mercoledì 24 dicembre 2014

I 5 (e dico 5) libri da regalare a Natale.

Ogni anno sempre la stessa storia, è Natale e non sapete cosa regalare al vostro lui/vostra lei. Qualsiasi cosa vi salti in mente vi sembra banale e non c'è verso di trovare una soluzione al dilemma. Ecco allora che il vostro Locandiere accorrere in aiuto, con la tradizionale rassegna dei 5 libri che possono essere tranquillamente regalati a Natale (secondo me).

Ora, non venite a fare i buonisti del tipo "Eh, Natale festa del consumismo...poi non ci si caga tutto l'anno"; io amo regalare (e ricevere) libri. Non lo faccio perché è Natale/compleanno/evento importante, lo faccio perché mi piace e perché credo sia una cosa giusta da fare.
Il tutto nasce da una piccola, ma interessante, discussione che ho avuto con un ragazzo più giovane di me. Diceva: "Io non leggo, perché tanto nessuno lo fa più, neanche uno dei miei compagni di classe".
Demotivante? Un pochino. Non è che ce la si debba prendere solo con il ragazzo; ma più in generale con l'idea che leggere non è più una necessità.
Mi sono arrabbiato? No, perché dovrei? Semplicemente ho spiegato le mie ragioni secondo cui quello che ha detto non si regge in piedi.
In primis, chissene frega se tutti non fanno una cosa. A me piace leggere, ma ai miei amici no? E allora? Non sto mica spacciando droga, non importa se fai qualcosa di diverso rispetto agli altri, se ti piace falla, no? Beh, mica facile, perché gli adolescenti sono perfidi e spesso ci si uniforma alla massa per non venir etichettato come "secchione".
In secundis, una popolazione di gente che non legge è facilmente controllabile. Non avendo cultura, non avendo spirito critico siamo propensi ad accettare tutto quello che ci viene detto come oro colato (vedi i peppottari all'azione sul web), osannando falsi detentori della verità. Vero, ci sono libri e libri. Un libro è un'arma a doppio taglio, perché, se viene scritto da una persona che ha cognizione di causa, allora è più potente di una bomba atomia. Ciononostante esistono altri testi, scritti da persone senza scrupoli, il cui scopo è arricchirsi disinformando o male informando un lettore facilmente influenzabile. Per questo è importante leggere tanto. Non si può leggere, per esempio, un libro di storia che tratta dell'Inquisizione e poi dire: "Ah, io ora so tutto!". Invece, è importante leggere più libri sull'argomento, scritti da autori diversi, magari con idee diverse, così da costruire pian piano la nostra opinione.
E poi leggere non è solo riempirsi la testa di concetti, bensì viaggiare. Non a tutti piacciono saggi storici o scritti di filosofia. Esistono tanti di quei romanzi d'avventura, horror, polizieschi, in cui perdersi e viaggiare fianco a fianco dei personaggi principali, condividendo i loro dubbi e le loro paure. Leggere è perdersi, è viaggiare di centinaia di migliaia di leghe in posti esotici, mai esplorati. Leggere è anche un po' avere paura dell'ignoto. Per questo è bello leggere e si deve leggere.
Infine, all'atto pratico, se dovessimo smettere tutti di leggere, allora nessuno si prenderebbe più la briga di scrivere alcunché. Ma se nessuno scrivesse più, allora giungeremmo all'infausto e terribile destino di diventare un popolo senza cultura, senza patrimonio e senza futuro. Come possiamo pensare ad una società vuota? Che società sarebbe? Ma si parlerebbe poi ancora di società?
Si sa, i libri costano. Per alcuni, poi, questo non è il periodo migliore per acquistarli. Ma qual è il problema? Esistono le biblioteche! Io sono un pochino egoista in questo senso, adoro comprare i libri per poi tenermeli e rileggerli; per questo le mie avventure in biblioteca sono state brevi, ma intense.
Non sono qui per uniformare il concetto di libro, né per imporvi di immergervi in questa o quella lettura; ma voglio lo stesso, se posso, consigliarvi di non perdere questo bellissimo vizio. Non perdete il vizio di leggere, altrimenti perderete pian piano un pezzo di voi stessi, diventerete vuoti, grigi e schiavi dell'inerzia intellettuale. A voi piace essere zombie? Non credo.



Ma come sempre divago! Ah, dovevo parlarvi di libri ed eccomi a pontificare, tuonando dall'alto del mio virtuale pulpito. Torniamo a bomba coi 5 libri consigliati da regalare a Natale (e non solo), ai vostri amici/parenti/conoscenti!

La Divina Commedia di Dante Alighieri - Gustave Doré


Dici Doré e dici tutto. La raccolta delle migliori incisioni di Gustave Doré. Centotrentasei tavole famosissime, che ancor oggi adornano i libri scolastici dedicati all'opera di Dante per eccellenza. Un must per chi ama la letteratura e l'arte.

Le cinque equazioni che hanno cambiato il mondo - Michael Guillen


Nei cinque migliori libri da regalare a Natale, ci sono anche cinque equazioni che hanno cambiato il mondo. Coincidenze? Io non credo (cit.). Anyway in questo spiritoso saggio di Guillen ci vengono presentate in chiave molto romanzata alcune delle leggi più note (forse) della fisica: dalla legge di gravitazione universale, all'equazione di Bernoulli e altro ancora.
Ma non temete! Questo non è un libro per gli "addetti ai lavori"; le varie equazioni ci vengono presentate raccontandoci molto della vita di chi le ha ideate e come ci si è arrivati. Non abbiate paura di imbattervi in tecnicismi e paroloni, il linguaggio chiaro e semplice di Guillen vi travolgerà. In men che non si dica sarete trasportati nell'affascinante universo della fisica, di cui questo libro esplora solo una fettina.

La Seconda Guerra Mondiale - Raymond Cartier


Se conoscete un forte lettore di saggi storici, questo è un regalo senz'altro azzeccatissimo. Raymond Cartier, giornalista ai tempi degli eventi, espone con cura tutti gli eventi principali della Seconda Guerra Mondiale. Alcuni potrebbero farsi spaventare dalla serietà e dall'importanza dell'argomento, ciononostante resterete stupiti nel constatare che questo manuale, ad uso e consumo degli storici accaniti, è scritto con un linguaggio semplice. La narrazione è fluida, ma non banale. Vengono riportati fatti ed eventi secondari, che tuttavia impreziosiscono questo volume. 
Ok, sono pur sempre un discreto numero di pagine (più di 1000); ma penso che farete felici il vostro amico che pasteggia a pasta e Von Clausewitz.


Hagakure - Yamamoto Tsunetomo


Pubblicato per la prima volta nel 1906, ma scritto ben due secoli prima, Hagakure raccoglie tutta la saggezza dei samurai in una serie di aforismi. Libro piuttosto controverso, dovrebbe essere destinato a due categorie di persone: gli amanti della cultura giapponese (quelli veri, non i bimbiminkia mangaka) e, più in generale, gli amanti della filosofia. Si tratta di un testo di una certa epoca, quindi gli aforismi non dovrebbero essere presi troppo sul serio.

I tre moschettieri - Alexandre Dumas


Perché? Perché no? vi rispondo io. I tre moschettieri è un po' come L'isola del tesoro, ossia quei racconti di avventura classici che in pochi si prendono la briga di leggere come Dio comanda. L'ho comprato per curiosità, me lo sono scofanato in tempo zero e, devo ammetterlo, sono rimasto molto, ma molto soddisfatto nel vedere i nostri quattro eroi (Athos, Portos e Aramis + D'Artagnan) cacciarsi nei guai ed evitare i complotti orditi dalla terribile Milady. Un bel regalo di Natale.

Bene, ecco i 5 libri consigliati con cui è impossibile fare brutta figura; a meno che quelli a cui volete donarli apprezzano sovrabbondanti pile di merda editoriali come i libri di Grillo, Francesco Sole o The China Study. Ma, per una volta, evito di addentrarmi nella polemica; in fondo è Natale anche per loro, no?
Con questo articolo, tra le altre cose, si chiudono le pubblicazioni per questo 2014, quindi, oltre agli auguri più sinceri di Buon Natale, non mi resta altro che porgervi anche i migliori auguri per un Nuovo Anno fantastico, ricco di novità e gioie per tutti voi Avventori fedeli e non.

Matt - Il Locandiere

martedì 23 dicembre 2014

La sera leoni e al mattino...dragoni: le avventure di Ian e Compagnia.

C'eravamo lasciati il mese scorso, mentre Ian & Gmor erano alle prese con un Trollghest, bestia mezza tigre dai denti a sciabola, un quarto leopardo e un dodicesimo Andreotti. Oggi concludiamo l'avventura iniziata contro i terribili Ghoul reietti.


