sabato 7 settembre 2013

Top 10. I personaggi più fuori di testa della storia: Posizione 4.

Puff pufff sono di fretta! Devo sbrigarmi! Sono in ritardo! Meglio iniziare subito! Ma prima, le posizioni precedenti:

Posizione 5: Idi Amin Dada.

Oggi parliamo di un altro simpaticone, uno di quelli che più o meno tutti hanno sentito nominare almeno una volta, anch'egli viveva in una casetta molto lugubre in Transilvania ed aveva uno strano hobby: impalare la gente. Ma di chi stiamo parlando??

I personaggi più fuori di testa della storia. Posizione 4: Vlad III Tepes Dracula.


Scusate, ma prima di iniziare mi sembra d'uopo ironizzare con un bel video che ha per protagonista il nostro Vlad.



Biografia:  Vlad nacque nel 1431 a Sighisoara, figlio di Vlad II Dracul, governatore della Transilvania, e da una principessa moldava. Vlad era il secondo di tre fratelli, Mircea e Radu detto il Bello. Perché effettivamente Vlad faceva cagare ai maiali. A 5 anni inizia a ricevere un addestramento militare, ottimo cavaliere ed arciere; più tardi verrà iniziato all'Ordine del Drago, ricevendo il nome di Dracula, cioè figlio di Dracul.
Il babbo, che era ambizioso, non amava fare il governatore per conto di terzi, quindi radunò uomini per prendere il trono della Valacchia, cosa che avvenne nel 1437, anno in cui si insediò come principe col nome di Vlad II. Ma Dracul non era uno stupido e aveva capito che inimicarsi il sultano Mehmed II non era saggio, così strinse un'alleanza con lui; tuttavia impedì ai soldati turchi del Sultano di catturare schiavi, certo i Valacchi preferivano uno di loro al potere piuttosto che i Turchi, anche se questi era un loro alleato.
Ma il Sultano non aveva preso bene la questione degli schiavi, forse aveva scambiato la Valacchia per un'autostrada verso il cuore dell'Europa, chi lo sa? Quindi, con un pretesto, invitò a corte Dracul, Vlad III e Radu. Una volta attraversato il Danubio, essi finirono in catene e vennero condotti davanti a Mehmed.
Dracul trovò un accordo, ma dovette lasciare i figli come ostaggi.
Vlad rimase prigioniero fino al 1448, imparando che la vita valeva molto poco (al minimo sgarro del padre, Vlad sarebbe finito sulla forca), realizzò che moralità e governo non andavano a braccetto, quindi nelle questioni di Stato bisognava essere spietati. Radu, più malleabile, continuò a vivere presso i Turchi cedendo alle loro sottili arti di persuasione occulta.
In realtà la prigionia di Dracula non fu così dura, imparò la lingua e i piaceri della carne; inoltre la sua violenza, malizia ed astuzia iniziarono a suscitare timore anche presso i suoi carcerieri. Pare che fu proprio in questo periodo di cattività che imparò la tecnica di impalamento. Imparò a diffidare di tutti (soprattutto dei Turchi) e ad amare la vendetta.
Nel dicembre 1447 Vlad II Dracul morì, vittima dei suoi stessi intrighi. Mircea venne accecato con barre di ferro roventi e bruciato vivo a Tirgoviste dagli Ungheresi, comandati da Giovanni Hunyadi; questi mise sul trono valacco un re fantoccio. Ovviamente Vlad giurò di vendicarsi.
Ma i Turchi non erano soddisfatti di questo nuovo "rimpasto di governo", così nel '48 liberarono Vlad III e lo spedirono con un contingente di truppe per riprendersi il trono, convinti di ottenere poi la sua eterna sottomissione e riconoscenza.
A soli diciassette anni Vlad riuscì nell'impresa, ritornando sul trono di Valacchia per pochi mesi. Ma gli Ungheresi tornarono più agguerriti, Vlad fuggì in Moldavia presso il cugino, dove rimase fino al 1451.

Quindi tornò in Transilvania per chiedere il perdono a Giovanni, capitò proprio a fagiolo. Giovanni aveva perso fiducia nel suo re fantoccio, quest'ultimo s'era alleato coi Turchi. Hunyadi aveva fatto la figura del pirla.
Così Vlad tornò nelle grazie degli Ungheresi, coi quali partecipò a diverse crociate contro i Turchi, mostrandosi un abile stratega.
Nel 1456 nel cielo apparve la cometa di Halley, data la forma a scimitarra della sua coda, i superstiziosi abitanti del XV secolo pensarono fosse foriera di eventi infausti; infatti nello stesso anno Vlad prese il trono di Valacchia e diede inizio al suo regno di sangue.
Vlad III Dracula temeva la forte instabilità politica in Valacchia, soprattutto la propensione dei Boiardi ad appoggiare regnanti deboli e sottomessi ai loro interessi; inoltre temeva l'invasione da parte dei popoli stranieri, soprattutto dei suoi vecchi carcerieri: i Turchi.


