mercoledì 27 febbraio 2013

30 Days Movie Challenge. Giorno 8: Un Film che sai citare a memoria.

Febbre elettorale, instabilità politica, gente che minaccia di lasciare il paese ed una gran quantità di barzellette sugli italiani da parte dei nostri cari amici dell'UE. Settimana iniziata maluccio con gli esiti molto poco soddisfacenti di queste elezioni nazionali. Ma non preoccupatevi, finché ci sarà un Locandiere non mancherete mai di buona compagnia!
Ora lasciamoci alle spalle queste sterili polemiche elettorali, chi vivrà vedrà e, come vi ricordo sempre, non si fa politica su questo blog; o meglio si parla di attualità politica (intesa come eventi nel mondo/opinioni), ma non si parteggia per nessuno, proprio nessuno!
Oggi che giorno è cari Avventori? Mercoledì? Ah ma che sbadato! Oggi c'è il giorno 8! Oddio e io non sono ancora pronto!


Ci siete cascati eh? Benché al momento io mi trovi in qualche bollente aula di Unimib a sostenere il mio esame di Contattologia, non posso lasciarvi a bocca asciutta, ecco perché ho preparato con un notevole anticipo il post di oggi! Vai!


Giorno 8: Un Film che sai citare a memoria: Lo Squalo.


Titolo: Lo Squalo
Titolo originale: Jaws
Regia: Steven Spielberg
Durata: 119 min
Anno: 1975
Genere: horror/azione
Cast: Roy Scheider, Richard Dreyfuss, Robert Shaw, Lorraine Gary.

Trama: la pacifica isoletta di Amity vive di turismo nel periodo estivo; ma le cose stanno per cambiare, poiché un grosso esemplare di Squalo Bianco ha deciso che Amity è un buon terreno di caccia. Una notte una turista scompare mentre sta facendo il bagno al largo; il capo della polizia Brody (Scheider) indaga sui fatti, facendo arrivare dal continente un esperto in materia, il biologo marino Hooper (Dreyfuss). Nonostante l'impegno dei due, lo squalo continua a mietere vittime, grazie anche all'ostinazione del sindaco di Amity, che non crede alla reale minaccia. Dopo l'ennesimo attacco, Hooper e Brody si imbarcano sul peschereccio di Quint (Shaw), un pescatore locale dai modi poco ortodossi, per dare la caccia allo squalo in mare aperto...


Parliamone: oh, a onor del vero, di film che vi saprei citare a memoria sono tanti, tipo tutti i dialoghi di Han Solo (ok, non sono cose così profonde), il discorso iniziale del Sergente Maggiore Hartman, la scena della macchina di Sin City (quella in cui il cadavere di Jackie Boy e Dwight conversano); ma diciamo che Jaws occupa un posto particolare nel mio cuore da Locandiere.
Diciamocelo, tra tutti, lo Squalo è quello che cito meglio. Specie le battutacce volgari di Quint, una fra le tante è:

Qui giace il corpo di Mary Succhiei, morta all'età di anni centosei. Fino a quindici anni rimase illibata, ma da allora in poi non s'era più fermata.

Giusto a titolo di esempio. Oppure, battuta epicissima che ho fatto mia durante i brindisi, abbiamo:

Alla salute delle donne con le gambe storte. 

Il trend del personaggio è quello, non può essere altro. Del resto in un film ambientato per la maggior parte del tempo in acqua, ci va il tipico cliché del duro marinaio con la pelle cotta dal sole, no?



Gli altri personaggi sono comunque ben inseriti nei loro ruoli. Brody, il classico poliziotto con famiglia proveniente dalla grande città, troppo nervoso per non prendere sul serio il discorso squalo. Inoltre detesta l'acqua...ovviamente uno che detesta l'acqua cosa fa? Va a vivere su un'isola.

Un'isola è un'isola solo se la vedi dall'alto...
A onor del vero c'è pure il discorso del signor Hooper, che in realtà è stato utile solo per 5 minuti dopo il suo arrivo su Amity, giusto per dire:

Quella non è stata opera di un'elica, non è stato un fuoribordo, né sono stati gli scogli e nemmeno Jack lo Squartatore; è stato uno squalo.



 Grazie Hooper, l'avrebbe capito anche Bocelli che, poverino, è cieco. Così per tutto il film lo vediamo fare da spalla a Brody prima, per venire angariato e brutalizzato da Quint poi. Volete che Quint ha il suo caratteraccio, volete anche che Quint è proletario e detesta i figli di papà (come il signor Hooper appunto), però siamo davvero in presenza dell'elogio dell'inutilità fatta e finita. Così inutile da sprecare anche i suoi due femtosecondi di gloria improvvisa e, tra l'altro, di una qualche utilità...ma vabbé.

Non fare quella faccia, sai che ho ragione!
Gli effetti speciali sono stra all'avanguardia, se contiamo poi che era solo 1975...e scusate se è poco, io non ero nemmeno nella mente di Dio all'epoca! Vabbé, in alcune scene si vede che lo squalo è palesemente gommoso, ma al buon Steven glielo si può perdonare; anche perché è il film che lo ha lanciato (e che ha registrato un record di incassi!).

Prima di chiudere le trasmissioni, volevo informarvi che alcuni soldati sono passati di qui e hanno lasciato questo avviso, dateci un'occhiata! E vi ricordo che il 30 Days Movie Challenge torna settimana prossima, come al solito, il Mercoledì! A presto cari Avventori!


Matt - Il Locandiere



sabato 23 febbraio 2013

La via del Guerriero - Cavaliere.

Bentornati cari Avventori fedelissimi! Fine mese, eccovi (come promesso, non si dica che i Locandieri sono degli imbroglioni!) un indegno commento sulla filosofia marziale estremo orientale, molto complessa e allo stesso tempo estremamente interessante. Ho deciso di dividere l'argomento in tre grandi parti, oggi si affronterà più propriamente il Bushido, cioè il codice etico-militare dei Samurai. Nella seconda parte vedremo il libro chiamato Hagakure, che consta in una serie di aforismi trascritti da un giovane samurai che conobbe ed ebbe delle conversazioni con Yamamoto Tsunetomo (un samurai che visse a cavallo tra il 1600 e il 1700). Infine nel terzo post a tema, si parlerà dell'arte della guerra, non solo quella di Sun-Tzu, ma faremo un rapido excursus dei vari scritti di scienza militare disponibili, o meglio, gli scritti più celebri. Quest'ultimo post richiederà un tempo maggiore di stesura, perché i testi da consultare sono numerosi e, soprattutto, vanno capiti.



