sabato 23 marzo 2013

Saturday Morning Recensioni. Project: Jinsei - Capitolo 7.

Beeeentornati Avventori, ora, non so quanti di voi frequentino assiduamente questo mio piccolo spazietto, ma sapete che un giorno al mese lo si dedica alla recensione di Project: Jinsei, romanzo a puntate con cadenza mensile che esce sul blog A Star Crossed Wasteland. Nelle puntate precedenti avevamo recensito i primi 6 capitoli, ma poiché il Locandiere è buono e generoso, vi metto i link per andare a recuperare tutte le recensioni precedenti, così rimanete sempre aggiornati! Che animo nobile e generoso!

Capitoli 1 - 2 - 3 - 4.
Capitolo 5.
Capitolo 6.

Inoltre, giusto per essere ripetitivo, esiste la pagina FB di Project: Jinsei, che potete trovare qui. Fate i bravi e passare a darci uno sguardo!
Bene, ora che le premesse sono finite, partiamo con la recensione del nuovo capitolozzo fresco fresco.


Allora, prima di leggere la recensione vi consiglio di passare a leggervi il capitolo 7, uscito per l'appunto Mercoledì scorso.

Trama: nuovo capitolo nuovo personaggio introdotto, Samuel Nicholson, figlio dell'esimio Dottor Daniel Nicholson, chirurgo ormai anziano e morente. Samuel, che fa il poliziotto a Chicago e, appena smontato dal turno, va a fare visita al padre malato terminale. In realtà non corre buon sangue tra i figli e il padre, ma quest'ultimo desidera vedere il proprio figlio, visto che ormai il male ha preso il sopravvento. Alla fine, dopo le raccomandazioni del fratello, Samuel entra nella camera di ospedale del padre, ma succederà che...

Parliamone: nettamente più riflessivo e, in un certo qual senso, alienante il settimo capitolo si apre e si chiude allo stesso modo, cioè con circa le stesse parole. Mancanza di fantasia? Non direi.
Stavolta si è abbandonato un po' il ritmo concitato dei capitoli precedenti, anche se non manca certo il colpo di scena, per dei toni un po' più blandi, un po' più adatti alla situazione.
Del resto, parlando di un uomo che sta vivendo gli ultimi istanti della sua vita, non puoi scriverla come se fosse tratta da una gara di formula uno.
Toni pacati, quindi, che danno bene la descrizione di un ambiente ovattato, tipico delle stanze degli ospedali, ben lungi dalla confusione dei pronto soccorsi, si ha una dimensione più ristretta, più famigliare del dolore. Il dolore dei figli e della moglie riuniti al capezzale del padre/marito, che poi non è stato così esemplare come di solito si usa.
Ecco, in questo caso il padre è un po' l'anti-eroe, di solito il ruolo del Padre è quello di pilastro fondamentale della famiglia, il detentore dei valori morali da trasmettere al figlio, il quale poi li userà per affrontare i nemici, insomma ci si rifà un pochino alla concezione del paterfamilias. Stavolta no però, stavolta è il figlio poliziotto (la figura dell'eroe urbano) che va a trovare un padre indegno, che, pur essendo un famoso chirurgo che ha salvato tante vite umane, non è riuscito a salvare l'integrità della sua famiglia, regalandole solo astio e rancore nei suoi confronti. Nonostante tutto, in questo nido di sofferenza e lutto troviamo una famiglia a suo modo unita.

Altro elemento essenziale, l'ironia. O meglio, la sottile ironia che accompagna il lettore per tutto il capitolo, cammina passo passo a fianco dei protagonisti, sorride loro col suo ghigno malevolo e contorto e li fa soffrire interiormente. Sottile ironia che apre, accompagna e chiude il capitolo, lasciando quell'impressione di amaro nel fondo della bocca.

Terzo elemento che, seppur marginale, mi ha colpito abbastanza. La pioggia, come ci dice l'autore, nei classici film la pioggia scende e nasconde le lacrime di chi soffre. Si rimanda alla pioggia, ma non piove, quindi in questo capitolo c'è l'impossibilità di nascondere o lavare via la tristezza, la tristezza provocata da tutto ciò che c'è di male, o che ha provocato del male.