Per questo motivo costruì possenti fortificazioni ed iniziò ad usare la tecnica dell'impalamento come efficace deterrente. Oltre che sui sudditi e presunti oppositori politici, l'ira di Dracula piombò sulle teste dei mercanti Sassoni, che godevano di troppi privilegi. Un'intera città fu distrutta ed i suoi abitanti impalati.
Ora che aveva consolidato il suo dominio, Vlad tornò al suo proposito di vendetta. I nobili di Tirgoviste erano, a suo giudizio, i responsabili della morte di suo padre e di suo fratello Mircea. Vlad fece impalare non meno di 500 boiardi con mogli, figli e servitori, confiscò i beni dei condannati e li assegnò ai suoi sostenitori. Istituì un rigido codice morale, prostitute, mendicanti e criminali potevano finire sul palo da un momento all'altro, nemmeno i bambini venivano risparmiati.
Nonostante la sua estrema rigidità, Vlad era molto ben disposto verso gli adulatori ed era profondamente religioso.
Presto i Turchi tornarono alla carica, non amavano Vlad e volevano mettere Radu (passato dalla loro parte) sul trono di Valacchia. Ovviamente Dracula aveva faticato troppo per lasciare il potere nelle mani del primo venuto, quindi riprese delle incursioni contro i Turchi, ottenendo la più sincera ammirazione della popolazione Europea. Mehmed era stanco delle continue provocazioni di Vlad, soprattutto non tollerava l'idea di una nuova crociata anti-musulmana, che ora stava prendendo piede in Europa. Quindi, messo assieme un enorme esercito, decise di far diventare la Valacchia una provincia ottomana.
Vlad, che disponeva di un contingente ridottissimo, fu costretto a ripiegare. Nella sua ritirata allagò campi, bruciò villaggi e raccolti, avvelenò pozzi e fece tutto quando era in suo potere per rallentare e ostacolare l'avanzata degli Ottomani. Dopo un tentativo fallito di assassinio al Sultano, i Turchi entrarono a Tirgoviste. In una valle poco lontana, il Sultano trovò non meno di 20.000 corpi impalati, tra uomini, donne e bambini, la maggior parte di essi erano Turchi.
Mehmet si diresse  verso la sua flotta, lasciando Radu come governatore militare. I Boiardi tradirono Vlad e si allearono coi Turchi; Dracula, inseguito dai suoi nemici, fu costretto a lasciare il paese, perdendo casa e famiglia. Quindi trovò riparo presso Mattia D'Ungheria, qui dovette subire un breve periodo di prigionia, poi venne rilasciato e si sposò con la sorella di Mattia stesso.
Nel frattempo, in Valacchia, la situazione era piuttosto instabile. Tra i soldati del contingente turco era scoppiata la Peste Nera e nel 1473 Radu venne definitivamente sconfitto.
Due anni più tardi venne ratificato un concordato che ridava a Vlad il titolo di voivoda di Valacchia.


L'epilogo e la morte: la posizione di Vlad era estremamente precaria, i tempi in cui seminava il terrore erano ben lontani ed ora la popolazione mal tollerava il suo dominio. Nel 1476, durante un'incursione contro i Turchi, Vlad III si trovò da solo sulla sommità di una collina e cadde in un'imboscata. Nonostante la sua abilità nel duellare alla fine cadde sotto i colpi dei suoi assassini, la sua testa fu tagliata e mandata a Mehmed, il quale la fece fissare su una lunga pertica. L'Impalatore era stato a sua volta impalato.