Titolo: Nessuna pietà umana
Soggetto e sceneggiatura: Stefano Vietti
Disegni: Gianluca Pagliarani e Manolo Morrone
Lettering: Marina Sanfelice

Trama: resa dei conti per Ian Aranill e Rhooga, l'astuto capo dei Ghoul reietti. Dopo essersi infiltrato nell'accampamento nemico per liberare Sophia Devin; i nostri vengono scoperti e braccati dai Ghoul, riusciranno a mettersi al sicuro?

Parliamone: ooooooh, prima di Natale finiamo tutto quello che è in sospeso. C'est à dire la recensione di questo diciannovesimo numero di Dragonero e l'articolo di domani di cui vi anticipo...no anzi, niente non vi dico niente. Che cazzo, vi vizio davvero troppo!
Anyway, tornando al biondo nazionale senza filtro, cosa possiamo cavar fuori da questo numero?
Con Myrva al sicuro, siamo certi che i cattivi la pagheranno assai cara...oh se la pagheranno! Poveri loro!
Il diciottesimo albo dragoneresco si concludeva con la vittoria di Ian sulla bestia di cui sopra, una vittoria di Pirro, visto che lo squadrone di cavalieri salvatori è diventato ostaggio! Toccherà al buon Ian, in stile Solid Snake, penetrare nell'accampamento Ghoul, sgozzare e liberare.
Seguono scene concitate coi Ghoul che tallonano i nostri amici per i boschi, con dei momenti alla "Il Fuggitivo".
Fortunatamente tutto è bene ciò che finisce bene. Del resto poteva essere altrimenti? Rhooga crepa grazie al balzo di coraggio della povera Sophia, che noi abbiamo tanto bistrattato e che, nel frattempo, aveva dovuto subire le angherie dei suoi aguzzini. Myrva è salva, ma non ancora sana e Ian s'è fatto un altro bel nemico. Chi?
Non Rhooga, che dicevamo è cibo per vermi, nemmeno qualche Ghoul sopravvissuto; bensi Mose Devin, il babbo di Sophia. Cazzottato da Ian come se non ci fosse un domani, il biondo scout imperiale aggiunge alla lista di chi lo vorrebbe vedere cadavere. Azzardiamo un'ipotesi per un possibile numero futuro? Sì dai.
Un bel complotto contro Ian, per farlo finire in pasto a qualche bestia crudele, oppure spellato e messo vivo nel sale. Del resto non gode poi di molta popolarità e, ora che si è fatto nemico sto Mose (uno coi soldi), possiamo dire che la sua fama in certi ambienti abbia raggiunto i minimi storici.
Del resto Vietti non ci ha mai dipinto una bella immagine di questo impero, al cui capo c'è un autocrate factotum, un imperatore-sacerdote col diritto di vita e di morte su chiunque, anche su chi non appartiene ai suoi domini.
Tra l'altro, con i numeri 18-19 possiamo eleggere la persona dell'anno 2014 del Dragoneroverso. Già, s'è trovato un simpaticone che merita questo altrettanto simpatico titolo, generosamente concesso dall'alto dei miei limitatissimi poteri. Stiamo parlando di tale Roney, un soldato imperiale sopravvissuto ai più duri scontri coi Ghoul senza riportare quasi un graffio. Fortunato? Certo, quasi immortale potremmo dire. Del resto scampare a tre battaglie, di cui una quasi senza speranza, e ad un'imboscata ben congegnata e sinonimo di una ed una cosa soltanto: culo sfacciato.
Oppure Vietti ha un debole per questi "NPC" un po' disagiati.

Matt - Il Locandiere

venerdì 19 dicembre 2014

Rubrica storica: I generali di Hitler (Novità!)

Dunque, scrivere articoli con un minimo di rigore scientifico è molto time consuming, proprio perché si vuole dare un minimo di rigore per non far finire tutto a tarallucci e vino assieme ad Adam Kadmon (brrrrrrrrrr).
Visto che, un po' per il tempo, un po' per pigrizia, non sempre riesco a preparare gli articoli tra una settimana e l'altra, allora ecco che vi propongo una nuova rubrica a sfondo storico.
Lo scopo è quello di diversificare un pochino gli argomenti trattati nel week-end e, quindi, di darmi un po' più di tempo per preparare gli articoli sulle 10 scoperte scientifiche che hanno rivoluzionato il mondo.
Avrei potuto introdurre qualsiasi argomento, ma ho avuto modo di notare che il portale biografico è sempre molto gettonato, quindi perché non rispolverare una vecchia rubrica, lasciata da parte in favore di altri progetti più ambiziosi? Eccoci qua, dunque.

Penso che sia ben evidente che tipo di storia tratteremo e di che periodo parleremo. Comunque, a scanso di equivoci, questa rubrica sarà una carrellata dei migliori/peggiori generali che hanno guidato le truppe tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale.
Ora, è necessaria una piccola precisazione. Voi conoscete me e la mia passione per la storia, se vi propongo una serie di articoli di un certo calibro sapete, bene o male, che verranno trattati con la massima serietà possibile. Non per questo, però, dobbiamo abolire il "bello" che possiamo trovare nella storia, utilizzando un linguaggio troppo tecnico o eccessivamente formale. Vedrete che anche questa rubrica, pur trattando di argomenti delicati e piuttosto controversi, quale è appunto il Terzo Reich, saprà soddisfarvi come sempre, anzi forse di più!

I generali di Hitler


Wilhelm Keitel

Il generale "Signorsì!"




Nato Wilhelm Bodewin Johan Gustav Keitel il 22 Settembre 1882, fu un generale tedesco che scalò i ranghi del potere fino a raggiungere il ruolo di comandante dell'OKW, Oberkommando der Wehrmacht.  Keitel fu anche uno degli ufficiali del Terzo Reich più insultato sia da parte dei suoi superiori, che da parte dei suoi sottoposti.
Wilhelm crebbe in un'agiata famiglia di proprietari terrieri dell'Hannover, il padre era un ex-ufficiale dell'esercito imperiale tedesco; mentre la madre morì quando il futuro generale del Terzo Reich aveva solamente sette anni. La scomparsa della madre rese l'infanzia del giovane Keitel arida e solitaria, condizionata dall'autorità paterna e sotto la rigida guida di un precettore.
Solo nel 1901, compiuti diciannove anni, il giovane Wilhelm ha la possibilità di lasciare l'agiata, ma tetra, vita famigliare entrando nell'esercito del Kaiser. Entrò come aspirante ufficiale nel 46° reggimento d'artiglieria da campagna stanziato a Wolfenbüttel e lì attende...
Il 1914 vede lo scoppio della Grande Guerra, Wilhelm Keitel viene spedito al fronte col grado di capitano; si distingue nelle battaglie di Namur e della Marna.
L'anno successivo comanda una batteria sul fronte occidentale; mentre nel 1916 è collocato per poco tempo su quello orientale. Tornato a occidente viene ferito per la seconda volta, ricevendo l'ordine di Hohenzollern.

Truppe tedesche durante la battaglia della Marna
Con l'armistizio del 1918 ed il crollo degli imperi centrali, anche Keitel uscì momentaneamente dalla scena militare. Ma l'amore per la campagna e la famiglia durò ben poco, poiché nel 1922 diventa maggiore della Reichswehr e 11 anni dopo è maggior generale (per noi equivale al grado di generale di divisione).
In realtà l'esercito tedesco non aveva molta stima per quell'insignificante reduce della Grande Guerra, che ora berciava dai pulpiti e che aveva fallito il cosiddetto putsch della birreria. Nemmeno quando salì al potere, i militari gli diedero piena fiducia; anzi ci furono momento di alta tensione
Il generale Keitel, invece, accorse scondinzolando ai richiami del carismatico futuro Führer della Germania. Una cortesia che non verrà certo dimenticata. Le simpatie di Keitel divennero una vera e propria collaborazione per la corsa al riarmo tedesco. Nel 1935 Hitler lo nomina cap dell'Ufficio Forze Armate al Ministero della Guerra; mentre due anni dopo venne promosso a tenente colonnello generale. Ma tutto ciò non bastava.
Chi separava Hitler e Keitel dai loro propositi erano due generali, i quali non condividevano le teorie espansionistiche nazionalsocialiste e si mostravano poco entusiasti nei confronti del nuovo cancelliere del Reich: il feldmaresciallo Werner von Fritsch e Werner von Blomberg.
Il primo era il comandante dello stato maggiore dell'esercito (Oberkommando des Heeres); mentre il secondo era il ministro della guerra.

