mercoledì 29 maggio 2013

30 Days Movie Challenge. Giorno 20: il tuo film romantico preferito.

Ed ecco un altro mercoledì di cinema, cinema randomz del 30 Days Movie Challenge, chissà cosa ho in serbo per voi cari Avventori.

Dunque, oggi si dovrebbe parlare di film d'amore...no ok, se ne parla anche, però mi trovo nell'imbarazzo più totale visto che non saprei bene quale pellicola esporvi...uhmmmm....fatemi pensare qualche istante...ah sì! Ho trovato!

Giorno 20 - Il tuo film romantico preferito: (500) giorni insieme.


Titolo: (500) giorni insieme
Titolo originale: (500) Days of Summer
Regia: Marc Webb
Durata: 95 min.
Anno: 2009
Genere: commedia romantica
Cast: Joseph Gordon-Levitt, Zooey Deschanel, Geoffrey Allen.

Trama: il film parla della vita di Tom Hanse, o meglio la sua vita dopo l'incontro quasi casuale con Sole Finn, di recente assunta nello stesso ufficio. Che dire? Tom si innamora perdutamente della ragazza, tuttavia i due hanno delle concezioni diverse sul rapporto di coppia. Sole è la classica ragazza decisa a vivere liberamente la propria vita senza voler alcun legame; invece Tom è il classico ragazzo che crede nell'amore, quello vero, e che non vede l'ora di trovare la sua anima gemella. Nonostante questi due apparenti punti i due iniziano ad intrecciare una relazione tra alti e bassi, ma il povero Tom si sta andando a ficcare in qualcosa di deleterio...


Parliamone: in sostanza mi è stato presentato come un film che avrebbe distrutto la mia fiducia nell'universo femminile e che mi avrebbe portato a riconsiderare le mie opinioni sul rapporto di coppia. Oddio, in parte è successo, visto che mi ha lasciato abbastanza scioccato.
Ma parliamo d'altro. Gli eventi del film non sono esposti in maniera lineare; infatti si assistono a continui salti avanti e indietro nel tempo in vari momenti del rapporto, pertanto assisteremo al momento euforia tipico del "sono innamoratissimo", alla fase depression power con tanto di alcol, barba sfatta e coperte antistupro.
Divertente quanto basta, molto umano, forse un filo troppo è tutta colpa di quella là se sono infelice, chiaro no?
Che poi, questo film l'ho visto con alcuni amici e amiche, chiaramente si è sollevata la polemica chi pro e chi contro il carattere libertario di Sole; giustamente le femminucce difendevano sole e i maschietti Tom, molto probabilmente perché ci sentivamo tutti tirati in causa.
In fin dei conti la cosa che più mi ha lasciato esterrefatto è stata la più completa e totale estraneazione di lei ai legami; quello che voglio dire è che non capisco come ha fatto lei a mantenersi fuori dal legame sentimentale che via via stava nascendo tra loro e, soprattutto, non riesco a perdonarle il fatto che, pur vedendo che Tom si stava innamorando perdutamente di lei, non disse nulla, non una parola. Anzi! Quando i due litigarono sempre a proposito del fatto "stiamo o non stiamo assieme" lei tornò da lui con occhi lucenti da Labrador, una scopata e tutto fu perdonato. Peeeeerchééééé? Funziona davvero così????
Ah, è tratto da una storia vera, quindi...sì, ha funzionato così...

Matt - Il Locandiere

lunedì 27 maggio 2013

Il Lunedì del Locandiere

Celer et Furibondus VI

[Abstract] Abbandoniamo i toni polemici delle ultime volte per distendere un po' i nervi parlando di cinema. Ahhh il cinema, mette d'accordo quasi tutti...o meglio tutti coloro che sono dotati di un minimo di buon senso per andare d'accordo. Ecco che vi propongo una recensione di una delle ultime pellicole uscite in sala.

Ok, forse pochi di voi capiscono il latino, ma vi invito a dare un'occhiata al titolo con più calma. Come non avete capito di cosa stiamo parlando? Semplice, di Fast and Furious 6


Premessa fondamentale, non sono un amante del genere. Anzi posso dire che di tutta la serie, contando anche questo, forse ho visto due su sei film. Ma allora cos'è che mi ha spinto a recarmi al cinematografo? Quale arcana potenza & forza ha mosso i miei passi in quel luogo di piacere permeato dal dolce profumo dei pop-corn e del burro?
Semplice. Mi hanno chiesto gentilmente alcuni amici di andarci e io non ho potuto dire di no.
Quindi sono arrivato con un unico scopo: cercare di divertirmi.
C'è da dire che avevo anche un po' di preconcetti....oddio...in realtà un po' tanti preconcetti...del tipo: Fast and Furious è solo un film per tamarri e niente di più.
In parte è anche vero.
Ma in fin dei conti mi sono dovuto in parte ricredere. Certo, non apprezzo la scarsa, o meglio, l'assente mimica facciale di Vin Diesel.



Con una certa paresi facciale tendente all'espressione dell'utente telefonico che si è appena visto recapitare una bolletta con aumenti del 200%. Se poi togliamo le classiche battute da macho, ricche di luoghi comuni, allora non abbiamo più Vin Diesel.
Altra cosa che non mi garbano particolarmente sono i motori, o meglio certi motori, diciamo le auto modificate...il che in sostanza è un paradosso visto che si tratta di un film di corse.
Pur avendo preconcetti e contro sulla serie di Fast & Furious ho trovato un paio di motivi per andare a vedermi la pellicola:

Motivo 1: Lui


Stiamo parlando nientemeno che di The Rock (all'anagrafe Dwayne Johnson) storico campione delle leghe WWF e WWE (tra cui anche il titolo Unisputed) ed eroe della mia infanzia segnata dal wrestling. Una volta finito di volteggiare sul ring il nostro Johnson si mette a fare cinema, girando ben 20 film, senza contare le comparse nei telefilm. 


Nel film lo vediamo riprendere i panni dello sbirro supermuscolo Hobbs, che (da quello che ho appreso) una volta dava la caccia a Diesel/Toretto. Stavolta però abbisognerà proprio dell'aiuto del suo ex-acerrimo nemico anch'egli poco capellodotato. Perciò, sfoggiando un'attillatissima magliettina Under-armour, giusto per far vedere i bicipiti grossi come la mia testa ed i pettorali esplosivi, si presenta a casa Toretto per supplicarlo di dargli una mano.
Vedere il mio beniamino all'opera mi ha fatto riassaporare il passato, se poi contiamo che ha sfornato quelle due o tre battutacce da alzare il livello di testosterone in tutta la sala, abbiamo una buona recitazione nel complesso.

Motivo 2: Lei.


Si sa, una delle costanti di Fast & Furious, dopo le macchine, sono le donne. Non donne qualsiasi, ma belle donne (cfr. Michelle Rodriguez). Nel sesto capitolo, oltre a comparizioni random di culi e tette da urlo, questa volta abbiamo un'ospite d'eccezione che oltre ad essere bellissima, a mio parere, è piuttosto...letale.
Di chi stiamo parlando? Ma di Gina Carano


Classe 1982, classe 145 libbre (66 kg), con cifre da record. 14 match totali, 12 vinti, 1 perso e 1 pareggiato. Oltre ad avermi fatto innamorare a prima vista, oltre ad essere una bella donna, atletica e che non abbia evidenti bicipiti simili a quelli di Rocky,  oltre ad avere un sorriso angelico, è stata campionessa della ESPN. Come non innamorarsi di una come lei?


Nel film fa da spalla a The Rock, risultando particolarmente...dotata...nel combattimento corpo a corpo, infatti in un paio d'occasioni la vediamo venire alle mani, particolarmente intensa è la scena in cui mette le mani addosso alla rediviva Michelle Rodriguez. La sua parte non è stata troppo marginale per non dare un giudizio anche approssimativo della sua recitazione; devo ammetterlo è stata niente male (non solo perché è bella), ma è riuscita a svolgere il ruolo della cattiva ragazza con colpo di scena finale in modo magistrale.

