lunedì 30 settembre 2013

Le News da dietro il bancone. Mese di Ottobre.

Eccoci qui, pronti ad incominciare un Ottobre finalmente autunnale, dopo un Settembre piuttosto estivo.


Pronti ad affrontare un altro mese assieme? Spero di sì per voi! Ecco gli appuntamenti:


  • Top 10 al top! Dopo l'insperato successo della nostra Top 10 storica, è il momento di approdare nuovi lidi, cioè con la Top 10: le attrici più affascinanti di Hollywood o almeno quelle che io ritengo tali. Prima però voglio essere generoso con voi, visto che i personaggi storici sono stati apprezzati parecchio, ho deciso di creare un post bonus in cui vi metterò i tre personaggi che all'inizio rientravano in questa Top 10 inusuale, ma che poi sono stati scartati.
  • Anticipations and jubilations. Vi avevo detto che c'erano altre topo 10 in arrivo, dopo quella tutta in rosa; ma volete proprio sapere di che si tratta? Beh una riguarda le armi, più precisamente le armi bianche: infatti faremo una Top 10: le armi più letali dell'Europa medievale. Oh, vi avviso, si parla di Medioevo in Europa, quindi il primo che mi commenta chiedendo: "E le katane non le metti?!?!?!?! XD XD XD XD". verrà squassato dal Banhammer. Ah, poi c'era l'altra Top 10...no questa non ve la dico, mi spiace.
  • Tutto normale amministrazione. Per il resto gli appuntamenti resteranno i soliti. Al Lunedì, ci sta il Lunedì del Locandiere, al Mercoledì il Weekly Movie Corner o WMC se andate a cercarlo nelle etichette. Al Sabato l'appuntamento con la nuovissima Top 10. In più ci sono gli appuntamenti special, cioè il primo Venerdì di ogni mese, alle 21:30, esce l'articolo sull'ultimissimo numero di Dylan Dog, fresco fresco di edicola (a Ottobre commenteremo il #325); quando ci sarà dato sapere, recensiremo il nuovo capitolo di Project:Jinsei.
Non è trova Waldo, ma trova il Weekly Movie Corner
  • ...e invece...Pensavate che fosse finita così eh? e invece no! Dato che sono un uomo moooolto magnanimo, ho deciso di concedere uno spaziettino anche per Dragonero, di cui abbiamo parlato più ampiamente qui. Dopo 4 numeri mi sono convinto ad adottarlo come lettura mensile, finché non mi stufo o finché non cessa di esistere. Appuntamento che si terrà l'ultima settimana del mese, di Martedì (segnatevelo) e che prenderà il nome di Alla sera leoni e al mattino...dragoni: Le avventure di Ian & Compagnia, pubblicato attorno alle 7:30, come per il Lunedì del Locandiere.
Bene, mi sembra di avervi detto tutto, a presto amicici!
Matt - Il Locandiere



sabato 28 settembre 2013

Top 10. I personaggi più fuori di testa della storia: Posizione 1.

Calma, stiamo calmi! Allora, oggi ci sarebbe dovuta essere la recensione del nuovo capitolo di Project:Jinsei, purtroppamente la cosa non avverrà, ma non spetta a me darvi le spiegazioni (che tra l'altro troverete qui). Suvvia, non fate quella faccia, sono certo che settimana prossima sarà tutto sistemato.
Ciò non toglie, però, che i programmi soliti vadano avanti. Ebbene, miei cari, oggi siamo al top. Stiamo per consegnare la medaglia d'oro al peggior delinquente che abbia mai calcato la Terra dei viventi. Vi dico cosa faremo, prima lo presentiamo, diciamo tutto tutto di lui, poi alla fine vi metto tuuuuuuuuuuutti i post precedenti e facciamo insieme la proclamazione , che ne dite? Non siete d'accordo? Cazzi vostri, la Locanda è mia e faccio quel che mi pare.


I Personaggi più fuori di testa della storia. Posizione 1:
Lucio Domizio Nerone.


Biografia: nato nel 37 d.C col nome di Lucio Domizio Enobarbo, fu il quinto imperatore romano e l'ultimo della dinastia Giulio - Claudia. Il padre di Nerone, Ignazio, era l'esempio vivente di stronzo (aveva investito un bambino con la sua biga per puro divertimento, grazie al cielo morì quando il piccolo Lucio aveva tre anni), ma anche i restanti membri della famiglia non erano da meno, la maggior parte di loro erano dei dissoluti, o con profonde tare mentali, o tutte e due le cose assieme. La madre di Nerone era la famosa Agrippina, sorella di Caligola, il quale la violentò e la fece spedire in esilio.
Nel 49, però, Agrippina ebbe la fortuna di sposare l'imperatore Claudio; omino su cui nessuno avrebbe scommesso un sesterzio bucato, nemmeno lui stesso l'avrebbe fatto. Agrippina diede al figlioletto un'istruzione regale, certa che egli avrebbe preso il posto di imperatore, una volta morto Claudio (che per il momento era più utile vivo). Seneca venne chiamato a corte e nominato precettore del giovane Lucio. Nel 50 d.C sempre Agrippina convinse Claudio ad adottare Nerone come suo figlio ed erede al trono imperiale; infatti Claudio aveva già un erede: Britannico. Ma le insistenze di Agrippina, infine, ebbero la meglio e Britannico venne messo in secondo piano.
Uno ad uno i nemici di Agrippina vennero eliminati, vittime dei suoi intrighi; alla fine la stessa sorte toccò a Claudio, questi venne avvelenato e morì il 12 ottobre del 54 d.C.
Il 13 ottobre la coorte pretoriana proclamò Nerone imperatore (si sa che i pretoriani spesso facevano il bello ed il cattivo tempo a Palazzo). 
A soli 17 anni, Nerone regnava sull'Impero nel momento della sua massima espansione, i domini imperiali andavano dal deserto del Sahara alla rive del Reno, dalla Spagna alla Palestina e oltre.
Nonostante i primi segni di un'indole violenta, i primi anni di regno di Nerone furono accolti con grande entusiasmo. Ai funerali di Claudio, Nerone si rivolse alla folla promettendo al Senato di restituire il potere e la dignità avuti durante il regno di Augusto, paraculandosi un po' tutti...lo credo bene, il discorso glielo aveva scritto Seneca, giuro.
Agrippina non rimase inoperosa, ansiosa di consolidare la propria posizione, insinuò il dubbio e la diffidenza nella mente di Nerone nei confronti del fraellastro Britannico, che, poverino, finì pure lui morto avvelenato.
Nel 55 d.C Nerone iniziò a stufarsi sia di sua madre che della moglie Ottavia; in quel periodo, infatti, iniziava a ronzare nella testolina bacata del Divus l'immagine di Poppea, moglie di un soldato che l'Imperatore mandò prontamente in Culandia. D'altro canto Nerone non poteva sposare Poppea finché mammà restava in vita, non glielo avrebbe permesso.
Dopo un pedestre tentativo di far annegare la madre (Nerone aveva progettato una nave che poi si sarebbe "autoaffondata" al largo), l'Imperatore mandò dei sicari a completare il lavoro.
Ma Nerone era destinato a soffrire ancora a causa di Agrippina, rimorsi di coscienza e incubi lo tormentavano a tal punto da fargli credere di essere perseguitato dalle Erinni.
Nel 60 si levarono le prime voci di malcontento a seguito dell'assassinio di Agrippina; ma Nerone era troppo immerso nel suo delirio di onnipotenza.
Il piano per sposare Poppea era quasi ultimato, ma c'erano ancora due grossi limiti da superare: Afranio Burro (il prefetto del pretorio che parteggiava per Ottavia) e Seneca.
Questi due avevano cercato in tutti i modi di limitare le sregolatezze del Divus, ma morto Burro, Seneca venne spedito in esilio.
Nerone divorziò da Ottavia, con la scusa che la riteneva sterile, e si risposò con Poppea. Quest'ultima era un'arrampicatrice sociale tale e quale la compianta madre di Nerone, anch'essa iniziò a instillare dubbi e fobie nella mente del marito, soprattutto lo convinse che Ottavia era pericolosa. Infatti, poco tempo dopo il matrimonio con Poppea, la folla insorse e rovesciò le statue della nuova moglie dell'Imperatore, sostituendole con quelle di Ottavia. Nerone, quindi, diede ordine di eliminare fisicamente la sua ex-moglie, dopo averla esiliata sull'isola di Pandataria.
Al posto di Seneca e Burro si installò un personaggino a modo che, anziché porvi un limite, fomentò tutte le scempiaggini dell'imperatore, stiamo parlando del celebre Prefetto del Pretorio Gaio Ofonio Tigellino. 
Ma la sfortuna colpì nuovamente il tormentato Nerone, Nello stesso anno della morte di Ottavia una statua di bronzo di Nerone fu colpita da un fulmine e ridotta ad un ammasso informe, Pompei fu devastata da un terremoto mentre il Vesuvio iniziava a brontolare, Augusta, la figlia avuta con Poppea, morì in circostanze strane.
La notte del 18 luglio del 64, Roma iniziò a bruciare. Il grande incendio distrusse gran parte della città riducendo in miseria la popolazione e bloccandone di fatto l'economia. Solo Nerone parve trarre beneficio dalla devastazione, una volta sgombrate le macerie, iniziò la costruzione della sua massima opera: la Domus Aurea. Una villa di dimensioni stratosferiche, circondata da ampi giardini, con annesso lago e una gigantesca statua bronzea dell'imperatore, le pareti ed il soffitto erano rivestite da lamine d'oro, da qui il nome di Aurea.
La folla iniziava a rumoreggiare, additando l'imperatore come il vero e unico responsabile del rogo; Nerone doveva darsi una mossa e trovare un capro espiatorio, ma chi? Semplice, i cristiani.
All'epoca a Roma vi era una fiorente comunità cristiana, che viveva perlopiù in pace col resto della popolazione; ma dopo le false accuse di Nerone, si scatenò la prima vera persecuzione contro i cristiani.
Ritenuti assassini e sacrileghi, essi mettevano a repentaglio la sicurezza della Pax Romana, ottenuta dopo anni di spargimenti di sangue; viene da sé che molti finirono linciati dalla folla, crocifissi, o peggio usati come torce nei giardini della villa di Nerone.
Nel 64 d.C Seneca si ritirò a vita privata, chiaro segno che invitava i pochi ancora fedeli all'impero a farsi da parte. Benché lo Stato fosse governato in maniera efficiente, il malcontento del popolo si faceva di giorno in giorno più grande, tanti mal sopportavano le stranezze e le deviazioni dell'imperatore. D'altro canto, quest'ultimo era ben disposto ad ascoltare le più assurde tesi di complotto.
Nel 65 venne scoperta una congiura, nella quale venne coinvolto anche Seneca. Quest'ultimo si suicidò, ma gli altri congiurati non ebbero un trapasso così rapido, vennero torturati, mutilati e messi a morte.
Negli anni a venire un numero sempre maggiore di aristocratici, soldati e senatori cadde vittima delle manie di persecuzione di Nerone. Manie che peggiorarono dopo la morte dell'amata Poppea, percossa a morte quand'ella era ancora incinta.
Al suo posto Nerone sposò un ragazzino evirato le cui fattezze ricordavano molto quelle dell'imperatrice. Gli omicidi ripresero senza freno.
Nerone si risposò con Messalina nel 66 d.C, dopo essere stato rifiutato da Antonia (figlia di Claudio), che fece giustiziare tanto per cambiare...
Con la nuova consorte Nerone partì per un tour della Grecia, nel frattempo a Roma le voci di protesta erano sempre più numerose. I soldati ed i generali detestavano Nerone per la sua ignavia e per i suoi metodi stravaganti e bestiali.
Mentre l'imperatore era in visita a Napoli, in Gallia scoppiò una rivolta, i soldati volevano deporre Nerone e mettere al suo posto Servio Galba.