Werner von Fritsch

L'affare Blomberg-Fritsch merita una particolare menzione, visto che fu l'evento che consentì la scalata al potere definitiva di Keitel.
Blomberg e Fritsch non erano certo degli ammiratori di Hitler, nonostante l'avessero appoggiato in tutti i suoi piani di riarmo e ricostituzione dell'esercito. Ciò che meno andava a genio ai due generali, peraltro di lunga tradizione militare prussiana, era la subordinazione dell'esercito (e di altre forze armate) alla politica e, quindi, al cancelliere.
Da sempre la Heer aveva gelosamente custodito la sua indipendenza da qualsiasi ingerenza esterna ed era pronta a farlo ancora.
Hitler, che aveva grandi progetti per le forze armate, non poteva permettersi simili contrattempi e, grazie ad Himmler e la sua Gestapo, montò delle accuse contro i sommi capi dell'esercito per metterli fuori gioco. Contro Fritsch vennero sbandierate presunte tendenze omosessuali, grazie ad alcune confessioni estorte e pilotate nientemeno che da Heydrich, l'inquietante braccio destro di Heinrich Himmler. Werner von Fritsch fu costretto a dimettersi, con la promessa che non sarebbe più stato reintegrato nel suo ruolo. Una commissione di inchiesta, però, appurò che le accuse mosse contro von Fritsch erano in realtà fasulle. Il generale reintegrato nel grado, ma non nel ruolo, Morì durante i primi giorni della campagna polacca in circostanze più che sospette.
Werner von Blomberg era, invece, il ministro della guerra. Ruvido soldato navigato, si innamorò della sua giovane e avvenente segretaria. Il matrimonio venne celebrato e gli sposini si recarono in viaggio di nozze in Italia.

Werner von Blomberg

Durante l'assenza del ministro, gli uomini delle SS e della polizia di Himmler si mossero, andando a ripescare un vecchio dossier il quale provava con certezza matematica che la moglie di von Blomberg, in gioventù, aveva esercitato la professione di prostituta.
Himmler mandò un ufficiale a Capri, dove von Blomberg si trovava in un viaggio di nozze. Qui annunciò al ministro della guerra che le sue dimissioni erano state accolte e che gli si raccomandava di divorziare. Ma lo show non era ancora finito, infatti l'ufficiale consegnò intenzionalmente a von Blomberg una pistola, sul cui scopo non ci potevano essere dubbi. Le alternative imposte dai suoi superiori non davano spazio a dubbi, per poter lavare l'onta arrecata alle forze armate von Blomberg  poteva: dimettersi, uccidersi o divorziare. Il militare scelse saggiamente le dimissioni; visse il resto della sua vita, sposato, lontano dai turbinosi eventi bellici e si spense nel 1946.
Avendo di fatto decapitato i vertici del potere militare, Hitler non aveva che una cosa da fare: riorganizzare il tutto in modo tale da mettere al comando delle truppe un uomo di fiducia.
Dalle ceneri del ministero della guerra (sciolto), nacque l'OKW, cioè il comando supremo di tutte le forze militari tedesche. A questo erano sottoposti il già citato OKH, l'OKM (Oberkommando der Kiregsmarine) e l'OKL (Oberkommando der Luftwaffe).

Schema (home made) della struttura dei vertici militari del Terzo Reich
Ora fermiamo un attimo il cronometro della storia e fermiamoci ad analizzare un pochino la personalità di questo generale.
Ciò che colpisce maggiormente di Keitel è che si trovò ai vertici del potere militare non per meriti personali, né per la particolare capacità tattica e strategica; ma, come diremmo noi, grazie ad una spintarella.
Non solo. La sua particolare indole, che lo spingeva a  "eseguire con cadaverica obbedienza qualsiasi ordine, anche il più idiota" (John Wheeler-Bennett, storico), gli costò molto caro alla fine della guerra; ma per il momento era tutto ciò di cui Hitler aveva bisogno: un "generale fedele come un cagnolino". Ed era proprio così che veniva trattato dall'uomo a cui aveva venduto praticamente l'anima; il quale, durante i suoi colloqui con gli amici più intimi, definiva il suo braccio destro come "un uomo col cervello di una maschera da cinematografo".
Gli ambienti militari non erano meno spietati nei confronti del feldmaresciallo. Superiori e subordinati non nascondevano il loro disprezzo e, nei salotti, associavano al suo nome la parola idiota. Un altro epiteto usato con frequenza era Lakeitel; il termine è una storpiatura voluta della parola Lakai che significa "lacchè".Albert Speer, il ministro degli armamenti del Reich, lo chiamava "general Jawohl" (= generale signorsì). Ludwig Beck, un generale giustiziato come cospiratore nel 1944, lo chiamava Gummilöwe (= leone di gomma). Più Keitel gongolava dall'alto della sua posizione, più si attirava il disprezzo dei connazionali e degli alleati del Reich. Galeazzo Ciano riporta nei suoi diari che l'ambasciatore tedesco a Roma definiva il comandante della Wehrmacht un imbecille; mentre il commento di Mussolini, seppur affine, era molto più pacato: "Keitel è un uomo felice di essere Keitel".

Manifesto di propaganda
Keitel pagò molto caro il prezzo del comando. Non era solo costretto a subire gli insulti da parte dei suoi sottoposti; ma era costantemente costretto a subire le sfuriate e le angherie del Führer senza batter ciglio. Keitel, incredibile a dirsi, subiva il fascino dell'uomo politico Hitler; davanti anche al piano più folle e visionario di Hitler, Keitel chinava il capo acconsentendo. Si rendeva conto di ciò che questo comportava davvero troppo tardi. Dirà di sé stesso "Ero feldmaresciallo e capo dell'OKW, ma in realtà non comandavo che all'autista e alla mia ordinanza".
Hitler proponeva e disponeva, Keitel firmava. Questa fu la sua rovina.

Ci siamo fermati nei turbinosi eventi a cavallo tra il 1937 e il 1938. Eliminati i bersagli dell'affare Blomberg-Fritsch, come dicevamo, Keitel venne collocato opportunamente a capo del nuovo Oberkommando der Wehrmacht, il quale eliminava il vecchio Ministero della Guerra e consegnava, ufficiosamente, nelle mani del cancelliere tutto il potere che derivava dal controllo delle tre armi della Germania. Keitel è il capo, ma chi comanda è il Führer.
Il 1 settembre 1939, con l'invasione della Polonia, inizia di fatto il Secondo Conflitto Mondiale in Europa (sappiamo che in Asia le cose si erano fatte complicate già dalla prima metà degli anni '30). Keitel è il braccio destro del Führer e nulla poteva andare storto. In poco tempo la Polonia fu piegata, poi venne il turno di Belgio, Olanda e, in una fulminea campagna che affossò definitivamente la superbia degli strateghi d'oltralpe, Francia.
L'Inghilterra è virtualmente sola e deve affrontare le agguerrite e sopravvalutate squadriglie di bombardieri di Göring. Solo gli Spitfire di Dowding difendono strenuamente il suolo inglese.

Formazione di aerei inglesi
Keitel gongolava. Gongolava sempre davanti ai generali italiani, quando questi vennero a elemosinare truppe, dopo le sciagurate sconfitte provocate dall'altrettanto sciagurato progetto di guerra mussoliniano in Grecia e in Egitto.
Badoglio deve sopportare la tracotanza di Keitel, quando viene inviato a Innsbruck per elemosinare una collaborazione militare italo-tedesca.
Keitel gli annuncia che la guerra contro l'Inghilterra è ormai vinta, basta solo costringerla a riconoscere la sconfitta, peccato che l'inquilino al 10 di Downing Street non sia dello stesso parere. Dopodiché presenta un esaltante quadro dell'esercito tedesco: 230 divisioni da impiegare, di cui 185 di prima linea, delle quali 20 corazzate e 12 motorizzate. In realtà anche una divisione di serie B tedesca vale molto di più di una divisione scelta italiana. Questa dimostrazione di forza prostra ulteriormente Badoglio, il quale si vede costretto ad ammettere che in Libia gli restano solamente una settantina di carri armati. A nome del Duce chiede che gli vengano consegnati, in amicizia, i 700 carri armati presi durante la campagna di Francia. Keitel, compiaciuto, nega all'italico alleato questo favore. Così che si arriva ad un punto morto.
Ma Lakeitel ha ben poco di cui rallegrarsi e andare fiero. Non è lui a compiere miracoli in Francia, bensì Heinz Guderian. Non è lui a guidare l'esercito, bensì von Brauchtisch. Non è nemmeno lui a organizzare i piani di battaglia, a quelli ci pensa Jodl. Keitel dice solamente .
Ma perché preoccuparsi? In fin dei conti la guerra sta andando bene, no?
La Germania si trova impegnata su più fronti. Nel maggio 1941 inizia la celeberrima Operazione Barbarossa, con l'invasione dell'Unione Sovietica. All'arrivo del freddo, però, è chiaro che tutto il piano per annichilire l'Armata Rossa sta lentamente naufragando. In dicembre la maggior parte dei generali realizza che le posizioni conquistate durante l'estate sono indifendibili. Keitel raccoglie le drammatiche ed insistenti richieste dei comandanti militari e, trovando il coraggio sotto la suola delle sue scarpe, si presenta al Führer per consigliare una ritirata generale da Mosca, così da salvare il salvabile dell'esercito impegnato. Inutile dire che Hitler non prese bene questa osservazione, che anche un'idiota come Keitel trovò di una logica lampante. Infuriato, urlò come solo lui sapeva fare e gridò: <Lei è un imbecille!> in faccia al povero Keitel.
Alfred Jodl, suo diretto collaboratore, lo trovò poco più darti mentre scriveva una lettera di dimissioni, con una pistola posata sul tavolo, accanto a lui. Jodl portò via l'arma al feldmaresciallo e lo convinse a restare al suo posto.