Sì, devo ammetterlo, sono entrato in sala con la convinzione che avrei assistito ad uno spettacolo mediocre, peggiorato dal pubblico prettamente adolescenziale e troppo impegnato a tenere a bada l'ego che si dimenava ferocemente nelle mutande, tuttavia devo ammettere che come pellicola è piuttosto godibile, nulla di impegnativo, adatta per quelle serate in cui non hai voglia di pensare né di seguire una trama complessa; Fast & Furios è uno di quei film. Leggero, divertente quanto basta, ma a tratti retorico (giusto per far sembrare degli eroi quelli che andavano in giro a rapinare casse forti o che facevano corse clandestine per le strade delle grandi città).

Matt - Il Locandiere

sabato 25 maggio 2013

Saturday Morning Recensioni. Project: Jinsei - Capitolo 9.

Eccoci qua col consueto appuntamento powered by A Star Crossed Wasteland. Mmmmm ma che faremo mai oggi?
It's simple we kill Batman... errrrr...I mean, we review a new chapter!
Capitolo? Che capitolo? Ma avete la memoria corta! Ma stiamo parlando del:


Come sempre diamo tutti i riferimenti possibili a chi si fosse collegato ora e solo ora e si fosse perso tutte le puntate precedenti. Di seguito vi elenco tutte le recensazio precedenti con link di capitoli annessi & connessi.


Trama: io mi chiedo che ve la scrivo a fare la trama, non dovreste mica andare a leggere il capitolo? Ma non lo so, tutto vi si deve dire (si scherza, via!). Dunque, capitolo nuovo e; quindi, personaggio nuovo! Ma non subito eh! Partiamo dall'inizio.
Silvia Braddock, dopo infinite peregrinazioni, si trova ora a Madrid, non sia perché né per come...un solo pensiero la tormenta, le fiale del Jinsei sono cadute nelle mani sbagliate, cioè nelle grinfie artigliate di Lorelei Marston. Mentre si aggira per il quartiere a luci rosse nota alcuni uomini che stanno caricando una donna in una macchina, sono agenti del Consorzio e Silvia non perde l'occasione per dar loro il benservito, ma scoprirà che la "rossa" in questione è...

Parliamone: magari ad alcuni di voi potrà sembrare che la scelta di presentare in successione tutti i personaggi possa effettivamente mettere troppa carne sul fuoco. In realtà quando i personaggi vengono presentati in questo modo, cioè ognuno con qualcosa di diverso da raccontare e senza prendere in considerazione eventi totalmente separati (tant'è che vediamo per la prima volta la Braddock interagire con uno di essi), la narrazione non può che essere più esaltante e soprattutto fluida.
Ora, vediamo i fatti, non so se cogliete alcuni riferimenti espliciti del capitolo. Vi basti conoscere quattro cognomi: House, Wayne, Stark e Kent. Questi piccoli camei, se proprio vogliamo chiamarli così, sono dei non troppo velati riferimenti ai ben noti Gregory House, Bruce WayneTony Stark e Clark Kent, personaggi fittizi che non godono della massima simpatia del nostro caro Autore, vero Symo?
Ma veniamo ai fatti. Red Kiss è una spogliarellista/pornostar, insomma una di quelle categorie sociali che non sono spesso ben viste e che sono inevitabilmente sottoposte a tutte le etichette infamanti poste dalla società, etichette di cui vedremo un esempio chiaro con la battutaccia di uno degli scagnozzi del Consorzio.
Red Kiss è sulla famosa lista che la Marston ricevette compiaciuta. Una delle poche cavie su cui il "siero" ha un qualche tipo di effetto, non si sa quale. Purtroppo per loro, gli agenti del Consorzio sperimenteranno molto presto la potenza terribile e distruttrice del siero stesso. Scena narrata con una dovizia di particolari e con particolare enfasi, che mi ha (personalmente) lasciato a bocca aperta proprio per la repentinità degli eventi.

Ella Madonna!
Ora che la narrazione sta prendendo quota possiamo renderci conto non solo di quanto il Consorzio sia potente a livello organizzativo, possiamo dire pressoché ubiquo, ma come esso non si faccia i minimi scrupoli pur di ottenere ciò che vogliono. La scena della sparatoria allo strip club è piuttosto eloquente.
Sebbene all'inizio questo fatto possa sembrare remoto, della serie: "seee seee ma chi se lo caga il Consorzio, c'ha il nome di una sagra di paese, saranno quattro stronzi messi assieme" ora ci rendiamo conto della sua soffocante e terribile presenza che, credo, permarrà e peggiorerà sempre di più nel proseguire della narrazione; particolarmente efficace è il paragone Consorzio = piovra.

Approvato o Respinto? Approvato


Decisamente adrenalinico e meno riflessivo rispetto al capitolo precedente, ancora una volta il nostro Symo ci dimostra che non possiamo restarcene comodi in poltrona a leggere, perché il ritmo della narrazione non è mai costante, ma cambia di volta in volta adattandosi alle caratteristiche proprie di ogni personaggio. Keep up the good work! 

Matt - Il Locandiere

giovedì 23 maggio 2013

Scheletri nell'armadio: ovvero alcuni degli eventi più tetri che non devono essere dimenticati.


Mi sembrava giusto iniziare con un'immagine abbastanza forte ed esplicita. Il 23 Maggio 1992 veniva ucciso da un'esplosione il magistrato antimafia Giovanni Falcone assieme alla moglie e a tre agenti della sua scorta, questo evento senza precedente prese il nome di Strage di Capaci.
Il tutto nacque nei concitati anni 90, subito dopo le sentenze della Corte di Cassazione che confermarono le condanne del Maxiprocesso contro la mafia che terminò nel 1987.
Questo Maxiprocesso fu, in sostanza, il primo tentativo concreto dello Stato di battere la mafia con la legalità, si tenne nell'aula bunker nei pressi del carcere di Palermo, l'Ucciardone; vide imputati più di 400 individui, alcuni processati in contumacia in quanto latitanti (come Riina).
Gli esiti del processo misero in moto gli eventi che avrebbero portato all'uccisione di Falcone e, qualche tempo dopo, di Borsellino. L'attentato vede come mandanti Riina ed altri importanti membri di Cosa Nostra e venne portato studiato con estrema perizia.
Vicino allo svincolo per Capaci, sull'autostrada A29, in un canale di scolo, vennero posizionati ben 400 Kg di tritolo. Gli inneschi e il telecomando vennero controllati con estrema perizia, poiché un fallimento non era ammissibile.
Da tempo, il capo della scorta di Falcone, Antonio Montinaro, era tenuto d'occhio dai malavitosi. Il 23 Maggio 1992 tutto era pronto.
Alle 17:58 Giovanni Brusca azionò il detonatore.
L'auto di testa che ospitava gli agenti Schifani, Montinaro e Di Cillo viene investita in pieno dall'esplosione. L'auto di Falcone, la seconda del convoglio, andrà a sbattere contro il muro divisorio in cemento e verrà investita dai detriti alzati dall'esplosione. La terza auto rimarrà illesa, così come i suoi occupanti ed altre 20 persone che si trovavano a transitare per quel tratto di autostrada.
Ai Vigili del Fuoco e agli altri soccorritori si parò davanti uno spettacolo terribile. Sembrava di trovarsi in una zona di guerra. Falcone venne portato d'urgenza al Civico di Palermo, ma morì alle 19 a causa di una grave emorragia interna, la moglie, Francesca Morvillo, morirà alle 22.
L'evento sollevò un coro di sdegno nell'opinione pubblica e molte personalità della Repubblica vennero apertamente contestate durante i funerali del magistrato.