Gli ultimi giorni e la morte: Nerone cercò di eliminare Galba in tutti i modi possibili, senza riuscirvi, e le truppe inviate per contrastarlo non solo non intercettarono mai i rivoltosi, ma si limitarono a cazzeggiare per la Gallia. Anche Tigellino fuggì, lasciando Nerone in preda ad una crisi isterica.
Alla fine, anche i pretoriani si schierarono con Galba.
Nerone fuggì, con indosso dei vecchi stracci logori, presso la villa di un suo liberto.
Il Senato, venuto a conoscenza della fuga, ordinò ai soldati di perquisire ogni villa finché l'imperatore non fosse trovato e consegnato alla giustizia. Nerone, vedendo arrivare i soldati, si tagliò la gola con una daga, aiutato dal suo segretario Epafrodito. Era il 9 Giugno del 68 d.C, la popolazione di Roma accolse festante la notizia della morte del tiranno.

Spetegulesssssssss: matricida, tiranno, assassino, depravato, pederasta: la lista delle qualifiche di questo strampalato personaggio potrebbe andare avanti all'infinito.
Avete mai visto Quo Vadis? Che splendida interpretazione quella di Peter Ustinov come Nerone, un po' melodrammatica, ma non molto distante dalla realtà.



La propensione dell'Imperatore alla composizione di poemi e canti era ben nota a tutti; comportamento ritenuto deprecabile per uno del suo rango.
Quello che non si sa è che nessuno e dico nessuno, poteva sfuggire alle sue esibizioni, visto che le porte venivano sbarrate; così la gente, spesso, si fingeva morta per essere portata via, oppure si calava di nascosto dalle finestre, per sfuggire allo strazio.
Si narra anche, non è però notizia confermata, che durante l'incendio di Roma, Nerone si affrettò a partire da Anzio per cantare La Caduta di Troia mentre la città bruciava.
Inoltre, aveva formato un entourage di 30 individui il cui unico scopo era far caciara e applaudire ai suoi balzani versi, erano i cosiddetti Augustei.
Maestro dell'omicidio e dell'intrigo, Nerone si era spesso affidato a sedicenti maghe e avvelenatrici, la più famosa delle quali fu tale Locusta, responsabile tra l'altro, del permaturo trapasso di Britannico e del Divus Claudio.
Era solito farsi portare le teste o i corpi dei suoi nemici trucidati e, assieme ai sicari, ne derideva l'aspetto, oppure, come nel caso della madre Agrippina, ne lodava le qualità fisiche, dal volto, al seno, fino alla vagina.
Incline alla violenza, da giovane si travestiva da schiavo e scorrazzava per l'Urbe imperversando come un uragano, uccidendo, violentando e derubando i passanti, passando le notti nei postriboli più infimi, dedito alla promiscuità e all'ubriachezza. I romani dovettero tollerare gli eccessi di questo giovinastro, ma in parte la loro pazienza fu ripagata.
Benché fosse un debosciato malato di mente, a Nerone piacevano molto i giochi circensi, cosa che piaceva anche al popolino. Del resto quello di cui abbisognava il popolo per farlo stare quieto era panem et circensis, cioè la pappa e i ludi gladiatori.
Nerone fu parecchio munifico a riguardo, celebrando giochi talmente sfarzosi e costosi che, negli anni successivi alla sua morte, venne ricordato soprattutto per quello. Giochi che finanziò spesso di tasca sua, coi soldi confiscati dai suoi oppositori, o presunti tali, barbaramente uccisi.



Che poi ci sarebbe anche il discorso da fare sull'incendio di Roma. Molti storici, a torto o a ragione, ritengono che sia stata colpa dell'Imperatore, che diede fuoco all'Urbe, mandando in giro i suoi schiavi  armati di torce ed olio. Certo, molti elementi sono a favore di questa tesi, soprattutto perché le fiamme divamparono prima nelle proprietà di alcuni protetti di Nerone (tra cui i terreni di Tigellino); ma gli storici non sono ancora giunti ad una conclusione unanime...e temo che mai ci arriveranno.
L'unica cosa certa è che chi ci guadagnò maggiormente dall'incendio fu Nerone; infatti riuscì a costruire il villino conosciuto come Domus Aurea di cui sopra.

Conclusioni: personaggio controverso, a tratti amato, a tratti odiato. Paradossalmente Nerone fu trattato con enorme rispetto dopo la sua morte, nonostante i vani tentativi del Senato e degli imperatori successivi di cancellarne la memoria. Non bastò distruggere la sua villa, prosciugarne il lago, abbattere la sua statua e costruirci sopra un anfiteatro (il Colosseo appunto). Nerone ci appartiene ancora oggi, simbolo di insensata violenza e delirante desiderio di onnipotenza.

E ora, come annunciato, facciamo il punto della classifica.



E ora il podio signore e signori. Alle posizioni 3, 2 e 1 corrisponderanno la medaglia di bronzo, d'argento e d'oro rispettivamente.

Medaglia d'Oro: Lucio Domizio Nerone


Bene amici miei, quello che c'è da dire è stato detto, non mi resta che chiudere con la Marcia Trionfale, così, per concludere degnamente questa strampalata Top 10.


Matt - Il Locandiere

mercoledì 25 settembre 2013

Weekly Movie Corner: quando gli osti parlano di cinema.