Innanzitutto, perché parlare proprio di filosofia orientale? Non so, potevo raccontarvi degli orsetti del cuore, o degli unicorni di Audrey; e poi, tra tutte le correnti di pensiero, perché devo parlarvi di un libro dal background decisamente bellico?

Mah, sfatiamo un mito, leggere il bushido non fa di te un samurai o un guerrafondaio, così come entrare in garage non fa di te un'automobile. In realtà non è nemmeno così facile condensare tutti i pensieri in un post unico, tant'è vero che, a mio modesto parere, ci si potrebbe costruire su un blog sulla filosofia orientale e se ne può parlare all'infinito. Perciò, diciamo che è mia intenzione dare una overview sull'argomento, attenendomi il più possibile alle interpretazioni di autori ben più preparati sull'argomento, invece di utilizzare la mia libera interpretazione. Ora, visto che c'è tanto da fare, mettiamoci subito al lavoro.

Il testo a cui faccio riferimento è: La mente del samurai - il codice del Bushido a cura di Thomas Cleary (Mondadori); se siete interessati all'argomento vi invito a recuperare il libro.



Introduzione al commento
Il Bushido è uno dei testi filosofici più importanti del Giappone, esso non consta di un unico testo scritto in un'epoca ben precisa; ma è il frutto di un continuo e incessante rimaneggiamento e ampliamento proseguito fino al 1800 circa. Per noi Occidentali, abituati alla concezione di filosofia greca, dalla quale poi sono derivate tutte le correnti successive, è complicato approcciarsi alla rigida mentalità Orientale. Tempi, modi ed eventi diversi hanno fatto sì che si sviluppasse una cultura che si sposta in direzione opposta alla nostra. Il Bushido non è nato così, da un gruppo di disoccupati avvinazzati che, dopo essersi scolati due galloni di saké, hanno intelligentemente deciso lanciarsi in sofisticate elucubrazioni sull'arte della guerra, eh no...direi di no. In realtà il Bushido è composto dagli studi militari, effettuati da un gran numero di scienziati e filosofi nel corso de secoli ed ha subito moltissime influenze, dal buddhismo allo shintoismo, fino al confucianesimo. Ora, non entro nel merito di stabilire come e quanto queste varie correnti hanno influito, in primis perché esula dagli scopi di questo post, inoltre non mi ritengo così preparato da lanciarmi in una dissertazione così delicata.



Cos'è il Bushido? Significato e temi
Il termine Bushido è composto da due parole, Budo, cioè la via del Guerriero, e Shido, la via del Cavaliere. L'unione di queste due parole ha portato al termine usato tuttora, con l'assunzione del significato di Via del Guerriero-Cavaliere.
Dire che il Bushido è un testo militare in senso stretto costituisce una affermazione falsa, come vi ho già detto ci sono talmente tante tematiche, tanti spunti che ci si potrebbe perdere il sonno, ma andiamo per ordine.
Tra le tematiche ci sono, ovviamente, le strategie militari, cioè come condurre un esercito, come organizzare una difesa, un assedio e come preparare una guerra; alcuni autori si rifanno al concetto di guerra espresso da Sun Tzu, mentre altri ne prendono le distanze. La guerra è inganno, ma in che senso? Bisogna ingannare il nemico con biechi trucchi, oppure bisogna fargli credere l'opposto di quello che si è? (tema che approfondiremo parlando del Maestro Sun).
Oltre alla componente prettamente bellica, esiste quella (forse decisamente più importante) morale. Alcuni hanno approssimato il Bushido al codice cavalleresco Occidentale, mmmm ni...forse in prima approssimazione va bene, ma diciamo che questo testo, a livello di etica, ha una marcia in più


Vediamo assieme alcuni dei temi che mi hanno colpito:

  • Onore: che i samurai puntassero molto, se non tutto, sull'onore è un dato di fatto. L'onore doveva essere preservato, anche se questo significava morire. Un samurai senza onore non era praticamente niente a livello sociale.
  • Morte: qui le cose si fanno interessanti. La morte, si sa, è una delle componenti che permeano la vita dell'individuo costantemente. Per i samurai esiste anche un momento giusto e uno sbagliato per morire. E che vuol dire? Beh, per i samurai una morte è giusta quando lo si fa per difendere il proprio daimyo, oppure quando non c'è altra soluzione. Mentre la morte sbagliata è quella che non porta onore, per esempio quando si è troppo avventati in battaglia, così che la propria morte non porta alcun vantaggio.
  • Pietà Filiale: dalla parola latina pietas che significa devozione. Il samurai deve essere sempre devoto ai propri genitori. L'obbedienza deve essere mantenuta anche in caso di errore da parte del genitore. Come si può ubbidire al proprio daimyo se non si ubbidisce ai propri genitori? 
  • Sobrietà: un samurai non deve mai ambire a ciò che non è necessario. Una vita frugale è alla base della corretta disciplina; il lusso, i cibi raffinati e le gozzoviglie fiaccano l'anima del samurai e lo rendono indolente. Per questo i lunghi periodi di pace non fanno bene al samurai, perché tendono a farlo abituare ai privilegi che, normalmente, non sono concessi in tempi di emergenza.
  • Preparazione:  un samurai non può mai essere colto impreparato, sia nelle attività belliche, che in quelle civili, mondane. Non deve parlare a sproposito, né tantomeno criticare altri solo per invidia. Deve parlare l'essenziale e comportarsi come prevede l'etichetta, non deve essere arrogante e, se si trova a dover riprendere qualcuno, lo dovrà fare in privato.