6 giugno 1944, il D-Day
I fronti vennero ribaltati e le cose per il glorioso Reich non si stavano mettendo per il meglio. Keitel incassò il terzo e ultimo "imbecille" ufficiale da Von Rundstedt. Questi, nel giugno 1944 si convinse che la guerra era ormai persa, quando gli Alleati consolidarono la testa di ponte in suolo francese.
Rundstedt telefonò a Keitel dipingendo la situazione con le tinte più fosche possibili. Finita l'esposizione il comandante della Wehrmach pose un solo quesito: <Cosa dobbiamo fare, dunque?>, un Rundstedt palesemente seccato rispose: <Fate la pace, imbecilli!>. Il 30 giugno, Rundstedt venne destituito dal comando del fronte Ovest, solo Hitler poteva dare dell'imbecille al suo braccio destro.
Nonostante le cose si stessero mettendo al peggio, Keitel rimase fedele come solo lui poteva fare.
Quando von Stauffenberg, il 20 luglio del '44, fece detonare la bomba che avrebbe dovuto uccidere l'odiato Führer, Keitel era anch'egli nella Wolfsschanze.
Dopo la deflagrazione, il comandante dell'OKW, con le vesti stracciate, si precipitò verso Hitler e lo abbracciò strillando: <Siete salvo, siete salvo mio Führer!!>.
Fu Keitel a far parte del tribunale speciale che condannò i congiurati, scegliendo anche gli ufficiali che avrebbero dovuto "suicidare" Rommel. Ma l'esito della guerra era scontato. Dopo il suicidio di Hitler, il 9 maggio 1945 Keitel subisce l'onta di dover firmare la resa della Wehrmacht a Karlshorst.

Keitel firma la capitolazione
Il Reich era crollato; ma era tempo di presentare il conto e quello di Keitel fu piuttosto salato. Al processo di Norimberga dovette difendersi dall'accusa di crimini contro l'umanità.
Se Wilhelm Keitel fosse rimasto ligio al suo dovere di generale, sul piano tattico, allora davanti alla corte alleata avrebbe potuto scamparla.
Ma Keitel era il comandante supremo della Wehrmacht. Non pensiamo che il feldmaresciallo fosse un unico  a Hitler. Sì all'invasione della Polonia, sì all'invasione della Norvegia, della Danimarca. Sì all'invasione della Russia. Sì all'Anschluss. Sì all'invasione della Cecoslovacchia. Sì al piano Leone Marino (ideato da Keitel e rimasto sulla carta, ironia della sorte).
Il feldmaresciallo Keitel emetteva anche degli spietati ordini. Fu lui che dispose, in Polonia e in Russia, le terribili rappresaglie "per ogni tedesco ucciso, da cinquanta a cento comunisti verranno fucilati", onde prevenire attentati contro le truppe germaniche.
Fu sempre Keitel a zittire Canaris, quando questi protestava per le stragi dei prigionieri russi, perlopiù commissari politici, perpetrate dalle SS. Fu ancora lui, nel '42, a ordinare la consegna dei paracadutisti angloamericani catturati alle SS, per subire giudizi sommari.
Porta la sua firma anche il decreto Nacht und Nebel Erlass, col quale potevano essere arrestati nei territori dell'Ovest tutte le persone "pericolose per la sicurezza dei tedeschi". Queste persone dovevano essere fatte sparire senza lasciar traccia, nella notte e nella nebbia dell'ignoto.

Keitel, davanti a tutte queste prove, si ostinò a dichiararsi innocente. In fin dei conti stava solo eseguendo (ed emanando) dei semplici ordini. Ma la corte non fu persuasa e il verdetto fu unanime: morte per impiccagione.
Tornato nella sua cella, anziché sottoscrivere una domanda di grazia, Keitel chiese che l'esecuzione avvenisse per fucilazione e non per impiccagione, come un volgare ladro. Non fu accontentato.
Alla 1:20 del 16 ottobre 1946, la botola, fatta scattare dal boia americano Woods, si aprì sotto i piedi del generale signorsì.

La salma di Keitel dopo l'esecuzione il 16 ottobre 1946
I testimoni confermano che la morte di Keitel fu la più tranquilla e dignitosa. Il corpo non rimase appeso al nodo scorsoio, ansimante, dibattendosi per lunghi minuti come in altri casi. La botola della forca troppo piccola aveva causato a Keitel, e ad altri, le ferite al volto che si vedono in foto.
Il commento del Generale Lehmann, presidente del tribunale supremo, circa la sentenza di Keitel fu sprezzante: "Con Hitler, Keitel raggiunse il grado di feldmaresciallo, ricevette gli onori e le decorazioni più elevati del Terzo Reich e finalmente arrivò alla forca. Servì bene e fu servito bene".

Matt - Il Locandiere

mercoledì 17 dicembre 2014

30 Days of Simulator. Giorno 6: Construction Simulator 2015 (novità!!).

Alt, fermatevi e astenetevi dal fare qualsiasi altra cosa prima di aver letto qua! Questo non è un proclama grillesco, ma un invito a tutti gli amanti della simulazione a procacciarsi un titolo finalmente degno di essere chiamato Construction Simulator.
Ma Locandiere, che dici? Siamo ancora nel 2014, mica nel 2015!
Ok, è vero; ma guardate un po' i PES come funzionano e il misfatto è spiegato.


Excalibur Publishing e Astragon mettono sul mercato dei simulatori qualcosa che gli amanti delle ruspe non possono farsi certo scappare.

Alla testa di un'azienda edile.
Benché nel mondo reale il mattone stia conoscendo una crisi davvero senza precedenti, questo non vale per l'ennesima, ridente cittadina tedesca (ma va?) in cui saranno ambientate le nostre avventure. Prima di iniziare è meglio che vi dica un paio di cosette. Rispetto ai più vetusti Construction Simulator ci sono delle novità:

  • L'inserimento di marche ufficiali di automezzi come Still, Man e Liebherr (dite poco).
  • La possibilità di esplorare un mondo piuttosto ampio
  • La possibilità di personalizzare il nostro personaggio e la nostra azienda scegliendo un nome, un aspetto e un colore da darle.
Ma questo è solo l'inizio! Appena caricato il gioco passeremo attraverso un mini tutorial che ci insegnerà le basi: come manovrare un mezzo, come usare uno scavatore, come ordinare i materiali da trasportare, come caricarli e scaricarli. La base insomma.
Dopodiché inizia il vero divertimento.



Già, perché la differenza rispetto ai capitoli precedenti è a dir poco abissale e non è solo una questione di esplorabilità e personalizzazione. No, no e poi no!
Dopo aver mosso i nostri primi timidi passi ecco che ci faremo carico della gestione dell'azienda. Beh non proprio subito, visto che all'inizio dovremo scegliere le missioni che più ci aggradano e che più ci fanno guadagnare i picciuli, che mai fanno male.
Ecco in cosa consiste la principale innovazione: la libertà di scegliere il lavoro che più ci ispira in quel particolare momento, senza dover sottostare alle regole delle "missioni".
I precedenti capitoli di CS erano strutturati proprio a missioni. Si accedeva ai mezzi via via più interessanti solo completando le missioni, le quali non ci lasciavano poi grande spazio di manovra, nonostante un discreto mondo da esplorare...certo, pur sempre nell'ambito dei nostri obiettivi. Tutto qui.
Con CS 2015, invece, abbiamo rotto i vecchi canoni e possiamo focalizzarci su quello che più ci pare e piace. In un apposito menu troveremo tutti i lavori al momento disponibili, i quali si aggiornano più o meno ogni 10 minuti, Ma c'è dell'altro.



Tutta una questione di mezzi...
All'inizio la nostra flotta di veicoli sarà veramente ridotta: un camion con cassone ribaltabile, un camion per trasporto container, un piccolo escavatore ed un carrello per portacelo in giro, poca roba in fin dei conti.
Con questa poca roba dobbiamo muovere i nostri primi passi nel mondo dell'edilizia in attesa di far lievitare il nostro bilancio. Inutile dirvi che, grazie ai soldi guadagnati, oltre a comprare il materiale necessario per le vostre costruzioni, potrete ampliare il vostro parco mezzi che va dal semplice camion con gru, ad una betoniera, ad una scavatrice più grande und so weiter.
Chiaramente, acquistando mezzi più potenti o specifici saremo in grado di sbloccare opportunità lavorative ben più lucrative e che prima ci erano precluse. Logico.


Portando a termine le fasi dei lavori che accetterete avanzerete di livello, avanzando di livello sbloccherete nuove opportunità "speciali" e, completandole, aumenterete la fama della vostra piccola azienda, la quale avrà modo di approdare verso lidi più profittevoli.
Già, perché per sfondare nel mondo dell'edilizia bisogna lavorare, lavorare, lavorare e essere scafati.