Eccoci di nuovo qui, dopo due western oggi di che parliamo? Di un altro western, o meglio...un circa western, perché non è che sia proprio un western però...vabbé adesso ve lo spiego meglio.

Carabina Quigley


Titolo: Carabina Quigley
Titolo originale: Quigley Down Under
Regia: Simon Wincer
Durata: 119 min
Anno: 1990
Genere: Western (o approssimabile a tale)
Cast: Tom Selleck, Laura San Giacomo, Alan Rickman

Trama: siamo alla metà del 1800, Matthew Quigley viene chiamato in Australia da Marston, un ranchero locale che ce l'ha a morte con gli aborigeni. Quigley arriva col suo fucile Sharps e mostra a Marston di essere all'altezza dell'incarico: cioè difendere il ranch dagli attacchi dei dingo. Ma non appena Marston accenna all'uccisione degli aborigeni, Quigley lo fa volare fuori dalla finestra...
Da questo momento iniziano i guai per Quigley, il quale scampa per poco alla morte e si ritrova in mezzo al deserto australiano, con gli uomini di Marston alle calcagna. Riuscirà a salvarsi e a farla pagare al perfido ranchero?


Parliamone: essendo ambientato in Australia non si tratta di un western in senso stretto, però dai facciamo finta che sia così. Questo sarebbe dovuto essere il seguito del film Il cacciatore di taglie con Steve McQueen, il quale purtroppo venne a mancare a causa di un cancro, quindi si dovette riciclare la parte per Tom Selleck (che era stato costretto a rifiutare la parte di Indiana Jones).
Allora, come film non è esattamente un mesterpiece, tuttavia risulta piuttosto piacevole. Un paio di pregi li ha: il primo è che non è un western, però di sparatorie ce ne sono comunque...ok, non come i film di Ford, ma ce ne sono; il secondo punto di forza è Alan Rickman, che la parte del cattivo la sa fare proprio bene.
Per il resto si tratta di un qualsiasi film da disimpegno, tipico dei lunedì pomeriggio, quando fuori piove e non si ha voglia di combinare nulla...sì, insomma avete capito, no?
Ah, le musiche sono di Basil Poledouris (Chi è? Te lo qua), mica pizza e fichi insomma...

Matt - Il Locandiere

lunedì 23 settembre 2013

Il Lunedì del Locandiere.

In preda ad uno dei miei tanti attacchi di misantropia, il sabato sera mi rinchiudo in casa a lambiccarmi il cervello su cosa propinarvi per la mattina del giorno più odiato della settimana: il Lunedì.
Quando la misantropia attacca, c'è poco da fare. Quindi ho trovato 3 e dico 3 videogames salvavita, che vi permetteranno di non frantumarvi i coglioni o le teste di qualcuno, quando lo scazzo impone la sua presenza e cresce come se fosse f(x) = e^x.

I tre videogiochi salvavita, quando sale lo spleen

Se non sapete cos'è lo spleen allora potete andarvene da dove siete venuti. No scherzo, misantropia e spleen non sono la stessa cosa, quest'ultimo può essere riassunto come il mal di vivere (cfr. I fiori del male di Baudelaire). Ma di certo questa non è la lezione di Letteratura Francese, quindi passiamo oltre (anche se magari un articoletto ci starebbe...).
Primissimo titolo salva-gonadi:

1) Zoo Tycoon 2


Mi trovo anche un po' a disagio a parlarne. I Tycoon sono i giochini gestionali per eccellenza, dall'Hospital Tycoon al Prison Tycoon (di dubbio gusto, visto che ci si possono mettere tutti i bracci della morte che si desiderano...) ci si trova a gestire situazioni più o meno intricate con un budget più o meno gonfio di virtualdollari. Cosa si dovrà mai fare a Zoo Tycoon? Di certo non cavare barbabietole da una risaia; siete mai andati al Parco Faunistico delle Cornelle? Sì? Magari vi è pure piaciuto! Ecco, ora dovete vedere il tutto dalla parte di chi organizza, cioè dovrete adottare animali da mettere in bella mostra ben pasciuti e curati, il tutto accontentando anche i bisogni impellenti dei danarosi visitatori: cibo, divertimenti e bagni.
Certo, perché se il benessere degli animali è fondamentale, anche il livello della vescica dei visitatori lo è! Idem per la fame, la sete o semplicemente la voglia di sborsare i quattrini.
Pertanto, vi troverete presto immersi a risolvere elevatissimi (?) problemi di ingegneria urbanistica, ponendovi la classica domanda: ma i cessi vicino al ristorante fanno troppo brutto?
Una volta fornito tutto il nécessaire, però, il vostro lavoro non sarà mica finito. Con una funzione davvero fica potrete passeggiare per il vostro zoo dei sogni, raccogliendo cartacce, riempiendo le ciotole dei vostri animaletti, smaltendo i loro escrementi e lavandoli accuratamente (occhio a non smacchiare i giaguari però)...


...oppure potrete lasciare il lavoro sporco ai vostri dipendenti sottopagati, mentre voi pirlate per il parco fotografando bestie patatose come i peggio hipster. Ah poi riceverete gratifiche e medaglie per aver permesso ad una specie in via d'estinzione di generare un animaletto. L'unico problema è che certe specie si riproducono in modo esponenziale (cfr, Lemuri Catta), garantendovi anche un discreto guadagno in termini di adozioni; oppure, se siete mean come me, potreste usarli come aperitivo nella gabbia dei Grizzly.
Carino divertente, vi può tenere incollati allo schermo per un tempo sufficiente a far passare la fase acuta della misantropia/spleen. Se proprio poi siete in vena di cattiverie gratuite sentite qua: fate un bel recinto di leoni e li tenete a dieta, poi afferrate i vostri ospiti e li mettete nel recinto, godetevi poi le scene di isteria e panico...


2) Euro Truck Simulator 2


Qui avevamo parlato del capitolo precedente. Che ci si aspetta da questo seguito? L'idea di base è la stessa: guida e consegna. Il contorno è totalmente diverso.
Partiamo dalla mappa: nel primo capitolo si poteva viaggiare tranquillamente da Lisbona a Varsavia e da Roma a Newcastle senza alcun problema, le città visitabili erano molto poche (massimo 4 per nazione). In ETS2 faremo a meno di Spagna e Portogallo, ma in compenso avremo molte più città da visitare, con itinerari diversi e molto più allungati (non solo autostrade) e, finalmente, caselli!
Già perché la percorrenza di alcuni tratti autostradali sarà sottoposta alle tanto odiate gabelle imposte ai caselli; i prezzi sono un po' gonfiati, ma in fondo chissene. 
Componente del tutto nuova, invece, è quella gestionale: partiremo con una catapecchia fatiscente, a cui avremo l'ardire di concedere il titolo di "Garage", in una delle tante città presenti sulla mappa e che sceglieremo noi. Potremo aprire un finanziamento per comprarci il nostro primo bisonte della strada e iniziare a lavorare per le tante aziende presenti sulla piazza. Ah ovviamente il finanziamento va ripagato, che credete?
Grafica migliorata, giocabilità migliorata, dettagli, texture ecc ecc. Sì, tutto figo, tutto bello. Stavolta hanno pensato bene di ampliare il parco auto disponibile, ficcandoci dentro i modelli di Scania, Iveco e Renault (2 varianti Renault per la precisione), assieme ai classici Mercedes e Volvo. Ah, ovviamente le marche dei camion non sono originali, tranne Renault e Scania; problemino che si può risolvere con l'opportuna mod e ciao.
Davvero molto longevo se siete amanti del genere, anche perché poi potrete gestire la vostra azienda comprando altri mezzi e affidarli a sedicenti camionisti, pronti a garantirvi la consegna del carico in cambio di una cospicua somma di denaro. In ogni caso non entrerete tra i giovani imprenditori, mi spiace.
Ah, finalmente hanno diversificato i carichi, inserendo nuovi certificati A.D.R (tutti praticamente) e in più...rullo di tamburi...si può sentire la radio online! Oppure caricare una sfilza di canzoni in un'apposita cartella e ascoltarle come se ci fosse integrato un MP3 nel camion.
Camion che, delizia delle delizie, può essere personalizzato in ogni sua parte, dal motore agli scarichi, alle luci, alle trombe...insomma, potrete trasformare il vostro bolide in una discoteca ambulante, oppure no. Tutto sta nel vostro gusto (buono/cattivo che sia) e nel vostro conto corrente virtuale.