Questi sono proprio degli assaggini, più che altro buttati lì per farvi capire quanto siano diverse le nostre culture; diversità che accresce sicuramente l'interesse. Vi dirò, molti dei concetti del Bushido li condivido, altri no. Ovviamente ci sono altri concetti ben più tecnici, ma visto che questa vuole essere una overview e visto che non mi va nemmeno di tirarla troppo per le lunghe, giusto per non vedervi crollare addormentati sulle tastiere, vi direi di andare a recuperarvi il testo. A livello culturale è senz'altro una lettura interessante, quasi obbligatoria; a livello spirituale non saprei cosa dirvi, voi leggete, magari vi scoprite shintoisti, che ne sapete? A mio avviso può essere un buon tonico per lo spirito.

Donc, in realtà ci sarebbe da dire molto, mooooolto di più, e dovrei tenervi appiccicati allo schermo per secoli. Ma non mi pare davvero il caso, anzi considerate questo indegno e misero post come un punto di partenza per nuove letture. Voilà, promessa mantenuta nonostante tutto! Alla prossima cari avventori e buon fine settimana!

Matt - Il Locandiere

mercoledì 20 febbraio 2013

30 Days Movie Challenge. Giorno 7: Un film che ti ricorda il passato.

Nonostante gli esami scassacazzi in Unimib (speriamo che mate sia andato! Incrociate le dita con me, altrimenti dovrò imparare davvero come si fanno gli integrali) eccoci qui, come sempre, ogni mercoledì col nostro 30 Days Movie Challenge. Vai con la sigla Maestro!


Giorno 7 - Un film che ti ricorda il passato: Il Signore degli Anelli (Cartoon 1978)


Titolo: Il Signore degli Anelli
Titolo originale: The Lord of The Rings
Regia: Ralph Bakshi
Durata: 132 min
Anno: 1978
Genere: animazione/fantasy

Trama: La pellicola riprende le vicende narrate nell'omonimo romanzo di J.R.R. Tolkien. In particolare l'adattamento comprende gli eventi del primo libro (La compagnia dell'Anello) e della metà del secondo libro (Le due Torri). Frodo Baggins è uno Hobbit della Contea, dopo la partenza dello zio Bilbo, scopre che l'anello magico lasciatogli in eredità non è altri che l'Unico Anello appartenente a Sauron, l'Oscuro Signore di Mordor. Frodo dovrà quindi intraprendere un viaggio imprevisto, irto di pericoli, verso Mordor per distruggere l'Anello. Al suo fianco l'inseparabile Sam ed il potente stregone Gandalf.


Parliamone: qualcosa a riguardo del film ve lo accennai tempo fa, in uno dei miei primi tentativi di rendermi interessante. Ora, mi sembra il caso di parlarne meglio. Innanzitutto vi dico perché mi ricorda il mio passato. Come? No, non ho aiutato Frodo a portare l'anello a Mordor, no...non interpretavo un cespuglio, spiritosi. Mah semplicemente perché, sempre nella mia fanciullezza, quando giocavo a far vincere i cattivi, necessitavo un sottofondo visivo per le mie nefande imprese. Dovete sapere che, essendo nato e cresciuto negli anni novanta (benché non abbia avuto il privilegio di viverli con un etto di coscienza in più), ho potuto godere dei magnifici videoregistratori. Ultimamente mi è capitata in mano la vecchia VHS (registrata ovviamente) e, per dirvi di quanto l'ho tritato sto cartone, il nastro era quasi smagnetizzato. Ma vabbé...ricordi d'infanzia.
Ma torniamo a noi, vediamo di dare un bel commentino generale.

Purtroppo la pellicola non è esente da una serie di erroracci e strafalcioni, vedi sotto:
- Gimli che è della razza dei "silvani", peccato che l'aggettivo sia riferito agli Elfi e non ai Nani, i quali notoriamente detestano gli alberi.
- Aragorn è il sosia brutto di Geronimo (il capo indiano)
- Legolas giunge allegramente a soccorrere Frodo dopo che questi fu ferito a Collevento, nel libro è Glorfindel a recuperare Frodo & Co e a scortarli al Guado del Bruinen.
- Boromir assomiglia ad un vichingo della peggio specie
- Uno degli animatori è Tim Burton

Se approssimiamo questi difettucci a zero, allora possiamo parlare dei suoi pregi. Uno fra i tanti è che i Cavalieri Neri sono, finalmente, stupendamente inquietanti.


In realtà sono nati proprio con questo scopo. La loro presenza doveva incutere timore, questo per il semplice fatto che erano spettri, appartenevano al mondo delle Ombre e, mica da ridere, erano completamente assoggettati alla volontà di Sauron. Insomma i cattivoni di turno, peggio ancora degli Orchi, se contiamo che i Nove, in vita, furono Re, Guerrieri o Stregoni degli Uomini. Quindi gente con un certo potere. Questi tizi, quando ero piccino, erano capaci di mettermi in corpo una paura assurda, un po' per la loro rappresentazione, un po' per la musica stridula e inquietante che li accompagnava...boh, vedete voi.
Sempre parlando di cose creepy, anche gli Orchi mica ci scherzavano. Ma eccovi svelato il barbatrucco: per renderli più "ripugnanti" vennero presi come modelli delle maschere cerimoniali.


Per il resto il film fila via piuttosto tranquillo. Una cosa che non mi va giù però è la rappresentazione del Balrog di Morgoth. Paradossalmente, questa creatura avrebbe dovuto incutere quasi più timore dei Nazgul stessi. Un po' perché è un orrore antico quasi quanto Arda, un po' perché vennero generati proprio da Melkor/Morgoth Bauglir, sempre in uno dei suoi impeti di gentilezza verso gli Elfi (per chi non lo sapesse Melkor è il cattivone N°1 dell'universo di Tolkien, corrisponde al biblico Lucifero, l'angelo ribelle...ma di ciò ne parleremo più avanti). Anche la resa di Gandalf è piuttosto buona, nonostante a volte sia un po' troppo "altezzoso", si mantiene fedele allo standard tolkeniano.