Quarto elemento, per chiudere il discorso, prima di passare all'Approvometro, il colpo di scena del padre (CAUTION! INCOMING SPOILERS!), semplicemente toccando il figlio riesce a trasferire la sua mente e i suoi ricordi in lui, scambiando i ruoli. Diciamo che lo "spirito" del figlio passa nel corpo piagato e devastato dal cancro del padre (anche in questo caso, come non notare una ripercussione fisica della mente depravata del padre) e lo "spirito" del padre passa nel giovane corpo del figlio; che poi, in realtà non si è pentito di quello che ha fatto, anzi ringrazia beffardamente Samuel e scappa, lasciandolo morire nel suo vecchio guscio, mentre lui corre a testare il suo nuovo corpo, con la fidanzata del figlio. Ma c'è un problema, nel trasferimento qualcosa è mutato, gli occhi di Samuel non sono più castani, ma sono di ghiaccio come quelli di Daniel Nicholson, è proprio vero, allora, che gli occhi sono lo specchio dell'anima! Anche il suo riflesso non è lo stesso, ma rispecchia le vecchie sembianze del padre, come se...in fin dei conti...puoi cambiare aspetto e corpi quanto vuoi, ma la tua vera natura infine salta fuori.

Respinto o Approvato? Approvato



Curiosità-tà-tà-tà-tà: come sapete è consuetudine che, una volta chiusa la Locanda, io inviti da me l'Autore e che lui in gran segreto si confessa, rivelando alcune succose novità che io poi vi riporto. Ecco cosa è successo.

Locandiere: Bene bene, eccoci tornati col nostro autorevole ospite. Ciao Symo! Allora, partiamo subito con le domande, visto che il tempo è tiranno. Il Capitolo 7 inizia e finisce allo stesso modo, cioè usando circa le stesse parole. Come mai?
Symo: Buongiorno a voi, è sempre un piacere essere ospiti della Locanda. Ecco, mi sembrava giusto fare qualcosa "a cerchio". Mi spiego meglio. Nell'ambito famigliare c'è un solo obiettivo, sostanzialmente portare avanti il proprio nome e consegnare il testimone a qualcuno. Nonostante la morte del figlio e la sopravvivenza del padre, in modo diverso, il cerchio si chiude ma l'obiettivo rimane lo stesso. Daniel inizia una nuova vita in un corpo nuovo, ma che appartiene al passato. Spero di essermi spiegato bene.
Locandiere: Cristallino, come sempre. un'altra domanda. Daniel Nicholson, quando si specchia vede riflesso sé stesso, è naturale pensare che questo possa essere un tributo o un riferimento a Dorian Gray, è così? 
Symo: No, assolutamente no. La decisione di fargli vedere sempre e comunque il riflesso di sé stesso e per non fargli dimenticare chi e che cosa è, ogni volta che cambia corpo. Ora non dire se venga da Dorian Gray o no, però posso dire che non ho pensato a lui.
Locandiere: Per quanto riguarda gli occhi, quando Daniel si trasferisce nel corpo del figlio, non solo porta con sé il suo spirito, ma anche il colore degli occhi. In fin dei conti, ci vuoi dire che gli occhi sono lo specchio dell'anima?
Symo: Diciamo che mi serviva un espediente fisico. Non bastava il dialogo per far capire che ora stava da un'altra parte così ho usato gli occhi. 
Locandiere: Hai altre curiosità da dirci?
Symo: sicuro, ne ho una...anzi un paio. Se notate tutti i membri della famiglia Nicholson hanno i nomi che terminano in "-el" (Rachel - Daniel - Isabel), la considero una specie di presa in giro per Superman, i cui personaggi spesso hanno nome e cognome che iniziano per L (Lex Luthor, Lois Lane). Ma questo cosa c'entra? C'entra che il vero nome di Superman è Kal-El, il connubio linguistico tra E e L si pronuncia come la lettera L in inglese. L'altra curiosità riguarda il capitolo, che io definisco subdolo.
Locandiere: perché subdolo?
Symo: subdolo per l'ironia dilagante che vi fa prendere male! Poi perchè il cattivo la fa franca. Daniel non è malvagio, ma è un cattivo padre, solo che per questa ragione passa dalla parte dello stronzo e non riceve la punizione che merita. 
Locandiere: Sempre arguto, sempre preparato il nostro Symo. Bene, purtroppo il tempo a nostra disposizione è finito e dobbiamo chiudere. Ti ringraziamo ancora calorosamente per la partecipazione. 
Symo: grazie a voi! Buon proseguimento! 


Bene, ora è giunto il momento di abbassare la serranda, noi ci sentiamo Lunedì per l'ormai consueto Lunedì del Locandiere, Mercoledì per il  30 Days Movie Challenge e sabato prossimo con la II Parte dei luoghi chiave della trilogia del Signore degli Anelli ( che avevamo iniziato qui), ovviamente per ragioni di impegni la spostiamo, ma non temete, arriverà, arriverà! Alla prossima, cari Avventori!

Matt - Il Locandiere

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