3) LEGO: Il Signore degli Anelli


I più di voi se lo aspettavano, come poteva un patito come me lasciarsi sfuggire questo titolo? E infatti non m'è sfuggito.
In realtà m'è venuto un po' il magone a non vedere più Lucasarts tra i produttori, malinconia che è passata subito dopo aver iniziato a giocare.
La prima reazione è stata: frustrazione. Sì perché la mappa della terra di mezzo è totalmente free roaming, i livelli si iniziano solo accedendo a determinate aree in cui, tra le altre cose, esistono una miriade di quest secondarie, minigiochi e personaggi da comprare. Dopo un breve prologo in cui si ripercorrono i passi della battaglia contro Sauron ai Tempi dell'Ultima Alleanza, ci troviamo catapultati nella contea a gironzolare in cerca della prossima missione; se non fosse stato per i gettoni luminosi da seguire, sarei ancora in preda al panico. La trama è più o meno nota a tutti: si ripercorrono le fasi salienti della trilogia dell'anello, con le voci originali degli attori (e i sottotitoli in italiano) e tanti filmati ripresi dalle scene originali del film, con l'aggiunta dell'umorismo tipico LEGO. Le quest secondarie, la forgiatura degli oggetti in mithril e la ricerca dei personaggi ci terranno allo schermo per molto più che 30 ore (stima letta da qualche sito), poi non vorrete mica lasciare i livelli a metà no? E allora riparti da capo, cerca tutti i tesori, cerca tutti gli oggetti nascosti, vai di qui, vai di là...insomma ce n'è abbastanza per farsi passare la misantropia un bel po' di volte...
...E poi stiamo parlando del Signore degli Anelli, non aggiungo altro.

Matt - Il Locandiere

sabato 21 settembre 2013

Top 10. I personaggi più fuori di testa della storia: Posizione 2.

Perdonate il cronico ritardo, ieri ho avuto praticamente due esami (mattino scritto, pomeriggio orale + pratico), quindi giunto a casa la sera devastato, ma vittorioso, non ho avuto la forza di rivedere questo articolo e pubblicarlo, lo termino stamani, poco male! Ormai ci siamo, cari Avventori, siamo al secondo posto del podio! Ma, come al solito, diamo prima l'elenco dei concorrenti:



PODIO


La Medaglia d'Argento va, invece, ad un altro esponente del sesso femminile, una donna di stato, una donna forte, che peraltro ha dato il nome anche ad un celebre cocktail. Signore e Signori parliamo di...

I personaggi più fuori di testa della storia. Posizione 2:
Maria I Tudor (Bloody Mary)


Biografia: Maria nacque nel palazzo reale di Greenwich il 18 febbraio 1516, figlia di Caterina d'Aragona e di Enrico VIII Tudor, quell'Enrico che cambiava la moglie a seconda di come si alzava la mattina...in generale sempre con le palle girate.
Tutto sommato l'infanzia di Maria fu felice, enormemente vuota, ma felice. Venne cresciuta in mezzo all'ovatta, con l'occasione di vedere i propri genitori solo a Pasqua e a Natale (peggio che in galera). Nel 1525 Maria venne nominata principessa del Galles e fu mandata a Ludlow. Qui ebbe tutto il tempo possibile per annoiarsi, tra preti e precettori, e per conoscere il gusto del potere.
A Ludlow si riuniva una sua piccola personalissima corte, in cui ascoltava le lagnanze dei notabili locali. A Maria piaceva tanto, gli sembrava essere nata speciale e speciale voleva assolutamente rimanere...
Peccato che due anni più tardi, al suo ritorno alla corte di papà Enrico, le cose erano cambiate di molto. Enrico era completamente perso per Anna Bolena; costei, dal canto suo, non aveva ceduto alle lusinghe del Re: se la voleva doveva sposarla.
Ma sorgeva un affare di stato e religioso non indifferente. Enrico era sposato con Caterina, Caterina era Spagnola e cacciarla significava guerra, d'altra parte per annullare il matrimonio serviva una dispensa papale, cosa che, in fin dei conti, non si ottiene andando al mercato a fare la spesa, non so se mi spiego.
Anche stavolta bisognava salvare capra (Enrico) e cavoli (Anna). Allora il re ebbe una favolosa illuminazione leggendo il Levitico: "se un uomo prende la moglie di suo fratello commette atto impuro...essi non avranno figli", Caterina era stata sposata con il fratello maggiore di Enrico, Arturo, ma questi morì nel 1502; al ben più giovane e prestante Tudor prese in moglie la vedova.
Ora Enrico aveva il pretesto che cercava e divorziò da Caterina d'Aragona, rendendo di fatto Maria una figlia bastarda. Gli anni che seguirono furono tragici per la giovane principessa, che si vide privata a poco a poco di tutti i titoli e gli onori che, a suo parere, le spettavano. Il 7 settembre 1533 Anna Bolena diede alla luce Elisabetta, la quale prese rapidamente il posto occupato da Maria nel cuore di papà.
L'ormai ex-principessa del Galles fu costretta a diventare la dama d'onore di Elisabetta, col semplice titolo di "Lady Mary", troppo poco per una che era stata abituata ad essere riverita, in più aveva un brutto carattere: possedeva tutta l'ostinazione e l'orgoglio dei suoi genitori; non era certo disposta a lasciarsi spodestare dalla prima arrivata. Maria detestava Anna Bolena, la riteneva petulante, immorale, calcolatrice e arrivista. La linea di Maria era quella della resistenza ad oltranza, nonostante le continue umiliazioni, rivendicava i propri diritti in quanto erede al trono d'Inghilterra.
Maria non rivide mai più sua madre Caterina, ma mantennero una fitta corrispondenza.

L'odiata Anna Bolena.