Mh, ultima osservazione. Più che altro è uno strafalcione di traduzione o un eccessivo zelo di italianizzazione, non so, vedete voi. Il fatto è questo: quando la compagnia dell'Anello giunge alle statue dei Re lungo l'Anduin, Aragorn le chiama: "Argonauti". Il termine deriva, con ogni probabilità, da una italianizzazione del termine originale per queste statue degli antichi Re di Gondor, chiamate appunto Argonath. Queste statue avevano la funzione di mostrare agli stronzetti, presuntuosi invasori quanto ce l'avessero duro i Gondoriani...almeno una volta era così. 
Bene, anche per oggi abbiamo terminato! Vi ringrazio ancora una volta per l'attenzione e vi ricordo che il 30 Days Movie Challenge torna fra esattamente sette giorni, così come la mia libertà dallo studio! A presto cari i miei Avventori!

Matt - Il Locandiere

domenica 17 febbraio 2013

Die Hard 921345234...+ altre sfiziose novità cinematografiche.

Eccoci amicici Avventori, ieri sera passai una piacevole serata al cinema e, come potete evincere dal titolo, sono andato a vedermi Die Hard, che è arrivato al ventilionesimo capitolo. Come sempre, lui, l'immortale e pelatissimo John McClane (Bruce Willis) la fa da padrone.

E come sempre armato fino ai denti...
Ben lontano dai fasti del primo Die Hard (il cui titolo originale è Trappola di Cristallo), nel quinto capitolo della saga del superdetective newyorkese, John partirà alla volta di Mosca dove il figliolo (Jai Courtney) è stato arrestato per omicidio, che vergogna. Ovviamente, le vacanze del povero Mr McClane non possono non essere movimentate; infatti si ritroverà coinvolto in un complotto internazionale che coinvolge la CIA e fattacci sul disastro di Chernobyl...

Jai Courtney, che nella pellicola interpreta il figliolo di Willis...
Che c'è da dire sul film? Non molto in realtà, temo di aver speso davvero troppo per uno spettacolo mediocre (e ringrazio il cielo che non era in 3D). Insomma è un film d'azione, forse un po' banale, ma se vogliamo trovargli qualcosa di buono, allora possiamo dire che è un buon tributo a tutti i cliché dei film del buon vecchio Bruce, da: "hippieeee-ya-yeeee figlio di puttana" al gestaccio tipicamente volgare sfoggiato nei momenti più impensabili (tipo che mentre saltano da una finestra per salvarsi il culo, vediamo McClane fare il medio all'elicotterista che li voleva gentilmente accoppare). Di conseguenza, sempre parlando di cliché, c'è tutto quello che si può desiderare da un Die Hard:
  • Armi a palate
  • Cazzottoni gratuiti
  • Cattivi inutili
  • Overdose di pallottole
  • Esplosioni
  • Inseguimenti da panico, con danni a cose e automobili che tendono a più infinito
  • Gnocca di turno, poi non così tanto gnocca
  • Bruce Willis con una potenza di fuoco pari a due battaglioni di carri armati
  • Un Hind-D che vola pacificamente sul cielo di Mosca vomitando pallottole senza ritegno
  • Eccetera
Ora, siamo onesti. Come film, è piuttosto mediocre, se siete fan dell'invincibile Iron Willis, allora non potete perdervi l'ultimo capitolo che, nonostante tutto non ha poi molto da offrire, risulta appena appena passabile, divertente quel giusto per farvi diventare nostalgici di ben altre pellicole.
Ma c'è dell'altro. Una cosa pregevole e disdicevole al tempo stesso dei cinema UCI (oltre al prezzo esorbitante del biglietto; visto che la cassiera ha esordito dicendo: <Le ricordo che questa è una rapina!>) è la pubblicità della durata media di un paio di millenni. Oltre alle noiose pubblicità sulle imminenti elezioni, mi sono gustato un paio di trailer circa interessanti:

-Non aprite quella porta 3D (Giugno 2013)


Non sono un estimatore del genere horror, però scommetto che i fan del Texas Chainsaw Massacre del 1974 andranno in visibilio vedendo questo trailer. Ennesimo reboot di una pietra miliare del cinema horror.


Gambit (dal 28 Febbraio)


Commedia leggera, un po' troppo caciarona forse. I protagonisti sono Cameron Diaz (love), il divino Alan Rickman (Piton) e Colin Firth. Mi incuriosisce, ma non mi aspetto di vedere un capolavoro.

-Educazione Siberiana (dal 28 Febbraio)


Qui vi parlai brevemente dei tatuaggi in uso presso i criminali russi. A quanto pare questo film riprende il tema, approfondendo il discorso dell'onore e delle regole in uso tra i vory.

-Gangster Squad (dal 21 Febbraio)


Un pool di sbirri scatena la guerra contro il criminale Mickey Cohen, interpretato dal sublime Sean Penn. Magnifica l'ambientazione di L.A tra gli anni '40 e '50.

-Iron Man 3 (Aprile 2013)


Eccoci al terzo capitolo dell'uomo di ferro, stavolta alle prese con un suo nemico storico: il Mandarino. Chissà cosa hanno in serbo stavolta quelli della Marvel Studios. Una domanda: perchè Iron Patriot? Forse Symo saprà risponderci.

Matt - Il Locandiere

mercoledì 13 febbraio 2013

30 Days Movie Challenge. Giorno 6: Un film che ti ricorda un luogo.

Eccoci qui cari Avventori, altra settimana, altro giorno del 30 Days Movie Challenge. Prima di proseguire nell'esposizione lasciate che vi ringrazi, come sempre, per la vostra attenzione. Ogni tanto fa bene sapere che, nonostante ti sembra che qualcosa vada storto, c'è qualcuno che si aspetta qualcosa da te e sa che puoi fare bene...detto questo, torniamo a noi. Non sono sufficientemente ubriaco per diventare nostalgico.
Oooh, giorno 6, quindi film nuovo. Si sa mai che io vi possa dare degli spunti per vedere qualcosa di nuovo.


Giorno 6 - Un film che ti ricorda un luogo: The Breakfast Club.


Titolo: Breakfast Club
Titolo originale: The Breakfast Club
Regia: John Hughes
Durata: 97 min
Anno: 1985
Genere: commedia/drammatico
Cast: Emilio Estevez, Anthony Michael Hall, Judd Nelson, Molly Ringwald, Ally Sheedy, Paul Gleason, John Kapelos.

