lunedì 8 aprile 2013

Il Lunedì del Locandiere.

Incubo di una notte di inizio Primavera.

[Abstract]: Immaginatevi a letto, dopo una cena in famiglia in cui avete commentato gli eventi posti e riproposti al TG, bevete il vostro cafferino, cazzeggiate su internet e, infine, soddisfatti della vostra produttiva serata, ve ne andate a letto. Iniziate a sognare, ma presto, il vostro bellissimo sogno si trasforma in una mostruosità onirica: un incubo. L'ambiente è quello familiare delle stanze del potere e voi vagate di sala in sala, alla ricerca d'aiuto...
Premetto che, come sempre, in questo blog non si parla di politica nel senso stretto, cioè non si appoggia questo o quel partito, loro hanno i loro mezzi per comunicare le loro idee.
Ora immaginiamo il nostro alter ego onirico che cerca di districarsi nel groviglio d'incubo in cui precipiterà a breve...

Il signor M. R è un uomo perbene, non ha particolari ambizioni, grande lavoratore, con una famiglia perfetta. Come ogni mattina il signor M. R. si alza, prepara la colazione per tutti, beve il suo caffé (senza zucchero, perché è diabetico) e va a lavorare.
La giornata è bella e tiepida, così il signor M. R. decide di prendere l'autobus per andare al lavoro, nel frattempo si ferma e compra due o tre giornali: uno di sport e due di notizie. Al signor M. R. piace tenersi aggiornato!
Così M. R. raggiunge tranquillamente il suo ufficio, c'è poco lavoro oggi, sarà che sono vicine le vacanze di Pasqua, così decide di sfogliare un poco il giornale sportivo. Nulla di che, le solite polemichette per rigori non dati ed il piagnisteo continuo di alcune squadre.
M. R. cestina il giornale sbuffando, che noia. Poi prende il quotidiano e inizia a sfogliarlo, gli piace l'odore della carta stampata. Quasi quasi va direttamente al sudoku, il signor M. R. adora i giochi di logica.
Sfogliando le pagine trova una parola inquietante, evidenziata in grassetto: Crisi.
Certamente parleranno di una crisi militare in qualche lontano paese, o della crisi del settore automobilistico, eh già, con i prezzi che hanno! La macchina del signor M. R. ha quasi quindici anni!
Ma la curiosità è più forte di lui, va a leggere l'articolo.



Il contenuto lascia totalmente spiazzato il signor M.R., dice: Profonda Crisi nel mondo del lavoro, aumenta l'esercito dei disoccupati.
Di lì a poco, il signor M.R. apprenderà che l'azienda De' Tali ha chiuso i battenti, lasciando a casa ben duemila operai! Sorte toccata ad altre fabbriche prima di lei facendo arrivare il numero dei disoccupati a quasi due milioni!!
Il signor M.R. appoggia il giornale sulla sua bella scrivania in rovere, ma come? L'azienda De' Tali aveva una produzione invidiabile, ci lavorava anche il suo amico P.M. Chissà cosa mai sarà successo!
Continua la lettura, ci sono affermazioni inquietanti: classe politica impotente, oppure pressione fiscale troppo elevata, o anche urge riforma del lavoro seria e situazione estremamente preoccupante.
Ma il signor M.R. non crede a queste cose, andò a votare qualche tempo fa ed è pienamente fiducioso verso le istituzioni. Eppure...
Dopo qualche istante si decide, uscirà presto dal lavoro nel pomeriggio (ha un po' di ore da recuperare) e andrà al Palazzo di Carta, dove stanno i rappresentati del governo. Nel Palazzo di Carta tutti i partiti sono divisi per colore, così abbiamo il Partito Giallo, il Partito Viola, quello Lilla...eccetera.

[...]

Finalmente suonano le tre, il signor M.R. esce dal suo ufficio e va di gran carriera verso il Palazzo di Carta, sono giusto quei 10 minuti a piedi. Nel tragitto nota che il numero dei senzatetto è aumentato,ora sono tanti e ovunque, sulle panchine, vicino alle fermate della metropolitana, molti sono giovani, com'è possibile? Poi realizza, era da almeno tre anni che non prendeva mezzi pubblici per andare al lavoro, di solito parcheggiava la sua vettura all'autosilo accanto al suo ufficio.
Eccolo lì, il solenne Palazzo di Carta si affaccia su un'enorme piazza perfettamente circolare. Lì, pensa il signor M.R., troverò le risposte che mi servono!
Ma davanti alle porte del Palazzo i gendarmi gli bloccano la via:
<Cosa vuole? Cosa ci fa qui?>
Lo stupore di M.R. aumenta sempre di più, lui cerca di rispondere il più semplicemente possibile:
<Vorrei parlare coi rappresentanti, perché?>
Ma i gendarmi, severi, rispondono:
<Non si può, al momento i rappresentanti sono in pausa merenda e non possono essere disturbati, torni domani mattina!>.
Un po' deluso torna sui suoi passi, ma intenzionato a ritornare.

[...]