Nel 1534 Enrico VIII arguì che il papa era ben lungi dal concedergli la dispensa per il divorzio, allora, con un abile colpo di mano, emise una serie di decreti volti a demolire l'autorità papale sulla chiesa d'Inghilterra, diventandone di fatto il capo. Enrico volle formare una nuova Chiesa, indipendente da quella di Roma.
Alla fine dello stesso anno, a Maria fu imposto di prestare giuramento per aderire all'Atto di Supremazia, altrimenti sarebbe finita nella famigerata Torre; ma pochi giorni dopo cadde gravemente ammalata e tutti pensarono ad un avvelenamento. Per i successivi sei mesi, Maria dovette affrontare una lunga degenza, ma in primavera la sua vita fu di nuovo in pericolo.
Quattro monaci furono processati e ritenuti colpevoli di tradimento per non aver giurato fedeltà all'Atto di Supremazia, perciò vennero condannati ad essere sbudellati vivi, impiccati e decapitati.
Prigioniera di persone ostili, con suo padre che l'aveva definita la sua acerrima nemica, le continue pressioni subite non facevano che peggiorare la sua salute. Il 7 Gennaio 1535 moriva Caterina d'Aragona, dopo una breve malattia, Enrico era esultante.
La situazione di Maria era, fortunatamente, destinata a migliorare. Nell'aprile del 1536 la Bolena venne arrestata e condannata per adulterio, venendo successivamente decapitata nel giardino della Torre. Maria adottò tutti i toni supplichevoli possibili per ottenere il perdono del padre e rientrare nelle sue grazie; ma si oppose nuovamente alla firma dell'Atto di Supremazia.
Inutile dirlo Enrico montò su tutte le furie ed arrivò ad un passo dal fare condannare sua figlia, quando, con la coscienza lacerata, firmò l'Atto il 15 Giugno 1537.
Enrico si compiacque della scelta di Maria e le ridiede tutte i "piccoli piaceri" che le aveva sottratto così brutalmente qualche anno prima. Nel frattempo Maria scrisse una lettera al papa discolpandosi e sostenendo che non riconosceva il padre in quanto capo della Chiesa d'Inghilterra.
Undici giorni dopo la morte di Anna Bolena, Enrico sposò Jane Seymour. Jane andava d'accordo con Maria e si prodigò molto per farla riconciliare col padre; il 12 Ottobre 1537 diede alla luce il tanto atteso erede maschio: Edoardo. Maria venne nominata sua madrina.
Tra il 1537 e gli anni successivi Maria dovette assistere inorridita alla repressione religiosa lanciata dal padre, senza poter dire una parola; ma la sua perseveranza fu premiata: lei e la sorellastra Elisabetta ottennero la riabilitazione alla successione.
Alla fine del Dicembre 1546 Enrico cadde gravemente malato, a causa di una ferita che si era procurato e, capendo che la sua ora era vicina, chiamò al suo capezzale Maria. Egli espresse tutta la sua infelicità per non averla sposata come aveva voluto, quindi si spense il 28 Gennaio 1547, lasciando come erede Edoardo VI, di fede protestante e di soli nove anni.
Edoardo si spinse ben più in là di quanto avesse fatto Enrico. La riforma del padre consisteva sostanzialmente in una Chiesa cattolica senza il papa; ma Edoardo voleva creare un vero e proprio protestantesimo. Iniziarono a circolare diverse copie della Bibbia e, nel 1549, con l'Atto di Uniformità, venne proibito l'uso di qualsiasi testo religioso che non fosse il Libro della preghiera comune.
In tutto questo trambusto, Maria era un serio imbarazzo per il governo e, benché fosse restia nel lasciarsi coinvolgere, divenne un punto di riferimento per ogni complotto contro le riforme.
Con l'Atto di Uniformità scoppiarono una serie di rivolte, ognuna soffocata nel sangue. Maria dovette affrontare un nuovo nemico: John Dudley, duca di Northumberland, il quale esercitava una forte influenza su Edoardo e parteggiava per Elisabetta, egli incalzava il Consiglio privato del re affinché Maria la smettesse di seguire i riti cattolici; ma nel 1551 Carlo V minacciò la guerra se a Maria fosse stato impedito ulteriormente di seguire la messa.
Ma nel 1553 la salute del giovane Edoardo destava parecchie preoccupazioni, infatti spirò il 6 Luglio dello stesso anno. Il duca di Northumberland fece sposare suo figlio con Jane Grey, nipote della sorella più giovane di Enrico VIII, il 10 Luglio Jane fu proclamata Regina d'Inghilterra. Un regno destinato a durare molto poco.
Dudley perse rapidamente consensi e, alla fine, gran parte dell'esercito si ribellò e prese le parti di Maria, che a 37 anni fu proclamata regina il 19 Luglio.
Maria iniziò il suo regno con spirito di tolleranza, facendo giustiziare solo alcuni cospiratori, tra cui Dudley. Come primo atto stabilì che ognuno era libero di professare la fede che preferiva, fino a quando il parlamento non avesse deliberato. Nel frattempo il cugino di Maria, Carlo V, le propose di sposare suo figlio Filippo di Spagna. Ma gli Inglesi non amavano molto gli Spagnoli, soprattutto perché questo matrimonio avrebbe consegnato il trono inglese in mano agli Asburgo. Quando il Parlamento fece notare questa cosa a Maria, ella andò su tutte le furie. Ormai il matrimonio si doveva fare.
Il Book of Common Prayer venne bandito, ma Maria non riuscì a restaurare l'autorità papale in Inghilterra; nel frattempo nutriva dei sospetti nei confronti della sua "sorella bastarda" Elisabetta, sapeva che i suoi nemici aspettavano la sua morte per mettere sul trono la sorella più giovane e, soprattutto protestante.
Una ribellione guidata da Thomas Wyatt arrivò fino alle porte di Londra; questo fece capire a Maria che era stata fin troppo indulgente nei confronti dei suoi vecchi nemici; fece impiccare 100 rivoltosi e rinchiuse la sorella Elisabetta nella Torre di Londra.
Il 25 Luglio 1554 Maria e Filippo si sposarono, a settembre i medici dissero che Maria era incinta. Purtroppo non era così, alla fine anche Maria dovette rendersene conto.
Quando Carlo V abdicò, Filippo dovette andare nelle Fiandre, con grande sollievo da parte del popolo; gli Inglesi detestavano Filippo che era Re di nome, ma non di fatto, tutte le decisioni venivano prese da Maria.
Nel 1554 sbarcò in Inghilterra il cardinale Reginald Pole, il quale costrinse il Parlamento a ripristinare l'Atto di Eresia, poco dopo ripresero i roghi. I primi eretici finirono bruciati nel 1555 a cui si aggiunse un raccolto particolarmente cattivo; più i roghi si accendevano, più cresceva il risentimento nei confronti di Pole e del governo.



Filippo tornò nel 1557 e con sé portò la guerra. All'epoca era salito al soglio pontificio Gian Pietro Carafa, col nome di Paolo IV; egli odiava gli Asburgo e si era alleato coi Francesi. Filippo avrebbe voluto assediare Roma, ma mancava il denaro. Quindi si rivolse alla moglie trascurata, la quale tassò il popolo in modo da raccogliere 150.000 ducati da spedire al marito. Filippo iniziò una campagna in Francia, ma le truppe degli Asburgo in Italia scesero a patti col papa e tornò la calma. I Francesi, però, non erano rimasti inoperosi e approfittando della scarsa vigilanza dovuta a motivi economici, si ripresero Calais e i territori circostanti.
Nel 1558 vi fu un'ulteriore crisi economica, ma ben altre preoccupazioni affollavano la mente di Maria, convinta di essere nuovamente incinta, decise di andare a Greenwich per prepararsi al parto.

Ultimi mesi e morte: per tutto l'anno Maria soffrì di febbri intermittenti. Maria si stava lentamente spegnendo, così i membri del Consiglio la spinsero a nominare Elisabetta erede al trono: così fece, con la  promessa di mantenere la religione cattolica in Inghilterra.
Il 14 Novembre alternava momenti di lucidità a momenti di incoscienza. L'ingrossamento del ventre tanto atteso non era altro che un tumore che lentamente la consumò. Il 17 Novembre 1558 si spense Maria la Sanguinaria, la regina cattolica più odiata d'Inghilterra.

Spetegulesssssssss: In realtà non ci sono molti pettegolezzi a suo riguardo. Come spesso accade, i mostri in casa ce li creiamo noi e anche per Maria è successa una cosa del genere.
La sua infanzia non fu del tutto travagliata, anzi i primi suoi nove anni di vita le fecero intuire che era destinata a grandi cose. Purtroppo le successive scelte di Enrico la posero in una condizione molto delicata, che le fece rischiare la vita non poche volte.
Per dirne una, quando Enrico e la sua corte si recava in visita ad Elisabetta, Maria veniva chiusa a chiave in camera sua con le imposte delle finestre inchiodate, sorvegliata da alcune guardie come i peggiori criminali del regno.
L'ambiente ostile che la circondava non giovò certo alla sua salute mentale. Divenne sospettosa e diffidente, soprattutto dopo la congiura di Wyatt.
I suoi ideali romantici di matrimonio e di vita reale erano stati infranti dal crudele comportamento del padre. Non possiamo stupirci se, una volta salita al potere, avesse manifestato chiaramente tutti i sintomi della sua lunga e travagliata sofferenza interiore. Maria imparò a mantenere un aspetto esteriore sereno e pacato, meditando segretamente vendetta.


Con l'Atto di Eresia, Maria introdusse di nuovo il reato omonimo. In realtà, all'epoca, i protestanti integralisti erano molto pochi; ma l'instaurarsi di un clima di insicurezza e persecuzione, favorì l'accensione dei roghi.
Purtroppo gli aguzzini non sempre espletavano il loro compito coscienziosamente. La legna verde usata per soffocare i condannati al rogo non sempre bruciava bene; così come la polvere da sparo legata ai corpi dei condannati non sempre scoppiava, prolungando le sofferenze e inorridendo la folla. Il continuo accendersi dei roghi fece sì che alla povera Maria venne dato il nomignolo di Sanguinaria, per i duecento anni successivi alla sua morte, il 17 Novembre venne considerato festività nazionale.
Figura un po' tragica, Maria la Sanguinaria era una donna costretta ad operare in un ambiente prevalentemente maschilista, di fede diversa dalla sua e molto ostile. Le scelte politiche della Regina furono una più impopolare dell'altra, dalla scelta del marito alla restaurazione dell'autorità pontificia; ma non dimentichiamoci che il mostro se l'è creato Enrico VIII, lasciando sola sua figlia nelle mani di preti e falsi adulatori, in un ambiente angusto e ovattato, che poi si rivelò apertamente ostile nei suoi confronti. Maria I Tudor non si può né condannare, né assolvere in toto; molto probabilmente è una delle tante vittime delle circostanze, in periodi storici turbolenti, dove il potere della violenza e della corruzione valeva molto di più della fede degli individui.

Matt - Il Locandiere

mercoledì 18 settembre 2013

Weekly Movie Corner: quando gli osti parlano di cinema.

Eccoci qua, ormai non c'è più bisogno di presentazioni. Anche questa settimana restiamo sul genere western ( o uestern) con un altro filmone-one-one-one.

Soldati a cavallo.


Titolo: Soldati a cavallo
Titolo originale: The Horse Soldiers
Regia: John Ford
Durata: 115 min.
Anno: 1959
Genere: western/guerra
Cast: John Wayne, William Holden, Constance Towers.

