lunedì 27 gennaio 2014

Il Lunedì del Locandiere.

Goooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooood Moooooooooooooooooorning Locanda! Oggi è Lunedì, il sole splende e iniziamo al meglio una settimana; settimana che si prevede interessante, con l'arrivo (assai probabile) della neve.
Ma poiché questo non è il blog delle previsioni meteo, torniamo a ciò che più ci piace e garba. Today niente videogames, too mainstream, di conseguenza sperimentiamo qualcosina di nuovo nuovo... ovvero i: Lo sapevate che...?
Si parla di roba varia, senza un preciso scopo; per farla breve saggezza in pilloline, non la "saggezza" di Fabio Volo eh, qua si parla di robe serie!

-Lo Sapevate che... La NASA ha un aereo particolare chiamato in gergo "Vomit Comet"?



In realtà questo aereo è utilizzato un po' da tutte le agenzie spaziali mondiali e serve ad addestrare i futuri astronauti. Il velivolo da la sensazione di essere in assenza di gravità eseguendo un percorso approssimativamente parabolico, relativamente al centro della Terra.
Seguendo questo percorso, l'aereo si trova in caduta libera in alcuni punti, facendo sperimentare ai suoi occupanti la sensazione di essere senza peso.
Inizialmente l'aereo punta il muso verso l'alto a circa 45° gradi, accelerando. L'assenza di gravità si ottiene riducendo la spinta dei reattori e portando il muso a 0°; questa condizione permane fino a quando il muso dell'aereo non punta verso il basso ( > 30°). A questo punto i piloti ripetono la procedura accelerando e portando nuovamente il muso a 45° verso l'alto.



In ogni percorso parabolico di circa 65 secondi, 25 sono in assenza totale di gravità. L'aereo compie circa 40 - 60 cicli parabolici durante gli addestramenti, ciò provoca ai futuri astronauti nausea (nei migliori dei casi), da qui il nomignolo affibbiato al velivolo, cioè vomit comet.
Sono stati usati diversi modelli di aerei, attualmente la NASA usa una versione modificata di un Boeing 727 - 200.

-Lo sapevate che...le prostitute della Roma Antica si tingevano i capelli di rosso per farsi riconoscere?
Per chi, come me, ha avuto un minimo di educazione classica, la storia dei lupanari è anche troppo nota. La prostituzione a Roma non solo era una cosa tollerata, ma era considerata perfettamente normale!
Le prostitute che, in genere, erano schiave, esercitavano la professione nei postriboli alle periferie, questi erano perlopiù delle locande, con delle stanzette adibite a voi-sapete-cosa.


Fuori da ogni stanzetta c'era un cartellino che indicava il nome della prostituta, i prezzi e se al momento era occupata o meno. I lupanari erano, poi, decorati da scene di atti sessuali e dalle scritte più o meno volgari dei clienti in attesa. Ma la prostituzione era esercitata anche al di fuori dai lupanari, per le strade della città, con le cosiddette passeggiatrici, queste si vestivano diversamente dalle altre donne romane, portando parrucche rosse o tingendosi i capelli dello stesso colore.

- Lo sapevate che...esistono tantissime unità di misura diverse per le radiazioni?
Si sa, il metro è definito come la lunghezza percorsa dalla luce nel vuoto in un intervallo di 1/299792458 di secondo (Conferenza  Generale di Pesi e Misure, 1983), da cui si deriva la velocità della luce nel vuoto che è esattamente c = 2,99792458 x 10^8 m/s (circa 300 000 km/s); analogamente il secondo è definito come la durata di 9.192.631.770 periodi della radiazione corrispondente alla transizione fra i due livelli iperfini dello stato fondamentale dell'atomo di cesio (Congresso Generale di Pesi e Misure 1967). Ma per le radiazioni ionizzanti?


Sono quelle radiazioni (anche la luce è una radiazione!) con energia sufficiente da ionizzare atomi o molecole, con le quali interagiscono. Questa energia si misura in eV (elettronvolt), cioè 1eV è l'energia guadagnata da un elettrone quando attraversa una differenza di potenziale di 1 V (Volt). Sono considerate radiazioni ionizzanti tutte quelle radiazioni con frequenza superiore ai 3 x 10^15 Hz, ma cosa le produce? Facile, il decadimento radioattivo, oppure la fissione nucleare, cariche accelerate o anche corpi estremamente caldi.
Dunque, queste radiazioni fanno qualcosa, emettono energia, ionizzano le molecole...ma come si misurano? Eh dipende...dipende da cosa vogliamo misurare!