Sia Falcone che Borsellino sono entrati nell'immaginario collettivo come due martiri per la Giustizia. Sapevano di rischiare la vita con i loro processi e tuttavia hanno cercato di portare a termine i loro scopi perseguendo tutte le vie legali possibili. Senza incorrere in sterili polemiche, senza indorare ulteriori bei discorsi sulla legalità, fermiamoci a ricordare qualche istante questi uomini (Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa e tanti altri) che hanno avuto il coraggio di offrire la loro vita per la salvezza dello Stato e dei cittadini stessi.

Matt - Il Locandiere

mercoledì 22 maggio 2013

30 Days Movie Challenge. Giorno 19: Il tuo film d'azione preferito.

Gooooood Morning Avventori, bentornati col solito appuntamento cinefilo del Mercoledì mattina. Vai col 30 Days Movie Challenge .

Oggi parliamo di film d'azione, perciò tenetevi ben saldi alla sedia! Incominciamo.

Giorno 19 - Il tuo film d'azione preferito: Indiana Jones e i Predatori dell'arca perduta.


Titolo: Indiana Jones e i Predatori dell'Arca Perduta
Titolo originale: Indiana Jones and the Raiders of the Lost Ark
Regia: Steven Spielberg
Durata: 110 min.
Anno: 1981
Genere: Azione/Avventura
Cast: Harrison Ford, Paul Freeman, Karen Allen, John Rhys-Davies, Alfred Molina.

Trama: Di ritorno da una delle sue tante avventura in Sud America, il professor Henry Jones Jr (detto Indiana Jones) incontra due uomini dei servizi segreti americani. Questi lo informano che Hitler sta compiendo degli scavi in Egitto alla ricerca della famosa Arca dell'Alleanza, il contenitore in cui, secondo la Bibbia, erano contenute le tavole spezzate dei Dieci Comandamenti. L'urgenza è assoluta, non si può permettere ai Nazisti, guidati dall'archeologo francese e nemico di Indy René Belloq, di mettere le mani sull'Arca Perduta. Ma Indiana Jones scoprirà a sue spese che l'Arca cela antichi segreti che l'umanità non è ancora in grado di comprendere...


Parliamone: allora, ci sono talmente tante cose da dire che ho paura di tenervi incollati allo schermo del PC per ore, ma non perdiamo altro tempo.
Dunque, dovete sapere che il personaggio di Indiana Jones nasce dalla mente vulcanica di George Lucas (il papà di Guerre Stellari), che poi sia stato Spielberg a dirigerlo questo è un altro discorso. Dunque, primissima avventura del nostro archeologo con la frusta e il giubbotto di pelle e subito se la deve vedere contro i Nazisti che cercano di allungare le loro mani uncinate sull'Arca dell'Alleanza.
Per chi non lo sapesse, l'Arca dell'Alleanza è proprio quell'Arca dell'Alleanza famosa, nella Bibbia si dice che essa conteneva non solo le tavole che Mosé spezzò al ritorno dal Sinai, ma anche la manna che Dio mandò agli ebrei durante le loro peregrinazioni per il deserto, alla ricerca della loro patria.
Al giorno d'oggi non si sa con certezza dove sia l'Arca, anzi addirittura non si sa proprio, c'è chi dice che si trovi ancora nel tempio distrutto di Gerusalemme, in qualche camera segreta sfuggita ai predatori; altri dicono che sia stata distrutta. Alcuni sostengono che essa si trovi in Etiopia, nella chiesa ortodossa di Abuna Pauolos; ma poiché a nessuno è concesso di vederla, se non al suo custode (che vive in ritiro), molti sono scettici riguardo alla sua esistenza, sebbene un articolo non troppo recente, indichi che presto l'Arca verrà mostrata al mondo.


Vero è che la ricerca dell'Arca dell'Alleanza ha sempre stuzzicato le più nascoste fantasie di archeologi, scienziati, fedeli o semplici curiosoni. Un po' per l'aura mistica che la circonda, un po' per l'enorme potere che si dice essa contenga e sappia sprigionare, un po' per il suo inestimabile valore storico.
Questo è stato il segreto del successo di questo film, oltre ad un cast straordinario (di Ford non ve ne parlo neanche, però sappiate che Rhys-Davies è il nostro caro Gimli) e ad un comparto di effetti speciali notevoli, Lucas e Spielberg hanno saputo far leva su una delle più radicate fonti di inquietudine per l'essere umano: da dove veniamo? Esiste davvero Dio? Esiste una traccia che prova la sua esistenza?
L'Arca dovrebbe essere quella traccia. Non si sa però se questo sia vero o meno.
Tornando a bomba. Magari vorreste sapere qualche curiosità. Beh in realtà ce ne sono molte, anzi moltissime. Esempio:


Pat Roach, ovvero il tedescone alto, pelato e decisamente cattivo che in una scena si mette a suonare il povero Indy come una zampogna, ebbene costui (oltre ad essere stato un wrestler) ha avuto l'onore di morire per ben due volte in questa pellicola. Una quando viene grattugiato dall'elica dell'aeroplano tedesco...e l'altra quando Indy incontra Marion in Nepal, ne segue una rissa nel bar. Pat è uno degli sherpa ad essere fatto fuori.
La scena in cui Indiana incontra lo spadaccino bullo vestito di nero al mercato e lo ammazza con un colpo di pistola è un riferimento alla seconda pellicola, cioè Il Tempio Maledetto. Qui Indy si trova in una situazione simile, ma non è armato; essendo i fatti de I predatori dell'Arca Perduta posteriori a quelli del Tempio Maledetto, si suppone che Indy abbia imparato la lezione e che abbia deciso di avere sempre una pistola a portata di mano.
Quando l'Arca dell'Alleanza viene estratta dal suo sarcofago, per un micropetosecondo si possono vedere su una delle colonne dell'altare dove si trova l'Arca i geroglifici che rappresentanto R2D2 e D3B0

Qui...

...e qui nel dettaglio
Oltre a questi riferimenti/camei, purtroppo, ci sono alcuni gravi errori storici. Un esempio?
Beh nel 1936 non c'era ancora la guerra e gli Inglesi non sarebbero comunque stati mica troppo contenti di veder scorrazzare soldati tedeschi per l'Egitto, che ai tempi era protettorato britannico.
Soldati tedeschi che portavano i simboli del Deutsches Afrikakorps ( o DAK), che sarebbe stata inviata in Nordafrica solo nel 1941, quando le prendemmo di santa ragione dagli inglesi in Libia.

Stemma della Deutsches Afrikakorps
Che poi ci sarebbe anche quella specie di lanciarazzi con cui Indy minaccia di far saltare l'Arca, ben sapendo che i primi Panzerschreck o Panzerfaust non spunteranno prima della seconda metà del conflitto. Ma vabbé...


Del resto si sa, non esistono film esenti da strafalcioni e questi sono stati fatti in buona fede per rendere sicuramente la pellicola più interessante, del resto vi immaginate se il nostro caro vecchio Indiana fosse stato costretto ad affrontare una serie di impettiti soldati britannici che cercavano, con il loro imperturbabile aplomb, l'Arca dell'Alleanza??

Oh sh...
Matt - Il Locandiere

lunedì 20 maggio 2013

Il Lunedì del Locandiere

De Tolerantia

[Abstract] Spesso viene ribadito il concetto di: tolleranza. Tolleranza religiosa, tolleranza di opinioni, tolleranza zero, ma viene davvero applicata? Siamo tutti in grado di essere tolleranti nei confronti dei nostri simili?