Trama: Siamo in piena Guerra Civile. Il colonnello Marlowe è incaricato di distruggere lo snodo ferroviario di Newton, in pieno territorio nemico, così da mettere in crisi la guarnigione nemica di Vicksburg e costringerla alla resa. Assieme a Marlowe partirà anche il dottor Kendall e, subito, tra i due scoppia l'odio. Durante la marcia di avvicinamento a Newton, Marlowe conosce un'affascinante proprietaria terriera sudista, che si vedrà costretto a portare con sé...sarà una fatale distrazione? Riuscirà a portare a termine la sua pericolosissima missione?


Parliamone: chi conosce i film di John Ford saprà elencare a memoria tutti i cliché dei suoi film:
  • Protagonisti rudi e ruvidi come la carta vetrata
  • Paesaggi mozzafiato
  • Sparatorie
  • Whiskey
  • Sparatorie
  • Soldati che bevono whiskey
  • Altre sparatorie
  • Soldati rozzi che per una paga miserrima combattono da valorosi
  • Sudisti poveracci e con le pezze al culo, le cui imprese, seppur eroiche, nulla valgono contro le più eroiche gesta dei nordisti
  • Ho già detto che ci sono delle sparatorie?

Poi c'è anche il motivetto "rivali che si odiano, ma che in fondo in fondo si vogliono bene", tipo Marlowe e Kendall appunto. Kendall odia Marlowe perché è un ufficiale rozzo e cafone, Marlowe odia Kendall perché è un medico (nel film si spiega bene perché l'odio nei confronti della categoria) e probabilmente perché porta il camice anziché l'uniforme. La tizia sudista odia Kendall e Marlowe perché sono nordisti e perché è giusto così.
Immancabile la scazzotata pacificatrice tra i due, che fino a pochi minuti prima avevano innaffiato la scena di testosterone, soprattutto grazie alla presenza della bella sudista.
Altro cliché divertente, il ruolo del sergente beone (ruolo peraltro presente anche in un'altra pellicola in cui vediamo Wayne vestire i panni di un ufficiale di cavalleria: I cavalieri del Nord-Ovest), nel nostro caso il sergente maggiore Kirby; codesto personaggino ha più galloni di alcol in corpo che sulla giubba da cavalleggero...ma del resto ci piace proprio perché è così: si presenta che è ubriaco, durante il film è brillo in due inquadrature su quattro (nelle altre due, in una mastica rumorosamente tabacco come i peggio ruminanti, nell'altra tenta di sparare ad un predicatore che accompagna dei cadetti in battaglia...per la serie ormai siamo alla frutta); purtroppo la sua uscita è particolarmente deludente, cavalca via al tramonto sobrio con la colonna di Marlowe. Tristezza infinita.

L'alticcio Kirby in una delle sue espressioni più significative.

Ma almeno Kendall creperà e marcirà nelle prigioni confederate...o almeno così spera Marlowe, che fila di gran carriera verso Baton Rouge, in Louisiana, dove erano collocate le forze nordiste.
Se non altro Ford ci comunica anche il suo notevole disappunto nei confronti della guerra, mettendo in cattiva luce i sudisti che, per il loro miope patriottismo, sono disposti a sacrificare anche dei ragazzini, pur di vincere.
Ma i nordisti hanno tutti l'uniforme bella e pulita, blu e la polvere si posa su di loro solo per una questione scenica...in guerra sanno essere solidali anche con il nemico che è sporco, brutto e sempre due passi indietro a loro. Ah Marlowe, ne sai una più del diavolo!
Meglio concentrarsi su Kirby che vince il premio simpatia e il Locandino d'Oro (premio inventato al momento, per premiare gli attori sconosciuti ma simpatici) come miglior attore tappa-buchi.
Ma visto che io sono tanto buono con voi, poi ditemi che non vi vizio, vi lascio il link del film per intero su Youtube. Così potete sciropparvelo in santa pace, facendo il tifo per Kirby.


Matt - Il Locandiere

lunedì 16 settembre 2013

Il Lunedì del Locandiere.

Che bel clima autunnale, finalmente! Benché io riesca a tollerare il caldo più di un cammello in un forno a legna, l'arrivo dell'autunno mi mette piuttosto di buon umore, sarà per le tinte delle foglie? Sarà per il cielo plumbeo? Sarà che ormai pochissimi esami mi separano dalla tanto agognata laurea? Probabile, ma sarà anche perché abbiamo sufficiente materiale per tornare a parlare di Dragonero, che avevamo lasciato un po' in sospeso in quell'afoso 17 Giugno. In cui vi avevo esposto a grandissime linee un po' l'idea di base del fumetto.
Diaz, mi rendo conto solo ora che esprimere un giudizio, anche se approssimativo, sul primo numero l'era un'impresa bella pretenziosa! Ora, dopo essersi concluso un primo ciclo durato quattro mesi (per quattro numeri), posso tirare un po' le somme.
Con il numero 4: La fortezza oscura, Enoch e Vietti hanno concluso una saga introduttiva, che ci ha permesso di conoscere i nostri protagonisti senza però perdere in termini di narrazione. Prima di procedere con la trama vediamo di conoscere i personaggi principali.


Ian Aranil: possiamo dire che è il personaggio principale, la cui lama si è annerita quando uccise un drago e lui, bevendone il sangue ne assorbì i poteri. Ian è uno scout imperiale, sempre intento a gironzolare per compiere missioni supersegrete per conto dell'impero. Grazie al potere del sangue di drago ha un udito finissimo, dei sensi iper-sviluppati ed è in grado di comunicare telepaticamente.


Myrva Aranil: la sorellina di Ian. Oltre ad essere una tecnocrate, è vestita di pelle nera...Ma cos'è un tecnocrate? All'inizio pensavo fosse un modo elegante per definire i nerd, poi ho capito che si tratta di una gilda di ingegneri, inventori ecc ecc. Insomma, tutta gente che crede di migliorare la qualità della vita attraverso il progresso della scienza e della tecnologia. Esegue spesso delle missioni insieme a Ian.

Gmor: gigantesco Orco amico di Ian da una vita, anche lui fa parte degli scout imperiali (diventando un disonore per quelli della sua razza). Ha condiviso parecchie avventure e missioni con Ian; ha un buco nero al posto dello stomaco, lasciando allibiti gli astrofisici di mezzo mondo.


Sera: è un'Elfa dei Boschi. Nonostante superi abbondantemente i cento anni, Sera è una delle più giovani della sua stirpe. Accompagna Ian e Gmor, col quale è perennemente in lotta, in giro per le loro avventure. Grazie ai poteri della sua razza ha una sensibilità eccezionale, riesce a capire l'esatta ubicazione di una fonte d'acqua a miglia di distanza, nel bel mezzo di una foresta. Banale.

Alben: mago brontolone, troppo deluso dalla corte imperiale per restarci in pianta stabile, vive in un eremo a picco sul mare, circondato da barriere magiche (così da tenere lontani Monti e gli esattori delle tasse). Nonostante il suo carattere burbero e la sua propensione all'isolamento, Alben è un molto potente, ha aiutato in più di un'occasione Ian e lo fa tuttora. Non sopporta Myrva, con cui è perennemente in lotta a causa della sua appartenenza alla gilda dei Tecnocrati.

Xara: non si sa molto di lei, se non che era una Tecnocrate in missione con Ian. Sappiamo anche che tra i due ci fu del tenero e che, purtroppo, fu data per morta proprio durante una missione.

Atrea: un'Elfa nera che vive in solitudine, Ian e Xara la conobbero durante una delle loro avventure. Un personaggio un po'...inquietante.

Per il ciclo A volte ritornano ora diamo una rapida ripassata a tutta la trama di questi primi quattro numeri. Dunque, ci eravamo lasciati parlando di quello che era successo nel volume 1, no? Ian, Myrva, Sera e Gmor tutti intenti a seguire la pista di un trafficante d'armi, trovano il trafficante, ma questi crepa precipitando in un vortice di fiamme...dando fuoco anche alla zattera sottostante che, pochi istanti prima, era invisibile!
Ian capisce subito che si tratta di qualcosa di noto, infatti inizia una lunga digressione sugli eventi successi qualche anno prima: lui, Xara ed un altro tizio furono mandati per osservare una guerra contro gli orchi in cui veniva usata un'arma terribile: il fango pirico (una sorta di fuoco greco per intenderci).