Trama: Chicago, 1984. Un gruppo di cinque ragazzi si trova a scuola il sabato mattina, in punizione ognuno per motivi differenti. Essi devono completare un tema dal titolo "Chi sono io?", sotto la stretta vigilanza del preside Vernon. Durante la permanenza a scuola i ragazzi impareranno a conoscersi e, dopo le prime frizioni causate dai caratteri apparentemente incompatibili, scopriranno che...


Parliamone: oggi il motivo per cui mi ricorda un posto ve lo dico alla fine. In realtà questo film è così semplice e lineare da poter essere visto senza un particolare stato d'animo, eppure è denso di contenuti molto, ma molto importanti. Innanzitutto i protagonisti sono tutti teenager, e guarda guarda rappresentano i meglio cliché dei licei americani. In ordine abbiamo:
  • Un secchione
  • Un atleta tutto muscoli e poco cervello
  • Un teppista
  • Una disadattata
  • Una figlia di papà
In realtà se sono state scelte queste categorie c'è un motivo, cioè quello di rappresentare il più possibile il disagio giovanile dei Magnifici 80, che in fin dei conti non erano proprio così magnifici.
Durante il film Hughes ci mette in mostra i sogni, le debolezze e le paure di questi ragazzi. Paure e problematiche concrete, come le aspettative dei genitori o il futuro che li attende. Nonostante gli stereotipi Breakfast Club si dimostra davvero un buon film, mai banale e sempre attuale. Un film in cui ognuno di noi può identificarsi del tutto o in parte con uno dei personaggi. Un film che merita particolare attenzione e che vi farà rivivere le emozioni provate nell'età della stupidera, come si dice dalle nostre parti. A mio avviso sarebbe anche un film da proporre nelle scuole, magari alle medie. Si sa mai che entri qualcosa in certe zucche vuote.
Non voglio aggiungere altro al mio commento, vorrei che andaste a guardare il film e ci rifletteste sopra. Magari mi lascerete qualche commento.
Giusto un paio di curiosità, Emilio Estevez, che nel film interpreta l'atleta, non è nientepopodimenché il figlio primogenito di Martin Sheen (di cui abbiamo parlato qui ):

In effetti sono quasi identici...
E la canzone Don't you (Forget about me), che dopo vi linko, è stata creata appositamente per il film, infatti la sentiamo all'inizio e alla fine.


Eheheh pensavate che io mi stessi dimenticando di dirvi il perchè, vero? No, non mi sono dimenticato. Guardate, il posto che mi ricorda è la Calabria per le vacanze estive 2012, sono state le più belle vacanze che io abbia mai trascorso in compagnia di amici, posto bello, mare bello, compagnia da urlo; insomma ce siamo scialata alla grande. Così una sera, Symo se ne salta fuori e fa: <guardiamoci the Breakfast Club>. Era una di quelle sere che, nonostante il clima fantastico della Calabria, non si aveva voglia di pirlare in giro, così ci siamo rintanati a casuccia, divano e filmazzi. Onestamente non è che avessi molta voglia di guardarlo, avevamo appena terminato Derailed e ci aveva messo addosso un nervoso che metà bastava; ma alla fine abbiamo ceduto e ci siamo guardati Breakfast Club. Ve lo dirò in tutta onestà, nonostante fossi già stanco questo film non mi è pesato per nulla. Sarà che i discorsi seri vengono fuori dopo mezzanotte e di discorsi seri se ne fanno in questa piccola preziosa pellicola. Sta di fatto che alla fine mi sentivo ancora un po' teenager, non ho potuto fare altro che fermarmi a riflettere:
Cosa sarebbe successo se non avessi fatto certe scelte?
Cosa sarebbe successo se avessi visto prima questo film?
Cosa sarebbe cambiato?
Ho accettato il fatto che non otterrò mai delle risposte, ma almeno mi ha fatto riflettere su e, come ben sapete, non è una cosa che si fa spesso; soprattutto al giorno d'oggi, quando a momenti non si ha nemmeno il tempo per andare al cesso. Bon, il momento filosofico c'è scappato anche stavolta e io sono riuscito nell'intento di farvi crollare sulla tastiera, addormentati. Vi ricordo che il post di ordine vario, questo fine settimana, sarà sostituito con la Recensione di Project: Jinsei del Capitolo 6, capitolo che è uscito proprio oggi, quindi se non l'avete ancora fatto, andate a leggerlo sul blog A Star Crossed Wasteland. Se vi siete persi le recensioni precedenti allora pigiate sui link sottostanti:
Detto questo, non mi resta che congedarmi da voi, cari Avventori. Vi ricordo che il 30 Days Movie Challenge torna come al solito Mercoledì prossimo! Non mancate!

Matt - Il Locandiere

lunedì 11 febbraio 2013

EDIZIONE STRAORDINARIA. Morto un Papa se ne fa un altro...e se si dimette?

Ah miei cari Avventori! Non vi aspettavate un post eh? no, certo che no...è un edizione straordinaria!


Visto il carattere estremamente vario di questo blog, perché non parlare un po' attualità mmh?

Diciamo che la notizia che tiene banco in queste ore è proprio L'abdicazione di Papa Benedetto XVI. Che poi è un'abdicazione o sono dimissioni? Io propendo per l'abdicazione, visto il ruolo dignitario del Papa, ma questi sono dettagli. La cosa incredibile è che questo fatto straordinario accada proprio in un momento delicato per gli equilibri della Chiesa Cattolica e del mondo.
Momento ancor più delicato per l'Italia, che entro poche settimane dovrà andare alle urne ed effettuare una scelta decisiva per il proprio futuro politico ed economico. Soprattutto politico, visto la grande sfiducia e la corrente antipolitica che non accenna a diminuire.
Lo straordinario risiede nel fatto che è dal 1294 che non si verifica un fatto così straordinario per la storia della Santa Sede, mi riferisco all'abdicazione di Papa Celestino V, durante un concistoro. Chiaramente si parla di tempi e modi diversi, all'epoca le lotte intestine per il potere in Vaticano erano violente e non risparmiavano nessuno, 719 anni dopo si ripete questo evento eccezionale, volto sicuramente a dipingere nuovi scenari politici nel mondo.