Il Lunedì di oggi sarà breve, davvero breve credo. Il titolo la dice lunga, tollerare. Che non è sopportare, perché la sopportazione implica una fatica nel portare a compimento l'azione; quindi la tolleranza è qualcosa di diverso, secondo la definizione dell'enciclopedia Treccani essa è:
La capacità, la disposizione a tollerare, e il fatto stesso di tollerare, senza ricevere danno, qualche cosa che in sé sia o potrebbe essere spiacevole, dannosa, mal sopportata.
Il fatto è che ormai ci riempiamo la bocca e le pagine di giornali con concetti come: libertà, diritti, tolleranza, che in fin dei conti non capiamo più se quello che difendiamo con tanta veemenza è giusto per tutti o è solo l'espressione di una piccola parte della moltitudine. A volte il tutto non è la somma delle parti.
Facciamo un esempio pratico. Di recente l'opinione pubblica si sta infiammando su tematiche molto importanti e delicate tra cui:

  • I matrimoni omosessuali
  • L'uso delle cellule staminali nella ricerca
  • L'eutanasia
Temi che in fin dei conti sono sempre stati oggetto di ampi e, a volte, violenti dibattiti. C'è chi è a favore e chi è contrario. Personalmente, ve lo confesso con tutta sincerità, non riesco ancora a pronunciarmi riguardo a questi temi, del resto non mi va nemmeno di prendere una posizione perché tizio ha detto così, essendo un grande estimatore della logica e del raziocinio proprio del genere umano preferisco prima osservare, capire, riflettere e poi trarre le dovute conclusioni a riguardo. Ma sto divagando.
Vi dicevo che, come è giusto che sia, esiste una interessante pluralità di opinioni; tuttavia il primo e più importante problema è che manchiamo di tolleranza. In che senso?
Molti non sono disposti ad accettare che esista qualcun altro che la pensa diversamente da noi, e passano la maggior parte del tempo a confutare le tesi altrui (anche con una certa violenza e mancanza di rispetto) a volte con risultati abbastanza patetici e indegni.
Un esempio.
Nel vasto mondo di Facebook a volte mi imbatto in gruppi pro o contro i vegani. Ora, premetto che non ho niente contro chi decide di vivere una vita di tipo vegan, io seguo la mia dieta che comprende la carne liberamente e non impongo agli altri il mio modello di vita. Quello che più mi lascia perplesso è che esiste una minoranza, che sta diventando sempre più consistente, di utenti di entrambi gli schieramenti, che non fa altro che aggredirsi accusandosi a vicenda, arrivando perfino a offendere la moralità delle madri altrui (pensa te!).
Altro esempio.
I gruppi che sostengono i diritti degli omosessuali; oltre ai soliti ineducati e volgari soggetti che ragionano per stereotipi, accade che ci siano persone che, coi dovuti modi, dissentano su questa o quella questione (per citarne una: le adozioni), ma che in ogni caso non dimostrano di essere irrispettose nei confronti di nessuno, riconoscendo la libertà di ogni individuo. Queste persone vengono additate e accusate di essere omofobe. Perché? Ognuno non ha il diritto di esprimere il proprio parere liberamente senza, tuttavia, limitare la libertà altrui?
Vedete, a mio avviso, è questo quello che manca, un po' di tolleranza e, soprattutto, un'ampia dose di diplomazia nel trattare argomenti spinosi. In fin dei conti, siamo tutti in grado di dire che qualcosa è sbagliato; ma sappiamo motivare perché è sbagliato?
Sappiamo proporre un'alternativa?
La strada verso una coesione di pensieri è lunga, in effetti è già tanto che la gente non scenda per strada e si metta le mani addosso per un nonnulla (ah no, lo fanno già per le partite di calcio...). Nella socializzazione non possiamo dividere le opinioni in bianche o nere e scegliere una delle due fazioni difendendola a prescindere. Non possiamo, perché, se ci riflettiamo attentamente, nessuno di noi è detentore della verità assoluta. La Verità (con la V maiuscola) è come un poliedro dalle infinite facce ognuna con un colore diverso dalle altre, io posso osservare la faccia verde, ma se mi sposto vedrò un'altra faccia ed un altro colore. E voi che faccia osservate?
In conclusione, cari amici Avventori, anche se questo articolo possa sembrare di una banalità disarmante (forse è l'elogio della banalità stessa), vorrei che rifletteste proprio su questo fatto: la tolleranza deve essere il cemento della società, non lo scontro. Una volta che riusciamo ad essere tolleranti verso gli altri, allora riusciremo a capire il loro punto di vista e sapremo condividerlo o meno, ma prima dobbiamo capire e conoscere.
Una società tollerante è una società che riconosce scopi comuni e che lavora in comunione per portare a compimento tali scopi. Una società che vive nello scontro, è una società che non ha prospettive e che non sa in che direzione muoversi per progredire. In realtà ho posto più incognite che soluzioni, un problema di questo tipo, di solito, è irrisolvibile; ma piano piano, una volte che le incognite saranno svelate, riusciremo a risolvere anche l'impossibile.

Matt - Il Locandiere

sabato 18 maggio 2013

Top 10. I personaggi più fuori di testa della storia: Posizione 10.

Goooood Morning Avventori! Carissimi, oggi è sabato e siamo nel pieno del week-end, nonostante il tempo non sia dei migliori, per essere Maggio, tra l'altro...
Come vi avevo anticipato nelle News del mese, oggi si inizia con una Top 10 tutta nuova, che occuperà i prossimi sabati. Top 10 che piacerà di sicuro a chi, come me, ama la storia...e anche a chi adora ascoltare pettegolezzi succosi e le follie compiute dai personaggi più famosi per la storia.
Certo, la società ne ha partorite di menti  folli (in senso negativo eh) durante tutto l'arco dell'evoluzione umana, questa è solo una delle possibili liste che si possono fare. Ma non perdiamoci in chiacchiere. Vai con la posizione numero 10.


I personaggi più fuori di testa della storia. Posizione 10: Alessandro VI.


Biografia: Roderic Llançol de Borja, italianizzato in Rodrigo Borgia fu un ecclesiastico, cardinale  e 214° papa della Chiesa Cattolica. Nacque nel 1431 a Xàtiva, in provincia di Valencia (Spagna) e venne portato giovanissimo in Italia. Era nipote di papa Callisto III (Alonso Borgia), la sorella di Alfonso era la madre di Rodrigo. Fu proprio papa Callisto ad elevare il nipote alla porpora cardinalizia quando questi aveva solamente 25 anni. Ricoprì diverse cariche amministrative all'interno della Chiesa, fu un uomo particolarmente dissoluto...ma di questo parleremo più tardi.
Nel Luglio 1492 moriva Innocenzo VIII (nato Giovan Battista Cybo) uomo vizioso e dissoluto, come più o meno tutti i papi del XV - XVI secolo. La morte del Santo Padre arrivava in un momento assai particolare per la storia dell'Europa; infatti poco tempo prima in Italia era morto Lorenzo il Magnifico, venne così a mancare un'importante figura politica di riferimento. Mentre in Spagna proseguiva la reconquista con l'aggressione all'ultimo baluardo Arabo in Europa: Granada.
Da tutto sto casino ci si aspettava che i cardinali eleggessero in conclave un papa degno di occupare il soglio petrino, che avrebbe portato ordine nella Chiesa e che avrebbe risanato le sue dissestate finanze. Insomma, si sperava che arrivasse un papa che avrebbe saputo rappresentare l'unione dei popoli cattolici in tutta Europa; purtroppo queste aspettative furono ampiamente deluse.
I 23 cardinali che si riunirono in conclave il 6 agosto 1492 contavano nomi piuttosto importanti, oltre al Borgia stesso, tra cui Orsini, Della Rovere, Colonna, Sforza e tre futuri papi: Giuliano Della Rovere, Francesco Nanni Todeschini Piccolomini e Giovanni de' Medici.
Nella notte tra il 10 e l'11 Agosto il Sacro Collegio elevò al soglio pontificio il cardinal Borgia (che era anche decano del Collegio). Fu incoronato il 26 Agosto col nome di Alessandro VI.
In principio, si credette che Alessandro VI fosse il papa di cui aveva bisogno la Chiesa, ma presto si dovettero ricredere.
Un primo assaggio della complicata politica estera italiana fu dato nel 1493, quando papa Borgia dovette affrontare il re di Francia, Carlo VIII di Valois, disceso in Italia per mettere le mani sul Regno di Napoli; dopo una patetica resistenza, Alessandro VI cedette e aiutò Carlo a passare attraverso i territori pontifici, che allora erano agitati da una rivolta provocata dai Colonna e forse anche dal cardinale Della Rovere. Nel 1495 il papa cambiò ancora bandiera quando si formò una coalizione contro Carlo di Valois.
Carlo morì senza eredi ed al suo posto salì Luigi XII d'Orléans, Alessandro cercando un utile in tutto ciò si mosse facendo sposare suo figlio Cesare Borgia con la principessa Charlotte d'Albret. Grazie all'appoggio del re di Francia, Cesare fu libero di sguinzagliare le sue truppe per la Romagna; ma gli eserciti costavano ed un'impresa simile non era alla portata del Duca di Valentinois, quindi intervenne il padre. Alessandro VI si macchiò di simonia vendendo dodici titoli cardinalizi per racimolare la somma necessaria al mantenimento delle truppe, ciò portò ad una notevole estensione dei domini Borgia nell'Italia centrale.
Inoltre, per annichilire l'opposizione interna agli stati pontifici, il Papa confiscò le proprietà di alcune importanti famiglie romane (come gli Orsini) e le distribuì tra i suoi parenti. Il tutto doveva portare ad una secolarizzazione degli Stati Pontifici, con la famiglia Borgia come dinastia regnante.