Nel volume due, vediamo la nostra combriccola che si dirige da Alben per cercare consigli, soprattutto per capire come mai quella zattera fosse invisibile; durante il viaggio Ian riprende la digressione, in cui spiega come lui e Xara tentarono di carpire il segreto del fango, grazie anche all'aiuto di Atrea, un'Elfa scura; Xara morì in un'esplosione e Ian fu salvato da Gmor. Alben svela rapidamente il segreto di questa invisibilità, si tratta del suanin una pietra avvolta nel mistero, posseduta da un'antica gilda di negromanti, gli Impuri, solo loro possiedono il suo segreto e, quindi, come rendere visibili gli oggetti resi invisibili da questo suanin. Così il mago mette Ian, Gmor e Sera su di un trabiccolo volante, destinazione: la casa di questi Impuri. Nel frattempo Myrva torna a organizzare l'attacco sull'isola degli Orchi; qui gli abitanti sono in rivolta e stanno attaccando i coloni umani, pare che vi sia una forza oscura dietro a questa violenta ribellione.



Nel numero 3 i nostri avventurieri, dopo un'aspra battaglia, riusciranno a carpire il segreto degli Impuri. Una volta ritornati presso il comando della flotta imperiale, dove li attendeva Myrva, decidono di partire per un'incursione sull'isola degli Orchi, evitando un'invasione ed ulteriori spargimenti di sangue. Mentre pattugliano il tratto di mare davanti all'isola, grazie al congegno preso agli Impuri, Ian e gli altri trovano una nave invisibile carica di fango pirico. Non fanno in tempo a gioire di ciò che, una lancia degli orchi ribelli li costringe ad abbandonare la nave, facendola esplodere in mille stuzzicadenti. Con un pugno di mosche in mano, ma certi che qualcosa di davvero brutto si stia preparando davanti a loro, approdano sull'Isola degli Orchi, dove fanno la conoscenza di uno dei pochi clan che si oppongono agli orchi ribelli. In una torre nera, una donna vestita di scuro, col volto coperto, comanda gli Orchi rivoltosi, facendo prigionieri tutti gli umani che trova, obbligandoli a lavorare in officine e fornaci per armare un esercito, un esercito che ha dalla sua parte il fango pirico. Ma in questa torre si annida anche un'altra creatura, che Ian ha già incontrato.

E ora, siamo alla resa dei conti, Ian e gli altri si sono accordati con gli Orchi anti-ribelli. Nel numero 4 vedremo i nostri prodi scout intrufolarsi all'interno della fortezza nera della Signora, con tutto l'intento di porre fine al suo dominio; ma subito c'è qualcosa che puzza: dalle trappole e dai marchingegni trovati in giro, si capisce subito che questa Signora Nera è una tecnocrate. Ahi ahi ahi!
Ma i nostri non si perdono d'animo e giungono a spadate e mazzate fino in cima alla torre. SORPRESA! La tiranna mascherata non è nientepopodimenoché Xara rediviva, curata dall'elfa Atrea e soggiogata alla sua volontà, Myrva affronta Xara, Ian affronta Atrea; tuttavia la vera Atrea era ancora buona, purtroppo è stata così poverina da subire le cattive influenze di alcuni spiriti malvagi della foresta, che ora la controllano. Grazie all'aiuto di Sera, Ian sconfigge gli spiriti uccidendo, però, la poverina Atrea. Anche Xara non fa una bella fine, morendo tra le braccia del suo amato Ian. La torre viene distrutta, la guerra evitata e Ian torna a casa, visibilmente prostrato, ma felice. Tutti a caricare le pile per una nuova avventura.

Ebbene, miei cari avventori, mi rendo conto che scrivere storie fantasy non è per nulla facile; ci ho provato anch'io, ma ho avuto l'onestà intellettuale di cestinarle senza indugio. Vedete, il mondo dell'editoria è vasto e caotico, risulta piuttosto difficile fare breccia con un'idea buona e convincente, figurarsi il fantasy! Genere che è stato e viene tuttora sfruttato in tutte le salse e che, in fin dei conti, attira a sé molti lettori/videogiocatori/adepti. Non ho voluto parlarvi di Dragonero prima, proprio perché non sapevo cosa aspettarmi; uno delle tante serie ambientate in uno dei tanti mondi paralleli? Qualcosa di appena passabile condito da teste staccate, culi e tette?
Metteteci anche il fatto che io sono un purista del fantasy, che ha come modello di riferimento le opere di Tolkien, non dico che sia giusto, però possiamo tranquillamente approssimare Tolkien come il creatore del genere fantasy; coi dovuti se e coi dovuti ma, perché il Signore degli Anelli è molto di più che una trilogia di un genere nuovo...ma sto divagando.
Pertanto mi sono preso la briga di spendere 3.30 euri in più al mese, per seguire un po' le vicende del nostro Ian. Devo ammettere che sono rimasto piuttosto soddisfatto dal lavoro di Enoch e Vietti che sono riusciti a proporre un titolo nuovo, che, in questi primi quattro numeri, ha saputo mantenere alta l'attenzione, riuscendo anche a fornire le prime informazioni necessarie tipo: chi? come? dove? perché? quando?
Ho avuto modo di apprezzare i disegni di Matteoni, soprattutto nelle scene dinamiche, creando dei modelli piuttosto buoni, ben dettagliati e (grazie al cielo) molto naturali, sia nelle pose che nelle forme (niente personaggi con seni ridicolmente prosperosi, bicipiti pazzeschi o amenità del genere) sapendosi destreggiare tra una razza e l'altra mantenendo i tratti ben separati.
Concludendo, posso dire di essere proprio contento di questa nuova impresa di casa Bonelli. A Ottobre andrò a comperare il Numero 5 di Dragonero, lo farete anche voi vero?
Ma quindi ci farai un appuntamento fisso anche per Dragonero?
Chi lo sa, cari amici, chi lo sa?
Ah quasi dimenticavo! Spulciando il sito della Bonelli mi sono imbattuto in un'intervista fatta ai due autori di Dragonero, vi piazzo il link, per chi è interessato, così da gustarvi delle novità sui prossimi numeri!


Matt - Il Locandiere

sabato 14 settembre 2013

Top 10. I personaggi più fuori di testa della storia: Posizione 3.

Gooooooooooooooooooooooooooooooood Moooooooooooorning Avventori! Ormai siamo sul podio, questi ultimi tre personaggi sono stati scelti tra i peggiori dittatori, tiranni e assassini. Insomma, la créme de la créme umana. Ma andiamo per ordine. Prima le puntate precedenti!




Al terzo posto, si prende la MEDAGLIA DI BRONZO un uomo di chiesa, un altro uomo di chiesa, meglio ancora: un altro papa. Stiamo parlando di...


I personaggi più fuori di testa della storia. Posizione 3: Giulio II


Biografia: Nato Giuliano della Rovere ad Albisola (Savona) il 5 Dicembre 1443. Era un nipote del papa Sisto IV. Si sa che studiò presso i frati francescani, sotto la tutela dello zio paterno.Giuliano non entrò mai nei francescani, ma restò sempre un membro del clero. Partì per il convento a La Pérouse con lo scopo di approfondire la sua conoscenza delle scienze. Nel 1471 venne nominato vescovo di Carpentras, guarda caso poco dopo l'elezione al soglio pontificio dello zio Francesco della Rovere, col nome di Sisto IV.
Sempre grazie alle spintarelle dello zio, Giuliano ottenne la porpora cardinalizia, la sede di San Pietro in Vincoli e le sedi arcivescovili di Avignone e di Catania (in qualità di amministratore apostolico). 
Venne mandato per quattro anni in Francia come legato pontificio, ciò non fece che aumentare la sua influenza presso il Collegio dei Cardinali; influenza che continuò a crescere anche durante il papato di Innocenzo VIII. 
Probabilmente fu proprio durante questo periodo che conobbe ed entrò in contrasto con un altro eminente esponente della curia romana: Rodrigo Borgia.
Anch'egli cardinale (lo avevamo conosciuto qui ), ambizioso e disposto a tutto pur di ottenere ciò che voleva. Insomma la copia catalana del della Rovere. 
Alla morte di Innocenzo VIII, Borgia riuscì a smuovere le pedine giuste e venne eletto (grazie ad Ascanio Sforza). Giuliano, che detestava a morte il Borgia, temette per la sua vita e si rifugiò prima a Ostia, poi in Francia. A Parigi convinse Carlo VIII di Valois a riprendersi Napoli.