Una rivoluzione edilizia
Diciamo che l'anno non poteva finire meglio di così, Construction Simulator è stato davvero una bella sorpresa, sia dal punto di vista grafico (con tanto di tracce di terra lasciate dai nostri mezzi, se ci si trova ad operare su un terreno non asfaltato), che dal punto di vista delle licenze, della libertà di fare e di brigare.
Insomma, può sembrare poca cosa, in fin dei conti, quella di scegliersi "cosa fare"; ma rappresenta comunque un enorme, gigantesco passo avanti nel modo di concepire simulatori di questo genere. Manca solo la possibilità di costruire la casa mattone per mattone e poi, davvero, possiamo ritenere il titolo perfetto!

Matt - Il Locandiere

lunedì 15 dicembre 2014

Era una notte buia e tempestosa... Edizione Speciale.

Gooooooooooooooooooooooooooood Morning cari Avventori! Buon Lunedì a tutti. Sabato mi sono astenuto dal pubblicare il post ad argomento scientifico per il semplice fatto che mi è saltata in mente un'altra ideuzza più divertente e che vi propinerò la settimana prossima.
Ok, siamo onesti, gli articoli su argomenti scientifici continueranno a uscire fino a quando non avremo esaurito gli argomenti a disposizione (in tutto 10); ma saranno intervallati anche da qualcos'altro.
Il che si spiega facilmente. Scrivere un articolo scientifico come Dio comanda, non come una pubblicazione, ma neanche come Adam Kadmon diciamo, richiede tempo. Inoltre non posso creare post troppo lunghi, altrimenti si perde il gusto delle cose. Quindi la nuova rubrica che inserirò tra un articolo e l'altro avrà due scopi: darmi più tempo per completare i post più lunghi e offrirvi un qualcosa di diverso e, secondo me, anche abbastanza di interessante.
Notate che non mi sono sbottonato più di tanto a riguardo, questo perché voglio farvi una sorpresona!

Anyway, oggi si parla di fumetti, o meglio, si parla di un paio di fumetti che ho lasciato indietro per varie ragioni; ma di cui sono sempre propenso a dire la mia. Stiamo parlando dei numeri 338 e 339 di Dylan Dog.

Dylan Dog #338


Titolo: Mai più ispettore Bloch
Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Bruno Brindisi
Lettering: Ileana Colombo

Trama: Finalmente il buon caro vecchio ispettore Bloch se ne va in pensione. L'ha sognata, l'ha desiderata e disperava di arrivarci; ma alla fine eccola qui: la pensione. A Dylan viene a mancare un pilastro fondamentale della sua vita, nonostante tutte le promesse che l'ormai ex-ispettore può fargli. Nel frattempo, però, Old Boy è alle prese con un caso singolare; la gente a Londra ha smesso di morire.

Parliamone: insomma, mi ci è voluta qualche settimana per metabolizzare la cosa. Il pensionamento dell'ispettore Bloch è qualcosa da non prendere troppo sottogamba. Del resto eravamo un po' tutti abituati alla paterna figura dell'ispettore burbero, costretto ad assumere antiemetici e profondamente pessimista sul suo futuro da pensionato. Ma, alla fine, ecco che Scotland Yard può fare a meno di lui...ma Dylan? Potrà fare a meno del buon caro vecchio Bloch?
Già, perché oltre ad essere una sorta "padre", l'ispettore era sempre pronto ad allungare qualche aiutino al nostro Old Boy, sempre nell'ambito delle sue paranormali indagini.
Cosa farà ora Dylan?
Beh, il numero 338 mischia le carte in tavola, ci ribalta la situazione e, secondo me, ci lascia piuttosto spiazzati. 
Se da una parte era ormai una necessità pensionare Bloch, dall'altra può essere un rischio, Il problema consiste nel trovare un altro personaggio, col giusto spessore narrativo, che possa riempire quel vuoto di potere e affettivo che si apre.
Perché dico che c'era da tempo la necessità di far uscire Bloch dalle scene? 
Da quando ho iniziato a leggere questa testata, recuperando anche numeri piuttosto vecchi, si trova molto spesso qualche battuta di Bloch che riguarda la sua pensione (Quando ci andrà? Ci andrà davvero o verrà licenziato a causa del suo coinvolgimento nei casi di Dylan?). Bene o male ci eravamo abituati tutti a questo sempiterno stato di frustrazione-speranza del poliziotto dalla calvizie incipiente; ci eravamo talmente abituati da ormai non farci più caso. La battuta sulla pensione era diventata ormai un cliché. Bloch era della testata e sarebbe sempre rimasto in forza a Scotland Yard, fine.
Certo, se fosse stato così, allora questo personaggio era già bello che morto. Senza una possibilità di sviluppi futuri, Bloch si sarebbe trascinato pian piano nel cimitero dei personaggi "eterni", che fanno da cornice e che, per ragioni misteriose, sono sempre lì e interpretano lo stesso ruolo. Ci voleva un cambiamento, radicale se possibile.
Ed eccolo.
In realtà la storia non è centrata esclusivamente sul pensionamento del caro ispettore. Come abbiamo detto, in tutti i nosocomi di Londra la gente non vuol più morire. Gente investita, perforata da pallottole, fulminata o orribilmente mutilata riempie le sale delle emergency room e, nonostante versino in condizioni praticamente disperate, sono vivi. Non guariscono, ma non muoiono nemmeno.
Cos'è dunque che spinge una bella bionda, con uno squarcio nel collo grande come il Gran Canyon, a rivolgersi all'Indagatore dell'Incubo? Perché non muore? 
Non si tratta di zombie e nemmeno di ritornanti; qua parliamo di gente che, per le condizioni in cui versa, dovrebbe essere stecchita eppure non lo è. La soluzione del mistero è qualcosa di quanto mai spettacolare.
In pratica la Morte, per fare un favore al buon Dylan Dog, si è presa una pausa dal lavoro per offrire supporto morale al caro vecchio ispettore Bloch.
Eh?
Già, Bloch era talmente contento di andare in pensione che, ad un certo punto, questa allegria si è trasformata in costernazione. Dalla costernazione siamo presto scivolati nella depressione, il tutto senza che nessuno se ne accorgesse. Solo un evento estremo distoglierà l'ispettore Bloch da un ipotesi di suicidio: l'infarto di Jenkins.
Quindi questo numero accantona un personaggio e lascia aperti tanti interrogativi, che vanno ben oltre il pratico (cosa farà Dylan Dog?), gettando ombre sull'avvenire e dando una profondità a Bloch, che finora non aveva mai avuto. In fin dei conti la pensione non è mai una cosa positiva, senza contare che Bloch non ha più nessuno...o meglio, pensava di non aver più nessuno. Invece ecco all'improvviso un futuro, il lavoro in fin dei conti non è tutto e ci sono ancora delle persone che possono riempire la vita dell'ormai ex-ispettore, tra essi Jenkins, Dylan e Groucho sono solo alcuni esempi.



Dylan Dog #339


Titolo: Anarchia nel Regno Unito
Soggetto e sceneggiatura: Gigi Simeoni
Disegni: Giampiero Casertano
Lettering: Ileana Colombo

Trama: davvero un brusco risveglio per il nostro Old Boy, che si trova faccia a faccia col nuovo sostituto dell'ispettore Bloch, ormai definitivamente a riposo ( vedi sopra): l'ispettore Tyron Carpenter. Ad accompagnarlo c'è l'avvenente e severa sergente Rania Rakim.
Come mai la polizia si presenta nel cuore della notte davanti alla porta di Dylan? Semplice, per arrestarlo. Tyron Carpenter non vede di buon occhio l'indagatore dell'incubo, così lo fa arrestare per quella storia del distintivo di polizia mai riconsegnato (ah, distrazioni!). Purtroppo però, le cose per Dylan si metteranno ancora peggio quando per le strade di Londra inizia ad estendersi a macchia d'olio una protesta furiosa.

