lunedì 18 marzo 2013

Il Lunedì del Locandiere.

Questo sarà un post abbastanza sostanzioso, un po' perché ne sono successe di ogni, un po' perché non ho più voglia di rimandare ed un po' perché sì, non rompete...vi beccate tutto il sermone.
Sermone che verrà diviso in due parti. In realtà avrei giusto due o tre macigni da togliermi dalle scarpe, ma poiché di politica italiana non mi sento ancora di parlarne (volete la situazione estremamente precaria), apriamo con un paio di discorsetti ampi su eventi di una notevole rilevanza internazionale. Incominciamo:


1) Oppa Nuclear Style!
Avete presente quando avete un déja-vu e vi chiedete da dove salti fuori? No? Sì? Adesso mi spiego meglio.
Facciamo un salto fuori dai confini del Bel Paese (Bel di sicuro, Paese...boh, se si va avanti così potremmo diventare una provincia della Svizzera, ma vabbé) e facciamo anche un saltino fuori dall'Europa, tipo verso oriente. Ma dove vi sto portando? Semplice, qui:

La proletarissima Corea del Nord
Mentre al di sotto del 38° parallelo Psy si gode millemila petroldollari guadagnati con QUEL VIDEO, e benché noi si ritenga che sia un'emeritissima minchiata stellare, non possiamo fare altro che prendere atto della furbizia dell'omino dagli occhi a mandorla più cliccato. Dicevamo? Ah sì, mentre in Corea del Sud si cazzeggia, i vicini del Nord preparano la guerra. Sarà che non gli va giù il fatto che la Corea è divisa dal 1950, sarà che tipo sono gli unici al mondo che non possono godersi appieno le gioiose gioie del World Wide Web, sarà che...uh...hanno come Grande Leader uno che assomiglia a Doraemon:

Doraemon, Doraemon che dittatore spaziale, solo tu ci regali dei gulag speciali!
Che per quanto tenero e paccioccoso possa essere, purtroppo non ha la tasca magica da cui estrarre le soluzioni alle infinite sfighe della Corea del Nord...o meglio non esattamente.
Il fatto che Kim Jong-Un sia un dittatore pazzo furioso, instabile e guerrafondaio è noto ai più, di Grande ha molto, ma di Leader ha poco. Se in più gli si concede il privilegio di avere delle armi atomiche, si capisce bene quanto non possiamo dormire sonni tranquilli, e come soprattutto alla Casa Bianca scotti la sedia sotto all'abbronzato sedere di Obama. Due note di storia: durante i vari processi di pacificazione tra le due Coree, si è cercato di ridurre l'imponente quanto risibile sforzo nucleare della Corea del Nord che, per dirla tutta, non ha di che dar da mangiare al proprio popolo e si salva grazie ai treni carichi di cibo e sussistenze varie che giungono dalla Cina. Sembrava si fosse giunti ad un accordo, grazie anche alla chiusura di alcuni impianti per la produzione di materiale atto alla fabbricazione di armi. Tutto fino a quando non si è giunto all'escalation dei tre test nucleari con armi di una manciata di chilotoni, che, a livello di deterrenza, equivalgono ad un peto...di quelli silenziosi però.

Già qui, tra voi ci saranno degli indignati: <Ma come? Oste della malora, quello c'ha la bomba atomica e tu ci scherzi sopra?>, in realtà ci sarebbe da piangere. Soprattutto se contiamo che a breve potrebbe scoppiare un nuovo conflitto e che, ovviamente, coinvolgerebbe gli USA e l'ONU...il che crea un terribile déja-vu...


Mercenari piccola perla della Pandemic e Lucas Arts in cui impersoniamo un mercenario libero di agire...SULLO SCENARIO DI UN CONFLITTO IN COREA DEL NORD. Quando si dice l'ironia della sorte. Anche la trama ricalca grossomodo gli eventi attuali, un leader tirannico noto come generale Song, minaccia di distruggere il mondo intero con le sue temibili armi nucleari che, nel videogame, sono più forti di quelle possedute dal Kim in carne e ciccia. L'analogia coi fatti attuali è stata spontanea, come è stata spontanea la domanda: vuoi vedere che i programmatori di Pandemic ci hanno visto giusto?
Notare che esiste un secondo capitolo di Mercenari, ambientato in Venezuela, che ha già i suoi problemi con la dipartita di Chavez, speriamo che i ragazzi di Pandemic non abbiano doppiamente ragione!