Cesare Borgia, Duca di Valentinois
La morte: la morte di un pontefice è un evento che raduna sempre molti fedeli. Quella di papa Borgia, tuttavia, pare sia avvolta nel mistero. I meno maliziosi indicano la malaria, che all'epoca tormentava la popolazione, come causa della morte del vicario di Cristo. Altri invece hanno pensato ad un omicidio involontario. Pare, infatti, che il cadavere del Borgia fosse gonfio e la lingua di color violaceo; tutto ciò fa ricondurre ad una cena con il cardinale Castellesi, durante il banchetto si sarebbe servito del vino avvelenato, che doveva andare a finire nello stomaco del Castellesi, ma che pare sia stato distribuito a tutti i commensali. Ciò spiegherebbe il fatto che sia il Castellesi, che Cesare e Rodrigo Borgia caddero malati nello stesso periodo. Cesare vinse il male, ma il padre no. Morì il 18 Agosto 1503, il corpo venne tumulato di nascosto a causa dei disordini scoppiati a Roma in seguito all'annuncio della morte.



Spetegulesssssssss: da tutto il pappone storico che vi ho appena spiattellato possiamo dedurre facilmente che papa Alessandro VI non era l'emblema del cristiano perfetto. Tuttavia egli contribuì, dissestando le già fragili finanze pontificie, alla ricostruzione di Roma come splendida città rinascimentale, elargendo somme per la costruzione di edifici, la ristrutturazione di chiese e basiliche e facendo da mecenate ad importanti pittori tra cui il Pinturicchio, che affrescò gli appartamenti Borgia. Paradossalmente, nonostante certi suoi comportamenti licenziosi era un uomo molto devoto, di una spiritualità intensa.
Ovviamente una buona azione non fa passare in secondo piano le altre 1000000 cattive, fu un papa licenzioso, ebbe diverse relazioni dalle quali nacquero non meno di sette figli:
  • Cesare Borgia
  • Giovanni Borgia
  • Lucrezia Borgia
  • Goffredo Borgia
Tutti avuti da Vannozza Cattanei. Da Giulia Farnese ebbe Laura Orsini, ma la paternità è incerta, mentre da altre donne ebbe altri figli:
  • Pedro Luìs Borgia
  • Girolama Borgia
  • Isabel Borgia
Tra tutti i suoi figli, due in particolare furono i suoi favoriti e a loro profuse ingenti somme di denaro: Cesare e Lucrezia. Le avventure di Lucrezia e del fratello sono note a tutti, anche se in realtà la maggior parte di queste voci furono messe in piedi dai più accaniti oppositori dei Borgia. In particolare, Rodrigo nutriva una particolare debolezza nei confronti del figlio Cesare, al quale diede consistenti somme di denaro per consentirgli di fargli fare il bello ed il cattivo tempo per l'Italia centrale.Pare anche che fosse succube della bella e minorenne Giulia Farnese, questa era già sposata e conobbe il cardinale Borgia quando era solamente quindicenne, mentre il suo amante aveva sessantun anni.
Alessandro VI fu coinvolto anche nella condanna del frate domenicano Girolamo Savonarola. Questo era un vivace sostenitore del papa stesso e anche Alessandro ricambiava questa simpatia; tuttavia il cardinale arcivescovo di Perugia Juan Lopéz, con l'aiuto di Cesare Borgia, creò una finta lettera di scomunica. Papa Alessandro VI montò su tutte le furie, tanto da minacciare Lopéz stesso; ma alla fine dovette soccombere alle richieste di Cesare. Savonarola fu bruciato sul rogo come eretico nel maggio del 1498.
Sempre a proposito di spetegulesss, ora accontenteremo quelli che tra voi hanno un po' il gusto del macabro, raccontiamo gli ultimi giorni di vita di papa Alessandro VI.