Parliamone: non è facile parlare di politica (sociale, economica che sia) oggi, vuoi un po' perché rischi di essere etichettato come appartenente a questo o a quel partito/movimento, vuoi perché rischi di cadere nella demagogia nuda e cruda se non si ha una preparazione sufficiente.
Ok, ma che c'entra questo con Anarchia nel Regno Unito? Dopo ci arriviamo.
In primis, il numero parte già male. Dylan Dog viene arrestato per aver abusato del suo distintivo da poliziotto, peraltro mai riconsegnato, il che costituisce palesemente un reato, per circonvenzione di incapace e per truffa. L'ispettore Tyron Carpenter, un omone di colore, ex-militare (Qui sembra di essere a Kabul! cit del succitato), si presenta proprio bene: nessun senso dell'umorismo, odio viscerale nei confronti di Dylan e una certa passione per l'oratoria da film d'azione. Un personaggino davvero a modo, se pensiamo che andrà a sostituire Bloch...
Ordunque, Tyron si trascina dietro la bella Rania, sergente della Met dura come l'acciaio e, apparentemente, indifferente alle lusinghe del nostro damerino in giacca e Clarks.
Non una buona presentazione, anche perché Old Boy verrà praticamente trascinato fuori di casa da una masnada di agenti in assetto antisommossa. Anche se effettivamente ciò che punge di più l'orgoglio del nostro beniamino non è tanto l'arresto (che vuoi farci, non è la prima volta che finisce dietro le sbarre nell'ambito delle sue indagini), bensì il marchio dell'infamia contenuto nella parola truffa.
In questo numero il galeone di Dylan finisce nuovamente a pezzi, grazie ad un agente maldestro, durante la perquisizione.
Ma non è tanto l'arresto il succo della storia, no no! Ciò che ci interessa è l'anarchia che dilaga per le strade di Londra. Perché? A causa delle proteste di tanti lavoratori (e non) stufi di essere sfruttati con contratti da schiavi.
Fortunatamente si sceglie di raccontare un problema attualissimo (quello del lavoro), prendendo il problema molto, ma molto alla lontana. Non ci sono verità preconfezionate, né soluzioni da parte di Simeoni, l'ideatore della storia.
Benché ambientata ai giorni nostri, questa fantasiosa rivolta per le strade di Londra ha radici più lontane, quando un militante per i diritti dei lavoratori viene fatto prigioniero da alcuni magnati, torturato e lasciato morire di fame e di sete. Cosa c'entra questo con l'arresto di Dog e i disordini?
Beh, c'entra che Dog capiterà nel posto sbagliato, al momento sbagliatissimo; ma in tempo per capire e risolvere i guai di Scotland Yard assediata. I disordini diventano, poi, pilotati dallo spirito del militante morto. Non si sa bene come, non si sa bene perché; ma la storia finisce bene.
Le strade di Londra, dopo una notte di folli violenze, tornano alla solita routine (pur recando con sé delle ferite profonde) e Bloch paga la cauzione a Dylan, che, per il momento, resta fuori dalle grinfie di Carpenter e dal carcere. Fine del primo round, ma dubito che Tyron si arrenderà tanto facilmente!

Btw, ho iniziato a leggere un altro fumetto di Luca Enoch (il papà di Dragonero, assieme a Vietti): Lilith. Vediamo che ne salta fuori, per il momento rimuginate su queste mie considerazioni e, se vi pare il caso, commentate!

Matt - Il Locandiere

venerdì 12 dicembre 2014

30 Days of Simulators. Giorno 5: Roadside Assistance Simulator

Alors, ieri e l'altroieri ci siamo presi una meritata pausa a causa dello studio. Del resto quando vi piazzano orali a caso di matematica, come potete non farvi cogliere dal panico sapendo che avete solo 24 ore (scarse, togliendo le ore pasti e sonno) per ripassare il ripassabile e per tentare di incassare almeno un 18?
Già perché ormai, visto che gli esami di matematica sono gli ultimi rimasti e dato che non sono un uomo ambizioso in termini di voti, direi che concludere con un paio di 18 o giù di lì non mi rovinerà certo la media. Basta passare insomma. L'esito? 18! Sufficienza mera, ma essenziale per sbaraccarmi fuori dalle palle una volta per tutte. Il più bel regalo di Natale che UNIMIB potesse farmi...beh a dire il vero ce ne sono stati altri, ma questa è un'altra storia.

Dunque, recuperando il filo del discorso, settimana scorsa s'era disquisito su un titolone di simulazione maniacale detto anche Car Mechanic Simulator. Vi avevo detto anche che l'articolo era una sorta di preludio a quello della settimana successiva, cioè questa. Cosa mai bollirà in pentola?


Dura la vita degli automobilisti; ma è ancora più dura la vita degli infaticabili angeli in arancione che, incuranti delle intemperie, sono sempre pronti ad accorrere in vostro aiuto quando la macchina fa fumo o quando la gomma è a terra in autostrada.
Roadside Assistance Simulator, abbreviato in RAS, ci catapulta letteralmente nel mondo del soccorso stradale.
Quale direttori di una compagnia per il soccorso stradale, toccherà a noi fornire un servizio all'altezza di ogni situazione, così da accaparrarci il maggior numero possibile di clienti e, quindi, di introiti. Tanto per restare in tema materialismo.


Non ci sono molte balle, dobbiamo iniziare a muovere i primi passi nel vasto mondo del soccorso stradale, praticamente in modo del tutto autonomo. Dalla scrivania, che si può vedere nella schermata principale sopra, potremo gestire tutto quanto il gioco. In particolare:

  • Il telefono ci consentirà di rispondere a delle specifiche missioni, che verranno sbloccate una volta raggiunto un tot numero di clienti.
  • Il monitor centrale ci consentirà di entrare nel vivo della parte operativa, rispondendo alle chiamate intercettate dal centralino e, conseguentemente, inviando dove necessario le varie squadre tecniche.
  • Il monitor di sinistra servirà a gestire la nostra base operativa, consentendoci di sbloccare nuovi edifici, ampliare il parco auto/elicotteri e acquistare dei potenziamenti.
Tanta gestione, poca simulazione
Definirlo un simulator puro è un po' un paradosso, anche perché la parte gestionale la fa da padrona in questo titolo. Di fatto, avremo a disposizioni quattro regioni da controllare.
Ogni regione, poi, sarà divisa in un certo numero di distretti nei quali può o non può esserci un nostro centro operativo nel quale si possono installare da 1 a 5 veicoli (+ elicotteri).
I veicoli acquistabili saranno essenzialmente una macchina per le emergenze e un carro attrezzi. Sfortunatamente noi non avremo la possibilità di guidarli, neanche di guardarli di striscio.
Che cazzo di senso ha quindi?
Beh, andiamo per ordine.
Parliamo prima del telefono sulla scrivania della schermata iniziale, che è meglio.
Vi dicevo che esistono certe missioni, ma possono essere eseguite se e solo se avete raggiunto un certo numero di soci iscritti alla vostra società. Come fare tutto ciò? Lo vediamo tra poco.

Dunque, le missioni (che sono poco più di una decina + le missioni casuali sbloccate una volta completate quelle principali), in sostanza, saranno degli scenari da completare. Il cliente ci chiama perché ha delle grane col suo catorcio e noi iniziamo come se fossimo appena arrivati sulla scena.
Non saremo in grado di muoverci liberamente per la zona, ma saremo obbligati a spostarci dal cliente alla macchina e viceversa. Il cliente ci darà informazioni circa i problemi relativi all'auto e noi, analizzando la vettura, dobbiamo risolverli.
Per ogni missione ci sarà un obiettivo principale e un certo numero di obiettivi secondari. Per esempio: se il cliente ha una gomma a terra gliela sostituiamo, ma ispezionando la macchina possiamo trovare altre grane, come tergicristalli consumati, livello dell'olio insufficiente ecc.


Tuttavia, rispetto a Car Mechanic Simulator (in, cui, ricordo possiamo smontare e montare una macchina come e quanto ci piace), in RAS le missioni saranno molto restrittive. Se volete un punteggio migliore, allora dovete sistemare il veicolo dannato con il minor numero possibile di azioni. Fortunatamente l'indagare sullo stato di salute delle varie parti dell'automobile incriminata non costituisce "un'azione".
Sfortunatamente non avremo la possibilità, come in CMS, di poter usufruire di schemi del veicolo sotto forma di mappe colorate, pazienza.
Ma come facciamo ad accaparrarci i clienti??
Eh, qua arriva il bello, ossia il cuore del gioco.

Autosoccorso sul posto!
La parte gestionale avviene, di fatto, in una delle quattro regioni disponibili. Avremo a disposizione un mese (che in termini di tempo di gioco dura circa 7-8 minuti) per rispondere alle chiamate d'emergenza che compariranno sulla mappa del/dei distretto/i sotto la nostra protezione.
A capo di un enorme centralino dovremo coprire tutte le richieste di emergenza che spunteranno sul monitor come dei bersagli. Grazie ai semplici comandi del mouse sarà possibile indirizzare i veicoli opportuni.


C'è una macchina da rimuovere? Clicca sul carro attrezzi e clicca sul pallino rosso. C'è un'auto ferma? Clicca sull'autosoccorso e mandala sul pallino rosso, niente di più niente di meno. Ovviamente se risponderete a tutte le emergenze tempestivamente avrete un punteggio più alto, il che implica più clienti, il che implica a sua volta maggiori introiti. Le chiamate hanno un tempo limite entro cui si può rispondere, se le ignorerete, alla fine del mese, avrete un punteggio inferiore; anche in funzione delle altre chiamate. Se saltate un'emergenza non verrete automaticamente demoliti, ma non per questo dovete farne un'abitudine!
Ogni regione ha una percentuale di completamento, ossia la percentuale di persone iscritte alla vostra compagnia di soccorso stradale. Una volta giunti a 100% sarà possibile rigiocare nei vari distretti, ma non otterrete né soldi, né clienti. Fine.
I soldi tanto faticosamente guadagnati possono essere spesi comprando automezzi o migliorie, quali una maggior velocità di intervento o una capacità di risolvere i guasti migliorata. Ecc ecc.