2) Habemus Papam!
E ora torniamo in Italia, più precisamente a Roma, Città del Vaticano. Ora, non conosco la vostra fede religiosa, non entro nemmeno nel merito di indicarvi quale sia la migliore e se ne esiste una migliore; però vi chiedo uno sforzo di onestà intellettuale non indifferente. Obiettivamente: l'elezione di un Pontefice, indipendentemente dalla fede di ciascuno di noi, è un evento storico estremamente interessante. Perchè?
Tanto per incominciare nessun Pontefice è lo stesso di prima, soprattutto ogni conclave è diverso da quello precedente: cambiano priorità, tempi, eventi e partecipanti. Cambiando i partecipanti, viene da sé che un'elezione potrebbe cambiare gli assetti geopolitici mondiali (cfr. Wojtyla e Solidarnosc), non si inneggia alla rivoluzione mondiale, ma in un'epoca di siffatti mutamenti non ci si può non porre la fatidica domanda: vuoi vedere che non è stata un'elezione tanto imprevista?



Mi spiego meglio. Il Santo Padre, a mio avviso, prima di essere un pastore di anime, deve essere uno sfacciato regnante, pronto a dire la sua (come peraltro è sempre accaduto) su faccende che riguardando tutto il mondo, si veda Benedetto XV, il papa che condannò la Prima Guerra Mondiale. Sebbene ai Ghibellini più accaniti la cosa faccia storcere il naso, non possiamo non convenire che questo è un fatto innegabile, legato necessariamente alla doppia natura inscindibile del Papa. Da un lato abbiamo il successore di Pietro, dall'altro abbiamo il Re dello Stato della Città del Vaticano.
Il cardinal Bergoglio, ora Francesco, sembra essersi presentato come l'uomo giusto al momento giusto.
Con quel semplice sorriso e quel buonasera da annunciatore televisivo è entrato subito nelle grazie degli italiani e di tutti i popoli del mondo. Italiani che in questo momento seguono con frustrazione l'evolversi...o meglio...lo snervante stallo della politica, la quale dovrebbe entro tempi brevi dare segnali di concretezza e sicurezza, lasciando perdere i giaguari da smacchiare.
Il Santo Padre, dal canto suo, ha raccolto la palla al balzo, presentandosi come un umile servo della Chiesa, solo con l'abito talare, con un semplice crocefisso e con lo sguardo pulito di chi è pronto a far pulizia. Se a tutto ciò aggiungiamo un nome pesante come Francesco (il poverello d'Assisi), agitiamo e diamo una spruzzata di spagnolo, eccovi servito Bergoglio

Ora, ben lungi da sostenere il fatto che la Chiesa stia complottando per ottenere una Seconda Donazione di Costantino, stavolta magari vera, va tenuto presente il seguente punto.
A fronte dei fallimenti delle politiche economiche di un po' tutta Europa e non solo, con la crisi economica e spirituale che avanza e che ha travolto il povero papa emerito, la Chiesa si è riorganizzata per dare una risposta forte e subitanea. Come? Francesco. Ed in che modo?
Basti pensare solo al modo in cui si è presentato, rifiutando la mozzetta (si dice che di fronte alle insistenze del cerimoniere per indossarla, egli abbia risposto: <Se la metta lei>), rifiutando ori, riducendosi la scorta, tornando nella sua stanza col pullmino dei cardinali e ventilando colpi di ramazza a destra e a manca.
Il Papa piace perché ha dato subito segnali positivi, piace perché arriva da una realtà di povertà, ai più intransigenti piace perché è di origini italiane, piace perché agli innumerevoli dubbi e preoccupazioni moderne sta iniziando a dare risposte. Piace...piacerà a tutti anche in futuro? Staremo a vedere, l'impressione è che in Vaticano presto rotolerà qualche testa.
Pare quindi che la risposta sia stata recepita, a giudicare dalla folla immensa che si è riversata in Piazza San Pietro e dagli speciali che imperversano in TV da giorni e giorni.

Concludendo, risalta fuori una strana somiglianza fisica con un altro vicario di Cristo, il cui mandato durò solo 33 giorni, Papa Luciani. Infine, come non poteva far sorridere quell'affermazione: <Sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo alla fine del mondo (riferito al Papa)>, che fa tornare in mente quel Papa che veniva di molto lontano.

Matt - Il Locandiere

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