa simbologia mistica.
In questo periodo la spada era anche conosciuta col termine di spatha, da non confondersi con l'omonima usata dai cavalieri romani; si trattava di un'arma di circa 75 cm, derivata con ogni probabilità dalle armi in uso presso le popolazioni celtiche dal VI secolo a.C. Veniva portata in un fodero di legno, costituito da due listelle, ricoperto di pelle; fodero che spesso veniva imbottito di feltro o altro materiale onde tenere la lama asciutta e preservarla dalla ruggine. Le spade di questo periodo avevano due tagli ed erano molto leggere, inoltre presentavano spesso delle incisioni di animali, sempre per confermare la tesi del carattere "religioso" o sacrale che assumevano presso le popolazioni. L'impugnatura era di solito ricoperta di pelle, sormontata da un pomo che poteva avere forme e dimensioni diverse; in particolare le spade dei ricchi erano molto decorate, con gioielli incastonati ed abilmente intarsiate.


Ovviamente un contadino o un pastore non aveva i mezzi economici per permettersi una spada, anche nella sua forma più semplice. Le armi in dotazione ai normali fantaccini erano più comuni e facili da reperire; ogni primavera gli uomini si trovavano per il consueto raduno dell'esercito e con essi, di solito, portavano una lancia ed il temibile scramasax (vedi Focus On più avanti). Quest'arma era sopravvissuta nell'equipaggiamento del guerriero germanico dai tempi delle grandi migrazioni, risultava molto comodo nei combattimenti serrati. Risultava piuttosto semplice da costruire e per questo era utilizzato molto di frequente dai miliziani germanici; con ogni probabilità derivava da attrezzi di uso comune, quindi non stupisce il fatto che i contadini-soldati se lo portassero dietro durante le loro attività quotidiane o nei lavori agricoli. La lancia perse parte della sua importanza, pur restando fondamentale per gli eserciti dell'epoca; questa era lunga circa 2 metri, con un'asta di legno di frassino (o equivalente) ed una punta metallica di vari materiali, normalmente a forma di foglia. La punta era dotata, specialmente negli ultimi periodi di questi regni, di alette.



Un'altra arma tipica degli eserciti romano-germanici era l'ascia, o scure da guerra, anch'essa di derivazione comune; nata in principio come arma da lancio e innestata su un corto manico di legno, la scure si modificò per poi diventare uno strumento di corpo a corpo, con un manico lungo più di 1 metro e una lama ad L.
Nell'Europa continentale il suo uso si era pian piano affievolito, mentre nell'Inghilterra (presumibilmente grazie alle influenze scandinave) rimase molto in uso; nell'arazzo di Bayeux, fine del'XI secolo, si possono ancora vedere dei soldati che brandiscono una scure.



Focus on: Lo Scramasax.
Questo termine (scramasax) compare nelle opere del vescovo e storico Gregorio di Tours ( 538 - 594 d.C circa); etimologicamente deriva dalle parole scrama, cioè che provoca ferite, e sax, coltellaccio. Ebbe dimensioni varie, da quelle di una daga (30 - 40 cm), fino a quelle di una spada (85 - 100 cm). In Francia aveva un largo uso domestico.
Fu una delle armi tipiche dei Sassoni che, al tempo delle migrazioni ( IV - VI secolo), la portavano a sinistra in un fodero a fianco della spada. Con lo sviluppo delle tattiche di combattimento a cavallo, lo scramsax nella sua variante più lunga venne definitivamente abbandonato in favore della sua versione più corta, così da divenire un supporto utile ai cavalieri nello scontro corpo a corpo, in cui le lance erano poco pratiche, o per finire il nemico colpito.