Carlo VIII col suo naso che faceva provincia
Durante le guerre in Italia, il Della Rovere accompagnò Carlo, entrando in Roma e spingendo le famiglie più influenti a rivoltarsi contro papa Borgia. Ma, come sappiamo, Alessandro VI era uomo troppo di mondo per lasciarsi portare via la cattedra di Pietro da "un volgare genovese pederasta". Fattosi amico un ministro di Carlo, il Borgia riuscì a salvare capra e cavoli...con sommo dispiacere di Giuliano, che se ne tornò in Francia col Re.
Nel 1503 trapassava l'odiato Borgia e subito si organizzò il conclave, dal quale uscì pontefice il cardinale Francesco Nanni Todeschini Piccolomini, col nome di Pio II. 
Ma Piccolomini era molto malato, infatti sopravvisse solo ventisei giorni e morì a causa di un'ulcera alla gamba. Durante questo breve lasso di tempo cercò di sanare tutti i danni creati dal Borgia, ma non vi riuscì. 
Il Della Rovere era totalmente impreparato a questo evento, ma grazie all'appoggio di Cesare Borgia (che sperava di farsi perdonare tutte le bestialità commesse) riuscì a spuntarla in Conclave.
Conclave che peraltro contava nomi noti e importanti, tra cui Ascanio Sforza, Giovanni Colonna, Giovanni de' Medici (il futuro Leone X), Oliviero Carafa (parente del futuro papa Paolo IV, Gian Pietro Carafa).
Giuliano Della Rovere uscì vittorioso e si fece incoronare col nome di Giulio II. Nome scelto non a caso, ma come tributo a Giulio Cesare...vabbé.
Con una serie di decreti astuti e magheggi politici, Giulio riuscì a cacciare definitivamente i Borgia dallo Stato Pontificio, riappacificando le due storiche famiglie rivali Orsini e Colonna.
Una messa in sicurezza Roma, il papa iniziò una serie di campagne militari in Italia per estromettere i Veneziani da Faenza e Rimini. Sacrificando l'indipendenza dell'Italia siglò un'alleanza antiveneziana con Francia e Germania (1508 - Lega di Cambrai).
Riuscì a prendere Bologna e Perugia. Grazie a questa aggressiva e sorprendente politica, in breve tempo, Giulio II divenne il migliore amico dell'Imperatore tedesco e del Re di Francia.



Ma Imperatore e Re non erano per nulla soddisfatti degli esiti della guerra contro Venezia (la quale ottenne il perdono papale nel 1510). La Francia venne posta sotto il bando papale, i vescovi francesi si rifiutarono di sottomettersi all'autorità di Roma e cercarono l'aiuto dell'Imperatore Massimiliano per far deporre il Della Rovere. Nel concilio di Pisa nel novembre del 1511 il papa fu definito "sodomita" e accusato di aver portato la corruzione nella Chiesa (sai che novità).
Giulio II trovò più conveniente entrare nella Lega Santa, assieme a Ferdinando d'Aragona e Venezia contro la Francia, a cui si aggiunsero Enrico VIII d'Inghilterra e l'Imperatore Massimiliano. Nel 1512 i Francesi vennero ricacciati oltre le Alpi, ma a quale prezzo!
Giulio aveva mantenuto il dominio nei territori adiacenti a Roma, ma il resto della penisola cadde in mano alle potenze europee. Non era esattamente ciò che rientrava nei grandi progetti del Della Rovere; ma ehi, hai voluto la bicicletta? Ora pedali.

Morte: Dopo aver ottenuto questo brillante scempio, Giulio II cadde gravemente malato e morì a causa di una forte febbre il 21 Febbraio 1513.

Spetegulesssssssss: per chi non lo sapesse Giulio II era chiamato anche "il papa guerriero" o "il papa terribile". Possedeva un'armatura d'argento, che portava più frequentemente degli abiti da cerimonia. Del resto fu una sua precisa dichiarazione : appena eletto avrebbe ridato il potere temporale che spettava alla Chiesa.
Si dice che abbia gettato le Chiavi di San Pietro nel Tevere ed abbia solamente tenuto la spada di San Luca.
Si racconta anche che, quando Michelangelo stava abbozzando la statua da erigere a Bologna, dopo aver abbozzato la mano destra in atto di benedizione chiese al pontefice se nella sinistra andasse bene un libro, questa fu la risposta di Giulio: "A me un libro? Mi tratti da scolaro? Voglio una spada."
A conferma delle "tendenze secolari" del papa riportiamo il passaggio della descrizione dell'assedio di Bologna.  Dopo aver scomunicato i cardinali francesi montò a cavallo e si diresse alla testa delle sue truppe verso Bologna. Aveva settanta anni ed i continui strapazzi gli procurarono una febbre molto alta, che lo costrinse a letto per un lungo periodo in preda al delirio. Non appena si riprese fece voto di non tagliarsi più la barba finché l'ultimo francese non fosse stato cacciato. Contrariamente al parere dei medici tornò dove erano alloggiate le sue truppe e lì rimase fino alla presa della città. Per poco non ci rimase secco quando una palla di cannone dei francesi cadde nell'appartamento presso cui risedeva al chiostro di San Giustina; la palla uccise due domestici e lasciò illeso Giuliano, per questo venne inviata ex voto al santuario di Loreto.
Tre giorni più tardi la città capitolava e il Della Rovere fu uno dei primi a scalare le mura grazie ad una scala a pioli.
Giulio aveva anche l'ardire di battere i cardinali del suo seguito che si mostravano timorosi o restavano nelle retrovie.




Oltre alla natura prettamente bellica, il papa possedeva anche dei meriti. Fu grazie a Giulio II se Roma fu letteralmente invasa dai più grandi architetti e pittori del periodo. Bramante concepì l'idea per San Pietro, Raffaello e poi Michelangelo completarono l'opera iniziata sotto Sisto V: la Cappella Sistina (poiché iniziata da Sisto). A Michelangelo Buonarroti fu commissionato anche l'enorme mausoleo per il papa, che tuttavia non venne mai completato, ma di cui ci restano altre numerose e stupende opere, come il Mosè: l'incarnazione della fierezza papale,in grado di cacciare lo straniero dall'Italia.
Nonostante le accuse di sodomia e pedofilia, Giulio II ebbe numerose amanti donne, tra cui la moglie del maggiordomo di casa Della Rovere, dalla quale ebbe un figlio.
Fu persona estremamente vendicativa, non ne volle sapere di vivere negli appartamenti Borgia, che gli ricordavano perennemente il tanto odiato rivale cardinale. Nonostante ottenuto l'appoggio di Cesare Borgia, Giulio II lo fece arrestare e portare di peso a Roma.
Nella capitale Cesare pensò di essere ormai spacciato, tuttavia il papa si mostrò piuttosto magnanimo, dandogli un appartamento in Vaticano (dove era tenuto sotto stretta sorveglianza). Era un'abile strategia, dalla sua prigione il Borgia scrisse ai suoi capitani di consegnare le sue città a Giulio, molti rifiutarono e il capitano di Cesena fece addirittura impiccare i messi papali. Era un affronto inaudito, pertanto Giulio fece rinchiudere Cesare nella torre Borgia.
Ah, quasi dimenticavo! In Europa, Giulio II non era visto di buon occhio, anzi era odiato da molti che mal tolleravano le sue stravaganze militari; quando tirò le cuoia, il buon Erasmo da Rotterdam (l'autore dell'Elogio della Follia) scrisse un feroce pamphlet satirico titolato Iulius Exclusus e Coelis, in cui il pontefice, giunto alle porte del Paradiso, si vedeva rifiutare l'ingresso, montando su tutte le furie con San Pietro.

Conclusioni: Siamo in un caso analogo a quello di Alessandro VI con una differenza, tuttavia, sostanziale. Se il Della Rovere fosse nato principe e non fosse divenuto un papa, molto probabilmente sarebbe stato uno dei più brillanti statisti dell'Europa. Aggressivo, abile e pratico, il papa cercava di rivendicare per sé parte di quell'importanza che venne sottratta al papato da una lunga serie di guerre e prepotenze. Risulta, tuttavia, difficile spezzare una lancia in favore del papa terribile, soprattutto per quanto riguarda le misure prese contro i suoi avversari politici.
Il suo sogno era quello di "dare l'Italia agli italiani", come molti altri principi-mecenati del suo tempo, il problema è che si rivolse alle persone sbagliate, poiché sia il Re di Francia, che l'Imperatore che il Re di Spagna avevano tutto da guadagnare in Italia. Nel suo intento di riunire la penisola, Giulio II aprì le porte all'invasione straniera.
Infine ricordiamo il papa Della Rovere per il suo merito più grande: il mecenatismo. Come altri papi suoi predecessori e successori, poco inclini alla morigerata vita religiosa, furono particolarmente munifici verso artisti e architetti provenienti da ogni angolo d'Italia. Grazie alla loro generosità, la Roma dei papi tornò ad essere la Roma caput mundi, e Giulio II prese parte attiva a questo processo di elevazione artistica.