La mattina seguente, il signor M.R. telefona in ufficio e si prende tutta la giornata libera, quindi esce di casa di buon'ora, lungo il tragitto si ferma all'edicola dove il giorno prima comprò il giornale; ma, con suo grande stupore, trova le serrande abbassate. Cos'è successo? Magari il proprietario non si è sentito bene, perché non è giorno di chiusura. Poi nota un piccolo cartello, scritto con l'indelebile, dalla calligrafia si poteva dedurre che a chi scriveva tremava la mano: Siamo costretti a chiudere a causa della crisi.
Finalmente il signor M.R. è davanti al Palazzo di Carta, stavolta i gendarmi lo lasciano entrare.
Subito va in cerca dei suoi rappresentanti, ma perde un po' di tempo osservando affascinato i busti dei presidenti che hanno fatto la storia. Vagando per i corridoi incontra casualmente l'Uomo Giallo, questi ha l'aria un po' preoccupata, magari sono gli stessi timori di M.R. Quest'ultimo gli si avvicina e gli chiede cortesemente se ha letto i giornali di oggi, ma l'Uomo Giallo risponde:
<Eh? Come? No guardi, mi lasci perdere...mi stanno indagando per corruzione, devo chiamare assolutamente il mio avvocato! Arrivederci!> e si allontana velocemente.

M.R. resta basito, ma non ha nemmeno tempo di controbattere che viene investito all'improvviso dall'Uomo Viola, un ometto paffuto e sudaticcio. Questo si profonde in mille scuse, ma non appena M.R. cerca di interloquire questi gli spiattella addosso un fiume di parole:
<Guardi, mi spiace sono di fretta! Mia moglie è rimasta senza latte, devo uscire con l'auto e la scorta per andare a comprarglielo! Accidenti, me ne sono dimenticato ieri!>

A quel punto, al signor M.R. iniziano a sorgere dei seri dubbi, è capitato in una gabbia di matti? Prova a darsi anche degli schiaffetti per vedere se sta sognando. No, è tutto vero.
Poco dopo entra nella Sala delle Decisioni, dove tutti i rappresentanti si siedono e votano le leggi. Dovete sapere che il signor M.R. è un uomo molto ordinato e preciso, quasi pignolo; ma la scena che gli si presenta lo lascia letteralmente a bocca aperta.
Nella Sala c'è un groviglio di rappresentanti, i Viola stanno coi Marroni e gli Arancio coi Blu, poi i Rosa coi Verde Acido, vanno vengono, si scambiano di posto, si alzano, ridono, si lanciano aeroplanini di carta, qualcuno finge una rissa.
Dopo qualche attimo di smarrimento, il signor M.R. si riprende e si dirige grintoso verso il primo che gli capita a tiro. Questi è l'Uomo Azzurro, sta in compagnia di due ragazze bellissime, due dipendenti del Palazzo, una mora e una bionda; l'Uomo Azzurro pare intrattenere molto bene le due fanciulle, poiché esse elargiscono luminosi sorrisi quando il loro interlocutore apre bocca per parlare con loro. Poi il signor M.R. nota un dettaglio allarmante, l'Uomo Azzurro poggia una mano, senza nemmeno troppa delicatezza o pudicizia, sul bel sedere della ragazza bionda. Ma che maniere sono? Come si permette? Non è quello il luogo per cose simili.
Il signor M.R. si dirige verso l'Uomo Azzurro, ma all'improvviso viene urtato dall'Uomo Fucsia che sta sfuggendo ridacchiando dai fendenti menati dall'Uomo Blu, il quale brandisce un giornale arrotolato a mò di spada. Scombussolato e spintonato finisce accanto all'Uomo Arancio che sta russando beatamente con la testa appoggiata sulle braccia.
Il signor M.R. è decisamente seccato da quel comportamento, prima cerca di svegliare l'Uomo Arancio appoggiandogli una mano sulla spalla, poi con delle spinte leggere, infine con dei vigorosi scossoni. Tutto quello che ottiene è un enorme sbadiglio e il proseguimento del suo russare fastidioso.

Eh no, non si può andare avanti così! Il signor M.R. è decisamente fuori di sé per lo sdegno e la delusione, ha una rabbia tale che vorrebbe piangere, ma prende il coraggio a due mani, si mette in mezzo alla Sala iniziando ad urlare e a sbracciarsi. All'inizio nessuno lo considera, poi pian piano ogni rappresentate  smette improvvisamente di fare quello che sta facendo e inizia a fissare con preoccupazione M.R. (tranne l'Uomo Arancio che continua a russare).
Quando ormai ha su di sé l'attenzione dell'Assemblea, il signor M.R. tira un profondo respiro e inizia a rimproverare gli astanti:
<Ma come? Là fuori c'è gente che non ha di che mangiare, che dorme sulle panchine del parco e voi siete qui a perdere tempo? Ma non vi vergognate un pochino? Che giustificazioni credete di portare alla gente? Perché vi comportate così eh? Perché?!>

Ma i rappresentanti tacciono, lo guardano con occhi penetranti, silenti. Poi qualcuno fa una battutina, allora iniziano a ridacchiare tra loro; qualcuno indica il signor M.R. e poi si rivolge al vicino sussurrandogli qualcosa nell'orecchio, un altro scuote il capo, un altro ancora strappa una pagina ne fa una pallina e la lancia, altri seguono il suo esempio. Tra i "buuuuuu" e le risate generali il signor M.R. viene scortato fuori dal Palazzo di Carta dai gendarmi.



Perché? Perché ridono? Ci sarebbe da piangere.
I gendarmi abbandonano sul marciapiede il signor M.R., inerte. Piange M.R., piange perché non sa spiegarsi il perché di quelle risate di scherno, di quel comportamento così infantile, piange perché se lui fosse stato tra i rappresentanti non avrebbe potuto fare altrimenti guardando come vanno le cose. Piange e non riesce a risvegliarsi da quell'incubo.

Nota: ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale.


Matt - Il Locandiere

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