Il Borgia, verso gli ultimi anni di vita era diventato obeso, in poco tempo dovette assistere al funerale di suo figlio Giovanni (forse fatto uccidere da Cesare) e del cugino cardinale, il papa era profondamente turbato. In estate l'aria di Roma diventava malsana, la malaria funestava la popolazione e ci fu qualche caso di peste, l'11 Agosto qualcuno notò che il papa era affaticato, si sospettava una prossima malattia; i più maligni sostenevano che presto Satana sarebbe venuto a prendersi l'anima del Borgia, poiché gli aveva concesso solo 11 anni di papato e l'11 Agosto 1503 si festeggiava l'undicesimo anniversario di pontificato. Alessandro aveva 74 anni, era un uomo stremato che aveva visto vanificare tanti dei suoi progetti. Era depresso e i continui salassi lo prostravano.
Il girono dopo la cena dal cardinal Castellesi, il papa cadde malato. Aveva inappetenza e febbre alta a cui presto si aggiunsero vomito e catarro. La notte tra l'11 e il 12 agosto fu terribile, ma ormai era chiaro che il Santo Padre, il successore di Pietro, il Vicario di Cristo sulla Terra era in agonia. I cardinali si asserragliarono nei loro palazzi della capitale, certi che, alla morte del Borgia, il popolo di Roma sarebbe insorto a fare razzia. L'archiatra era indeciso sulla diagnosi, avvelenamento? Malaria! Ora il papa aveva la febbre terzana (febbre che compare nei giorni alterni) e si sperava non degenerasse in quartana. Curioso è il fatto che pure suo figlio Cesare era gravemente ammalato. A confutare la tesi dell'avvelenamento ci pensarono i dispacci segreti degli ambasciatori presso la Santa Sede, i quali comunicavano ai rispettivi capi di governo che il papa era ammalato di malaria. Il popolo giustamente seguiva la pancia, o meglio le voci dei più maligni, coloro che gridavano alla cospirazione e propugnavano la tesi dell'avvelenamento, tra essi vi erano sicuramente anche quelli che avrebbero venduto la madre ai pirati pur di gettare fango sulla dinastia Borgia (anche il Della Rovere?).
Il 17 Agosto la salute del Santo Padre migliorò sensibilmente, ma la notte fu disperatissima. Verso le 20:00 del 18 Agosto il papa ha dei violenti attacchi e deliquio, quindi rende l'anima a Dio (o Satana), la morte è imputabile presumibilmente a un ictus.
Accanto a lui vi erano medici, burocrati e cardinali; ma non uno dei membri della sua amatissima famiglia, ricordiamo che Cesare era anch'egli moribondo, mentre Lucrezia era lontana.
Ora si toccano abissi di bassezza mai raggiunti prima. I cardinali apprenderanno della morte del pontefice solo alle 23. Col cadavere ancora caldo sul letto, prelati, soldati e servitori si dedicano alla razzia delle stanze pontificie rubando il possibile. Sic transeat gloria mundi. Il saccheggio prosegue, il rituale per la ricognizione del corpo del pontefice e la sua vestizione (di cui magari parleremo un giorno) non vengono effettuati, il caldo è opprimente. 
Molto tempo dopo, quando non c'era più niente da asportare, mentre il papa giaceva ancora in camicione con le fasi della decomposizione che iniziavano a comparire velocemente, qualche anima pia decide di lavare il corpo, rivestirlo e porlo in una stanza fra due ceri. Nessuno veglierà la salma del Vescovo di Roma. Per dirla tutta non si trova nemmeno l'Anello del Pescatore, sparito.
Sempre in questo ambito nasceranno le leggende riguardo agli ultimi momenti di vita di Alessandro, pare che il suo corpo fu sorvegliato da demoni durante tutta la sua agonia, oppure qualcuno giurò e spergiurò che, poco prima che giungesse la morte, egli invocasse Satana chiedendogli ancora del tempo; ma queste sono mere speculazioni da parte dei suoi più acerrimi nemici. Sono vere invece le testimonianze secondo cui il papa accettò con umiltà gli ultimi conforti spirituali e la somministrazione dell'estrema unzione e del viatico.
Il corpo del pontefice si trova abbandonato a sé stesso, a causa della calura e della mancata imbalsamazione esso inizia a sversare liquidi marroni-grigiastri, umori che risalgono da stomaco e intestino. La pelle mutò colore da violacea, a verde-grigia, fino a marroncina. Sul corpo era ben evidente la rete di vene congestionate. Gli occhi fuoriuscivano dalle orbite e dalla bocca semiaperta penzolava una lingua gonfia e putrescente.
Nulla venne fatto per porre un freno allo scempio.
Come consuetudine la salma fu posta in San Pietro per l'omaggio del popolo, inutile dire che furono in pochissimi a piangere Alessandro e i più si dilettavano a osservare e sbeffeggiare quella decadente mostruosità. I fenomeni cadaverici sono al culmine, il corpo del pontefice è sfatto e gonfio (tanto da provocargli un'erezione), emette peti e rutti a causa dei gas putrefattivi in fermentazione all'interno del corpo e la sua pelle è nera, tesa, lucida e oleosa. Il corpo più santo della cristianità è esposto al pubblico ludibrio.
Ad Alessandro, l'odiatissimo Borgia, venne concesso un rapido funerale ed una sepoltura ignominiosa, il cadavere del pontefice venne avvolto in uno squallido tappeto e legato con dei lacci, quindi buttato a calci e pugni in una bara ricavata da quattro assi di legno grezzo e chiusa con alcuni manovali seduti sopra di essa, il tutto con lo scherno dei manovali stessi, senza ceri, guardie o chierici ad assistere.

Un'ultima curiosità: molti chiamavano il Borgia marrano, cioè sostenevano che egli fosse discendente di ebrei convertiti e quindi una persona da disprezzare.




Conclusioni: Rodrigo Borgia fu sicuramente uno dei papi meno cristiani della storia, la sua vita dissoluta, le accuse di nepotismo e simonia furono ampiamente fomentate dalle vittime delle sue crudeli persecuzioni. Tuttavia non dobbiamo dimenticarci anche del fatto che fu lui a richiamare il Della Rovere (suo acerrimo nemico) alla corte pontificia; inoltre contribuì, svuotando l'erario pontificio, all'abbellimento e alla rinascita artistica della Città Eterna, promuovendo la costruzione di opere d'arte e la restaurazione di importanti palazzi di Roma, questo fu un contributo essenziale per ridare lustro alla Roma capitale della cristianità universale. Grazie al lavoro di Alessandro VI e di altri papi rinascimentali, Roma tornò ad essere il centro del cattolicesimo e il punto di riferimento per tutti i cristiani nel mondo; nonostante gli atteggiamenti mondani dei papi stessi. Questa nuova immagine data alla Capitale della Cristianità sarà essenziale qualche anno più tardi, quando Martin Lutero pubblicherà le sue 95 tesi; infatti nell'era della Controriforma Roma diventerà il fulcro di tutto il cattolicesimo, meta di pellegrinaggi e destinata a ospitare masse sempre più consistenti di devoti.
In sostanza non arriveremo mai ad un giudizio univoco su Alessandro VI, possiamo metterla così: Rodrigo Borgia non era né più né meno che figlio del suo tempo, comprò il soglio petrino e si macchiò dei reati più bassi per un ecclesiastico, visse nella lussuria, ma d'altra parte fu uomo devoto e promosse l'arte e la cultura nella sua Roma papale. Solo recentemente le voci maligne sul Borgia si sono attenuate lasciandolo apparire, tuttavia, come uno dei personaggi più controversi della storia.


Matt - Il Locandiere

mercoledì 15 maggio 2013

30 Days Movie Challenge. Giorno 18: La tua commedia preferita.

Buongiorno cari Avventori, ridendo e scherzando siamo già a metà settimana, il che implica due cose! Una, che oggi è il giorno del 30 Days Movie Challenge e la seconda, cioè che il week-end si avvicina! Godi popolo.

Oggi si parla, come avete potuto sagacemente intuire, di commedie; cioè della MIA commedia preferita.

Giorno 18 - La tua commedia preferita: Hot Fuzz.




Titolo: Hot Fuzz
Titolo originale: Hot Fuzz
Regia: Egdar Wright
Durata: 121 min.
Anno: 2007
Genere: commedia/azione
Cast: Simon Pegg, Nick Frost, Jim Broadbent, Timothy Dalton, Martin Freeman.

Trama: lo zelante agente Nicholas Angel è il miglior poliziotto di Londra, questo porta i suoi superiori (invidiosi) a trasferirlo in un lontano, tranquillo, fin troppo tranquillo, paesino di campagna: Sandford. Qui Nicholas verrà affiancato da Danny Butterman agente fannullone e figlio del capo della polizia di Sandford. Per Nicholas sembra di vivere in un incubo dove tutto è idilliaco e placido, ma in realtà scoprirà che...


Parliamone: probabilmente si tratta di uno dei più magnifici, più fighi, più spassosi film che mente umana abbia mai partorito. Il film fa parte di una trilogia: la Three Flavours Cornetto Trilogy, il primo capitolo è la La Notte dei Morti Dementi, mentre il terzo deve ancora uscire.


La coppia affiatatissima Pegg e Frost si riconferma ancora una volta all'altezza della situazione in questa pellicola tributo ai meglio film d'azione, tra cui Die Hard, Bad Boys, Point Break e chi più ne ha più ne metta. Tributo che, ovviamente, è stato rivisitato e riproposto in chiave umoristica, umorismo inglese si intende.
La trama si dimostra solida con colpo di scena finale che strapperà un sorriso anche ai cinefili più sostenuti. Buon mix di scene d'azione e dialoghi, con camei abbastanza importanti come vedremo qua sotto nella sezione curiosità.
Si tratta di un film che non mi stanco mai di vedere, che nonostante tutto sa sempre regalarti quelle due orette di sano divertimento e humor dallo stile puramente british.