  • Esposizione: misurata in roentgen (simbolo R), al momento non fa più parte del Sistema Internazionale ed è stata l'unità storica dell'esposizione ai Raggi X e Gamma. 1 R = 2.50 x 10^-4 C/Kg (dove C è il Coulomb). Per esempio, una radiografia produce un'esposizione da 1 mR a 10 R. Al suo 
  • Dose Assorbita: si misura in rad (Radiation Dose Absorbed) e misura appunto la dose assorbita di quella determinata radiazione ionizzante. Non fa più parte del Sistema Internazionale ed è stata sostituita dal gray (Gy), così che 100 rad = 1 Gy.
  • Dose Equivalente: si misurava in rem (roentgen equivalent man) e quantificava gli effetti biologici e i danni provocati dalle radiazioni ionizzanti, 1 rem equivale ad una dose assorbita pare ad 1 rad. Al giorno d'oggi il rem non fa più parte del S.I. ed è stato sostituito con il Sievert (Sv) con la relazione che 100 rem = 1 Sv. Tanto per fare un paragone sull'uomo: 1 Sv da effetti transitori sull'emoglobina, da 2 a 3 Sv ci sono perdita dei capelli, nausea ed emorragie, con 4 Sv si ha la morte nel 50% dei casi, mentre per dosi maggiori di 6 Sv la sopravvivenza è estremamente improbabile.
  • Attività di radionuclidi: misura l'attività di un nuclide instabile che decade emettendo energia sotto forma di radiazione. La prima unità di misura fu il Curie (Ci, adottata nel 1910. Un Ci equivale all'attività di uno specifico radioisotopo il radio-226, cioè 37 miliardi di decadimenti al secondo. Fu sostituito dal Becquerel (Bq), 1 Bq equivale ad una disintegrazione al secondo. Perciò la relazione Ci - Bq è: 1 Ci = 37 GBq, ovvero 3,7 x 10 ^10 Bq. Altra unità usata per le radiazioni è il Rutherford (Rd) ora non più in uso.
-Lo sapevate che...al Locandiere piace sperimentare nuovi piatti?
Lo ammetto, questo non è un "Lo sapevate che...?" molto worldwide, ma andrà bene lo stesso. Del resto, è da molto tempo che non scribacchio qualcosina di cucina. Parliamo di dolciumi, peraltro nati come un esperimento alla cazzo, in una noiosa Domenica mattina di fine Gennaio, volete saperne di più vero? Ecco, ho chiamato la mia creazione: i fagottini della Locanda (probabilmente esistono già sotto un altro nome, ma quid fottitur???). Dunque dunque, andiamo per ordine:



Ingredienti:
- Due o tre mele non troppo grandi (la qualità è indifferente, anche se non vi consiglio di usare mele troppo zuccherine, diciamo che possono andare bene quelle da fare cotte).
- Due cucchiai di zucchero di canna.
- Mezzo bicchierino di Scotch (secondo me potete usare anche il rum scuro, ma in casa avevo solo quello).
- Una noce di burro.
- Un rotolo di pasta sfoglia (tipo quello della Buitoni)
- Marmellata di mele/pesche.

Preparazione:
Prendete le mele, lavatele, sbucciatele e fatele a fette (o a quadrottini, dipende da come più vi aggrada), mettetele in una padella con una noce di burro su fuoco basso, sennò poi il burro brucia e fa cacare, vi sembra? Sciolto il burro aggiungete due cucchiai di zucchero di canna e poi sfumate col bicchierino di liquore. Le mele inizieranno a buttare fuori il loro liquido, lasciatele andare a fuoco moderato fino a che il sughetto caramellato non si ritira e le mele saranno ben cotte e doratine (sembrerà di mangiare una mela cotta, ma molto più burrosa).
Prendete la pasta sfoglia e tagliatela nelle forme che più vi piacciono, potete fare dei fagottini o degli involtini tipo strudel, oppure farli tipo calzoni farciti. In ogni caso, prendete un cucchiaino di marmellata, mettetelo al centro del vostro involtino e stendetelo sulla superficie, poi adagiateci sopra le mele cotte precedentemente e chiudete nella forma desiderata. Se volete potete fare dei taglietti sopra e spennellarli con un filo di marmellata e acqua tiepida.
Infornate a 180°C fino a che la pasta sfoglia non è bella dorata.
Le varianti sono infinite, potete metterci le uvette e i pinoli, potete usare anche la crema pasticcera come base...davvero, non c'è limite alla fantasia; l'unica cosa importante è cuocere bene le mele in padella e non esagerare con l'alcool, altrimenti sapranno di rum/scotch e nient'altro.

Matt - Il Locandiere

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