Armi da lancio e armamento difensivo.
Arco e frecce non erano molto in voga tra questi combattenti; infatti si pensa che giavellotti ed altri strumenti da lancio fossero affidati in numero ridotto alle unità di fanteria leggera, destinate a compiti marginali, come il disturbo delle unità nemiche avanzate tramite tattiche di guerriglia.
Ben diverso è il discorso dell'equipaggiamento difensivo che, in questo periodo, era limitato ai nobili o a chi possedeva delle discrete ricchezze. Il comune guerriero era difficilmente in grado di permettersi una protezione per il corpo adeguata, limitandosi a tuniche di cuoio o feltro, a volte rinforzata con placche d'osso o, se girava bene, di metallo. Tutte varianti altamente inadeguate e che fornivano poca protezione durante le battaglie.
Se per il corpo non poteva adottare protezioni sofisticate, figuriamoci per la testa! Spesso venivano utilizzate cuffie di cuoio, cappelli o, se andava bene, degli elmi conici formati da quattro piastre saldate, su cui spesso era montato anche un nasale fisso.



I nobili potevano vantare un equipaggiamento di gran lunga migliore. Essi potevano permettersi pesanti cotte di maglia, di lunghezza variabile; da cui si svilupperanno la bunja dell'epoca carolingia o l'hauberk (usbergo) normanno. Gli elmi erano riccamente decorati, in ferro o in bronzo, conici o emisferici, dotati di nasale, paranuca e paragnatidi.

Focus on: L'Angone.
L'angone era un'arma da lancio inastata, simile al pilum dei legionari. Era formato da un'asta di legno in cui si immanicava una punta di ferro uncinata, pari a circa 1/3 della lunghezza totale dell'arma. L'angone provocava ferite gravissime a causa della punta uncinata, infatti in un tentativo maldestro di rimozione, essa poteva straziare le carni del ferito, aumentandone la capacità mortifera; inoltre, se si conficcava in uno scudo, quest'arma lo rendeva praticamente inservibile, il ferro piegandosi non poteva essere rimosso e rendeva lo scudo troppo difficoltoso da utilizzare. Quest'arma fu usata esclusivamente dai Franchi.



Matt - Il Locandiere

mercoledì 12 febbraio 2014

Weekly Movie Corner Special: Star Wars Marathon.

Oh yeah amici Avventori! Oggi è Mercoledì e sapete che significa? Che c'è il WMC, dedicato a tutti voi cinefili o meno. Settimana scorsa avevamo prontamente concluso una trilogia parlando dell Episodio III, oggi ne inizieremo una nuova parlando dell'Episodio IV. Siete pronti? Andiamo con la solita sigla!


Giusto per rendere onore alla più vetusta trilogia, mi sembrava giusto aprire con l'ouverture originale de Una Nuova Speranza. Ma bando alle ciance, presentiamo l'ospite di oggi.

Star Wars - Episodio IV: Una Nuova Speranza.


Titolo: Una nuova speranza
Titolo originale: A New Hope
Regia: George Lucas
Durata: 121 min
Anno: 1977
Genere: fantascienza
Cast: Harrison Ford, Carrie Fisher, Mark Hamill, Alec Guinness, Peter Cushing, Peter Mayhew, David Prowse,  Anthony Daniels, Kenny Baker.

Trama: una ventina d'anni dopo l'affermazione dell'Impero Galattico, uno Star Destroyer imperiale assalta una nave su cui viaggia la principessa Leila Organa, con il pretesto di recuperare dei piani segreti di una potente stazione spaziale imperiale. Dart Fener, che è responsabile di questo atto criminale, non sa però che questi piani sono stati inseriti nella memoria dell'astrodroide C1P8 (R2D2 per il fisco) che, in compagnia del droide protocollare D3BO (C3PO sempre per il fisco), atterrano con un guscio di salvataggio su Tatooine, poco prima di essere catturati dagli incursori imperiali. Dopo un quantitativo industriale di rotture di coglioni, tra cui sabbia, calura, vu cumprà e omini incappucciati conun nome simile ad un noto linguaggio di programmazione, cioè i Jawa, i due droidi finiscono nelle mani di Luke Skywalker, cresciuto nella fattoria di...uh...qualcosa, degli zii. Durante la pulizia di C1P8 Luke si imbatte in un messaggio di Leila destinato ad un tale Obi-Wan Kenobi. Ma Luke ancora non sa che da quel messaggio dipenderanno non solo le sorti della Galassia, ma segnerà anche il suo destino per sempre.