Curiosità: oltre ai camei vari ed eventuali, il film è un tributo ad un sacco di roba! Vediamoli.
  • All'inizio del film, durante la presentazione del sergente Angel, in una scena egli viene accoltellato ad una mano da un uomo vestito da Babbo Natale, quell'uomo non è nientepopodimenoché Peter Jackson, il regista de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit.
  • Jeanine l'ex fidanzata di Nicholas e agente della scientifica è interpretata dalla formidabile e bellissima Cate Blanchett (sospiro), che ieri ha compiuto 44 anni! Tanti Auguri!
  • Quando Danny porta Nicholas nel bagagliaio della macchina fuori città, si ha un'inquadratura che ricorda molto la scena del bagagliaio del film Quei bravi ragazzi di Scorsese.
  • Viene citato più volte il personaggio di He-man ( Per il potere di Grayskull!)
  • In una scena Nicholas, rivolgendosi a Danny, dice: <Mai presa una scorciatoia?> e si mette a saltare agilmente delle staccionate; una scena simile si trova anche ne La notte dei morti dementi, in cui Pegg cade rovinosamente.
  • In una scena in cui Frost fa scorrere dei DVD, tra essi si può intravedere la copertina del capitolo precedente.
  • In una scena in un minimarket Nicholas chiede a Danny cosa vorrebbe prendere e lui risponde: "Un cornetto". La stessa battuta viene ripetuta dai due nella pellicola: La notte dei morti dementi. Questo è uno dei motivi per cui la trilogia prende il nome di Three Flavours Cornetto Trilogy.
Ecco Peter Jackson-Babbo Natale...
...e Cate Blanchett - Jeanine, sempre bella, anche con tutta sta plastica addosso.

Matt  - Il Locandiere

lunedì 13 maggio 2013

Il Lunedì del Locandiere

Cum Magna Cura

[Abstract] Ben lontani da una soluzione politica/economica per la crisi imperante che squassa le famiglie italiane un giorno sì e l'altro pure, ci viene spontaneo fermare i motori un momento e chiederci cosa ci sia mai di sbagliato. Volete davvero saperlo? La società.
Questo non è un articolo sul classico luogo comune: le nuove generazioni non hanno più rispetto. Ma è una breve analisi della crisi che ho avuto modo di percepire personalmente e di un paio di ricette che, a nostro personale personalissimo parere, possono mettere una pezza all'anarchia del "tutto è lecito e consentito".

I mezzi pubblici sono uno dei luoghi migliori per raccogliere informazioni sullo stato attuale della società, della sua condizione di salute e su quali metri di giudizio fa più affidamento. Badate bene, questo è solo uno dei modi.
Sicché accomodandosi su uno dei tanti autobus o treni, al mattino, affollati perlopiù da adolescenti intenti a parlare più o meno dei fattacci loro. Lo ammetto, non è il massimo dell'etica, tant'è che si va ad infrangere il famoso detto: se cent'anni viver tu vuoi, fatti sempre i cazzi tuoi; tuttavia a volte sorge spontaneo abbassare il volume ed ascoltare un po' quello che si dice in giro, un po' per il gusto di esser civettuoli, un po' per sentire come se la ragionano i ciofani d'oggi.
Tralasciando il normale turpiloquio e la lunga lunghissima trafila di bestemmie che, sempre a mio modesto parere, in bocca ad una ragazza stanno parecchio male; tralasciando atteggiamenti eccessivamente grotteschi da parte di noi maschietti, tralasciando anche certi abbigliamenti più adatti ad un'uscita il sabato sera che ad una normale routine scolastica; mettendo da parte tutto questo ci si accorge che i ragazzi hanno poco o niente per la testa, non sono critici, non sono stimolati o ricevono degli stimoli che non rendono giustizia alla normale intelligenza intrinseca di ogni individuo.
Certo, non è opportuno lanciarsi in sofisticate dispute teologiche o filosofiche, nemmeno avventurarsi nelle ultime recentissime scoperte scientifiche (cfr Bosone di Higgs); tuttavia non si può nemmeno improntare un discorso esclusivamente sul rigore non dato o sul taglio di capelli di tizia.
Sono passioni, il calcio è uno sport, lo sport trasmette tanti sentimenti positivi, valori anche; tuttavia litigare e mettere in discussione la moralità della madre del proprio compagno di viaggio solo per affermare il quantitativo esatto di scudetti vinti da una squadra non mi pare proprio il caso (con gente che prometteva di darsele di santa ragione).
Se il disagio giovanile una volta era dato dalla mancanza di qualcosa (dei genitori, dei mezzi per educare, dei soldi, realtà che comunque non si sono estinte nemmeno in Italia nel 2013), ora stiamo assistendo al delineamento di un nuovo disagio: quello del tutto.
I miei genitori, i nostri genitori, per chi come me si è vissuto gli Anni Novanta non con la piena consapevolezza della maturità, mi dicevano e mi ripetono ancora: sei fortunato, noi alla tua età non avevamo tutte le cose che hai tu!
Altri tempi? Sicuramente, ora tutto è alla portata di chiunque o quasi, ormai tutti possiedono un cellulare, un computer o una consolle di gioco; il progresso, la massificazione del benessere.
Sebbene questo costituisca un grande beneficio, l'altra faccia della medaglia ci mostra un volto un po' meno piacevole della situazione, ovvero la perdita di valore, di significato.
Forse sto assumendo toni un po' troppo apocalittici, calma, torniamo coi piedi per terra.
Forse sto anche generalizzando troppo, non è vero che tutti i ragazzini sono uguali, anzi alcuni mostrano una maturità molto maggiore di certi adulti, io sto esprimendo un'opinione riguardo un certo trend e una certa popolazione.
Ora, la perdita del significato delle cose porta anche ad una perdita dei valori che ci hanno permesso di avere queste cose, prima fra tutte la libertà.
In una società in cui tutto è lecito e tutto è consentito si tende a perdere il significato di questa parola. Noi abbiamo il diritto di fare così, perché lo decidiamo noi, punto.
Il problema è che non conoscendo il valore della libertà non ci si accorge entro quali limiti la si può esercitare e quando questa viene tolta agli altri (vedi i casi di bullismo).
Dopo tutto questo spiegone astruso, tortuoso e decisamente accusatorio, viene spontanea una domanda: cosa fare? Come fermare questa emorragia di valori?
Le soluzioni possono essere numerose, possono essere più o meno giuste, a seconda di come uno la pensa.
Io parto da questo concetto: niente ti fa apprezzare la libertà come la sua stessa privazione. No, no miei cari Avventori, non voglio dire che bisognerebbe tornare sotto regimi dispotici! Stiamo bene attenti a ciò, visto che ultimamente non si può più esprimere liberamente la propria opinione senza diventare estremista.
Quindi in che senso la libertà deve essere tolta?
Non totalmente sicuro. Una delle soluzioni, a mio avviso, è il servizio di leva. Ovviamente non era esente da difetti, ma il suo maggior pregio consisteva nell'uniformare gli individui sotto una gerarchia, dando delle precise regole di disciplina, regole che andavano rispettate senza fiatare. Quindi la privazione della classica voglia di "fare quel cazzo che ti pare" veniva meno ed era subordinata alla logica collettiva dell'esercito, rigorosa, ineccepibile e severa. Detto altrimenti: insegnava a stare un po' al mondo. Per la prima volta il ragazzo veniva staccato da tutto e tutti, non aveva più alle spalle il papi e la mami che coprivano le sue cazzate, durante la ferma egli era responsabile di sé stesso.
Il servizio di leva al giorno d'oggi non è più attuabile in un paese Occidentale, in Corea del Nord sì, qui no. Perché? Per il semplice fatto che ora i Governi sono alla ricerca di un soldato sempre più super-specializzato, super-tecnico e super-super.
Mettendo da parte il servizio di leva ci sono millemila altre occasioni per far riflettere i giovani sul valore delle cose, della vita, della libertà. Esempi? Volontariato, che sia per l'AVIS, la Croce Rossa o altro (anche Vigili del Fuoco o Protezione Civile), c'è sempre qualcosa da fare, qualcuno da aiutare. Quindi perché non mettersi in gioco? Perché non attivarsi e uscire dalla mera logica egoistica?
Tutto ciò dovrebbe essere già trattato ampiamente in famiglia, nelle scuole o in altre istituzioni religiose o meno. Dico dovrebbe perché, ahimé, a volte ciò non accade. Non ne faccio una colpa ai genitori, del resto mia nonna (santa donna) mi dice sempre: è capace di fare il genitore chi di figli non ne ha (detta in dialetto ovviamente). Purtroppo ci sono casi in cui, nonostante gli immensi sforzi di genitori, parenti e istituzioni i figli prendono una strada sbagliata. Sono i rischi che si corrono in una società che, oltre a soffrire a causa di una crisi economica, soffre per un'acuta crisi dei suoi princìpi di base.