Prima di scendere in dettaglio vi consiglio di andare a farvi un giro sulle maggiori testate giornalistiche, io preferisco le straniere, tipo il New York Times, o il tedesco Bild, che recita: "Il nostro Papa tedesco si ritira!", o il Suddeutsche Zeitung fino a Le Monde. Curioso il fatto che non è ancora uscita un'edizione dell'Osservatore Romano, ma sono riuscito a recuperare il testo del Concistoro durante il quale Benedetto XVI ha annunciato la sua intenzione di lasciare il soglio pontificio. Testo che potrete trovare qui.

Chiaramente la notizia ha avuto e sta avendo tuttora una eco mondiale, partono servizi, speciali, dossier ed edizioni straordinarie varie. Quello che mi preme sottolineare è che questo è sì un evento straordinario ma non unico nel suo genere. Quindi, prima che qualcuno si lanci nelle solite invettive anticattoliche, buone solo nel 1861 e neanche poi così tanto buone, ci tengo a ricordarvi i nomi di coloro che hanno preso questa scelta in precedenza. Inolte vorrei precisare che, nel Diritto Canonico, in particolare Libro II, Parte II, Sezione I, Capitolo 1, Articolo 1: Il Romano Pontefice si ammette l'abdicazione del Papa. Cito:

Can 332 - §2. Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti.

 Per ulteriori  indagini vi consiglio di visitare questa pagina per il Libro II del Diritto Canonico.
Ora, torniamo a noi. Come vi dicevo altri Papi hanno fatto uso di questo diritto, in ordine sono:

  • Papa Clemente I
  • Papa Ponziano (anni di pontificato 230 - 235)
  • Papa Silverio (anni di pontificato 536 - 537)
  • Papa Benedetto IX (anni di pontificato dal 1033 al 1045, poi il 1045 e infine dal 1047 al 1048)
  • Papa Celestino V (anni di pontificato dal 29 agosto al 13 dicembre 1294
Con l'eccezione di Benedetto IX, che fu Papa molto corrotto, gli altri abdicarono per diversi motivi, diciamo più politici. Anche se dei primi Papi non si hanno molte informazioni in merito. Ma ora torniamo all'attuale.
Questo evento avrà un eco mondiale? Di sicuro, come già detto l'eco dell'evento sta scuotendo l'opinione pubblica di tutto il mondo, non mi pare nemmeno saggio fare delle congetture in merito. La causa ufficiale dell'abdicazione di Benedetto XVI, il sesto Papa ad abdicare, pare risieda nell'età avanzata e nei problemi di salute. Molti stanno già facendo il paragone col suo predecessore, ma si dimenticano anche che Wojtyla è stato un uomo che è in un ambiente diverso, ha visto in faccia gli orrori della guerra ed era di carattere differente rispetto a Ratzinger, più teologo che Papa, forse...
Dopo lo shock iniziale è partito anche il noto Totopapa, già si fanno avanti alcuni possibili candidati, come il cardinale Scola, Dolan (di New York) o, perché no?, un cardinale di colore, un nigeriano.
Resta il fatto che, volente o nolente, la Chiesa Cattolica necessita di un pontefice carismatico, dotato di forza, praticità e carattere. Si sa, in tempi di crisi ci vogliono dei simboli da cui trarre esempio...

Voi che ne pensate? Scrivetemi pure le vostre idee se lo desiderate, a presto cari Avventori!

Matt - Il Locandiere

sabato 9 febbraio 2013

Orizzonti di Bianca Sabbia: oltre il mito, oltre la leggenda della Legione Straniera.

Bentornati cari Avventori, eccoci col nostro consueto appuntamento del fine settimana, state bene? Prego accomodatevi.
Ordunque, come vi avevo anticipato era mia intenzione creare un bell'articolo sulla Legione Straniera, di roba da dire ce n'è assai, quindi iniziamo subito.

Legionari in parata.


La Legione Straniera Francese ( o Légion étrangère) è uno dei corpi militari d'élite più celebre al mondo, la cui struttura è composta da 11 reggimenti:
- 8 stanziati in Francia.
- 3 stanziati nei territori d'oltremare.
Al momento la Legione conta quasi 8000 uomini, accuratamente selezionati ed addestrati per intervenire negli scenari bellici più difficili.

Storia della Legione: la Legione venne fondata nel febbraio del 1831 ( e quest'anno festeggerà i 182 anni di servizio) dal re Luigi Filippo, ricevette il battesimo del fuoco a Maison Carré, dove meritò il tricolore francese. In seguito combatté durante le guerre di indipendenza in Italia (Magenta, Solferino), nella guerra di Crimea, in Algeria. In Messico, nel 1863, durante la Battaglia di Camerone, una colonna di legionari venne attaccata e decimata dai rivoluzionari messicani, a Camerone morì il valoroso capitano Danjou e da quel giorno, il 30 Aprile è considerato il giorno di festa della legione. Negli anni successivi, la Legione Straniera partecipò ai maggiori conflitti mondiali e, in Indocina, a Dien Bien Phu, fu decimata (1954). Combatté di nuovo in Algeria e, dopo l'indipendenza di quest'ultima, si trasferì in Corsica e in Francia.

La granata con sette fiamme, il simbolo della Legione.
Composizione: La legione è composta, appunto, da 11 Reggimenti. Prima di procedere oltre, visto che magari non tutti i miei Avventori sono pratici della terminologia militare, vi metto in sequenza, dalla più piccola alla più grande, le unità che compongono l'esercito.

Squadra << Plotone << Compagnia << Battaglione << Reggimento << Brigata << Divisione << Corpo d'Armata << Armata

Come si può intuire l'armata è il raggruppamento più grande di uomini e mezzi militari, è un'unità autosufficiente, in quanto raduna in sé tutti i servizi e le funzioni necessarie al proseguimento di una campagna militare. Più armate costituiscono l'esercito, anche se ci si può riferire all'Armata, come la totalità dell'esercito stesso!