Parliamone: 1977, una data che resterà nella storia della cinematografia e non solo. Nel 1977 la neonata ILM (Industrial Light & Magic, fondata dallo stesso Lucas nel '75) volle creare degli effetti speciali che potessero battere addirittura 2001: Odissea nello spazio e non era facile; ai tempi se li sognavano i software che abbiamo a disposizione oggidì; paradossalmente un amatore piuttosto esperto potrebbe creare, con gli opportuni programmi, dei buoni cortometraggi e competere a certi livelli; ma all'epoca non si poteva...l'industria cinematografica era in pieno subbuglio, grandi menti si chiudevano in stanzini angusti, maleodoranti e ripieni di scatole di pizza (questo almeno è la mia immagine dei tempi), tutti intenti a soddisfare i capricci e le esigenze tecniche del nuovo Grande Leader della fantascienza, c'est à dire Lucas.
Già, benché molto probabilmente non sapesse ancora COSA avesse per le mani, Georgie caro diede alla luce una delle creature più idolatrate, imitate e invidiate del mondo, creatura che gli fece incassare un cospicuo gruzzoletto, se pensiamo a tutto il merchandising che c'è dietro, tra cui:

Abbigliamento


Giocattoli


Videogames

E chi più ne ha, più ne metta. Dicevo brand talmente sfruttato che, a rigor di logica, quasi tutti possiedono nelle case almeno un oggetto a tema, dalla tazza del cesso di SW, al cucchiaio, al giocattolino o anche solo alla confezione di DVD piratati. Tutti conoscono Guerre Stellari, anche solo per sentito dire, in una galassia lontana lontana...è matematico.
Ma forse Lucas non s'aspettava un successo del genere, del resto non me l'aspettavo nemmeno io quando, pischellissimo, mi accingevo a guardare per la prima volta le tette sballonzolanti di Leila, volevo dire le avventure del trio più famoso del mondo (quartetto se ci aggiungiamo il tappeto ipoallergenico ambulante e ruggente), dopo Tizio, Caio e Sempronio si intende. Signori stiamo parlando di:
Luke Skywalker: cresciuto in una piantagione di sabbia (anche perché non ho ancora capito con che mezzi si sostenessero gli zii del suddetto), ha da sempre avuto la propensione ad essere un pilota niente male, amante dell'avventura e soprattutto acerrimo nemico del perfido Impero Galattico, tant'è vero che avrebbe voluto unirsi alla Ribellione se lo zio non l'avesse costretto a badare ai campi di...uh...sabbia? Anyway, concede il volto al nostro Jedi alle prime armi-laser Mark Hamill.


Han Solo e Chewbacca: contrabbandiere e spaccone a tempo perso, si aggira con un enorme Wookie che lo tiene al caldo nelle fredde notti stellari. Abituato a vivere la vita a tutta velocità, con una cospicua taglia sulla testa messa da Jabba The Hutt (ne parleremo) sul suo fantamacinino stellare, il celeberrimo Millenium Falcon. Harrison Ford veste i panni del contrabbandiere, mentre per Chewie ci si è affidati all'altezza di Peter Mayhew, e per la voce...boh, ad un gatto sventrato da un bullone esplosivo.


Stanlio e Ollio...C1P8 e D3B0: come sappiamo per il fisco hanno un altro nome, la metallica e affiatata coppia di astrodroidi compare per la prima volta in questa trilogia per non uscirne mai più. Con la scusa di essere fatti interamente di metallo e amianto (il che li rende letali per chiunque vi sia rimasto a contatto per troppo tempo, guardate cosa è successo ad Anakin) li rende pressoché immortali, nonostante tutti le formattazioni che hanno subito nel corso della loro esistenza da astrodroidi al servizio dell'Alleanza Ribelle.
Anthony Daniels e Kenny Baker vestiranno l'armatura dei droidi.