Matt - Il Locandiere

sabato 11 maggio 2013

Per Mordor? Guardi, alla rotonda a sinistra e poi sempre dritto verso Est. Non può sbagliare.

Buongiorno cari Avventori, siamo entrati nel vivo del week-end e, come vi avevo promesso, ultimo appuntamento riassuntivo sul ciclo Tolkien. Prima di procedere con la summa di tutto quanto vi linko i vari post a tema.


Ora che il sunto è fatto mi pare giusto darvi un'idea di come sarà l'andamento dell'articolo odierno. Lo si dividerà in due parti, una in cui spiegherò come tutto ebbe inizio e come mai siamo arrivati ai fatti narrati da Lo Hobbit in poi. Mentre nella seconda parte vedremo più in dettaglio il personaggio di Gollum.


Come tutto ebbe inizio...
La mente di Tolkien era un vulcano in perenne attività, il mondo di Arda fu soggetto a diversi rimaneggiamenti da parte dell'autore e ciò che ci è pervenuto, grazie anche all'impegno del figlio, è concentrato nel libro il Silmarillion, pubblicato dopo la morte di Tolkien.
Il Silmarillion ci da un'ampia visione d'insieme su tutto l'universo del Signore degli Anelli, da quando fu creato il Mondo, fino a dopo gli eventi della Guerra dell'Anello.
Risulta un testo piuttosto difficile, ricco di nomi e, purtroppo, anche di contraddizioni. Il fatto è che i documenti di Tolkien coprivano un arco temporale così vasto che fu difficile per il figlio dare un'unica lettura completa; ma la domanda sorge spontanea...com'è che fu creato tutto questo circo equestre?
Allora, tutto ebbe inizio quando Eru o Ilùvatar (cioè Dio) si accorse di essere solo soletto, indi decise di creare gli Ainur, potenti spiriti. Questi si misero a cantare tutti in coro, cantando vedevano come in un sogno lo svolgersi delle ere e la creazione del mondo, ma Melkor, un Vala dotato di bellezza e intelligenza non da poco, non si accontentò e volle strafare, facendo incazzare assai Eru. Melkor era andato fuori tema e creò dissonanze, le quali sono un condensato del Male.
Eru fece vedere a tutti gli Ainur cosa avevano creato, ma purtroppo non ebbero l'occasione di vedere come sarebbe finita la melodia, poiché quello lo sapeva solo Eru.
Allora Eru mandò gli Ainur ad Arda per preparare la venuta degli Elfi; ma Melkor diventava invidioso e iniziò a guastare il lavoro dei suoi colleghi solo per il gusto del male. Melkor e gli altri Ainur finirono col mettersi le mani addosso, ma alla fine Melkor la fece franca gettando scompiglio tra gli Ainur, che fuggirono a Valinor, e riuscendo a conquistare la Terra di Mezzo.
Giunsero gli Elfi, che adoravano Arda e furono ammaestrati dagli Ainur. Ma che fece Melkor?


Ovviamente non se ne restò con le mani in mano, anzi irretì alcuni disgraziati e, dopo lunghe e lente torture, li trasformò in Orchi; proprio così, gli Orchi sono Elfi corrotti dal Male. I Valar, visibilmente incazzati, ci diedero giù pesante e presero a mazzate Melkor mettendolo in catene. Venne condannato a passare un bel po' di tempo al gabbio.
Scontata la pena Melkor finse di redimersi (col Kaiser che mi redimo, disse tra sé e sé). Dopo aver fatto un po' di casini tra gli Elfi mettendoli gli uni contro gli altri, fuggì dal controllo degli altri Ainur. Non contento di ciò, Melkor chiese aiuto al ragno gigante Ungoliant per tirare un altro colpo gobbo ai Valar. I due si recarono a Valinor, distrussero i Due Alberi (di cui l'Albero Bianco di Minas Tirith è discendente), rubarono i Silmaril (preziose e stupende gemme create dagli Elfi) e alzarono i tacchi. Chiaramente ci fu un casino della Madonna, ma Melkor ormai era lontano.
Questi aveva ripreso possesso della sua vecchia fortezza ad Angband e, grazie al suo luogotenente Sauron, chiamò a sé i suoi antichi servitori (anche i Balrog). Ma mica poteva farla franca, anche perché i Silmaril gli avevano ustionato le mani, rendendole nere e doloranti. Mai la ferita si sarebbe sanata.
Da quel momento Elfi e Morgoth non persero occasione di mettersi le mani addosso per un nonnulla (Morgoth distrusse anche la bella fortezza di Gondolin), finché esasperati, i Valar, grazie anche all'intervento degli Uomini, scesero tutti in guerra contro Melkor, lo acciuffarono, lo incatenarono e lo gettarono fuori dai confini del Mondo, in attesa del Giudizio Universale. Sauron sopravvisse a tutto questo bordello e...beh...sapete cosa ha fatto.

Lo strano caso di Smeagol/Gollum.
Pensavate che me ne fossi dimenticato vero? Certo, direte voi, non l'hai messo né da una parte né dall'altra, ammettilo Oste della malora, te lo sei scordato! Hai sempre la testa tra le nuvole...
In realtà la faccenda è complessa, ho scelto di parlare di Gollum proprio alla fine proprio perché esso rappresenta un caso particolare. In che senso?
Beh, in sostanza tutti gli altri personaggi del libro/film sono nettamente schierati o con il Bene o con il Male; anche se all'inizio Saruman era buono, poi ha deciso di passare dall'altra parte.


Gollum, vi dicevo, costituisce un caso particolare proprio per l'ambiguità della sua posizione. In sostanza, Gollum sta dalla sua parte, che non è né pro né contro il Male, né tantomeno pro o contro il Bene.
Ma chi è Gollum?
Smeagol è un Hobbit Sturoi, una razza che predilige stanziarsi lungo i fiumi, in particolare vicino all'Anduin. Qui più o meno all'altezza dei Campi Iridati, dove morì Isildur, Smeagol e Deagol ritrovarono l'Anello. Ma  Smeagol accecato dalla gelosia uccise Deagol e si tenne l'Anello, utilizzandolo per compiere furti e fare del male. Allora gli abitanti del villaggio lo cacciarono e gli affibbiarono il nomignolo: Gollum.
Ma, come sappiamo, l'Anello aveva degli effetti collaterali, oltre ad avvelenargli la mente e renderlo pazzo, rese insopportabile il sole e la luna a Gollum, costringendolo a vivere nell'ombra delle Montagne Nebbiose.
Lì Gollum rimase per quasi 500 anni, finché Bilbo Baggins non giunse e gli sottrasse l'Anello. Il resto, come si suol dire, è storia...
Gollum cerca l'Anello, Gollum viene catturato dal Nemico, sotto tortura  farà il nome di Bilbo, causando tutta la serie di eventi che porta alla fuga di Frodo dalla Contea.
Ma Gollum avrà una parte fondamentale nelle vicende del Signore degli Anelli, oltre a fare da guida per Frodo e Sam (anche se cercherà di accopparli) si può dire che sarà il principale ed unico artefice della distruzione dell'Anello.
Concludendo, di Gollum non si può dare un giudizio assoluto, in quanto non occupa un'unica posizione nei confronti del Bene o del Male, ma si adatta esclusivamente in funzione dei suoi scopi.

Matt - Il Locandiere