Dunque, ah sì! vi dicevo, gli 11 reggimenti della Legione. In Francia abbiamo:
- 1er Régiment étranger de cavalerie ( 1er REC) - 1° Reggimento straniero di cavalleria.
- 1er Régiment étranger de génie (1er REG) - 1° Reggimento straniero del genio.
- 2 ème Régiment ètranger de génie (2ème REG) - 2° Reggimento straniero del genio.
- 2ème Régiment étranger d'infanterie (2ème REI) - 2° Reggimento straniero di fanteria.
- 2ème Régiment étranger de parachutistes (2ème REP) - 2° Reggimento straniero paracadutisti.

I Reggimenti d'oltre mare sono:
- 3ème Régiment étranger d'infanterie (3ème REI) - 3° Reggimento straniero di fanteria.
- 13ème Demi Brigade de la Legion ètrangère (13ème DBLE) - 13a Mezza Brigata della Legione Straniera.
- Détachement de Legion étrangère de Mayotte.

Legionari in azione
I Simboli della Legione: come ogni corpo, anche la Legione ha i suoi simboli. Simboli che assumono un significato ben preciso e sono considerati sacri. Uno di essi è il famoso kepì, il copricapo a forma di cilindro completamente bianco, immancabile per l'immagine classica del legionario. Altri simboli sono la granata a sette fiamme, le spalline rosse e verdi e, un po' più moderno, il fucile d'assalto FAMAS (Fusil d'Assault de la Manifacture d'Armes de St-Etienne).

Il mito del Legionario: ma quando si formò questo mito del Legionario? Soprattutto cos'è il mito del Legionario? La Legione Straniera è stata sempre vista come un corpo di un altro mondo, rudi uomini coraggiosi costretti nelle tremende sabbie del deserto del Sahara. Tutto ciò sembra nascere dall'impiego dei legionari in terra d'Africa (Sudan, Madagascar, Marocco per citare alcune mete) con lo scopo di assicurare questi territori all'impero coloniale Francese, così tra il 1900 ed il 1930, grazie anche ad alcune pellicole (tipo Beau Sabreur, Beau Geste...fino ai più recenti la Mummia e le Comiche), si forma l'immagine del soldato col kepì blanc intento a lottare contro le crudeli tribù berbere...magari a dorso di cammello.

Legionari in partenza
La nascita di un Legionario: sull'arruolamento dei legionari esistono le leggende più disparate. Noi ci atterremo ai fatti, qualunque cittadino del mondo, uomo, di età compresa tra i 17 e 40 anni può recarsi ad Aubagne ( vicino a Marsiglia) dove si trova la sede dell'arruolamento dei legionari. Può arrivare a qualsiasi ora del giorno e arruolarsi con un altro nome. Dopo aver passato i test psicofisici attitudinali (molto rigorosi), si viene mandati per i 4 mesi di addestramento intensivo di base. Al termine di questo addestramento, per ottenere l'agognato copricapo, il legionario deve affrontare una marcia di 120 km, nota appunto come la Marcia del Kepì Blanc. Da questo momento si entra ufficialmente nella grande famiglia della Legione, dopodiché si è assegnati ad uno dei reggimenti. La ferma è di cinque anni (obbligatoria), dopodiché si può prorogare di anno in anno. Il Legionario, una volta finito il suo servizio, ha diritto alla cittadinanza francese automatica, ha diritto di riappropriarsi della sua vecchia identità e di avere un lavoro. Purtroppo, a causa dell'estremo rigore vigente, sono molti i soldati che decidono di disertare.

Un mondo di coraggio, senso dell'onore e fratellanza: una delle prime cose che impara un Legionario è "Non abbandonare mai le armi, né i tuoi compagni". L'onore è un punto forte della Legione che mai si è tirata indietro, anche davanti alle situazioni più disperate (come nella battaglia di Camerone). Altro punto di forza è la fratellanza; per chi non lo sapesse, quando si entra nella legione si diventa fratelli. Ciò è marcato anche dal motto della Legion Straniera stessa: "Legio Patria Nostra", nessuno si sognerebbe mai di lasciare indietro un proprio compagno. Questo concetto è enormemente rinforzato dall'inculcamento dei principi militari fondamentali, durante i 4 mesi di corso prima e durante tutta la vita del legionario. L'accettazione di questi principi deve essere fondamentale.

Dettaglio uniforme
I candidati Legionari: non bisogna avere delle particolari caratteristiche, se non essere sufficientemente in salute e abili per passare i test fisici e godere di una buona salute mentale. Ma chi è davvero l'uomo che porta il kepì blanc? Dato l'ampio bacino a cui può attingere, la Legione ha sempre ospitato individui di ogni nazionalità senza fare troppe domane riguardo alla loro identità e, soprattutto, al loro passato. Spesso il legionario è qualcuno che vuole fuggire dal suo paese natale, magari un criminale che vuole evitarsi la galera (anche se, in alcuni casi, qualcuno si è pentito di non essere andato in carcere) o semplicemente qualcuno che vuole raggiungere uno status migliore, con una nazionalità nuova per iniziare tutto daccapo, un nuovo futuro pronto per essere scritto. Perché in fin dei conti è di futuro che si parla, i francesi non entrano nella legione, anzi, spesso sono ostili ad essa. D'altra parte c'è chi si arruola nella Legione per spirito di avventura, per noia o sognando bianchi orizzonti di sabbia o epici scenari di guerra. Le illusioni crollano presto, al giorno d'oggi i conflitti che richiedono l'intervento della Legione Straniera sono estremamente ridotti (Afghanistan e Mali), perciò colui che si immaginava a fare la guardia in qualche sperduto avamposto potrebbe risvegliarsi bruscamente, pattugliando un fiume in Francia durante un'esercitazione o espletando uno dei tanti compiti di sorveglianza e peace-keeping in uno dei territori d'oltremare. Un po' poco per un aspirante eroe.