Commentone finale.
Beh, è divertente. Non si può dire di no, questo è innegabile. Ciononostante si sente la mancanza di qualcosa. La simulazione è pochina ed approssimativa, se volessi mettermi a smontare a più non posso una macchina, allora forse potrei indirizzarmi più su un Car Mechanic Simulator.
La grafica è un po' cartoonesca e, ahimé, non siamo ai livelli di dettaglio di CMS.
Per essere una novità non è male, ma forse si poteva sviluppare un po' meglio. Ok, non stiamo parlando di quella porcata di Utility Vehicles Simulator, ma un pochino d'amaro in bocca ti resta, visto che non ci vuole molto per raggiungere un certa fama e le missioni sono piuttosto intuitive e banali.

Matt - Il Locandiere


martedì 9 dicembre 2014

La Notte dei Locandini

Ridendo e scherzando la Locanda compie già due anni! E chi l'avrebbe mai detto?

L'anno scorso, un po' tanto ingenuamente, avevamo inaugurato questo insolito evento, innalzando agli allori gli articoli che, secondo il numero di visualizzazioni ottenute, vi erano più graditi. Come se ciò non bastasse, alle categorie presentate ne sono state aggiunte di nuove, più in linea con quelli che sono i miei gusti.
Ultimo, ma non meno importante, è l'atto dovuto di consacrare gli articoli che hanno maggiormente contribuito alla popolarità di questo angolino di web nel Wall of Fame della Locanda.



Ma, prima, è d'uopo fare un punto della situazione. Due anni di Locanda sono pur sempre un bel traguardo. Esistono blog e blog, poi esisto io.
Cos'ha di speciale la Locanda? Alcuni dicono niente, altri dicono qualcosa. Quello che so è che io cerco di offrire quello che ho, dando il meglio di me stesso e, qualora non ci riuscissi, preferisco passare sotto silenzio.
Quest'anno è stato significativo e denso di cambiamenti, per me, per voi, per il mondo. La Locanda è cresciuta tantissimo, arrivando a sforare il tetto dei 30.000 visitatori. Ma questo non può concedermi il lusso di adagiarmi sugli allori, né tanto meno può darmi la sensazione di essere ormai un "blogger" arrivato.
Arrivato a che?
Prima di tutto non mi considero un vero e proprio blogger; piuttosto come uno che si mette a dialogare con amici intangibili, ma che sono da qualche parte nel web, in Italia, in Europa, all'estero. Chi sa.
Secondo non mi sento nemmeno di scrivere per inseguire fama, onori e tanto meno soldi. Come hanno fatto blogger ben più illustri del sottoscritto ribadisco un'altra volta che, quando scrivo, non lo faccio per soldi. Non ho verità da vendere, non ho racconti da far comprare a qualcuno. Ho delle esperienze, delle storielle e delle idee da condividere, quelle sì.
Detto questo è opportuno anche fare dei ringraziamenti. Ringrazio tutti voi, lettori fissi (più o meno), ringrazio Laura, Monica (la mia ragazza) e chiunque altro sia passato anche solo per caso su queste pagine e si sia trovato un po' come a casa.
Mi scuso anche se non sono stato particolarmente presente e se non ho dato il massimo, o quanto almeno avrei potuto dare. Un po' per pigrizia, un po' per mancanza di tempo ho trascurato quei quattro gatti che sono i miei più affezionati lettori. Saprò fare ammenda, non temete.
Quello che, però, posso fare ora è annunciare i vincitori dei Locandini d'oro di quest'anno.
Cos'è di fatto un Locandino d'Oro?
L'Ordine del Locandino d'Oro è la massima onorificenza che può ottenere un articolo su queste pagine, equivale un po' ad un oscar, ecco. Da quest'anno, però, cambieremo nomenclatura, cioè le varie categorie perderanno l'accezione di sempre, in favore di un dell'anno. Quindi, il miglior articolo di sempre, sarà il miglior articolo dell'anno. Come se non bastasse, aggiungeremo due categorie da premiare, c'est à dire Miglior Articolo Scientifico dell'Anno e Miglior Articolo sui Fumetti dell'Anno, i quali andranno a sostituire il Miglior Articolo di Ordine Vario. Ciò è nato dal fatto che, ormai, le rubriche fumettistiche e scientifiche sono ben collaudate.
Dopodiché vi dirò io quali sono gli articoli che ho maggiormente gradito a mio insindacabile giudizio.
Infine ecco che vi nominerò quelli che meritano eterna gloria, ossia gli articoli che, di diritto, entreranno nel Wall of Fame (caricatura della Walk of Fame). Pronti? Vai che iniziamo.

La Notte dei Locandini 2014

Assegnazione del Locandino d'Oro


Categoria: Miglior Articolo dell'Anno
In questa Top 10 tutta al femminile, abbiamo visto posizionarsi abbastanza in alto la buona, cara Scarlett Johansson. Eccola qui, in tutta la sua bellezza.

Categoria: Miglior Articolo Storico dell'Anno
Contrariamente a quanto avevo auspicato, visto che la storia non piace a tutti, ecco che si impone di prepotenza la storia delle armi bianche. Una narrazione particolare, ricca di eventi e, diciamocelo, molto, molto antica. La cosa che mi sorprende maggiormente è la preferenza del periodo. Mi sarei aspettato uno share maggiore con gli articoli del medioevo e invece...beh, invece ecco una gradita sorpresa!

Categoria: Miglior Articolo di Videogames dell'Anno
Non c'è molto da aggiungere, a quanto pare i miei amicici Avventori gradiscono molto di più i videogames ambientati nel Tolkienverso!

Categoria: Miglior Articolo Lunedì del Locandiere dell'Anno
La rassegna di alcune delle peggiori condizioni oculari che si possano presentare. Molti dei miei Avventori hanno davvero il gusto del macabro.

Categoria: Miglior Articolo sui Film dell'Anno.
La mia recensione sul secondo (di tre) capitoli de lo Hobbit ha conquistato cuori e menti; ma soprattutto ha acquistato un larghissimo consenso.

Categoria: Miglior Articolo di Fumetti dell'Anno
Inaspettatamente ci si piazza di prepotenza questo Dragonero. Uno degli ultimi figli di Casa Bonelli già alza la voce e si fa rispettare nel panorama locandesco. Good job.

Categoria: Miglior Articolo Scientifico dell'Anno
Doppio premio per questo speciale de Il Lunedì del Locandiere, visto che propone e vince anche il titolo di miglior articolo scientifico dell'anno! Mostrare cose brutte, allora, ha i suoi vantaggi.


Il Locandiere ordina

Ed ora un momento più personale. Di seguito stilerò la mia lista di articoli preferiti o meno, indipendentemente dal fatto che voi siate d'accordo o meno...detto in breve, cazzi miei.

Categoria: Miglior Articolo scritto
Ma davvero non avete apprezzato la storia romana??? Ingrati! Ok, come post era decisamente molto, ma molto lungo. Figuratevi che, in origine, avrebbe dovuto comprendere anche la Grecia Classica! Robe da matti!

Categoria: Peggior Articolo scritto
Sinceramente mi potevo applicare molto, ma molto di più. Insomma, per il 150 anniversario della battaglia di Gettysburg ho fatto davvero faville, fornire un articolo una serie di articoli decisamente troppo meh, su un evento unico e irripetibile come lo sbarco in Normandia è davvero un'ingiustizia. Farò debita ammenda.

Categoria: L'Articolo a cui sono maggiormente affezionato
In questo articolo mi sono concesso il lusso di criticare apertamente chi, in questo momento, detiene le redini della demagogia, c'est à dire la pagina del Beppe nazionale ed i suoi satelliti. Un articolo che va contro le bufale spacciate così tanto amabilmente sul web e bevute altrettanto facilmente. Non di agile lettura, ma lo considero comunque il mio fiore all'occhiello.

Categoria: L'Articolo che mi è piaciuto di meno
A cose fatte mi sono reso conto che questo articolo poteva meritare molto, ma molto di più. Come si suol dire la frittata è fatta e l'uovo non può più essere rimesso assieme. Non male, ma, col senno del poi, avrei trattato il tutto in maniera diversa.

Categoria: L'Articolo che ho scritto più volentieri
Uno dei numeri che mi ha appassionato maggiormente, visto che è stato il primo ad inserire le side story di alcuni personaggi-comparsa dell'universo di Enoch e Vietti. 

Categoria: L'Articolo che mi ha divertito di più
Raccontare la storia del tapino che si è bevuto acqua radioattiva fino a lasciarci le penne mi ha divertito parecchio, nonostante la bruttissima morte del succitato.