Spetegulesssssssss: uno degli aspetti più noti del personaggio di Vlad è senz'altro la sua usanza di giustiziare i nemici tramite l'impalamento. Ma esattamente, in cosa consiste questa tecnica?
Il condannato al supplizio veniva costretto a sdraiarsi a terra e legato con le gambe divaricate, quindi il boia inseriva il palo all'interno dell'orifizio anale o vaginale della vittima, quindi procedeva a far penetrare ulteriormente il palo con colpi di mazzuolo. Ovviamente la vittima soffriva atrocemente, soprattutto per la lacerazione dell'intestino e dei tessuti interni. La perizia del boia poteva rendere il supplizio molto lungo e terribile. Il palo fuoriusciva dalla scapola del condannato, quindi gli venivano legati mani e piedi, lasciandolo esposto alle intemperie. Volendo, i carnefici potevano cospargere il corpo del condannato col miele, così da causargli il tormento degli insetti. Contrariamente a quando ci si può aspettare, il palo aveva la punta smussata e ben oliata.
Vlad fece sua questa tecnica, la perfezionò e la modificò: a volte conficcava pali nello stomaco o nel petto dei condannati e li lasciava morire. Spesso i pali delle esecuzioni erano verniciati e intagliati, ve n'erano di tutte le misure, ognuno destinato ad un criminale diverso. C'è chi stava più in alto e chi più in basso.
Ma l'arte del supplizio affascinava così tanto l'Impalatore da spingerlo a creare nuove torture, una di essere consisteva in un calderone a cui erano inchiodate delle tavole, dalle quali potevano uscire solo le teste dei condannati; quindi il calderone veniva riempito e messo sul fuoco, Vlad poteva ascoltare i lamenti dei condannati in tutta tranquillità.
Nel 1460 Vlad diede ordine di affettare gli abitanti di un villaggio, quindi fece arrestare i notabili Valacchi e, dopo averli trascinati a Tirgoviste, li fece impalare. Circa 30.000 persone perirono quel giorno e il villaggio fu incendiato.
La città di Brasov toccò il primato dei pali posti sulle colline circostanti, su cui vennero lasciati marcire al sole i cadaveri dei mercanti sassoni che si rifiutavano di pagare le tasse.
Sempre nell'ambito della sua vendetta, Vlad invitò nel suo palazzo 500 boiardi, eminenti esponenti dei boiardi di Tirgoviste, tra essi vi erano persino vescovi ed abati. Dopo aver inveito contro di loro ordinò ai soldati di impalarli nelle immediate vicinanze del palazzo, il tutto come monito per i superstiti e per lo spasso degli avvoltoi dei Carpazi.
Come vi avevo anticipato, Vlad impose un rigido codice morale e per liberarsi degli indesiderati adottò questo stratagemma: invitò tutti gli storpi, gli accattoni e i vagabondi ad un grande banchetto gratuito a Tirgoviste, Vlad odiava queste persone, non erano socialmente utili e li riteneva un peso; ma diede questo fastoso banchetto in loro onore. Alla fine chiese loro se erano soddisfatti e se avrebbero voluto proseguire la loro vita senza alzare un dito, alla risposta affermativa degli astanti ordinò di sbarrare le porte del palazzo e di dargli fuoco. Nessuno scampò alla tragedia.
Proseguendo nella carrellata delle "Allegre avventure di Vladimiro il Tenero" come non citare il seguente episodio:
Un mercante lasciò una borsa di monete fuori dalla Locanda, convinto che le severe leggi di Dracula avrebbero mantenuto il suo oro al sicuro. Al mattino seguente si accorse che la borsa era stata rubata, così si recò dal voivoda a denunciare l'accaduto. Dracula fece arrestare e impalare il ladro, riconsegnando la borsa al mercante. Questi si mise a contare le monete e trovò che ce n'era una in più, allora tornò dal principe ringraziandolo e comunicandogli questo fatto. Vlad lo premiò per la sua onestà e lo lasciò andare, dicendogli che se non avesse comunicato la presenza della moneta in eccesso sarebbe finito su un palo anche lui.
Simbolo di potere di Vlad era una coppa dorata posta su un piedistallo nella pubblica piazza, chiunque poteva bere dalla coppa; ma se si aveva cara la vita non bisognava spostarla da lì.


In materia di politica estera non brillava di sicuro. Una volta fece inchiodare alla testa degli emissari del sultano i loro turbanti, solo perché si erano rifiutati toglierli al suo cospetto.
Infine anche le donne non erano al sicuro. Amare Vlad non era certo facile ed essere colte in flagranza di adulterio comportava l'impalamento e la rimozione dei genitali, durante la messa al palo.

Conclusioni: il mito del conte Dracula ha influenzato ampiamente la cultura popolare e continua a influenzarla tuttora. Il personaggio di Stoker pare sia proprio tratto da quel Vlad III Tepes, voivoda di Valacchia e spina nel fianco dei Turchi. Tralasciando la leggenda e attenendoci ai fatti, cosa possiamo dire? Certamente una certa predisposizione alla violenza era già nei geni del nostro piccolo V, ma l'ambiente in cui crebbe, la corte del padre prima e la corte del sultano poi, non giovarono di certo alla sua crescita umanitaria. Il piccolo Vlad si dilettava nell'osservare minuziosamente le esecuzioni che dispensava il padre; quindi, una volta cresciuto e una volta imparato dai Turchi quanto la vita valesse poco e come non ci si dovesse fidare di nessuno, mise in pratica correttamente tutto quanto apprese nella sua cattività, superando di gran lunga i propri maestri.

Matt - Il Locandiere

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