Legionari Famosi: soprattutto nel passato, sono stati molti gli uomini che hanno deciso di combattere per la Francia, diventando fratelli in armi, per diversi motivi, alcuni erano patrioti, altri sfuggivano dalla miseria. Molti antifascisti si arruolarono per combattere contro i loro stessi fratelli in Nordafrica. Vediamo alcuni di essi:
- Christian Simenon (fratello di George, noto scrittore)
- Tony Sloane (autore di un libro poco lusinghiero sulla legione)
- Pal Nagy Bocsa y Sarkozy (proprio il papà di Nicolas Sarkozy)
- Gustavo Camerini (antifascista)
- Giuseppe Bottai (ex-fascista)
- Francesco Zola (padre del famoso scrittore naturalista Emile Zola)

In conclusione, la Legione Straniera è un mondo così chiuso e così geloso delle proprie usanze e tradizioni, che risulta persino difficile reperire delle informazioni; nonostante ciò l'idea del Legionario evoca sempre nelle nostre menti qualcosa di esotico, di eroico e, a volte, di brutale e violento. Sebbene molte cose siano cambiate dalla sua fondazione, siano cambiati i tempi, le personalità, i Legionari stessi. L'anima della Legione resterà per sempre quella. E le donne nella Legione? Non me ne vogliano le dolci fanciulle lettrici, ma c'è un detto:

"Il giorno che la Legione arruolerà le donne sarà la fine della Legione"

Matt - Il Locandiere

mercoledì 6 febbraio 2013

30 Days Movie Challenge. Giorno 5: Un film che ti ricorda qualcuno.

Gooooooooooooooooooooooooooooooooood Morning Avventori! Bentornati al nostro appuntamento settimanale per cinefili. Nonostante l'apparente inculata che mi si è data all'esame di Fisica, conservo il buon umore, ho altri esami in programma, quindi non mi sembra il caso di perdere la testa! Vai col film di oggi!


Giorno 5 - Un film che ti ricorda qualcuno: Il Re Leone


Titolo: Il Re Leone
Titolo originale: The Lion King
Regia: Roger Allers, Rob Minkoff
Durata: 88 min (versione originale)
Anno: 1994
Genere: Animazione


Trama: In Africa, quando sorge il sole, non sempre una gazzella si deve mettere a correre. Anzi in questo caso vediamo tutti gli animaletti della Savana giungere per ammirare il figlio del Re Mufasa, chiaramente un leone. Poi passiamo rapidamente attraverso l'infanzia di Simba, fino alla morte del babbo (calpestato dagli gnu) per zampa del fratello invidioso e supercattivo di Mufasa, Scar. Quest'ultimo convince Simba che la morte del padre è solo colpa del figlio stesso, costringendolo alla fuga. Per caso incontra un facocero ed un suricata (cioè il duo Timon & Pumbaa), questi decidono di prenderlo con sé e lo allevano. 
Ormai adulto Simba incontra casualmente la sua vecchia amica di infanzia, la leonessa Nala. Tra i due nasce del tenero e Nala cerca di convincere Simba a fare ritorno alla Rupe dei Re, poiché dalla morte del padre le cose non erano messe proprio bene bene, si sapeva poi che Scar non era sto grande regnante. All'inizio Simba si rifiuta, ma il babbuino Rafiki (che sembra una sorta di stregone) lo convince a tornare...


Parliamone: bon, prima di tutto vorreste sapere come mai ho scelto il Re Leone per "Ricordarmi di qualcuno". Benché io abbia tendenze monarchiche, no...non sono un nostalgico dei Savoia. Quindi chi mai sarà codesta persona? Semplice, la Nonna!
La mia cara nonna Ines, ancora arzilla e attivissima nonostante i fiumi di rimproveri da parte di mia zia e mia madre, ma che ci volete fare? Questione di grinta...
Ma perché questo cartone animato? Semplice, che ci crediate o no anche io sono stato bambino, incredibile nevvero? Locandieri non si diventa, si nasce...ma ci vuole tempo per crescere. Sicché quando ero un tenero bambino ingenuo, avevo il pallino di farmi plagiare dai cartoni devianti della Disney. Il Re Leone in cima a tutti. Quindi, capitava che mia nonna veniva a dare una mano a mia madre, quindi non appena giungeva alla magione veniva tartassata di Re Leone, un po' con le vecchie cassette della storia registrata, un po' col film stesso, insomma per lei sto benedetto Re Leone era diventato un incubo. Tant'è che recentemente se n'è saltata fuori a dirmi: <Quando prendevo il treno per tornare a casa avevo ancora il Re Leone nelle orecchie!>, grande nonna!
Ma ora diamo un breve commento tecnico (o tennico, fate vobis). Insomma è un cartone animato, secondo alcuni il migliore cartone animato Disney, secondo altri un bel cartone animato. Dal mio punto di vista è un buon lavoro, adatto a bambini e nostalgici degli anni 90 e dei cartoni vecchio stile, non quelle cagate che ci propinano ora tutte CGI ed effetti speciali (con le opportune eccezioni si intende). Nonostante le polemiche per i messaggi subliminali contenuti, nonostante le critiche di plagio, resta una tra le più grandi espressioni artistiche mai realizzate. Ammettiamolo, le sceneggiature sono emozionanti, così come l'ambientazione africana. Molto azzeccata lo ammetto, tanto da far venire quasi il "mal d'Africa" a coloro che vi si sono affezionati troppo. Per il resto, a mio parere, è un film ben riuscito, apprezzato soprattutto dal target classico per i film d'animazione: bambini e famiglie. Bon, oggi commentino breve breve, che gli impegni sono tanti, ma non vi potevo certo deludere. Ho una Locanda da portare avanti, in ogni caso.
Ah beh, prima di lasciarvi vi sparacchio un paio di curiosità, tipo che il film si è beccato un paio di premi Oscar come Miglior Colonna Sonora e Miglior Canzone (Can You Feel The Love Tonight); poi un altro paio di Nomination sempre per la Miglior Canzone (Circle of Life e Hakuna Matata). Proprio con Hakuna Matata vi lascio, un po' dedicata a voi nostalgiconi dei classici Disney ed un po' dedicata alla mia Nonna che, pur non avendo Internet, ne conosce già le previsioni meteo (sì, una volta mi ha detto: <Internet ha detto che nevica...>). Alla prossima cari Avventori, vi ricordo gli appuntamenti week-endiani imperdibili e il 30 Days Movie Challenge torna settimana prossima col giorno 6. 


Matt - Il Locandiere