Ultimo atto dovuto per questa seconda Notte dei Locandini è quello di annunciare i nomi di coloro i quali entreranno a far parte dell'Olimpo degli Articoli, ossia i nomi di coloro (sempre articoli eh!) i quali riceveranno di diritto la stella della Locanda's Wall of Fame. Che possano brillare in eterno in questo angolino di web.
Ricordiamo che i nomi vanno sommati a quelli dell'anno scorso, che potete trovare qui.


Sono tutti e tre articoli che riguardano la biografia di personaggi importanti e che entrano di diritto nella Wall of Fame, per aver superato abbondantemente le 700 visualizzazioni (scusate se è poco!).


La storia di Ilse Koch, la cagna di Buchenwald, ha raccolto moltissime visualizzazioni, sperando che la storia della sua vita sia da monito alle generazioni future, affinché certi errori non vengano commessi mai più e per nessuna ragione politica, sociale, economica o militare.



La cara, bella Halle Berry ha conquistati i cuori e l'approvazione di una larghissima fetta di Avventori qui alla Locanda!



Nel circolo dei fenomeni da baraccone rientra sicuramente quel losco figuro di Rasputin. Mezzo santo, mezzo matto, con un pene (si dice che) di 30 e passa centimetri, quindi considerato un'arma bianca. Chi fu veramente il monaco che si vantava di sbattersi la moglie di Nicola II come se fosse un vecchio guanto? Aiutava davvero lo Zarevic nella sua lotta contro l'emofilia?


Beh, che dire cari Avventori, anche quest'anno il compleanno della Locanda è venuto ed è passato. Alcuni articoli sono stati nominati, sì che voi possiate rileggerveli con calma o prenderli in mano per la prima volta, se ve li siete persi. Detto questo, non mi resta che ringraziarvi della vostra preziosissima attenzione e del tempo che, anche stasera, mi avete dedicato.
A presto, cari Avventori!

Matt - Il Locandiere

giovedì 4 dicembre 2014

30 Days of Simulators. Giorno 4: Car Mechanic Simulator 2014.

Ma avevamo anche bisogno del simulatore sui meccanici per auto??? A quanto pare sì.


Rimboccatevi le maniche e preparatevi ad entrare nei panni di Agostino il Meccanico di fiducia in questo n-esimo titolo di simulazione che ci catapulta, letteralmente, nelle peggiori officine di Caracas.
Grossomodo il gioco si divide in livelli, in ogni livello dovremo risolvere una o più grane automobilistiche, dal cambio della batteria, alla semplice revisione, fino alla sostituzione dei pneumatici, nulla potrà essere lasciato al caso. Nulla!

Ok, diciamo che l'azione non sarà proprio essenziale in questo titolo, ma ecco il suntone di cosa si potrà fare.

Una officina, mille impegni.
Va subitissimamente rilevato che il gioco si divide in due/tre modalità, che sono: carriera, veicoli 4x4 (che è pur sempre una branca della carriera) e gioco libero (sbloccabile se e solo se finirete la carriera).
Uh, nomi piuttosto altisonanti, nevvero? Ebbene la cosiddetta carriera è costituita da una serie di missioni, circa un centinaio in tutto, per ognuna della quale avremo degli specifici obiettivi da portare a termine; chiaramente lo scopo ultimo di ogni livello è quello di sistemare gli ignobili catorci gommati che ci verranno consegnati al garage. Godi popolo.


Gli incarichi saranno piuttosto variegati dalla già citata revisione del mezzo, al cambio olio-filtri vari, alla sostituzione delle pastiglie dei freni, fino al "Oh mio Dio, non ho la minima idea di cosa possa avere che non va questa maledetta ferraglia!".
Noi, da bravi e professionali meccanici, dovremo essere all'altezza di tutto. Si potrà ispezionare il tanto vituperato automezzo con strumenti diagnostici o eseguire test su strada et similia. In particolare i test diagnostici effettuati in garage ci daranno info sullo stato della componente elettronica del veicolo; mentre i test su strada ci daranno indicazioni più dettagliate sullo stato dei pneumatici, dei freni ecc.
La cosa figa è che non avremo un tempo limite entro cui portare a termine il lavoro, basta completarlo. Inoltre, se ci si incasina troppo nello smontare e nel rimontare si può semplicemente riprendere tutto da capo, senza complicarci ulteriormente la vita.
Già, perché all'inizio del livello è possibile visualizzare la scheda in cui verranno comunicati:
- le lamentele del proprietario della macchina (per esempio: Sto bidone scadente non parte),
- gli obiettivi da completare, che una volta soddisfatti verranno segnati con una spunta,
- quanti soldini vi frutterà il lavoro.
Inutile dire che se il lavoro sarà semplice, il prezzo sarà più contenuto, e viceversa. Ci saranno, poi, alcuni casi (non molti) in cui dovremo effettuare riparazioni entro un budget ristretto, si sa, in tempi di crisi spesso bisogna fare di necessità virtù.

Dov'è la chiave del 12?
All'interno della nostra officina potremo muoverci come ci pare e piace, la visuale è esclusivamente in prima persona e i comandi saranno essenzialissimi: W,A,S,D per muoversi, i tasti del mouse e il mouse stesso per compiere azioni e spostare lo sguardo, la barra spaziatrice per accedere alla scheda del veicolo da riparare. That's it.
Dicevo, grazie al mouse potremo interagire col veicolo (svitando bulloni, smontando sezioni e parti, aprendo cofani e portiere) o con una serie di postazioni fisse all'interno della nostra officina che sono:

  • I comandi per alzare o abbassare il ponte su cui si trova la macchina.
  • Il banco da lavoro su cui riparare alcuni pezzi.
  • Il bidone per la raccolta dell'olio da motore esausto.
  • Il computer.
Giusto un paio di note, il bidone può essere posizionato sotto la coppa dell'olio del veicolo in questione, così da far scendere il prezioso materiale esausto nell'apposito contenitore e non versarlo in giro (visto che dovrete sborsare 100$ per ogni volta che verserete l'olio esausto senza posizionare il contenitore sotto il veicolo!). La seconda nota riguarda il computer: da qui si possono chiaramente comprare i pezzi di ricambio nuovi o usati (nel caso in cui il budget sia davvero ridotto) e comprare gli aggiornamenti. Che aggiornamenti? Semplicemente sono degli avanzamenti di livello, ottenibili pagandoli fior di quattrini. Questi aggiornamenti vi daranno dei bonus come un maggior introito derivato dalla risoluzione del problema, degli sconti sugli articoli del negozio di ricambi, oppure ancora un incremento della velocità di sbullonamento...tutte cose così, insomma.



Olio, candele e cinghia di trasmissione.
Ma all'atto pratico, cosa dobbiamo fare? Aperto il cofano del veicolo maledetto cosa dobbiamo andare a guardare?
Beh, il tutto è in funzione dell'ordine ricevuto. Chiaramente se dobbiamo sostituire le pastiglie dei freni non andremo mai a guardare cosa c'è nel motore, no? No.
Beh, ma come si fa a capire, nel caso in cui una macchina non parte, qual'è la parte guasta e quale no?
Dunque, CMS 2014 è molto realistico, ogni parte del motore di un autoveicolo è riprodotta con cura quasi maniacale, certo però che la vita ci deve essere un po' semplificata, sennò possiamo star qui le ore a montare e smontare valutando lo stato di ogni pezzo indagato.
Già, perché possiamo conoscere lo stato dei vari componenti del mezzo o grazie ai test diagnostici, o tramite l'olio di gomito, c'est à dire andando a sbullonare le parti.
Fortuna che ci viene in aiuto un'interfaccia apposita, la quale ci mostra lo stato di salute dei vari componenti grazie ad una scala cromatica:

  • Rosso: il pezzo considerato è totalmente deteriorato, inutilizzabile o rotto.
  • Dall'arancio al giallo: il pezzo si sta deteriorando, ma non è ancora in condizioni critiche.
  • Verde: o verdino, il pezzo è in buona o perfetta salute.
Il nostro compito principale sarà sostituire tutti i pezzi rossi o ripararli se possibile.


Commento finale.
Non è che ci sia poi molto altro da aggiungere a riguardo. Il fatto è che non dovrete nemmeno sforzarvi più di tanto per arrivare in fondo alla carriera. Le officine sbloccabili saranno tre e le otterrete semplicemente andando avanti con i livelli (con buona pace delle vostre finanze).
I compiti saranno relativamente variegati e, alla lunga, potranno sembrare anche ripetitivi. Diciamo che il titolo è consigliato un po' di più agli amanti dei simulatori-rompicapo, piuttosto che agli Avventori amanti dell'azione. Ecco, tutta un'altra storia rispetto al simulatore di cui parleremo settimana prossima e che, in primissima approssimazione, può essere considerato un'estensione di CMS 2014.
Detto altrimenti, Car Mechanic Simulator resta un titolo piuttosto godibile e, strano a dirsi, piuttosto longevo, soprattutto grazie alla parte endless che costituisce il gioco libero, ottenibile, come già accennato, solo dopo la conclusione della carriera.

Matt - Il Locandiere