Leila Organa (Skywalker): sarebbe la sorella gemella di Luke, ma lei ancora non lo sa, neanche Luke in effetti lo sa...però per l'economia della serie non lo sapete neanche voi (perdonate i metodi da KGB). A differenza di Luke, Leila è cresciuta negli agi di Alderaan ed è diventata un membro permanente dell'Alleanza Ribelle. La splendida Carrie Fisher dona le sue forme al personaggio (no, niente foto maiala).


Oltre ai Jawas ed altre creature meno piacevoli come i Tusken, nell'Episodio IV facciamo la conoscenza dei celeberrimi e pallidi incursori imperiali, di cui si ricorda l'epicità della craniata alla porta:

Bonk!
E grazie anche alla famosa frase: questi non sono i droidi che state cercando.


Battuta che ha causato meme virali quanto l' arrow to the knee. Ma non usciamo dal seminato.
Pellicola epicissima per i tempi, che ha ri-definito il concetto di fantascienza, dando alle generazioni future qualcosa di cui emozionarsi sempre e, ai nerd brufolosi dell'epoca, qualcosa con cui passare le lunghe notti in solitudine, ovvero (e finalmente posso dirlo senza passare per maiale) il seno della Fisher che, correndo, sballonzola a destra e a manca. Perché ohibò accade quel che accadde? Non crediate che Carrie Fisher fosse così sprovveduta da non indossare alcunché sotto la candida veste da Senatrice, eh no! In realtà, voci di corridoio dicono che sia stato proprio Lucas ad insistere affinché Leila non portasse il reggiseno durante le riprese perché, a detta di Lucas (come vuole la leggenda), nello spazio futuristico dell'Impero Galattico i reggiseni non c'erano. Ci crediamo? Peccato che gli archivi Jedi siano andati distrutti, altrimenti si sarebbe potuto verificare senza indugio. Oppure è una forma di protesta di tutte le donne della Galassia, a seguito dell'affermazione dell'Impero? Non si saprà mai con certezza, pertanto dovremo affidarci alla leggenda di cui sopra. Altri letimotiv lanciati dal film sono le spacconate del comandante Solo, la naturale timidezza e morbidosità di Chewie:


E, soprattutto, gli epici combattimenti nello spazio. Il tutto condito da una colonna sonora che solo quella merita tutti i 7 Oscar che si portò a casa il film.
Dovete sapere che per girare i combattimenti nello spazio la sezione effetti speciali dovette stringere un patto con Satana, più o meno. Prima dell'avvento dei fantastici software e della CGI, tutti gli effetti del caccia venivano ripresi su dei modellini in scala, comprese le esplosioni e le eventuali disintegrazioni, e poi venivano montate nell'oscura camera dei segreti della ILM. Analogamente anche alcune scene di esplosioni viste dall'esterno della Morte Nera (quando i caccia ribelli attaccano), furono riprese in un parcheggio, con una telecamera montata su un pick up che riprendeva gli scoppi avvenuti sulla superficie di un plastico. Questo ai tempi della prima versione, poi le cose si sono modificate leggermente. Come so queste cose? Semplice, mi ricordo quasi a memoria il mini-documentario presente all'inizio di ogni film della versione rimasterizzata delle trilogia.


La cosa bella, e allo stesso tempo brutta, di Star Wars è che si potrebbe star qui a parlarne per ore, giorni, mesi e anni senza mai stancarsi. Ma poiché tempo e spazio sono tiranni mi vedo costretto a terminare momentaneamente il mio sproloquio a tema, dandovi appuntamento alla settimana prossima per il quinto episodio sul mondo dei ghiaccioli di Polarettilandia-Hoth
Comunque scherzavo, non potrei lasciare a bocca asciutta i miei Avventori amanti delle belle fanciulle, indi per cui ecco ancora Carrie Fisher - Leila Organa nuovamente in pose ammiccanti. Godetevela, ve la siete meritata!


Matt - Il Locandiere